AAA Panteismo Naturalistico Cercasi
Un articolo di spalla apparso oggi sul Corriere della Sera nella pagina dedicata agli sviluppi della conferenza sul clima di Copenaghen mi ha fatto riflettere. L’articolo di per sé è apparentemente innocuo e carico di buone intenzioni, quindi, come non essere solidali? Ovviamente vi starete domandando a cosa mi stia riferendo. Ebbene, un signore che si divide tra la Cop15 e il KlimaForum, ci racconta come, applicando la convinta idea delle piccole azioni (che possono cambiare il mondo, aggiungo io) o per meglio dire come egli le definisce “microazioni quotidiane, piccolissime, molecolari azioniâ€, sia in grado di adoperarsi, per la sua parte, alla giusta causa della salvaguardia del Pianeta.
Infatti racconta di aver rottamato l’auto ma di non averne comprata una nuova (utilizzerà i mezzi pubblici per muoversi), di mangiare cibo a Km zero (privilegia giustamente beni e alimenti prodotti nei pressi della sua abitazione o città ), di bere acqua di rubinetto (quella comunemente chiamata del Sindaco), di aver sostituito gran parte delle lampadine con quelle a basso consumo (chissà perché non tutte, forse perché vuole mantenere ancora il cordone ombelicale con la vecchia vita sprecona e inquinante) e infine di utilizzare la stufa per bruciare biomassa invece di combustibile fossile (un ritorno al caldo pulito, quello che scalda anche i cuori).
Sembrerebbe un comportamento esemplare veramente da imitare, quasi un sogno; l’applicazione della filosofia francescana riportata all’ambiente. Il vero problema è nella parola imitare.
A pensarci bene se ognuno di noi seguisse alla lettera queste semplici, innocue, piccole anzi piccolissime ma che dico molecolari azioni, queste si trasformerebbero in nocive, grandi anzi grandissime ma che dico universali azioni, che farebbero piombare l’umanità all’età della pietra (secolo più, secolo meno). Più di qualcuno dirà che sto esagerando e potrà non condividere il pensiero fin qui espresso. Ma lasciatemi spiegare l’evoluzione. Se tutti rottamassero la propria auto senza sostituirla non ci sarebbe necessità di costruire auto, un bel po’ di gente dovrebbe trovarsi un’altra occupazione (se la trova) e per spostarsi si dovrebbe ripristinare l’uso del vecchio caro amico cavallo, sperando che le battaglie animaliste a salvaguardia dell’equino non ci lascino a piedi.
A dire la verità l’acqua del rubinetto la bevo anch’io quindi non credo di fare sforzi se continuo a berla. Ma, se non usassimo più le automobili e consumassimo solo prodotti a Km zero (doveroso sotto il profilo del risparmio) e usassimo legna per scaldarci, ovviamente non avremmo più bisogno delle attuali fonti energetiche inquinanti e quindi la lampadina a basso consumo tornerebbe ad essere la cara candela che con il suo tremolio ha accompagnato per secoli una fragile umanità il cui tempo era scandito dal volere del Sole sull’orizzonte. Qualcuno sarà ancora più convinto nel non condividere questa mia riflessione visto che quel metodo di vita sembra così romantico. Ma, giacché tutti i beni, soprattutto quelli alimentari, dovranno trovarsi a pochi chilometri, per non morire di fame, allora tutti riscopriranno il contatto con la natura facendo orti e mangiando radici d’inverno visto che le serre riscaldate, che non produrranno frutti con antichi sapori ma che ti fanno trovare l’insalatina fresca anche quando fuori tira il burian, non ci saranno più.
Pensandoci bene “tutti†è anche una parola veramente grossa perché i 2/3 della popolazione che si stringe nelle grandi città non potrà neppure farsi l’ortino, e non potrà pensare che quattro vasi di insalata messi sulla mensola della finestra della camera da letto possano sfamare in perpetuo una famiglia. Inoltre la campagna, come la storia insegna, senza i mezzi meccanici e la tecnologia che usa energia a basso costo e di immediato utilizzo non sarà di certo in grado di sfamare tutti. Il nostro destino sarà , nella realtà , nelle mani della molto meno romantica fame. Questo metodo sembra, neanche troppo velatamente, il tentativo di porre al centro la Natura nella migliore delle filosofie panteistiche naturalistiche.
Risparmiare è doveroso, avere rispetto per la natura e l’ambiente è essenziale, ma attenzione a travalicare quel sottile confine che può trasformare delle buone intenzioni in autostrade per l’inferno. A mio avviso lo sforzo che l’uomo contemporaneo deve compiere, pena un viaggio senza ritorno nella macchina del tempo, dovrà essere rivolto alla ricerca di nuove fonti energetiche in grado di mantenere un equilibrio tra le necessità dell’umanità , conservando le conquiste ottenute in tutti i campi, per mezzo della tanto vituperata fonte fossile, e la salvaguardia del nostro pianeta. Non è certo auspicando o suggerendo metodi di vita da tuffo nel passato che possiamo pensare di entrare in un mondo migliore. La storia è nostra insegnante.
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Quello di cui non si rende conto Tommaso Fattori è che se tutti facessero come lui non gli sarebbe più possibile risparmiare un sacco di soldi, infatti se tutti dimezzassero i propri consumi vedremmo mediamente diminuire i nostri stipendi della metà .
In realtà la nostra società è complessa, i consumi diretti dell’individuo (casa, trasporto) rappresentano solo un quinto del consumo energetico pro capite del nostro paese. Se vogliamo un ospedale che funzioni 24h su 24 dobbiamo sobbarcarci una piccola quota dei consumi energetici della struttua e di tutte le persone che ci lavorano con i loro spostamenti… se vogliamo l’illuminazione pubblica che ci permette di non essere rapinati in pieno centro quando cala la notte dobbiamo calcolarne il consumo…. se vogliamo trovare la frutta al mercato alle 8 di mattina dobbiamo sobbarcarci i consumi dei camion che viaggiano di notte, se vogliamo poter comperare un cacciavite dobbiamo spalmare i consumi energetici dell’acciaieria e della fabbrica di utensili e così via…. il consumo della nostra società spalmato sull’individuo è quindi circa 5 volte maggiore del nostro consumo individuale.
Ovviamente volendo vivere senza ospedali, con nulla nei negozi e con le città completamente buie consumeremmo molto meno…. ma questa si chiamerebbe ‘involuzione’ non ‘decrescita felice’ o altri termini che suonano bene a chi capisce poco di cosa siano la potenza e l’energia e come si interlaccino con l’economia.
Ed il signor Fattori per quanto riduca all’osso i suoi consumi ridurrà di ben poco le sue emissioni individuali come membro della nostra società … a meno che non si dedichi all’eremitaggio, decida di non farsi mai curare negli ospedali, non usi i mezzi pubblici, non compri alcunchè nei negozi e quindi,in sostanza , non si ricostruisca il suo piccolo medioevo.
..il nostro amico, oltre a tutto il resto debitamente evidenziato da Tosti, probabilmente non si rende conto che se tutti bruciassimo legna per scaldarci al posto del metano, l’inquinamento delle nostre città raggiungerebbe livelli intollerabili, con il particolato che schizzerebbe alle stelle, vivremmo all’interno di una fuliggine perenne, stile Londra di un paio di secoli fa, con gran beneficio per la nostra salute. E tutta questa legna poi da dove proverrebbe? non certo dall’Italia che nn mi pare abbia queste grandi foreste; dalla taiga nordica o dall’amazzonia? e l’energia necessaria per il trasporto fin qui non inquinerebbe? e tutti gli alberi abbattuti come verrebbero rimpiazzati in modo sostenibile per far fronte ad una domanda spropositata?
l’utilizzo di biomasse a fini energetici è una delle perversioni, la più insensata e perniciosa, dell’isteria CO2.
Il problema del fare a meno dell’auto non e’ negli eventuali disoccupati, ma nell’aumento disutile del rischio per ciascuno di noi, visto che diminuirebbero drasticamente le opzioni del trasporto.
E’ possibile infatti pensare al “progresso” umano come una ricerca di aumentare il numero e la qualita’ delle protezioni personali contro i rischi della vita. Per esempio, affidarsi a cibo prodotto lontano vuol dire diminuire il rischio di una carestia. Affidarsi a una farmacia invece che all’orticello medicinale per curarsi significa diminuire il rischio di curarsi male, o di non poter curarsi affatto. E cosi’ via. E’ questo che differenzia anche l’abitante di un Paese “sviluppato” da quello di un Paese “in via di sviluppo”: il primo ha molte piu’ opzioni a disposizione, in caso di malattia, disoccupazione, vecchiaia, e anche per comprarsi una casa accendendo un mutuo.
L’alternativa propugnata da Fattori e’ invece un ritorno allo stato brado, l’abbandono di ogni sviluppo e la perdita di ogni esperienza. ognuno per se’ o al massimo ogni villaggio per se’. E a chi gioverebbe? Anche perche’ andrebbe da se’ che non ci sarebbero prospettive migliori cui aspirare per nessuno, perche’ naturalmente ogni “sviluppo” sarebbe visto negativamente.
Condivido, in più la legna, il pellets o le candele, sono molto inquinanti, e molto più del metano.
Per ora si accettano come km 0:
- i 70 km per gli alimentari
- mentre per le biomasse sempre 70 km ma entro i confini UE
Certo che l’orto in città non ha senso, ma nemmeno importare
- milioni di tonnellate di carne dal sudamerica,(con un livello di garanzia molto basso rispetto al nostro)
- di latte e carne dal nordamerica
- e birra e alimenti dalla cina
- di vino dal nord e sud america
non ha senso.
Si potrebbe anche dir qualcosa sulla frutta stagionale importata dall’emisfero sud, ma in questo caso ci sono poche alternative
Lo stile di vita proposto dal sig. Fattori (con tutte le conseguenze correttamente indicate da Carlo Tosti nel suo articolo e dagli altri commentatori che mi hanno preceduto) è compatibile con una popolazione mondiale di gran lunga inferiore ad un miliardo di abitanti, a fronte dell’attuale “consistenza” di circa sei miliardi di persone (e sottolineo persone e non individui).
Cosa possiamo fare degli oltre cinque miliardi di persone di troppo? Biomassa, forse?
E’ un fatto che questa filosofia pagana e panteistica nasconde un attacco alla persona umana. Come da più parti ci viene ricordato, “L’Uomo è la soluzione e non il problema”, come la storia ha abbondantemente dimostrato.
Personalmente ritengo il “cibo a km zero” solo una forma di protezionismo ultra-locale: facendo i conti non è quasi mai conveniente, neanche dal punto di vista dell’inquinamento, acquistare cibo prodotto a 50km piuttosto che a 10000km. Inoltre serve a creare un’ulteriore strato di burocrazia, perché se devo incentivare ciò che viene prodotto entro X km, dovrò necessariamente dare alla burocrazia molte più informazioni di quelle che aveva prima, e quindi creare enti, commissioni, posti di lavoro per raccomandati e nel complesso un danno per tutti tranne che per i parassiti.
Ricordo che già nell’antichità Roma (che aveva più di 1 milione di abitanti) mangiava grazie alle importazioni di cibo dall’Africa. Il crollo dei commerci “globalizzati” che avvenne nell’alto medioevo fece sì che le città più grandi non potessero sopravvivere, e la popolazione si ridusse a poche decine di migliaia. Se oggi possiamo permetterci i prodotti “a km zero” è solo grazie alla tecnologia della coltura intensiva.
Senza contare che non importare più niente dall’Africa significherebbe dare un’ulteriore mazzata a quelle economie.
Sono in gran parte daccordo sul demonizzare l’usa di biomassa per il riscaldamento poichè non sarebbe convienente per il nostro pianeta disboscare delle foreste(non nostre ovviamente!) ed inoltre crescerebbe l’inquinamento da polveri sottili come già riportato in un post precedente. Ma resto scettico sulle critiche ad un uso, più “ragionato” dei mezzi privati in favore dei mezzi pubblici o della bicicletta. Carlo Colarieti Tosti, considera per ipotesi (che a mio avviso non traspare dall’articolo)la totalità della popolazione che abbandona completamente l’automobile, ma questo risulta un’ assurdo e nn applicabile alla realtà naturalmente!!, ma diversamente come ho evidenziato precedentemente, un uso più accorto dell’auto(solo quando serve realmente!)può solo che fare bene alla nostra salute, intesa sia come movimento fisico nel caso della bicicletta, che nella riduzione di emissione inquinanti nocive per l’uomo.
Non mi esprimo pienamente sull’alimentare a chilometri zero, ma non credo che la questione possa essere liquidata, con un accenno storico che rimanda a carestie di epoca romana, ma credo vada affrontata in modo più ampio, considerando inoltre fattori economico- sociali…
Saluti
Per mauro,
una semplice riflessione per quanto riguarda l’uso accorto dell’auto solo quando serve.
Otto anni fa io ed un mio amico rappresentante abbiamo comperato due auto identiche (euro 3). Io l’auto la uso quando mi serve, quindi non tutti i giorni, e faccio in media 10.000 km/anno, il mio amico ne fa 50.000 all’anno… ed infatti in questi otto anni ha già cambiato tre auto.
Domanda: chi è da considerare più attento all’ambiente, lui che adesso ha un’auto euro5 che emette poco più di 100 gCO2/km oppure io che ho ancora vecchia ed ‘inquinante’ Euro3?
Per il sindaco del mio comune l’inquinatore sono io… e sta già pensando come farmi lasciare l’auto in garage. Questo solo perchè non ho inquinato più che potevo come il mio amico… verrò penalizzato perchè la mia ‘intensità emissiva’ è stata troppo bassa.
Quoto pienamente, non oso immaginare quanto inquinamento in più il tuo amico abbia causato rispetto a te, tenendo conto anche dell’ intero processo di produzione necessario per costruire tre auto!
Ti propongo inoltre una semplice associazione: “problema clima”+automobili=profitto case automobilistiche=>problema inquinamento incrementato=economia capitalistica in buona salute=>spinta verso accordi di Co2penaghen=>carbon tax.
Saluti
Mauro, non ho “liquidato la questione con un accenno storico”, l’accenno storico serve solo a mostrare che il cibo “importato” non è una caratteristica dei nostri tempi.
I conti dicono che, approssimativamente, andare a fare una spesa da 10kg a 5km di distanza in macchina emette tanta CO2 quanto far arrivare la stessa spesa da 5000km di distanza via nave.
Fare una deviazione di 2km di strada in macchina per comprare 12 uova dal contadino inquina come comprare le stesse uova nel negozio dove si fa il resto della spesa, ma facendole arrivare da 10000km di distanza via nave, o da 1000km di distanza via camion.
Rimango allibito ancora di più!
“I conti dicono che, approssimativamente, andare a fare una spesa da 10kg a 5km di distanza in macchina emette tanta CO2 quanto far arrivare la stessa spesa da 5000km di distanza via nave.”
Mi sembra veramente un’affermazione paradossale!!sarei curioso di sapere quali fattori hanno tenuto conto per arrivare ad una conclusione del genere.
Saluti
Il motivo di base è molto semplice: tu in macchina porti una spesa dell’ordine dei 10kg, un camion porta tonnellate, e una nave molte migliaia di tonnellate. Anche solo in termini di peso, la tua macchina viaggia con un carico che è di 1/100 del suo peso, mentre il camion e la nave viaggiano con carichi superiori al loro peso a vuoto.
I conti, e le fonti, li trovi nel mio commento (l’ultimo) a questo post su ecoblog.it:
http://www.ecoblog.it/post/8882/eat-real-eat-local-la-campagna-canadese-a-favore-del-cibo-a-km-zero/last?message=accepted#add_comment
E’ chiaro che sono necessariamente approssimativi: se fai una spesa da 100kg, la situazione diventa più favorevole, ma d’altra parte, solo una piccola parte della tua spesa arriva da molto lontano, per cui sostituire quei pochi prodotti andando a cercare prodotti locali appare ancora più dannoso all’ambiente.
Posso essere daccordo sui conti effettuati, ma ritengo non siano pienamente applicabili alla realtà quotidiana del consumantore tipo.
Provo a spiegarmi meglio: se io mi reco al supermercato che, ipoteticamente, si trova a quei famosi 5-10 km di distanza, oppure mi reco dal contadino, ipoteticamente alla stessa distanza, per acquistare quello che mi serve per cibarmi, non vedo dove sta l’inquinamento in più! Inoltre se decido di spostarmi in bicicletta o con un mezzo pubblico dal contadino, credo che non ci sia paragone in termini di inquinamento per l’ambiente e di salute migliore per il cittadino, in confronto al recarmi al supermercato con la mia auto.
Saluti
Hai perfettamente ragione, ma di solito, oltre ad andare dal contadino, devi comunque andare anche al supermercato, no? E’ vero che ogni caso è diverso (e quindi ognuno dovrebbe farsi i conti per sé), ma un viaggio fatto appositamente per acquistare un determinato prodotto locale di solito si aggiunge a qualsiasi viaggio tu faccia per la tua normale spesa, non lo sostituisce.
Per cui, quando sostituisci un prodotto “importato” e comprato al supermercato con un prodotto locale comprato direttamente da te, l’inquinamento in meno che hai è nel trasporto (evitato) del prodotto dal produttore al supermercato (fatto, in modo efficiente, da navi/camion); l’inquinamento in più che hai è nel trasporto privato del prodotto del contadino (fatto, solitamente, in modo 100/1000 volte meno efficiente in macchina).
Certo se vai dal contadino in bici o coi mezzi il ragionamento non vale… ma quanti casi sono?
Resta la conclusione: se vai a fare la spesa in macchina (cosa che non tutti fanno), il modo migliore per ridurre l’inquinamento è smettere di andare in macchina (scegliendo un negozio più vicino, magari, o facendosi consegnare la spesa a casa) e non certo non comprare i kiwi neozelandesi sostituendoli con le pesche italiane “del contadino”.
Cari lettori, il problema non è nella quantità ma nella qualità .
Se tutti seguissero il modo di vita scelta dal Fattori significherebbe per l’umanità un salto nel passato che nessuno, dico proprio nessuno, sarebbe in grado di vivere. L’uomo moderno è talmente intrinsecamente legato alla tecnologia e all’energia che vive senza ormai neppure accorgersene dando queste conquiste per scontate. Non c’è nulla di scontato. Per tornare al passato basta veder cosa succede in presenza di un temporaneo distacco dalla rete elettrica. Sembra che non sappiamo più cosa fare. Ogni nostra azione sembra impossibile senza energia elettrica. Se rappresentassimo in grafico il grado di benessere (anche sotto il profilo della salute) e ricchezza raggiunta grazie al diffuso uso dell’energia, ci accorgeremmo che sarebbe rappresentato come una lineetta verticale compresa tra una linea orizzontale piatta che rappresenta il passato e il futuro se non si troverà un’alternativa energetica di pari livello. Chi oggi sarebbe in grado di sfamarsi senza andare al supermercato? Chi sopravviverebbe senza neppure un’aspirina? Queste due semplici domande sembrano assurde ma questi due semplici esempi sono anch’essi il frutto dell’uso quotidiano dell’energia. E’ assurdo non porsi queste domande.
Il vero pericolo per l’umanità è, a mio modesto avviso, non riuscire a trovare un’adeguata alternativa, entro un tempo sufficientemente breve, alle fonti fossili. Credo anche che non sia immaginabile un futuro fatto di pannelli solari con energia disponibile solo in presenza del sole o centrali eoliche che erogano un po’ di energia se tira vento (e non deve neanche essere troppo). Non ritengo neppure possibile continuare a fare promosse da pinocchio, che al giorno d’oggi sono nel migliore dei casi poco più che buone intenzioni, di diminuire del 30-40-50-70-90% (e chi più ne ha, più ne metta) le emissioni di CO2 entro i prossimi 30-50 anni. Se non ci svegliamo la realtà sarà ben più triste della fantasia perché le emissioni tra 30 o 50 anni saranno ridotte quasi a zero non per volontà dell’umanità , per conseguenza di accordi presi oggi, ma perché le fonti fossile saranno esaurite oppure la loro estrazione, e raffinazione in caso del petrolio, avrà costi così elevati da non poter essere più facilmente supportati dal consumo. La conversione energetica non è cosa semplice, non è come spegnere un interruttore e accenderne contemporaneamente un altro. Il passaggio dovrà essere necessariamente graduale perché i costi di conversione saranno elevatissimi e necessiteranno anni, forse decenni.
Interessante… È di oggi la notizia che un altro studio ha confermato come il particolato (quello che si sviluppa dalle stufe a legna, dal letame combusto, etc., detto anche “black carbon”) contribuisce più della CO2 al riscaldamento del clima, addirittura nella zona dell’Himalaya si parla di 5 volte tanto rispetto alla presenza della sola CO2 a causa del particolato sviluppato dal continente africano (che lì vi arriva per lo spostamento delle correnti d’aria).
Questo signore, ben lontano dal lavorare per la Terra, contribuisce a distruggerla: salviamo il mondo dagli ambientalisti, altro che CO2!!!
Ovviamente queste politiche partono dall’idea di una mezza estinzione di massa: il nemico è l’uomo, abbattiamo l’uomo, torniamo a 2-300 milioni di persone in tutto, torniamo all’epoca dei Romani o giù di lì, e saremmo tutti felici e contenti, la terra pulita, etc. etc. Benissimo dico io: comincino a liberare del loro peso i signori ambientalisti, sono abbastanza per dare una bella regolata al clima terrestre direi…
Sbaglio o bruciando legna si emette CO2 ?
A dir la verità , dato che la demonizzazione della CO2 mi puzza, la cosa non mi scandalizza, personalmente, ma gli ambientalisti si rendono conto delle loro contraddizioni ?
Consiglierei di leggere il libro “L’illusione dell’energia dal sole” di Franco Battaglia, il cui sesto capitolo parla ampiamente del problema delle biomasse.
mi limiterò a citare la seguente frase, a pag. 76
“Per produrre, bruciando legna da ardere, il 10% dell’energia elettrica che l’Italia consuma, avremmo bisogno di raccogliere legna da ardere da 120.000 km2 di superficie boschiva.
naturalmente non abbiamo 120.000 km2 di superficie boschiva”
In effetti l’intera superficie dell’Italia è di 300.000 km2, per cui questi comportamenti io li classificherei sotto il termine di “brioscismo”.
Cos’è il brioscismo ? E’ l’atteggiamento mentale che porta persone che non approfondiscono i problemi a tirar fuori soluzioni non sufficientemente pensate, e quindi spesso assurde, come risolvere il problema della fame del popolo francese, che chiedeva pane, distribuendo brioche…
Purtroppo ho l’impressione che di brioscisti ce ne sia attualmente un gran numero, pensatori della domenica, pronti a partire in quarta a risolvere i problemi del mondo, ma senza tentare seriamente di capirli.
Secondo me.
Guido Botteri
Personalmente sarei ben contento di poter rottamare l’auto. Cammino volentieri a piedi, e ho l’abbonamento annuale a tutti i mezzi.
Sono capace di andare al supermercato con i mezzi, trascinandomi dietro sei, sette buste stracolme (si finisce sempre per comprare più di quanto si era previsto) e prendendomela con me stesso per non aver preso l’auto, con le braccia dolenti per il peso.
Ma la spesa al supermercato non è l’unica occasione in cui serve l’auto.
Vado in vacanza nella mia villa in costiera, dove ho un orto in cui coltivo (ad essere onesti, coltivano) limoni, e altri alberi da frutta, pomodori, zucchine, e via dicendo. Tutta roba squisita, coltivata con il solo sterco di capra (che non puzza), e che ha un sapore (la roba coltivata) d’altri tempi.
Si, però non basta nemmeno per noi, e nemmeno per la sola estate.
Per avere una produzione in grado di sfamare la mia famiglia, dovrei avere un orto decisamente più grande, ed in città questo non è possibile. Già è un miracolo che abbia un orto a pochi metri (saranno dieci ?) dalla piazza principale del paese.
Mi rimane la soddisfazione di essere al centro del paese, di avere gli alimentari sotto casa (se facessi un buco in terrazza mi troverei nel negozio) e di sentirmi in campagna quando cammino nell’orto. E’ veramente una sensazione impagabile, per chi, come me, ama la natura.
Per quanto il pino secolare che ho nella villa faccia cadere ogni tanto delle pigne, la quantità di biomassa da ardere non è nemmeno sufficiente a concedermi un barbecue.
Raggiungere la villa, e portarci le cose che servono per passarvi l’estate, mi obbliga a tenere un’auto.
Se anche decidessi di usare un taxi, che, data la distanza, mi costerebbe l’ira di Dio, non avrei la consolazione di salvare il pianeta, perché il taxi inquinerebbe lui per me.
Se poi fosse questione di un’andata e un ritorno, si potrebbe anche prendere la cosa in considerazione, ma i viaggi sono sempre tanti, anche per andare a prendere all’aereoporto parenti vari.
Già , una società senza aerei, renderebbe molto più problematica la mobilità .
Ma la mobilità è legata alla ricchezza del Paese, non è vero Gravina ? …e più aumenta, più aumenta la ricchezza del Paese, o sbaglio ?
No, non ci sto al congelamento delle capacità di trasposto e della mobilità .
Non ci sto al de-sviluppo, tanto invocato da Mercalli ed altri.
Non ci sto alla distruzione degli argini per far correre liberi i fiumi, come ha invocato un ambientalista.
(Se volete cerco il link, che al momento non ho sotto mano)
Non ci sto all’impronta ecologica, che premia i boscimani e gli uomini di Neandertal, e castiga gli Americani.
Non ci sto a riprodurre uno stile di vita che garantiva, nella preistoria, una vita media di 15 anni (portata dal “cattivo” progresso a oltre 80) e una popolazione, in Italia, di duecentomila uomini affamati.
Che ne faremmo degli altri 60 milioni, che non troverebbero cibo ?
E che dire del fatto che le fonti di cibo, allora, erano essenzialmente la caccia, la pesca, e la raccolta.
Se dovessimo dar retta agli ambientalisti che sono contro caccia e pesca, rimarrebbe la sola raccolta, e quindi dovremmo drasticamente ridurre quei 200 mila…
E se poi dessimo retta a quelli che pretendono che, si, si può raccogliere la frutta, ma solo quella caduta, perché gli alberi non bisogna disturbarli…
Scusate, faccio bene o no a chiamare questa gente “brioscisti” della peggior specie ?
Secondo me.
Guido Botteri