Temperature Globali

Trend in atto

Dopo la fine della piccola era glaciale, fase fredda che ha interessato più direttamente il periodo compreso fra il XVII e la prima metà del  XIX secolo, le temperature globali hanno ripreso a salire (“grazie a Dio”, perché fare agricoltura prima che la “perfida azione dell’uomo” iniziasse ad alterare il clima era assai più proibitivo rispetto ad oggi).

Circa l’andamento delle temperature globali al suolo, secondo il dataset internazionale Hadcrut4 per il periodo 1850-2015 (CRU di East Anglia University e Hadley Center), ad una fase di aumento che ha avuto il proprio apice nel 1878 (+0.5°C rispetto al 1850)  ha fatto seguito una fase di decremento con minimo nel 1911 (-0.2°C rispetto al 1850). Ad un nuovo incremento fino al 1945 (che si è collocato a +0.5°C rispetto al 1850) è seguita una diminuzione protrattasi fino al 1976 (anno che a livello globale si colloca a soli +0.1°C rispetto al 1850). Dal 1977 al 1998 le temperature globali sono di nuovo aumentate portandosi nel 1998 a +0.85°C rispetto al 1850. Dal 1998 ad oggi infine si è osservato un lieve aumento residuo che tuttavia non trova conferma nei dati da satellite MSU relativi alla bassa troposfera, e che indicano piuttosto la sostanziale stazionarietà delle temperature globali dopo il 1998.

Occorre evidenziare che la salita delle temperature fino ai valori odierni è stata tutt’altro che continua, nel senso che a un trend di incremento pari a +0.85°C dal 1850 ad oggi si è costantemente sovrapposta una ciclicità sessantennale che ha mostrato minimi negli anni 1850, 1910, 1977 e massimi negli anni 1878, 1945 e 1998. Inoltre si è assistito ad una accentuata variabilità interannuale con la rapida alternanza di annate più calde e più fredde.

Oggi sappiamo che la ciclicità sessantennale è imposta da una ciclicità delle temperature marine che per il Nord Atlantico è espressa dall’indice AMO, fenomeno del tutto naturale, la cui presenza è dimostrata per lo meno per gli ultimi 8000 anni (Knudsen et al 2011). La grande variabilità interannuale è anch’essa un fenomeno del tutto naturale e che deriva dall’alternarsi di regimi circolatori diversi. La sua presenza anche remota ci è mostrata ad esempio dalla serie storica delle date di vendemmia in Borgogna dal 1370 ad oggi (Labbé e Gaveau, 2013).

Sul trend di +0.85°C non possiamo invece escludere l’influenza umana legata all’emissione di gas serra di origine antropica (anidride carbonica, metano, protossido d’azoto) cui si sovrappongono fenomeni naturali come l’attività solare. In tal senso fra le possibili interpretazioni citiamo quella di Ziskin & Shaviv (2012) i quali applicando un Energy Balance Model, hanno stimato che il 60% del trend crescente delle temperature osservato nel XX secolo è di origine antropica ed il 40% e di origine solare. Anche se la scienza non procede di regola per “colpi di maggioranza”, occorre evidenziare che le valutazioni di Ziskin & Shaviv sono confortate dal fatto che il 66% dei 1868 ricercatori operanti in ambito climatologico e intervistati da Verheggen et al. (2014) ha espresso l’idea che le attività antropiche siano all’origine di oltre il 50% dell’aumento delle temperature globali registrato dal 1950 ad oggi.

Aspetti paleoclimatici

Lo studio del paleoclima ci indica che l’olocene è stato interessato da episodi caldi (gli optimum postglaciali) fra cui rammentiamo il grande optimum postglaciale, l’optimum miceneo, l’optimum romano, l’optimum medioevale e la fase di riscaldamento attuale. A tali fasi si sono alternate fasi di “deterioramento” segnate da cali termici ed avanzate glaciali. Per inciso l’uso di “optimum” e “deterioramento” non è affatto casuale e gli optimum erano così chiamati i quanto la vita era più facile, la mortalità più ridotta e le fonti di cibo ed energia più abbondanti. Lo stesso padre spirituale della teoria dell’Anthropogenic Global Warming (AGW), Svante Arrhenius, vedeva nel riscaldamento globale da CO2 un fenomeno positivo poiché in grado di rendere più vivibili e meglio fruibili per l’uomo i gelidi areali nordeuropei, sogno questo che si starebbe oggi avverando.

Ghiacci Artici: Massimo 2019

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Ghiacci Artici: Massimo 2019

Sommario

  • NSIDC: Massimo di estensione registrato il 13 Marzo: 14.78 milioni di kmq: settimo valore più basso della serie.
  • JAXA: Massimo di estensione registrato il 12 Marzo: 14.27 milioni di kmq: ottavo valore più basso della serie.
  • Il valore del massimo di estensione è perfettamente in linea con la media degli ultimi dieci anni (14.22 MMkmq per JAXA).
  • Anche il volume dei ghiacci artici a Marzo si colloca nella media degli ultimi dieci anni (21,800 km3 per PIOMAS).
  • Forte anomalia negativa dell’estensione dei ghiacci artici sull’area di Bering, in accentuazione nel mese di Marzo.

Un inverno freddo

Nel suo complesso il trimestre invernale sull’Artico è stato piuttosto freddo, con temperature che al di sopra dell’80° parallelo si sono mantenute ben lontane dai record storici di “caldo” (virgolettato d’obbligo): ottavo posto per il mese di Dicembre, 17° per quello di Gennaio e 11° a Febbraio. Marzo tuttavia ha registrato temperature nel complesso elevate (5° valore più “caldo” della serie). Ma il 2019 si è portato dietro il fardello di tre mesi molto caldi, proprio all’inizio della stagione di ricongelamento dei ghiacci, con il trimestre Agosto-Ottobre sul podio tra i più caldi della serie.

Il massimo di estensione è quindi il risultato di un autunno estremamente mite, seguito da un inverno piuttosto freddo, e da un mese di Marzo nuovamente mite. Questo è evidente dai grafici di seguito, che mostrano l’anomalia di temperatura rispetto alla media sotto la forma di un calcolo approssimato degli integrali definiti, riferito alle temperature registrate al di sopra dell’80° parallelo. Se si fa riferimento al periodo iniziato nel Settembre 2018 si nota l’appiattimento della curva che si porta nella media dell’ultimo decennio. Se invece si fa riferimento al solo 2019, le temperature si sono mantenute nettamente al di sotto della media degli ultimi dieci anni, collocandosi a metà tra questa, e la media 2000-2010, a testimonianza di come quello trascorso sia stato un inverno decisamente freddo rispetto alla media degli ultimi anni (Fig. 1).

Il Marzo di Bering

In Fig.2 l’istantanea della distribuzione dei ghiacci artici in occasione del massimo di estensione per NSIDC. Si nota come praticamente tutti i settori mostrino una estensione dei ghiacci in linea con la media 1981-2010, con la sola eccezione dell’area di Bering.

Una eccezione notevole tuttavia, che da sola giustifica l’anomalia complessiva rispetto alla media del periodo.

Come al solito la situazione sinottica è stata determinante ai fini del raggiungimento del massimo di estensione. Decisivo, da questo punto di vista, è stato il mese di Marzo che ha visto la prevalenza di afflussi di aria oceanica mitissima dai quadranti meridionali sull’area di Bering, per la persistenza di depressioni sul Pacifico settentrionale (in alcuni casi molto profonde) tra la Siberia e la Kamchatka. Questo ha comportato non solo una anomalia termica positiva notevole nel settore, ma anche la compressione dei (pochi) ghiacci già presenti nell’area di Bering in direzione del bacino centrale dell’Artico.

La pesante anomalia di Marzo nell’area di Bering si è protratta anche nella prima metà del mese di Aprile portando l’estensione complessiva dei ghiacci artici sui valori minimi della serie storica per il mese di Aprile.

 

Situazione in chiaroscuro

La variabilità delle condizioni sinottiche e del campo termico nel semestre appena trascorso hanno portato ad una situazione decisamente in chiaroscuro. Se da una parte è vero che i massimi si sono collocati all’interno della media dell’ultimo decennio, e che con l’eccezione dell’area di Bering, tutti i restanti settori sono pressoché in linea con la media 1981-2010, va anche detto che estensione e volumi hanno accusato una battuta d’arresto tra Marzo e Aprile.

Al tempo stesso, condizioni prevalenti di AO positiva, hanno favorito la persistenza di temperature basse nel bacino centrale dell’Artico, l’area ovviamente più critica per la conservazione dei ghiacci artici nella stagione calda.

I bacini periferici, come quelli di Okhotsk, Bering o l’Atlantico canadese, sono infatti destinati a perdere rapidamente la superficie ghiacciata con l’incedere della primavera, mentre le ultime roccaforti del pack si collocano proprio nel Bacino Centrale.

Questo si traduce nel fatto che, a dispetto dei valori minimi di estensione di questi giorni, lo spessore medio dei ghiacci stessi si colloca ai livelli più alti dell’ultimo decennio (Fig.3). In altri termini: meno ghiaccio periferico, più ghiaccio nel Bacino Centrale. Alla luce di questa situazione, sarebbe lecito attendersi un appiattimento nelle prossime settimane della curva di estensione con rientro dei valori all’interno dell’envelope degli ultimi anni.

Resta il fatto che, come sottolineato negli ultimi outlook, nell’ultimo decennio si fa fatica a ravvisare un trend nell’evoluzione di estensioni e volumi dei ghiacci artici. Questo vale anche in occasione di questo massimo, come si evince dal grafico di seguito che mostra l’andamento dei volumi complessivi nel mese di Marzo per PIOMAS e CryoSat: un andamento erratico senza evidenze di trend (Fig.4).Cosa aspettarsi?

Fare previsioni sui ghiacci artici espone a pessime figure, e quindi come al solito ci si astiene volentieri dall’esercizio in questione. Giova comunque ricordare che il valore del minimo di estensione estiva è determinato in massima parte dalla combinazione di tre fattori:

  • La situazione sinottica, che determina la compressione o la dispersione dei ghiacci.
  • La copertura nuvolosa, che riduce gli effetti dell’irraggiamento solare.
  • La dispersione dei ghiacci attraverso lo Stretto di Fram, che del primo punto è logica conseguenza.

Le anomalie di spessore dei ghiacci (PIOMAS, Fig.5) indurrebbero ad un certo ottimismo, vista la prevalenza di anomalie positive in settori vulnerabili come il Mare di Barents, il Mare Siberiano Orientale, e i Passaggi a Nordovest, e la concentrazione di quelle negative a nord dell’Arcipelago Canadese: vero e proprio santuario del ghiaccio artico. Ma la persistenza di aree anticicloniche sul Bacino Centrale nella stagione estiva potrebbe favorire lo spostamento del pack dal Mare di Barents (sede della citata anomalia positiva) in direzione dello Stretto di Fram, provocandone lo scioglimento.

Al solito, l’appuntamento è per Settembre 2019, per un resoconto sul minimo di estensione annuale. Buona estate a tutti, orsi bianchi compresi, che pare se la passino benone a dispetto delle previsioni di scomparsa imminente. Previsioni sbagliate al pari di quelle sulla scomparsa dei ghiacci artici.

 

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Mendeleev bigamo e altre storie – La tavola periodica degli elementi in un libro non scolastico

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Mendeleev bigamo e altre storie – La tavola periodica degli elementi in un libro non scolastico

C’era una volta un giovanotto inglese, ma con la madre d’origini italiane. Dopo aver partecipato alla spedizione dei Mille, si diede a classificare gli elementi chimici. Prima di lui, con quello stesso compito si era cimentato un tedesco, che fra l’altro inventò l’accendisigari. È piena di curiosità la storia di quella tabella — la tavola periodica — che tutti studiano a scuola, magari senza afferrarne la portata pratica e intellettuale. La curiosità maggiore e più imprevedibile? Chi centocinquant’anni fa lanciò davvero la tavola periodica, il russo Dmitrij Mendeleev, era un tipo molto particolare: chioma incolta come i futuri hippy e — udite, udite! — bigamo. Sì, nella Russia zarista riuscì a far carte false, tanto da avere contemporaneamente due mogli.

Questo e altro ci racconta Gianni Fochi nel suo nuovo libro popolare “L’avventura periodica”. Dopo esser stato nell’arco della sua carriera ricercatore industriale e universitario, al politecnico di Zurigo e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Fochi è ormai in pensione e lontano dalla ricerca di laboratorio e dall’insegnamento accademico. Però questo chimico sessantanovenne continua il suo impegno di divulgatore scientifico, che molti hanno avuto modo di conoscere sotto una forma o l’altra: oltre ai libri, gli articoli in quotidiani e periodici, la produzione video, le conferenze, la partecipazione a UNO Mattina. Ha scritto anche per Climate Monitor.

A Fochi piace spulciare le pieghe storiche della scienza. Che per esempio Mendeleev fosse un tipo da premio Nobel possiamo immaginarlo; ma perché invece non ebbe quel riconoscimento è ancora “L’avventura periodica” a rivelarcelo. Per Mendeleev costituì un ostacolo insormontabile l’astio del collega svedese Arrhenius, di cui il russo aveva criticato la teoria fondamentale della dissociazione elettrolitica.

Ecco dunque un’altra dimostrazione di come la scienza non sia solo un insieme di nozioni e concetti: è fatta da esseri umani, con le loro grandezze e — perché no? — le loro miserie, talvolta anche morali. L’avventura periodica trae occasione dall’iniziativa dell’UNESCO, che ha proclamato il 2019 anno internazionale appunto della tavola periodica. La prestigiosa organizzazione dedicata alla cultura dà infatti molta importanza a quella tabella, che invece secondo i profani dovrebbe interessare semmai soltanto gli scienziati. Eppure — Fochi ci ricorda — uno dei più bei libri di Primo Levi è Il sistema periodico, intitolato secondo il vecchio nome italiano proprio della tavola degli elementi. Levi non era soltanto un grande scrittore: era chimico e provava fastidio al sentir parlare di “due culture”. La cultura — sosteneva Levi e Fochi sottoscrive — è una sola. Quello schemetto grafico apparentemente modesto, che incasella tutti gli elementi, in realtà è un concentrato di conoscenze, e, a saperlo interpretare, rende razionale il comportamento di potassio, zolfo, silicio, boro, fosforo, e così via, sino all’ultimo arrivato, l’elemento 118.

Uno schema che è stato la conquista più grande raggiunta dall’umanità nel secondo millennio: Fochi cita questa sentenza lapidaria di Oliver Sacks, il celebre neurologo autore di Risvegli (da cui il film omonimo con Robert De Niro e Robin Williams). Sacks non era un chimico, ma della tavola periodica era un vero e proprio fan.

Nel libro non manca un capitolo che piacerà molto agli studenti delle scuole superiori. L’autore li invita a farsi furbi. Imparate a usarla — scrive — la tavola periodica: v’insegno io come, in tutta semplicità. Studiare vi costerà molta meno fatica, e nello stesso tempo il vostro rendimento scolastico migliorerà proprio in una materia, la chimica, che non pochi di voi vedono come una noia e uno spauracchio.

Buona lettura, lo trovate qui: Gianni Fochi, “L’avventura periodica — Il puzzle risolto degli elementi chimici”, Bietti, marzo 2019, 140 pagg., 14,00 €

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Le Previsioni di CM – 22/28 Aprile 2019

Posted by on 23:05 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 22/28 Aprile 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Una vasta area depressionaria è in ulteriore approfondimento sul Mediterraneo occidentale in queste ore, per il contributo di aria polare marittima in discesa dalla Groenlandia in direzione della penisola iberica. Più a est una vasta figura anticiclonica impedisce l’evoluzione zonale della figura depressionaria, e richiama aria calda dall’Egitto in direzione delle regioni meridionali italiane e del Mediterraneo centro-orientale. Blocco anticiclonico tra il Canada e il medio Atlantico (Fig.1).

La situazione sinottica rimarrà pressoché invariata nei primi giorni della settimana, favorendo la persistenza di fenomenologia specie sulle regioni settentrionali, investite più direttamente dalla risalita di aria umida dal Mediterraneo. Dalla metà della settimana, tuttavia, il blocco anticiclonico sul medio Atlantico sarà bucato da una depressione, con conseguente tilting anticiclonico e ripristino della circolazione zonale. Il campo di massa aumenterà conseguentemente sul Mediterraneo, ma le regioni settentrionali rimarranno più esposte al passaggio di nuovi sistemi nuvolosi con associate precipitazioni.

La primavera mostra adesso il suo lato umido e piovoso, ma ci ricorda anche che la stagione calda si avvicina: la piattaforma africana si riscalda notevolmente per effetto dell’irraggiamento solare, e le avvezioni di aria calda dal Nordafrica profumano di estate, specie sulle regioni più meridionali. In compenso continua a piovere sulle regioni settentrionali, allentando ulteriormente gli effetti della siccità passata: la natura, al solito, fa il suo corso. E senza bisogno di “aiutini” da parte dell’uomo.

Colgo l’occasione per augurare una buona Pasqua a tutti.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì nuvolosità in rapido aumento al mattino dal Tirreno in direzione delle regioni centrali e meridionali, con precipitazioni sparse al Sud, e più organizzate sulle regioni centrali dove si presenteranno a prevalente carattere di rovescio o temporale. In serata peggiora anche al Settentrione con precipitazioni estese, e migliora al Centro-Sud.

Temperature in aumento al Meridione, venti ovunque tesi dai quadranti sciroccali.

Martedì condizioni marcatamente instabili al Nord e al Centro con piogge, rovesci e temporali diffusi. Nuvolosità e fenomeni meno intensi al Meridione, dove si presenteranno sparsi tra la Campania e la Lucania, e isolati altrove. Schiarite più ampie sulle regioni adriatiche centro-meridionali e su quelle ioniche, sottovento alla circolazione principale.

Temperature stazionarie, venti ovunque dai quadranti meridionali.

Mercoledì ancora cieli nuvolosi al Nord con precipitazioni sparse, prevalentemente di debole intensità, ma con tendenza a ulteriore peggioramento sulle regioni nord-occidentali con associate precipitazioni estese, localmente intense e abbondanti. Cieli da poco nuvolosi a parzialmente nuvolosi sulle restanti regioni in assenza di precipitazioni con l’eccezione delle isole maggiori dove in serata potrà aversi qualche piovasco sparso.

Temperature in ulteriore aumento al Meridione. Venti meridionali ovunque, prevalentemente deboli o al più moderati.

Giovedì piogge, temporali e nevicate al di sopra dei 2000 metri sfilano velocemente lungo l’arco alpino, prevalentemente asciutto in Valpadana. Variabilità sulle regioni centrali con ampie schiarite. Cieli da parzialmente nuvolosi a nuvolosi al Meridione con qualche precipitazione sparsa.

Temperature in ulteriore lieve aumento al Centro-Sud, ventilazione sciroccale sui bacini di levante, debole di ponente su quelli occidentali.

Venerdì nuovo veloce passaggio nuvoloso al Nord, con precipitazioni diffuse in rapido spostamento verso il Triveneto, e nevicate sulle Alpi al di sopra dei 1300 metri circa. Nuvolosità stratiforme sulle regioni centrali con qualche isolata precipitazione tra Toscana e Marche. Sereno o poco nuvoloso al Sud.

Temperature in forte diminuzione sull’arco alpino, in diminuzione sulle restanti regioni settentrionali e al Centro. Venti di ponente.

Sabato migliora al Nord e al Centro con ampie schiarite. Piogge e rovesci interessano le regioni meridionali peninsulari. Domenica nuvolosità irregolare al Meridione con qualche residuo rovescio, sereno o poco nuvoloso altrove. Ventilazione settentrionale, temperature in diminuzione ovunque.

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Greta la Pazza

Posted by on 00:18 in Attualità | 61 comments

Greta la Pazza

Greta la Pazza è un celebre dipinto del pittore fiammingo Bruegel il Vecchio. Protagonista è Greta, una donna armata di spada, corazza ed elmo che si accinge ad una impresa senza alcun senso: l’assalto all’inferno. Greta porta con sè, insieme ad utensili da cucina, un forziere contenente un bottino. I suoi occhi sono sgranati, la bocca aperta, a rendere la follia della donna che marcia sull’inferno nell’aspettativa di vincere la battaglia e ricavarne un bottino.

Intorno a lei solo desolazione, distruzione, fiamme, un sabba di figure deformi e grottesche: non si tratta di diavoli e dannati, come nei dipinti del grande maestro Bosch: l’inferno di Greta è in terra. Attorno a lei sono esseri umani, intenti a scannarsi l’un l’altro: militari, fortezze diroccate, navi cariche di combattenti, un gruppo di donne che si accapigliano tra loro su un ponte. Sono il simbolo dei peccati dell’uomo e della sua naturale inclinazione ad autodistruggersi.

Greta, in particolare, simboleggia l’avidità che porta alla follia, al perseguimento di imprese impossibili e senza senso, alla ricerca dell’arricchimento fine a se stesso. L’alter ego di Greta è il gigante dalle fattezze mostruose che sorregge la barca sormontata dalla sfera, gigante che defeca monete in quantità sulla gente che si accapiglia per raccoglierle.

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All’indomani dell’incredibile rogo di Notre Dame a Parigi, Greta la Climatica ha avvertito la necessità impellente di pronunciare queste parole davanti agli eurodeputati di Strasburgo: “Il mondo ha assistito con orrore ed enorme dolore all’incendio di Notre Dame ma questa sarà ricostruita. Spero che le nostre fondamenta siano ancora più solide ma temo non lo siano (…) La nostra casa sta crollando e il tempo stringe, e niente sta succedendo. Bisogna pensare come se dovessimo costruire una cattedrale, vi prego di non fallire”.

Sono senza dubbio tempi prodigiosi, quelli che stiamo vivendo. Tempi in cui una ragazzina di 15 anni si produce in tour europei che nemmeno Mozart, ad informare i grandi della Terra che il Pianeta morirà fra dodici anni se non smettiamo di guidare il SUV. Una Europa che con le macerie di Notre Dame ancora fumanti, e una sequela impressionante di attacchi a monumenti e simboli della cristianità, ritiene evidentemente che il problema più importante sia combattere la CO2, ovvero il mattone elementare della vita sulla Terra. Ché Notre Dame si ricostruisce, come un Lego o un palazzo di SimCity, mentre la Terra…se non compri una Tesla non la recuperi più.

E viene in mente Bruegel, ed il suo quadro. Ché il bello delle allegorie, è che si possono re-interpretare a distanza di secoli perché i messaggi dei grandi artisti sono universali, ed eterni.

Un mondo occidentale in fiamme, in cui una classe media progressivamente e irrimediabilmente impoverita si ritrova coinvolta in una lotta per la sopravvivenza contro chi povero lo è da sempre. E una élite finanziaria che discetta di “helicopter money”, ovvero di defecare letteralmente la carta-moneta stampata dalle banche centrali in testa alla gente, come il mostro del quadro di Bruegel.

Greta la Pazza che va all’assalto dell’inferno lancia in resta e malloppo in tasca è in quelle menti raffinatissime che oltre all’helicopter money auspicano che i trilioni stampati dalle banche centrali vengano letteralmente dilapidati in improbabili “Green New Deal” senza nessun senso economico: progetti assurdi e faraonici di distruzione di valore in cui a perderci sarebbero tutti, tranne i pochissimi che quelle torri di Babele le realizzerebbero o finanzierebbero.

Greta la Pazza siamo noi, che assistiamo inebetiti a questo spettacolo indecente.

Siamo noi, che mandiamo i nostri figli a  scuola illudendoci che imparino qualcosa, mentre loro da quella scuola escono presi per mano ai loro insegnanti per protestare contro la CO2 e la fotosintesi clorofilliana.

Siamo noi, che perdiamo tempo sui social network a postare messaggi e fotografie di cui non frega niente a nessuno mentre i nostri figli si accodano ai pifferai di Hamelin della fine del mondo prossima ventura.

Siamo noi, che mentre Notre Dame brucia ci commuoviamo e ci riscopriamo “europei” e magari persino cristiani. Quando le Notre Dame attorno a noi non si contano: abbandonate, in rovina, senza fedeli, profanate, convertite in piste da skateboard o in night club.

Greta la Pazza siamo noi, che abbiamo barattato 2000 anni di storia, di cultura e di progresso con la lotta alla CO2, il politically correct, il sincretismo religioso e un ricco corredo di assurdità ideologiche, utopistiche e disumane che ci disonorano al cospetto di chi ci ha preceduto. E di chi ci giudicherà in futuro.

 

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Un Mese di Meteo – Marzo 2019

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Un Mese di Meteo – Marzo 2019

IL MESE DI MARZO 2019[1]

Mese anormalmente povero di precipitazioni e con temperature in anomalia positiva specie al centro-nord e nei massimi.

La topografia media del livello di pressione di 850 hPa (figura 1a) evidenzia come centro d’azione determinate per il tempo atmosferico sulla nostra area una fascia anticiclonica che dal vicino Atlantico si estende a coprire l’intero bacino del Mediterraneo. Si noti anche che l’isoipsa di 1500 m interagisce con l’arco alpino indicando un certo effetto favonico sul settentrione, fatto questo confermato dai tipi di tempo riportati in tabella 2 che indicano un totale di 6 giorni con tipo 7 (foehn). Le umide e miti correnti atlantiche, la cui discesa verso il Mediterraneo è un tratto caratteristico della primavera meteorologica iniziata il primo di marzo, si mantengono invece più a Nord interessando le Isole Britanniche e l’Europa Centro Orientale, il che configura un pattern meteorologico che per forma ricordare quello tipico delle piena estate.

Figura 1a – 850 hPa – Topografie medie mensili del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Tale diagnosi è confermata dalla carta delle isoanomale (figura 1b) la quale evidenzia un’area ad anomalia positiva che ha il proprio centro (zona arancione scuro) in pieno Atlantico a Ovest delle Azzorre e che protende un suo promontorio (area arancione chiaro) verso l’Italia centro-settentrionale.

Figura 1b – 850 hPa – carte delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

Il marzo 2019 ha visto il territorio nazionale in tutto o in parte interessato da 4 perturbazioni transitate rispettivamente fra 2 e 7, fra 12 e 14, fra 18 e 22 e fra 26 e 28 marzo (tabella 1). La piovosità più elevata a livello nazionale è stata registrata il 26 marzo con 2.7 mm, seguito dal 14 marzo con 2.4 mm e dal 12 marzo con 1.9 mm di media nazionale, tutti valori assai modesti. 7, 18 e 26 marzo sono risultati i tre giorni più piovosi al Nord, 12, 14 e 26 al Centro e 14, 27 e 28 al Sud.

Tabella 1 – Sintesi delle strutture circolatorie del mese a 850 hPa. Il termine perturbazione sta ad indicare saccature atlantiche o depressioni mediterranee (minimi di cut-off) o ancora fasi in cui la nostra area è interessata da regimi che determinano variabilità perturbata (es. flusso ondulato occidentale).

Tabella 2 – Tipi circolatori giornalieri secondo la classificazione di Borghi e Giuliacci a 16 tipi.

Andamento termo-pluviometrico

Le temperature medie delle massime mensili (figura 2) hanno presentato un’anomalia positiva da debole a moderata sul Centro-Nord e sul nord della Sardegna mentre nel Meridione sono risultate nella norma. Le medie delle minime (figura 3) sono invece risultate per lo più nella norma salvo lievi anomalie negative o positive a carattere locale. Dalla figura 5 si evince la presenza di una spiccata anomalia pluviometrica negativa sulla maggior parte dell’areale italiano salvo anomalie positive a carattere locale su Sardegna Nord-Occidentale e Calabria Ionica.

Figura 2 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 3 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

Figura 4 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 5 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

L’analisi decadale (tabella 3) evidenzia che l’anomalia positiva delle massime ha interessato la prima e la terza decade del mese risultando più sensibile al centro-nord. Le minime hanno dal canto loro manifestato anomalie positive deboli e limitate alla prima decade del mese.

Tabella 3 – Analisi decadale e mensile di sintesi per macroaree – Temperature e precipitazioni al Nord, Centro e Sud Italia con valori medi e anomalie (*).

(*) LEGENDA:

Tx sta per temperatura massima (°C), tn per temperatura minima (°C) e rr per precipitazione (mm). Per anomalia si intende la differenza fra il valore del 2013 ed il valore medio del periodo 1988-2015.

Le medie e le anomalie sono riferite alle 202 stazioni della rete sinottica internazionale (GTS) e provenienti dai dataset NOAA-GSOD. Per Nord si intendono le stazioni a latitudine superiore a 44.00°, per Centro quelle fra 43.59° e 41.00° e per Sud quelle a latitudine inferiore a 41.00°. Le anomalie termiche positive sono evidenziate in giallo (anomalie deboli, inferiori a 2°C), arancio (anomalie moderate, fra 2 e 4°C) o rosso (anomalie forti,di  oltre 4°C), analogamente per le anomalie negative deboli (minori di 2°C), moderata (fra 2 e 4°C) e forti (oltre 4°C) si adottano rispettivamente  l’azzurro, il blu e il violetto). Le anomalie pluviometriche percentuali sono evidenziate in azzurro o blu per anomalie positive rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% e giallo o rosso per anomalie negative rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% .

L’anomalia termica sopra descritta è confermata dalla carta delle anomalie termiche globali riportata in figura 6a, ricavata da dati MSU e dalla quale si nota che l’anomalia termica positiva sull’Italia si lega a una vasta area ad anomalia positiva presente sull’Asia Centro Occidentale e al Siberia. Tale diagnosi è sostanzialmente confermata in figura 6b dalla carta dell’anomalia termica globale da stazioni al suolo prodotta dal Deutscher Wetterdienst sulla base dei report mensili CLIMAT.

Figura 6a – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)

Figura 6b – DWD climat anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile al suolo. Carta frutto dell’analisi svolta dal Deutscher Wetterdienst sui dati desunti dai report CLIMAT del WMO [https://www.dwd.de/EN/ourservices/climat/climat.html).

 

[1]              Questo commento è stato condotto con riferimento alla  normale climatica 1988-2017 ottenuta analizzando i dati del dataset internazionale NOAA-GSOD  (http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/). Da tale banca dati sono stati attinti anche i dati del periodo in esame. L’analisi circolatoria è riferita a dati NOAA NCEP (http://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/). Come carte circolatorie di riferimento si sono utilizzate le topografie del livello barico di 850 hPa in quanto tale livello è molto efficace nell’esprimere l’effetto orografico di Alpi e Appennini sulla circolazione sinottica. L’attività temporalesca sull’areale euro-mediterraneo è seguita con il sistema di Blitzortung.org (http://it.blitzortung.org/live_lightning_maps.php).

 

 

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Le Previsioni di CM – 15/21 Aprile 2019

Posted by on 23:00 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 15/21 Aprile 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

La cellula anticiclonica scandinava piazza i suoi massimi sulla Svezia e continua nella sua azione di blocco al flusso zonale atlantico. Nel contempo, convoglia aria fredda sul suo bordo orientale, in direzione dell’Europa centrale e del Mediterraneo, dove va comunque indebolendosi l’azione della goccia fredda che ha influenzato le condizioni del tempo sull’Italia nella settimana scorsa. Una vasta saccatura persiste in Atlantico, ma nonostante l’opposizione tenace della cellula scandinava, il flusso atlantico non riesce a sfondare sul Mediterraneo per effetto di un cuneo anticiclonico in risalita dall’Algeria in direzione dell’Iberia e del Mediterraneo occidentale: anche questo un segnale del riscaldamento della piattaforma nord-africana in conseguenza dell’irraggiamento solare sempre più intenso (Fig.1).

Impedita nel suo avanzamento zonale dall’anticiclone scandinavo e, più a sud, dal cuneo africano, la saccatura atlantica evolverà in un minimo chiuso di geopotenziale sull’Iberia, a seguito della saldatura tra la cellula atlantica e quella scandinava. Questa evoluzione, a sua volta, renderà più tenace la persistenza del cuneo anticiclonico africano. Il respiro fresco e instabile in discesa sul fianco orientale della struttura anticiclonica continuerà comunque a farsi sentire sull’Europa orientale, interessando marginalmente anche l’Italia, sotto la forma di una ventilazione debole dai quadranti settentrionali associata ad una instabilità pomeridiana comunque in graduale attenuazione.

La primavera mostra nei prossimi giorni il suo volto più piacevole: soleggiato e tiepido nelle ore più calde specie sulle zone costiere, fresco e sereno al mattino praticamente ovunque, e talvolta temporalesco nelle zone interne e a ridosso dei rilievi. Vale la pena ricordare che Venerdì, nel giorno della Passione di Cristo, Greta animerà in Piazza del Popolo a Roma lo stanco rituale, invero assai pagano, della “passione della Terra”. Lo farà in una giornata splendida dal punto di vista meteorologico: colpa dei genitori cattivi che non comprano l’X-box ai figli e votano per i partiti sbagliati, se il 19 di Aprile a Roma non ci sarà invece un blizzard con un metro di neve e 20 gradi sotto lo zero. Accidenti a loro.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì ampie schiarite su regioni di Nordovest, Sardegna, Sicilia e versanti tirrenici settentrionali. Condizioni di instabilità residua sul Triveneto con qualche precipitazione sparsa, nevosa sui rilievi. Instabilità pomeridiana sull’Appennino centrale, con locali sconfinamenti dei fenomeni sulla costa tirrenica centrale. Al Sud peninsulare ancora condizioni di instabilità con frequenti occasioni per precipitazioni, ma in progressivo miglioramento.

Temperature in lieve aumento al Nord, ventilazione ovunque dai quadranti nord-orientali, moderata.

Martedì aumento della nuvolosità sulla Sardegna settentrionale e regioni di Nordovest con qualche precipitazione. Cieli parzialmente nuvolosi sul resto del Paese, con instabilità pomeridiana nelle zone interne e montuose.

Temperature in aumento, venti deboli con rinforzi di scirocco sul Canale di Sardegna.

Mercoledì iniziali condizioni di cielo sereno o parzialmente nuvoloso, e incremento della nuvolosità nelle ore più calde con fenomenologia da instabilità in particolare sulle Alpi orientali e sull’Appennino centro-meridionale.

Temperature massime in lieve aumento, ventilazione debole settentrionale.

Giovedì condizioni generali di bel tempo su tutto il Paese con deboli e locali fenomeni di instabilità pomeridiana sull’arco alpino e sulle regioni meridionali.

Temperature stazionarie, ventilazione dai quadranti orientali.

Venerdì Sereno ovunque al mattino. Intensificazione dell’instabilità pomeridiana sulle Alpi con locali sconfinamenti anche in Valpadana. Condizioni di instabilità pomeridiana anche sui rilievi e le zone interne delle regioni centrali e meridionali peninsulari.

Temperature stazionarie, ventilazione dai quadranti orientali.

Sabato condizioni sostanzialmente invariate. Domenica, Pasqua 2019 possibile peggioramento del tempo da ovest, con piogge e rovesci che dalla Sardegna muoveranno verso le regioni centrali tirreniche. Prodromo di un possibile, intenso peggioramento del tempo nella settimana prossima.

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L’Orizzonte degli Eventi, Tutto oltre la luce

Posted by on 08:51 in Attualità | 22 comments

L’Orizzonte degli Eventi, Tutto oltre la luce

“La prima foto di un buco nero!! Figata!!”

Risposta: Ah davvero? E quindi? Cioè, a che serve?

Cosa può fare, un astrofisico, davanti ad un commento come questo, se non iniziare profonde riflessioni sul collasso culturale della nostra civiltà? Eppure, in tanti se lo sono sentiti chiedere in queste ultime ore. Perché è difficile, per chi non viaggia tra gli ambienti più strani dell’Universo da una vita, capire perché questa immagine è così importante. E allora diciamolo una volta per tutte, poi però – patti chiari – al prossimo buco nero si accettano solo domande dalla fisica quantistica in su. L’importanza sta nel fatto che per la prima volta abbiamo “visto” quello che Einstein aveva predetto 100 anni fa.

In realtà, i buchi neri erano una delle soluzioni alle sue equazioni, ma soluzioni talmente esotiche che nemmeno lui le considerava possibili. Singolarità, le chiamano gli addetti ai lavori. Esiste davvero uno stato così estremo della materia? Una massa così enorme concentrata in una regione così piccola, con una gravità così potente da distorcere la struttura stessa dell’Universo, lo spazio e il tempo, fino ad impedire perfino alla luce, perfino a fotoni privi di massa, di sfuggire? La risposta, oggi, possiamo darla con certezza. Sì, esiste. Perché lo abbiamo visto con i nostri occhi, o meglio, con quelli di uno strumento chiamato Event Horizons Telescope. Uno strumento composto da 8 radiotelescopi distribuiti su tutto il pianeta, dal Polo Sud alla Spagna al Cile, che grazie alla tecnica della interferometria si uniscono per creare uno strumento grande come la Terra. E che, grazie a quelle dimensioni, è in grado di vedere dettagli fino ad ora impossibili da studiare con una risoluzione elevatissima, pari a 20 microsecondi d’arco: un po’ come leggere un messaggio whatsapp su un telefonino a new york stando seduti in una brasserie parigina.

Si parla di radiotelescopi: quindi, quella che tutti hanno definito “foto” in realtà non è una foto, ma è l’elaborazione grafica di una mappa radio. Per chi vuole i dettagli, la lunghezza d’onda è di 1,3 mm. Mettere insieme tante antenne non è semplice: coordinati da un orologio atomico per sincronizzare le osservazioni, gli 8 telescopi hanno lavorato insieme per 4 giorni dell’aprile del 2017, esattamente 2 anni fa, poi è iniziata la calibrazione dei dati. Una mole immensa – 350 terabite al giorno per ogni telescopio, per un totale di 5 milioni di gigabite. Raccolti in decine di Hard disk, passati a due supercomputer, quei dati sono poi passati attraverso un algoritmo formidabile creato per l’occasione, che li ha trasformati in una immagine. Quella del cuore di una galassia ellittica chiamata M87, nella costellazione della Vergine, a 55 milioni di anni luce da noi.

E lì, in quella immagine, c’è tutto quello che la teoria ha predetto: una zona buia, circondata da un anello di materia luminosissimo. L’ombra, al centro, è lui, il buco nero, racchiuso da quello che è chiamato l’orizzonte degli eventi (nome scelto non a caso, quello del telescopio). Il punto oltre il quale non si può più tornare indietro, come quando iniziano i saldi e ti trovi per caso a Milano nel quadrilatero della Moda con una carta di credito illimitata. Una volta entrata, attratta dalla immensa gravità del buco nero, nulla ne uscirà mai più. Luce inclusa: niente fotoni, niente informazioni su cosa succede lì dentro. Sappiamo invece cosa succede alla materia prima di entrare: viene accelerata a velocità prossime a quelle della luce, causa della estrema luminosità dell’anello che circonda l’orizzonte degli eventi, enfatizzata da effetti relativistici. Dentro, il buco nero. Fuori, il resto dell’Universo. I dati – che confermano quanto ricavato dai modelli, un altro grandissimo risultato – dicono che le dimensioni dell’orizzonte degli eventi – passato oggi da pura astrazione matematica a realtà fisica – sono pari a circa 4 volte l’orbita di nettuno, più o meno 40 miliardi di km, che racchiude una massa di 6,5 miliardi di masse solari (la massa prevista era tra 4 e 7). L’intero sistema invece, è grande come la nostra eliosfera. Ma mentre i pianeti impiegano centinaia di anni per percorrere queste distanze, la materia dell’anello impiega appena qualche giorno. Einstein aveva ragione, ancora una volta.

Per dimostrarlo, ci sono voluti 200 ricercatori, due anni di lavoro, e un progetto colossale. Che ha ancora molto da fare: oltre al cuore di M87, l’EHT ha osservato il centro della nostra galassia, dove si trova un buco nero più piccolo, appena 4 milioni di masse solari, Sagittarius A. L’attesa, ora, è per capire come è fatto, e se si comporta allo stesso modo. Il viaggio è appena iniziato: ci sarà da divertirsi.

NB: qui il paper originale e le immagini: First M87 Event Horizon Telescope Results. I. The Shadow of the Supermassive Black Hole

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Tre milioni di anni… ma per favore…

Posted by on 05:33 in Attualità, Climatologia | 6 comments

Tre milioni di anni… ma per favore…

Venghino signori venghino, nuovo giro nuova corsa, acquistare i gettoni alla cassa, nuovo studio in arrivo. E anche nuovo modello, grazie al quale scopriamo che:

  1. Negli ultimi tre milioni di anni la CO2 non è mai stata oltre le 400 parti per milione…
  2. La temperatura non è mai stata alta come ora, cioè quasi 2 gradi oltre il livello preindustriale…

Il tutto grazie ad una nuova fantastica simulazione descritta come segue:

The results of our study are based on an Earth system model of intermediate complexity, whose high computational efficiency needed for simulations on a million-year time scale is achieved by using a rather coarse spatial resolution and considerable simplifications in the description of individual processes, in particular atmospheric dynamics. Further progress in understanding of Quaternary climate dynamics would require the use of complex Earth system models. However, moving Quaternary modeling to a qualitatively new level would require not only the use of existing complex models but also substantial progress in modeling of ice sheet–solid Earth interaction (38) and, in particular, its impact on long-term landscape evolution, sediments transport (21), global dust and carbon cycles, and other processes that are not yet properly understood.

Traduzione: non ci prendete sul serio.

Sono aperte le scommesse su chi invece lo farà. Il corriere, la Repubblica, la Stampa?

Ma se proprio proprio volete farlo è qui: Mid-Pleistocene transition in glacial cycles explained by declining CO2 and regolith removal


Enjoy.

Ps: la vignetta è vecchia ma decisamente irrinunciabile 😉

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Le Previsioni di CM – 8/14 Aprile 2019

Posted by on 22:44 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 8/14 Aprile 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Situazione radicalmente mutata dal punto di vista sinottico sul quadrante europeo: un flusso atlantico “basso” interessa infatti il Mediterraneo, alimentato da aria fresca di estrazione nordatlantica, impedita nella sua evoluzione zonale da una cellula anticiclonica alle alte latitudini, tra la Groenlandia e il Mare di Barents. Sul bordo orientale della cellula di alta, un flusso di aria artica scende attraverso la Scandinavia in direzione della Polonia e della Germania settentrionale, andando ad interferire con il corridoio di aria umida atlantica già citato (Fig.1).

Nel corso della settimana l’anticiclone tenderà a persistere, rafforzandosi nella sua componente termica per il continuo afflusso di aria artica sul suo fianco orientale. Nel contempo la cellula atlantica riuscirà a protendersi verso nord-est, entrando in fase con la cellula artica attraverso la formazione di un ponte anticiclonico tra l’Iberia e le isole britanniche. La chiusura della porta atlantica non sarà tuttavia garanzia di stabilità sul Mediterraneo, per la persistenza di un minimo chiuso di geopotenziale che si gioverà della continua alimentazione di aria fredda in discesa sul bordo orientale della struttura anticiclonica.

Con queste premesse, la previsione è piuttosto scontata: le condizioni del tempo sull’Italia saranno all’insegna dell’instabilità, con precipitazioni frequenti alternate a schiarite, e rovesci più probabili e frequenti nelle ore pomeridiane, complice il soleggiamento ormai intenso. Vista la configurazione sinottica in questione, le previsioni hanno un grado di incertezza molto elevato, fortemente influenzato dal posizionamento della goccia fredda citata. Da segnalare la possibilità di un peggioramento intenso sul finire della settimana al Meridione, ma le occasioni per precipitazioni non dovrebbero mancare, in generale, anche sul resto dello Stivale.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì ampie schiarite su regioni di Nordovest, Sardegna e versanti tirrenici centro-settentrionali. Condizioni di instabilità sulle regioni del versante adriatico e al Sud, con precipitazioni più probabili e frequenti nelle ore più calde, in particolare sui rilievi e su Puglia, Lucania e Molise dove si presenteranno a prevalente carattere di rovescio o temporale.

Temperature in lieve aumento al Nord, ventilazione vivace generalmente dai quadranti occidentali, maestrale sull’Adriatico.

Martedì ampie schiarite al mattino e nuvolosità in aumento col passare delle ore associata a fenomeni di instabilità in particolare su arco alpino e Appennino centro-settentrionale. In serata sconfinamento dei fenomeni sulla Valpadana con rovesci e temporali in particolare sui settori centro-orientali.

Temperature in lieve aumento, venti dai quadranti occidentali sui bacini di ponente, di maestrale sull’Adriatico.

Mercoledì condizioni di maltempo fin dal primo mattino sulle regioni di Nordest con piogge, rovesci, temporali e nevicate al di sopra dei 1500 metri. Iniziali ampie schiarite sulle regioni di Nordovest, ma con aumento della nuvolosità associata a rovesci e temporali sull’arco alpino, nevosi al di sopra dei 1800 metri, e in sconfinamento in Valpadana in serata. Sulle regioni centrali condizioni diffuse di instabilità con aumento della nuvolosità dalla tarda mattinata associata a rovesci e temporali, più intensi e frequenti nelle zone interne e appenniniche. Piogge e rovesci in arrivo in serata anche sulla Campania. Ampie schiarite su Sicilia e regioni ioniche.

Temperature stazionarie, ventilazione prevalente di libeccio.

Giovedì condizioni generali di instabilità su tutte le regioni con schiarite alternate ad annuvolamenti anche intensi associati a rovesci e temporali, anche di forte intensità.

Temperature stazionarie, ventilazione a carattere ciclonico attorno al minimo sulle regioni centrali, entra il maestrale sui bacini più occidentali.

Venerdì migliora al Nord e al Centro, con condizioni generali di variabilità e precipitazioni solo a carattere sparso, alternate ad ampie schiarite. Possibile intenso maltempo al Meridione per approfondimento di un vortice depressionario, con precipitazioni intense, persistenti e localmente abbondanti, a prevalente carattere di rovescio o temporale.

Temperature stazionarie, ventilazione ciclonica attorno al minimo sullo Ionio.

Sabato ancora maltempo al Meridione, nuovo incremento dell’instabilità al Nord. Domenica ancora instabilità su tutto il Paese, specialmente su versanti adriatici e al Meridione.

 

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La scoperta dell’acqua (fredda)

Posted by on 12:41 in Attualità | 13 comments

La scoperta dell’acqua (fredda)

Quello di oggi è più che altro un invito alla lettura, anzi alla consultazione.

Si tratta infatti di uno studio, ancora non pubblicato ma ampiamente documentato, con il quale attraverso un algoritmo di ricerca sono stati individuati oltre 500.000 siti in giro per il mondo che consentirebbero la realizzazione di impianti di immagazzinamento dell’energia utilizzando l’acqua, cioè pompando l’arqua in quota quando c’è alta produttività e bassa domanda di energia e lasciandola cadere a valle quando serve di tornare a generarla.

Questo, secondo loro, risolverebbe il problema dell’intermittenza della disponibilità di energia rinnovabile – il sole c’è, neanche sempre, solo di giorno e il vento c’è quando gli pare.

L’invito alla consultazione consiste nel fatto che gli autori di questo studio hanno realizzato un sito web nel quale si può navigare in giro per il mondo andando a esplorare le caratteristiche e il potenziale dei siti individuati dall’algoritmo, che necessitano comunque di studi ulteriori per poter essere validati.

Qui se ne parla

Qui c’è il sito web

Restano un paio di domande. Quanta acqua si consuma? Immagino non molta ma non conosco l’ingegneria dietro a questi sistemi. E poi ancora, va bene riuscire a metter da parte l’energia rinnovabile per utilizzarla quando serve, ma si parla dell’intero fabbisogno mondiale. Quanto consumo di suolo, quanto acciaio, quanto silicio e quante terre rare ci vorrebbero per disporre della potenza necessaria?

Non ho trovato le risposte a quezte domande sul sito web, che del resto si occupa d’altro, ma non mi pare un argomento trascurabile…

 

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