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La grande importanza dell’ONU nella diffusione dell’AGW

di Guido Possa

L’AGW (Anthropogenic Global Warming), l’attribuzione all’uomo della piena responsabilità del riscaldamento globale in atto nel nostro pianeta, è ormai un’ideologia mondiale vincente sul piano politico, economico, sociale, mediatico.

A favorire e sostenere la sua straordinaria diffusione è stata ed è tuttora fondamentale l’azione dell’ONU. Può essere utile ricordarne gli aspetti principali.

Tutto ha avuto inizio negli anni ’80 del secolo scorso, quando venne osservato un marcato riscaldamento progressivo della temperatura dell’atmosfera al suolo. Vari climatologi indicarono subito come probabile responsabile di tale anomalia l’azione dell’uomo, in particolare l’emissione nell’atmosfera  di gas serra (in primis  CO2) da  produzione di energia mediante  combustibili fossili. Il riscaldamento del clima osservato fece sorgere negli ambienti dell’ONU la preoccupazione che l’auspicato futuro sviluppo mondiale fosse poco sostenibile.  L’ONU decise allora (nel 1988) la creazione di un apposito ente, l’Intergovernamental Panel on Climate Change, in sigla IPCC, affidandogli tra i compiti la valutazione degli effetti climatici delle attività umane, da realizzarsi tramite l’esame della letteratura scientifica mondiale.

Un evento importante negli anni ’80 fu la testimonianza resa al Senato USA nel giugno 1988 da James E. Hansen un importante climatologo della NASA. Lo scienziato confermò che era ormai in atto sulla Terra un riscaldamento globale, che ben 4 anni dell’ultimo decennio erano risultati i più caldi da oltre un secolo, che il 1988 prometteva di essere  il più caldo di tutti, che a suo avviso non vi erano dubbi nell’attribuzione della responsabilità di questo riscaldamento alle attività umane e che se non ci fossero stati cambiamenti  le conseguenze sul clima sarebbero diventate presto intollerabili.

Questa testimonianza ed altre simili impressionarono molto i politici USA, repubblicani e democratici.  All’inizio degli anni ’90 la preoccupazione per la sostenibilità climatica dello sviluppo mondiale mosse il Presidente George Bush ad appoggiare l’ONU perché organizzasse sull’argomento una grande Conferenza internazionale.  L’evento storico, la “United Nations Conference on Environment and Development”, definito orgogliosamente “Earth Summit”   si tenne  a Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno 1992, con la partecipazione al massimo livello di 179 Paesi membri dell’ONU e di tutte le principali ONG ambientaliste del mondo.

Una delle iniziative di questa Conferenza fu il Trattato internazionale UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change”). Obiettivo del Trattato è la stipula di Protocolli o Accordi tra i Paesi firmatari (oltre 150) che vincolino progressivamente i sottoscrittori a modificare le proprie attività in modo da non ledere il clima terrestre. Per raggiungere questo obiettivo la UNFCCC procede con riunioni annuali (la prossima sarà la n° 26), partecipate tutte ad altissimo livello, con enorme rilievo mediatico. Sono stati finora sottoscritti il Protocollo di Kyoto e l’Accordo di Parigi.

L’azione dell’ONU a sostegno dell’AGW si è esplicata con le due iniziative dell’IPCC e della UNFCCC, quella dell’IPCC a livello scientifico e quella del Trattato UNFCCC a livello politico-diplomatico. Per entrambe le iniziative, dal momento stesso dell’avvio delle attività l’AGW fu un “a priori” indiscutibile, implicito nei mandati costitutivi, basato sulle convinzioni diffuse tra scienziati e politici a fine anni ’80. Si trattava tuttavia di un AGW semplice, poco strutturato, legato alle ancora elementari conoscenze scientifiche sul clima.

Per quanto riguarda l’IPCC il compito della valutazione delle conseguenze presenti e future delle attività umane sul riscaldamento globale è stato svolto in questi anni diffondendo in 5 successivi rapporti PROPRIE SINTESI dell’estremamente complesso avanzamento delle conoscenze scientifiche mondiali e ALLARMISTICI SCENARI sulla evoluzione del clima nei prossimi decenni fino al 2100. In particolare le sintesi hanno attribuito il riscaldamento globale ai gas serra antropogenici, ritenendo trascurabile ogni altra l’influenza (tra cui quella del Sole). Gli scenari degli andamenti futuri di temperature, livello degli oceani, piovosità, eccetera, sono stati ottenuti mediante estremamente complessi codici di calcolo della fisica dell’atmosfera non adeguatamente validati e sono stati presentati con modalità tali da farli apparire altamente credibili. Con questi rapporti l’IPCC ha offerto al mondo UNA VERITA’ SCIENTIFICA UFFICIALE. Non è una cosa da poco. Dopo i tempi di Galilei è la prima volta che succede nel mondo moderno (a parte certi pronunciamenti URSS).  L’influenza di tale verità ufficiale è stata ed è enorme. Non a caso l’IPCC è stato premiato con il premio Nobel nel 2007.

Le verità dell’IPCC  sono  state assunte come riferimento indiscutibile nelle Conferences of the Parties della UNFCCC  (le cui sessioni annuali si chiamano appunto COP);  sono  la base del  programma di decarbonizzazione totale dell’economia e della società entro il 2050 approvato per legge nell’UK;  ispirano da decenni, senza la minima contestazione,  la strategia energetica dell’UE, anch’essa ormai tesa a conseguire la decarbonizzazione totale dell’economia e della società dei Paesi membri entro il 2050; costituiscono la spina dorsale dell’ideologia AGW.

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Published inAttualità

15 Comments

  1. Gianni

    @Davide

    In effetti succede spesso che siano presentate come grandi scoperte delle riscoperte (come nel caso del ruolo della pressione sulla temperatura) o la riproposizione di vecchi errori (come nel caso della teoria dell’effetto serra).

    Il legame tra pressione e temperatura è noto. Il gradiente termico gravitazionale (o lapse rate) spiega perché più in alto si sale (dove la pressione è più bassa) più fa freddo e, viceversa, più in basso si scende (dove la pressione è più alta) più fa caldo: T / T0 = (P / P0)¨0.28. Il suo valore è stato normalizzato dall’aviazione a -6.5 °C km-1.

    La teoria oggi dominante non puo’ tenere per l’atmosfera terrestre, che è accoppiata a immense masse oceaniche che la rendono ricca in vapor acqueo e quindi estremamente opaca all’infrarosso termico. Le poche bande di assorbanza disponibili per la CO2 sono ben poca cosa, anche perché spesso coperte dalle nubi. I serristi si appoggiano su feedback in catena del tipo: più CO2 più temperatura, più temperatura più evaporazione, più vapore acqueo più temperatura. In questo modo, la teoria non postula soltanto l’invarianza delle pressione atmosferica ma anche l’invarianza dell’umidita relativa, per cui in sostanza il vapor acqueo aumenterebbe con la temperatura. Contro ogni attesa, le osservazioni mostrano invece che l’umidità relativa è diminuita nella media e alta troposfera (http://www.climate4you.com/GreenhouseGasses.htm). Abbiamo cosi’ scoperto che il vapor acqueo, lungi da essere l’amplificatore del riscaldamento, ne è invece il modulatore, abassando i propri livelli quando necessario per stabilizzare le temperature.
    Solo questo sarebbe sufficiente a far saltare l’intera teoria, che è paradossale fin dalle origini perché fondata su una concezione di Arrhenius di più di un secolo fa, in un’epoca in cui era convinzione comune che esistesse un etere solido come veicolo della radiazione. Oggi sappiamo che l’etere solido non esiste ma si continua a mantenere le conclusioni di Arrhenius. La scoperta pochi anni dopo Arrhenius degli spettri di assorbanza ed emissione da parte di Planck ha cambiato il paradigma ma è come se le acquisizioni della scienza non ci siano mai state.

    Altre piste andrebbero esplorate. Il merito di Nikolov e Zeller (2021) è di aver riproposto il ruolo della pressione atmospferica, anche se appoggiandosi sul comportamento dell’atmosfera di altri pianeti. Cè da sperare che, secondo l’auspicio degli autori, la ricerca possa proseguire e arrivare a una ricostruzione plurisecolare della pressione atmosferica terrestre da affiancare alle concomitanti variazioni della temperatura. Questo è a mio giudizio il modo migliore per testare la teoria di Nikolov e Zeller, oltre a cercare smentite o conferme nello spazio intorno a noi.

    Un caro saluto

    • Davide

      Grazie.
      Spero vivamente che la ricerca possa continuare in merito a questa teoria (anche da parte di qualcuno che scrive qui, perchè no).
      Una serie storica della pressione sarebbe bella, anche se sarebbe ovviamente esposta a tutti i limiti di queste ricostruzioni: ad oggi non c’è niente? Anche per via indiretta.
      Mi piacerebbe, in ogni caso, una trattazione teorica e, se fosse possibile, sperimentale.

  2. Davide

    @Gianni: grazie anche a lei per la risposta sul tema.
    Lei dice che “è noto” che “la temperatura media della Terra è dovuta al Gradiente Termico Gravitazionale, che, a causa della compressione dell’aria per gravità (sotto il suo stesso peso), aumenta la temperatura fino al suolo”.
    Ora, questo concetto, che è precisamente quello cui facevo riferimento:
    1) è del tutto rivoluzionario
    2) è noto a pochi (io ne ho sentito parlare la prima volta ben pochi anni fa).
    Perchè, molto semplicemente, vorrebbe dire che il cd effetto serra non sarebbe dovuto ai diversi gas che compongono l’atmosfera che filtrano selettivamente le onde, ma, più grossolanamente, alla massa dell’atmosfera, di fatto compressa.
    La composizione dell’atmosfera sarebbe quindi molto meno importante, nel determinare la differenza di temperatura tra corpi con e senza atmosfera.
    Il ruolo della CO2 finirebbe praticamente qui (certo, il ruolo oggi “ufficiale” potrebbe essere ancora presente, ma molto più ridotto), e con esso tutta la “politica” dell’agw.
    Parleremmo di un cambiamento a monte di tutto il discorso.

    Ripeto anche a lei il mio pensiero: non c’è alcun bisogno di legare i cambiamenti di temperatura recenti (e piccoli) a variazioni di pressione.
    Il punto è che questo spiegherebbe “il grosso” del ruolo dell’atmosfera.
    Per le piccole variazioni climatiche (che sarebbero poco più che variazioni meteo, per come la vedo io), la porta sarebbe ancora più aperta per qualsiasi spiegazione diversa, come il ruolo del sole o altro che leggiamo anche su queste pagine.

    Il punto, per me, è capire se sia fisicamente corretta oppure no.
    Tra le critiche, leggo che il modello di Nikolov e Zeller fitta bene 6 pianeti, ma lo fa con 4 parametri liberi, quindi statisticamente è del tutto inutile, si può ottenere un risultato simile con qualsiasi cosa.
    Questo però non ci dice che la teoria sia sbagliata secondo le leggi della fisica, che è ciò su cui mi piacerebbe avere ulteriori riscontri.

    Devo dire che, invece che spendere centinaia, migliaia di miliardi in tecnologie inutili per i “cambiamenti climatici”, non sarebbe male sfruttare quel minimo di capacità di viaggiare nello spazio che l’uomo ha, per fare esperimenti su queste cose e schiarirsi le idee.

  3. Davide

    @donato b: innanzitutto grazie per la risposta.
    L’interpretazione sarebbe, in realtà, abbastanza diversa.
    Secondo la teoria comunemente accettata che ben conoscete, la terra, per via dell'”intrappolamento” di energia dato dalla riflessione da parte dei gas stessi, ha una temperatura media di circa 30° in più rispetto ad un pianeta senza atmosfera, ma comunque pazialmente riflettente.
    Questi 30° di differenza (sommaria) sono quindi dovuti a tale fenomeno.
    Questa teoria adiabatica darebbe, in sostanza, una spiegazione alternativa (in tutto od in parte comunque rilevante) per questi 30° di differenza medi rispetto ad un pianeta senza atmosfera.
    Su questa “macro” differenza, si possono poi innestare, senza problemi, tutte le possibili spiegazioni per le variazioni di temperatura minori, e generalmente temporanee e cicliche, che vengono osservate e studiate.
    Da questo punto di vista, sarebbero anzi molto più coerenti col quadro d’insieme, perchè verrebbe a mancare proprio il presupposto principale del ruolo “intrappolante” dei gas serra, che sarebbe molto diverso.
    Spiegazione diversa che a sentir loro si adatterebbe bene, empiricamente, anche a vari altri pianeti del sistema solare di cui si conoscono i dati, da Venere (che ha densità e pressione molto alti) ad altri.
    Ora, al di là delle implicazioni, troverei molto interessante capire quanto tale teoria stia in piedi con le sue gambe, e sotto quali ipotesi.

    • Gianni

      Gentile Davide

      In un commento a un post precedente (http://www.climatemonitor.it/?p=54444) avevo tentato di charire da dove vengono i famosi 33 °C, cioè da un’applicazione incorretta della legge di Stefan-Boltzamann che non tiene conto che la Terra ha due facce, una illuminata e una oscura. La temperature media di una Terra senza atmosfera né oceani sarebbe tra due estremi, -122 °C e -18 °C, che fanno un valore dell’effetto detto serra tra 137 °C e 33°. Gli autori da lei segnalati convergono verso un valore di 90 °C (o K), che non ho potuto verificare, ma siamo in un ordine compatibile con valori intermedi ai due estremi.
      È noto che la temperatura media della Terra è dovuta al Gradiente Termico Gravitazionale, che, a causa della compressione dell’aria per gravità (sotto il suo stesso peso), aumenta la temperatura fino al suolo, poiché la pressione aumenta al diminuire della quota (applicando la legge di Laplace: P * V^y = K, cioè 6,5 °C km-1 in media, dalla tropopausa).
      Nikolov e Zeller (2021) sostengono che la radiazione ad onde lunghe verso il basso non è un driver globale del riscaldamento della superficie, come ipotizzato per oltre 100 anni, ma un prodotto della temperatura dell’aria vicino alla superficie controllato dal riscaldamento solare e dalla pressione atmosferica. L’ipotesi esplicativa di variazioni di temperatura in funzione di variazioni di pressione dovrebbe fondarsi sul movimento dei gas dentro e fuori l’atmosfera, che causa l’aumento e la diminuzione della massa atmosferica totale e quindi la pressione/densità superficiale che contiene la quantità totale di energia termica che misuriamo come temperatura. Un’attività solare più intensa riscalda gli oceani, che poi emettono gas (meno solubili in acqua ad alte temperature) per aumentare la massa atmosferica che a sua volta aumenta la densità superficiale e con essa la temperatura superficiale. Un Sole meno attivo provoca invece un raffreddamento degli oceani che rimuove i gas dall’atmosfera riducendo la pressione/densità superficiale e quindi la temperatura media della superficie.

      La teoria non fa una grinza salvo dimostrare empiricamente che la presssione atmosferica è effettivamente variata nel corso del tempo. Gli autori contestano l’invarianza temporale della pressione atmosferica nel corso del Cenozoico (supposta teoricamente) ma manca la controprova empirica che essa sia effettivamente variata nel tempo. La convinzione dell’invarianza e della sostanziale poca influenza della pressione atmosferica sulla temperatura non ha stimolato ricerche in tal senso. Manca una ricerca specifica su proxy geo-geochimici della pressione atmosferica, che potrebbero venire a corroborare la teoria.

      Sono molto interessato ad ulteriori approfondimenti e la ringrazio per aver lanciato la discussione.

  4. Andrea Beretta

    @Massimo: e aggiungo che perfino le lobby del petrolio, almeno quelle in Occidente, capendo l’antifona si stanno convertendo al “grin”. Che poi, badiamo bene, non è che i suddetti han dichiarato guerra totale agli idrocarburi…han dichiarato guerra a chi li utilizza…al di fuori di loro. È una specie di “ius primae noctis”; in questo caso, ius solae noctis, visto che non ci lasciano nemmeno i loro avanzi: a noi il monopattino, a loro i jet con cui andare a Davos ; a noi la plastic tax, a loro gli yatch (le cui carene sono di derivati di idrocarburi) per farsi le crociere ecologiche.

  5. Claudio

    Report è esattamente questo, ed è la filosofia della gabanelli e, prima di lei, di santoro. Ovviamente considerati i giornalisti per antonomasia, quelli che fanno giornalismo d’inchiesta, quello vero, che racconta solo verità!! Tutti arrivano dalla stessa madre. Bravo lupicino

  6. Davide

    Ne approfitto per chiedervi un parere, anche se solo parzialmente in tema con l’articolo, sulla cd teoria adiabatica dell’effetto serra.
    Non sono in grado di valutare se, da un punto di vista fisico, abbia falle importanti o se invece abbia un senso (nel qual caso sarebbe molto interessante, per usare un eufemismo).
    Credo possiate essere le persone giuste, per competenza e mancanza di adesione alla religione dell’agw.
    Il succo di questa teoria è che il calore dei pianeti con atmosfera sarebbe dato principalmente, oltre che dalla radiazione solare, dalla colonna di gas che, in pressione, si scalda.
    Non dalla radiazione “intrappolata”.
    Lascio un paio di riferimenti che spiegano meglio l’idea:
    citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/download?doi=10.1.1.306.3621&rep=rep1&type=pdf
    https://iowaclimate.org/2017/06/01/foundations-of-greenhouse-theory-challenged-by-new-analysis-of-solar-system-observations/

    • donato b.

      Nei sistemi complessi alcune grandezze macroscopiche sono dipendenti da grandezze che caratterizzano uno o più stati fondamentali del sistema. La temperatura e la pressione di un gas ideale possono essere considerate un esempio di grandezze macroscopiche che possono essere poste in relazione con grandezze caratteristiche di uno stato fondamentale del sistema termodinamico che esse caratterizzano.
      Nella fattispecie esse sono determinate dalla velocità media con cui si muovono le molecole del gas.
      Queste sono le conclusioni cui giunge la teoria cinetica dei gas.

      L’atmosfera è un sistema termodinamico costituito da un gas diverso da quello ideale e per cui non possiamo considerare del tutto valide le condizioni poste a base della teoria cinetica dei gas, ma con opportuni distinguo e caveat, le conclusioni cui giunge la teoria cinetica dei gas, possono essere estrapolate anche all’atmosfera. Da un punto di vista fisico, credo che si possa affermare che la pressione e la temperatura di un gas, possano essere espressione macroscopica della velocità delle molecole del gas e, quindi, dell’energia cinetica ad esse associata. In una trasformazione adiabatica, la temperatura di un sistema termodinamico può variare senza scambio di calore con il mondo esterno, ma in conseguenza di una variazione di pressione e/o di volume.
      .
      Questo preambolo per ricordare a me stesso i termini della questione, ovviamente. Veniamo, ora, alla questione posta da Davide. Se non ho capito male la causa della variazione di temperatura nota come riscaldamento globale di origine antropica, secondo la cd teoria adiabatica dell’effetto serra sarebbe “spiegata” dalla pressione atmosferica.
      Personalmente non sono d’accordo.
      A fronte di un aumento della temperatura media della Terra, infatti, dovremmo essere in grado di misurare un aumento simmetrico della pressione atmosferica e, a quanto mi risulta, questo aumento di pressione non si vede da nessuna parte. Non riesco a capire, inoltre, a chi imputare questo fantomatico aumento di pressione.
      .
      Molto più logica mi sembra l’altra spiegazione, ovvero una variazione di temperatura a seguito di un aumento dell’energia interna del sistema da imputare al bilancio radiativo atmosferico .
      Il problema è di stabilire le cause di questo aumento di energia interna. Una potrebbe essere la variazione dell’energia entrante nel sistema (energia radiativa solare). Tale aumento di energia ad onda corta potrebbe essere dovuto ad una variazione dell’energia emessa dal Sole, ad una variazione dell’albedo delle nuvole e via cantando.
      Dell’aumento dell’energia interna del sistema, potrebbe essere responsabile, però, anche la radiazione ad onda lunga emessa dalla Terra verso lo spazio siderale.
      Ad oggi non è ancora chiaro quanto influisce il primo meccanismo e quanto il secondo, ma credo che la causa del riscaldamento globale sia di natura radiativa e non di natura meccanica. Almeno per la parte più rilevante, per quel che riguarda gli aspetti secondari, invece, la causa adiabatica può avere un suo ruolo e lo ha in tanti fenomeni meteorologici come, ad esempio, i venti catabatici, i moti convettivi che caratterizzano i fenomeni ciclonici e via cantando.
      Si tratta, in altri termini, di fenomeni in cui la quantità di calore dell’intero sistema è enormemente più grande di quella in gioco nel fenomeno specifico. Estendere il processo adiabatico all’intero sistema atmosferico, mi sembra un po’ azzardato.
      Ciao, Donato.

  7. rocco

    vi è un errore nel testo.
    “quella dell’IPCC a livello scientifico”.
    Purtroppo non è così: “Intergovernmental Panel on Climate Change” è tradotto come “Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico”.
    Non ha nessuna valenza scientifica, anche se ne fanno parte scienziati sia accademici che collaterali alle varie associazioni ambientaliste.
    Il compito di questi… laureati, non è quello di fare scienza, ma è quello di spigolare tra gli articoli scientifici ed esporre un rapporto che confermi l’ideologia per cui è stato creato l’organismo burocratico chiamato IPCC (Hei Pissi Pissi, in inglese 🙂 )
    il problema fondamentale non è tanto la lotta ai cambiamenti climatici, quanto trovare una alternativa agli idrocarburi ( i quali prima o poi scarseggeranno compromettendo la contemporanea civiltà dei consumi); ma essendo queste alternative costose, vi è stato il bisogno di indurre la paura nella popolazione al fine di farle accettare .
    la paura della CO2 è solo un pretesto che non ha niente a che fare con il clima; di fatti, nonostante i miliardi spesi in soluzioni alternative, sostenibili, ecologiche… ed altri aggettivi utili per far abboccare i pescitielli di cannuccia… la CO2 continua a crescere.
    Cresce anche in questo periodo di pandemia dove vi sono stati fermi di impianti produttivi e traffico veicolare, i maggiori accusati di produrre CO2 e quindi l’AGW.
    Appunto questa pandemia ci ha insegnato che i derivati degli idrocarburi sono stati fondamentali per arginare e combattere il coronavirus: mascherine, tubi, siringhe… tutto di plastica derivante da idrocarburi.
    Purtroppo non vi sono alternative: la nostra civiltà contemporanea ha le sue fondamenta negli idrocarburi, senza di essi tutto crollerebbe come un sacco di patate vuoto.
    L’obbiettivo principale sia dell’ONU che dell’hei pissi pissi è quello di cercare di prolungare l’epoca degli idrocarburi il più a lungo possibile, non quello di evitarne l’uso!
    E se gli idrocarburi potrebbero essere sostituiti per la produzione dell’energia, ciò è impossibile per la produzione dei materiali plastici;m e sono proprio questi materiali che costituiscono le fondamenta della nostra civiltà: tutto è plastica!

    • Brigante

      Ottimo articolo e superbo commento. Aggiungerei che il legame tra gli idrocarburi e la nostra civiltà passa anche attraverso i coloranti, i solventi, i detergenti, i collanti, i lubrificanti, i disinfettanti, i diserbanti, i farmaci, ecc. Non mi pare proprio che questi signori puntino ad un mondo meno colorato, meno pulito, meno fluido, meno fertile, meno asettico…! Per non parlare degli pneumatici o dei materiali compositi, e come intenderebbero mandare avanti le navi!? Con le vele?
      Una progressiva trasformazione urge, a causa del crescente stato di inquinamento delle sfere vitali del pianeta. Sono due le curve che crescono inequivocabilmente, esponenzialmente e senza precedenti: la riduzione degli habitat e delle specie viventi e l’aumento demografico. Probabilmente in questi anni il tasso di scoperta di nuove specie viventi e forme di vita è stato superato per la prima volta da quello delle estinzioni.
      Prima o poi si dovrà discutere di questa glaciazione di asfalto, cemento e rifiuti che si sta espandendo ovunque e che presto renderà questo pianeta irriconoscibile.

  8. Alessandro Muzii

    L’ ONU (Organizzazione Non Utile) è il più inefficiente degli enti sovranazionali. Purtroppo viene erroneamente considerato il consesso più autorevole del pianeta Terra.
    Stiamo freschi!

  9. Uberto Crescenti

    Ringrazio l’ing. sen Guido Possa per la ricostruzione delle iniziative ONU sul clima. Ormai siamo bombardati giornalmente dalle affermazioni catastrofiste sull’AGW, sia sui media che sui giornali. Le opinioni di noi scettici sono indicate come basate su fake news, senza però specificare quali sono queste fake news. Sarebbe bello confrontarsi con questi scienziati detentori della verità per comprendere meglio l’argomento. Purtroppo anche associazioni scientifiche, come ad es. l’Accademia dei Lincei, non consentono il dibattito scientifico che solo può far progredire la conoscenza del tema clima. Ricordo infatti che nel novembre 2019 I Lincei avevano organizzato un congresso sul Clima in occasione del quale avevamo presentato il testo della nostra Petizione sul clima opportunamente corredata da riferimenti bibliografici a sostegno. La nostra relazione era stata ammessa alla presentazione, ma una settimana prima del convegno previsto per il 19 novembre, il convegno fu annullato! Ogni commento è superfluo.

    • Massimo Lupicino

      Caro Gianluca,

      Perdona l’intromissione. Ma ne approfitto per far notare che l’accoppiata Gabbanelli/Corriere non e’ nuova a queste operazioni di infimo livello. Questo pezzo e’ semplicemente un aggiornamento di quello comparso piu’ di due anni fa sullo stesso corriere (https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/riscaldamento-globale-gas-serra-temperature-terra-clima-global-warming-negazionisti/6ac7f566-b5ef-11e8-ab7a-628da4bad542-va.shtml) e gia’ allora commentato su queste pagine (http://www.climatemonitor.it/?p=49361). Non ci troviamo di fronte a nulla di nuovo, si tratta di una operazione di stampo sovietico, in cui chi la pensa diversamente viene liquidato come “nemico della causa”, con annesso sputtanamento di persone ed entita’ senza il barlume di una prova, spacciando per autorevoli siti che non lo sono affatto, e inoculando il sospetto che il tutto sia frutto di manipolazioni occulte (i mitici “bot”) quando non direttamente finanziate dai cattivi.

      E’ il giornalismo in stile “Report”, non a caso: ovvero quello in cui prima si costruisce una storia da dare da bere allo spettatore, e poi la si “sostanzia” con interviste a personaggi di parte che non vengono identificati come tali, ricostruzioni arbitrarie, spezzoni di filmati in cui la parte “accusata” fa la figura del pistola, allusioni volgari e squalificanti ma mai abbastanza da incorrere in cause per diffamazione (la calunnia e’ un venticello) e infine il sermone del “sacerdote mediatico” che tira le somme ed emette la sentenza. Rigorosamente senza contraddittorio.

      Il risultato e’ che si mettono sullo stesso piano figure di altissimo livello scientifico (come un Lindzen, o uno Zichichi o un Rubbia o uno Scafetta per rimanere a casa nostra) e il “bot cospiratore”, il “finanziatore corrotto”, il “leone da tastiera terrapiattista”. Una operazione scientificamente volgare e intrinsecamente ignorante, perche’ volendo pensare bene e volendo credere che questi articoli siano scritti in buona fede (come in effetti credo), l’unica conclusione e’ che chi li scrive niente sa dell’argomento, ma si fa semplicemente imbeccare da altre parti. Laddove di “buona fede” probabilmente ce n’e’ ben poca.

      Anche questo, un vizio del giornalismo “alla Report”, laddove si fa credere allo spettatore che il “sacerdote televisivo” che parla dell’argomento, ne parla in quanto esperto assoluto della materia, e non piuttosto come “volto televisivo” che porta in scena teorie, posizioni ed interessi di altre parti. Parti molto interessate, se si va a guardare alle proprieta’ di gran parte dei media in oggetto.

      Tra le cose piu’ sgradevoli del pezzo c’e’ la pretesa di spacciare alcuni studi per falsi e altri per veri, come se questa facolta’ appartenesse al corriere o a chi ci scrive, e non fosse semplicemente espressione di un dibattito scientifico. Questi pezzi, scritti “nel nome della scienza”, sono quanto di piu’ a-scientifico possa esistere.

      E poi i soldi. Se si volesse veramente parlare di soldi, le centinaia di milioni citate nell’articolo a criminalizzare i gruppi in questione semplicemente impallidiscono di fronte ai trilioni di dollari riversati in iniziative “green” incluse le attivita’ di lobby (facciamo una conta di quante lobby “green” sono accampate a Bruxelles? E di quante petrolifere?”). E chissa’ in che modo quei trilioni si relazionano, dal punto di vista mediatico, con le campagne “ambientalistoidi”, le pubblicita’ di prodotti finanziari ESG, il supporto politico offerto dagli stessi media ai partiti e alle entita’ che proteggono queste agende e quant’altro.

      Niente di nuovo sotto il sole, siamo all’Unione Sovietica 2.0. In ogni campo.

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