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Ancora 36 ore a Copenhagen

Ci siamo, dopo poco più di una settimana di negoziati convulsi (e improduttivi), eccoci al momento tanto atteso. A Co2penhagen stanno arrivati “i pezzi da 90”. Uno su tutti, Barack Obama, oltre agli altri 114 capi di Stato o primi ministri. Nel frattempo c’è stato un capovolgimento1 in seno alla presidenza del summit: il presidente in carica, Connie Hedegaard, ha rassegnato le dimissioni in favore del primo ministro danese Lars Rasmussen.

Su queste dimissioni aleggia il mistero. C’è chi dice che siano state “volontariamente obbligate”, in quanto la Hedegaard aveva manifestato più di un dubbio sul testo segreto trapelato a Copenhagen. Rasmussen, per contro, è un forte sostenitore di quel testo, sembra. Solo coincidenze? Non lo sapremo mai.

E adesso vediamo di ricapitolare la situazione fin qui, prima dell’intervento politico dei grandi del pianeta.

Il nodo negoziale di questo summit è ormai chiaro, sotto gli occhi di tutti e ben consolidato: i paesi occidentali vogliono superare Kyoto, per proporre uno schema che faccia pagare tutti per quanto inquinano, pur riconoscendo una parte di aiuti (più o meno cospicui) da erogare ai paesi in via di sviluppo. Dall’altro lato abbiamo il G77, ovvero tutti i paesi in via di sviluppo, che vuole una sorta di Kyoto II, perchè i paesi occidentali devono continuare a ridurre le emissioni, per cause e colpe storiche loro ascrivibili, e fondi per la riduzione delle emissioni e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

In poche parole, nemmeno a dirlo: soldi. Molti di più nel piano del G77, molti di meno nel piano occidentale. Ad oggi la cifra indicata è pari a circa 10 miliardi di dollari (all’anno), tuttavia è comprensibile che tali cifre siano state volutamente tenute generiche e approssimative, fino all’arrivo dei capi di stato. L’Africa chiede molto di più (200-300 miliardi di dollari), con una nuova voce fuori dal coro, il primo ministro etiope sostiene2 che potrebbero accontentarsi di 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020.

E’ stato suggerito che, nel caso passi un Kyoto II, venga istituita una organizzazione in capo all’ONU per l’effettuazione di verifiche ispettive, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. E’ soprattutto l’America a sostenere questa posizione, poichè con Kyoto, i paesi in via di sviluppo non sarebbero obbligati a vincolarsi legalmente ad una quota di riduzione delle emissioni, ma di effettuarle su base volontaria, mirando comunque ad un preciso obiettivo.

Per quanto riguarda la deadline, ormai è chiaro a tutti noi che nulla di concreto uscirà da Copenhagen. Molto era stato delegato ai precedenti tavoli negoziali, tuttavia conclusisi con un elevato livello di conflittualità. L’obiettivo adesso è di redigere un draft molto preciso, da trasformare entro 6 mesi (forse a Bonn 2010) in un trattato legalmente vincolante. Per il momento, rimaniamo in attesa della nuova stucchevole ondata di retorica che si sta per abbattere su Copenhagen.

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  1. http://www.guardian.co.uk/environment/2009/dec/16/connie-hedegaard-copenhagen-resigns []
  2. http://www.guardian.co.uk/environment/2009/dec/16/copenhagen-deal-climate-conference []
Published inCopenhagen

4 Comments

  1. Sono d’accordo anche io su quanto detto da Bettanini. Vale la pena ricordare che gli USA hanno provato più e più volte (evidentemente senza successo) a far classificare la Cina come paese sviluppato.

    CG

  2. Claudio Costa

    @ bettanini

    Concordo sull’inversione dei valori

  3. gbettanini

    Una cosa che secondo me ha dell’incredibile è il ritorno d’immagine che ha in questi giorni la Cina.
    Stiamo parlando del paese che inquina più al mondo, il paese che da subito ha affermato che le sue emissioni non le avrebbe tagliate, un paese che ha più di 2000 miliardi di dollari in riserve monetarie (principalmente buoni del tesoro USA) ed ha il coraggio di chiedere aiuti all’occidente spalleggiando i paesi del g77, un paese che non ha decisamente un buon rapporto con i diritti umani.
    La Cina, che avrebbe dovuto essere a pieno diritto sul banco degli imputati viene descritta dalla stampa come una verginella paladina dei poveri e degli oppressi. Direi che il distacco dalla realtà a Copenhagen è totale.

  4. Daniele Gamma

    Copenhagen, DN (Airport)
    Aggiornato: 11:50 AM CET del 17 dicembre 2009
    Low Drifting Snow
    -4 °C
    Raffreddamento da vento: -12 °C
    Umidità: 86%
    Punto di rugiada: -6 °C
    Vento: 33 km/h / 9.3 m/s from the NE
    Pressione: 1015 hPa (Stabile)
    Visibilità: 10.0 Chilometri
    Raggi UV: 0 out of 16
    Nuvole:
    Few 426 m
    Nubi sparse 548 m
    Molto nuvoloso 7620 m
    (Above Ground Level)
    🙂

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