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L’ultima chance

Si avvicina la data fatidica. Il 9 novembre 2021 si aprirà a Glasgow la ventiseiesima Conferenza delle Parti, organizzata dall’ONU, più brevemente COP 26.

Questa conferenza doveva svolgersi lo scorso anno, ma le vicende legate alla pandemia da SARS-Covid-19, hanno fatto slittare tutto di un anno. Sono anni che seguo le vicende di questi summit mondiali che cercano disperatamente di fare l’impossibile: regolare il clima terrestre. E, ogni volta, sembra che ci si trovi di fronte all’ultima occasione per salvare il mondo. Nella stragrande maggioranza dei casi le kermesse organizzate dall’ONU, si sono concluse con un nulla di fatto o con accordi “storici”, ma privi di contenuti reali.

Ogni volta le speranze degli organizzatori e delle associazioni ambientaliste, caritatevoli ed attive nella difesa dei diritti umani, si sono infrante sulle scogliere finanziarie: mancavano i soldi da trasferire ai Paesi in via di sviluppo, per contrastare gli impatti negativi connessi alle politiche di riduzione delle emissioni. Ad oggi solo 60 dei 100 miliardi di dollari annui, promessi a gran voce nelle scorse COP, sono stati raccattati dai Paesi sviluppati o ricchi che dir si voglia.

Perché, alla fin dei conti, tutto ruota intorno a questo semplice punto: bisogna mettere mano al portafogli ed è difficile. Fino ad ora molti Paesi che a parole si sono dichiarati a favore degli “impegni ambiziosi”, hanno nicchiato, riguardo al mantenimento degli impegni finanziari: hanno predicato bene e razzolato male. Da un mese a questa parte sto seguendo i vari incontri preparatori della COP 26 ed ho notato un crescendo di drammatizzazione della situazione che fa impallidire quello del Bolero di Ravel.

Il 20 settembre scorso, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si sono tenuti diversi incontri sul tema degli impegni da assumere in occasione della COP 26, ma non si è andati oltre le solite stucchevoli dichiarazioni d’intenti.

Il problema più grande da affrontare è quello di convincere la Cina, il primo emettitore mondiale di diossido di carbonio in valore assoluto ed il secondo pro capite, ad aumentare le ambizioni e anticipare al 2050 la data entro la quale raggiungere la neutralità delle emissioni. Pechino ha già fatto sapere che prima del 2060 non è possibile raggiungere l’obiettivo della neutralità ed il picco delle emissioni sarà raggiunto entro il 2030 e non entro il 2025, come richiedono a gran voce le principali ONG. Una tegola non da poco per tutti, in quanto ciò renderebbe assolutamente impossibile limitare ad 1,5°C l’aumento della temperatura globale, rispetto all’epoca pre-industriale. In questa occasione il Segretario Generale dell’ONU A. Guterres ha paventato il fallimento della COP 26 e, stando alle premesse, i suoi timori sono del tutto fondati.

A fine settembre in occasione della convention “Youth4Climate: Driving Ambition” Greta Thunberg, oltre a fustigare come suo solito, i politici di mezzo mondo che, grati della punizione inferta loro dalla pulzella svedese, ne hanno tessuto le lodi, manco fosse la depositaria della sapienza del mondo, ha definito con un’efficace onomatopeia, l’azione dei potenti della Terra un inutile “bla, bla, bla”.

Anche l’attesa pre-COP 26 tenutasi in questi giorni a Milano, non ha prodotto grandi risultati, tanto che il Ministro Cingolani, con la schiettezza che lo contraddistingue, non ha esitato a dire che

sulla finanza siamo assolutamente in ritardo. I Paesi avanzati avrebbero dovuto portare 100 miliardi di supporto ai Paesi vulnerabili, credo che non si sia andati oltre i 60 sinora.

Oddio, noi europei non è che possiamo fare più di tanto e sembra che se ne sia accorta anche la Presidente della Commissione Europea U. von der Leyen che ha concluso dicendo che

La Cop26 di Glasgow sarà un momento della verità per la comunità mondiale. Biden ha già promesso di raddoppiare i contributi Usa per i Paesi in via di Sviluppo. L’UE continuerà ad essere impegnata con il più alto livello di ambizione: l’UE resta il più grande donatore in fatto di cambiamento climatico.

A questo punto appare evidente che il cerino passa nelle mani di USA, Cina, Russia e gli altri Paesi in via di sviluppo.

Personalmente sono molto curioso di vedere cosa faranno gli USA di Biden. Fino ad ora la posizione degli Stati Uniti è stata sempre quella della “politica delle mani libere”: prendiamo tutti gli impegni che volete, a patto che non siano vincolanti per noi. Per ora gli unici ad assumere impegni vincolanti siamo stati noi europei e le conseguenze le stiamo già provando sulla nostra pelle. Gli altri si sono solo impegnati, ma passi concreti non ne hanno fatti. Tanto per restare agli Stati Uniti, essi hanno aumentato a dismisura la produzione di gas e petrolio da scisto, tanto da divenire esportatori di gas naturale liquefatto. Se non mi sbaglio si tratta di combustibili fossili e, anche in questo caso, bisogna convenire che si predica bene e si razzola male.

La Russia è uno dei principali produttori di gas e di petrolio e oltre i due terzi delle sue esportazioni sono costituite dai combustibili fossili e dall’acciaio. Impegnarsi nella riduzione della loro produzione, per limitare le emissioni, equivale al classico caso del tacchino che festeggia il Natale. Difatti Putin ha a lungo parlato di riduzione delle emissioni e di impegni concreti da assumere a breve, ma alla fine sembra che abbia ripiegato sulla taiga siberiana: probabilmente a Glasgow metterà sulla bilancia il peso delle sconfinate foreste russe, quali serbatoi di carbonio in grado di compensare le emissioni del suo Paese che, ricordiamolo bene, è il quarto emettitore mondiale di CO2, dopo Cina, USA e UE.

E veniamo ora alla Cina. Abbiamo già visto che gli obiettivi cinesi sono diversi da quelli sperati dall’ONU. Ad essere sinceri i cinesi ci stanno provando a ridurre le emissioni: hanno cercato di accaparrarsi la maggior quantità possibile di gas naturale, ma il fabbisogno energetico è tale che non ce la faranno a soddisfarlo con combustibili caratterizzati da minori emissioni di anidride carbonica. Negli ultimi giorni, infatti, il governo cinese ha disposto che le miniere di carbone lavorino a pieno regime, per produrre le quantità di carbone necessarie a riscaldare i propri cittadini durante il prossimo inverno. Stando alle proiezioni, però, non sembra che ci riusciranno, per cui, quasi sicuramente, faranno ricorso al mercato internazionale. Nel frattempo, il loro forsennato acquisto di gas naturale sul mercato internazionale, ha determinato, tra l’altro, il cataclisma dell’aumento spropositato delle bollette (gas ed energia elettrica) che ha costretto il nostro governo ad intervenire pesantemente, per ridurre l’impatto di tali aumenti sulla ripresa appena avviata.

Come si potrà chiedere alla Cina di ridurre le sue emissioni? Può un governo lasciare al freddo i suoi cittadini perché glielo chiedono potenze con cui è in conflitto sul palcoscenico geopolitico globale? Io credo che alla COP 26 assisteremo all’ennesimo braccio di ferro che vedrà vittorioso il dragone, come si verifica da decenni.

A complicare maggiormente una situazione già di per sé difficile, ci sono state le mosse avventate del governo inglese che ha ridotto gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Ciò metterà il Paese ospite della COP 26 in una posizione di manifesta inferiorità: con quale coraggio potrà chiedere alle altre Parti di aumentare i propri impegni finanziari, mentre riduce i suoi? Se lo chiedono in molti e la domanda mi sembra estremamente pertinente.

Come si vede il percorso della COP 26 nasce in salita e, quindi, la possibilità di un suo fallimento non è affatto improbabile. Dopo di che non ci resta che sperare che il 97% degli scienziati si sbagli e la restante parte abbia ragione. Se non fosse così, che Dio ci aiuti.

Fonti

https://www.theguardian.com/environment/2021/sep/10/uk-china-climate-talks-break-impasse-cop26

https://www.rinnovabili.it/ambiente/politiche-ambientali/cop26-di-glasgow-russia/

https://www.rinnovabili.it/energia/politiche-energetiche/carbone-cina-aumenta-produzione/

https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/istituzioni/2021/10/07/cop26-von-der-leyen-e-momento-verita-per-comunita-globale_fe6f8c6a-c10e-420f-9cea-3cfcf67a7b9a.html

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Published inAmbienteAttualitàClimatologiaCOP26

13 Comments

  1. Carlo

    Vedo alcuni post allarmati per il cambiamento climatico e la colpa di tutto ciò sta nelle attività dell’uomo. Quando si creano questi atti di terrore è necessario anche capire chi li gestisce e perché. Inoltre in tutte le conferenze, articoli e saggi vari dei cosiddetti scienziati “allarmati” fanno riferimento sempre ai modelli matematici che si basano su serie storiche per lo più inutili visto l’arco di tempo sulle quali sono costruite. Inoltre non si tiene conto della presenza del nostro astro lucenti, il sole, che influisce per oltre il 95% sulla nostra atmosfera e non solo. Si parla poi d’innalzamento delle temperature in cui affogheremo tutti, ma se prendiamo un bicchiere d’acqua e ci immergiamo un cubetto di ghiaccio e lo facciamo sciogliere il livello dell’acqua rimane sempre uguale. Quindi di che si sta parlando?

  2. Brigante

    Purtroppo non sarà l’ultima chance. Il delirio proseguirà e si moltiplicherà, mentre il tam tam mediatico tra i selvaggi della moderna selva oscura si farà sempre più diffuso, estenuante, incombente. Ma come tutte le manifestazioni tribali, si ripiegherà su se stesso, si ritorcerà e si sconvolgerà fino a mettere a nudo tutte le contraddizioni e le sorprendenti acrobazie pseudo-scientifiche, che qualcuno ben conosce.
    Tra i tanti interrogativi “interni” al dibattito ho scovato anche questo: https://www.vaielettrico.it/tra-annunci-e-realta-lelettrico-cosi-non-decolla/#comments , che fa riflettere sulla coerenza e sulla decenza di questo “popolo”!
    L’Europa sta facendo vari balzi in avanti, ma come paragone mi viene in mente solo Willy Coyote! Grazie per tenere la testa dritta e alta. Se affogheremo sarà solo colpa di Google…

  3. donato b.

    Ho letto ed apprezzato tutti i commenti e ringrazio tutti per aver arricchito con le loro considerazioni i contenuti del mio modesto scritto. E’ sempre stata mia abitudine rispondere puntualmente a tutti coloro che sono intervenuti, ma in questi ultimi giorni ho grossi problemi di tempo (mancante 🙂 ) che mi impediscono di essere più presente sul blog: si è ridotto, infatti, anche il numero di articoli che scrivo. Spero che la situazione possa cambiare, ma, per ora va così.
    Mi limito solo a qualche considerazione generale.
    E’ vero, non c’è alcun “gomblotto” ma solo una concordanza di interessi che porta molti attori del dramma “clima che cambia e cambia male per colpa dell’uomo (occidentale)” a convergere verso gli scenari più estremi.
    Così come è vero che certi “eccessi” comunicativi sono asserviti alla prossima COP 26: bisogna tenere in caldo i motori, altrimenti si rischia una falsa partenza o una gara di retroguardia.
    Così come è altrettanto vero che il dibattito è giunto ad uno stadio di sterile contrapposizione tra le parti che sono, ormai, arroccate nelle rispettive posizioni, visto che manca la possibilità di realizzare un esperimento che dirima una volta per tutte i dubbi.
    E visto anche che il grado di ignoranza delle dinamiche climatiche è tale da non poter trarre conclusioni certe: i margini di incertezza dei dati sono tali da essere confrontabili con l’entità stessa della misura della grandezza presa in considerazione. In queste condizioni si arriva a conclusioni che dicono tutto ed il contrario di tutto. Solo “il principio (sic!) di precauzione” consente di accettare per buone le conclusioni della stragrande maggioranza degli articoli scientifici e le esternazioni del 97% degli scienziati.
    Disclaimer: dichiaro apertamente di essere a favore della scienza, di avere fiducia degli scienziati (della stragrande maggioranza, ma non di tutti), e di essere una persona che per mestiere insegna alle nuove generazioni che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico, per cui se si vuole interpretare la natura dal punto di vista scientifico, bisogna conoscere la matematica e la fisica (oltre al resto). 🙂 🙂
    Ciao, Donato.

  4. Alessandra

    Vi segnalo questa perla. Non so se ridere o piangere.
    Dal sito della Gazzetta di Parma.
    https://www.gazzettadiparma.it/parma/2021/10/14/news/parma_allagata_ecco_come_potrebbe_diventare_per_il_cambiamento_climatico_-_le_foto-6610692/

    Sarei curiosa di sapere in base a quale algoritmo una città ben lontana dal mare come Parma potrebbe essere completamente allagata per colpa del cambiamento climatico! O invasa dalle fiamme degli incendi delle famose foreste della pianura padana!

    • Sulla base di nessun algoritmo, a meno che l'”algoritmo” non sia l’abbondante prosciugamento di una bottiglia di un ottimo Lagavulin invecchiato 16 anni, nel qual caso si capirebbe il delirio.

      A quanto ho letto, il più recente allarme dei catastrofisti si basa su un possibile aumento del livello del mare nel 2100 da un minimo di 30 cm ad un metro (che è, quest’ultima, la previsione più catastrofica dei catastrofisti per quell’anno).
      Mentre si cerca di terrorizzare i bambini dicendo che
      “Come ha ammonito Santa Greta, se non si fa niente nel 2300 ci saranno anche sei metri in più! SEI METRI, bambini! Tutti a mollo e con gli squali che girano per le città! Pregate San Sostenibile, copritevi con la maglia di lana bio e spegnete subito la stufetta! E non lamentatevi del freddo! Nel Medioevo non c’erano stufette elettriche e termosifoni! Così forse fra tre secoli riusciamo a tenere il mare più alto solo di mezzo metro”.

      Ma dato che Parma è a 55 (cinquantacinque) metri sul livello del mare, perfino se i bambini facessero i capricci e non ubbidissero non sarà affatto necessario mettere Duomo, Battistero, la Steccata e il Palazzo della Pilotta su palafitte.
      Neppure nel 2300.

      Ma, occhio, voi sciocchi “scettici climatici”, che non sapete guardare al futuro!
      La cosa potrebbe avverarsi nel 2786, con ben 60 (sessanta) metri di innalzamento! (accipicchia, e poi dicono che le “previsioni del tempo” non ci beccano mai neanche dopo tre giorni, guarda qui, previsione a 765 anni!)

      Così ci avvertono due signori, esperti (sono loro stessi che lo dicono) in “geografia visionaria” (e qui il termine “visione” nel senso di “allucinazione” ci sta …), dove visto la matrice veneta del miraggio penso si tratti di grappa e non di scotch whisky.

      https://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cultura-tempo-libero/21_aprile_20/culturabuona-documentoacorriereveneto-web-veneto-e2130ce2-a1b4-11eb-bd1a-f0ee6f25d7cf.shtml

      Vedi l’immagine che allego, che è nella copertina del libro, per sapere cosa ci aspetta.
      Preparate gli stivali di gomma.

      Siamo veramente arrivati a livelli di demenza infantile, c’è solo da decidere se c’è demente infantilismo anche tra chi PROPONE queste corbellerie o se lo fanno apposta proprio perchè sanno che qualcuno ci CREDE.

      Immagine allegata

    • se ridere o piangere
      Forse alla fine piangeremo dal troppo ridere.
      E’ la solita notizia del Guardian, amplificata dalle agenzie giornalistiche, che tutti i quotidiani riprendono acriticamente. In occasione della prossima COP, tutto quanto fa spettacolo e per un po’ dovremo sopportarlo.
      Girando per vedere la diffusione di questa notizia, ho trovato il sito
      https://www.hull.ac.uk/special/blog/why-people-still-believe-climate-change-is-fake-and-why-we-know-theyre-wrong
      che secondo me andrebbe visitato come esempio della sicumera dei credenti verso aspetti climatici mai dimostrati o sbagliati, spacciati per verità assolute. Franco

  5. Caro Donato,
    resto in attesa dei tuoi resoconti, ché quelli giornalistici li conosco già e so che saranno ricchi di orgogliose notizie di vittoria, da propinare a chi paga le tasse, felice di avere meno inquinamento, clima stabile, energie rinnovabili a costo zero, un numero maggiore di industrie eco-sostenibili.
    Cioè più inquinamento complessivo, clima che continua a fare ciò che vuole, costi energetici sempre più elevati, sempre meno industrie.

    Evviva! La vita diventerà più facile e sana, mentre le numerose marce per il clima avranno dimostrato la loro utilità nello spingere verso un mondo di stile ottocentesco in cui forse sarà possibile che manchi la corrente durante un’operazione chirurgica o durante lo spegnimento di un incendio.
    Ah, già, dimenticavo: gli incendi non ci saranno più perché scomparirà il riscaldamento globale che li provoca e le malattie in brevissimo tempo saranno solo un ricordo per via della vita più sana e bucolica. E le bombe d’acqua, insieme ai picchi di calore e a frane e smottamenti, faranno la stessa fine. Franco

  6. Guido Botteri

    La Cina sta puntando sul nucleare, che potrebbe permetterle, in futuro, di ridurre le emissioni di CO2. Il problema è nostro, che abbiamo chi ci blocca l’unica risorsa che ci permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 senza danneggiare pericolosamente l’economia.

  7. Francamente io SPERO in un fallimento della COP26, o per meglio dire spero in un “benefico fallimento” che, cosa fondamentale, veda protagonista di un RIPENSAMENTO anche e soprattutto l’Occidente.
    E questo perchè non credo affatto che l’AGW sia una narrazione attendibile e neppure che “il 97% degli scienziati” sia realmente d’accordo nel ritenere l’AGW attendibile, per i motivi che chi frequenta questo sito conosce bene.

    Ma se questa narrazione passa, impatterà in modo enorme sulle vite di tutti in Occcidente e, allo stesso tempo, sottrarrà eventuali soldi, tempo e risorse al contrasto al riscaldamento globale naturale, o in gran maggioranza naturale, che è il probabile “responsabile” di quel singolo grado °C di temperatura in più registrato da 150 anni a questa parte.

    Per esempio, invece di ristrutturare e difendere le coste più a rischio per un forse inevitabile innalzamento del livello marino dovuto a ragioni climatiche naturali, ci butteremo a spendere denaro e, forse ancor peggio, tempo in un affrettato e frenetico passaggio generalizzato all’elettrico,.
    Passaggio che al 99% non potrà comunque rinunciare all’elettricità generata da fonti fossili (e quindi è una presa in giro) e che se anche compisse l’autentico miracolo di riuscirci entro 10-15 anni (stravolgendo nel contempo la vita dell’Occidente) avrebbe il “beneficio” di ridurre una CO2 che probabilmente non è affatto la causa primaria del riscaldamento osservato (e quindi quei soldi e quel tempo li avremmo buttati, ad unico beneficio del business “Green”).

    Dicevo che la cosa fondamentale, però, dovrebbe essere un ripensamento dell’Occidente, ma questa purtroppo temo sia la cosa meno probabile che accada.

    Non ho molti dubbi che la Cina non prenderà più impegni di quanti, abbastanza vaghi e spostati nel tempo, ha preso finora.
    I cinesi avranno il buonsenso di non fermare la loro crescita per seguire i delirii dell’Onu e dell’IPCC.
    Faranno come dice la piccola Greta, dei “bla, bla, bla”, per mostrarsi un pò più disponibili di quanto siano in realtà, e sposteranno le date di nuovi traguardi a decenni dopo il momento che l’Occidente sta chiedendo loro (tanto in là che qualsiasi impegno si prendano ci sarà tempo per rimangiarselo, in mutate condizioni sociopolitiche ed economiche mondiali).

    Del resto, hanno appena preso mediaticamente in giro l’Occidente dicendo che chiuderanno tutte le loro miniere di carbone all’estero, quando avevano già cominciato a farlo “loro sponte” e solo per motivi di non-redditività.
    Ma le sostituiranno con nuove miniere che apriranno sul territorio cinese!

    Che l’Occidente si stia infognando, autolesionisticamente, in questa cosa della “riconversione ecologica accelerata”, a loro va pure benissimo: come “fabbrica del mondo” continueranno ad essere loro a costruire gran parte delle batterie, pannelli solari ecc.
    L’unica cosa che sono certo non accetteranno sarà il diminuire il loro livello di vita e quello produttivo.
    Un abisso di lungimiranza rispetto all’Occidente. Se in Occidente (e in particolare negli USA) c’è qualcuno che spera che a questa storia dell’AGW la Cina ci caschi e si rassegni a diminuire la propria crescita, secondo me si sbaglia di grosso.

    Idem per India, Russia e i paesi in via di sviluppo.

    Una cosa che a me pare non sia chiara a molti è che il presentare l’AGW in termini così catastrofistici ed ultimativi è una cosa che ha sfondato soprattutto in Occidente, dove è nata ed è stata fatta crescere con la complicità delle istituzioni al massimo livello e, ovviamente, con la colpevole complicità dei media.
    L’immagine qui sotto (da Wikipedia) rappresenta il successo dei Fridays for Future nel mondo, nel 2019.
    A parte la comprensibile “riluttanza” dei cinesi, si vede che è un fenomeno sostanzialmente Occidentale (UE, USA, Australia) , con il non trascurabile “primato” in Europa della Germania e dell’Italia. 🙁

    I paesi in via di sviluppo seguono a grande distanza e con poco interesse.
    Del resto, sono i candidati ad essere beneficiati dal piano di ristrutturazione mondiale della ricchezza, che tale è a mio avviso l’AGW.
    Perchè dovrebbero sollecitare una protesta interna che poi si rivolterebbe contro di loro, costringendoli a prendere impegni che non vogliono prendere?

    Fa già tutto l’Occidente economico-finanziario, che sta per far partire la seconda fase della globalizzazione: dopo la prima fase in cui si andava nel Terzo Mondo per avere lavoro a basso costo, adesso è arrivato il momento in cui quel popolatissimo mondo bisogna arricchirlo un pò affinchè possa consumare.
    Sostamento globale di ricchezza, appunto.

    Ed è proprio perchè vedo questo piano che non credo affatto che l’Occidente, anche di fronte ad un sostanziale defilarsi di Cina, Russia, India e Terzo Mondo, rinuncerà a premere sull’acceleratore del “business Green”.

    Ciò che farà, temo, sarà andare avanti come un treno, nel contempo usando argomenti propagandistici contro i “colpevoli” cinesi e gli “infidi” russi, che se ne fregano del clima.
    Nel frattempo, comunque, la “transizione ecologica” la farà pagare alle classi medie occidentali, colpevolizzate e mazziate, mentre quando vorrà farlo farà anche scelte non-ecologiche, senza strombazzarlo, come si sta già facendo (l'”ecologico” Biden che prima annulla le concessioni petrolifere date da Trump, poi qualche mese dopo ne concede di nuove per le trivellazioni in mare).
    Business is business.
    Chi c’è dentro ci guadagna, a scapito di chi ne sta fuori.

    Mi piacerebbe che accadesse un ripensamento in Occidente, ma non ne vedo le premesse e non ci spero.
    Più che la ragione e la Scienza oggi contano le idee assurde di una diciottenne immatura e invasata che farnetica di “eliminare le fonti fossili entro otto anni”, perchè sono le idee alla base dell’allarmismo AGW e fanno molto comodo per manipolare le menti e di conseguenza i comportamenti.

    Il vero rischio non è che la COP26 fallisca, il rischio è che NON fallisca!

    Immagine allegata

    • Sergio

      Purtroppo hai ragione.

    • Giorgio

      Sono d’accordo. Purtroppo, non c’è nessun complotto. Dico purtroppo perché per far fallire un complotto di solito basta smascherarlo. Qui invece c’è una convergenza di interessi da parte di agenti molto forti: c’è convenienza economica per alcuni, per i governi l’eterna tentazione del dirigismo (specialmente se la democrazia degenera nella tecnocrazia); in generale, se trovi il sistema per convincere le masse a comprare tutti le stesse cose, a comportarsi tutti nello stesso modo, eccetera, come non approfittarne se puoi? Per un venditore o un governante avere a che fare con qualcuno che non solo è prevedibile, ma anzi indirizzabile, è il massimo.
      L’unica cura è la conoscenza che ahimè costa tempo e fatica. E travasi di bile. A volte sarebbe meglio essere stupidi, si vive più tranquilli.

  8. Luca Rocca

    Per la Cina rifornirsi di carbone sul mercato internazionale non sarà molto facile e sicuramnte sarà molto caro. La ragione per cui l’Australia ha acquistato i sottomarini nucleari dagli stati uniti è stata una risposta politica all’ embargo cinese sul loro carbone. In breve, Il governo cinese ha tagliato all’ Australia da un giorno all’ altro circa la metà delle esportazioni di carbone Siderurgico e un terzo di quello da riscaldamento lasciando le navi Australiane con 8 milioni di tonnellate di carbone a fare la fila nei porti, Carichi probabilmente già pagati.
    Questo è successo circa nove o dieci mesi fa , la Cina ha fatto la voce grossa per il rifiuto dell’ Australia a partecipare alla via della seta e le polemiche sul Covid ora vediamo cosa succede.

    https://www.aspistrategist.org.au/beijings-ban-on-australian-coal-is-hurting-china/

  9. Mario

    Ognuno per sé e Dio con tutti 🙂

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