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Climategate – L’IPCC ha fatto il suo Corso?

C’era da aspettarselo, la vicenda delle mail e dei dati trafugati dai server della UEA, più che far chiarezza in un settore ad alta tensione dialettica e non solo, ha accentuato la distanza tra gli schieramenti. Chi è scettico sulle origini antropiche del riscadamento globale, dopo i primi facili entusiasmi ha dovuto rendersi conto che quella piovuta sull’Hadley Centre non era una bomba atomica, come qualcuno ha commentanto a caldo, quanto piuttosto la triste conferma di ciò che si sa da tempo. Il potere logora chi non ce l’ha, ed il gruppo del CRU non faceva altro che cercare di mantenerlo. Chi invece è sicuro che si stia andando incontro al disastro climatico per lo più minimizza, forte del fatto che al di là degli aspetti antietici difficilmente difendibili delle famose conversazioni trafugate, con riferimento a dati e codici, la possibilità di capire se ci sia stata o meno una mano troppo patriottica è molto remota.

Ci proverà probabilmente una commissione d’inchiesta  retta da una parte terza, così come richiesto nei giorni scorsi da un componente della Camera del Lord, ma solo per scegliere chi la presiederà se ne vedranno delle belle. Una cosa abbiamo capito tutti, scettici e non, e cercherò di non scadere nello slang per sottolinearlo. Al mondo ci sono parecchie cose che tirano più di un carro di buoi, e tra queste non figura l’onestà intelletuale, almeno non nel settore della scienza del clima.

Sembra però che qualcuno non ci tenga poi così tanto ad essere tirato per la giacca ed a schierarsi da una parte o dall’altra, evidenziando così che le attitudini dei protagonisti della vicenda non sono nè così comuni, nè tanto condivisibili, neanche se si è tutt’altro che scettici con riferimento all’AGW. Sto parlando di Eduardo Zorita, climatologo di chiara fama, specializzato in paleoclimatologia, revisore per conto della rivista Climate Research e co-autore dei Rapporti IPCC e di Mike Hulme ricercatore proprio alla UEA e autore del libro “Why We Disagree on Climate Change” del quale abbiamo anche parlato su queste pagine.

E’ sintomatico che nel raccogliere i suoi pensieri Zorita debba premettere di non essere uno scettico, ma di essere anche consapevole che quello che dice probabilmente gli renderà un po’ più difficile pubblicare i suoi lavori. Ma non può evidentemente esimersi dal confermare quanto detto un po’ ovunque in giro per la rete e sui media in generale in questi giorni: “[…] La ricerca in molte aree della scienza del clima è stata ed è piena di macchinazioni, cospirazioni e collusioni […] Il dibattito scientifico in molti casi è stato dirottato per favorire interessi di altro genere.” Un’atmosfera “torbida” quella che Zorita descrive, in cui editori, revisori e autori di studi, analisi ed interpretazioni alternative, anche basate sugli stessi dati a disposizione del mainstream, sono stati intimiditi e ricattati, diffondendo la tentazione di “adattare” i propri dati all’immagine più politically correct. E non si fa neanche tanti scrupoli etici Zorita, asserendo che una volta resi pubblici questi dati è bene che siano letti, per il diritto di sapere cosa ci fosse ad esempio dietro le altrimenti dubbie ragioni del rifiuto di pubblicazione o di inclusione nel Rapporto IPCC di alcuni lavori.

Quanto a Hulme, neanche lui va troppo per il sottile. [La conferenza di Copenhagen] “è squisitamente politica, non fa la politica della scienza, […] E’ possibile che la scienza del clima sia divenuta troppo schierata, troppo accentrata. Il tribalismo che traspira da alcune delle email trafugate è qualcosa che è più spesso associato all’organizzazione sociale delle culture primitive; non è bello ritrovarlo all’interno della scienza. E’ anche possibile che l’innovazione istituzionale vistasi con l’IPCC abbia fatto il suo corso. Certamente ci sarà un quinto Rapporto, ma per quali scopi? La stessa IPCC, attraverso la sua strutturale tendenza a politicizzare la scienza del clima ha forse aiutato ad incoraggiare una forma più autoritaria ed esclusiva di produzione della conoscenza, proprio quando una cultura globalizzata e cosmopolita sta richiedendo alla scienza qualcosa di molto più aperto e partecipato.

Che si voglia e si possa essere dello stesso parere o meno, io credo che nel nostro paese di scienziati autorevoli in questo campo ne abbiamo eccome, magari, se a qualcuno di loro venisse in mente di esternare delle considerazioni di questo tipo, piuttosto che trincerarsi dietro il silenzio di tomba che i media salvo pochissime eccezioni hanno deciso di tenere su questo argomento, si riuscirebbe anche ad arrivare ad un dibattito più aperto e sereno, non necessariamente fondato sulle posizioni monolitiche e di mera contrapposizione ideologica che lo hanno sin qui caratterizzato.

 

NB: potete leggere per intero le dichiarazioni di Zorita e Hulme qui  e qui  sulle pagine di WUWT.

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Published inAttualitàNews

14 Comments

  1. Guido Botteri

    Climategate – L’IPCC ha fatto il suo Corso?
    Scritto da Guido Guidi
    il 30 – novembre – 2009
    C’era da aspettarselo, la vicenda delle mail e dei dati trafugati dai server della UEA, più che far chiarezza in un settore ad alta tensione dialettica e non solo, ha accentuato la distanza tra gli schieramenti. Chi è scettico sulle origini antropiche del riscaldamento globale, dopo i primi facili entusiasmi ha dovuto rendersi conto che quella piovuta sull’Hadley Centre non era una bomba atomica, come qualcuno ha commentanto a caldo, quanto piuttosto la triste conferma di ciò che si sa da tempo. Il potere logora chi non ce l’ha, ed il gruppo del CRU non faceva altro che cercare di mantenerlo. Chi invece è sicuro che si stia andando incontro al disastro climatico per lo più minimizza, forte del fatto che al di là degli aspetti antietici difficilmente difendibili delle famose conversazioni trafugate, con riferimento a dati e codici, la possibilità di capire se ci sia stata o meno una mano troppo patriottica è molto remota.

    Ci proverà probabilmente una commissione d’inchiesta
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8383713.stm
    retta da una parte terza, così come richiesto nei giorni scorsi da un componente della Camera del Lord, ma solo per scegliere chi la presiederà se ne vedranno delle belle. Una cosa abbiamo capito tutti, scettici e non, e cercherò di non scadere nello slang per sottolinearlo. Al mondo ci sono parecchie cose che tirano più di un carro di buoi, e tra queste non figura l’onestà intelletuale, almeno non nel settore della scienza del clima.

    Sembra però che qualcuno non ci tenga poi così tanto ad essere tirato per la giacca ed a schierarsi da una parte o dall’altra, evidenziando così che le attitudini dei protagonisti della vicenda non sono nè così comuni, nè tanto condivisibili, neanche se si è tutt’altro che scettici con riferimento all’AGW. Sto parlando di Eduardo Zorita, climatologo di chiara fama, specializzato in paleoclimatologia, revisore per conto della rivista Climate Research e co-autore dei Rapporti IPCC e di Mike Hulme ricercatore proprio alla UEA e autore del libro “Why We Disagree on Climate Change” del quale abbiamo anche parlato su queste pagine.
    http://www.climatemonitor.it/?s=why+we+disagree+on+climate+change

    E’ sintomatico che nel raccogliere i suoi pensieri Zorita debba premettere di non essere uno scettico, ma di essere anche consapevole che quello che dice probabilmente gli renderà un po’ più difficile pubblicare i suoi lavori. Ma non può evidentemente esimersi dal confermare quanto detto un po’ ovunque in giro per la rete e sui media in generale in questi giorni: “[…] La ricerca in molte aree della scienza del clima è stata ed è piena di macchinazioni, cospirazioni e collusioni […] Il dibattito scientifico in molti casi è stato dirottato per favorire interessi di altro genere.” Un’atmosfera “torbida” quella che Zorita descrive, in cui editori, revisori e autori di studi, analisi ed interpretazioni alternative, anche basate sugli stessi dati a disposizione del mainstream, sono stati intimiditi e ricattati, diffondendo la tentazione di “adattare” i propri dati all’immagine più politically correct. E non si fa neanche tanti scrupoli etici Zorita, asserendo che una volta resi pubblici questi dati è bene che siano letti, per il diritto di sapere cosa ci fosse ad esempio dietro le altrimenti dubbie ragioni del rifiuto di pubblicazione o di inclusione nel Rapporto IPCC di alcuni lavori.

    Quanto a Hulme, neanche lui va troppo per il sottile. [La conferenza di Copenhagen] “è squisitamente politica, non fa la politica della scienza, […] E’ possibile che la scienza del clima sia divenuta troppo schierata, troppo accentrata. Il tribalismo che traspira da alcune delle email trafugate è qualcosa che è più spesso associato all’organizzazione sociale delle culture primitive; non è bello ritrovarlo all’interno della scienza. E’ anche possibile che l’innovazione istituzionale vistasi con l’IPCC abbia fatto il suo corso. Certamente ci sarà un quinto Rapporto, ma per quali scopi? La stessa IPCC, attraverso la sua strutturale tendenza a politicizzare la scienza del clima ha forse aiutato ad incoraggiare una forma più autoritaria ed esclusiva di produzione della conoscenza, proprio quando una cultura globalizzata e cosmopolita sta richiedendo alla scienza qualcosa di molto più aperto e partecipato.

    Che si voglia e si possa essere dello stesso parere o meno, io credo che nel nostro paese di scienziati autorevoli in questo campo ne abbiamo eccome, magari, se a qualcuno di loro venisse in mente di esternare delle considerazioni di questo tipo, piuttosto che trincerarsi dietro il silenzio di tomba che i media salvo pochissime eccezioni hanno deciso di tenere su questo argomento, si riuscirebbe anche ad arrivare ad un dibattito più aperto e sereno, non necessariamente fondato sulle posizioni monolitiche e di mera contrapposizione ideologica che lo hanno sin qui caratterizzato.

    NB: potete leggere per intero le dichiarazioni di Zorita e Hulme qui
    http://wattsupwiththat.com/2009/11/27/zorita-calls-for-barring-phil-jones-michael-mann-and-stefan-rahmstorf-from-further-ipcc-participation/
    e qui
    http://wattsupwiththat.com/2009/11/27/uea-climate-scientist-possible-that-i-p-c-c-has-run-its-course/
    sulle pagine di WUWT.

    teo scrive:
    novembre 30, 2009 alle 2:01 pm
    “By writing these lines I will just probably achieve that a few of my future studies will, again, not see the light of publication”

    Commento pesantino quello di Zorita. Ecco lui e’ la dimostrazione che queste cose non vengono scritte da chi ‘non ha fatto carriera’ e quindi ha maturato del livore (ho letto anche questo). Zorita e’ persona ben conosciuta, ha lavorato con von Storch, e nonostante l’umilta’ dimostrata nell’intervista ha almeno un paio (si fa per dire) di lavoretti fondamentali.

    Replica Paolo Mezzasalma scrive:
    novembre 30, 2009 alle 5:43 pm
    Davvero esilarante l’intervento di oggi da parte di Pielke sr nel quale “maltratta” il povero Gavin Schmidt.

    “The person who prepared the comment (CCPO) clearly better understands the science issue better than Gavin Schmidt.”

    E poi:
    “Since Gavin Schmidt is not a recognized expert on the role of land use/land cover change, he should have sought a qualified climate scientist to address the comment by CCPO. Instead, he perpetuates the biased and often inaccurate presentation of climate views on Real Climate.”

    Insomma, “a prat”!

    Replica Climategate, updates | Camelotdestraideale.it scrive:
    novembre 30, 2009 alle 7:03 pm[…] leggere anche: Climategate – L’IPCC ha fatto il suo corso? (Climate Monitor). Un climatologo intelligente (intervista a Franco Prodi, fratello dell’ex […]

    Replica Climategate, updates | Video Folli scrive:
    novembre 30, 2009 alle 7:11 pm
    […] leggere anche: Climategate – L’IPCC ha fatto il suo corso? (Climate Monitor). Un climatologo intelligente (intervista a Franco Prodi, fratello dell’ex […]

    Replica Luigi mariani scrive:
    dicembre 1, 2009 alle 12:17 am
    Per capire se IPCC abbia fatto o meno il suo tempo potremmo cercare di dare una risposta alle seguenti domande (io le butto lì e, per inciso, nei prossimi giorni sarò in giro per lavoro per cui dubito di aver tempo per collegarmi a Climate Monitor, per cui mi scuso fin d’ora per la mia prossima latitanza):

    1. l’IPCC ha migliorato il modo di fare ricerca in climatologia favorendo una migliore comprensione dei fenomeni?

    2. l’IPCC ha migliorato il livello di comprensione del clima da parte dell’opinione pubblica?

    3. l’IPCC ha fornito alla classe politica strumenti di decisione concreti e scientificamente fondati?

    4. un IPCC sarebbe oggi auspicabile per gli altri settori della scienza? (es: la fisica delle particelle ovvero la medicina o la biologia o….)? E gli scienziati di quei settori sarebbero d’accordo?

    Pensandoci un po’ si potrebbe allungare la lista ma per ora mi fermo qui.

    Luigi

    Replica teodoro georgiadis scrive:
    dicembre 1, 2009 alle 6:12 pm
    Io rimango dell’idea che l’IPCC fu una buona pensata.
    Fu una convergenza motivata tra WMO e Progamma Ambientale US per valutare i possibili rischi sulla popolazione dovuti ai cambiamenti climatici.
    Purtroppo, con il passare del tempo (1988-2009), il tema climatico ha assunto degli aspetti non solo di contenimento di eventuali danni economici ma e’ diventato il motore di una industria e, peggio, di un nuovo sistema di governo, di una governance totale.
    E l’oggetto ha fatto deragliare un processo virtuoso per trasformarlo in una tecnocrazia. E si sa che i tecnocrati sono sempre i piu’ risoluti nel bene e nel male.

    Replica Giorgio Stecconi scrive:
    dicembre 1, 2009 alle 7:39 pm
    un’ideale trasformato in realtà spesso degenera, questo è toccato, come dice giustamente Teodoro all’ IPCC…..

    Replica alessandrobarbolini scrive:
    dicembre 1, 2009 alle 10:02 pm
    c’è poco da degenerare,il clima è mutato ,questo resta indiscutibile

    Replica Luca Fava scrive:
    dicembre 1, 2009 alle 10:57 pm
    Il clima è mutato…questa è una TAUTOLOGIA.

    Replica Teo Georgiadis scrive:
    dicembre 2, 2009 alle 12:10 am
    Ma bisogna accettare la libertà di religione.

    Replica Il Global Warming non è una bufala | Climate Monitor scrive:
    dicembre 2, 2009 alle 9:48 am
    […] fuga scomposta e generale, un “si salvi chi può” (ne ha parlato recentemente Guidi, qui), o a continue prese di distanza e distinguo. Per la cronaca segnaliamo l’istituzione di una […]

    Replica Maurizio Morabito scrive:
    dicembre 2, 2009 alle 2:31 pm
    se avessero evitato la seconda C, forse staremmo a parlarne tutti benissimo.

    Replica Climategate: L’IPCC ha fatto il suo Corso? « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative scrive:
    dicembre 21, 2009 alle 3:23 pm
    […] Tratto da Climatemonitor.it […]

  2. se avessero evitato la seconda C, forse staremmo a parlarne tutti benissimo.

  3. Teo Georgiadis

    Ma bisogna accettare la libertà di religione.

  4. alessandrobarbolini

    ce poco da degenerare,il clima é mutato ,questo resta indiscutibile

    • Luca Fava

      Il clima è mutato…questa è una TAUTOLOGIA.

  5. Giorgio Stecconi

    un’ideale trasformato in realtà spesso degenera, questo è toccato, come dice giustamente Teodoro all’ IPCC…..

  6. teodoro georgiadis

    Io rimango dell’idea che l’IPCC fu una buona pensata.
    Fu una convergenza motivata tra WMO e Progamma Ambientale US per valutare i possibili rischi sulla popolazione dovuti ai cambiamenti climatici.
    Purtroppo, con il passare del tempo (1988-2009), il tema climatico ha assunto degli aspetti non solo di contenimento di eventuali danni economici ma e’ diventato il motore di una industria e, peggio, di un nuovo sistema di governo, di una governance totale.
    E l’oggetto ha fatto deragliare un processo virtuoso per trasformarlo in una tecnocrazia. E si sa che i tecnocrati sono sempre i piu’ risoluti nel bene e nel male.

  7. Luigi mariani

    Per capire se IPCC abbia fatto o meno il suo tempo potremmo cercare di dare una risposta alle seguenti domande (io le butto lì e, per inciso, nei prossimi giorni sarò in giro per lavoro per cui dubito di aver tempo per collegarmi a Climate Monitor, per cui mi scuso fin d’ora per la mia prossima latitanza):

    1. l’IPCC ha migliorato il modo di fare ricerca in climatologia favorendo una migliore comprensione dei fenomeni?

    2. l’IPCC ha migliorato il livello di comprensione del clima da parte dell’opinione pubblica?

    3. l’IPCC ha fornito alla classe politica strumenti di decisione concreti e scientificamente fondati?

    4. un IPCC sarebbe oggi auspicabile per gli altri settori della scienza? (es: la fisica delle particelle ovvero la medicina o la biologia o….)? E gli scienziati di quei settori sarebbero d’accordo?

    Pensandoci un po’ si potrebbe allungare la lista ma per ora mi fermo qui.

    Luigi

  8. […] leggere anche: Climategate – L’IPCC ha fatto il suo corso? (Climate Monitor). Un climatologo intelligente (intervista a Franco Prodi, fratello dell’ex […]

  9. […] leggere anche: Climategate – L’IPCC ha fatto il suo corso? (Climate Monitor). Un climatologo intelligente (intervista a Franco Prodi, fratello dell’ex […]

  10. Davvero esilarante l’intervento di oggi da parte di Pielke sr nel quale “maltratta” il povero Gavin Schimdt.

    “The person who prepared the comment (CCPO) clearly better understands the science issue better than Gavin Schmidt.”

    E poi:
    “Since Gavin Schmidt is not a recognized expert on the role of land use/land cover change, he should have sought a qualified climate scientist to address the comment by CCPO. Instead, he perpetuates the biased and often inaccurate presentation of climate views on Real Climate.”

    Insomma, “a prat”! 🙂

  11. teo

    “By writing these lines I will just probably achieve that a few of my future studies will, again, not see the light of publication”

    Commento pesantino quello di Zorita. Ecco lui e’ la dimostrazione che queste cose non vengono scirtte da chi ‘non ha fatto carriera’ e quindi ha maturato del livore (ho letto anche questo). Zorita e’ persona ben conosciuta, ha lavorato con von Storch, e nonostante l’umilta’ dimostrata nell’intervista ha almeno un paio (si fa per dire) di lavoretti fondamentali.

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