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Errare humanum est, perseverare autem DIABOLICUM

Ho scaricato dalla rete l’edizione 2021 dell’atlante WMO riguardante i danni causati da eventi meteorologici estremi. In passato avevo commentato la prima versione (2014), rilevandone una serie di formidabili assurdità; ero quindi curioso di appurare se fossero stati apportati dei miglioramenti. Come primo passo, sono andato subito a controllare la tabella dell’Europa e a confrontarla con la precedente; le riporto di seguito.

Nulla è cambiato nell’impostazione. I decessi relativi alle temperature estreme vengono ancora considerati alla stessa stregua di quelli causati da eventi quali uragani, alluvioni ecc. Si tratta di cosa fuori luogo perché nel primo caso è possibile solo stimare una sovramortalità rispetto ad un valore statisticamente atteso, mentre nei secondi si può fare una vera conta delle vittime. Per capirsi, si può parlare di persone uccise da un’alluvione, ma è sbagliato farlo per le ondate di caldo o freddo, perché il loro manifestarsi accentua delle situazioni già in atto, mentre procura direttamente solo una piccola quantità di decessi.

Venendo all’esame specifico delle due tabelle, potete notare che sono perfettamente uguali, fatta eccezione dell’inserimento al 6° posto della Francia per le temperature estreme del 2015. Incuriosito da ciò, ho controllato su Eurostat i dati dei decessi mensili, appurando che il mese da valutare era quello di luglio (mortalità da ondata di caldo); si osservi il grafico, nel quale i numeri indicano la differenza fra i decessi del 2015 e la mediana dei quattro anni precedenti:

È del tutto evidente come le vere anomalie abbiano riguardato la Germania e soprattutto Italia e Spagna, per le quali il dato del 2015 si stacca bruscamente dai precedenti. Nell’Atlante è però citata solo la Francia, nonostante che essa abbia l’escursione nettamente minore fra i quattro grandi paesi; per quale motivo? Perché evidentemente nessuno ha mai studiato i dati e si è voluto inserire un valore trovato chissà dove, onde diversificare un minimo le due tabelle.

La definizione “extreme temperature” concerne (in teoria) sia il freddo che il caldo, ma i casi riportati riguardano solo il secondo. Oltretutto, sono tutti eventi degli anni Duemila; ci si chiede allora: in precedenza non ci sono state delle ondate di calore significative? La risposta è, ovviamente, sì, ma sono state ignorate. Basti pensare a quella (notissima a chiunque si occupi di bioclimatologia) che nel luglio 1983 interessò parte del Mediterraneo, causando un eccesso di morti valutabile in 12500 per l’Italia e 5200 per la Francia; numeri sufficienti a garantire un posto nei primi 5-6 della demenziale classifica “Top ten disasters” dell’atlante in oggetto. È sicuro che i dati del passato non siano stati nemmeno cercati, in quanto l’obiettivo era quello di presentare solo episodi recenti, onde convincere l’opinione pubblica che il clima, negli ultimi decenni, stia procurando drammatici danni alla popolazione.

Veniamo ora al punto centrale del mio commento, cioè alle ondate di freddo, argomento che non appare mai sull’atlante. Asserire che questo sia giustificato dal fatto che esse siano praticamente scomparse dopo il 1970, farebbe ridere chiunque abbia un minimo di conoscenze climatologiche ed infatti è ovviamente così anche per il WMO che, ad esempio, ha pubblicato uno studio sull’evento del febbraio 2012 (mese che molti di voi ricorderanno per le estese nevicate pure su gran parte dell’Italia):

Sapendo trattarsi di un evento di freddo climatologicamente rilevante, non credo sia quindi difficile pensare all’opportunità di verificare i dati dei decessi di tale mese; di sotto il diagramma relativo a Spagna, Italia e Francia, che, analogamente a prima, contiene anche le differenze fra il valore del 2012 e la mediana di quelli delle quattro annate precedenti. Fortissimi eccessi di mortalità “sfuggiti” all’analisi dei nostri amici del WMO.

Un episodio ancor più marcato si è, ad esempio, verificato nel 2018, interessando particolarmente la Germania, come ben apprezzabile dai successivi grafici delle temperature minime a Berlino e della mortalità in marzo. Con 23800 morti in più sul dato atteso occuperebbe addirittura il secondo posto nella fatidica tabella, ma purtroppo, anche questo è “sfuggito” all’analisi.

A chiunque si chieda come sia possibile che numeri del genere vengano trascurati, rispondo tranquillamente così: perché nei documenti esaminati non si parla affatto di scienza, essendo in realtà degli strumenti propagandistici volti a creare una vergognosa messa in scena, così da irrobustire il mito del clima impazzito.

La prefazione all’atlante – onde essere chiari – è redatta e firmata da Petteri Taalas, il Segretario Generale del WMO. Possiamo allora capire quale sia l’attendibilità di certe dichiarazioni che vari personaggi di massimo prestigio rilasciano in occasione delle grandi riunioni internazionali (vedi le innumerevoli COP), dichiarazioni che i media e i politici assumono a guisa di Mosè con le Tavole del Monte Sinai.

NB: il post è uscito in origine sul blog dell’autore.

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Published inAttualità

13 Comments

  1. resistere, RESISTERE, resistere; e alziamo le palizzate del ns. VILLAGGIO(wwwwwwwwww)
    m.l.

  2. rocco

    Su una rivista di divulgazione scientifica, è stato recensito questo studio ( almeno lo dovrebbe, non essendoci il link sulla rivista, nè il titolo, ma solo l’autore – e questo la dice lunga sul come vengono divulgate certe notizie senza dare una possibilità di verifica, quindi mi atterrò alle parole del recensore-https://www.nature.com/articles/s41558-021-01049-y “Climate attribution of heat mortality” ) che vorrebbe quantificare la mortalità per ondate di calore.
    Raccolta di dati meteo e sanitari di città 732, 43 paesi, per un periodo di circa trent’anni, Confronto tra simulazioni climatiche tra un ipotetico pianeta senza riscaldamento globale (?) e con riscaldamento, il tutto dato in pasto ad un algoritmo e… risultato +37% di morti per “CO2”.
    Ma questo metodo, si chiama scienza?
    Si Sta studiando la simulazione o il fenomeno reale?
    A me pare che questo metodo (che sembra essere l’unico – a detta di molti – per studiare il clima) sia più che altro una esercitazione di astrazione matematica, ma non lo studio fisico dei fenomeni.
    Se si considerano solo le città, è risaputo che l’urbanizzazione ha causato un aumento locale delle temperature (effetto isola di calore che possiamo visualizzare a questo link dell’ARPA Piemonte http://webgis.arpa.piemonte.it/geoportale/index.php/notizie-mob/18-meteorologia-e-clima/404-evoluzione-giornaliera-delle-temperature-al-suolo ) , allora le ondate di calore che hanno causato i morti in eccesso rispetto ad una stima prevista, non sono forse attribuibili all’urbanizzazione?
    Trent’anni di dati, poi, sono significativi? magari nel 1800 le ondate di calore e mietevano più vittime, chi lo può dire?
    Anche il ministero della Salute monitora i decessi da ondate di calore, ed in questo report https://www.salute.gov.it/portale/caldo/SISMG_sintesi_ULTIMO.pdf ove, in sintesi, al Nord, le ondate di calore non hanno fatto aumentare la mortalità, anzi in alcune classi di età è diminuita, mentre al Sud è aumentata.
    Anche qui, si utilizza la stessa logica di analisi di un fenomeno basato sulla discordanza (anomalia) rispetto ad una media.
    Anche qui, è questo il metodo scientificamente per interpretare dei fenomeni complessi?
    magari i più anziani del nord durante le ondate di calore stanno in casa con il condizionatore acceso e forse al sud vi sono meno condizionatori e più ventilatori, per spiegare i dati.
    In conclusione, e mi rifaccio a E. Lorenz, ha senso parlare di media ( di clima) in un sistema dinamico complesso che non si ripete mai ugualmente a se stesso?

  3. A. de Orleans-B.

    Il vero evento estremo è la catastrofe epistemologica che affligge la comunicazione sul clima.

  4. Alessandro2

    Mio nonno diceva sempre: inutile discutere con chi è in malafede. Aggiungo: anche con le persone la cui intelligenza è stata azzerata dalla propaganda di coloro che sono in malafede. Siamo totalmente impotenti. Allora, davvero serve solo pregare, sperare che la ruota giri e tornino agende più sensate.

  5. donato b.

    C’è poco da dire!
    L’autore ha detto tutto e non credo si possa aggiungere altro se non sottolineare lo sconforto che, ormai, comincia ad affligermi.
    Appena oggi, intorno alle 16,00, in un programma radiofonico di rilievo nazionale, la conduttrice, parlando di cambiamenti climatici, di cui aveva solo sentito parlare (come si intuiva in modo inequivocabile), ha inanellato una serie di corbellerie che dovrebbero far rabbrividire ogni persona di buon senso: in Groenlandia i ghiacci si stanno sciogliendo (sic!), in Svezia scoppiano incendi che sconvolgono i poveri svedesi, del tutto ignari che le foreste possano incendiarsi (cosa non vera, in quanto le foreste svedesi si sono sempre incendiate), ecc., ecc. 🙂
    Che certe cose capitino (e non dovrebbero capitare) alla radio, può pure starci, ma che il massimo esponente del principale organismo meteorologico mondiale, si esprima al livello di una conduttrice radiofonica, palesemente a digiuno di qualsiasi nozione non di climatologia o di meteorologia, ma di geografia elementare, fa specie.
    Ormai siamo alla propaganda becera e stupida.
    Del resto è anche comprensibile che, in vista di una COP che si preannuncia estremamente complicata, si cerchi di sollecitare la pressione delle masse sui pavidi politici che si riuniranno in quel di Glasgow. Manca poco e mi sa che ne vedremo delle belle.
    Ciao, Donato.

    • AleD


      ma che il massimo esponente del principale organismo meteorologico mondiale, si esprima al livello di una conduttrice radiofonica

      motivo in più per farglielo notare. perché fare spallucce? così si diventa complici, o no?

    • donato b.

      Alessandro,
      in qualche caso ho provato a far notare a qualcuno che, secondo me, ciò che scriveva o diceva non era del tutto corretto. Mi hanno risposto che non avevo le competenze per giudicare il loro lavoro, mi hanno dato i voti e, in qualche caso, mi hanno anche insultato.
      Una nota commentatrice di questioni climatiche e non solo, mi definì “ignorante autocertificato”. Qualcun altro mi ha detto che le mie osservazioni (a proposito dell’antropocene) erano sbagliate nel tono e nel merito, qualche altro ancora ha scritto che ignoravo i fondamenti della disciplina e che le mie considerazioni facevano rivoltare Lavoisier nella tomba. In questo ultimo caso mi ero limitato a citare i risultati di uno studio che trattava l’acidificazione degli oceani.
      Onestamente ho provato a dialogare con chi la pensa diversamente da me, ma la maggior parte, se non la totalità, dei miei interlocutori mi ha sempre guardato dall’alto in basso e mi ha sempre chiesto la “patente”: chi ero io per discutere di cose che andavano oltre i miei titoli culturali?
      Spesso mi è stato detto di pubblicare su una rivista scientifica le mie idee e poi se ne sarebbe discusso. Incuranti del fatto che stavo commentando un articolo scientifico e che mi limitavo a considerazioni personali su qualcosa che aveva già superato la revisione tra pari.
      Constatato che su questi argomenti è impossibile discutere con chi si reputa depositario della verità rivelata e che considera una diminutio discutere con me, ho rinunciato al dialogo: un insulto mi può anche stare bene, ma sopportarne molti diventa masochistico.
      Detto in altri termini voglio vivere tranquillamente, senza rovinarmi la vita con chi non accetta di essere contraddetto.
      Già scrivere su questo blog è rischioso: solo la saggezza ed il buon senso dei moderatori impediscono che certa spazzatura venga pubblicata!
      Ciao, Donato.

  6. AleD

    ma l’autore del pezzo non può proporre le sue argomentazioni al tale taalas? perché dare per scontato che non risponda con controargomentazioni? perché azzerare sul nascere un possibile dibattito?

  7. Luca Rocca

    Condivido il ragionamento ma c’è una profonda tara sui dati invernali che è data dall’incidenza della mortalità causata dell’ influenza e dalle sue complicazioni. il picco delle infezioni si trova a cavallo fra febbraio e marzo e di solito ha un tasso di mortalità che al picco massimo si aggira fra l 0,7 e 1 per 100. 000 della popolazione . Pur essendo una malattia legata al periodo invernale non è propriamente causata dal freddo.

    • Sergio Pinna

      Concordo sul fatto che l’interpretazione della mortalità invernale è complessa, soprattutto in ragione del ruolo giocato dall’influenza. Il picco di quest’ultima è però quasi sempre nelle prime 5-6 settimane dell’anno (si vedano i dati del sistema InfluNet).
      Per il febbraio 2012 il freddo è senza dubbio il fattore dominante; si veda anche in proposito: “The Impact of the February 2012 Cold Spell on Health in Italy Using Surveillance Data” Francesca K. de’Donato et al.
      Lo stesso si può dire per il 2018, con il picco dell’influenza nella prima quindicina di gennaio.

    • Luca Rocca

      Certo il picco dell’ infezione è nelle prime settimane ma la mortalità , che di solito è legata a complicanze e non al virus stesso, mi risultava fosse posticipata di alcune settimane almeno per l’Italia di solito verso febbraio. Verifico

  8. E’ incredibile come si possa letteralmente barare, sì, barare, sui numeri con l’unico scopo di portare avanti un’idea politica, spacciandola per scientifica. Come si potrà credere ad una cosa qualsiasi detta dal WMO dopo aver visto questo rapporto e l’analisi di Sergio Pinna?
    E come faranno quegli illuminati che “credono nella Scienza” a rispondere alla domanda:”ma a quale Scienza?” .
    Grazie a Sergio Pinna per le “perle di poca saggezza” che continua a presentarci e a sottolineare con forza. Franco
    PS: ovviamente potremmo essere molto felici del fatto che tra il 2013 e il 2020 non ci sono stati morti per temperature estreme (chiaramente, sia calde che fredde) in gran parte dell’Europa, se quelli pubblicati dal WMO non fossero i numeri del lotto.

  9. Fabio

    Siamo alle solite, sempre lo stesso disco riprodotto all’infinito. Mi chiedo se fosse possibile provare a contattare qualche giornalista disposto a presentare dati oggettivi e non opinioni, altrimenti sarà impossibile, fra poco, sostenere tesi contrarie al main stream che convince tutti, anche capi di governo e leader religiosi, a questa follia della lotta ai cambiamenti climatici causati dall’umanità. Quest’ultima avrebbe bisogno di menti funzionanti, scienza e coscienza invece di tali personaggi al WMO.
    Sempre grazie e continuate comunque a diffondere conoscenza!

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