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Il Guardian: Così sarebbe andata a Copenhagen

E’ curioso come i meccanismi che hanno generato una smisurata moltiplicazione delle risorse diponibili per la scienza del clima, abbiano finito per prendere su di essa il sopravvento, prima favorendo una campagna mediatica senza precedenti e colmando il vertice di CO2penhagen di aspettative e poi decretandone il fallimento ancora più fragoroso.

Pur essendo frutto di una lunga preparazione, si può dire che il clamore attorno al cambiamento climatico sia iniziato solo quando i media hanno deciso di sposarne la causa senza condizioni, e questo è accaduto in tempi relativamente recenti, subito dopo la pubblicazione del Rapporto Stern, ovvero di quel documento generato su commissione del governo britannico, che metteva l’accento sul prezzo che il pianeta dovrebbe pagare in ragione di una supposta deriva catastrofica del clima. Questo ha segnato l’ingresso di questa problematica nei salotti buoni della finanza e della politica internazionali.

Di lì in avanti, con la complicità tutt’altro che casuale della pubblicazione del 4° Rapporto dell’IPCC si è smesso di parlare di scienza del clima, piaccia o no ritenendo che questa fosse ormai definita, spostando la discussione sugli aspetti finanziari e politici. In questi ambiti, molto più che in quelli prettamente scientifici, tutti hanno ovviamente il diritto di dire la loro, ma è evidente che gli orientamenti di poche potentissime realtà economiche contino molto più di quelle di tutti gli altri.

E a CO2penhagen i potenti si sono fatti sentire eccome. Infatti, per quanto per ben due settimane si sia lasciata la possibilità pressochè a tutti e 192 i paesi rappresentati, alle NGO intervenute a vario titolo ed alle grandi e piccole organizzazioni ambientaliste intervenuti di dire la propria, i giochi sono stati fatti soltanto nelle ultime ore, e la regia è stata unica.

Leggendo questo articolo di Mark Lynas, uscito sul Guardian il 22 dicembre scorso, si capisce che in realtà, trama, soggetto, sceneggiatura e finale del film sarebbero stati scritti con largo anticipo, secondo il più classico dei copioni. Il problema c’è, lo sappiamo, ma siccome siamo i paesi ricchi e tali vogliamo rimanere, non abbiamo nessuna intenzione di scendere a patti con quelli meno fortunati (o furbi?) di noi, perciò non se ne fa nulla. Il punto però è che i cosiddetti paesi ricchi ormai non sono più tali, e le chiavi della cassaforte li hanno altri. A guidare il summit verso l’insuccesso sarebbe quindi stata piuttosto la Cina che, pur fortemente impegnata sul piano economico nello sviluppo e nella produzione di tecnologie rinnovabili, non avrebbe alcuna voglia di spingere sull’acceleratore della decarbonizzazione, nè autonoma e spontanea, nè a maggior ragione partecipata nel contesto di un accordo che preveda una supervisione esterna e sovrannazionale.

Ma la strategia adottata, tra tira e molla nei negoziati, tra annunci entusiastici e passi indietro, culminata poi con l’opposizione all’assunzione di responsabilità non solo propria ma anche altrui, sarebbe stata interamente volta ad evitare che il mondo potesse leggere le loro carte, individuando piuttosto un altro colpevole, cioè quello del copione.

Saranno effettivamente andate così le cose?  L’autore dell’articolo dice di averlo visto con i propri occhi e lo scenario sembra plausibile. Chissà. Una cosa è certa, il miraggio della finanza internazionale ha promosso la scienza del clima e la realtà della stessa ha finito per bocciarla, con buona pace di chi già guarda al prossimo summit per rinnovare il copione.

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Un commento

  1. Sono molto…scettico 😎 di questa campagna mediatica contro la Cina (iniziata, non dimentichiamolo, dall’inetto Ministro per il Climate Change britannico). Per far deragliare l’Accordo fra USA e Cina, la UE avrebbe dovuto per esempio dire di no, o anche solo il Regno Unito. Ma sono stati tutti zitti, attendendo l’arrivo del Messia da Washington.

    Segnalo questa analisi di Richard Black, che ha l’indubbio vantaggio di non puntare il dito solo contro “gli altri” e quindi e’ probabilmente molto piu’ veritiera:

    http://news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/8426835.stm

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