La Carne è La Prima Causa del Riscaldamento Globale?

L’altra sera su RAI TRE al programma di Serena Dandini “Parla con me” c’era ospite Jonatham Safran Foer un giovane romanziere americano autore di “Ogni cosa è illuminata” una storia autobiografica, da cui hanno tratto un film capolavoro. Safran Foer ultimamente si è improvvisato esperto di zootecnia e ha scritto il saggio “Se nulla importa” sulla filiera della carne dal suo punto di vista, che è quello di un vegetariano. Purtroppo la Dandini ha preso il libro come una verità scientifica e questa è la carrellata di scemenze snocciolate, in trasmissione, una via l’altra come le ciliegie:

“…la produzione di carne è la prima causa di riscaldamento globale…
…..gli allevamenti non hanno le finestre…
…negli allevamenti ci sono miliardi di animali sofferenti che subiscono torture che noi rimuoviamo come se non esistessero..
…gli animali sono imbottiti di antibiotici che poi passano all’uomo..
…gli animali sono portatori di un numero impressionante di virus che passano all’uomo…
….un hamburger costa mezzo dollaro ma fa un danno di 200 dollari…
….in USA è stato calcolato che saltare la carne anche solo un giorno alla settimana equivale a ridurre le emissioni di 5 milioni di auto….”

Questa invece è la presentazione dello stesso libro fatta da ecoblog1

Quando la letteratura incontra l’etica …Ciò che ne emerge è un quadro atroce, certamente già noto, ma circondato da uno spesso alone d’indifferenza e dalla volontà di “non pensarci”. Per questo è necessario parlarne. La sofferenza ingiusta degli animali, più redditizi se malati, è certamente il tema principe ma non l’unico: schiere di antibiotici assunti inconsapevolmente, riscaldamento globale, fame nel mondo… Tutte questioni strettamente connesse al consumo di carne nel mondo. Sollevando le quali, Safran Foer si aspettava una reazione fortissima da parte delle aziende zootecniche che, invece, sono rimaste mute avvallando l’ipotesi che o le medesime non abbiano argomenti a proprio favore oppure che non vogliano aprire un dibattito troppo sfavorevole all’industria della carne.”

A Safran Foer mancano proprio i fondamentali della zootecnia:

  • mai un animale che soffre è più redditizio, è vero il contrario;
  • mai un animale malato è più redditizio, è vero il contrario;
  • negli Stati Uniti sono ammessi gli antibiotici come promotori di crescita, mentre nell’UE invece sono vietati, ma in ogni caso non ci sono mai residui di antibiotici nelle carni USA che causerebbe un’assunzione umana inconsapevole; è vietato, è un reato penale, e in USA fanno i prelievi su ogni partita e sul 10% dei capi.
  • Nell’UE le finestre negli allevamenti sono obbligatorie e devono avere una superficie pari al 10% della superficie di allevamento, forse il romanziere allude a un certo tipo di allevamenti di ovaiole in gabbia, dove la luce viene dalle lampade per sfruttare il fotoperiodismo che fa produrre più uova; Ovviamente il ricambio d’aria deve essere comunque assicurato; gli allevamenti con le gabbie sono in disarmo, tanto che nel 2012 saranno vietate, inoltre il mercato già sta premiando la produzione di uova a terra, che ad esempio sono utilizzate dalla ditta “Giovanni Rana.”
  • negli allevamenti gli animali sono alle strette, ma non soffrono, altrimenti non renderebbero, anzi, stanno al coperto e non subiscono le intemperie, sole, caldo, pioggia, neve e freddo; questo comporta a parità di produzione, qualunque essa sia, un minor consumo di mangime e di energia e una minore mortalità, rispetto agli allevamenti intensivi allo stato brado; (anche del 70% nelle nidiate di suinetti e pulcini) inoltre nei fabbricati zootecnici è possibile una migliore gestione dei liquami e delle polline che all’aperto rischiano con il dilavamento e il ruscellamento di finire nei corsi d’acqua; anche in questo caso ci sono esempi in cui il mercato sta premiando l’animale alla stato brado, vedi il pollo al campo della Amadori e la carne bovina di maremmana o chianina o la carne francese, ungherese, irlandese e del Sudamerica2.

Il consumatore già adesso può scegliere il prodotto proveniente dal tipo d’allevamento che più gli aggrada.
Da sempre gli animali trasmettono le malattie che si chiamano zoonosi, molto prima della zootecnia industriale, vorrei ricordare la peste, e la spagnola del 1918 (probabilmente un’influenza aviaria) . E’ proprio la zootecnia intensiva, che ha il massimo dei controlli sanitari che può usufruire di antiparassitari e antibiotici per il controllo delle trasmissioni patogene. Se invece si parla di produzione zootecnica biologica, gli animali più malati (rogna e verminosi) che ho visto in vita mia erano proprio quelli di un allevamento biologico: quelli sì che soffrivano. Inoltre il biologico a parità di produzione richiede più terra e più energia.

Dire che la produzione di carne è la prima causa di riscaldamento globale zoogenico è una scemenza, che non ha riscontro in nessuna pubblicazione scientifica. Le emissioni di metano zoogenico non alterano la concentrazione del metano atmosferico perchè sono un ciclo tra emesso e captato come già ampiamente discusso su climatemonitor qui. Il metano dopo 4-12 anni è ossidato a CO2 dall’azione fotochimica e da quella ossidante dello ione idrossile OH-. Il metano zoogenico emesso oggi va a sostituire quello emesso 4-12 anni fa, senza alterarne quindi la concentrazione atmosferica totale quindi senza determinare un aumento delle temperature.
E’ ipotizzabile che un aumento del numero di ruminanti determini anche una crescita del metano atmosferico ma questo non è avvenuto negli ultimi 20 anni e la FAO nel 2008 mette in dubbio che ci sia una correlazione.
L’IPCC specifica chiaramente che le emissioni di carbonio degli animali danno un bilancio pari a zero tra assorbimento dei vegetali e emissioni degli animali. Purtoppo in un articolo del World Watch Institute magazine (rivista citata più volte nella bibliografia di Safran Foer assieme ai libri di Rifkin e di Pollan) conteggiano come emissioni aggiuntive oltre al metano zoogenico, anche la CO2 emessa degli animali, e questo è un errore gravissimo, che li ha portati a stimare la zootecnia come prima causa del riscaldamento globale.
Invece per le emissioni della filiera, che derivano dall’energia necessaria a produrre le proteine animali, bisogna fare i confronti in equipollenza tra l’energia necessaria a produrre un’alternativa a tutti i prodotti zootecnici alimentari ma anche concimi e i pellami come già spiegato. Stranamente parlano sempre delle emissioni per produrre carne come se per produrre latte e formaggi non ce ne fossero.

A questo proposito cito il Jeremy Rifkin dal suo libro “Ecocidio”

145 MILIONI DI TONNELLATE DI SOIA E CEREALI furono somministrate al bestiame negli USA nel 1974, ma solo 21 MILIONI DI TONNELLATE furono il ritorno sotto forma di carne e uova. Erano state cosi’ sottratte all’alimentazione umana 124 milioni di tonnellate di vegetali. L’economista France M. Lappe’ calcolo’ che il loro valore monetario sarebbe stato pari a 20 milioni di dollari. Se fossero state distribuite alla popolazione mondiale, avrebbero garantito UNA CIOTOLA di cibo PER OGNI ABITANTE per UN ANNO INTERO (Rifkin,pg186).

Rifkin è proprio quello che fa i conti della serva, senza equipollenza, senza considerare trippe, cotiche, frattaglie, cibo per cani e gatti etc, senza considerare i sottoprodotti usati nei mangimi, i pellami e gli effluenti zootecnici. Le 145 ton di soia e cereali cui parla non hanno dato solo carne e uova, ma anche tutto il resto. La carne è solo il 30-35% dell’animale vivo, di cui però non si butta nulla. Inoltre le tonnellate di proteina animale non sono in alcun modo paragonabili a quelle di soya e cereali. E’ un paragone a peso che fa ridere! E’ come se dicessi a Rifkin: “Quanto pesa l’oro del sacchetto che le ha dato Romano Prodi per la sua preziosa consulenza?” “1kg” “Bene allora in cambio le do 1 kg di soia e cereali” “Va che è un affare!”

Eliminare la zootecnia in alcun modo risolve la fame del mondo perchè:

  • Non cambierebbe il prezzo e la disponibilità di cereali nel mondo la cui produzione è in eccesso, tanto che si usa la terra per fare i biocarburanti i pellets e i cippati, e il prezzo dei cereali è molto vicino già ora al costo di produzione, e più in basso non può andare. Da una recente indagine si prevede che il 30% del mais prodotto in USA verrà utilizzato per la produzione di bioetanolo3.
  • (mi sembra tanto ma non sono in grado di verificare)

  • I poveri del mondo resterebbero comunque poveri senza potere di acquisto, eliminare la zootecnia non li fa diventare ricchi per magia.

L’articolo del World Watch Institute magazine dove si sostiene che la zootecnia sia la prima causa del riscaldamento climatico è stato aspramente criticato qui dove accenno ai modi corretti per fare i confronti, ma anche in altre occasioni (qui).
Jeremy Rifkin è il genio responsabile della leggenda web che lo spinacio può sostituire la carne abbassando il fabbisogno di terre agricole di 26 volte…ma certo! Lo spinacio ha il 3,7% di proteine sulla ss contro la carne che ne ha 65-85%, per sostituire una bistecca in equipollenza proteica serve una paiolata di 3 kg di spinaci, si vede che il Rifkin ne ha mangiati troppi e gli sono andati alla testa.

E’ da poco uscita un Ansa a proposito del problema della gestione dei liquami in USA. Cito:

“Un problema inquinante.. affligge l’America: il letame prodotto in eccesso dagli allevamenti industriali di grandi dimensioni sta diventando un grave problema per l’ambiente. A lanciare l’allarme, da come riferito di recente sul Washington post, sono stati gli ambientalisti. Dall’enorme quantità di letame che si accumula sia nei caseifici sia negli allevamenti di bovini, maiali e di pollame scaturisce gas metano che sta diventando la principale fonte di inquinamento dell’aria negli Stati Uniti…..Ora il sovraffollamento del bestiame – che peraltro produce una quantita’ di rifiuti tre volte tanto quella dell’uomo – crea una sovrapproduzione non riutilizzabile come fertilizzante…Alcuni di essi hanno trovato soluzioni economiche ed ecofriendly: disidratare il letame e uccidere i batteri in modo da trasformarlo in concime ecologico da vendere in tavolette oppure usare il gas metano per ottenere elettricita’ da usare nello stesso allevamento“.

Mi sfugge la provenienza dell’enorme quantità di letame accumulato nei caseifici: detta così sembra una barzelletta. Nei caseifici i residui della lavorazione del latte, sono siero e latticello, che sono ottimi sottoprodotti utilizzati da sempre nell’alimentazione dei suini. Forse c’è un errore di traduzione e in origine probabilmente intendevano come caseifici tutta la filiera della produzione di latte, o le stalle di bovine da latte con annesso caseificio. Che i liquami degli allevamenti industriali non si possano più utilizzare come fertilizzanti, è un’altra scemenza che ha origine da Al Gore e Pollan come già descritto qui.

I liquami sono sempre e comunque concimi ecologici e rinnovabili, basta che si rispetti la maturazione che è anche una sanificazione. I batteri fermentanti durante la maturazione aerobica si mangiano gli eventuali batteri patogeni presenti nel liquame. Non c’è nessuna necessità di essiccare il liquame per farlo diventare ecologico, anzi, l’essiccamento, se non è fatto solo con il sole, non è per nulla ecologico perchè richiede grandi quantità di energia. La produzione di metano invece è una fermentazione anaerobica: in pratica si trasforma il carbonio della sostanza organica in metano, ma tutti i nitrati e i fosfati restano nel digestato che poi è comunque da utilizzare come fertilizzante che presenta vantaggi e svantaggi. Gli svantaggi sono la carenza di sostanza organica e il rischio di dilavamento. Con il digestato viene meno l’apporto continuativo di sostanza organica che in Europa dovrebbe essere obbligatorio per incassare il premio PAC, inoltre il digestato è facilmente solubile quindi dilavabile, perchè in pratica è quasi un concime minerale liquido, solo che la quota ammoniacale è molto più alta del liquame quindi allo spandimento il digestato emette più ammoniaca e più protossido d’azoto. Se usato in prearatura autunnale per una semina primaverile presenta un rischio maggiore di inquinamento di falda da parte dei nitrati, rispetto al liquame stesso. I vantaggi sono la mancanza di odori sgradevoli, e una migliore disponibilità alla pianta dei nutrienti in quanto presenti in forma mineralizzata e, ovviamente, per gli allevatori europei, i contributi per l’energia rinnovabile senza i quali nessuno produrrebbe biogas.
Jonatham Safran Foer nel suo libro demonizza i reflui zootecnici come causa di disastro ambientale, ma in UE sono quasi 20 anni che gli allevatori sono obbligati a dimostrare di utilizzare i reflui come concime, con il piano di spandimento agronomico (PUA) altrimenti non sarebbero autorizzati ad allevare. In USA la normativa sugli spandimenti è ancora lacunosa, spero che non facciano l’errore fatto in UE cioè: obbligare gli allevatori a spandere i liquami come fertilizzanti, senza però obbligare gli agricoltori ad utilizzarli come concimi rinnovabili. Questo malgrado l’azoto, il fosforo e il potassio, presenti nei liquami provenga dalla terra, cioè dai cereali e dai foraggi prodotti dagli agricoltori, e alla terra dovrebbero tornare. Errore che in UE ha determinato speculazioni vergognose da parte degli agricoltori.

Alla fine della trasmissione della Dandini, il Vergassola ha fatto una battuta allo scrittore vegetariano Safran Foer chiedendogli: “mio figlio mi cerca sempre i soldi per comprare l’erba: sarà un vegetariano?” Lui gli ha risposto “vegetariano al 100%” . Siccome Jeremy Rifkin era un hyppy negli anni 70, giustifico le stupidaggini dette da lui e da Safran Foer sulla zootecnia solo all’abuso di cannabinolo, quindi per sdrammatizzare concluderei con il motto

“PIU’ PROTEINE E MENO CANNE!”

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  1. http://www.ecoblog.it/post/9719/eating-animals-quando-la-letteratura-incontra-letica []
  2. Montana Cremonini JBS []
  3. http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2010/03/oltre-un-terzo-del-mais-usa-finisce-in-bioetanolo.html []
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Author: Claudio Costa

veterinario zootecnico tecnico AIA e emissioni zoogeniche

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24 Comments

  1. Qui il problema più grande, allora, è stabilire quale fonte sia la più oggettiva e veritiera. Va bene, lei è un veterinario, possiede molta esperienza sul campo e ha delle fonti da cui attingere. Come fa -però- ad affermare con certezza che il World Watch Institute abbia commesso degli errori grossolani e, anche se fosse, chi ci dice che li abbia commessi su ogni singola percentuale? Inoltre, come fa ad essere sicuro che la realtà degli allevamenti intensivi a livello globale non sia differente dall’ambiente in cui lavora? Credo che tutti noi dovremmo ricercare la verità al di là dei condizionamenti ideologici: allora perché una fonte afferma l’esatto contrario dell’altra? Non riesco più a farmi un’opinione su questo argomento.

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    • Ciao Pietro

      Su World watch institue: nell’articolo dico:

      “L’articolo del World Watch Institute magazine dove si sostiene che la zootecnia sia la prima causa del riscaldamento climatico è stato aspramente criticato qui dove accenno ai modi corretti per fare i confronti, ma anche in altre occasioni (qui).”

      Ci sono due link hostati, uno porta a due miei articoli di critica su climate monitor, l’altro porta ad un critica su climalteranti.

      Li hai letti?

      Gli errori sono:

      Рcontano anche la CO2 zoogenica emessa cio̬ da animali e reflui, che invece sono in equilibrio con il captato come per la respirazione umana che nessuno conta.

      Рcontano il metano zoogenico come tutto aggiuntivo e lo considerano come CO2 equivalente stimando che questa diventi tutta aggiuntiva e dia quindi tutta una forzante riscaldante. Lo dice lo stesso IPCC invece che le forzanti devono essere calcolate sui singoli gas, infatti il rateo della forzante del metano ̬ in calo da 20 anni, se lo si calcola sulla CO2 equivalente come fa WWI risulta in crescita

      – usano anzichè il GWP del metano che è circa 33 (su 100 anni) quello molto più alto sui decenni falsando il confronto

      Aggiungo che ultimamente c’è stata una nuova critica anche su Real climate di Gavin Smith che ha promesso un post sugli strani numeri dati dal World Watch Intitute.

  2. Allora… qui è difficile stabilire chi dice la verità. L’autore di questo articolo cita molte fonti… ma lo fa anche Foer e in modo molto ampio (chi ha letto il libro lo sa). Io non so se claudio Costa è mai stato in un allevament intensivo di animali: Foer c’è stato e ha potuto constatare con i propri occhi la situazione in questi luoghi. Invito caldamente l’autore e chi ha commentato questo articolo a leggere “Eating Animals” e non giudicare il grande lavoro di ricerca dell’autore solo dalla puntata di “Parla con me”.

    Rispondo a Duepassi: certo, l’uomo ha da sempre mangiato carne, ma solo da 60 anni esiste uno sfruttamento brutale e intensivo dei corpi degli animali, cosa che ha prodotto conseguenze devastanti da un punto di vista ambientale, morale e salutistico.

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    • Ciao Browler

      non mi conosci quindi mi presento, sono un veterinario zootecnico, gestisco un allevamento di 3500 suini, e lavoro per un gruppo tra i primi in Italia, che gestisce 200 mila suini.
      Purtroppo ho letto il libro di Foer e fa veramente pietà, dal punto di vista scientifico!

      Comunque:

      – Concordo che dalla Dandini hanno detto cose molto più distorte rispetto al libro, ma così è stato e così la gente ha percepito.

      – Concordo pure che certi allevamenti americani, come i feedlot, e le mega farm di tutte le altre specie senza utilizzo agronomico dei reflui presentano punti di criticità ambientale, ma l’ho anche scritto sia qui sia negli articoli precedenti.Vedi Al Gore e i liquami acidi
      Ma in UE non è così da 20 anni, e toglieranno anche le odiose gabbie per ovaiole.

      – Purtroppo le fonti di Foer sono soprattutto il World watch institute che sulle emissioni zoogeniche ha preso cantonate enormi.
      Sto preparando la critica al “carrello della spesa ” del WWF che putacaso presenta le stesse fonti di Foer con gli stessi errori, più ce ne mettono di loro sul biologico sulle emisisoni per la caseina per i legumi ecc.

      Prossimamente…

  3. Fulco Pratesi presidente del WWF Italia su Panda, invita a diventare tutti vegetariani per salvare il pianeta!
    Si sono inventati anche il carello della spesa che calcola la CO2 emessa nella produzione degli alimenti.

    Qua http://www.improntawwf.it/carrello/

    Ovviamente i prodotti zootecnici hanno l’impronta più alta!

    Conticini della serva!

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    • Interessante la segnalazione, anche se si limitano per ora a scongiurare “la fusione dei ghiacciai artici” e non quelli Himalayani visto come è finita dopo le scuse al governo Indiano , ma è altrettanto preoccupante che il tutto avvenga con la collaborazione di università (Tuscia e Napoli così sta scritto) e allora c’è anche una volontà non solo di una organizzazione ma anche di istituzioni che vogliono cambiarci lo stile di vita sulla base “scientifica” del AGW ,stiamo attenti .

  4. L’uomo nel corso dei secoli ha potuto migliorare la sua esistenza perchè dall’esperienza e da approfonditi studi è riuscito in un mix di soluzioni a portare un benessere reale.
    Ma quando vengono meno gli ” studi o approfondimenti ” per varie ragioni ed immettono nel mercato notizie piu che fasulle, che anche un bambino sarebbe capace di smascherare, arriva l’inganno l’indottrinamento alla “Gole” e dei suoi seguaci.
    Mi sono reso conto negli anni come è molto difficile spiegare alla gente come una semplice vacca “inquina” meno di tesi assurde sul riscaldamento del Pianeta, basta studiare molto semplicente i cicli del carbonio o dell’azoto o dell’acqua che si trovano su tutti i libri delle scuole elementari o per chi a studiato un po di chimica il principio di conservazione di massa di Lavoisier:
    Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

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  5. Visto che l’AGW sta perdendo colpi ora ci si butta su quello animale, non pensavo si arrivasse così presto a parlarne in programmi tv e allora vi allego quanto avevo trovato (non ricordo su che sito) poco prima di Copenaghen e come vede dott.Costa questi si stanno riorganizzando…lei entra nel merito ,ci spiega, tratta la materia da competente ma combattere contro 10 minuti dalla Dandini o qualche minuto di Leonardo è impari per la corretta informazione ,così vanno le cose,ma è opportuno rintuzzare in quanto vorrebbero imporci nuovi stili di vita.
    saluti Luigi

    “Quote”

    Verso Copenaghen. Oltre una tonnellata di gas serra pro capite all’anno in meno se…
    Marinella Correggia
    Rajendra Pachauri è il noto coordinatore dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) l’autorità scientifica dell’Onu in materia di cambiamenti climatici.
    Pachauri insieme a tanti altri ma certo con l’autorevolezza della carica suggerisce un modello alimentare il più possibile vegetale come azione individuale e collettiva contro il cambiamento climatico. Chi vuole sentire le sue parole (in inglese) può farlo su: http://www.youtube.com/watch?v=KoIh9J6b-iQ
    Ascoltare il “capo del clima”…
    I dati che seguono sono interamente tratti dalla relazione di Pachauri Less meat, less heat. Impacts on livestock on climate change (Meno carne meno caldo. Impatto degli allevamenti sui cambiamenti climatici). La sua presentazione mette insieme recenti statistiche di diverse fonti centrate sul rapporto fra allevamenti e gas serra ma relative anche alla globale inefficienza e spreco insiti in un modello agrocilo e alimentare basato su carne e prodotti animali in genere.
    Nostra precisazione: è ovvio che gli allevamenti biologici hanno un impatto minore e almeno fino alla soglia del macello garantiscono una condizione di vita migliore agli animali, ma richiedendo grandi spazi, possono e potranno fornire solo una assai modica quantità pro capite di alimenti animali. Ecco quanto ha detto Pachauri.
    • Gli allevamenti contano l’80% delle emissioni di gas serra dall’agricoltura e il 18% delle emissioni totali mondiali provenienti da attività umane, e fra questi il 23% di metano (che ha 23 volte il potenziale di riscaldamento globale dell’anidride carbonica su 100 anni) e il 65% dell’ossido di azoto (265 volte il potenziale di riscaldamento globale dell’anidride carbonica su 10 anni).

    • Produrre un chilogrammo di carne bovina porta a emissioni di gas serra equivalenti a 36,4 kg di CO2, ovvero quanto emette un’automobile media europea percorrendo 250 km. Senza contare poi la refrigerazione, il trasporto, lo stoccaggio, l’imballaggio e la cottura, e il fatto che gran parte del prodotto va in discarica o inceneritori. (A proposito che fine hanno fatto le farine animali che gli animali per legge non possono più mangiare?).

    • Con un ettaro ben coltivato a vegetali, frutti, cereali e oli si possono nutrire 30 persone, ma solo un numero fra 5 e 10 se il cibo sono carne o formaggi o uova.

    • Un terzo dei cereali raccolti su scala planetaria e il 90% della soia sono usati come mangimi per gli animali. La resa proteica e calorica è inefficiente.

    • Una persona che mangia per 70 anni solo cibi vegetali (o quasi solo) pompa in atmosfera circa 100 tonnellate di gas serra in meno di una che abbia invece un’alimentazione molto animale.

    • Nel 2006 sono stati prodotti 276 milioni di tonnellate di carne, cinque volte più che nel 1950. Se il trend continua in questo modo, occorrerà raddoppiare la produzione da qui al 2050. Ma il 30% della superficie terrestre è già utilizzata in modo diretto o indiretto per il bestiame.
    Agire da ora
    Sono dunque stranoti anche in sedi ufficiali i danni ambientali e sociali degli allevamenti nei grandi numeri (i numeri necessari a soddisfare la crescente domanda mondiale di prodotti animali come status symbol…anche se, nell’Occidente che sta a una media di 85 kg di carne pro capite all’anno, c’è forse un piccolo trend modaiolo in senso contrario). Il problema è che non si passa all’azione, ad esempio mettendo uno stop ai sussidi, alle trasmissioni tivù tutta-carne-e-pesce, alle mense a senso unico. E così i 60 miliardi di animali d’allevamento nel mondo (senza contare le centinaia di miliardi di pesci pescati o allevati) saranno destinati a raddoppiare o quasi in pochi decenni, con effetti disastrosi.
    Il clima, l’ambiente in generale, la fame nel mondo, la salute, il rispetto degli animali e l’economia: sono tante le buone e gustose ragioni per cambiare menù. E’ fra l’altro la più facile delle rivoluzioni individuali perché non richiede infrastrutture, cambiamenti sociopolitici ecc. E’ nelle nostre mani. Cade in questi giorni la settimana mondiale del vegetarismo. Un’occasione di mobilitazione. Come? Ecco alcune idee/proposte.
    • Studiare la VegPyramid, la piramide alimentare vegetariana adatta a una popolazione in costante aumento promossa in Italia dalla Società scientifica di nutrizione vegetariana (www.scienzavegetariana.it); il libro che la spiega è VegPyramid. La dieta vegetariana degli italiani (ed. Sonda) scritto dalla dottoressa Luciana Baroni
    • Garantire per legge l’opzione vegetariana nelle mense scolastiche e in tutti i luoghi di ristoro pubblici, convenzionati e privati: è questo l’obiettivo di una delle iniziative ottobrine della Lav (Lega anti-vivisezione) sull’alimentazione consapevole, nell’ambito della campagna cambia menù (www.cambiamenu.it). Nel suo documento “La scelta veg ha i suoi perché” la Lav sottolinea che sostituendo 1 kg di carne a settimana con proteine vegetali si risparmiano circa 36 Kg di CO2.
    • Possiamo sensibilizzare in merito la nostra mensa o il nostro comune.
    • L’Associazione vegetariana italiana invita al…porta a porta o meglio forchetta a forchetta: chi è vegetariano potrebbe invitare amici e parenti a un’ottima cena (libro di riferimento, fra i tanti: Cucina etica (nuova edizione aggiornata). E perché no una bella festa pubblica?
    • E in corrispondenza al Vertice mondiale sull’alimentazione che si terrà a Roma alla Fao a novembre, è nata la Coalizione internazionale per soluzioni vegetali contro la fame, che raggruppa associazioni attive nella “restituzione” internazionale (il nome giusto della “cooperazione”) con progetti di agricoltura vegetale contro la fame. La Coalizione chiede che all’evidenza del circolo vizioso “più carne più fame più effetto serra più fame” i governi e le organizzazioni internazionali facciano seguire delle azioni, sul lato dei modelli agricoli come della sensibilizzazione delle popolazioni. Per saperne di più potete scrivere a questa rubrica.
    Rimane da occuparci dell’impatto climatico dell’alimentazione “global/chimica”, che anche se vegetale non aiuta di certo! Alla prossima puntata.
    “Unquote”

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    • La Baroni è un vero flagello! Feci un apolemica infinita l’anno scorso con Report di Rai Tre che mandò in onda un documentario “CARNE” vergognoso con un livello scientifico da manuale delle giovani marmotte dove la Baroni che è un medico esperta in ricettine vegetariane, confondeva l’eccesso di calorie e la mancanza di fibra nelle dieta con il consumo di carne, ma non ( putacaso di latte uova e formaggi) affermando quindi che chi mangia carne diventa obeso e muore di grassi nel sangue ( come di ce Brignano) se non muore per le malattie cardicircolatorie muore per il cancro al colon ( dovuto a obesità e carenza di fibra)
      I tutto detto intervallando immagini di carne obesi carne e malati in chemio.Eppure il 20% dei vegetariani inglesi è obeso e rischi adi morire di grassi nel sangue come gli altri.
      E chi si sarebbe salvato da questa tossicità della carne, si sarebbe beccato ormoni e antibiotici e comunque sarebbe morto per inondazioni, siccità, malaria febbre emorragica e quantaltro,dovuti al gw zoogenico.
      Insomma il messaggio del doc in prima serata sulla rai era chi mangia la carne muore e fa morire gli altri…a meno che non sia biologica, e quindi hanno raccontato delle favole a cui non crederebbe nemmeno Cenerentola, sul controllo delle malattie con gli omeopatici, alimentazione OGM free, animali felici ecc
      Per chi fosse interessato qui una lunghissima carrellata di scemenze dette sui media a riguardo della zootecnia compresa l’affaire Report

      http://alternativenergetiche.forumcommunity.net/?t=17612437

    • Io ho smesso di guardare Report da parecchio tempo, da quando fecero la tramissione sull’esperimento del CERN (l’LHC) che potrebbe creare un buco nero e distruggere la Terra, eccetera. A pensarci bene, catalogando tutte le apocalissi che sono state ipotizzate, previste o profetizzate sempre dalla stessa genìa intellettuale negli ultimi decenni, ci sarebbe da mobilitare una squadra di psicologi.

  6. La rubrica Leonardo di RAI3 ha appena accusato le nucche di essere la prima causa del riscaldamento globale.
    Mia moglie ha commentato
    “Perché ?…non c’erano anche prima ?”
    Già, bisognerebbe che gli scienziati dell’EPA spiegassero a mia moglie perché le mucche di una volta non causavano effetto serra…
    Secondo me.

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  7. La campagna per tassare l’aria, l’acqua e il cibo sta andando avanti. Sull’aria ormai il successo degli esattori è quasi completo, sul resto siamo indietro di 10 anni, ma l’intensità della campagna è molto alta. Non passa settimana senza che esca qualche articolo sui giornali che parla dell’inquinamento di metano degli animali, della CO2 degli allevamenti, dei danni alla salute della carne, eccetera. Io sono molto preoccupato, molti di questi non si rendono conto di qual è la vera posta in gioco, ovvero la nostra libertà.

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    • Direi che la tassazione dell’acqua è ormai compiuta, con la privatizzazione imperante a livello planetario. E attenzione, il mio non è un giudizio generico sull’istituto della privatizzazione, bensì su come sia stata condotta la privatizzazione dell’acqua nel mondo intero negli ultimi 10 anni.

    • Credo che ci sia una forte spinta ideologica, da parte di certi ambienti vegetariani. Finché la decisione di essere vegetariani, o addirittura vegan, è una scelta personale, non discuto. Ma quando cercano di condizionare gli altri, con degli argomenti assurdi, allora è giusto reagire.
      Certe idee nascono tra figli di papà, che hanno il maggiordomo che gli porta la colazione alla mattina. Pensate alla posizione dei vegan, che vietano formaggi, uova, latte ed ogni cibo di provenienza animale.
      Addirittura la frutta non andrebbe raccolta sull’albero (non sia mai infastidire un albero) ma solo quella che cade spontaneamente.
      Con queste assurdità, proibita l’agricoltura, proibito l’allevamento, la caccia, la pesca, ogni attività umana, se riusscissero davvero a imporre una cosa del genere, l’umanità si ridurrebbe presto all’estinzione totale.
      Morirebbe per fame anche il maggiordomo, e quindi niente colazione la mattina, per questi illuminati rivoluzionari.
      Insomma, cerchiamo di riportarci al buon senso, ed a questo fine, gli articoli di Claudio Costa ci forniscono preziosi punti di riferimento.
      Secondo me.

    • Ciao, mi chiamo Stefano, sono vegan. Non sono figlio di papà, non ho il maggiordomo. Conosco tanti vegan e vegetariani. E’ una scelta, non un divieto. L’idea nasceoltre che dalla volontà uscire dall’antropocentrismo imperante (antispecismo) da attenzione per ambiente e per chi sta peggio. A nessuno ho mai vietato alcunchè. Che diritto ho di imporre a qualcuno qualcosa? Ma questa penso sia la domanda che cisacuno dovrebbe porsi (io la pongo riferendomi al mondo animale per intero). Essere vegan indica una cosa, ma non è un dogma. Non è una setta. C’è chi continua a mangiare formaggio, chi solo uova in determinati casi.
      L’idea che vegan o vegetariano sia una cosa da frikkettoni è proprio assurda. Conosco gente di diversi ceti sociali (trasversale) vegan-vegetariana, le cui uniche cose in comune sono l’attenzione per ambiente, lotta per i diritti, dolidarietà.

      “Addirittura la frutta non andrebbe raccolta sull’albero (non sia mai infastidire un albero) ma solo quella che cade spontaneamente.” Questi sono forse fruttivori o crudisti, non ne conosco.

      L’atteggimento veg- penso sia attualmente l’unico che possa garantire la sopravvivenza del pianeta: dell’umanità (tutta, non solo quella ‘occidentalizzata’, in condizioni decenti, non che faccia la fame), degli altri animali (abitanti anch’essi del pianeta, non meno dell’uomo) e dell’ambiente.

      Ultima cosa: il mondo socialmente e non, ha fatto balzi in avanti perchè c’erano persone che vedevano oltre il buon senso della mera conservazione del (proprio) rassicurante status-quo.

      ciao

  8. Non male, solo 59 centrali nucleari… allora basta trovare 59 siti differenti, una bella caverna dove stoccare le scorie e il gioco è fatto. Peccato che io abbia la cantina piccola e il cortile è condominiale altrimenti mi sarei fatto avanti volentieri.

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    • Discutere qui di nucleare sarebbe OT, quindi mi limito solo a sintetizzare la mia idea. Non credo che le fonti rinnovabili possano, nel breve o medio periodo sostituire le fonti fossili (petrolio, carbone, gas). Basta che dai un’occhiata alle percentuali di mercato, e te ne renderai conto in maniera “drammatica”, come dicono gli Inglesi. Non credo nemmeno che l’energia nucleare debba esistere da sola, ma in concerto con altre produzioni di energia (che sfruttino, per esempio gli eccessi di produzione notturna del nucleare). Quindi, né zero, né tutto, ma solo una delle varie fonti per avere una minore dipendenza da fonti sempre più a rischio (rischi vari).
      Secondo me.

    • Per carità, no, non volevo aprire un fronte OT sul nucleare. Il mio commento è nato a latere della trasmissione della Dandini, e mi è subito venuto in mente l’articolo che ho linkato che, casualmente, avevo letto pochi minuti prima.

  9. La Dandini non è nuova a questo tipo di ospiti. L’altro giorno, guarda un po’, c’era proprio l’attivista ambientalista Jeremy Rifkin che anche tu citi, e che è venuto a raccontare che la scelta nuclearista non avrebbe senso perché ci vorrebbero migliaia e migliaia di centrali nucleari.
    La Dandini pendeva dalla sua bocca, ma forse non sa che la Francia ha solo 59 centrali nucleari, e non migliaia e migliaia.
    Non so da dove tiri fuori certe affermazioni quell’uomo, ma certo le sue parole erano prese come se fossero Vangelo.
    Che pena !
    Secondo me.

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    • da:
      http://blog.tv2.dk/santagohome/entry298814.html
      (grazie Andrea per la segnalazione)
      Una frase rivelatrice ed illuminante dell’idolo della Dandini, quello che viene in tv senza par condicio a sentenziare sui problemi climatici e sulle presunte soluzioni che lui sponsorizza.

      The prospect of – La prospettiva di
      cheap – (1)
      fusion – (2)
      energy – energia
      (1) – a basso costo
      (2) – dalla fusione
      (immagino intenda quella fredda)
      is the worst thing Р̬ la cosa peggiore
      that could happen – che potrebbe accadere
      to the planet.” – al pianeta.”

      – Jeremy Rifkin, Greenhouse Crisis Foundation

    • Finalmente Qualcuno che dice LA VERITA’ in TV, ci stiamo autodistruggendo, andrà a finire molto male. Dobb. tutti smettere di mangiare carni pesci uova e latticini. Dobbiamo mangiare le bellezze che Madre Natura ci ha dato, il vero cibo che fa bene al nostro corpo. Siamo continuamente malaticci diabetici ipertesi cancerosi ictusizzati infartizzati. BASTA. Dobb. mangiare frutta verdure semi oleosi cereali integrali e frutta secca. Riprendiamoci la nostra natura. E lasciamo in pace gli animali.

    • “Riprendiamoci la nostra natura. E lasciamo in pace gli animali.”
      Mi scusi, cara Marilena, ma cosa le impedisce di tornare a zappare la terra???

    • Marilena, tu mangia quello che vuoi, non verrò certo io a costringerti a mangiare quello che non ti va, ma non vestire le tue scelte ideologiche di pseudoscientificità. Non ho mai avuto niente contro i vegetariani, ma da un po’ di tempo la loro aggressività sta diventando, sinceramente, insopportabile.

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