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La montagna ha partorito un topolino (climatico)

Quando J. Biden fu eletto presidente degli Stati Uniti d’America, ebbi a scrivere in un commento che ero molto curioso di vedere come se la sarebbe cavata in campo climatico. Tra tutte le contumelie che venivano rivolte all’ex presidente D. Trump, infatti, vi era anche quella di aver affossato l’Accordo di Parigi del 2015. Con l’avvento del nuovo presidente degli USA le cose si sarebbero aggiustate, si disse, e le sorti magnifiche e progressive della sostenibilità dello sviluppo sarebbero state ripristinate. Alleluia!

Ciò che gli USA (non Biden) saranno capaci di fare in campo climatico, lo vedremo a novembre in quel di Glasgow in occasione della COP 26, ma i primi segnali già si cominciano a delineare. Il presidente Biden in campo internazionale non si sta comportando molto diversamente dal suo predecessore: vede nella Cina il principale antagonista degli USA e cerca di fare il possibile per creare un’alleanza anticinese il più vasta possibile. L’unica differenza rispetto all’operato di Trump sta nel fatto che Biden punta il dito verso il rispetto dei diritti umani, Trump badava più agli aspetti economici, ma la sostanza non cambia: bisogna lottare contro il gigante orientale che minaccia la supremazia geopolitica globale USA.

Da un punto di vista della politica climatica è necessario, però, tenersi buona la Cina: se il dragone si mette di traverso, l’Accordo di Parigi diventa vera e propria carta straccia. Fortunatamente per Biden e per il suo entourage, questo fatto lo hanno ben chiaro i leader dell’UE. Essi giocano a fare i primi della classe, ma sono perfettamente coscienti che se non riescono a tenere dentro la Cina, rischiano di farsi male per davvero. Per questo motivo hanno edulcorato il più possibile il comunicato finale del G7, appena conclusosi in Cornovaglia. Contrariamente alle speranze di Biden, infatti, nel documento finale non vi è alcun impegno vincolante per la difesa dei diritti umani in Cina. Significa che ognuno dei potenti della Terra si regola come meglio gli conviene e ciò ha consentito al nostro Primo Ministro, di affermare che le posizioni di Biden sono le nostre.

Nella dichiarazione finale del G7 è anche scritto che i sette Paesi più ricchi della Terra si impegnano a ridurre le emissioni di gas serra in modo tale che nel 2050 tutti i Paesi partecipanti avranno economie a zero emissioni. Anche qui però di impegni vincolanti non si parla. Per dirla con  le parole degli attivisti verdi, i sette grandi si sono impegnati a “pianificare un piano” di riduzione delle emissioni (to plan to make a plan). Si aspettavano, i poveretti, un calendario in cui venissero anticipati gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, manifestamente insufficienti, per consenso unanime, a raggiungere l’obiettivo di contenere l’incremento delle temperature entro 1.5°C rispetto al periodo pre-industriale. Inoltre, cosa ancora più importante, impegni vincolanti a mettere mano al portafogli, per trasferire quei benedetti 100 miliardi di dollari annui ai Paesi in via di sviluppo, concordati nell’ormai mitica COP di Copenaghen.

Solo vane speranze perché di soldi e di impegni vincolanti i partecipanti al G7 non ne hanno neanche parlato.

Ciò ha, di fatto, decretato il fallimento del vertice sotto tutti i punti di vista: ambientali, diritti umani e geopolitici. Lo dicono non solo tutti gli attivisti ambientali e dei diritti umani, ma anche gli avversari politici interni di B. Johnson che è stato costretto a difendersi nella conferenza stampa finale. Come ciliegina sulla torta (si fa per dire) bisogna registrare anche il mancato raggiungimento dell’obiettivo cardine di questo summit: la fornitura di undici miliardi di dosi di vaccini anti COVID ai Paesi a basso reddito, come richiesto dall’OMS. I grandi della Terra hanno ripiegato su un più modesto 1(uno) miliardo di dosi (solo 10 miliardi in meno, ma cosa volete che siano). Della sospensione dei brevetti che tanto stava a cuore alle associazioni come Oxfam, per esempio, infine non si fa proprio cenno nelle conclusioni finali.

Tutto questo non è farina del mio sacco, ovviamente, ma è frutto di un paziente lavoro di ricerca nei resoconti delle associazioni ambientaliste e di qualche testata giornalistica straniera come, ad esempio, The Guardian. Su quello che hanno scritto le nostre testate giornalistiche, è meglio stendere il classico velo pietoso.

Concludendo, posso affermare che il cambio al vertice negli USA non ha giovato più di tanto alle politiche climatiche e terzomondiste tanto care al popolo delle COP. Mi sa che a novembre ne vedremo delle belle.

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Published inAmbienteAttualità

10 Comments

  1. A. de Orleans-B.

    Et surtout pas trop de zèle, diceva Talleyrand…

    Splendida sintesi, grazie!

    • donato b.

      La citazione di Talleyrand è veramente una splendida sintesi dell’attuale situazione: complimenti per la scelta!
      Ciao, Donato.

  2. Virgilio B.

    Le promesse possono essere mantenute quando sono fattibili, realizzabili, ma queste promesse paiono solo un bla bla altisonante per la ricerca del consenso. Piuttosto il fatto preoccupante è l’acutizzarsi della tensione Est-Ovest, il ritorno della “guerra fredda” che ottimisticamente molti di noi sperarono storicamente superata. La Politica si occupi di questo non della naturale CO2. Un po’ di tepore in più è sempre sopportabile ma non lo è una guerra!

    • donato b.

      Ciò che mi spaventa nell’attuale raffreddamento dei rapporti est-ovest, è il fatto che i media ed i gruppi di pressione sociale, sembrano spingere verso la radicalizzazione.
      Ai tempi della guerra fredda, a mia memoria, esistevano gruppi di pressione che spingevano verso la distensione. La stampa meno orientata ideologicamente, era zeppa di editoriali che esaltavano il dialogo. Decine di pubblicazioni mettevano in risalto i pericoli della guerra e della tensione tra i due blocchi. Gli attivisti erano impegnati contro la guerra (calda o fredda che fosse) e sostenevano senza se e senza ma la pace.
      Oggi mi sembra che le cose vadano al contrario e tute le pressioni sono orientate verso l’escalation.
      Probabilmente per qualcuno l’inverno nucleare potrebbe essere un antidoto al riscaldamento globale. Che tempi!
      Ciao, Donato.

    • Lo spero, sarebbe proprio ora che si facesse avanti qualcuno 😉

    • donato b.

      Caro omonimo,
      (mi permetto la confidenzialità per via del nome che ci accomuna 🙂 ) gli attacchi, anche personali, verso chi scrive su questo blog, da parte di persone che orbitano nell’area di Repubblica e dei suoi blog è storia vecchia e risaputa.
      Quello che più conta, comunque, è il discorso circa l’abilità di pochi scettici di bloccare il salvataggio del mondo e del genere umano. Secondo le statistiche ostentate dai sostenitori delle cause esclusivamente antropiche del cambiamento climatico, solo il 3% degli scienziati è su posizioni scettiche. Secondo il mio modesto parere poco meno del 100% dei media è sdraiato sulle posizioni degli attivisti climatici salvamondo. Tutte le forze politiche, in misura più o meno convinta, sono, a parole, favorevoli all’implementazione delle politiche necessarie a limitare le emissioni di gas serra e TUTTI gli organismi sovranazionali più importanti sostengono la necessità di rendere più stringente e, soprattutto, vincolante l’Accordo di Parigi.
      Eppure….. un manipolo di scettici secondo l’autrice del lavoro da te citato, sarebbe in grado di bloccare questa poderosa macchina propagandistica, politica ed economica.
      Va bene che nell’immaginario collettivo Asterix ed i suoi Galli riuscirono a tenere in scacco il poderoso esercito romano al massimo del suo fulgore, ma tra la realtà ed i sogni ce ne passa!
      Diciamo che non ci credono neanche loro o, che è più probabile, i costi sociali e, soprattutto, politici della “transizione verde” sono tali da renderla improponibile allo stato dei fatti. Noi scettici non possiamo tanto!
      Ciao, Donato.

  3. Negli ultimi decenni da l 1987 , da oltre 30 anni , periodicamente , ci sono stati importanti Conferenze sul clima e l ambiente ,
    nel 1987 il protocollo di Montreal ,
    anno in cui in Italia c’e stato un mese di marzo in assoluto piu freddo , il gelido e super nevoso marzo 1987
    Quando la temperatura media globale , tra il 1987 e 1991 , era di circa mezzo grado inferiore rispetto adesso. La concentrazione di CO2 in atmosfera era di circa 360 ppm

    Nel 1992 , proprio in questi giorni di giugno , dal 3 al 14 giugno 1992 si svolge l importante Conferenza a Rio de Janeiro , UNFCCC Launch , la Conferenza delle Nazioni Uniti sui cambiamenti climatici
    In Italia tra il 1989 e 1991 ci sono due estremi di rilievo storico relativi la stagione invernale , un inverno caldo del 1990 , all opposto uno dei piu freddi inverni nel 1991

    Intanto durante gli anni ’90 la concentrazioni di CO2 incrementa , nel 1995 altra importante Conferenza mondiale su i cambiamenti climatici , dal 28 marzo al 7 aprile 1995 COP1 a Berlino .
    La temperatura media globale nel 1995 era di oltre – 0, 3 C. inferiore i valori attuali , ( dati Hadcrut 3 , Giss , dati satellitari e stazioni terrestri )

    Tra il 1997 e 1998 un super evento El Nino che comporta un impennata della Temp. media globale .
    Nel 1997 COP 3 protocollo di Kyoto dal 1 al 10 dicembre 1997
    Mentre in Italia inverno ’97/1998 molto mite

    Nel 2009 a Copenhagen la COP 15 dicembre 2009 , inverno ’09/2010 in assoluto tra i piu gelidi per il nord Europa in particolare in Russia e Siberia centro occidentale il piu freddo dal 1979
    La concentrazione di CO2 aumenta , nel 2009 si stima di circa 390 ppm

    Nel 2015 , tra il 2015 e 2016 altro super El NINO uno dei piu intensi della storia altra impennata della Temperatura media globale
    2015 annata in cui si svolge un altra importante Conferenza su i cambiamenti climatici
    COP 21 Paris Agreement

    Secondo i dati globali il 2016 e’ stata una delle annate piu calde a livello Globale . In Italia l annata piu calda nel 2018
    Tra il 2016 e 2020 , si stima un ulteriore incremento con circa 415 ppm la concentrazione di CO2 in atmosfera

    Nel prossimo autunno , a novembre 2021 si svolgera’ un altra importante Conferenza sui cambiamenti climatici la COP26 a Glasgow

    Nel epoca preindustriale si stima che la concentrazione atmosferica di CO2 e’ stata di circa 280 ppm

    Gli accordi sulle emissioni prospettano una graduale diminuzione nei prossimi decenni
    Il riscaldamento globale e’ un fenomeno piu complesso come caotico e multicomponente e’ il sistema climatico

  4. Franco Zavatti

    Caro Donato,
    Avevo avuto l’impressione che il profluvio di parole e di frasi fatte che abbiamo ascoltato in occasione dei due vertici di questi giorni fosse una cortina fumogena atta a nascondere il poco o nulla realizzato concretamente. Le tue parole confermano l’impressione. Mi auguro che la tua previsione per novembre si avveri: sarei lieto di vederne “delle belle” che per me sarebbero un bel flop dell’iper-attivismo fanatico europeo.
    Ovviamente attendo con ansia il tuo ormai solito resoconto, preciso e in grado di leggere sotto la crosta, sulla COP26. Ciao. Franco

    • donato b.

      Caro Franco,
      purtroppo ci prendono per sprovveduti. La cortina fumogena è fitta, ma esistono i mezzi per penetrarla. Circa il flop dell’iper-attivismo climatico europeo non ci giurerei: le norme europee che hanno reso vincolanti gli accordi di Parigi per noi cittadini dell’UE, non sono chiacchiere, ma gravano come macigni sulla nostra economia presente e futura.
      Ciao, Donato.

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