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Tutti contro tutti

Siamo arrivati ormai al sesto giorno di negoziati a CO2penhagen, senza peraltro aver raggiunto un qualche punto fermo. Vero è che le delegazioni ufficiali con i primi ministri e i capi di stato arriveranno la prossima settimana. Tuttavia quello che si è delineato, è al momento il peggiore degli scenari possibili, spaccature in seno al G77, paesi occidentali con draft segreti, contro paesi occidentali esclusi dal “circolo degli illuminati” oltre ad un emergere di posizioni solitarie e, chiaramente, discordanti.

Facciamo il punto della situazione.

G77

All’interno di questo gruppo, che comprende più di 100 paesi in via di sviluppo, l’AOSIS (Allieance OF Small Island States) pochi giorni fa ha posto come vincolo imprescindibile un target di temperatura a 1.5°C, rigettando in toto l’ipotesi più accreditata dei 2°C. Questo obiettivo andrebbe raggiunto ponendo stretti vincoli sulle emissioni dei paesi (quasi esclusivamente occidentali).

India e Cina

Entrambe fanno parte del G77 e se fino a poco tempo fa questo gruppo si muoveva in sintonia, dopo l’exploit dell’AOSIS, si è creata una frattura. Sia India che Cina hanno affermato di voler raggiungere un livello di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, fondamentalmente, però, senza un trattato legalmente vincolante, e quindi su base volontaria. L’impianto legislativo da utilizzare e sviluppare, a detta di India e Cina, è il trattato di Kyoto.

India

Oltre alla posizione espressa sopra, l’India ha espresso1 anche l’intenzione di raggiungere un accordo, a patto che non venga indicato il “peaking year”, ovvero l’anno entro cui le emissioni devono raggiungere il loro massimo, per poi essere ridotte.

Africa

Le richieste iniziali consistevano nell’obbligo per i paesi occidentali di ridurre le proprie emissioni e di finanziare la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici in Africa, con un flusso di denaro pari a 200 miliardi di euro l’anno entro il 2020. In questi giorni la delegazione africana ha annunciato2 di puntare al 5% del PIL dei paesi occidentali (per rendersi conto delle quantità in gioco, il 5% del PIL americano ammonta a circa 700 miliardi di dollari).

Messico

Si è offerto di ridurre volontariamente le proprie emissioni del 30% entro il 2020.

Paesi occidentali

Al momento non è semplice capire cosa stia accadendo tra i paesi più industrializzati. Da un lato sentono il peso del loro ruolo (vero o immaginario) di guida alla salvezza del mondo, dall’altro lato, in rari momenti di lucidità, si rendono conto delle cifre richieste dal resto del mondo per affrontare i cambiamenti climatici. Si va dagli USA che non desiderano sottoscrivere nessun trattato legalmente vincolante, alla UE che vorrebbe firmare un trattato vincolante, avendo però voci discordanti al proprio interno. La Polonia non vuole investire troppi soldi nel finanziamento ai paesi in via di sviluppo. L’Inghilterra vorrebbe che tutti pagassero (tutto) di più.

Il presidente di COP15

Connie Hedegaard3:

Abbiamo fatto considerevoli progressi

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  1. http://timesofindia.indiatimes.com/india/India-will-not-agree-on-peaking-year-concept-Ramesh/articleshow/5329689.cms []
  2. http://politiken.dk/klima/klimapolitik/article858284.ece []
  3. http://en.cop15.dk/news/view+news?newsid=2953 []
Published inCopenhagen

5 Comments

  1. Alessandro

    Grandioso. Ora stanno facendo in modo di portare le persone sane di mente ad essere ostili all’idea di finanziare aiuti al Terzo Mondo…

  2. Giuppe

    Fossero solo 700 Milioni di dollari per gli USA…
    Da wikipedia il PIL USa e’ 14.264.400 milioni di $ di cui il 5%
    sono 700 miliardi di dollari e passa. Per l’Italia sarebbero “solo” 90 miliardi.

    Al confronto le finanziarie monstre di anni passati sono roba da dilettanti!!

    • La ringrazio per la segnalazione, è stato un mio refuso. La cifra è 700 MILIARDI di dollari circa.

      CG

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