Anidride Carbonica

Secondo i dati rilevati a Mauna Loa (NOAA, 2015) i livelli atmosferici di CO2 sono passati da 315 ppmv del 1958 alle 400 ppmv odierne con un incremento medio di 1.5 ppmv/anno. Tale incremento è soggetto ad una sensibile ciclicità stagionale per effetto della quale la CO2 cala di circa 6 ppmv ogni anno in coincidenza dell’estate boreale per poi risalire all’avvicinarsi del’inverno boreale. Tale fenomeno è sintomo dell’efficacia della vegetazione spontanea e coltivata nell’incamerare CO2 trasformandola in biomassa.

L’anidride carbonica è il principale gas serra emesso dall’uomo e tramite il processo di fotosintesi è il mattone essenziale della vita sul nostro pianeta. In proposito invito tutti alla seguente riflessione: I 70 grammi di pasta di cui a pranzo si nutre un consumatore medio italiano corrispondono 70 * 44/30 = 103 g di CO2. Insomma: niente CO2 niente cibo3.

Sarebbe auspicabile dunque interrompere il “lavaggio del cervello” in nome del quale la CO2 viene indicata come un veleno in quanto ciò è anzitutto contrario alla verità. In proposito è intuibile  che se non si coglie l’essenza dell’anidride carbonica non si potrà mai pensare di controllarne i livelli atmosferici.

Ozono e AGW, persa l’ennesima occasione di tacere.

Posted by on 13:51 in Attualità | 10 comments

Ozono e AGW, persa l’ennesima occasione di tacere.

Oggi l’ho sentita davvero grossa, perdonatemi se non vi dico precisamente dove, lo faccio per carità di Patria, ma trattasi di un palcoscenico – perché ormai siamo alla farsa – affacciato su una delle platee più affollate che ci sia.

In breve, ne abbiamo parlato anche recentemente, che il buco dell’ozono si sta stringendo o, meglio, quest’anno l’estensione dell’area con il massimo depauperamento dello strato di ozono al termine dell’estate australe è la più piccola da quando esiste il monitoraggio, ossia da quando è stato siglato e poi implementato il Protocollo di Montreal per la messa al bando dei CFC. Questa notizia, di per se’ buona, è stata interpretata, chi l’avrebbe mai detto, in chiave clima che cambia, trasformandola quindi in non proprio buona, perché, secondo l’esperto di turno, il restringimento dell’area soggetta a depauperamento potrebbe essere una conseguenza del riscaldamento globale e, quindi, dei cambiamenti climatici.

Prima di proseguire, ecco il video che mostra l’insorgere del “buco” per il 2019.

Un breve riassunto.

L’ozono, molecola formata da tre atomi di ossigeno, interagisce in stratosfera con la radiazione ultravioletta in arrivo dal sole rompendo il legame di uno degli atomi e formando così molecole di ossigeno con due atomi, quello che respiriamo. In questo modo lo strato di ozono protegge la superficie del pianeta dai raggi UV. Dal momento che anche i gas CFC, di origine ovviamente antropica, provocano la stessa scissione, la rottura di molecole di ozono da essi causata impoverisce lo strato e ne limita l’efficacia, semplicemente perché c’è meno ozono disponibile per schermare i raggi UV. L’assottigliamento più importante avviene tutti gli anni nella stratosfera polare dell’emisfero sud a fine inverno, non appena il sole si “riaffaccia” a quelle latitudini al termine della notte polare. Questo perché nel processo di interazione tra raggi UV e ozono è molto importante la temperatura dello strato, che a fine inverno è molto bassa. Infatti, più è bassa la temperatura più è efficace l’interazione. Diversamente, se la temperatura dello strato è un po’ più alta, il processo è meno efficiente.

E questo è proprio quello che è accaduto quest’anno. Poche settimane prima che riapparisse il Sole infatti, la stratosfera polare australe è stata interessata da un SSW (Stratospheric Sudden Warming), una dinamica della circolazione dell’alta atmosfera che comporta un improvviso e forte riscaldamento dello strato, piuttosto rara per l’emisfero australe e molto più frequente, accade circa una volta l’anno, per quello boreale. Questo riscaldamento ha posto le condizioni per una scarsa efficacia del processo di depauperamento e, quindi, per un’estensione dell’area interessata dal processo molto più piccola rispetto al passato. Il tutto in un trend di lungo periodo che, pur con molte oscillazioni, sta vedendo comunque un progressivo restringimento di quell’area, anche per l’efficacia del bando dei CFC.

Ora, al di là dell’ignoranza mostrata rispetto alla cronaca recente e alla complessità delle dinamiche coinvolte (basta il global warming che ce vo’), è bene sottolineare che l’aumento della temperatura media superficiale del pianeta (quale sia la causa) riguarda appunto la superficie e, in misura minore gli strati superiori del primo strato della nostra atmosfera, la troposfera. In stratosfera, invece, si registra una reazione contraria, cioè di raffreddamento. Questo perché aumentando il calore in basso aumenta anche la radiazione uscente, con conseguente raffreddamento dello strato superiore. Infatti, le serie storiche della temperatura stratosferica mostrano trend negativi, con un raffreddamento marcato fino ai primi anni 2000, poi plafonatosi di lì a seguire, guarda un po’ in concomitanza con il rallentamento del GW (la famosa pausa dell’AGW mai spiegata…).

Revisiting the Mystery of Recent Stratospheric Temperature Trends – Maycock et al. 2018, Fig.1.

Una stratosfera mediamente più fredda, come detto, rende il processo di depauperamento stagionale dell’ozono più efficace, e questa probabilmente è la ragione per cui il recupero del “buco” è lento e soggetto a forti oscillazioni da un anno all’altro. Ergo, se proprio dovessimo mettere il buco dell’ozono in relazione al riscaldamento globale, ne dovremmo registrare un incremento e non una diminuzione.

Per raccogliere le idee e scrivere queste poche righe, c’è voluto più o meno lo stesso tempo impiegato dall’esposizione in chiave non-proprio-una-buona-notizia di cui sopra, tempo che a ben vedere avrebbe potuto essere impiegato a sforzarsi di capire come stanno le cose piuttosto che mettere in scena il solito peana dell’AGW, la cui prima vittima, come sempre, non è chi ascolta, ma la conoscenza di questo mondo così complesso e meraviglioso.

Comincio ad essere stanco.

Enjoy.

 

 

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Leggere leggere leggere

Posted by on 17:11 in Attualità | 3 comments

Leggere leggere leggere

Bé certo, nella fattispecie su di un blog si dovrebbe scrivere scrivere scrivere, ma il caso vuole che il tempo sia davvero poco e ultimamente preferisco passarlo a leggere piuttosto che a trasferire le informazioni. Così, eccomi di nuovo a dar consigli di lettura, corroborati soltanto da alcune brevi descrizioni.

Fuga da modellandia. Non suona bene come in inglese (Escape from model land), ma è il titolo di un paper molto interessante che affronta un tema di cui abbiamo discusso molte volte sulle nostre pagine. Si tratta del mondo perfetto – ma virtuale – delle simulazioni, oggetti matematicamente straordinariamente precisi verificati con altre simulazioni, spesso anche con le stesse in una sorta di auto-valutazione, che non è mai veramente in grado di rappresentare la realtà. Ma, paradossalmente, finisce per diventare reale per l’uso incolto che si fa di quello che i modelli riescono a dire. Curiosamente, in questo la propaganda sul clima che cambia e cambia male guida le fila del suddetto cattivo utilizzo attraverso la colpevole omissione dell’inceetezza, nonostante i processi di definizione dell’incertezza stessa propri ad esempio dei report IPCC (non dei summary, dei report che nessuno legge…) siano invece molto chiari sull’argomento e facciano di tutto per evitare che il virtuale diventi reale. Solo che che poi c’è il cherry picking… come, altro esempio, le notizie di disastro economico-marino-demografico diffuse in questi giorni sui media in materia di livello dei mari…

Attenzione, non è una critica allo strumento modellistico, ma una chiara esortazione a farne l’uso per cui è nato: verificare ciò che succede nel reale al fine di comprendere i processi, non gettare un ponte verso il futuro…

Per stare invece un po’ più leggeri.

Vi propongo ora questo iniziale lampo di ragione del Corriere, che si chiede se il mondo sia poi così brutto come ce lo raccontano. Le metriche, i numeri, sono tutti positivi. Meno poveri, meno malati, più aspettativa di vita, insomma, cose così. Un solo segnale negativo (finito il lampo di ragione), quello della CO2, che nel periodo in esame è aumentata. Infatti al ragionevole redattore non è riuscita l’associozione di idee più banale: i numeri in positivo sono il segno del progresso, di cui la CO2 è di per se una metrica, perché significa energia abbondante e a basso costo. Dissonanza cognitiva?

Torniamo ai modelli…

Ma se gli scenari sono già fuori strada per i dieci anni appena trascorsi, come possono essere realistici per i prossimi dieci? Per dopo ancora fate voi…. Semplicemente, Roger Pielke Jr ci racconta via Forbes che gli scenari economici impiegati per forzare i modelli climatici hanno sin qui fallito di intercettare correttamente il segnale della crescita economica. Ossia, il mondo è cresciuto meno di quanto fosse previsto, quindi ha emesso meno, quindi ha inciso meno. Attenzione, questi risultati riguardano “appena” il 99,5% degli scenari IPCC, in pratica solo 5 su 1.184 scenari per 31 modelli hanno un GDP paragonabile con quello reale. Nonostante ciò, quegli scenari, sbagliati, sono ancora le forzanti del mondo di domani… ha senso basarci su le policy?

Leggere per credere.

 

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I Tifoni in Giappone

Posted by on 07:00 in Attualità, Climatologia | 8 comments

I Tifoni in Giappone

La JMA (Agenzia Meteorologica Giapponese) produce e aggiorna la serie dei tifoni (in giapponese; nella versione inglese del sito non sono stato capace di trovare la pagina) che si sono formati nell’area giapponese dal 1951 ad oggi (settembre 2019). I dati sono forniti come eventi nei singoli mesi e come somma annuale.
L’istogramma del numero annuale dei tifoni è mostrato in figura 1 insieme al fit lineare che mostra una diminuzione del numero di eventi nel tempo.

Fig.1: Numero annuale di tifoni in Giappone. La linea rossa è il fit lineare e mostra una leggera diminuzione del numero di eventi. La pendenza della retta è (-0.4±0.3) eventi/decennio.

Anche in questo caso (altri esempi nei link a CM presenti nel sito di supporto), malgrado la crescita della temperatura globale e la (ipotizzata ma ormai assunta dai più come vera) sua dipendenza dalla concentrazione di CO2 e, in definitiva, dall’attività antropica, gli eventi estremi non mostrano alcuna crescita.
I dati mostrano ampie fluttuazioni e se si prova a filtrarli si ottiene il quadro superiore di figura 2, con una netta oscillazione che -sia chiaro- dipende dalla finestra di filtraggio e fornisce soltanto un’indicazione di massima sul comportamento del numero di tifoni per anno. Questa indicazione è però sufficiente per un’analisi spettrale del dataset, analisi che evidenzia nel grafico in basso un massimo a circa 27 anni come la caratteristica dominante, pur non mancando indicazioni di massimi tra 2 e 7 anni, caratteristici di El Niño.

Fig.2: Numero di cicloni per anno con il fit lineare di figura 1. La linea rossa è un filtro passa-basso di finestra 15 anni. Da notare l’evidente andamento oscillante (che in parte dipende dalla finestra del filtro). In basso lo spettro MEM degli stessi dati: il massimo spettrale a 27.2 anni domina completamente lo spettro ed è mostrato nell’oscillazione del grafico in alto.

Il periodo del picco principale è ben rappresentato dalla curva rossa del filtro dove la distanza tra il primo massimo a sinistra e il successivo è di 24 anni (1990-1966) e la distanza tra i due minimi è di 28 anni (2006-1978). Con un semiperiodo di circa 13 anni si può prevedere che il 2019 è l’anno di un altro massimo relativo. Possiamo quindi immaginare che quest’anno sarà più ricco di eventi dei precedenti (in media, dei precedenti 13 e oltre); questo alla conclusione della stagione dei tifoni, a novembre come si vede in figura 3.
A me sorge il sospetto che il riscaldamento globale antropico abbia ben poco a che fare con il numero dei tifoni nel mar del Giappone e che i “gridi di dolore” lanciati da divulgatori e giornalisti sulla sorte del pianeta siano, almeno in questo caso, del tutto fuori luogo.

Come accennato sopra, la figura 3 mostra l’andamento mensile del numero di tifoni, con i mesi mostrati in coppia per evitare grafici troppo confusi.

Fig.3: Numero mensile dei tifoni in Giappone da cui appare chiaramente che la stagione dei tifoni va da giugno a novembre, con un crescendo fino ad agosto -settembre e una successiva diminuzione degli eventi. In ogni quadro il la linea nera mostra il primo dei due mesi rappresentati e la linea rossa il secondo.

Si vede bene che gennaio e febbraio sono mesi di bassa o bassissima attività e che ad aprile qualcosa comincia a muoversi nel Mar del Giappone; da maggio ad agosto-settembre si raggiunge il massimo di attività che a novembre decade per poi tornare ai livelli minimi a dicembre. Un aspetto importante di questo grafico e che in nessuno dei mesi si nota un sistematico aumento dell’attività, soltanto fluttuazioni attorno ad un valore medio costante.

L’Oscillazione Decadale del Pacifico
Il massimo spettrale a 27 anni fa pensare che l’oscillazione principale della presenza dei tifoni possa dipendere da un agente esterno che nel Pacifico potrebbe essere l’oscillazione decadale del Pacifico o PDO. Oltre a El Niño, esistono altre oscillazioni su larga scala e teleconnessioni (tipo la PNA tra il Pacifico e il nord Atlantico) le cui interazioni potrebbero avere una influenza sui tifoni, ma credo che la PDO sia la più significativa e per questo userò solo questa serie. Di seguito presento due serie temporali della PDO, una dal 1000 al 2000, ricostruita, e l’altra dal 1900 al 2018, osservata, insieme ai loro spettri.

Fig.4: La PDO dal 1000 al 2000. Dal 1900 si sovrappone (linea rosa) la PDO prodotta da Mantua (è la pdo-latest-mo.txt usata in figura 5).

Fig.5: La PDO dal 1900 al 2018.

Dalle due serie possiamo derivare l’indicazione che una oscillazione compatibile con quella dei tifoni si trova nello spettro della PDO “lunga” ma non in quello della PDO di Mantua, tranne una possibile increspatura dello spettro attorno a 27 anni (non indicata in figura 5), per nulla significativa. In queste condizioni è difficile attribuire alla sola PDO la modulazione della frequenza dei tifoni e bisogna immaginare altri condizionamenti presenti nel Mar del Giappone.
A questo scopo ho ricontrollato due grafici, già pubblicati in Mariani et al.,2018, per brevità disponibili solo sul sito di supporto.

  1. La serie della data di fioritura del ciliegio a Kyoto (Giappone, Aono e Kazui, 2008), il CFD, dall’800 al 2000, che però nello spettro non mostra picchi che si avvicinino ai 27 anni dei tifoni.
  2. La serie di anelli di accrescimento del ginepro a Wulan, Cina, ancora tra l’800 e il 2000, che mostra un massimo evidente, anche se non tra i più importanti, a 28.5 anni. Ma siamo in Cina, piuttosto lontano dal Giappone.

In definitiva, i tifoni che si formano attorno al Giappone mostrano una frequenza di apparizione che diminuisce nel tempo, cadenzata da una periodicità di 27 anni di cui non è chiara l’origine.

I dati di questo post sono disponbili nel sito di supporto.

Bibliografia

 

  • Yasuyuki Aono and Keiko Kazui: Phenological data series of cherry tree flowering in Kyoto, Japan, and its application to reconstruction of springtime temperatures since the 9th century Int. J. Climatol.,28, 905-914, 2008. http://dx.doi.org/10.1002/joc.1594.
  • L. Mariani, G. Cola, O. Failla, D. Maghradze, F. Zavatti: Influence of Climate Cycles on Grapevine Domestication and Ancient Migrations in EurasiaScience of the Total Environment635, 1240-1254, 2018. doi:10.1016/j.scitotenv.2018.4.175
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Le Previsioni di CM – 28 Ottobre / 3 Novembre 2019

Posted by on 02:36 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 28 Ottobre / 3 Novembre 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Anticiclone sull’Atlantico settentrionale, con massimi a SW dell’Islanda, in fase con la cellula termica groenlandese. Più ad est scende aria molto fredda di origine artica, convogliata da una vastissima depressione centrata in prossimità degli Urali settentrionali e foriera di estese nevicate sulla Siberia, nonché causa di un aumento record dell’estensione dei ghiacci artici (comunque sui minimi della serie) in prossimità del Mare di Laptev. Più ad ovest agisce un vortice, impedito nel suo avanzamento zonale dalla cellula atlantica citata, e più a sud dalla presenza di valori elevati del campo di massa, in risposta all’azione del vortice mediterraneo che in queste ore muove verso il Sahara dopo aver portato condizioni di intenso maltempo sulla Sicilia (Fig.1).

Nel corso della settimana le strutture sinottiche citate evolveranno piuttosto rapidamente in senso zonale, per l’azione sempre più incisiva del getto. La cellula atlantica muoverà verso l’Europa orientale prima, e la Russia poi, dove assumerà connotati termici per l’afflusso di aria molto fredda nei giorni precedenti, convogliata dalla già citata depressione siberiana. L’evoluzione in questione lascerà campo libero all’azione nord-atlantica che, complice un getto particolarmente intenso, potrebbe avanzare franca in direzione dell’Europa centrale prima, e del Mediterraneo centrale in seconda battuta, dando origine a condizioni di tempo fresco e instabile a partire dalla fine della settimana entrante e per buona parte di quella successiva.

Sull’Italia la settimana sarà comunque movimentata, per l’intrusione di un nocciolo di aria fresca sul Mediterraneo centrale, a seguito dell’azione già citata, ovvero dello scorrimento di aria fredda di recente origine artica lungo il bordo orientale della cellula nord-atlantica. L’autunno fa il suo ingresso in grande stile sull’Italia, e in questa fase sembra ben intenzionato a mostrare il suo lato più “movimentato”.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì Generali condizioni di stabilità su tutto il Paese con addensamenti sui crinali alpini e residua instabilità sulla Sicilia associata a precipitazioni sparse. Aumenta in serata la nuvolosità stratiforme sulle regioni settentrionali.

Temperature in diminuzione al Nord. Venti in rinforzo da scirocco sul Mar Ligure, deboli altrove.

Martedì peggiora rapidamente fin dal mattino sll’Appennino tosco-emiliano, alta Toscana e regione alpina di NE, con precipitazioni sparse. Peggiora ulteriormente in serata per ingresso più franco di correnti fresche dai quadranti nord-orientali con precipitazioni diffuse sul Triveneto ed Emilia Romagna, in trasferimento verso il resto delle regioni settentrionali. Nuvolosità e precipitazioni si estendono dalla serata alle restanti regioni centrali. Sud ancora in attesa, ma con residui piovaschi sulla Sicilia.

Temperature in diminuzione anche al Centro. Entra la bora in serata sull’alto Adriatico.

Mercoledì schiarite avanzano sui settori nord-orientali, in progressiva estensione al resto delle regioni settentrionali, dopo le piogge e le nevicate a quote medie della mattina sulle Alpi occidentali. Precipitazioni diffuse sulle regioni centrali peninsulari, in avanzamento verso il Meridione, con le estreme regioni meridionali ancora in attesa.

Temperature in diminuzione ovunque. Bora sull’Adriatico centro-settentrionale, venti forti di tramontana sui bacini di ponente.

Giovedì ampie schiarite al Nord, in estensione alle regioni centrali. Maltempo al Meridione con precipitazioni diffuse a prevalente carattere di rovescio o temporale.

Temperature in diminuzione al Centro-Sud. Ventilazione sostenuta dai quadranti settentrionali.

Venerdì iniziali condizioni di maltempo al Sud, in progressivo miglioramento nel corso delle ore. Generali condizioni di stabilità sulle restanti regioni, salvo aumento della nuvolosità stratiforme al Settentrione per il passaggio di una debole perturbazione sulle Alpi centro-occidentali.

Temperature in lieve aumento. Ventilazione settentrionale in attenuazione, entra il libeccio sui bacini nord-occidentali.

Sabato e Domenica veloce passaggio perturbato che muoverà da Nord a Sud con associate precipitazioni diffuse, a prevalente carattere di rovescio o temporale. Rapido miglioramento nella giornata di Sabato al Nord, in progressiva estensione alle regioni centrali e meridionali nella giornata di domenica.

Temperature in diminuzione la domenica. Libeccio teso nella giornata di sabato, entra la tramontana nella giornata di domenica.

 

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Il livello del mare e la temperatura

Posted by on 04:43 in Attualità, Climatologia | 7 comments

Il livello del mare e la temperatura

Traggo questa prima parte del post, almeno parzialmente, dal sito di Euan Mears.

Gli scettici affermano spesso che la crescita attuale del livello del mare e la perdita di ghiaccio dei ghiacciai sono uno dei risultati di un recupero naturale dalla Piccola Era Glaciale (PEG), mentre i credenti nell’AGW (o qualunque sia la sua definizione odierna) dichiarano che un “recupero dalla PEG” non è una spiegazione accettabile. Secondo loro è necessario definire un meccanismo causale.
Però anche i pro-AGW non sono in grado di produrre un meccanismo (una causa) che spieghi perché il livello del mare è salito e i ghiacciai hanno cominciato a ritirarsi da ben più di un centinaio di anni, molto prima che le emissioni umane divenissero significative. L’AGW di sicuro non lo spiega.

La figura 1a, in cui si confrontano tre serie del livello marino globale, di cui una -quella ricostruita da Church e White (2011) che nel seguito chiamerò anche CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation, in Australia), dove sono disponibili i dati- è la serie adottata dall’IPCC, con la serie di temperatura HadCRUT4, mostra che genericamente il livello marino cresce come la temperatura ma con importanti differenze che si osservano tra il 1945 e il 1975, con una crescita lineare del livello del mare e una stasi (o leggera diminuzione) della temperatura e tra il 2000 e il 2013 (la pausa) quando il livello marino subisce addirittura una brusca impennata, sempre secondo la ricostruzione di Church e White.
Sappiamo che il livello marino non reagisce subito ad un aumento di temperatura a causa dell’inerzia termica, ma nei dati (osservati e ricostruiti) non si vede un effetto ritardato della variazione di temperatura; anzi si vede bene che tra il 1925 e 2000 la crescita del livello è stata lineare.
Nei dati di Jevrejeva et al. (2008) si osserva una pausa tra il 1960 e il 1980, ma questa stasi inizia 15 anni dopo il livellamento della temperatura e finisce solo 5 anni dopo la sua fine. Quello tra inizio e fine sembra un comportamento troppo asimmetrico dell’inerzia termica, per essere un effetto diretto della temperatura. Anche nel caso della pausa 2001-2013 l’inizio di stasi nel livello marino che si intravede (figura 1b, da cui si vede anche che la serie termina) sembra troppo immediata per l’inerzia del mare.

Fig.1: a) livello del mare ricostruito da Church e White (2011), dati mensili (grigio) e annuali (nero), confrontato con il livello di Jevrejeva et al. (2008, verde) e i dati da colorado.edu (viola). Per verificare la dipendenza del livello marino dalla temperatura viene mostrata (rosso) anche l’anomalia da HadCRUT4. b) Come sopra, dal 1980 al 2017 e senza il confronto con la temperatura.

Fermo restando che il livello del mare dipende dalla temperatura, per espansione termica, non sembra che l’aumento di temperatura dovuto all’eccesso di CO2 immesso in atmosfera dalle attività umane sia il solo agente -o il principale- a cui attribuire l’aumento del livello marino globale.
Se ci chiediamo quale possa essere l’agente, su cui possa eventualmente innestarsi l’effetto-CO2, ritorniamo all’inizio: una delle scelte possibili è quella del recupero dalla PEG, che è stata caratterizzata da alti e bassi e quindi compatibile con un andamento a gradini, con tutte le sue azioni sia sulla temperatura che sull’albedo che, ad esempio, sul diminuito peso del ghiaccio e il conseguente sollevamento delle terre; questo a meno di non ipotizzare una forte influenza (ma, a mia conoscenza, senza prove concrete) e un continuo aumento (ancora meno certo) dell’attività magmatica delle dorsali oceaniche.
Le interazioni crosta-mantello hanno senz’altro la capacità di generare l’energia sufficiente per un riscaldamento globale naturale, ma i loro tempi sono geologici, enormemente più lunghi dei circa 160 anni (o 200) di cui stiamo discutendo e quindi, credo, senza alcuna possibilità di incidere visibilmente su questo processo.

In un lavoro del 2004, Holgate e Woodworth affermano che il livello del mare misurato fino a quel momento mostra una salita al tasso di 1-2 mm/anno, mentre l’altimetria radar mostra una crescita di circa 3 mm/anno. Questa differenza suggerisce una accelerazione del livello marino globale, anche se la loro figura 3, riprodotta nella successiva figura 2, non sembra mostrare un deciso aumento della pendenza ma solo un andamento oscillante, mediamente costante.

Fig.2: Figura 3 di Holgate e Woodworth (2004) che mostra la serie temporale della pendenza del livello marino per vari mari/oceani. Alcuni bacini sembrano mostrare -il grafico non è chiarissimo- un aumento della pendenza (cioè un’accelerazione positiva) ma l’aspetto complessivo è quello di una sostanziale costanza, con l’alternarsi di salite e discese temporanee.

Usando i dati di colorado.edu (viola in figura 1) ho calcolato i fit lineare e parabolico ottenendo questi risultati:

  • Fit lineare: pendenza=(3.15±0.02) mm/anno; R2=0.968
  • Fit parabolico: accelerazione=(0.096±0.004) mm/anno2; R2=0.966

Se uso i dati completi sia di Jevrejeva che di Church e White (CSIRO) ottengo, per le accelerazioni:

  • Jevrejeva: (0.00999±0.00042) mm/anno2; R2=0.802
  • CSIRO: (0.00922±0.00083) mm/anno2; R2=0.981

valori circa 10 volte inferiori a quelli di colorado.edu. È chiaro che le ultime due serie si riferiscono ad un periodo molto più lungo della prima e che si possa immaginare un’accelerazione crescente nel tempo e quindi più alta nei dati di colorado.edu.
Quindi, se accettiamo come vera l’accelerazione di colorado.edu, vediamo che dal 1993 il livello globale è cresciuto di circa un decimo di millimetro all’anno, per ogni anno (nei trascorsi 26 anni completi, 1993-2018, il livello del mare è salito in media di 2.6 mm). Sfido chiunque a dichiarare di aver notato questo aumento

(accelerato o meno che sia) e di esserne preoccupato. Qui siamo molto lontani dai grattacieli, sommersi per metà della loro altezza, che il catastrofismo dilagante usa spesso come immagine evocativa.

Il confronto con la CO2
Qualcosa di simile a quanto descritto qui lo avevo fatto nel 2016 su CM, confrontando la serie della concentrazione di CO2 e la serie (2 serie) di temperatura. Le conclusioni non sembrano molto diverse: a fronte di una somiglianza tra andamento di temperatura e di CO2, la crescita continua dell’anidride carbonica si scontra con la salita “a gradini” della temperatura. In figura 3 ho ripreso uno dei grafici del 2016, in cui la CO2 si confronta con la temperatura globale NOAA.

Fig.3: a) Confronto tra la serie annuale NOAA (1880-2016) e la serie storica di CO2 (1000-2009). b) Relazione tra temperatura e logaritmo della CO2. La relazione lineare evidenziata dalla riga rossa porterebbe ad un’anomalia positive della temperatura pari a 3°C al raddoppio della CO2 (ln 800 ppm=6.68; y=3.04°C).

La figura 3b mi ha fatto pensare di utilizzare lo stesso criterio per confrontare temperatura e livello del mare. Il risultato è in figura 4 nella quale, a differenza della figura 3, si nota un chiaro cambiamento di pendenza in corrispondenza dell’anomalia del livello marino pari a -30 mm (nel 1973).

Fig.4: Relazione tra livello marino (CSIRO) e temperatura (HadCRUT4).

Dai fit si possono derivare due estrapolazioni relative a quando l’anomalia di temperatura raggiungerà 1.5°C, cioè quando l’estensione dell’asse y sarà cresciuta del 50% rispetto a quella in figura, (da usare con molta, molta cautela come tutte le estrapolazioni):

  • con il fit completo (linea rossa) il livello marino raggiungerebbe i 33 cm.
  • con il fit dal 1973 (linea blu) il livello marino raggiungerebbe 15.7 cm; infatti in questo tipo di grafico maggiore pendenza significa minore variazione del livello marino con la temperatura.

Otteniamo ancora valori del livello marino del tutto accettabili se la temperatura continua a crescere e del tutto privi di elementi catastrofici e ansiogeni.

I dati di questo post sono disponbili nel sito di supporto.

Bibliografia

 

 

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Le Previsioni di CM – 21/27 Ottobre 2019

Posted by on 02:54 in Attualità | 7 comments

Le Previsioni di CM – 21/27 Ottobre 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

La stretta saccatura atlantica in azione tra le isole britanniche e il Marocco evolve in queste ore in un minimo chiuso di geopotenziale per l’opposizione più ad est offerta dall’anticiclone che dal Nordafrica si protende fin sull’Europa orientale passando per il Mediterraneo centrale. Più a nord si susseguono impulsi perturbati atlantici che scorrono alle alte latitudini alimentati da aria fredda in discesa dall’Artico lungo il bordo orientale di una cellula anticiclonica che si protende dal Bacino Centrale fin sulla Groenlandia (Fig.1).

La situazione si manterrà poco evolutiva nel corso della settimana per la persistenza della goccia fredda sul Mediterraneo occidentale, e il suo ulteriore rinvigorimento a causa della continua alimentazione di aria artica che avanzerà retrograda lungo un asse NE/SW, sul bordo orientale di un vasto ponte anticiclonico che metterà in comunicazione la cellula termica groenlandese con quella dinamica estesa da Terranova alla costa orientale americana, fin sulla Florida. Si tratta di una ennesima variante del tema anti-zonale che continua a ripresentarsi a distanza di ormai più di un anno e mezzo dall’ormai celebre stratwarming del Febbraio 2018.

I riflessi sull’Italia della evoluzione sinottica delineata si concretizzeranno in frequenti addensamenti nuvolosi specie sulle regioni più occidentali: Nordovest e Sardegna in primis, con schiarite più ampie e frequenti su quelle meridionali e versanti orientali in generale. Tuttavia la prognosi rimane piuttosto incerta per la solita difficoltà modellistica nel collocare con esattezza la goccia fredda citata, e per la complessa interazione tra i principali centri d’azione citati.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì cieli chiusi al Nordovest con precipitazioni diffuse al mattino e a carattere sparso dal pomeriggio.  Cieli nuvolosi sulle rimanenti regioni settentrionali e su quelle centrali per transito di nubi stratiformi. Sereno al Meridione.

Temperature in lieve aumento. Venti tesi di libeccio sui bacini di ponente.

Martedì parzialmente nuvoloso al Nord e sulle regioni centrali in assenza di precipitazioni. Sereno al Meridione.

Temperature stazionarie. Venti di libeccio sui bacini di ponente, sostenuti sui canali di Sardegna e Sicilia.

Mercoledì peggiora sulle regioni di Nordovest e sulla Sardegna con precipitazioni anche intense dalla serata, nevose al di sopra dei 2000 metri sulle Alpi. Aumento della nuvolosità stratiforme al Centro, sereno al Meridione.

Temperature in ulteriore lieve aumento sulle isole maggiori. Libeccio forte su Mar Ligure, Mar di Sardegna, canali di Sardegna e Sicilia.

Giovedì maltempo sulle regioni di Nordovest con precipitazioni diffuse. Peggiora anche sulle regioni di Nordest e sulle centrali tirreniche con precipitazioni sparse. Spiccata instabilità sulla Sardegna con rovesci sparsi. Parzialmente nuvoloso al Sud, con ulteriore aumento della nuvolosità sulle regioni tirreniche e prime precipitazioni su Campania e Sicilia occidentale.

Temperature in diminuzione al Nordovest. Ventilazione sostenuta di libeccio sui bacini di ponente.

Venerdì possibile estensione dei fenomeni al resto delle regioni meridionali, e prevalenza di condizioni di tempo spiccatamente instabile su tutte le regioni italiane con fenomenologia più diffusa e intensa sui versanti tirrenici.

Temperature in diminuzione sulle regioni centro-settentrionali. Ventilazione sostenuta sul Tirreno a circolazione ciclonica attorno al minimo depressionario.

Sabato e Domenica migliora al Nord e al Centro. Persiste nuvolosità e fenomenologia prevalentemente sparsa al Meridione, in progressiva attenuazione.

Temperature in diminuzione al Meridione. Libeccio teso su Tirreno meridionale e Ionio.

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Il CERN ritorna sulle nuvole

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Il CERN ritorna sulle nuvole

Quella di questo titolo è una licenza poetica. Nel nostro mondo, quello che guarda alla meteorologia e climatologia in termini scientifici, si parla di nubi, non di nuvole, come nel linguaggio comune. Questa precisazione, tutt’altro che superficiale, è del Prof. Franco Prodi, uno dei massimi esperti di fisica delle nubi del nostro Paese. Suppongo quindi che non me ne vorrà né per la licenza né per la citazione, seppur indiretta.

Le nubi, mantello spessore ed estensione variabili che copre costantemente una porzione molto ampia della superficie terrestre –  si va dal 56 al 68% in funzione della loro profondità ottica – hanno delle dinamiche fisico-chimiche di formazione estremamente complesse, su cui sussiste un margine di incertezza molto ampio che si riverbera inevitabilmente sulla qualità dei tentativi di simulazione del comportamento dell’intero sistema. In poche parole, senza conoscere e replicare con efficacia le nubi, difficilmente si potranno mai avere dei modelli climatici affidabili.

In queste dinamiche hanno un ruolo importantissimo gli aerosol, sia organici che inorganici, sia naturali che antropici, che sono i “semi” delle nubi, e l’interazione di questi con il bombardamento continuo di particelle ionizzanti cui è soggetto il nostro pianeta, i cosiddetti Raggi Cosmici. Già in molte altre occasioni, abbiamo parlato di una serie di esperimenti tenuti al CERN di Ginevra, in cui si è cercato, anche con molto successo, di simulare l’interazione tra le particelle ionizzanti e gli aerosol atmosferici, utilizzando una camera speciale in cui sono state riprodotte – quindi controllate – le diverse condizioni che si generano in atmosfera.

In questi mesi, apprendiamo da una news pubblicata proprio sul sito web del CERN, la campagna di ricerca denominata CLOUD, tenterà un nuovo approccio, non più simulando i flussi di raggi cosmici attraverso il generatore di particelle, ma osservando l’interazione degli aerosol con i raggi cosmici naturali all’interno della camera in cui vengono simulate le condizioni atmosferiche. In particolare, riporta Jasper Kyrby, team leader dell’esperimento, si cercherà di capire come questi interagiscano con le nubi di acqua liquida o ghiaccio, con lo scopo, parole testuali, di capire definitivamente in che modo i raggi cosmici incidono sulle nubi e sul clima.

Soltanto come complemento di informazione, invitandovi comunque a leggere quanto già pubblicato sull’argomento (per esempio qui su CM), ricordo che tutta la questione dell’interazione tra raggi cosmici, nubi e clima, è strettamente connessa con le variazioni dell’attività solare, che modula appunto i flussi che raggiungono la nostra atmosfera, ed è, incredibilmente, completamente ignorata dal mainstream scientifico quando si tratta di definire quali siano le fonti di variabilità naturale del sistema.

Non è affatto detto infine che al CERN sarà trovata la pietra filosofale, ma è ben difficile che si stia perdendo tempo ;-).

Enjoy.

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Un Mese di Meteo – Settembre 2019

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia, Commenti mensili, Meteorologia | 0 comments

Un Mese di Meteo – Settembre 2019
IL MESE DI SETTEMBRE 2019[1]

Mese con temperature in lieve anomalia positiva mentre prevalgono le anomalie negative delle precipitazioni

La topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (figura 1a) mostra l’Italia interessata da un promontorio dall’anticiclone atlantico in espansione verso il Mediterraneo, il che indica il prevalere di condizioni di tempo stabile che si sono rivelate ad esempio favorevoli alle raccolte delle colture estive. Tale analisi è confermata dalla carta delle isoanomale (figura 1b) che evidenzia un’anomala positiva che interessa l’intera area italiana e che si espande in forma di promontorio a partire da un nucleo di anomalia positiva molto spiccata (valori di oltre 30 m) presente sul vicino Atlantico.

Figura 1a – 850 hPa – Topografia medie mensili del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Figura 1b – 850 hPa – carte delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

La variabilità del “giorno per giorno” intorno alla struttura circolatoria media sopra descritta si è tradotta in particolare nel transito di 5 perturbazioni che hanno interessato in tutto o in parte il territorio nazionale e che sono state registrate rispettivamente dall’1 al 5 settembre, dal 6 al 9, l’11, dal 18 al 19 e dal 22 al 24 (tabella 1). Il 6 e l’8 settembre sono stati i due giorni più piovosi al Nord rispettivamente con medie di 12,4 e 9,8 mm, i più piovosi al Centro sono risultati il 23 e il 22 settembre rispettivamente con medie di 14,1 e 12,8 mm e infine al sud la maggiore piovosità media è stata registrata il 19 settembre con 4,2 mm e l’1 settembre con 3,1 mm.

Andamento termo-pluviometrico

A livello mensile (figure 2 e 3) le temperature medie delle massime sono risultate nella norma o in lieve anomalia positiva mentre per le medie delle minime mensili hanno dominato anomalie positive in prevalenza deboli. A livello pluviometrico mensile la figura 5 mostra il netto predominio di anomalie negative, da deboli a moderate, pur sussistendo a carattere locale valori nella norma o anomalie positive. A quest’ultimo riguardo si segnala la spiccata anomalia positiva presente nel Lazio settentrionale.

Figura 2 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 3 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

Figura 4 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 5 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

L’analisi decadale (tabella 3) mostra che a livello termico le anomalie positive delle temperature massime e minime sono risultate più spiccate al centro-nord nella seconda decade e al sud nella terza. A livello pluviometrico le anomalie negative più rilevanti si sono registrate sull’intera area nella seconda decade e al nord e al sud nella terza decade mentre valori lievemente superiori alla norma si sono registrati al Nord nella prima decade e al Centro nella seconda.

(*) LEGENDA:

Tx sta per temperatura massima (°C), tn per temperatura minima (°C) e rr per precipitazione (mm). Per anomalia si intende la differenza fra il valore del 2013 ed il valore medio del periodo 1988-2015.

Le medie e le anomalie sono riferite alle 202 stazioni della rete sinottica internazionale (GTS) e provenienti dai dataset NOAA-GSOD. Per Nord si intendono le stazioni a latitudine superiore a 44.00°, per Centro quelle fra 43.59° e 41.00° e per Sud quelle a latitudine inferiore a 41.00°. Le anomalie termiche positive sono evidenziate in giallo(anomalie deboli, fra 1 e 2°C), arancio (anomalie moderate, fra 2 e 4°C) o rosso (anomalie forti,di  oltre 4°C), analogamente per le anomalie negative deboli (fra 1 e  2°C), moderata (fra 2 e 4°C) e forti (oltre 4°C) si adottano rispettivamente  l’azzurro, il blu e il violetto). Le anomalie pluviometriche percentuali sono evidenziate in  azzurro o blu per anomalie positive rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% e  giallo o rosso per anomalie negative rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% .

Le anomalie termiche positive evidenziate in questo report sono sostanzialmente confermate dalle carte delle anomalie termiche globali di figura 6a e 6b rispettivamente prodotte dall’Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville in base a dati satellitari MSU e dal Deutscher Wetterdienst in base ai report mensili CLIMAT da stazioni al suolo.

[1]              Questo commento è stato condotto con riferimento alla  normale climatica 1988-2017 ottenuta analizzando i dati del dataset internazionale NOAA-GSOD  (http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/). Da tale banca dati sono stati attinti anche i dati del periodo in esame. L’analisi circolatoria è riferita a dati NOAA NCEP (http://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/). Come carte circolatorie di riferimento si sono utilizzate le topografie del livello barico di 850 hPa in quanto tale livello è molto efficace nell’esprimere l’effetto orografico di Alpi e Appennini sulla circolazione sinottica. L’attività temporalesca sull’areale euro-mediterraneo è seguita con il sistema di Blitzortung.org (https://www.lightningmaps.org/blitzortung/europe/https://www.lightningmaps.org/blitzortung/europe/index.php?bo_page=archive&lang=de).

 

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Intervista a Luigi Mariani

Posted by on 07:16 in Attualità | 8 comments

Intervista a Luigi Mariani

Molti nostri lettori avranno già avuto modo di leggere l’intervista che l’amico Luigi mariani ha rilasciato alla testata Meteoweb perché l’ho rilanciata su Twitter appena è stata pubblicata. So però che a molti altri potrebbe essere sfuggita, per cui con il loro permesso la riporto integralmente qui di seguito. Buona lettura e buona giornata.

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Il meteo-climatologo Luigi Mariani a MeteoWeb: “Non c’è alcuna crisi climatica, vari effetti positivi dal riscaldamento globale”

Il clima è il “sistema più complesso presente sul nostro pianeta e rispetto al quale il nostro attuale livello di ignoranza è rilevante”, sostiene Luigi Mariani. L’intervista

Luigi Mariani, agrometeorologo e meteoclimatologo che insegna all’Università di Milano, in un’intervista ai microfoni di MeteoWeb ha parlato di clima e riscaldamento globale in un momento in cui l’allarmismo sul tema ha raggiunto livelli molto alti. Il Prof. Mariani ha fornito un quadro molto chiaro, partendo dalle conoscenze attuali della climatologia fino al riscaldamento in atto e ai suoi effetti sulla Terra, che non sono solo negativi.

Mariani non crede all’idea di una “crisi climatica” e propone alcuni dati sul riscaldamento degli ultimi 150 anni: “Premesso che parlare di “crisi climatica” è a mio avviso puramente demagogico, le temperature globali secondo i dati Hadcrut4 sono aumentate di 0.85°C dal ventennio 1851-1870 al ventennio 1999-2018 e ritengo questo dato come attendibile. Occorre inoltre dire che le terre si scaldano più degli oceani e che le alte latitudini dell’emisfero nord sono quelle in più attivo riscaldamento. Ricordo anche che la fase di riscaldamento attuale segue una fase di oltre 5000 anni di trend al raffreddamento interrotta solo da alcuni periodi in controtendenza (optimum miceneo, romano e medioevale). A ciò si aggiunga che la fase che precede la fase di riscaldamento attuale, nota come Piccola era glaciale, è da ritenere nel suo complesso la fase più fredda e di più sensibile avanzata glaciale dalla fine dell’ultima glaciazione”.

Spesso l’IPCC produce rapporti dai toni molto allarmistici sul tema dei cambiamenti climatici ma qual è l’affidabilità di tali rapporti, spesso messi in discussione? “L’allarmismo si basa su modelli che hanno mostrato di sovrastimare in modo sensibile gli incrementi di temperatura degli ultimi 30 anni. Un ente internazionale come l’IPCC che è legato all’Organizzazione Meteorologica Mondiale e all’UNEP dovrebbe a mio avviso usare toni più realistici, afferma Mariani.

Le emissioni di CO₂ sono spesso considerate le principali responsabili del riscaldamento globale, ma quanto pesano in realtà sul clima della Terra? Quanto sono utili le misure che i governi intendono adottare per arrivare a zero emissioni nette? Mariani ha risposto così: “La CO₂ è un gas serra e come tale agisce dando luogo a un forcing che passando dai livelli di CO₂ pre-industriali (280 ppm nel 1850) a quelli che si dovrebbero raggiungere nella seconda metà del XXI secolo (560 ppm) è stimabile in 3.8 W m-2, che applicando la legge di Stefan Boltzmann danno grossomodo con un aumento delle temperature globali di 1°C. Il punto chiave è costituito dai feedback (vapore acqueo, nubi, ecc.) che potrebbero amplificare (o perché no, ridurre) l’effetto di CO₂. A mio avviso grossomodo il 50% degli 0,85°C che ho indicato prima è dovuto alla crescita dei livelli di CO₂”.

Premesso che l’effetto serra, inteso come fenomeno naturale, è essenziale per la presenza e lo sviluppo della vita sulla Terra, possiamo guardare oltre? “Certo, occorre infatti dire che la CO₂ non è solo un gas serra ma è altresì il gas della vita in quanto tramite la fotosintesi dei vegetali foto-autotrofi genera la sostanza organica da cui attingono tutte le catene alimentari del pianeta. In tal senso un lavoro di Campbell e altri apparso nel 2017 su Nature evidenzia che nel XX secolo la produttività degli ecosistemi (ivi inclusi gli agro-ecosistemi in cui si pratica l’agricoltura) è cresciuta del 30% circa. In sostanza se togliessimo dall’atmosfera l’eccesso di CO₂ accumulatosi dal periodo pre-industriale avremmo un calo delle rese delle colture del 30% che non sarebbe certo positivo in termini di sicurezza alimentare globale. Proprio il ruolo dell’agricoltura come gestore del ciclo del carbonio dovrebbe produrre un interesse più ampio verso tale settore che oggi viene visto solo come emettitore trascurando il suo potente ruolo di assorbitore di CO₂. Solo per fare un esempio, la resa media mondiale del mais è di 6 t per ettaro di granella che equivalgono a un assorbimento lordo di 8.8 tonnellate per ettaro di CO₂ che detratte le perdite legate a carburanti, concimi, fitofarmaci, ecc. (in complesso 1,6 tonnellate per ettaro) danno un assorbimento netto di 7,7 tonnellate, il che rapportato ai 197 milioni di ettari oggi coltivati a livello mondiale significa un  assorbimento netto annuo di  1,42 miliardi di tonnellate di CO₂. Al riguardo vale altresì la pena di riflettere sul fatto che le produzioni di punta del mais sono di 18 tonnellate per ettaro, per cui ben si comprende cosa potrebbe dare in termini di assorbimento di CO₂ un processo di massiccia innovazione tecnologica in agricoltura (genetica, OGM inclusi, tecniche colturali innovative) in grado di aumentare sensibilmente le rese globali”.

Per quanto riguarda i fenomeni meteo estremi, stanno davvero aumentando a causa del riscaldamento del clima? Mariani ha spiegato: “Il riscaldamento globale come dice la parola stessa ha effetti sulle temperature globali e sulle ondate di caldo alle medie latitudini.  Circa le piogge estreme c’è un lavoro scientifico di Westra e altri del 2013 che analizzando i dati di oltre diecimila di stazioni per il XX secolo mostra che a livello mondiale il 90% delle stazioni ha intensità massime annue stazionarie mentre l’8% aumenta di intensità e il 2% diminuisce. Per l’Italia un recentissimo lavoro scientifico di Libertini e altri riferito a circa 5000 pluviometri per il periodo dal 1915 al 2015 analizza l’intensità delle piogge a 1, 3, 6, 12 e 24 ore deducendo che a seconda degli intervalli considerati l’86-91% delle stazioni non presenta alcun trend, il 4-7% mostra un trend crescente e il 5-7% un trend decrescente. A fronte di tali dati mi domando dove stiano di casa le bombe d’acqua con cui i media terrorizzano da anni la popolazione?”.

Ma a che punto è la climatologia nella sua comprensione del clima e quanto rimane ancora inaccessibile con le conoscenze attuali? “Occupandomi di climatologia applicata all’agricoltura sono pienamente conscio del fatto che il sistema climatico è un sistema dissipativo e caotico che non è in equilibrio e la cui complessa variabilità naturale deriva dall’interazione di feedback positivi e negativi, instabilità e meccanismi di saturazione. A ciò devo aggiungere che i processi in atto abbracciano una vastissima gamma di scale spaziali e temporali e includono molte specie chimiche e tutte le fasi fisiche. La fenomenologia eterogenea del sistema include fenomeni ben lungi dall’essere pienamente compresi e dunque modellati in modo soddisfacente come la microfisica delle nuvole, le interazioni nubi-radiazione, gli strati limite atmosferici e oceanici e i processi turbolenti. Come spesso accade, la complessità della fisica si intreccia con il carattere caotico della dinamica. In sintesi siamo di fronte al sistema più complesso presente sul nostro pianeta e rispetto al quale il nostro attuale livello di ignoranza è rilevante. Per questo è oggi essenziale mantenere una dialettica scientifica su temi quali i seguenti:

a. il global greening, fenomeno macroscopico e che evidenzia la potenza delle concimazione carbonica nello stimolare la produttività degli ecosistemi naturali e agricoli
b. il segnale solare con picchi (Schwabe a ~  11 anni, ciclo magnetico a ~ 22, Gleissberg  a ~83, DeVries /Suess a ~200, Eddy a ~ 976, Bray-Hallstatt a ~ 2310, Milancovich a ~ 20mila, 40mila,  100mila, 400mila anni) che emergono dall’analisi spettrale di una caterva di serie strumentali e di proxy data.
c. il fatto che i GCM (General Circulation Model, ndr) sovrastimino in modo sensibile i trend delle temperature globali, il che dovrebbe portare a un uso molto prudente dei loro dati per disegnare scenari a 50-100 anni
d. il fatto che la mortalità da freddo in molte aree del mondo (Italia inclusa) sia ancor oggi sensibilmente superiore a quella da caldo.
e. il fatto che nel periodo pre-industriale dell’Olocene la CO₂ aumenti gradualmente mentre la temperatura presenta un trend alla diminuzione, il che rende tale periodo difficilmente modellabile.
f. il fatto che con il Global Warming le aree polari si scaldano più delle medie latitudini con conseguente diminuzione del gradiente termico latitudinale, il che porterebbe a ipotizzare una diminuzione di intensità degli eventi estremi. Per la verità su quest’ultimo tema alcuni hanno di recente avanzato l’ipotesi secondo cui in presenza di minore gradiente le grandi correnti occidentali si ondulerebbero di più con maggior frequenza di grandi strutture di blocco foriere di eventi estremi (grandi siccità, inondazioni, ondate di caldo e di freddo, ecc.). Della maggior frequenza delle grandi strutture di blocco si fatica tuttavia a trovar traccia nelle serie storiche”, ha spiegato Mariani.

Quali aree del pianeta stanno avvertendo di più gli effetti del riscaldamento e con quali conseguenze? “Il riscaldamento globale è soprattutto avvertito alle latitudini medio-alte dell’emisfero nord. Certo, vi sono effetti negativi dovuti in particolare all’incremento delle ondate di caldo o alla fusione delle coltri glaciali ma vi sono vari effetti positivi che oggi vengono del tutto ignorati dai media e che non si giustificherebbero con un “clima impazzito”. Fra questi rammento in particolare il sensibile trend all’aumento delle rese delle grandi colture che oggi nutrono il mondo e la sensibilissima riduzione della mortalità per calamità naturali. Ai fenomeni positivi aggiungo l’aumento della qualità dei grandi vini europei evidente ad esempio per i bianchi e i rossi della Borgogna e per il vino Nobile di Montepulciano. Questo porta a concludere che quantomeno potremo assistere alla “catastrofe climatica prossima ventura” bevendoci del buon vino”, ha concluso Mariani.

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Le Previsioni di CM – 14/20 Ottobre 2019

Posted by on 02:35 in Attualità | 1 comment

Le Previsioni di CM – 14/20 Ottobre 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Il flusso principale scorre indisturbato alle alte latitudini europee, articolandosi in una serie di minimi, il più profondo dei quali è in azione sullo Stretto di Danimarca, mentre altri due vortici interessano l’area del Baltico e Russia europea. Più a sud, un’area di divergenza dal flusso principale si approfondisce in queste ore in una depressione sul Golfo di Biscaglia in seno alla quale avanza una perturbazione che influenzerà il tempo sulle regioni settentrionali e centrali italiane nella giornata di martedì (Fig.1).

Nel corso della settimana l’evoluzione zonale del centro depressionario che andrà approfondendosi in Atlantico sarà rallentata dall’alta pressione presente sull’Europa orientale, in concomitanza con una azione piuttosto pigra del getto. Il campo di massa andrà comunque indebolendosi gradualmente sul Mediterraneo per l’invecchiamento della cellula centrata sul Mar Nero, creando le premesse per un possibile peggioramento del tempo di stampo autunnale sul finire della settimana.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì aumento graduale della nuvolosità al Nord e sulle regioni centrali tirreniche con le prime piogge in serata tra Toscana, levante ligure e Piemonte. Parzialmente nuvoloso sulle restanti regioni centrali. Sereno al Meridione.

Temperature stazionarie. Venti tesi di libeccio sui bacini di ponente.

Martedì maltempo al Settentrione con rovesci e temporali in spostamento piuttosto rapido da ovest verso est, e fenomeni più intensi e probabili sopra la linea del Po. Nevicate sull’arco alpino centro-occidentale a quote superiori ai 1800-2000 metri. Piogge sparse su Sardegna e regioni centrali tirreniche. Parzialmente nuvoloso sulle rimanenti regioni centrali, Sicilia e basso Tirreno. Sereno sulle regioni sud-orirentali.

Temperature in diminuzione a partire dalle regioni di Nordovest. Ventilazione tesa di scirocco sull’Adriatico, entra il maestrale sui bacini di ponente, teso.

Mercoledì migliora rapidamente al Nord e al Centro con ampie schiarite, passaggi nuvolosi al Sud in assenza di precipitazioni significative con l’eccezione della Sicilia dove si avrà qualche piovasco.

Temperature in diminuzione al Centro-Sud. Si attenua il maestrale sui bacini di ponente.

Giovedì generali condizioni di stabilità su tutto il Paese.

Temperature ulteriore lieve diminuzione. venti deboli.

Venerdì parzialmente nuvoloso al Nord, generalmente sereno al Centro e al Sud.

Temperature stazionarie, venti deboli.

Sabato aumenta la nuvolosità al Nord con i primi deboli fenomeni sui settori occidentali e alpini. Bel tempo altrove. Domenica possibile maltempo al Nord con piogge e rovesci diffusi e nevicate anche abbondanti al di sopra dei 1800-2000 metri sulle Alpi. Aumento della nuvolosità anche al Centro con le prime precipitazioni a partire da Sardegna e alta Toscana. Sud ancora in attesa.

Temperature in aumento. Venti in rotazione dai quadranti meridionali, in intensificazione.

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