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Über Klima

Oggi prendiamo spunto da un articolo uscito in data 17 Ottobre 2021 e dal titolo : “L’import di Elettricità dalla Francia a +121%. Il nucleare d’Oltralpe fa la parte del leone”. Si parla dell’esplosione dell’import di potenza elettrica dalla Francia nel 2021, in buona parte a causa del calo della produzione rinnovabile.

Siccome noi siamo “green” e il nucleare ci fa schifo, giustamente importiamo energia prodotta da centrali nucleari a pochi km dal nostro confine. Ma questa è storia tristemente nota.

Continuiamo così, facciamoci del male

Si legge anche che a fronte dell’esplosione della bolletta elettrica (in buona parte dovuta allo sperpero di risorse per sostenere la “transizione”, e alla guerra mediatica e finanziaria mossa contro le compagnie petrolifere), l’Europa non trova niente di meglio che rilanciare: “Serve più Green!”.

Che suona un po’ come se un malato con la febbre alta si rivolgesse ad un medico per sentirsi dire: “40 gradi non bastano: bisogna far salire ancora la febbre!”.

Certo, ognuno ha i medici che si merita. E la storia europea insegna che troppe volte i paesi europei si sono affidati a ricette miracolose di stampo tedesco. Fino a ieri si trattava per lo più di carri armati, o meglio di panzer. Oggi che in Europa siamo diventati tutti verdi e pacifisti, si tratta semplicemente di soldi: di speculazioni sul debito pubblico, di alchimie finanziarie e di “blitzkrieg industriali” di là da venire.

Uber Klima

Ma il punto più interessante dell’articolo, e che andiamo di seguito a sviscerare ulteriormente, non è nuovo per i lettori del Villaggio. Si parla del fatto che l’elite finanziaria tedesca, a fronte del riconoscimento che l’Asia è ormai leader indiscusso nel manifatturiero e gli Stati Uniti lo sono per l’High Tech, ha ritenuto che anche la Germania dovesse essere leader in qualcosa di innovativo.

E per essere “uber alles” nel campo dell’innovazione tecnologica ha pensato di diventare il campione mondiale della tecnologia Green. Obbligando, di fatto, il resto dei paesi europei a seguirne il percorso di “transizione”.

Che gli interessi tedeschi siano al centro dell’improvvisa smania europea di tinteggiare tutto di verde è del tutto evidente dal fatto che al centro di tale “transizione” ci sono i motori, e in particolare gli autoveicoli.

Che si parli di veicoli elettrici, di celle a combustibile, di generazione di idrogeno, tutto punta in quella direzione: bisogna trasformare l’industria automobilistica tedesca in modo da portarla ad essere “leader” mondiale nell’automotive green. E tutta l’industria europea dei paesi satellite (dall’est Europa all’Italia stessa) deve dedicarsi pancia a terra alla causa. Nella speranza di raccogliere un po’ di briciole da sotto al tavolo tedesco.

Il problema è che si può essere bravi a fare le pentole, ma poi tocca fare anche i coperchi.

Una offerta nuova senza alcuna domanda

La storia dell’ultimo secolo abbondante dovrebbe aver insegnato che il dirigismo slegato dalla dinamica domanda-offerta è destinato a fallire. Eppure la “transizione” a guida tedesca si configura proprio come un esercizio di puro dirigismo. Non risponde ad una domanda da soddisfare, nemmeno in potenza: è al contrario espressione di una mera imposizione.

In quanto tale, la “transizione” tedesca non ha niente a che vedere con gli investimenti faraonici della Cina nel manifatturiero (atti a soddisfare la domanda famelica americana ed europea). Nè con la rivoluzione high-tech americana (atta a soddisfare dei bisogni che in potenza erano già fortissimi: comunicare, velocizzare i processi, comprare e vendere più facilmente).

L’approccio puramente dirigista della “transizione green” tedesca è esemplificato plasticamente dal fatto che il consumatore europeo semplicemente non avverte il bisogno di comprare un veicolo elettrico. Non vede una convenienza nel farlo, vuoi perché la macchina elettrica costa una fortuna, vuoi perché ha una autonomia limitata. O magari perché, alla luce dell’evoluzione della bolletta energetica europea, l’auto elettrica promette anche di dissanguare le finanze del proprietario.

Siccome la domanda non c’è, allora la si crea attraverso l’imposizione: legiferando in materia di emissioni di CO2. Servendosi di organismi europei pressoché totalmente sotto il controllo della Germania stessa. Sostituendo il bisogno con un obbligo. Ma questa non è economia di mercato, questa è pianificazione sovietica: è Gosplan.

Un moltiplicatore di miseria

L’altro coperchio mancante è nella scommessa che i paesi europei, oltre a raccogliere qualche briciola nella supply-chain del nuovo “motore tedesco”, saranno comunque acquirenti dei prodotti green in questione.

Se questo resta vero nei termini in cui aziende tedesche continueranno ad aggirarsi per l’Europa a disseminare pannelli fotovoltaici a destra e a manca, o a vendere tecnologie eoliche proprietarie, altrettanto non si può dire delle automobili.

È già sotto gli occhi di tutti il risvolto negativo della “transizione”, che si configura piuttosto come un puro e semplice moltiplicatore di miseria: prezzi dell’energia alle stelle, cittadini impoveriti e aziende che chiudono i battenti perché incapaci di generare profitti (dalla chimica alla siderurgia).

Come sono sotto gli occhi di tutti i piani di licenziamento di massa delle grandi case automobilistiche (circa 50,000 solo tra Daimler e Volkswagen) associati alla elettrificazione della produzione.

Se la gente non lavora (perché licenziata), difficilmente correrà a comprare un’automobile nuova. E ancor più difficilmente ne comprerà una che costa il doppio delle altre e che per giunta ti lascia appiedato dopo poche ore di utilizzo in autostrada.

L’assunzione più sgangherata

Ma l’errore più imperdonabile delle menti eccelse dietro alla “transizione” è pretendere che al pari della manifattura cinese o dell’high-tech americano, il green europeo a guida tedesca diventi una necessità imprescindibile anche per il resto del mondo.

Non lo è né può realisticamente esserlo, in quanto questo presuppone che anche il resto del mondo si doti dello stesso castello kafkiano normativo creato dall’Europa per imporre con la forza l’acquisto di un bene che nessuno vuole.

Con l’ulteriore aggravante che per l’automobilista di un paese in via di sviluppo un’auto elettrica è “imprescindibile” come può esserlo un’auto con standard anti-atomici o anti-effrazione aliena. Ovvero, è del tutto voluttuaria, quando non francamente ridicola.

Ed è a questo, in fondo, che servono le COP: ad obbligare anche gli altri a fare quello che l’Europa sta imponendo ai propri cittadini. L’equivalente di un evento fieristico globale in cui si vende clima-terrorismo con il proposito (nemmeno più celato) di vendere prodotti fisici (come le automobili) e finanziari (leggi fondi ESG), quando non di plasmare un nuovo ordine mondiale attraverso migrazioni epocali e redistribuzione associata della forza lavoro e dei rispettivi tassi di natalità

Perché la catastrofe climatica incombe. Ma se compri la Mercedes elettrica, forse te la scampi.

Non può funzionare

Se la narrativa giornalistica occidentale bombarda senza pietà i suoi sudditi con messaggi di clima-geddon dalla mattina alla sera, la realtà dei fatti (quella fatta di numeri e trend) dimostra senza alcuna possibilità di fraintendimento che non c’è nessuna catastrofe climatica in atto.

Anzi, per dirla tutta, in Europa (e non solo) non siamo mai stati meglio. L’emergenza climatica è solo nell’output di modelli climatici totalmente scassati che non sono mai stati capaci di prevedere nulla di sensato nell’ultimo mezzo secolo.

E se certa propaganda funziona in Occidente, con la funzione meramente sociale di abituare la classe media all’idea che sarà gettata in miseria e condannata all’irrilevanza, ma per una “buona causa” (il clima), è invece del tutto risibile aspettarsi che lo stesso accada in Estremo Oriente, o dall’altro lato dell’Atlantico.

I segnali che questa scommessa sia a dir poco azzardata ci sono già tutti: la Cina è interessata al “green” solo nella misura in cui essa può specularci, prevalentemente vendendo tecnologia verde in occidente. Per il resto, i cinesi non fanno mistero di accumulare a più non posso risorse idrocarburiche per proteggere la competitività del loro sistema industriale manifatturiero. In fondo è semplice: non vogliono fare la fine dell’Europa.

Lo stesso discorso vale per gli Stati Uniti, che ad uno schiocco di dita, e a seguito di un semplice cambio di amministrazione, possono tornare a spingere la produzione di idrocarburi shale con la facilità con cui si accende una lampadina. Energeticamente indipendenti, da sempre.

E poi resterà l’Europa: senza più manifattura, con un esercito di disoccupati sussidiati, e con una gamma di prodotti “green” fighissimi che però non vorrà nessuno al di fuori della disgraziata area geografica in cui quei prodotti saranno obbligatori per legge.

Verrà il giorno

Va da sè che il sogno di grandezza tedesco non contempla un evento tanto banale, quanto prevedibile.

Ovvero che venga il giorno in cui i rivali strategici europei (vuoi perché il mercato europeo sarà diventato per allora irrilevante rispetto al loro mercato interno, vuoi per motivi puramente geopolitici) cominceranno ad attaccare la narrativa clima-catastrofista.

Lo faranno a colpi di paper scientifici prodotti da istituzioni non più allineate con i desiderata geostrategici europei. Utilizzando dati che sono già a disposizione di chi li vuole utilizzare. E che ci dicono che a fronte del piccolo aumento di temperatura di un grado centigrado negli ultimi 150 anni, la catastrofe climatica, semplicemente, non si è mai materializzata. Nè promette di farlo in futuro.

E sarà un gioco da ragazzi invertire la narrativa, perché chi conosce realmente la materia sa benissimo che “in punta di paper” le previsioni di catastrofe climatica sono ribaltabili con la stessa facilità con cui si rovescia un guanto. Ché tutto quello che nella “scienza del clima settled” è dato oggi per certo, in realtà non è certo per niente (a partire dalla sensibilità del sistema alla CO2, ovvero fin nelle stesse fondamenta della teoria del riscaldamento antropogenico).

E cosa resterà allora dell’Europa? Un cimitero industriale, un esercito di disoccupati e un tessuto sociale completamente sfilacciato, immiserito e rabbioso. Sarà allora che si paleserà l’ennesimo disastro europeo di ispirazione tedesca. E come già scritto in altri post, e come già accaduto in un passato tanto tragico quanto recente, nel bunker con i tedeschi ci finiremo metaforicamente anche tutti noi.

A meno che, nel frattempo, non cambi qualcosa. Magari grazie ad una presa di consapevolezza collettiva che potrebbe maturare più rapidamente del previsto di fronte al disastro già tangibile di una transizione senza senso e disumana.

Sperare in un colpo di scena non costa nulla. Del resto, questo film l’Europa l’ha già visto troppe volte.

 

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Published inAttualità

25 Comments

  1. AleD

    bla bla bla approfondisci a cosa è dovuto l’aumento dell’energia elettrica dai così ci fai ridere! ma ti devi aggiornare non ripetere le solite menate ormai vecchie. così spieghi anche a cos’è dovuto l’aumento del prezzo del metano… colpa delle rinnovabili anche li? ma magari è un aiuto a capire la differenza tra un edificio in classe g (ancora la maggioranza) e uno in classe a (ancora la minoranza) con vmc (ancora la stragrande minoranza). aggiornatevi cavolo, siete schiavi delle vostre pippe ripetute a oltranza, alla pari degli altri che però criticate e invece l’approccio è identico. cherry picking da 2 centesimi.

    • Massimo Lupicino

      Per poter spiegare qualcosa dovrei prima capire quello che hai scritto. Chiedero’ ad un interprete…O ad un esorcista

  2. Luebete

    Non saprei.
    Nell’articolo si parla di interessi geopolitici in conflitto.
    Temo però che a tendere tali conflitti tenderanno a sopirsi grazie al continuo accentramento economico di pochi soggetti mondiali (famose multinazionali).
    A quel punto gli interessi geopolitici vengono meno rispetto agli interessi economico-sociali di tali concentrati di potere.

  3. Roberto

    Sono lieto che i cari amici (pardon compagni arricchiti sarebbe più appropriato) cinesi usino massicciamente Audi.
    Io, al massimo, mi posso permettere la A1 che peraltro non mi piace neanche un po’.

    • MB

      Gentile Sig. Roberto,

      non dimentichiamoci di Tesla! Comunque la Repubblica Popolare Cinese non è un paese comunista. O meglio il Comunismo con caratteristiche Cinesi non è Comunismo, essendo il Comunismo difficilmente compatibile con il Confucianesimo, radice comune dei paesi dell’Estremo oriente.

  4. Massimo Lupicino

    Grazie a tutti per i commenti. Aggiungo solo che nell’ultimo anno la vendita di plug-in in Europa ha corrisposto a circa l’8% del mercato. Ancora piu’ interessante il fatto che il 73% di tutte le vendite di auto elettriche in europa sia limitato ad appena quattro paesi: Svezia, Olanda, Finlandia e Danimarca. Paesi evidentemente benestanti.

    Il discorso qui evidentemente non e’ se le macchine elettriche si vendano o meno. Ma piuttosto nel fatto che la gente sia COSTRETTA a comprarla da legislazioni draconiane in materia di emissioni. Il risultato (gia’ sotto gli occhi di tutti) e’ che le macchine elettriche le comprano “i ricchi”, mentre i poveri (categoria che inghiotte progressivamente anche la ex-classe media) continuano a guidare o a comprare macchine a combustione interna.

    Come a dire che pochi comprano l’Apple, mentre gli altri comprano i telefonini cinesi o la gamma bassa di Samsung. Quello che non viene detto e’ che allo stringersi del cappio, quando circolare con le auto a combustione interna sara’ impossibile, saranno in tanti a rinunciare alla mobilita’. Cosa che succederebbe se domani con la telefonia se ci fosse l’obbligo di comprare solo telefonini Apple.

    E quindi… tutti a piedi. Quasi tutti. Oppure a guidare gli avanzi dei ricchi (solo macchine elettriche abbondantemente usate). Ma il mercato del nuovo come lo si alimenta se i compratori restano comunque pochi? Ai posteri l’ardua sentenza.

    • Roberto

      Faccio molta fatica a credere che le economie dei Paesi del Sud Europa è ci metterei anche Irlanda e Regno Unito possano vantare nel futuro dominato dall’alimentazione elettrica le vendite attuali di autoveicoli.
      Staremo a vedere…
      Essendo stato in tre di quei quattro Paesi menzionati, si coglie immediatamente lo stato di benessere e prosperità di quelle società, per quanto la Finlandia, mi sia parsa un poco al di sotto di Paesi Bassi e Danimarca.

    • MB

      Gentile Sig. Lupicino,

      mi sono sempre posto una domanda: perché nessuno ha mai sostenuto realmente il metano per autotrazione?
      Il metano non richiede trucchi elettronici per superare i test d’omologazione come non richiede dispositivi tecnicamente assurdi come il Filtro Anti Particolato.

      Qualche possibile risposta: non è bello accordarci con Putin? Il peso negoziale dell’Italia verso altri fornitori come l’Egitto è prossimo a quello del Botswana?

      Magari qualcuno può suggerire altre risposte.

      Vorrei concludere con una considerazione che potrà scandalizzare qualcuno: se non costasse lo sproposito attuale, io acquisterei volentieri un’auto elettrica. Il confort di un motore silenzioso che non genera vibrazioni, la coppia da fermo potrebbero tentarmi a spendere qualche soldo in più rispetto ad un motore termico. Non di certo sono disposto a pagare il doppio.
      Ovviamente mi sto riferendo ad un’auto leggera per uso cittadino, dato che preferisco spostarmi con i mezzi pubblici per quanto possibile, di certo mai acquisterei un SUV equipaggiato da un motore da 200 kW, la cui ricarica serale potrebbe provocare un black-out!

      Buona giornata.

    • Massimo Lupicino

      Caro MB, e’ una delle tante domande alle quali non c’e’ risposta. Si potrebbe scriverne a fiumi. La radice di tutto e’ che qualcuno ha deciso che bisogna fare a meno degli idrocarburi, e l’Italia al solito si e’ piegata senza battere ciglio. Abbiamo risorse immense di gas naturale in adriatico che lasciamo marcire. Delle “grandi” potenze della UE siamo l’unica ad avere risorse cospicue di idrocarburi eppure le teniamo li’, casomai qualcuno si offende, non fosse mai che le estraessimo. E’ evidente che l’agenda e’ dettata da fuori. Come e’ evidente che l’Italia, da molto tempo a questa parte, ha rinunciato completamente a difendere l’interesse nazionale in ogni consesso internazionale.

  5. Eccellente articolo.
    L’unico appunto che farei è che secondo me la mossa della Germania (che rischia di costare carissima anche agli altri europei) va A TRAINO di tutta la “narrazione Green” che è esplosa da qualche anno e che è GLOBALE in tutto l’OCCIDENTE, USA compresi, sotto l’egida veramente “malefica” dell’ONU.

    Non sto qui a ribadire in dettaglio la mia convinzione sull’origine economico-globalizzatrice-consumistico-terzomondista di tale narrazione, con la sfortunata (per noi “gente comune” del Primo Mondo) coincidenza di interessi tra top-business del’Occidente e aspirazioni di arricchimento del Terzo Mondo, voglio solo sottolineare che questa cosa è partita ben prima dei guai dell’automotive tedesca (vedi Dieselgate e supermulte a VW) e (purtroppo) va ben oltre l’interesse della Germania.

    La narrazione catastrofista sul clima, che per fortuna nessuno aveva mostrato di prendere davvero sul serio fino a pochi anni fa (nonostante le firme degli accordi di Kyoto, 1997/2005, e di Parigi, 2015), viene avanti da trent’anni e riguarda tutto l’Occidente e tutti i settori produttivi.

    Anche se sono convinto che la ragione primaria (e sciagurata) di questa “leadership Green europea” della Germania, o almeno la spinta iniziale, sia stata data proprio dalla crisi dei costruttori tedeschi e dal tentativo di trovare una via d’uscita che non fosse solo e non tanto di sfida tecnologica ma puntasse anche e soprattutto su leggi, restrizioni ed imposizioni ai cittadini.
    Una “via di uscita dal Diesel” DROGATA da leggi “ecologiche” a cercare di imporre scelte forzate agli automobilisti.

    Certo, che adesso la UE ci salti sopra senza esitazioni, per colpa della Germania e del suo automotive, è cosa che rischiamo di pagare a carissimo prezzo e fa particolarmente rabbia.
    Perchè questo assurdo ed autolesionista obiettivo, se veramente si cercherà di ottenerlo, di fare dell’Europa il “Primo Continente ad Emissioni Zero” (Ursula von der Leyen) è il figlio della crisi di UN settore economico di UN paese UE.
    Anche se ben sappiamo che quel paese “è quello che comanda” (almeno finora).

    Il rischio è che potremmo arrivare davvero, forzatamente, ad essere il “primo continente ad emissioni zero”, ma per altri motivi che non la “virtuosità climatica” …

    Immagine allegata

  6. flick95

    tutto interessante ma sembrate dimenticare un particolare. La Germania anzi i cittadini tedeschi non sono sprovveduti come gli italiani e quando votano per le elezioni europee eleggono dei politici che in media sono preparati e hanno le idee chiare sul da farsi. Noi eleggiamo dei miserabili incompetenti che spesso non conoscono nemmeno l’italiano, figurarsi le altre lingue dell’unione. Sono spesso assenti e tutto fanno meno che l’interesse dei loro elettori. Quindi direi che la Germania non ha dichiarato alcuna guerra, semplicemente noi e non solo noi ci siamo arresi subito perché abbiamo da sempre snobbato e sottovalutato l’occasione dell’unione europea. Un ultima cosa, potete portarmi tutte le tabelle del mondo con prezzi dati di vendita e quant’altro ma, alla luce di quanto dimostrato in questi anni dall’industrai automobilistica tedesca, andrei cauto nell’affermare che il loro investimento nel green è un azzardo.

  7. Mi risulta complesso capire come un cittadino che ha sempre comprato auto nella fascia di prezzo tra i 10 e i 15 mila euro, perchè quella cifra si può permettere, possa spendere il doppio per la stessa automobile, che oltretutto durerà molto meno e, visti i chiari di luna presenti e attesi sui prezzi dell’energia elettrica, costerà in mantenimento la stessa cifra di un’auto a gasolio a parità di chilometri percorsi – ricordo, en passant, che sui 1,8 euro di costo di un litro di gasolio pesano per molto più di un euro tasse e accise.
    Signori, parliamo di quasi 30.000 euro per una Corsa o una Zoe, ma scherziamo???
    E sarebbe anche il caso di finirla con tutti questi incentivi a tutto. Se una tecnologia NON è matura e non può stare sul mercato, che se la paghi chi la vuole comunque.

  8. Roberto

    Sono un cliente PSA dal 2001, ma, francamente, non ho mai avuto problemi da farmi ritenere che avevo comperato auto mediocri o addirittura scadenti, cosa che invece avevo sperimentato quando possedevo prodotti di una nota casa automobilistica che all’epoca, aveva sede a Torino. Per carità, si tratta soltanto di esperienza personale. Peraltro, faccio notare che il modello C3 Aircross recentissimamente riveduto e aggiornato ha soltanto motorizzazioni a benzina e a gasolio. Quindi, a tutt’oggi l’auto elettrica presenta scarse possibilità di scelta al di là dei sacrosanti rilievi dell’articolo di Lupicino su costi e autonomia.
    Aggiungo che per le tasche di molti ( incluse le mie) Mercedes, BMW, Audi, Volvo ed altri salvo cambiali o prestiti usurai ovviamente non consigliabili sono “off limits” già a benzina e a gasolio, figurarsi i modelli elettrici di oggi e (quasi) certamente del prossimo futuro.
    Resteranno , forse (?) Stellantis, Wolkswagen, Ford nonché cinesi e coreani con i loro marchi “popolari” a motorizzare gli europei impoveriti.
    Faccio notare che, con lo stato penoso delle infrastrutture stradali e autostradali nazionali specie se provviste di ponti, viadotti e gallerie, il problema dell’autonomia ridotta e delle postazioni di ricarica potrebbe persino non porsi., nel senso che non ci si potrà più muovere ome si fa oggi.

    • MB

      Gentile Sig. Roberto,

      penso che la il Suo post sia in risposta ad una mia considerazione.
      Concordo che la qualità dell’ex gruppo Torinese sia discutibile non meno di quella dell’attuale padrone copartecipato dal Governo Francese, tuttavia posso confermare che all’interno delle aziende automobilistiche francesi ci si pone parecchie domande.
      Una chiave di lettura non ancora esaminata: l’export verso la Repubblica Popolare Cinese.
      Contrariamente alla vulgata comune il traffico automobilistico delle grandi città è costituito da un buon numero di auto di un certo costo, con forte apprezzamento verso i prodotti tedeschi, tra i marchi che meglio hanno sfondato, Audi ha ottenuto un buon successo.
      Inoltre immatricolare all’acquisto una vettura a trazione termica costa in molte città cinesi l’equivalente di diverse migliaia di euro, immatricolare un veicolo elettrico è gratuito.
      Nelle maggiori città Cinesi circolano infatti molte Tesla.
      Che i produttori tedeschi guardino ad oriente non è una novità; ricordo i saluti affettuosi di Xi al cancelliere (perché cancelliera?) Merkel uscente.

      Buona giornata.

  9. riccardo

    tutto vero,
    però che il consumatore non voglia comprare auto elettriche ….
    proprio oggi, mi permetto di dissentire (vedi allegato)

    Immagine allegata

    • maurizio rovati

      Citare la fonte grazie.

    • Franco

      hai provato ad entrare in un autosalone per comprare il nuovo?
      O compri misto endotermico/elettrico o tutto elettrico, da chiunque,.. è ovvio che i numeri aumentino..ma dai..

    • DonatoP

      Bisogna tener conto che Tesla immatricola trimestralmente, quindi il totale (pur elevato in assoluto) sarebbe da dividere per 3.

    • riccardo

      fonte: qualsiasi quotidiano datato 26/10/2021

    • Luca

      Perchè hanno venduto 24.000 Model 3 in tutta Europa a settembre? A fronte di incentivi stratosferici? Io vedo che con poco/nulla incentivi Clio e Sandero (praticamente la stessa auto con marchio diverso) vendono di più… E vendono 4-5 volte di più rispetto ad una Zoe che è un’auto di quel segmento…
      Chi compra Model 3 è un cliente agiato che può spendere oltre 40.000 (gli altri 10. ce li mettiamo tutti noi con gli incentivi) o che può permettersi di pagare un leasing o noleggio con rate da 1000 euro al mese… Quindi non il medio… Di cosa parliamo? Leggete bene i dati!

  10. andrea beretta

    Diciamo che l’unica guerra (perché parlandoci chiaro, questa è un’aggressione e non capirlo è ancora più grave dell’aggressione in sè) vinta dal nostro giovane paese unito è stata fatta quando ci alleammo contro la Germania. Historia magistra vitae…e proseguendo con le citazioni manzoniane, quel giorno arrivò davvero per don Rodrigo.
    E comunque le macchine sono già tartassatissime, quantomeno nelle grandi città: basti pensare che la proverbiale scióra Maria che vive a Milano deve pagarsi ogni anno 500 € di assicurazione, 150 di bollo, se parcheggia fuori dalla sua zona di residenza 2 € l’ora (ma non in centro dove si va tranquillamente in doppia cifra), e approposito di centro, 5 € per accederci. A mio parere è sufficiente così, no?

  11. rocco

    CC=CA+CN
    CN=dinamica complessa
    CA=A+G
    dove:
    CC= cambiamento climatico
    CA= cambiamento antropico
    CN= cambiamento naturale
    A= albedo
    G= gas serra
    In breve queste sono le equazione logiche del clima.
    Si capisce che eliminando CA rimane CN che comunque è potente!
    Quindi nessuna soluzione di Stabilità come auspicato.
    Ma ciò che fa definire una balla completa la lotta ai cambiamenti climatici è la terza equazione.
    Pur eliminando G, rimane comunque A e quindi neanche il CA può essere eliminato.
    Pare che A sia molto più potente di G (almeno in Cina secondo questo studio The contribution of intensified urbanization effects on surface warming trends in China https://link.springer.com/article/10.1007/s00704-019-02892-y ) e tutyti noi siamo a conoscenza dell’effetto isola di calore degli insediamento urbani.
    Questi sono destinati ad aumentare per l’aumento della popolazione mondiale, per cui pur riducendo G, aumenta A.
    In conclusione, la lotta ai cambiamenti climatici è una frottola scientifica, utile a “mercanti” e banchieri, ma un ecatombe per tutto il resto.

  12. Disamina lucidissima, che fotografa con terribile chiarezza la situazione in atto.
    E’ la terza guerra mondiale iniziata dai tedeschi contro i vicini europei, senza carri armati e senza sparare con le armi, ma che farà lo stesso numero di vittime e lo stesso disastro sociale se non fermata prima. Anche perché la Germania non ha mai fatto marcia indietro di sua sponte anche di fronte al baratro, è sempre stata costretta a farlo.
    E io – la butto lì! – credo che i primi a sfasciare il giocattolino crucco, al di là dei marginali polacchi e ungheresi, saranno i francesi, i quali per ora scodinzolano allegri nella coda dei tedeschi. Ma quando le conseguenze delle demenziali scelte teutoniche imposte cominceranno a toccare sul vivo le LORO ricchezze, le LORO peculiarità, i loro prodotti, allora vedrete che cominceranno a ribellarsi.
    Speriamo presto (secondo me non manca poi molto, ma forse il mio è ottimismo o un desideratum – e mi secca anche che siano i galletti ad essere la chiave di svolta, peraltro sono loro che hanno contribuito a rafforzare la Germania appiattendosi sulle sue scelte) .

    • MB

      Gentile Sig. Maggiolini,

      un’interessante disquisizione; tuttavia vorrei notare che l’industria automobilistica francese (peraltro pesantemente sussidiata da fondi statali, in barba ai regolamenti Europei sulla concorrenza) si stia lanciando verso la trazione elettrica.
      Si può ipotizzare che sia un tentativo di rilancio di un’industria in pessimo stato il cui decadimento è dovuto a semplicemente alla scarsa qualità del prodotto transalpino.
      Comunque definire la politica francese sottomessa rispetto a Berlino è riduttivo: la Francia non versa in condizioni socio-economiche migliori dell’Italia (ricordiamo le periferie francesi a rischio scoppio), eppure non è valutata come un Paese semifallito come purtroppo viene spesso catalogata l’Italia.
      In realtà la Francia ha impiegato l’EU per finanziare le proprie industrie, dall’aerospazio all’elettronica, con risultati altalenanti.
      Oggi l’obbiettivo Francese è l’Esercito Europeo, ovvero l’Armée pagata dei tedeschi.
      Disse De Gaulle che La Germania è il carro e la Francia il cocchiere, alludendo che la Francia disponeva d’armamento atomico, mentre alla Repubblica Federale ciò sarebbe stato precluso dagli USA.

      Buona giornata.

  13. Brigante

    Trovare articoli e notizie sensate come questo , nel mezzo dell’assordante frastuono mediatico, sta diventando un’impresa! Forse perché anche le persone di buon senso sono rimaste in poche. Oggi leggo di nuovi eco bonus per quei mostruosi skateboard con il manico, giocattoli per adulti fighi e pericolosi strumenti di invalidità per giovanissimi, ma tanto c’è l’obbligo del casco ed è tutto risolto. La stessa dinamica ragionatoria c’è dietro le auto elettriche, i pannelli e tutto il resto. Ringrazio per il prezioso contributo e mi permetto di aggiungere questo: https://www.ilsussidiario.net/news/nucleare-le-bugie-tedesche-sulleolico-per-indebolire-la-francia/2236221/ tanto per rimanere nel leitmotiv dell’incipit della discussione.

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