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Il Clima teso della rete

No, tranquilli, non ho alcuna intenzione di affrontare la querelle della libertà di espressione su Internet, anche se di questi tempi se ne potrebbe discutere per ore. Però mi ha incuriosito nella sua semplicità l’ennesimo allarme lanciato da Greenpeace: La CO2 prodotta per far circolare le informazioni sulla rete, anzi, perché esiste la rete, è decisamente troppa; nel 2020 avrà addirittura triplicato il suo peso.

Un disastro causato dal fatto che nell’era della comunicazione globale, i supporti digitali periferici sono stati in larga misura sostituiti dall’hosting sul web. Per custodire tutte queste informazioni i provider della Information Technology si servono di enormi data center alimentati essenzialmente a carbone. Cioè, non credo sia proprio così, non ce li vedo i dipendenti di Aruba a gettar carbone in una enorme fornace nel sottoscala della sede centrale dell’azienda.

Che ne dite? Possiamo farne a meno? Chissà se a qualcuno è venuta in mente la recente battaglia informatica tra Google e la Cina, o i video che giravano su youtube degli scontri a Teheran o in Birmania. Chissà se qualcuno ha calcolato quanti click sono stati fatti -e quindi quanta CO2 è stata prodotta- per scaricare qualche centinaia di migliaia di volte il report IPCC del 2007, oppure per lo streaming della conferenza di CO2penhagen, per la valanga di pseudospamming che il WWF fa spargendo la sua newsletter nelle caselle di posta di mezzo mondo. Chissà se nel lanciare questo ennesimo anatema qualcuno ha pensato che i centri di calcolo più potenti sono proprio quelli nati per studiare i cambiamenti climatici.

Ma, soprattutto, chissà se qualcuno ha aguzzato l’ingegno e si è chiesto come mai i data center, essendo fortemente energivori e così indispensabili, devono essere alimentati con risorse tradizionali, cioè fossili, al pari di fabbriche, ospedali, linee ferroviarie etc etc. Semplice, perché queste sono le più sicure ed economiche. Capisco che i gestori dei server della East Anglia abbiano potuto desiderare che un bel black-out cancellasse le prove del loro atteggiamento disinvolto, ma, tant’è. Ogni cosa ha il suo prezzo. Meditate gente, meditate.

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Published inAttualitàNews

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