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Vuoi vedere che la censura ci stava tutta?

Per carità, solo il termine è sufficiente a far venire i brividi ai fan del politically correct. So già che mi attirerò fior di critiche per questo titolo, ma se oggi gli uomini della NASA che studiano le correnti oceaniche ci fanno sapere che dalle loro ultime analisi sembrerebbe proprio che la Corrente del Golfo non stia affatto rallentando come paventano le proiezioni dell’IPCC e come andava gridando ai quattro venti James Hansen quattro anni fa, forse allora i suoi datori di lavoro, che sono gli stessi di questi, hanno fatto bene a dirgli di tacere.

Già, perché l’ottimo Jim, i suoi anatemi li lanciava (e lancia ancora, ad esempio qui) sulla base di proiezioni centenarie o, nel caso della Corrente del Golfo, addirittura bicentenarie (lui è alla NASA dal 1967, ha già avvisato il mondo dell’imminenza di un’era glaciale prima di convertirsi al climarrosto), nella migliore delle ipotesi saranno i suoi e nostri pronipoti a tirare le somme, mentre i suoi colleghi parlano sulla base dei dati che hanno appena finito di raccogliere.

Questo in effetti non sarebbe un problema, la scienza va avanti, gli strumenti di oggi sono meglio di quelli di ieri etc etc, se non fosse che ieri gli strumenti per dire che la corrente del golfo avrebbe rallentato portando il gelo sull’Europa nonostante il resto del mondo fosse in fiamme a causa del riscaldamento globale non li aveva né Hansen, né nessun altro. Però queste panzane hanno fatto presa, e qualcuno su questa presunta censura ci ha costruito anche su un bel caso politico, come se non bastasse quello climatico.

Una cosa è certa, se invece del global warming tra qualche decennio dovessimo essere alle prese con il global cooling, Hansen potrà sempre dire di avercelo detto una quarantina di anni fa.

Fonte NASA-JPL
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Published inIn breve

3 Comments

  1. diego

    Che dire, complimenti!
    Intanto le previsioni dell’Ipcc sulla corrente del Golfo fanno riferimento a un arco temporale (arrivano, al solito, al 2100, lo si può vedere nell’AR4, 1° volume, cap. 10.3.4) un po’ più lungo dei sette anni presi in considerazione dallo studio di Willis (più le due decadi precedenti). E se non ha rallentato negli anni passati, non è detto che non lo farà in futuro. O qualcuno può garantire il contrario?

    E poi: Hansen è stato censurato dall’amministrazione Bush (attraverso David Mould, Dean Acosta, Jason Sharp e George Deutsch), questo è un fatto (dia un’occhiata, tra gli altri, a Censoring Science, di Mark Bowen, lì trova la storia per intero), come è un fatto che no, la censura proprio non ci sta (soprattutto quando c’è di mezzo qualcuno che si chiama Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti nonché, ma è di sicuro un caso, presidente ed amministratore delegato della Halliburton).

    Tempo fa, si era in pieno climategate, a una mia considerazione sull’opportunità di menzionare (per completezza di informazione, va da sé) anche le azioni e le pratiche di disinformazione attuate a partire dagli anni ’90 da un network che faceva e fa riferimento alle industrie petrolifere, lei rispose che non avevate le “skill”. Evidentemente vi mancano ancora, visto che continuate ad andare in una sola direzione. Magari il documento che trovate al link può aiutarvi (http://www.greenpeace.org/international/press/reports/dealing-in-doubt).

    In ogni caso, potrete sempre dire che viene da Greenpeace, che quindi è di parte, catastrofista, cambioclimatista, serrista, e quindi, di “…ista” in “…ista”, non prendervi la briga di leggerlo.

    • Diego,
      Partiamo dal presupposto che 27 anni sono solo la quarta parte di 100 ma rappresentano un arco temporale climaticamente accettabile; 30 sono gli anni dei periodi di riferimento per i parametri climatici, 3 sono le decadi in cui è stata osservata una buona parte del riscaldamento globale, trenta sono gli anni da quando si misura ad esempio l’estensione delle calotte polari. Per cui direi che questi, che sono anch’essi dati osservati e non frutto di proiezioni, vanno tenuti in considerazione. E ci dicono che, ad oggi, gli effetti (tutti da dimostrare) di un eventuale rallentamento della corrente del golfo non ci sono. Certamente potrà accadere, ma non sappiamo né quando né perché, per cui questo concetto resta quello che è, un buon soggetto per un film, come quello che è uscito qualche anno fa. Nel mondo reale dire che nulla impedisce che possa accadere in futuro ha pari valenza del suo contrario. Ognuno è padrone di esercitare la mente come crede.
      Quanto alle indicazioni sul network dei soliti noti, visto che sei interessato all’argomento, saprai anche che ormai gli interessi dei “cattivi” si sono spostati sulla green economy, potenzialmente enormemente più redditizia di quella gray (perdonami il neologismo ma mi sembra che renda l’idea), per cui possiamo stare tranquilli che se ne prenderanno cura. Per parte mia (e nostra, visto che CM è ormai una comunità e hai usato il plurale) di questi interessi non me ne importa un fico secco. Non ho benefici né tornaconto, ragiono (magari male) semplicemente con la mia testa. Leggo quello che cattura la mia attenzione e formo le mie opinioni (giuste o sbagliate fino a prova contraria) e sono anche arcistufo di sentirmi dire il contrario, anche perché so perfettamente che se mi mettessi allegramente a gridare al disastro, allora sì che il tornaconto arriverebbe! Ma sarebbe ugualmente sbagliato.
      E’ ovvio che la censura non ci sta, non a caso in premessa ho anticipato in qualche modo il tuo commento. Il punto è semplice: ad oggi i dati smentiscono la proiezione, dato che ora come allora Hansen fa parte di una organizzazione che esiste nel mondo reale, con la sua policy e le sue regole e non è quindi un battitore libero, con riferimento a questa storia della corrente del golfo, visto che non c’era (nè c’è) alcuna evidenza a supporto della sua previsione, hanno fatto bene come organizzazione a chiedergli di non andare oltre. Perché una cosa è l’idea di Hansen (rispettabilissima per carità) altra cosa è l’idea della NASA-JPL, per l’appeal che le due cose hanno per chi ascolta. Questo, bello o brutto che sia è sempre e comunque il mondo reale, per quello ideale ci stiamo attrezzando.
      gg

  2. duepassi

    Quello che mi colpisce in tutto questo, è che Stephen Schneider e James Hansen avevano predetto l’avvento prossimo della glaciazione.
    Avevano sbagliato. Per carità, tutti possiamo sbagliare. L’importante è non difendere i propri errori, ma correggerli, e prenderne salutare lezione.
    Ma perché mai, mi chiedo, due eminenti scienziati che avevano sbaggliato una volta, non potrebbero aver sbagliato anche dopo ?
    Una persona che ha sbagliato una volta forse è impossibile che sbagli ancora ?
    Perché dunque sull’AGWT è scesa la maledizione sacra della (presunta) infallibilità ?
    Un po’ di umiltà, specie dopo che si ha già sbagliato una volta, non guasterebbe.
    Tutti i segni ci dicono che il cataclisma non è dietro l’angolo. Per carità, prudenza vuole che si tengano gli occhi aperti, e questo sempre, a prescindere da qualsiasi teoria si abbia in testa.
    Abbiamo quindi certamente tempo suffficiente per valutare l’evoluzione del clima, e scorgerne segni più certi della direzione in cui va.
    Anche il pericolo della corrente del golfo si è dissolto, distrutto dall’evidenza dei dati.
    Non fatevi dunque condizionare da chi dimostra una fretta sempre più sospetta. Non sia mai gli eventi sconfessino tesi abbracciate con troppa passione, e magari chiudendo un occhio sulle evidenze scientifiche.
    Un’ultima considerazione. Quando esco vado un po’ a destra, un po’ a sinistra, un po’ di qua, un po’ di là. Mi sembra normale. Se sto andando verso il mare, prima o poi cambierò direzione, senza buttarmici, magari tutto vestito 🙂
    Così il clima, credo, va su e giù, ma quando va su non ci va per sempre (AGW) né quando va giù ci va per sempre (glaciazione).
    Voglio dire che non basta che il trend sia negativo per dire che ci sarà una glaciazione, e non basta che sia positivo per dire che finiremo arrosti.

    Secondo me.

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