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marzo - 2010
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Ultime dal Sole: Ciò che Credevamo di Sapere.

Scritto da Antonio Marino il 17 - marzo - 2010

Il nastro trasportatore interno al sole, argomento già trattato sulle pagine di Climate Monitor, viene rivisitato grazie a nuove misurazioni effettuate dal Dott. David Hathaway e da Lisa Rightmire, una sua studentessa presso l’università di Memphis. I risultati di questa nuova ricerca li trovate in Science NASA; prima di proseguire, facciamo un breve riassunto in italiano di quanto scritto su quell’articolo.

Sun Conveyor Belt - Fonte NASA

Dalle ultime misurazioni si evince che il nastro trasportatore interno al sole, “viaggia” a doppia velocità, per l’esattezza, si è riscontrata una maggiore velocità nella parte superficiale, la maggiore misurata negli ultimi 5 anni, mentre nella parte più profonda si è misurata una velocità molto ridotta, sia rispetto alla superficie che rispetto a dati del recente passato. Inizialmente si credeva che ad una maggiore velocità del nastro trasportatore, corrispondesse la comparsa di numerose regioni attive sulla fotosfera solare, il che corrispondeva, ovviamente, ad avere un cospicuo numero di macchie solari, sinonimo di un ciclo solare intenso.

Dai recenti studi, si è constatato che pur avendo una maggiore velocità superficiale nelle correnti del nastro trasportatore, le maggiori degli ultimi cinque anni, non si è avuto affatto riscontro nella comparsa di un importante numero di regioni attive e correlate macchie solari, ma ci si è trovati al cospetto di uno dei più profondi minimi degli ultimi cento anni. A questa prima incongruenza il Dott. Hathaway cerca di fornire una possibile riposta dicendo che probabilmente questa maggiore velocità inibisce la formazione di regioni attive in fotosfera, neutralizzando l’attività magnetica in prossimità dell’equatore solare, una maggiore descrizione di tale processo è presente in un articolo pubblicato dalla rivista “Science”1.

macchie Solari e Velocità della Conveyor Belt - Fonte Hathaway and Rightmire, 2010

Grazie al satellite SOHO, si possono fare delle misurazioni delle velocità del nastro trasportatore solo delle correnti visibili superficiali, per ottenere dati inerenti i livelli più profondi, a circa 200 Km di “profondità”, bisogna ricorrere a dati stimati, ottenuti sempre grazie al monitoraggio di movimenti delle macchie solari. Si supponeva che le macchie solari fossero strettamente correlate alle velocità delle correnti più profonde del nastro trasportatore, di conseguenza osservandone le traiettorie, si pensava di poter risalire alla velocità della profonda corrente solare.

SDO - Fonte NASA

Dai dati in possesso, dal 1996 ad oggi, analizzando la velocità delle macchie solari nel tempo, si giunge ad avere risultati del tutto inattendibili, in quanto ci si trova di fronte a dati che mostrano una notevole velocità nella parte superficiale delle correnti interne al sole, mentre nella parte più profonda si registrano valori di velocità minime, in entrambi i casi oltre i valori estremi della scala di riferimento adottata da quando si effettuano queste misurazioni. Per questa seconda incongruenza il Dott. Hathaway, ancora una volta con tutti i condizionali del caso, dice che probabilmente le macchie solari potrebbero non essere così strettamente correlate alle velocità delle correnti profonde del nastro trasportatore interno al sole; il loro movimento potrebbe essere correlato ad onde provocate dalla dinamo solare o da altri fenomeni non necessariamente collegati alle dinamiche di movimento del nastro trasportatore interno alla stella.

I ricercatori del settore, hanno bisogno di poter osservare più direttamente ciò che accade nei meandri interni al sole, questa opportunità gli potrebbe essere fornita dal nuova sonda Solar Dynamics Observatory (SDO), lanciata in orbita dalla NASA nel Febbraio 2010, i cui dati di rilevamento dovrebbero essere disponibili entro la fine dell’anno in corso.

“Forse con i suddetti dati si avrebbero a disposizione quei pezzi mancanti che potrebbero consentirci di proporre delle previsioni sull’attività di un intero ciclo solare”, così conclude il Dott. Hathaway.

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Una prima considerazione la merita la seguente affermazione del Dott. Hathaway:

“The solar minimum of 2008-2009 was unusually deep and now the sun appears to be on the verge of a weak solar cycle.”

“Il minimo solare del 2008/2009 è stato insolitamente profondo, il sole sembra essersi avviato verso un debole ciclo solare”

Penso che ogni commento sia superfluo, nel recente passato, dalla NASA, si erano sempre preoccupati di ribadire che in merito alla scarsa attività solare non vi erano preoccupazioni di sorta in quanto il tutto rientrava nella normalità, oggi il Dott. Hathaway ci propone scenari futuri piuttosto diversi.

Altro passaggio chiave lo troviamo in quest’altra affermazione del Dott. Hathaway, con riferimento alla frase finale:

“The high speed of the conveyor belt challenges existing models of the solar cycle and it has forced us back to the drawing board for new ideas.”

“L’ elevata velocità delle correnti del nastro trasportatore ha messo seriamente alla prova gli attuali modelli di previsione dell’attività solare, costringendoci a rimetterci al “tavolo da disegno” alla ricerca di nuove idee.” (enfasi aggiunta)

Ancora una volta il Dott. Hathaway non ha problemi ad affermare che credevano di sapere e poter prevedere, come aveva già dichiarato in un intervista del Settembre del 2008, ma, il sole, con le dinamiche che ne hanno caratterizzato la scarsa attività di questi anni, ha imposto le sue leggi, mettendo la comunità scientifica di fronte ad una realtà che non conoscevano e/o possono prevedere per il futuro.

Allo stato attuale mi sorgono ulteriori dubbi sulle possibilità di prevedere il clima dei prossimi anni da parte della comunità scientifica internazionale, soprattutto di quella parte che fa uso e abuso di dati inerenti le concentrazioni dei gas serra e dell’ influenza antropogenica sui cambiamenti climatici, rivolgendo quasi mal volentieri lo sguardo verso il sole e la sua minore o maggiore attività.

Sia ben chiaro che non è mia intenzione “istigare” all’ inquinamento, al di là della reale influenza che le attività umane possano avere sul clima, bisognerà comunque avere rispetto assoluto per il mondo su cui viviamo, nel mentre bisognerà dare al sole, alla sua attività, ai suoi cicli, la giusta importanza. Il processo sarà sicuramente lento, in quanto ciò che si sa dell’attività solare e del suo evolversi nel tempo è frutto di un serie di dati ridicolmente brevi rispetto all’ età del sole; di alcune dinamiche si intuiscono gli effetti, ma non si conoscono ancora bene per poterle spiegare nei meccanismi di accadimento, così come vorrebbe la scienza, e così come sarebbe necessario conoscerle per poterne “modellizzare” l’occorrenza.

Paradossalmente pur intuendo alcuni fenomeni correlati alle fluttuazioni cicliche dell’ attività solare, non si conoscono ancora i meccanismi che li generano; per dirla con Nicola Scafetta, recentemente intervenuto al convegno di Allumiere, ci possiamo paragonare ai primi uomini che scoprirono le 4 stagioni, pur conoscendone l’esistenza non conoscevano affatto il “meccanismo” che ne permetteva l’alternanza nel tempo. Variabili come quelle appena trattate, non possono considerarsi costanti nel tempo o essere messe in secondo piano in quanto non se ne conosce ancora il preciso “meccanismo” fisico che metta in stretta correlazione l’accadimento, la causa e l’effetto.

Forse un bagno di umiltà non farebbe male a coloro che ostinatamente propongono scenari da “clima barbeque” considerando le responsabilità sempre e solo dell’uomo, che con le sue attività, avrebbe portato il sistema clima oltre il punto di non ritorno. Un ottimo esempio è nell’atteggiamento che proprio il Dott. Hathaway ha mostrato in questi ultimi anni, rivedendo e rivisitando tutti gli studi degli anni passati, ammettendo che si era creduto di “sapere” ma in realtà non si “sa”, affermazione che dovrebbe essere fatta propria da una buona parte della comunità scientifica internazionale.

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  1. “Variations in the Sun’s Meridional Flow over a Solar Cycle,” 12 March 2010, v327, 1350-1352 []

4 commenti a “Ultime dal Sole: Ciò che Credevamo di Sapere.”

  1. rocco scrive:

    Come ho già avuto modo di dire da altre parti ho letto tempo fa un illuminante lavoro di tal Fairbridge, un geologo australiano che sembrava saperla lunga sul sole e i suoi cicli (credo sia deceduto). Anche Scafetta lo conosce e gli riconosce meriti pionieristici. Io ho un pdf dove ne viene fatto il ritratto e viene riassunta la sua teoria. Per chi lo volesse lo mando volentieri, per me è stato illuminante per capire i fallimenti della NASA sulle predizioni solari.

  2. marco bucciarelli scrive:

    Non a tutti e’ stato chiaro che cosa sia successo in questi ultimi 2/3 anni,secondo me c’e’ stato un cambiamento “epocale”.Ci siamo “svegliati”una mattina e tutto quello che davamo per certo e’ stato clamorosamente rimesso in discusione,insomma tutto da rifare!Spero ci serva da lezione.

  3. rocco scrive:

    io non mi occupo direttamente di Sole et al. ma ho la vaga sensazione che parte della comunità scientifica avesse già il più che fondato dubbio sulle procedure utilizzate dalla Nasa in questo tipo di predizioni.

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