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CRUHack – La Parola alla Difesa

In questi giorni si è detto tutto ed il contrario di tutto sulla spinosa vicenda della sottrazione dei dati dai server della UEA, però, almeno sin qui, chi aveva brillato per la propria assenza erano stati i protagonisti principali, ovvero le istituzioni e gli individui rimasti a vario titolo coinvolti. Questi ultimi, comunque, avevano già abbozzato una linea di difesa affidandosi ad un blog semi-ufficiale, dalle cui pagine sono soliti intervenire informalmente nei dibattiti che hanno via via preso piede in ordine alla scienza del clima negli ultimi anni. Questo in fondo non stupisce, avranno avuto bisogno di capire le dimensioni del problema e di delineare una strategia.

Finalmente ieri sono state rilasciate delle dichiarazioni ufficiali , sia dalla University of East Anglia, che da colui che nelle mail trafugate è chiamato in causa più spesso, che dalla Climate Research Unit come istituzione. Prendiamo spunto innanzi tutto dalle parole del Prof.  Trevor Davies, Pro-Vice-Cancelor for Research proprio alla UEA.

Per iniziare ad affrontare il tema Davies non trova di meglio che fare un po’ di sana propaganda pro-AGW, che in questo contesto credo faccia più male che bene alla “causa”, ma che in fondo non guasta mai. Dopodichè ci fa sapere che il confronto con quanti non abbracciano la teoria mainstream può avvenire solo nell’ambito del sistema di revisione paritaria su cui sono fondate le determinazioni dell’IPCC. Bella scoperta! peccato che non spenda neanche una parola sull’approccio che a questo sistema sembra avessero (hanno?) i suoi collaboratori.

Secondo lui la pubblicazione di dati a loro sottratti sarebbe l’ultima trovata di una campagna vessatoria, ordita allo scopo di screditare le basi scientifiche a supporto della necessità di azioni urgenti che i governi del mondo dovrebbero intraprendere per mitigare o adattarsi al cambiamento climatico. Anche qui, colto da amnesia, dimentica di dire che tale urgenza è diretta conseguenza di quanto da loro diffuso, soltanto oggi finalmente visibile nei dettagli anche a quella parte della comunità scientifica che su questo è tutt’altro che concorde.

Circa le richieste di dati ricevute e spesso respinte si trincera dietro le normative, ovvero dietro quelle stesse regole che sembra che lui ed i suoi facessero (facciano?) fatica a digerire. “Piuttosto che consegnare questi dati a McIntyre, li distruggo”, cito a memoria. Comunque, egli dice, ricorrendo un po’ alla tecnica dello scarica barile, che sono state sempre seguite le indicazioni delle autorità. Il fatto che fossero loro a a dire a queelle autorità a chi si poteva rispondere e chi no è puramente incidentale. “Mi ci sono volute due ore e mezza per far loro capire chi è McIntyre”, cito sempre a memoria.

Ad ogni modo sembra che, data la grande quantità di dati che hanno a disposizione, le procedure per chiedere il permesso di rilascio ai leggittimi proprietari delle informazioni, possano essere lunghe e farraginose. Forse in questo caso Davies si riferisce alla famosa serie Yamal, richiesta da McIntyre per anni e anni e mai concessa, fino ad un altro “inconveniente” informatico, quando cioè fu lasciata inavvertitamente disponibile su un server pubblico. In quel caso la risposta fu che chi aveva originato la serie una ventina di anni prima, non aveva concesso il permesso di cederla a terzi. Peccato ancora che sembra che nel documento con cui quei dati furono acquisiti dal CRU non figuri alcun divieto. Al contrario, dalle conversazioni trafugate si evince chiaramente lo sconcerto tra i ricercatori nel constatare che chi aveva elaborato quella serie al CRU si era a quanto pare “messo nei guai”, usando tecniche non difendibili, nè, appunto mostrabili. Di questo tra l’altro si è discusso a lungo in tempi molto recenti.

Davies conclude con una autentica perla. Dati come quelli richiesti sono comunque disponibili anche presso il GISS e la NOAA (gli altri due database mondiali); vale a dire se proprio li volete chiedeteli a loro. Noi comunque – prosegue- faremo una revisione interna e indipendente di tutto il materiale e vi saremo sapere se abbiamo fatto qualcosa di male. Geniale.

E veniamo ora a Phil Jones, capo del CRU, colui che ha più risultati su google in questi giorni di Michael Jackson qualche mese fa. Questo in sintesi il sunto del suo statement.

Negli ultimi giorni abbiamo trascurato la cosa più importante: avremo di fronte enormi difficoltà se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta. Qui ho creduto parlasse del 2012, poi ho pensato si riferisse al traffico della City, stile Johnny Stecchino a Palermo, infine ho capito che parlava di clima. Lanciato il suo anatema, Jones continua dicendo che ci si deve interrogare sulla contemporaneità di questa intrusione e successiva diffusione dei dati e l’imminente conferenza di CO2penhagen. Evidentemente si vogliono mettere in dubbio le basi scientifiche di ciò che deve essere discusso (e dagli!). Embè? Se non lo si fa ora, quando si dovrebbe fare, dopo la firma degli accordi?

E poi prosegue. Che il mondo si scaldi non ci piove (ops, scusate, mi è scappata!), anche gli altri centri di trattamento dati hanno raggiunto i nostri stessi risultati, per cui non c’è nessun bisogno di ricorrere a manipolazioni (brividi alla schiena). Riconosco assieme ai miei colleghi che alcune conversazioni non fossero proprio il massimo e di questo siamo dispiaciuti. Alcune espressioni del resto erano frutto della foga del momento, altre, semplice risultato dell’uso di un gergo colloquiale. Non una parola sui contenuti. Piccolo compito a casa per chi legge: trovare una serie di sinonimi che in modo formale o colloquiale  e senza dar adito a truffaldine interpretazioni scettiche, esprimano gli stessi concetti delle espressioni, to hide (nascondere, nella fattispecie il declino delle temperature), beefed up (ingrandire, nel caso la percentuale di rischio), big public splash (un gran bel botto, qui si parla di media).

Passiamo ora al comunicato ufficiale del CRU come istituzione.

Tralascio, ovvero lascio alla vostra lettura tutta la parte iniziale, perchè ripete di fatto quanto detto da Jones circa l’accordo tra il loro dati, quelli del GISS e quelli della NOAA (riecco i brividi). Mi sembra però giusto spendere una parola sul “core” del contenuto di questo statement, la famosa parola “trick” e l’altrettanto famosa divergenza tra i dati proxy e le temperature osservate. Quello che la comunità scientifica conosce come “divergence problem” è stato ampiamente discusso già in altre occasioni. Visto che in realtà questro problema è salito alla ribalta solo quando McIntyre ha fatto le pulci all’Hockey Stick, cioè alla loro ricostruzione della temperatura, per chiudere definitivamente la questione è sufficiente che ci spieghino esattamente cosa si intende con l’espressione “artificially adjusted” riferita alle temperature e trovata tra i commenti al codice di elaborazione della serie. Se ce lo dicono ci mettiamo tutti più tranquilli.

Insomma, a conti fatti la difesa è deboluccia. In primis raggiunge lo scopo di sdoganare definitivamente il contenuto delle mail e dei file trafugati, perchè non c’è nessuna traccia di smentita. Poi si cela dietro al vittimismo per aver subito un attacco volto a metterli in cattiva luce (veramente in cattiva luce ce li ha messi il contenuto dei materiali, o no?). E infine è ammantata di propaganda, aspetto questo che con i fatti da commentare non ha nulla a che vedere. Così, quella che doveva essere la risposta degli scienziati diviene una risposta da politici fatta da scienziati. Il lupo perde i dati ma non il vizio.

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Published inAttualitàNews

26 Comments

  1. alessandrobarbolini

    ma perche ci dobbiamo fare dei problemi,tanto non cambiera mai un bel niente,saremo sempre dipendenti da petrolio e il clima mutera sempre..
    sperimenteremo tutti quei piccoli cambiamenti che la nostra corta vita ci permettera di sperimentare….mettetevi il cuore in pace..se rivolete delle nevicate da stile 85,abbiamo sbagliato epoca..dovevamo nascere al tempo dei dogi

  2. Luca Galati

    Questa è la replica di Nature:

    http://www.nature.com/news/2009/091124/full/462397a.html

    mi sembra abbastanza convicente, per nulla sopra le righe ed equilibrato.

    Soprattuto il passo che dice: “se qualcuno pensa ci sia stata davvero una falsificazione dei dati proponga la sua serie temporale di dati visto che questi sono stati accessibili per decenni anche da parte di altre associazioni di ricerca climatiche.”

  3. Luca Galati

    Questa è la replica di Nature:

    http://www.nature.com/news/2009/091124/full/462397a.html

    mi sembra abbastanza convicente, per nulla sopra le righe ed equilibrato.

    Soprattuto il passo che dice: “se qualcuno pensa ci sia stata davvero una falsificazione dei dati proponga la sua serie temporale di dati visto che questi sono stati accessibili per decenni anche da parte di altre associazioni di ricerca climatiche.”

  4. Franco Scarpa

    Oltre al contenuto delle mail, dei trattati sull’inquinamento, credo sia interessante porre l’attenzione sulle misure che contro questo “riscaldamento globale” stanno venendo in essere.

    The Royal Society, in un suo documento ufficiale intitolato “Geoengineering
    the climate”, parla chiaramente di “Stratospheric Aerosols”, al punto 3.3.3 del documento, quale metodo per contrastare il riscaldamento globale.

    Anche sul sito del CFR parlano di questi Stratospheric Aerosol , nel documento dell’aprile 2008 intitolato “Unilateral Geoengineering
    Non-technical Briefing Notes for a Workshop At the Council on Foreign Relations”

    Addirittura in questi giorni è uscito sul sito de “La Stampa” un articolo, credo abbastanza singolare, che evidenzia gli effetti positivi sul clima che avrebbero gli scarichi delle ciminiere delle navi

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=1204&ID_sezione=76&sezione=Ambiente

    Anche qui gli argomenti sono simili. Ne riporto un pezzetto:
    “Da notare che, effettivamente, l’ipotesi di “fertilizzare” con biossido di zolfo gli alti strati dell’atmosfera è una tecnica di geo-ingegneria più volte suggerita da vari scienziati (tra cui il premio Nobel Paul Crutzen) come sistema per schermare i raggi del sole.”

    Tutte queste operazioni non ho ben capito con quali mezzi debbano essere esplicitate.

    Credo che forse il Convegno di Copenhagen ci potrà togliere qualche dubbio al riguardo, staremo a vedere.

    • Lorenzo

      Io spero invece che più che toglierci qualche dubbio a riguardo, almeno la geoingegneria, che io ribattezzerei geofollia, rimanga confinata alle chiacchiere dei conferenzieri in pausa caffè. 🙂

  5. Claudio Costa

    butto lì un pò di malizia.
    Dopo aver letto un pò di e mail, e le reazioni ad esse, (difesa compatta e minimizzare) ho come una strana sensazione, senza alcuna prova

    .. a me sembra un mandato.

    Una linea politica che chiede ad un gruppo di scienziati di esaltare le differenze di temperature rispetto al medioevo per poter sciallare la frase: “un riscaldamento senza precedenti negli ultimi 2 millenni la cui causa non può che essere la CO2”

    …in cambio carriere, ma soprattutto protezione da qui all’eternità.

    • Claudio Costa

      la mia malizia, senza alcun fondamento sia chiaro, affonda in questa e mail

      http://www.eastangliaemails.com/emails.php?eid=136&filename=938018124.txt

      In cui il Briffa parla di pressioni per affermare che non c’è stato mai un riscaldamento simile a quello dell’ultimo periodo….
      Tanto che anch’io come il Morabito pensavo che la talpa fosse il Briffa o qualcuno a lui vicino, colpito da una crisi di coscienza

  6. Luca Galati

    Figuriamoci se è in discussione l’AGW con tutta l’estrema debolezza delle tesi scientifiche ‘scettiche’…mi fa ridere: non aspettavate altro per far propaganda politica…vedremo tra qualche mese cosa ne rimarrà dell’argomento…

    Saluti
    LG

  7. Luca Galati

    Figuriamoci se è in discussione l’AGW con tutta l’estrema debolezza delle tesi scientifiche ‘scettiche’…mi fa ridere: non aspettavate altro per far propaganda politica…vedremo tra qualche mese cosa ne rimarrà dell’argomento…

    Saluti
    LG

    • Sono convinto che tu abbia ragione, Ma ho ancora una speranzella che invece a crederci rimanga solo tu. Enjoy.
      gg

    • Luca Galati

      Ma le pare che, dati i toni degli articoli, debbano esserci solo persone compiacenti alle vostre idee e non anche degli oppositori alle vostre tesi, suvvia: non è realistico.

    • No No, non è questione di compiacenza, è questione di merito. Se parlassi di questo sarebbe meglio.
      gg

    • Che se la sua intenzione era di riportare l’intera serie, ovvero arrivare fino ai giorni nostri comparando serie storiche e dati strumentali ha sbagliato, e anche molto. Se poi ha dichiarato che i dati venivano da questo lavoro ha sbagliato ancora. Se poi le intenzioni erano altre non so.
      Dai su, dicci di chi parliamo. 🙂
      gg

    • Giovanni Pellegrini

      La figura e’ stata riportata commentando che dimostra come durante il PCM fosse piu’ caldo di ora. Altre opinioni rispetto a quelle di Guidi, sempre deliziosamente ironiche?

      Cordiali Saluti

      Giovanni pellegrini

    • Giovanni sbagli, nessuna ironia. In verità credo di sapere come andrà a finire, ma non voglio toglierti il gusto della sorpresa. Ah, questa sì, è un po’ ironica.
      gg

  8. teodoro georgiadis

    Non so se conoscete W.Hughes. E’ un ricercatore australiano che fino dal 1990 si accorse che mentre i dati urbani avevano andamenti simili a quelli dell’AGW, quelli rurali presentavano una stazionarieta’ se non una lenta discesa nell’ultimo secolo.
    Australia significa che quando si dice citta’ ci sono tutti ma proprio tutti, quando si dice rurale se va bene sono conigli o canguri. Quindi due architetture completamente diversificate.
    Hughes produsse diversi lavori con Balling e Idso in seguito.
    Nel 2000 scrisse al proprio parlamente per chiedere che l’Australia non ratificasse ulteriormente accordi alla Kyoto.

    Ecco cosa ho trovato oggi sul blog Bravenewclimate:
    “Now begins the fun. Warwick Hughes, an Australian scientist, wondered where that “+/–” came from, so he politely wrote Phil Jones in early 2005, asking for the original data. Jones’s response to a fellow scientist attempting to replicate his work was, “We have 25 years or so invested in the work. Why should I make the data available to you, when your aim is to try and find something wrong with it?”.

    Rispostina duretta e scorretta se vera, d’accordo?

    • Sì, l’ho visto, però si potevano applicare un po’ di più.
      gg

  9. In sintesi la loro difesa consiste nel lamentarsi che qualcuno (dei loro) ha steso i loro panni sporchi in pubblico, sostenendo che i panni sporchi, che tutti vedono sporchi, in realtà non sono sporchi, e che questi panni sporchi, non sporchi, sono stati messi là per far vedere che loro avessero dei panni sporchi!
    Ma dico, questa gente conosce le parole: dignità e logica?

  10. teodoro georgiadis

    E io continuo davvero a pensare che presto anche i colleghi che si avvicinano molto piu’ del sottoscritto alle posizioni IPCC chiederanno una verifica completa e totale. Si faranno sentire.

    Ormai e’ evidente che non solo nessuno ha smentito ma quelle arrivate sono conferme, con dei distinguo ma conferme.
    Tutto alla vigilia di COP15!?
    Ma se ci fossero secche smentite, se ci fossero degli ‘io quella roba li’ non l’ho mai scritta’, oppure ‘adesso ti spiego io come funziona il codice cosi’ vedi che e’ il meglio’ o ‘volevi i dati? ecco intasati il PC’. Se ci fossero commenti cosi’! Non c’ero e se c’ero dormivo, passerei anche questa come giustificazione.
    Un terribile complotto? Bene, dimmi che quello che abbiamo letto non e’ vero. Non giocare con i termini, c’e’ troppa roba che non funziona per giocherellare con i termini.

    Silenzio scientifico…solo quelle 4 carabattole di giustificazioni da assessore pescato fuori piano regolatore.
    Giornali…silenzio.
    Politici…silenzio.
    Un silenzio assordante per le libere coscienze.

    • Luca

      giungo su questo sito proprio dopo aver letto la replica sul forum del corriere e aver cercato informazioni sulla vicenda nei vari siti delle testate giornalistiche italiane.

      a parte il lungo articolo del foglio di sabato, nulla.

      oggi il corriere, il suo magazine, il sole 24 ore e chissà quanti altri giornali andranno avanti come se nulla fosse.

      oramai è vulgata comune che è l’uomo il vero male del pianeta, lo dicono ai bambini a scuola, lo dice la tivvù, lo dice il tuo amico “impegnato” con fare serioso davanti a una birra.

      questa falla che si è aperta, invece, lascia intravedere anche a me, ignorante in materia, che come in mille altri casi le cose non stanno esattamente così come, sottolineo, vogliono farcelo credere.

      sono panzane? spiegatecelo. e tutto vero? allora piantatela di menare il torrone sul metodo scientifico, visto che siete i primi a farne strame quando non vi fa comodo.

  11. Lorenzo

    Una smentita che non c’è e una difesa che non è una difesa.

    Sono proprio stati presi con le mani in pasta. 🙂

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