Temperature Globali

Trend in atto

Dopo la fine della piccola era glaciale, fase fredda che ha interessato più direttamente il periodo compreso fra il XVII e la prima metà del  XIX secolo, le temperature globali hanno ripreso a salire (“grazie a Dio”, perché fare agricoltura prima che la “perfida azione dell’uomo” iniziasse ad alterare il clima era assai più proibitivo rispetto ad oggi).

Circa l’andamento delle temperature globali al suolo, secondo il dataset internazionale Hadcrut4 per il periodo 1850-2015 (CRU di East Anglia University e Hadley Center), ad una fase di aumento che ha avuto il proprio apice nel 1878 (+0.5°C rispetto al 1850)  ha fatto seguito una fase di decremento con minimo nel 1911 (-0.2°C rispetto al 1850). Ad un nuovo incremento fino al 1945 (che si è collocato a +0.5°C rispetto al 1850) è seguita una diminuzione protrattasi fino al 1976 (anno che a livello globale si colloca a soli +0.1°C rispetto al 1850). Dal 1977 al 1998 le temperature globali sono di nuovo aumentate portandosi nel 1998 a +0.85°C rispetto al 1850. Dal 1998 ad oggi infine si è osservato un lieve aumento residuo che tuttavia non trova conferma nei dati da satellite MSU relativi alla bassa troposfera, e che indicano piuttosto la sostanziale stazionarietà delle temperature globali dopo il 1998.

Occorre evidenziare che la salita delle temperature fino ai valori odierni è stata tutt’altro che continua, nel senso che a un trend di incremento pari a +0.85°C dal 1850 ad oggi si è costantemente sovrapposta una ciclicità sessantennale che ha mostrato minimi negli anni 1850, 1910, 1977 e massimi negli anni 1878, 1945 e 1998. Inoltre si è assistito ad una accentuata variabilità interannuale con la rapida alternanza di annate più calde e più fredde.

Oggi sappiamo che la ciclicità sessantennale è imposta da una ciclicità delle temperature marine che per il Nord Atlantico è espressa dall’indice AMO, fenomeno del tutto naturale, la cui presenza è dimostrata per lo meno per gli ultimi 8000 anni (Knudsen et al 2011). La grande variabilità interannuale è anch’essa un fenomeno del tutto naturale e che deriva dall’alternarsi di regimi circolatori diversi. La sua presenza anche remota ci è mostrata ad esempio dalla serie storica delle date di vendemmia in Borgogna dal 1370 ad oggi (Labbé e Gaveau, 2013).

Sul trend di +0.85°C non possiamo invece escludere l’influenza umana legata all’emissione di gas serra di origine antropica (anidride carbonica, metano, protossido d’azoto) cui si sovrappongono fenomeni naturali come l’attività solare. In tal senso fra le possibili interpretazioni citiamo quella di Ziskin & Shaviv (2012) i quali applicando un Energy Balance Model, hanno stimato che il 60% del trend crescente delle temperature osservato nel XX secolo è di origine antropica ed il 40% e di origine solare. Anche se la scienza non procede di regola per “colpi di maggioranza”, occorre evidenziare che le valutazioni di Ziskin & Shaviv sono confortate dal fatto che il 66% dei 1868 ricercatori operanti in ambito climatologico e intervistati da Verheggen et al. (2014) ha espresso l’idea che le attività antropiche siano all’origine di oltre il 50% dell’aumento delle temperature globali registrato dal 1950 ad oggi.

Aspetti paleoclimatici

Lo studio del paleoclima ci indica che l’olocene è stato interessato da episodi caldi (gli optimum postglaciali) fra cui rammentiamo il grande optimum postglaciale, l’optimum miceneo, l’optimum romano, l’optimum medioevale e la fase di riscaldamento attuale. A tali fasi si sono alternate fasi di “deterioramento” segnate da cali termici ed avanzate glaciali. Per inciso l’uso di “optimum” e “deterioramento” non è affatto casuale e gli optimum erano così chiamati i quanto la vita era più facile, la mortalità più ridotta e le fonti di cibo ed energia più abbondanti. Lo stesso padre spirituale della teoria dell’Anthropogenic Global Warming (AGW), Svante Arrhenius, vedeva nel riscaldamento globale da CO2 un fenomeno positivo poiché in grado di rendere più vivibili e meglio fruibili per l’uomo i gelidi areali nordeuropei, sogno questo che si starebbe oggi avverando.

Alcuni dati sull’ondata di caldo registrata in Francia il 28 giugno 2019

Posted by on 07:29 in Attualità, Climatologia, Meteorologia | 8 comments

Alcuni dati sull’ondata di caldo registrata in Francia il 28 giugno 2019

di Luigi Mariani e Franco Zavatti

Il 28 giugno a Gallargues-le-Montueux (4,17 E, 43,72 N, 44 m slm) nel Gard (sud della Francia) è stato segnato il nuovo record assoluto di temperatura massima in Francia con 45,9 °C. In questo scritto riporteremo alcune considerazioni in merito alla rilevanza da dare a questo dato e alla rappresentatività della stazione in questione.

IL COMMENTO DI METEOFRANCE

Ampi stralci del commento prodotto in tempo quasi reale da Meteofrance e disponibili qui, vengono di seguito riportati in versione italiana.

I 45,9 °C toccati venerdì 28 giugno alle ore 16,20 a Gallargues-le-Montueux, nell’ovest del Gard costituiscono il valore più elevato mai registrato in Francia da quando si effettuano misure. Si tratta di una temperatura massima simile a quella che si registra n un normale giorno di agosto a Furnace Creek nella Death Valley in California (Usa).

Il precedente record di temperature assolute per la Francia era di 44,1 °C, raggiunti a Conqueyrac, sempre nel Gard, il 12 agosto 2003 ed è stato superato questo pomeriggio da alcune delle stazioni riportate in tabella 1.

Si osservi inoltre che in tutto il paese giovedì 27 è fin qui il giorno più caldo mai registrato a giugno con 27,9 °C di temperatura media nazionale (8,6 °C al di sopra della norma). Il precedente record di giugno era di 26.4 °C, toccati il 21 giugno 2017. Solo durante l’ondata di caldo dell’agosto 2003 la Francia ha registrato temperature nazionali medie giornaliere superiori a quelle del 27 giugno 2019 e che non si registravano almeno dal 1947. Il giorno più caldo mai registrato in assoluto in Francia è stato invece il 5 agosto 2003 con 29.4 °C di temperatura media nazionale.

Anche la notte fra 28 e 29 giugno è stata la più calda mai registrata a Nantes, Limoges, Tolosa, Poitiers, ecc. e le temperature minime del 29 giugno hanno fatto registrare valori record in molte località, come si evidenzia in tabella 2.

Tabella 1 – Temperature massime registrate da un gruppo di stazioni del sud della Francia venerdì 28 giugno 2019.

Tabella 2 – Temperature minime registrate in alcune località del Sud della Francia al primo mattino di sabato 29 giugno 2019.

GLI ASPETTI PROBLEMATICI DELLA STAZIONE DEL RECORD

La stazione di Gallargues-le-Montueux è collocata in un luogo per molti versi problematico. Al riguardo invito a leggere l’articolo
“45.9°C à Gallargues : quelles conditions de mesure?” uscito il 30 giugno sul sito di meteo Paris. In tale articolo si presenta un’interessante documentazione fotografica e cartografica che riproduciamo citando ovviamente la fonte. In particolare la cartografia in figura 1 ci ha consentito di individuare la stazione (cerchiolino rosso) nella figura 3 che abbiamo tratto da Google Earth.

L’articolo ci informa anche che il vento in occasione del record termico era da settentrione il che da un lato conforta la nostra ipotesi di condizioni di Mistral (vedi più avanti nel testo) e dall’altro ci dice che la stazione è stata raggiunta in pieno dal “pennacchio urbano” della cittadina. Al riguardo si noti come nel quadrante settentrionale si collochino tutta una serie di aree che esposte al sole raggiungono temperature molto elevate. Fra di esse in particolare si veda il piazzale asfaltato e l’edifico con tetto molto scuro – forse un supermercato – sito a nordest della stazione.

Dalla figura 2 si osserva che una stazione amatoriale Davis collocata sempre a Gallargues-le-Montueux in un sito assai problematico (tetto di un edifico) abbia comunque fatto segnare un valore massimo inferiore rispetto alla stazione ufficiale di Meteofrance, il che è di rilevanza tutt’altro che trascurabile. Infatti se una stazione mal collocata come la Davis in questione ha fatto segnare un massimo di 44.2°C contro i 45.9°C delle stazione  ufficiale di Meteofrance (-1,7°C), possiamo ipotizzare che il valore realmente toccato nell’area rurale circostante Gallargues-le-Montueux  sia stato pari a 43.2°C (valore registrato dalla stazione Davis cui è stato detratto 1°C per tener conto del fatto che la stazione è posta su un tetto ove si verificano valori più elevati di almeno 1°C rispetto a quelli che si registrerebbero su tappeto erboso.

D’altronde Meteofrance classifica la propria stazione di Gallargues-le-Montueux  come “stazione di classe 3” in una scala che va da 1 a 4, il che la dice lunga sulla rappresentatività dei dati da essa ricavabili (per maggiori notizie sulla classe 3 WMO si veda qui).

Peraltro dal manuale indicato si osservi che la classe del WMO viene stabilità in base alle caratteristiche dell’aerale posto nelle immediate circostanze del sito d’installazione mentre vengono trascurati gli effetti avvettivi da maggiori distanze come quelli legati all’aria calda proveniente dal paese di Gallargues-le-Montueux.

 

Figura 1 – Mappa del sito di installazione della stazione di Gallargues-le-Montueux (fonte: meteo Paris).

Figura 2 – Alcune foto della stazione di Gallargues-le-Montueux (fonte: meteo Paris). A destra la stazione di Meteofrance che ha fatto segnare il record e a sinistra una stazione amatoriale Davis installata su un tetto sempre a Gallargues-le-Montueux.

Figura 3- Altre foto della stazione di Gallargues-le-Montueux (fonte: meteo Paris)

ALCUNE CONSIDERAZIONI FINALI DESUMIBILI DAI DATI

Le temperature massime assolute estreme registrate venerdì 28 giugno appaiono un fenomeno che probabilmente ha risentito di fattori attivi a mesoscala. Al riguardo si osservi che:

  1. tutte le stazioni presentate in tabella 1 sono in un raggio di circa 120 km fatto centro a metà strada fra Montpellier e Marsiglia, dal che si desume che si è trattato di un fenomeno a mesoscala.
  2. l’area teatro delle temperature estreme del 28 giugno è soggetta a un vento da nord, il Mistral, che scende dalle montagne del Massiccio Centrale e che può ragionevolmente aver contribuito ad accentuare l’anomalia termica. Al riguardo si segnala che su Wikipedia spicca la frase seguente “Par effet de foehn, l’air s’assèche brutalement dans les basses vallées de l’Ardèche et du Gard.

Il carattere a mesoscala del fenomeno emerge anche da una verifica effettuata sui dati delle sue stazioni aeroportuali “storiche” di Parigi (Orly e Le Bourget), da cui emerge che le temperature massime raggiunte nel giugno 2019 non sono in alcun modo eccezionali nel senso che non è stata mai raggiunta o superata la soglia di 35°C (tabella 4) che può essere considerata come soglia per individuare la presenza di ondate di caldo e che è stata superata parecchie volte in passato (in 33 occasioni a Orly e in 42 a le Bourget). Al riguardo si segnala che le stazioni di Orly e Le Bourget presentano parecchi dati mancanti negli anni passati ma non nel giugno 2019, per cui il numero di casi individuato è probabilmente sottostimato.

Si ritiene infine non corretto sostenere che il fenomeno sia legato a una singola stazione mal localizzata anche se a giudizio di chi scrive il valore registrato a Gallargues-le-Montueux è inficiato da una localizzazione tutt’altro che ottimale e che può avere accresciuto in modo significativo il valore record ottenuto, che pertanto per Gallargues-le-Montueux dovrebbe essere ridotto a 43.2°C, valore comunque molto elevato e sensibilmente anomalo.

Figura – Il sito di collocazione della stazione di Gallargues-le-Montueux, desunto dalla mappa in figura 1 (cerchiolino rosso).

Tabella 3 – Le temperature massime (Tx) e minime (Tn) registrate nel giugno 2019 dalle stazioni aeroportuali “storiche” di Parigi (Orly e Le Bourget). In rosso le massime assolute.

Tabella 4 – I valori di temperatura superiori a 35°C registrati dalle stazioni di Orly e Le Bourget nel bimestre giugno – luglio dall’anno di installazione ad oggi. Si noti che nel 2019 non è mai stato registrato un valore superiore a 35°C.

Conclusioni

L’ondata di caldo sulla Francia occorsa nella terza decade di giugno 2019 è sicuramente un evento fortemente anomalo poiché è stato con ogni probabilità caratterizzato da livelli di anomalia rispetto alla norma superiori a 3 deviazioni standard. La genesi del fenomeno è sicuramente sinottica (un promontorio di blocco africano con avvezione di masse d’aria sahariana, effetti di compressione dovuti alla discesa della massa d’aria nell’anticiclone ed apporto energetico molto forte per l’intenso soleggiamento).

L’evento termico estremo del 28 che ha interessato il dipartimento del Gard e le aree ad esso limitrofe ha avuto invece il contributo determinante di processi a mesoscala e la nostra ipotesi è che un ruolo significativo possa averlo giocato il Mistral, vento catabatico tipico dell’area.

Riteniamo infine che Meteofrance dovrebbe condurre verifiche approfondite prima di convalidare il valore record di 45.9°C registrato dalla propria stazione di Gallargues-le-Montueux, a nostro avviso inficiato dalle caratteristiche scadenti del sito d’installazione.

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Le Previsioni di CM: 1-6 Luglio 2019

Posted by on 22:49 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM: 1-6 Luglio 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Il promontorio anticiclonico africano che ha interessato la Francia e le regioni nord-occidentali italiane negli scorsi giorni ha subito in queste ore un tilting in senso orario, per effetto dell’avanzamento della cellula atlantica. I valori del geopotenziale si mantengono tuttavia elevati, complice la risposta dinamica all’azione di un profondo ed esteso vortice sul Mare di Barents alimentato da aria molto fredda in quota, foriera di nevicate insolite per la stagione a quote molto basse sull’Islanda. Campo debole sul Mediterraneo orientale, a confermare l’azione “ad omega” della configurazione sinottica attuale, e la persistenza della stessa (Fig.1).

La situazione sinottica cambierà poco nel corso della settimana, che sarà caratterizzata da condizioni estive, soleggiate e calde al Centro-Sud, seppure in assenza di valori termici da record. L’attenuazione graduale del campo di massa sulle regioni settentrionali si assocerà a frequenti disturbi, complici le infiltrazioni di aria fresca convogliata dalla circolazione depressionaria alle latitudini settentrionali europee.

Qualche riflessione è d’obbligo sull’ondata di caldo della scorsa settimana. Frutto dell’azione concomitante di fattori diversi, e tutti dello stesso segno:

  • Avvezione calda in quota in risposta dinamica all’azione insistente di una saccatura sul vicino Atlantico.
  • Componente favonica significativa indotta dai Pirenei prima, e in seconda battuta dalle Alpi occidentali (da cui il record di temperatura stabilito ad Aosta)
  • Subsidenza notevole, indotta dai valori del geopotenziale molto elevati.
  • Aria estremamente secca, con l’effetto di convertire l’azione della subsidenza e quella di compressione adiabatica pressoché esclusivamente in calore sensibile, piuttosto che latente.
  • Intensità del soleggiamento ai massimi stagionali in prossimità del solstizio d’estate.

Ma sono considerazioni che lasciano il tempo che trovano, perché i media unificati hanno ovviamente colto la palla al balzo per trasformare le condizioni del tempo sulla sola Francia in “climate change” globale. Ovvero l’esercizio che gli stessi media invitano a non fare quando fa freddo l’inverno (e magari su scala enormemente più vasta). Ma tant’è, ormai l’esercizio dei (tele)giornaloni è stranoto: quando fa caldo è clima, e quando fa freddo è tempo atmosferico. Come rende bene il tweet in stile Tony Heller pubblicato ieri da tale Yota111, e immortalato nella cartina di seguito.

Linea di tendenza per l’Italia

Da Lunedì a Mercoledì  condizioni generali di instabilità al Settentrione, con rovesci e temporali in trasferimento dalle Alpi alla Valpadana nelle ore serali. Fenomeni localmente di forte intensità. Sulle restanti regioni generali condizioni di stabilità.

Temperature in graduale diminuzione al Nord, in estensione alle regioni centrali nella giornata di Mercoledì dopo un temporaneo aumento. Il caldo tenderà invece ad attardarsi sulle regioni meridionali. Ventilazione debole a regime di brezza.

Giovedì estensione dell’instabilità pomeridiana alla dorsale appenninica con fenomeni sparsi in locale sconfinamento sulla costa adriatica. Temperature in diminuzione al Meridione.

Venerdì e Sabato gran sereno ovunque, con temperature nuovamente in rialzo su tutta la Penisola.

Domenica possibile intenso peggioramento delle condizioni atmosferiche al Nord, con precipitazioni anche intense e abbondanti a carattere di rovescio o temporale. L’affidabilità della previsione al momento è bassa e ha bisogno di conferme nei prossimi giorni.

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A volte ritornano, il disastro ambientale della BP nel Golfo del Messico

Posted by on 12:16 in Attualità | 2 comments

A volte ritornano, il disastro ambientale della BP nel Golfo del Messico

Sono passati ormai quasi nove anni dall’incidente occorso nel Golfo del Messico alla piattaforma di perforazione Deep Water Horizon della BP. Un disastro senza precedenti per quantità, estensione e impatto ambientale. Un evento su cui si sta ancora lavorando per definirne i contorni. Mi capita tra le mani infatti un lancio di Science Daily che riprende una notizia diramata da un istituto di ricerca del New Jersey, negli Stati Uniti, dove si sta cercando di simulare, con un’enorme infrastruttura campione, dove sia andato a finire il petrolio disperso nelle profondità oceaniche.

Largest-ever simulation of the Deepwater Horizon spill

La materia non è esattamente tra quelle che trattiamo di norma su queste pagine, per ovvie ragioni di competenza, ma la notizia ci dà lo spunto per rinfrescare la memoria sui collegamenti spesso tutt’altro che solidi tra clima e ambiente e sulle ipotesi e/o previsioni che in quanto appunto fondate su informazioni poco solide finiscono per essere poco più che dei cattivi presagi, puntualmente smentiti.

La faccenda, che ha avuto ed ha tutt’ora dei risvolti ambientali molto significativi, ebbe infatti a suo tempo anche i suoi 15 minuti di notorietà climatica, perché il Golfo del Messico è la culla della Corrente del Golfo, a sua volta parte della componente atlantica della circolazione termoalina. Si temeva, ad oggi possiamo dire in modo del tutto infondato, che lo sversamento avrebbe potuto avere effetti sul sistema di correnti marine proprio del Golfo del Messico, la Loop Current, e quindi a caduta sulla CdG e sul clima europeo.

Su CM ne parlammo in diverse occasioni:

Il lavoro ripreso in questi giorni da Science Daily lo trovate invece qui, sui PNAS, e spiega quale sia il livello di complessità delle interazioni chimico-fisiche che avvengono con questi incidenti. Una interessante lettura in approccio alla fine della settimana.

News Feature: The perplexing physics of oil dispersants

Enjoy.

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L’ondata di caldo della terza decade di giugno 2019 sull’area rurale milanese

Posted by on 12:33 in Attualità, Climatologia | 14 comments

L’ondata di caldo della terza decade di giugno 2019 sull’area rurale milanese

Evento anomalo ma non eccezionale nel senso che eventi analoghi si sono già registrati negli anni 50, 60, 80 e, con una maggiore frequenza, dopo il 2000.

Oggi (27 giugno) la prima ondata di caldo del 2019 dovrebbe toccare il suo picco e nella giornata di ieri la stazione di Milano Linate ha fatto segnare la massima più elevata da inizio anno (35.0°C).

Per verificare il livello di anomalia di tale dato termico ho estratto i giorni con temperature >=35°C per il periodo 1 giugno – 10 luglio degli anni che vanno dal 1951 al 2018 dalla mia serie storica di riferimento per l’area rurale milanese che è così composta:

19510101-19721231: Linate AM

19730101-19921231: Linate da dataset GSOD (GSOD 16080)
19930101-20171231: Montanaso Lombardo (Crea-CMA)
da 20180101: Linate da dataset GSOD (GSOD 16080).

Questo il risultato:

giorni con tx >= 35°C fra 1 giugno e 10 luglio
n    yyyy    giorno
1    19520703    35.3
2    19520706    35.6
3    19570706    36.3
4    19570707    36.4
5    19650626    35.2
6    19650628    35.0
7    19820707    37.1
8    20020624    35.0
9    20030612    35.0
10    20030613    35.9
11    20030621    35.1
12    20050627    35.0
13    20130618    35.8
14    20130619    35.2
15    20140611    35.3
16    20140612    35.4
17    20150706    35.6
18    20150707    35.4

Come si vede abbiamo 4 casi negli anni 50, 2 negli anni 60, nessuno negli anni 70,  1 negli anni 80,  nessuno negli anni 90, 5 negli anni 2000, e 7 negli anni 2010.

In sintesi emerge una maggiore frequenza dopo il 2000 che coincide con una più elevata frequenza di promontori subtropicali di blocco da sud-sudovest.

In sede di interpretazione dei dati qui presentati si tenga anche conto che:

  1. A Linate la massima più elevata di questa ondata di caldo è stata fin qui raggiunta ieri (26 giugno) con 35°C e oggi verrà probabilmente superata seppur di poco (probabile che arriveremo a 35.5-36.0 o giù di lì)
  2. La stazione di Milano Linate è inserita in un’area con un discreto livello di urbanizzazione per cui il dato non è del tutto rappresentativo di condizioni rurali.
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A proposito di clima pazzo…

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia | 20 comments

A proposito di clima pazzo…

Ci siamo, è già partita la caccia al record delle temperature, seconda in termini di inutilità soltanto agli annunci di record previsti. E’ colpa del clima impazzito, che sia per il freddo d’inverno, per il caldo d’estate o per i capricci di primavera. Una pazzia o, estremizzazione, che gli esperti attribuiscono nell’ordine a: CO2 che aumenta, pianeta che si scalda, ghiacci che si sciolgono, circolazione atmosferica che si disfa. E così, d’inverno il freddo scivola verso sud, perché dal Polo a qui è discesa, notoriamente e con buona pace dei terrapiattisti, e d’estate il caldo si arrampica verso nord, perché nessuno gli ha detto, appunto, che non può andare in salita.

Scherzi a parte, il meme di questi difficili tempi climatici è sempre lo stesso: aumentano le situazioni estreme, quali che siano.

Sarà utile quindi leggere quanto riportato in un paper fresco di stampa:

Reduction in northern mid-latitude 2-m temperature variability due to Arctic sea ice loss

Ovvero, esattamente il contrario del meme. Pare che la variabilità della temperatura a 2m sulle medie latitudini si sia ridotta, almeno questo scaturisce dalle rianalisi. E pare che l’unico segnale d’attribuzione che restituisca qualcosa di soddisfacente sia quello della riduzione del ghiaccio artico. Cioè, meno ghiaccio non significa più estremi, ma il contrario, per effetto della riduzione del gradiente latitudinale. Del resto, se le alte latitudini si scaldano di più delle medie e molto di più di quelle basse, la differenza lungo la latitudine si attenua, abbassando la probabilità che si verifichino eventi che si allungano verso le code della distribuzione.

Questo viene dai numeri, speriamo che lo leggano anche gli esperti.

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Le Previsioni di CM – 24/30 Giugno 2019

Posted by on 23:18 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 24/30 Giugno 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Situazione sinottica assai poco evolutiva sui quadranti europei per la persistenza di un vortice sul vicino atlantico, impossibilitato ad evolvere in senzo zonale per l’opposizione dell’anticiclone africano sui quadranti meridionali, e di una cellula europea che interessa il Mare del Nord, giovandosi del contributo in quota della cellula atlantica. In risposta dinamica alla persistente azione depressionaria in Atlantico, un vigoroso promontorio anticiclonico subropicale si spinge verso i meridiani centroeuropei, apprestandosi a portare una ondata di caldo notevolissima in praticolare sulla Francia, dove si raggiungeranno temperature prossime ai 40 gradi. Il flusso principale è relegato a latitudini molto settentrionali per l’azione della cellula già citata sul Mare del Nord (Fig.1).

Situazione sostanzialmente immutata per il resto della settimana, con il vortice atlantico che continuerà a richiamare aria calda dal Nordafrica, per poi essere riagganciato dal flusso principale sul finire della settimana. Ma questo non basterà a smantellare la potente struttura anticiclonica africana, sebbene possa rappresentare una premessa ad un progressivo, graduale indebolimento del campo di massa, e degli estremi termici a questo associati.

In sostanza: settimana decisamente calda e soleggiata sull’Italia, con i cieli che si manterranno generalmente sereni ovunque, e le temperature che saranno nettamente superiori alla media sulle regioni settentrionali e sulla Toscana, mentre si manterranno su valori gradevoli al Meridione, specie sulle regioni adriatiche e ioniche dove si farà sentire una ventilazione nord-orientale piuttosto vivace.

 

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì e Martedì  gran sereno su tutte le regioni. Temperature elevate sulle isole maggiori, in diminuzione invece su quelle centro-meridionali peninsulari per ventilazione vivace dai quadranti settentrionali. Rinfresca anche sulla Sicilia nella giornata di martedì.

Mercoledì condizioni generali di bel tempo su tutto il Paese con fenomenologia da instabilità pomeridiana a carattere debole e sparso su Alpi e Appennino meridionale, con fenomeni in sconfinamento sulla costiera tirrenica centro-meridionale. Temperature in aumento al Settentrione con punte intorno ai 35 gradi sul Nord-ovest. Ventilazione settentrionale sull’Adriatico con rinforzi sui settori centro-meridionali e Jonio.

Giovedì gran sereno ovunque, salvo sull’Appennino calabro-lucano dove invece sarà presente instabilità associata a fenomenologia piuttosto diffusa. Temperature in ulteriore aumento al Nord e sulle regioni tirreniche settentrionali, con punte di 36-37 gradi. Valori invece nella media del periodo al Meridione. Ventilazione dai quadranti settentrionali al Sud, generalmente debole con qualche residuo rinforzo su Adriatico meridionale e Ionio.

Venerdì ancora prevalenza di cieli sereni o poco nuvolosi, con qualche addensamento più intenso nelle ore pomeridiane sui rilievi associato a isolati e deboli temporali. Temperature sempre elevate al Nord e sulla Toscana, con punte fino a circa 38 gradi. Va meglio al Meridione con temperature nella media del periodo e ventilazione dai quadranti settentrionali, più vivace sulla Puglia.

Sabato e Domenica sempre condizioni di bel tempo, con possibile incremento dell’instabilità pomeridiana sulle Alpi. Temperature in leggera diminuzione al Centro-Nord, stazionarie al Meridione dove continuerà a farsi sentire una gradevole ventilazione settentrionale.

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Meglio tardi che mai: La Stagione degli Uragani 2019

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia, Meteorologia | 0 comments

Meglio tardi che mai: La Stagione degli Uragani 2019

Siamo in clamoroso ritardo e, a dire il vero, un po’ lo sono state anche le fonti ufficiali da cui usualmente si apprendono le previsioni per la stagione degli uragani nell’area atlantica. Ritardo perché nominalmente la stagione inizia il 1° giugno e, sebbene dopo lo sbuffo anticipato di una Tempesta Tropicale spentasi sul nascere, non ci siano stati e non ci siano all’orizzonte eventi importanti, l’informazione circola già da un po’. Ed è la seguente:

La NOAA prevede una stagione degli uragani nella norma, ossia con 9-15 eventi nominabili di cui 4-8 uragani e 2-4 eventi di categoria superiore a 3 della scala Saffir Simpson, che va da 1 a 5.

Fonte NOAA

Per gli amanti della nomenclatura qui di seguito la lista dei nomi (in cui non ci sono né Attila né Scipione…) che saranno utilizzati nel corso della stagione.

Fonte NOAA

Per gli amanti della pluralità delle informazioni, sul blog di Judith Curry c’è un’interessante disamina di quanto previsto da altre organizzazioni, compresa quella per cui lei lavora. In sostanza è un pareggio, perché Tropical Storm Risk prevede una stagione sotto media, la Colorado State University la immagina nella media coma la NOAA e Climate Forecast Application Network va per sopra la media. Per finire, non disponibile liberamente, l’ECMWF prevede che sia sopra media. Da notare che la previsione della NOAA è di un 40% di probabilità che sia nella norma, e 30% sia per sopra che sotto la norma. Decisamente salomonica. Interessanti anche le consistenti differenze nella previsione dell’ACE (accumulated cyclone energy), logicamente dipendente anche dal numero degli eventi, ma in un contesto di numeri che comunque negli ultimi anni non sono mai cambiati molto, l’ACE è un indicatore dell’intensità che fornisce informazioni più significative del numero degli eventi.

I predittori, a parte i “segreti” che specialmente gli operatori commerciali fanno fatica a svelare, sono per lo più sempre gli stessi. L’attività dell’ENSO, che è in fase positiva, ossia un El Niño debole ma persistente che in genere inibisce l’attività degli uragani; un generale stato di temperature sopra la media per il bacino atlantico, che invece sarebbe disponibile a fornire l’energia necessaria; un monsone africano piuttosto intenso che renderebbe possibile una più frequente formazione di onde atmosferiche che viaggiano da est verso ovest e possono evolvere in sistemi organizzati passando sull’area con maggiore probabilità di sviluppo di uragani.

Insomma, come sempre staremo a vedere, per adesso segniamoci che dall’inizio nominale della stagione non c’è stata traccia di eventi e questo è però già accaduto pare per il 42% delle ultime 23 stagioni.

 

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You had a dream

Posted by on 05:02 in Attualità | 7 comments

You had a dream

Ti svegli e ti trascini in bagno come ogni mattina. Ti guardi allo specchio e vedi il volto di un vecchio, probabilmente centenario, ma con lo sguardo vispo. Una via di mezzo tra una tartaruga e un ramarro. Sicuramente un rettile.

Ti stropicci gli occhi, ma nello specchio c’è ancora il rettile. Torni in camera e nel tuo letto a baldacchino riposa una specie di modella che potrebbe essere compagna di classe della tua pronipote. Una bottiglia di Cristal sul tavolino da scacchi in cristallo di Boemia e Swarovski, la vestaglia di raso sulla sedia Cassina. Quando vedi una copia di Repubblica sull’ottomana Achille Salvagni hai la conferma a tutti i tuoi sospetti: sei un miliardario e appartieni a quella elite che hai sempre disprezzato.

La cosa ovviamente ti piace, e ti cali immediatamente nel ruolo. Indossi la vestaglia di raso e ti trascini con fare annoiato, ma elegante, in sala, dove ti aspettano gli ospiti.

  • Vodolfoooo! Ma che splendooove! Pvesentavsi in disovdine al brunch è…TOOOP!
  • Eh si, in effetti, eh eh… Vedo che vi siete già messi comodi, bravi! Avete provato i cioccolatini solidali del Madagascar? Li ho pagati 5,000 euro.
  • ADOROOOOOOOO! Una vera delizia! Che poi con quei soldi che ci faranno?
  • Boh?! Magari ampliano la fabbrica di cioccolato e assumono altri bambini per lavorarci. Ma il prezzo è soprattutto per la confezione in pelle umana: operaio metalmeccanico torinese.
  • Cielooo! Una cosa vavissima, vintaaaage!
  • Eh si, praticamente estinta ormai. Di cosa stavate parlando?
  • Abbiamo Edoardo qui! È tornato dal meeting!…Dice che ha notizie importanti per noi! Edoardo, puoi cominciare!
  • Grazie Brigitta. Rodolfo… ma… Olga?
  • Non ti preoccupare, dorme ancora. E comunque non capirebbe un cazzo.
  • AHAHAH!
  • AHAHAH!
  • Vai Edoavdo!
  • Allora, amiche, amici, filantropi, COMPAGNI! Sono tempi difficili questi. Di cambiamenti! Lo sappiamo, le cose sono andate bene negli ultimi dieci anni. Le banche centrali di tutto il mondo hanno stampato denaro a fiumi per… diciamo… salvare le banche, salvare i paesi… Denaro che è finito tutto in asset cartacei gonfiando bolle finanziarie ovunque.
  • E noi…siamo andati in bolla!!!
  • AHAHAHAHAH!
  • E gli altri… in bolletta!!!
  • AHAHAHAHAHAH!!!
  • Esatto, siccome quegli asset cartacei li deteniamo noi, e non certo i poveracc…i lavoratori… noi abbiamo incrementato enormemente il valore dei nostri patrimoni, e senza nessuno sforzo. Purtroppo, però, la gente non è contenta perché di quei soldi non ha visto nemmeno l’ombra: il lavoro sparisce, i servizi peggiorano e l’inflazione da asset finanziari li ha resi ancora più poveri di quanto essi stessi credano.
  • Embeh? E il problema dove sarebbe?
  • Il primo problema è che non possiamo aspettarci che le banche centrali continuino a stampare carta igienica all’infinito gonfiando altre bolle finanziarie, anche perché i tassi sono a zero e le banche soffrono di conseguenza. La bolla dell’high tech ormai è gigantesca, e dopo la rivoluzione degli smartphone non si intravede una nuova gallina dalle uova d’oro con cui giustificare altri slanci azionari. Infine, abbiamo bisogno di una sponda politica adeguata.
  • Beh, questo è un pvoblema pevò.. Perché il popolo è diventato così ignovante e volgave! Non bisognevebbe più favlo votare!
  • Certo. Ma il punto è che finché vota, il popolo deve continuare a votare bene, e noi dobbiamo trovare nuovi modi per far soldi. Soldi sicuri e a rischio zero, come quelli fatti con i Quantitative Easing.
  • E quindi? Che facciamo?
  • Allora, avete presente la storia della CO2, dell’effetto serra, del tempo che… oggi fa caldo domani freddo, poi le tempeste, le alluvioni, gli orsi polari… quelle cose lì?
  • Seeee… il global warming, il cambiamento climatico…. Quella roba non se la fila più nessuno…
  • Se la fileranno invece. Dobbiamo alzare il tiro, coi nostri media. Minacciare catastrofi, stragi, fine del mondo, le cavallette, la pioggia di sangue, qualsiasi cosa. Dopo aver salvato le banche e salvato la Grecia…Adesso la narrativa sarà che noi salviamo il mondo!
  • Oddio se salveremo il mondo come la Grecia… Prepariamoci a colonizzare Marte AHAHAHAHAH!
  • AHAHAHAHAH!
  • L’importante è fare un buon affare. L’abbiamo fatto con la Grecia, lo faremo salvando il mondo dal troppo caldo, dal troppo freddo, dal buco nell’azoto, dalla bomba d’acqua, dalla siccità, da quel che l’è.
  • Ma come?
  • Semplice: col prestesto della catastrofe climatica noi imponiamo una riconversione energetica totale. Ovvero prendiamo tutto quello che c’è oggi, e funziona bene, e inquina poco: macchine, centrali elettriche.. E lo buttiamo via. Per sostituirlo con roba “verde” fighissima, che piace ai gggiovani e fa sorridere il sole, tipo pannelli, mulini a vento, maree, e altre cose di cui hanno parlato al meeting ma non ricordo.
  • .. E chi paga?
  • Che domande! Paga il contribuente, no?! Per finanziare questa riconversione epocale ci vorranno incentivi, ovvero nuove tasse, tariffe energetiche molto più elevate, ma a questo ci pensano i governi. I governi tassano, la gente paga, e noi finanziamo i mega-progetti o partecipiamo direttamente dei profitti. Con rischio di impresa nullo perché le tariffe saranno garantite dai governi.
  • GENIALE! In questo modo risolviamo anche i problemi delle banche, rovinate dal Quantitative Easing: faranno “green project financing” a tassi di interesse molto più elevati di quello interbancario, e con la sicurezza di rientrare del capitale, perché il ritorno sull’investimento è garantito da un Governo!
  • Proprio così : Governo che in caso di necessità deve solo mettere la mano nelle tasche dei cittadini, e prendere quello che serve. Patrimoniali, IVA, taglio dei servizi, pensioni a 120 anni, sanità privata…tutto va bene. Alla fine è un travaso di soldi dalle tasche del contribuente..alle nostre. Mediato dai governi, e promosso dai nostri media come inevitabile e salvifico. Per l’ambiente!
  • Tutto perfetto. Ma per questo servono supporti politici adeguati…
  • Anche per questo c’è il Global Warming.
  • Che intendi dive?
  • Appoggiamo con i nostri media la creazione e la crescita di contenitori politici adatti allo scopo. Movimenti salvamondo, salvaclima e salvatutto! Da presentare come una cosa nuova, bella, fresca e… ggggiovane! I gggggiovani sono sensibili a questo tipo di temi. Se serve, li mettiamo anche contro i loro genitori, che saranno accusati di aver rovinato il mondo, e per senso di colpa torneranno a votare bene anche loro, per compiacere i figli e ripulirsi la coscienza.
  • Un esevcito di piccoli Morozov! ADOROOOOOO!
  • Brava. In fondo la storia si ripete no? Le facevamo già 80 anni fa queste cose. I “nuovi partiti”  spinti dall’entusiasmo dei nostri Morozov promuoveranno ovviamente una agenda tutta global warming e finemondista, spianando la strada alla miracolosa riconversione energetica. Con la grancassa dei nostri media, il gioco è fatto. Andiamo avanti almeno altri 30 anni. Sostituendo centrali, automobili, abbattendo e ricostruendo le case…
  • Tvent’anni… Mi tocca fave altvi 6 lifting…
  • Te li potrai permettere, stai tranquilla.
  • Una cosa sia chiara. Non ci servono più partiti e movimenti che parlano di crescita, sviluppo, produzione industriale, occupazione… Roba vecchia, superata. L’Europa non ha bisogno di energia a basso costo perché sta diventando un deserto industriale. Ma solo gli europei hanno abbastanza risparmi da potersi permettere di sopportare i costi esorbitanti della “rivoluzione verde”. Il lavoro, la produzione saranno solo in Asia, dove la manodopera non ci costa niente e l’energia deve continuare a costare poco.
  • Questa cosa degli investimenti verdi è davvero perfetta per l’Europa. Pochi posti di lavoro generati rispetto all’entità degli investimenti, e zero indotto perché continui a produrre tutto in Cina. Manodopera poco specializzata per installazioni ripetitive, e quindi reperibile a costi irrisori, preferibilmente straniera. E ritorno sull’investimento garantito, a spese del contribuente.
  • Cazzarola, l’uovo di Colombo!! Dovreste farne di più di questi meeting!!!
  • A pvoposito, ho saputo che c’è una vagazzina che fa uno sciopevo per il clima, una cosa del geneve…Potvebbe esseve un bello spottone…
  • Dimmi un po’, sembra interessante…

E lì ti svegli. Era solo un sogno, naturalmente. Ti guardi allo specchio, sei più giovane ma te ne fai poco, perché sei squattrinato e sfigato come sempre. Poi ti siedi sul water e ti metti a spippolare sullo smartphone, leggendo articoli segnalati da siti non-mainstream per perdenti come te. E ti imbatti in un paio di pezzi…

Nel primo, la Banca d’Inghilterra invita a riversare fiumi di denaro in investimenti “verdi” perché lo chiede Greta. Nel secondo si fa una analisi del voto nelle elezioni europee sottolineando l’importanza del tour di Greta per drenare voti a favore di partiti “verdi” ultra-europeisti. Spegni lo smartphone e pensi che se la realtà è così simile al sogno, tanto valeva continuare a sognare. Ci guadagnavi la vestaglia di raso, la modella e i cioccolatini solidali.

E quell’ottomana di Salvagni, poi…

 

 

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Tornado negli USA 1950-2017

Posted by on 10:01 in Attualità, Climatologia, Meteorologia | 0 comments

Tornado negli USA 1950-2017

I tornado, tra le manifestazioni atmosferiche più violente, sono recentemente tornati all’attenzione dei giornali per una sequenza di eventi avvenuta in Ohio, Kansas ed altri stati (v. ad esempio questo articolo di Microsoft News) a cui viene – come normalmente succede in questi strani tempi – associato con sicurezza il riscaldamento globale (oggi ridefinito crisi climatica?), anche se viene citato un esperto come Kerry A. Emanuel del MIT che dice che è “assolutamente complicato” legare tornado e cambiamento climatico. In pratica nei dati non ci sono elementi che permettano di associare la frequenza di apparizione all’AGW.
Ad onor del vero viene anche citato un articolo di Science, del 2014, Brooks et al., 2014) che nel titolo parla di aumento della variabilità  nell’occorrenza dei tornado in USA (non della loro frequenza).

L’aumento (o il supposto tale, visto che i tornado sono presenti anche a novembre-dicembre) dei fenomeni a maggio 2019 è stato analizzato da Roy Spencer sul suo blog, dove si fornisce una spiegazione meteorologica per gli eventi (le pianure del nord, quest’anno, sono state “il posto più freddo della Terra”) e mostra l’istogramma della distribuzione dei tornado di categoria maggiore o uguale a F3, dal 1954 al 2018 (fonte NOAA).

Per confronto, ho scaricato i dati dei tornado dallo Storm Prediction Center di NOAA dal 1950 ad agosto 2018 (ma ho usato i dati fino al 2017, ultimo anno completo su questo sito), ho separato le categorie “violente” F3, F4, F5 e ho tracciato in figura 1 l’istogramma del numero di eventi per le singole categorie e per la loro somma.

Fig.1: Istogrammi della frequenza di tornado negli USA: nel quadro superiore i tornado di categoria F3, F4, F5 e la loro somma (All). Nel quadro inferiore solo i tornado di categoria F4 e F5. Sono anche riportate le rette di regressione delle singole distribuzioni.

Si vede chiaramente che le pendenze sono, in tutti i casi, negative e che quindi i tornado degli ultimi 67 anni sono mediamente in diminuzione. I valori numerici dei fit lineari sono disponibili in questa immagine o nel file numerico .
Sembra che il numero di tornado del 2018 (non riportato in figura) sia il più basso della storia e che tutti gli eventi “violenti” siano in quell’anno di categoria F3; questo valore e un’eventuale fluttuazione positiva del 2019 rientrebbero nella normale variazione, ben visibile in figura 1, e quindi, come è ormai solito, “niente di nuovo sotto il sole” e un eccessivo spreco di inchiostro (reale e digitale) nei gridi di dolore catastrofisti.

Relazione AMO – frequenza dei tornado
In genere si lega la frequenza di apparizione dei tornado all’Oscillazione Multidecennale Atlantica (AMO) proprio a causa dell’influenza di quest’ultima sul clima continentale. La relazione sarebbe di tipo inverso, nel senso che quando AMO è negativa la frequenza degli eventi aumenta. Una verifica viene mostrata in figura 2, dove la serie AMO è rovesciata in modo da evidenziare una correlazione positiva

Fig.2: Relazione tra AMO (moltiplicata per -1) e frequenza dei tornado.Sono mostrate anche le serie filtrate su una finestra di 11 anni e, nel quadro inferiore, la funzione di cross-correlazione (CCF) dei dati osservati e filtrati. Si vede che il filtraggio deforma la CCF. CFF(0) è la correlazione a lag 0, ovvero il coefficiente di correlazione di Pearson. I dati dei tornado sono stati divisi per 200 così da avere valori confrontabili con quelli di AMO.

La CCF tra AMO e frequenza dei tornado mostra un’interessante valore centrale di circa 0.55, non altissimo ma tale da evidenziare una possibile relazione. Il grafico delle medie mensili di AMO (dal 1856 al 2017) e del loro spettro è disponibile qui.

Lo spettro della frequenza dei tornado
L’estensione temporale della serie dei tornado è di 67 anni per cui non ci si aspetta di trovare nel loro spettro il periodo principale di AMO (circa 72 anni) e infatti nello spettro MEM di figura 3 non abbiamo un massimo attorno a 60-70 anni; solo un debole accenno di massimo centrato a 55 anni nello spettro dei tornado F3 che si ripercuote nello spettro dei dati totali ma nulla per i dati F4 e F5.

Fig.3: Lo spettro delle quattro serie di figura 1 (sono mantenuti gli stessi colori che identificano le singole serie). I massimi spettrali a circa 9 anni coincidono con il massimo dello spettro di AMO (il più forte dopo il massimo principale di 72 anni), mentre in quest’ultimo non è presente il massimo a 4.2 anni che risulta essere il massimo principale nelle serie All e F3 dei tornado. Nello spettro di F4 e di F5 è presente un massimo a 19 e 18 anni, rispettivamente, che non si nota in F3 (sembra spostato a circa 13 anni).
Appare, in definitiva, che la frequenza dei tornado risente di relazioni connesse a El Niño (3-6.5-7.5 anni) e al Sole-pianeti (18-20 anni) e in modo più incerto ad AMO (9 anni), sempre nei limiti di un’estensione temporale delle serie che è inferiore al periodo principale dell’oscillazione atlantica.

 

Tutti i grafici e i dati, iniziali e derivati, relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui

Bibliografia:

 

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Le previsioni di CM – 17/23 Giugno 2019

Posted by on 07:56 in Attualità | 15 comments

Le previsioni di CM – 17/23 Giugno 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Situazione sinottica poco evolutiva sui quadranti europei. L’origine è la persistenza di una vasta conca depressionaria in Atlantico, disposta con asse SW/NE tra le isole britanniche e le Azzorre. In risposta dinamica, un promontorio anticiclonico interessa a fasi alterne il Mediterraneo centrale, e in particolare le regioni meridionali italiane dove comunque il campo di massa è in progressiva diminuzione, e con questo anche il campo termico che si riporta su valori più consoni per il periodo. Poco altro da segnalare (Fig.1).

Situazione sostanzialmente immutata per il resto della settimana, con la persistenza di una ampia conca depressionaria sul vicino Atlantico, e la cresta anticiclonica africana sul Mediterraneo centrale. Il campo termico si manterrà per gran parte della settimana su valori non particolarmente elevati, per la debolezza relativa del campo associata ad una debole circolazione dai quadranti settentrionali al suolo e il conseguente venir meno dell’effetto subsidente. Sul finire della settimana, il possibile affondo della saccatura atlantica fino a latitudini sub-tropicali potrebbe regalare una nuova onda di calore, ma la previsione al momento ha ancora margini piuttosto elevati di incertezza.

Ancora una volta, previsioni troppo semplici questa settimana, quindi divago volentieri.

Continua sempre più frenetica e grottesca la campagna clima-catastrofista sui telegiornali italiani. Con riferimento alla sola ultima settimana possiamo vantare (grazie Andrea Beretta):

  • Calo di turisti in Italia a causa del Climate Change che ha regalato un maggio troppo freddo e piovoso.
  • Caldo africano sull’Italia: colpa del Global Warming.
  • Servizio su un “archiviatore di suoni” che registra i suoni della natura. Perché “le generazioni future questi suoni non li ascolteranno più a causa dei cambiamenti climatici”.
  • I cambiamenti climatici portano ad un cambiamento di colore della Terra.

E allora, contagiato e stregato da cotanta sapienza e padronanza dei temi scientifici, oggi voglio fare anche io previsioni del tempo in stile TG italiano.

Linea di tendenza per l’Italia

Da Lunedì a Mercoledì il Global Warming regalerà giornate calde e soleggiate su tutto il Paese. Su Alpi e Appennini, previsto invece Climate Change, con associata instabilità pomeridiana e temporali sparsi in graduale attenuazione dalla giornata di Mercoledì.

Venti deboli a regime di brezza porteranno CO2 marina in direzione delle spiagge. Mari calmi.

Temperature stazionarie su valori non troppo elevati. Ma non illudetevi perché presto morirete tutti di caldo.

Da Giovedì a Domenica attenuazione del Climate Change sui rilievi, che passerà il testimone anche lì al Global Warming. Sul resto del Paese Global Warming a go-go con giornate calde e soleggiate. Colpa della CO2 che scioglie il ghiaccio sotto il deretano dell’orso bianco.

Temperature in graduale aumento. Possibile ulteriore impennata del campo termico sul finire della settimana. Venti deboli a regime di CO2.

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Ricordatevi che dovete morire. Di caldo. Se il mare vi sembrerà più azzurro del solito, sappiate che è a causa del Climate Change che ne ha cambiato il colore. E ascoltando il rumore del mare, sappiate che sono le risate dell’orso bianco trasmesse dal registratore di suoni della Terra che non potremo sentire mai più. Ci consoleremo ascoltando Lady Gaga.

 

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