Decennio che vai, Cambiamento Climatico che Trovi
C’è evidentemente una maledizione quasi ancestrale nel rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo accoglie in modo così generoso. Gli uomini antichi pensavano di averla risolta, spesso anche con non poca malizia, individuando nelle manifestazioni del clima e del tempo il volere del soprannaturale. Quelli moderni, con altrettanta malizia, un po’ più di grano salis (non molto) e qualche certezza in più, si sono convinti di poter avere la meglio. E questo, a quanto pare, non è accaduto solo recentemente, diciamo che, molto puntualmente, ha seguito il corso della storia moderna.
Ma la maledizione interviene a vanificare gli sforzi. Solo poche decadi fa il mondo era convinto di andare incontro ad una nuova era glaciale. La previsione non ha avuto neanche il tempo di essere formulata, che il clima del pianeta ha virato al riscaldamento. Poi ne è arrivata un’altra di prossima sicura cottura e le temperature hanno smesso di crescere. Nel campo delle previsioni, quella che ha la più alta probabilità di occorrenza è la persistenza. Così è fino a che non interviene un elemento perturbante a mandare all’aria i piani degli stregoni o, se preferite, le CPU dei megacomputer oggi usati per le simulazioni climatiche. Con questa affermazione presto il fianco agli illuminati, lo so, perchè è facile dedurre che 35 anni fa è stato il fattore antropico a perturbare il sistema. Bene, mentre assorbo il colpo penso ad una domanda: cosa lo ha perturbato dieci anni fa procurando le ferie al riscaldamento globale? Certo, tra i due episodi la scienza del clima ha fatto passi da gigante, ma quanto accaduto negli ultimi anni dimostra che la meta è ancora lontana.
In questi giorni tutto il mondo è concentrato su quello che accadrà a Copenhagen. Magari qualcuno prima di buttarsi nel maremoto di notizie da cui saremo sommersi vorrà leggere quanto segue, in questa riflessione di Maurizio Morabito, e capirà che è proprio il caso di dire: niente di nuovo sotto il sole!
Un rapporto della CIA vecchio di 35 anni sul raffreddamento globale rivela che il consenso scientifico e le paure del clima non ci hanno mai veramente lasciati …stranamente, quale che fosse e sia la tendenza delle temperature!”
Il documento può essere del 1974, ma lo scenario e’ stranamente familiare: un importante rapporto governativo avverte che il cambiamento climatico porterà ad alluvioni e carestie. “Climatologi di chiara fama” parlano di un “pernicioso cambiamento climatico globale”, che minaccia “la stabilità della maggior parte degli Stati “. Ma questo documento – mai reso pubblico prima d’ora – è stato scritto per rispondere al raffreddamento globale, non al riscaldamento (e sì, si parla anche dell’esistenza di un “consenso” tra gli scienziati!).
Il rapporto della CIA intitolato “Uno Studio della Ricerca Climatologica per quanto Riguarda i Problemi dell’Iintelligence”, scritto nel marzo del 1974 per aiutare la “pianificazione interna” potrebbe tutto solo spiegare la diffusa sensazione di deja-vu riguardo i cambiamenti climatici e giustificare i ricordi delle discussioni scientifiche della metà degli anni ‘70 circa il raffreddamento globale. Anzi, con il senno di poi, un po’ fa anche ridere e imbarazza il lettore, visto che le due fraseologie, di ieri sul raffreddamento e di oggi sul riscaldamento, sono praticamente identiche.
Quasi come se le paure climatiche fossero fatte con lo stesso stampino, la “nuova era climatica†era descritta nel 1974 come foriera di carestie, morti per fame, ondate di rifugiati, inondazioni, siccità , fallimenti delle coltivazioni e dei
monsoni, con ogni genere di fenomeni meteorologici in una mescolanza di catastrofi attuali e future e con la solita sottovalutazione dei possibili benefici, solo accennati. E accanto al Sahara che si doveva espandere, ecco il consueto riferimento alle riserve mondiali di cereali inferiori ad un mese e alle civiltà passate distrutte da “maggiori e minori” episodi di raffreddamento (le civilta’ dell’Indo, gli Ittiti, i Micenei, e l’Impero del Mali, se qualcuno lo volesse sapere).
Secondo la CIA, nel 1974 i modelli climatici erano in fase di perfezionamento (come sempre) e il bilancio energetico dell’atmosfera perfettamente spiegabile (incredibilmente, senza un solo riferimento ai gas serra). L’intervento governativo (ovviamente) aveva riunito famosi scienziati fino ad allora vittime di “scontri di personalità ” (ma va’), e aiutato a stabilire un “consenso scientifico” (interdisciplinare, naturalmente) riguardo un “cambiamento climatico globale”, delle vaghe minacce (come no) a proposito di “una maggiore variabilità ” nel clima, gravi problemi economici in tutto il mondo (difficile da indovinare, vero?), e una serie di proposte circa la creazione di nuove agenzie governative (chi l’avrebbe mai detto).
Quello è esattamente il consenso di cui si parlava all’epoca nelle pagine di Newsweek e del New York Times. Come mai un tale documento è allora stato fin’ora tralasciato? Perchè alcuni si sono sforzati per anni per definire “un mito†il
concetto stesso di consenso sul “raffreddamento globale”, come ad esempio in un noto articolo di Thomas C. Peterson, William M. Connolley, e John Fleck pubblicato dalla American Meteorological Society nel mese di settembre 2008?
Forse è facile non notare ciò che non si sta cercando (si può trovare menzione di un consenso sul raffreddamento globale almeno dal lontano 1961). La Scienza poi, nel 1974, non era fatta da gruppi intergovernativi di esperti. Infine, i documenti come questo della CIA che appaiono sul web solo nel titolo possono essere dichiarati a tutti gli effetti perduti nelle raccolte di microfiches delle biblioteche di tutto il mondo (in questo caso, della British Library).
Ipotizzando liberamente, il più probabile motivo che può aver spinto la CIA a produrre quel documento è stata la perdita di “una parte significativa” del raccolto invernale di grano dell’URSS nel 1972, con le conseguenze del caso sulla “politica degli approvvigionamenti” nella consapevolezza di non avere seri “strumenti di analisi”. Da qui la richiesta agli scienziati di rispondere (all’unanimità ) a chi si occupa di leggi e regolamenti, un’altra caratteristica che fino ad oggi è rimasta sostanzialmente invariata. Vuol forse dire che ci sono climatologi modaioli in giro, pronti a fare di ogni tendenza una previsione?
Oppure il problema risiede nel pubblico in generale, in grado di parlare del clima solo in termini inquietanti, mentre il cielo resta l’ultimo dio animista maligno, volubile e mai indifferente? Forse il “raffreddamento” e il “riscaldamento” globali sono solo la versione emotivamente carica delle chiacchiere sulla meteo? Questa allora deve essere la lezione più importante da trarre da un rapporto del 1974 sul raffreddamento globale: che dobbiamo diventare adulti, separare per una buona volta la climatologia dai nostri terrori e riconoscere, per quanto se ne possano dolere
ad ammetterlo i nostri politici piu’ vani e i nostri scienziati piu’ primadonna, che la nostra comprensione di come cambi il clima rimane ancora molto, molto immatura.
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NB: Questo documento è rimasto sepolto per 35 anni alla British Library, oggi ne parlano in esclusiva The Spectator , Il Foglio  e, naturalmente, CM. Un sentito ringraziamento a Maurizio Morabito che ha reso possibile la pubblicazione. Qui scaricate il pdf del documento, qui l’articolo che solo un anno fa faceva del raffreddamento globale un semplice mito.
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[...] che oggi troviamo nei documenti IPCC & Co. Basta sostituire a global cooling, global warming. Decennio che vai, Cambiamento Climatico che Trovi | Climate Monitor __________________ "Quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza le montagne" [...]
Ho recentemente riletto su un piccolo giornale di provincia, Il Centro di Pescara, del giugno ’97, l’intervento di un lettore a commento di un catastrofico articolo di Fulco Pratesi (il Pianeta sta morendo, lo sta distruggendo l’insensatezza dell’uomo, il riscaldamento globale sta avanzando; i mutamenti climatici dipendono non solo dalle emissioni di inquinanti che non riusciamo più a controllare, ma anche dal dissennato disboscamento praticato finora, e che malgrado i preoccupati avvertimenti degli “esperti”, si seguita a praticare). Questo lettore riportava, a sua memoria, gli esiti degli studi di vent’anni prima, che prevedevano, invece, una futura molto prossima glaciazione, minaccia – ricorda l’estensore della nota – che tenne tutti con il fiato sospeso, tanto più che era riportata da fonti molto autorevoli ( “molti elementi che indicano come la Terra si avvii verso una nuova era glaciale” – The New York Times; “una tendenza a una massiccia glaciazione dell’emisfero settentrionale” – Science Magazine). Ricorda pure, il lettore, che di questo parere erano quasi tutti i meteorologi (la qual cosa, conclude alquanto maliziosamente, lo rassicurò alquanto)
il link a scribd al documento CIA apre a pagina 35 e bisogna fare “page up” un po’ di volte per leggere dall’inizio…si puo’ fare in modo che cominci invece da pagina 1?
[...] (updated 20091203 – 1105am GMT – the CIA document is now online thanks to Guido Guidi and Climate Monitor) [...]
qualsiasi evento succeda (caldo freddo siccità etc..) statene certi daranno sempre colpa all’AGW!Per cui vi invito a lasciar per
dere questi discorsi.La natura farà il suo corso con o senza di noi umani.
bel colpo! un applauso a Morabito.
grazie Lorenzo. Internet, davvero, non e’ (ancora) tutto!
..intanto lo spettacolo pirotecnico in chiusura, alla vigilia di Copenaghen, raggiunge il suo acme con gli ultimi botti, notoriamente i più fragorosi:
http://temporeale.libero.it/libero/news/2009-12-02_102414274.html
Vorrei far presente che i gas serra non esistono. O almeno è quello che dicono alcuni scienziati che sono pubblicati su riviste di fisica.
http://arxiv.org/PS_cache/arxiv/pdf/0707/0707.1161v4.pdf
Il resto su
http://www.americanthinker.com/2009/11/politics_and_greenhouse_gasses.html
infatti,i gas serra non esistono..in citta respiriamo [...] di mucche!! ma per favore ,non diciamo [...]
Caro alessandrobarbolini, Mirco ti ha dimostrato che i c.d. gas serra non sono gas che funzionano secondo il meccanismo con cui funzionano le serre.
Pensaci un po’, magari dopo cena, con calma, e riflettici su.
Informati su quali principi siano alla base del funzionamento delle serre, e poi ne riparliamo, con calma.
Perché tu sai, immagino, come funziona una serra, vero ?
The momentum is with us now. We must organize and press the issue.
Who were the perpetrators of this fraud? From the lowliest, arrogant “scientist” at Penn State, right up to the White House, and the denizens of mansions in BelAire.
Metaphorically speaking, heads will roll.
Al Gore and his minions have jetted around the world, plotting how to destroy our economy and way of life, all the while demanding that we peons ride the bus or subway, and turn our thermostats down to 60.
Their “let them eat cake” attitudes are eerily similar to previous elites. The communist elites enjoyed the same privileges and mouthed the same type of platitudes. Where are they now?
No Consensus–No Warming (NOC-NOW)–Stop the Scam–Halt the IPCC
We have a quickly growing Yahoo Group (CO2 is Plant Food), and a petition (NOC-NOW) that simply spells out a Declaration of Climate Independence.
We also have a Facebook Group: No Consensus–No Warming (NOC-NOW)–Stop the AGW Scam.
The petition will be provided to the US Congress, the White House, the UN, the IPCC, the EU Commission, and other representative bodies involved in “Climate Change” policy deliberations.
We will be heard.
Please join the group: http://groups.yahoo.com/group/co2isplantfood
And sign the petition: http://www.ipetitions.com/petition/NOC_NOW/
Join Facebook group: http://www.facebook.com/group.php?gid=191580771509
We can stop this scam, together.
Kent Clizbe
NOC-NOW
Stop the Scam—Halt the IPCC
No Consensus—No Warming
Lo scritto ritrovato da Maurizio Morabito è interessante perchè ci mostra lo spaccato di un’epoca non proprio remota dominata dal timore di global cooling.
Per dare un pò più di spessore storico e antropologico a tale reperto, segnalo che la prima comparsa della “sindrome da global cooling” si verificò con ogni probabilità nel periodo successivo al 1840, anno in cui Agassiz enunciò la teoria sulle ere glaciali (L. Agassiz, 1840. Études sur les laciers, Jent & Gassmann, Neuchâtel, Switzerland, 346 p.).
La teoria di Agassiz si diffuse rapidamente (e questo è interessante anche perchè ci mostra il peso che stava assumendo già nell’800 la divulgazione scientifica) ed ebbe un consistente seguito popolare, tant’è vero che Carducci la riprende nella propria poesia Monte Mario nelle Odi barbare, che nelle sue ultime due strofe recita come segue:
fin che ristretta sotto l’equatore
dietro i richiami del calor fuggente
l’estenuata prole abbia una sola
femina, un uomo
che ritti in mezzo a’ ruderi de’ monti
tra i morti boschi, lividi, con gli occhi
vitrei te veggan su l’immane ghiaccia
sole, calare.
Per quanto riguarda il riemergere del timore di raffreddamento globale nel 20° secolo mi pare emblematico un articolo di H.H. Lamb (fra i maggiori climatologi del 20° secolo, fondatore della CRU) apparso nel 1973 sulla Rivista mensile Unesco e dal titolo “Il clima si raffreddaâ€.
In tale articolo Lamb constatava la flessione in atto delle temperature globali scrivendo fra l’altro: “…divenne presto evidente che l’anidride carbonica non poteva spiegare tutto. Infatti, nonostante l’aumento della sua produzione dovuto alla sempre maggiore industrializzazione ed al crescente consumo di oli e di altri combustibili, la variazione di temperatura si è invertita, e cioè negli ultimi 25-30 anni la Terra è progressivamente diventata più fredda. Il raffreddamento è stato particolarmente intenso intorno al 1960 e vi sono oggi molte prove di corrispondenti inversioni delle migrazioni degli uccelli e dei pesci e di variazioni nella estensione delle colture e delle foreste.â€.
Di questa temperie si trova traccia in altri lavori scientifici fra cui ricordo la corposa monografia del 1976 “Climate and rice”, in cui spicca un capitoletto di R. Huke (Geography and climate of rice. Climate and Rice. International Rice Research Institute: Los Banos, Philippines; 31–50) dedicato al raffreddamento in atto ed alle possibili conseguenze negative sulle produzioni globali di riso.
Da questi elementi, che vanno ad aggiungersi a quanto messo in luce da Maurizio Morabito, mi pare di poter dedurre il fatto che i climatologi vanno a rimorchio del clima molto più spesso di quanto si pensi, e ciò dovrebbe a mio avviso indurre la scienza “mainstream†ad essere un pò più umile di fronte ad un sistema tanto complesso e che sempre in serbo un mucchio di sorprese, non tutte calde…
Luigi Mariani
[...] britannico The Spectator (UK) a firma mia, sulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido [...]
[...] britannico The Spectator (UK) a firma mia, sulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido [...]
[...] (the PDF of the CIA document is now available online thanks to Guido Guidi and Climate Monitor) [...]
Perchè c’è chi gode di queste notizie? Forse qualcuno è così fortemente attaccato al suo modo di vivere consumista che teme qualsiasi cambiamento verso un modo di vivere più consapevole e sostenibile? Forse qualche scienziato ha fatto degli errori di calcolo, forse qualcuno è stato pagato per creare panico o forse qualcuno stà diffondendo apposta notizie contrastanti per creare confusione e dare la scusa per non fare nulla, o forse il Global Warming è tutto una montatura, chi lo sà ? Però stà di fatto che l’aria che respiriamo è sempre più sporca, che il nostro stile di vita si basa sull’affamamento dell’80% del pianeta, che i ghiacciai si stanno sciogliendo, che la biodiversità stà scomparendo. E allora continuate a ridere allegri idioti, avete segnato un punto, avete dimostrato che anche gli scienziati possono essere “cattivi” o “corrotti”, così potete continuare coi vostri SUV e la vostra aria condizionata ad uccidere il nostro pianeta. BRAVI!!! Quando avremo finito di tagliare i rami su cui siamo seduti, precipiteremo tutti nel baratro, e non farà alcuna differenza essere catastrofisti o scettici. Ciao
Gent. Maurino, nel suo messaggio ha incollato malamente una serie di falsi miti:
1) intanto la solita stucchevole convinzione che essere scettici, significhi inquinare l’ambiente. Tutta retorica serrista la sua, sa? Lei che è di certo un paladino della natura cosa fa? Ci faccia sapere quali misure ecosostenibili lei adotta tutti i giorni.
2) la qualità dell’aria è aumentata notevolmente negli ultimi decenni. Si informi.
3) ma quale baratro, ci faccia il piacere, ci faccia. Qui l’unica cosa andata persa per sempre è il comune buon senso, e per colpa dei poveri serristi.
MG
Maurino lei sbaglia, di questo genere di notizie non si gode affatto, semmai si prende atto del fatto che certe cose purtroppo non cambiano mai, proprio come la scarsa disponibilità di alcuni di noi ad accettare il confronto. Se ha un po’ di tempo, e se la cosa non la disturba troppo, si faccia un giro tra le nostre pagine, poi magari ne riparlamo.
gg
Caro Maurino,
non ho il SUV, ho rottamato la macchina e non ne ho comprata una nuova preferendo tentare la via del car sharing, quando mi lavo i denti chiudo l’ acqua mentre non mi serve (l’ ho imparato in campeggio da piccolo), adoro la montagna e voglio un ambiente pulito.
Ma credo che questi signori con il global warming ci stiano prendendo in giro per loro esclusivo tornaconto economico, sfruttando le paure più nascoste di tutti noi.
Che male c’ è a essere critici e attenti? Perchè gli insulti contro chi vuole, semplicemente, capirci un po’ di più?
Buona giornata a tutti.
Alberto.
[...] azzeccato incipit, egli dimentichi di dire che chi oggi professa il disastro climatico da caldo, ieri lo professava da freddo, più o meno in contemporanea con la faccenda del [...]
[...] britannico The Spectator (UK) a firma mia, sulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido [...]