Eventi Meteorologici Estremi

Eventi termici estremi

Alle medie latitudini dell’emisfero Nord gli eventi termici estremi sono stazionari nel periodo 1979-2012 (Screen & Simmonds, 2014).

Le analisi condotte sulla serie storica delle temperature di Milano Brera indicano invece un aumento delle ondate di caldo sull’Europa dopo il 1987 (Mariani, 2015).

Eventi pluviometrici estremi

Qui le cose sono assai meno chiare anche per la progressiva riduzione della qualità delle serie storiche di dati che rende proibitivo esprimere valutazioni in merito a serie storiche orarie. Ciò detto occorre rilevare che le evidenze osservative indicano che nella maggior parte delle aree mondiali non vi sono segnali di incremento nell’intensità degli eventi estremi. In proposito una ricerca pubblicata sul Journal of Climate nel 2013 a firma di Westra e altri ricercatori ha verificato le tendenze delle precipitazioni massime annue di un giorno per il periodo dal 1900 al 2009 (110 anni in tutto). Il lavoro è stato riferito ad un totale di 8326 stazioni terrestri che i ricercatori hanno ritenuto di “alta qualità” ed ha portato a concludere che il 2% delle stazioni mostra un decremento nelle piogge estreme,  l’8% un incremento e il 90% non presenta alcuna tendenza significativa.

Si segnala inoltre che:

  1. I già citati Screen & Simmonds ( 2014), lavorando su un dataset di rianalisi relativo alle medie latitudini dell’emisfero Nord hanno evidenziato la sostanziale stazionarietà degli eventi pluviometrici e termici estremi nel periodo 1979-2012
  2. Mariani e Parisi (2013), analizzando un vasto dataset di dati pluviometrici giornalieri per stazioni dell’area euro-mediterranea per il periodo 1973-2010 ed utilizzando lo schema di analisi proposto da Alpert et al. (2002) hanno evidenziato l’infondatezza dell’aumento parossistico delle piogge estreme giornaliere affermato dagli stessi Alpert et al. in un lavoro del 2002
  3. Fatichi e Caporali (2009), lavorando sulle serie storiche di precipitazione di 785 stazioni della Toscana per il periodo 1916-2003, hanno posto in evidenza l’assenza di trend nel regime precipitativo medio e nell’intensità degli eventi estremi di 3,6 e 12 h in pressoché tutte le stazioni analizzate
  4. Pinna (2014) analizza le piogge estreme per l’area mediterranea e per la Toscana evidenziando l‘assenza di trend rilevanti riferibili agli eventi pluviometrici estremi.

Eventi alluvionali

Diversi studi paleoclimatici evidenziano che la frequenza degli eventi alluvionali in Europa è stata sensibilmente più bassa durante le fasi calde (es: optimum romano, optimum medioevale)  che durante quelle fredde (es: piccola era glaciale) (Wirth et al., 2013).  Istruttiva può essere inoltre l’analisi del numero delle grandi alluvioni del Po (8 eventi noti nel XVIII secolo, 20 eventi nel XIX, 18 nel XX e 2 finora nel XXI).

Cicloni tropicali

Nel 2011 Maue ha pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letter uno studio sulla frequenza dei cicloni tropicali e sull’energia da essi liberata. I dati ottenuti con il metodo descritto in tale studio sono costantemente aggiornati  sul sito http://models.weatherbell.com/tropical.php. Da essi si evince che l’energia media annua liberata dai cicloni tropicali espressa in unità ACE è stata di 664 nel decennio 1971-80, di 716 nel 1981-90, di 857 nel 1991-2000, di 723 nel 2001-2010 ed infine di 689 nel 2011-15, il che evidenzia l’esistenza di un trend complessivo improntato alla decrescita dell’energia liberata da tali eventi estremi.

Coronavirus e cambiamenti climatici: una lezione da imparare

Posted by on 09:19 in Ambiente, Attualità | 1 comment

Coronavirus e cambiamenti climatici: una lezione da imparare

Coronavirus e cambiamenti climatici: dal lockdown, e dalla futura ripresa, una lezione da imparare.

Uno degli aspetti più dibattuti nell’ultimo periodo è l’incidenza che ha avuto il lockdown imposto da molti governi per fronteggiare l’emergenza coronavirus sulle emissioni del gas serra maggiormente “climalterante“: l’anidride carbonica CO2.

Al di là delle stime ufficiose e previsioni di massima, che pur si citeranno nel resto dell’articolo, recentemente (il 19 maggio 2020) è stato pubblicato uno studio molto interessante (1) che discute proprio della riduzione, che gli autori stessi definiscono (giustamente) “temporanea”, delle emissioni di CO2 a causa del lockdown globale.

La stima, in effetti, non è di semplice implementazione perché in realtà manca un monitoraggio “real time” delle emissioni di CO2: normalmente, infatti, si procede alla pubblicazione solo dei valori di emissione annuali e magari molti mesi dopo il periodo oggetto della pubblicazione stessa. Nonostante ciò esistono altre variabili (dette “proxy”), i cui dati sono pubblicati con maggiore frequenza, mediante i quali stimare per via indiretta i valori di emissione di CO2: produzione elettrica, uso di combustibili fossili, numero di voli, etc…

Così, gli autori a partire dai dati globali giornalieri (dall’1 gennaio al 30 aprile 2020) delle attività di sei settori economici (1.produzione energia; 2. industrie; 3. trasporti di superficie; 4. settore pubblico e commercio; 5. settore residenziale; 6. trasporti aerei) hanno stimato il cambiamento delle emissioni giornaliere di CO2 in funzione del grado di confinamento (cioè il grado di lockdown) imposto da ciascuna nazione, rispetto alle emissioni medie del 2019 scoprendo che:

il 7 aprile 2020 è stato il giorno in cui le emissioni di CO2 in atmosfera hanno subìto il decremento massimo rispetto ai livelli medi del 2019: in particolare si è toccata la riduzione record del 17%.

Quasi tutti i settori (vedi tabella successiva) hanno registrato grosse riduzioni di emissione di CO2, in particolare il settore dei trasporti di superficie (-36%) e soprattutto quello aereo (-60%): a tal proposito si mostra uno spettacolare video di EuroControl che mostra, in confronto, il traffico aereo relativo ai voli sull’Europa di giovedì 18 aprile 2019, quando se ne registrarono complessivamente 3089, e quelli di giovedì 16 aprile 2020 che furono solo 371:

ATTIVITA’ RIDUZIONE EMISSIONI DI CO2

7 APRILE 2020 (giorno con maggiore riduzione dall’1 gennaio al 30 aprile)

Produzione energia -7,4%
Industria -19%
Trasporti di superficie -36%
Settore pubblico e commercio -21%
Residenziale +2,8%
Trasporto aereo -60%
TOTALE -17%

Il 7 aprile 2020, in sostanza, si sono verificate emissioni di CO2 in atmosfera confrontabili a quelle del 2006 ovvero: in pieno lockdown il mondo ha emesso quanto ha fatto in “piena produzione” nello stesso periodo del 2006:

L’unico settore che non ha registrato diminuzione delle emissioni di CO2 è stato quello residenziale, ovvia conseguenza del maggiore tempo passato dalle persone nelle proprie abitazioni.

Complessivamente si è stimato che dal 1 gennaio 2020 al 30 aprile 2020 sia stata emessa una quantità di CO2 inferiore dell’ 8,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Questo tasso di riduzione sarà mantenuto sino alla fine dell’anno?

Difficile, se non impossibile, dare al momento una risposta certa, perché il tasso annuo di riduzione finale dipende da molteplici fattori, primo fra i quali la futura durata dei lockdown nei differenti paesi e il tempo necessario alle differenti attività considerate per ritornare ai livelli pre-crisi.

Gli autori sulla base di differenti ipotesi di scenario, stimano che alla fine dell’anno la riduzione delle emissioni globali di CO2 possa attestarsi fra il 4,2% e il 7,5%, stime coerenti con quelle di altri enti come l’Agenzia Internazionale dell’Energia, che stima un calo del 8% ma legato solo alla produzione energetica (2), o quelle di Carbon Brief che stima un calo del 4 – 5,5% (3).

In ogni caso si tratterebbe del calo più consistente mostrato nel corso di oltre 100 anni di emissioni di CO2; come mostra il grafico seguente, tratto da (4), in passato ogni “turbolento” evento internazionale ha provocato una riduzione delle emissioni (si veda la II guerra mondiale, le crisi petrolifere degli anni ’70, il crollo dell’URSS, etc.) ma mai a questi livelli: nel caso della crisi finanziaria del 2008, ad esempio, si registrò un calo dell’1,4%.

Pur notevole, questo previsto calo del 4-7% alla fine dell’anno 2020, sarebbe comunque quello appena sufficiente, da mantenere oltretutto per 10 anni consecutivi, affinché, secondo le analisi dell’Emissions Gap Report del 2019 (5), l’aumento delle temperature globali resti al di sotto di 1,5° rispetto ai livelli preindustriali, e non vada oltre (con tutto ciò che ne conseguirebbe).

Quindi, il lockdown da coronavirus non inciderà minimamente sul cambiamento climatico nonostante il calo di emissioni di CO2: infatti tale calo è frutto del blocco delle attività produttive per situazioni di emergenza sanitaria e non di un profondo e sostanziale cambiamento dei cicli produttivi in ottica “green”. Quindi si teme che “passata la tempesta” della fase emergenziale, le attività economico-industriali, subendo una sorta di “rimbalzo”, tornino nuovamente ai livelli di attività pre-crisi ma con quelle stesse tecnologie del passato che provocherebbero un nuovo aumento dei livelli di emissione di CO2 con un trend paragonabile, se non superiore, a quello precedente.

Infine una considerazione sulle politiche di contenimento delle emissioni: si è visto che pur calando di oltre il 60% rispetto al 2019, il tracollo del traffico aereo ha inciso solo per il 10% della riduzione complessiva di emissioni di CO2; mentre il più grande contributo al calo (addirittura l’86%) è dovuto ai settori del trasporto superficiale, della produzione di energia e industrie. Ciò significa che per un effettiva svolta green che comporti una riduzione significativa delle emissioni di CO2, non basta cambiare le abitudini sociali e personali (ad esempio: i trasporti), ma è necessario incidere in maniera strutturale sulle industrie e sulla produzione dell’energia.

Obiettivi che al momento, sembrano molto distanti, onerosi e difficilmente perseguibili.

NB: l’articolo è uscito in origine su Meteo in Calabria.

Note e Bibliografia

(1) “Temporary reduction in daily global CO2 emissions during the COVID-19 forced confinement”

Le Quéré, C., Jackson, R.B., Jones, M.W. et al. Temporary reduction in daily global CO2 emissions during the COVID-19 forced confinement. Nat. Clim. Chang. (2020)

https://doi.org/10.1038/s41558-020-0797-x

(2) https://www.iea.org/reports/global-energy-review-2020/global-energy-and-co2-emissions-in-2020

(3) https://www.eenews.net/stories/1062893583

(4) https://www.bbc.com/news/science-environment-52485712

(5) https://www.unenvironment.org/resources/emissions-gap-report-2019

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Un Mese di Meteo – Maggio 2020

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia, Commenti mensili, Meteorologia | 0 comments

Un Mese di Meteo – Maggio 2020

IL MESE DI MAGGIO 2020

Maggio con piovosità inferiore alla norma sulla maggior parte dell’area e con temperature medie mensili in lieve anomalia positiva.

La topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (figura 1a) evidenzia a ovest dell’Italia la presenza di un robusto promontorio anticiclonico di blocco esteso dalla Libia verso le Isole britanniche ed il cui asse è indicato dalla linea tratteggiata in rosso. Tale struttura ha determinato l’afflusso sull’Italia di masse d’aria dal Mare del Nord con condizioni di instabilità indicate dalla presenza di una saccatura (depressione a forma di V) da Nordest, il cui asse è indicato dalla linea tratteggiata blu. L’impronta sulla carta mensile lasciata da tale saccatura si spiega con il fatto che l’analisi giornaliera dei tipi di tempo mostra la sua presenza per un totale di 8 giorni (tabella 2). Si osservi inoltre che la rilevanza del promontorio anticiclonico di blocco nel determinare il tempo sull’Europa è confermata dalla carta delle isoanomale (figura 1b) in cui si osserva un’anomalia positiva nell’altezza del livello di pressione di 850 hPa con massimo di 50 m sulle isole Britanniche. Tale promontorio impedisce l’accesso diretto alle perturbazioni in attivo dall’Atlantico costringendo la massa d’aria a un percorso più tortuoso che la spinge a Nord per poi discendere verso il Mediterraneo a est del promontorio.

Figura 1a – 850 hPa – Topografie medie mensili del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Figura 1b – 850 hPa – carte delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

Dalla graduatoria dei tipi di tempo rilevati in questo mese proposta in tabella 1 si evince che i tipi circolatori ciclonici hanno interessato un totale di 20 giorni, seguiti da 7 giorni in cui il territorio è stato in tutto o in parte interessato da tipi anticiclonici e 4 giorni con un tipo intermedio (tipo 7 – Correnti da settentrione con foehn alpino e tipo 17 – flusso ondulato occidentale).

Nel periodo in esame si sono manifestate 4 perturbazioni manifestatesi rispettivamente l’1 e il 2 maggio, dal 10 al 15, dal 16 al 21 e il 31 maggio. Prendendo in esame la piovosità media di tutte le stazioni di ogni macroarea, al Nord i tre giorni più piovosi sono stati l’11 maggio (15,8 mm), il 15 (10,7 mm) e il 17 (4,2 mm), al Centro il 29 maggio (11,1 mm), il 20 (9,1 mm) e il 30 (5,0 mm) e al Sud il 21 maggio (5,3 mm), il 20 (4,6 mm) e il 31 (2,7 mm).

Dal punto di vista climatologico il mese di maggio è di norma contrassegnato dalla spiccata variabilità tipica del periodo primaverile e che si manifesta con una piovosità che rispetto al totale annuo è mediamente dell’8-13% al Nord, del 6-9% al Centro e del 4-7% al sud.

Andamento termo-pluviometrico

A livello mensile (figure 2 e 3) le temperature medie delle minime e delle massime sono risultate in complesso nella norma o in lieve anomalia positiva per effetto di anomalie positive concentrate fra prima e seconda decade del mese (tabella 3).

Figura 2 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 3 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

(*) LEGENDA:
Tx sta per temperatura massima (°C), tn per temperatura minima (°C) e rr per precipitazione (mm). Per anomalia si intende la differenza fra il valore registrato ed il valore medio del periodo 1990-2019.
Le medie e le anomalie sono riferite alle 202 stazioni della rete sinottica internazionale (GTS) e provenienti dai dataset NOAA-GSOD. Per Nord si intendono le stazioni a latitudine superiore a 44.00°, per Centro quelle fra 43.59° e 41.00° e per Sud quelle a latitudine inferiore a 41.00°. Le anomalie termiche positive sono evidenziate in giallo(anomalie deboli, fra 1 e 2°C), arancio (anomalie moderate, fra 2 e 4°C) o rosso (anomalie forti, di oltre 4°C), analogamente per le anomalie negative deboli (fra 1 e 2°C), moderata (fra 2 e 4°C) e forti (oltre 4°C) si adottano rispettivamente l’azzurro, il blu e il violetto). Le anomalie pluviometriche percentuali sono evidenziate in azzurro o blu per anomalie positive rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% e giallo o rosso per anomalie negative rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% .

La carta di analisi pluviometrica mensile (figure 4 e 5) evidenzia la presenza di un’anomalia precipitativa negativa estesa alla maggior parte del territorio nazionale. Locali anomalie positive sono tuttavia presenti su Ponente ligure, Nord della Sardegna, Appennino umbro-marchigiano, Puglia centro-settentrionale e Sicilia orientale. L’analisi delle singole decadi (tabella 3) indica che le anomalie negative si sono concentrate nella prima decade del mese mentre il solo settentrione ha manifestato anomalia positiva nella seconda decade seguita da anomalia negativa nella terza.

Figura 4 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 5 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

La carta dell’anomalia termica globale mensile dell’università dell’Alabama (figura 6a) evidenzia che l’Italia è marginalmente interessata dalla fascia di anomalie termiche positive estesa dal Nord Africa verso la Scozia ed associata al promontorio anticiclonico di blocco di cui si è discusso nell’analisi delle anomalie circolatorie. Dalla carta stessa si evince la presenza di una vasta area ad anomalia termica negativa sull’Europa orientale con massimi a Nord del Mar Nero. Indicazioni analoghe ma con un livello di dettaglio inferiore provengono dall’analisi dalla carta del Deutscher Wetterdienst sviluppata a partire da dati di stazioni al suolo (figura 6b).

Figura 6a – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla media 1981-2010 espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)

Figura 6b – DWD climat anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla media 1961-1990 espresso in °C) della temperatura media mensile al suolo. Carta frutto dell’analisi svolta dal Deutscher Wetterdienst sui dati desunti dai report CLIMAT del WMO [https://www.dwd.de/EN/ourservices/climat/climat.html).

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Le Previsioni di CM – 15/21 Giugno 2020

Posted by on 03:28 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 15/21 Giugno 2020

Queste previsioni sono a cura di Flavio

————————————————————–

Situazione sinottica

Persiste un fascia anticiclonica alle alte latitudini europee, con due centri d’azione principali: uno sul nord Atlantico tra il Labrador e le Azzorre, e il secondo sulla russia europea. Le due cellule in questione sono inframezzate da una terza cellula sul Mare del Nord, più debole e a componente mista: dinamica e termica. A sud del citato ponte anticiclonico agiscono tre piccoli minimi chiusi di geopotenziale, disposti secondo un asse SW/NE dalle isole Azzorre al Mar Baltico passando per le isole britanniche. L’Italia risente marginalmente delle figure depressionarie in questione, con valori del geopotenziale piuttosto bassi in presenza di una pressione al suolo che si mantiene livellata e a gradiente lasco, come da media del periodo (Fig. 1).

Nel corso della settimana il vortice britannico tenderà ad estendersi verso le regioni nord-occidentali italiane, con associato peggioramento delle condizioni atmosferiche e spiccate condizioni di instabilità pomeridiana che interesseranno in modo diffuso la Penisola. Sul finire della settimana l’aria fresca e instabile potrebbe scivolare verso sud interessando in modo più diretto le regioni meridionali.

La persistenza di una cellula anticiclonica sulla Scandinavia non offre al momento garanzie di stabilità duratura sul Mediterraneo. La stagione, del resto, è ancora molto giovane.

—————————–

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì spiccata instabilità su zone interne e montuose e sul Triveneto, con rovesci e temporali fin dalla tarda mattinata in sconfinamento serale sulla Valpadana, la Romagna e la costiera marchigiana.

Temperature stazionarie. Ventilazione occidentale moderata sui bacini di ponente, a prevalente regime di brezza altrove.

Martedì ancora spiccata instabilità con rovesci e temporali che nelle prime ore del mattino saranno in azione in mare aperto sull’Adratico centro-meridionale, con qualche sconfinamento sulle coste pugliesi. In mattinata aumenta la nuvolosità su rilievi e zone interne con rovesci e temporali diffusi che coinvolgeranno direttamente anche la Puglia e che in serata sconfineranno sulla Valpadana.

Temperature stazionarie. Ventilazione occidentale moderata sui bacini di ponente, a prevalente regime di brezza altrove.

Mercoledì ancora instabilità specie al Nord, sui rilievi del Centro e sulle regioni adriatiche con temporali e rovesci diffusi. Ampie schiarite sui litorali tirrenici e sulle isole maggiori.

Temperature stazionarie. Ventilazione occidentale moderata sui bacini di ponente, a prevalente regime di brezza altrove.

Giovedì si attenua l’instabilità con ampie schiarite al Centro-Sud, e persistenza di temporali pomeridiani sulla regione alpina e sul Triveneto.

Temperature in aumento sulle isole maggiori. Venti tesi di libeccio sulla Liguria, generalmente deboli altrove, a prevalente regime di brezza.

Venerdì spiccata instabilità sull’arco alpino con rovesci e temporali pomeridiani diffusi, in locale sconfinamento serale sulla Valpadana. Ampi spazi di sereno al Centro-Sud con qualche passaggio di nuvolosità stratificata sui versanti tirrenici.

Temperature stazionarie. Ventilazione di levante sul basso Tirreno.

Sabato probabile peggioramento sulle regioni centro-settentrionali con rovesci e temporali diffusi. Domenica la perturbazione sfila verso sud, con associata fenomenologia temporalesca diffusa sull’Appennino e sulle regioni adriatiche.

Temperature in diminuzione. Ventilazione vivace di maestrale.

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Il Tempo “bloccato” sull’Europa e i Coralli che ne sanno più di noi

Posted by on 09:44 in Attualità, Climatologia | 5 comments

Il Tempo “bloccato” sull’Europa e i Coralli che ne sanno più di noi

Europa, giugno, praticamente al solstizio, estate latitante. Che succede? Niente di che, semplicemente, quest’anno, ancora non si sono viste configurazioni di blocco – leggi modalità della circolazione che facilitano la persistenza di regimi di alta o bassa pressione – che abbiano riversato i loro effetti positivi sull’Europa centrale.

A dire il vero in questi giorni un blocco c’è, ed è anche piuttosto robusto, però è sull’Europa settentrionale, Scandinavia, Baltico e Mare di Barents. Lì sì è arrivata l’estate, e sono arrivate anche temperature piuttosto alte per il periodo, per la gioia di commentatori sempre alla ricerca di qualcosa di eccezionale anche quando non lo è. Però, con l’alta pressione ben salda lassù, per il resto d’Europa sono dolori o, meglio, sono piogge, temporali e temperature sotto media.

Quindi, se il tempo lo fa sicuramente l’assetto della circolazione, il maltempo e il solleone duraturi lo fanno sempre le configurazioni di blocco, quelle fasi cioè in cui l’ampiezza delle onde planetarie è tale da mantenere la persistenza di un determinato regime atmosferico su di una determinata porzione di territorio. Da questa persistenza possono quindi derivare condizioni estreme. D’estate, un blocco con l’alta pressione sull’Europa centrale può portare onde di calore, viceversa d’inverno un blocco sulla parte nord del continente può causare ondate di freddo verso sud.

Negli ultimi tempi si è discusso molto circa la possibilità che il riscaldamento del pianeta – in corso qualche secolo – possa avere effetti anche su persistenza, dimensioni e frequenza di occorrenza delle configurazioni di blocco. La ricerca non ha portato evidenze di trend particolari per il passato recente, mentre gli scenari climatici indicano in generale un possibile trend negativo per la frequenza di occorrenza, ma positivo per l’ampiezza. Come appena detto, di questo non c’è riscontro nelle osservazioni, anche perché definire esattamente cos’è un blocco in termini fisici non è affatto semplice. Ad ogni modo, alla domanda “Il climate change sta causando blocchi più frequenti?”, la risposta è attualmente no.

Tutto questo e molto altro, è ben spiegato in un interessante articolo che mi è capitato per le mani via twitter:

Ve ne consiglio la lettura, anche se, quando si arriva alla discussione sulle proiezioni è necessario trattenere il respiro (anzi, il sospiro), perché inevitabilmente la letteratura che si riporta è riferita allo scenario climatico RCP8.5, che ormai sappiamo essere buono solo per il secchio, a meno che non venga utilizzato per quello che è invece che per fare previsioni, ossia una sorta di stress test estremo che non ha nessuna probabilità di occorrenza, né alcuna coerenza con la realtà.

E questo, invece , è proprio quello che ha fatto un altro gruppo di ricercatori, dedicando però l’attenzione ad un altro spauracchio dell’AGW, l’aumento del livello dei mari e la presunta (non)resilienza degli atolli del Pacifico. Lo stress test ha dimostrato che le isole della barriera corallina, piuttosto che scomparire miseramente tra i flutti, si adattano. Quando il livello del mare cresce i coralli salgono e il deposito dei sedimenti contribuisce a mantenere quei piccoli lembi di terra emersa appunto tale.

Di questo, diversamente da quanto detto invece per le configurazioni di blocco, dove non c’è accordo tra le proiezioni e le osservazioni, c’è invece una conferma nella realtà dei fatti. Alcuni atolli del Pacifico, buona parte di quelli messi sotto osservazione, sono effettivamente cresciuti di dimensioni sotto l’assalto dell’aumento del livello del mare.

Leggere per credere.

Buon we.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Carotaggi oceanici profondi nell’Oceano Pacifico

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia | 3 comments

Carotaggi oceanici profondi nell’Oceano Pacifico

In un recente articolo Marcantonio et al., 2020 (d’ora in poi Marc20) analizzano carotaggi delle acque profonde del Pacifico equatoriale orientale (EEP nell’articolo) che coprono gli ultimi 180 mila anni, con lo scopo di studiare il ruolo della ventilazione (presenza di ossigeno) nei depositi di carbonio delle acque profonde e la sua importanza nell’aumento della CO2 atmnosferica durante la deglaciazione del Pleistocene (da 2.58 milioni a 11700 anni fa).
La presenza del carbonio ventilato, detto anche “respirato” (respired) viene messa in evidenza da una serie di dati di prossimità (proxy) basati sul Torio 232 (232Th), sull’eccesso di Bario (xsBa) – entrambi derivati dal Torio 230 – e sull’Uranio 238 (238U) autigenico (non trasportato ma generato e residente in loco).

Le due carote disponibili si trovano al largo dell’Ecuador e al largo della Colombia, nella zona di formazione de El Nino e della risalita (upwelling) delle acque profonde durante lo spostamento delle acque superficiali verso ovest causato dagli alisei, cioè nella regione iniziale indicata dalla sigla nino1+2. Per confronto verranno anche usate due altre carote del 2002, estratte a nord-est di Papua Nuova Guinea (piattaforma Ontong Giava), ad uno dei terminali del fenomeno ENSO.
Marc20 conferma che il Pacifico profondo è un luogo di accumulo del carbonio respirato, associato a periodi di decrescita globale di CO2 atmosferica durante l’ultimo massimo glaciale; aggiunge però che una delle nuove informazioni prodotte dal loro lavoro è che la relazione si estende al di là del massimo glaciale (attorno a 22ka anni fa), fino ad almeno 70 ka.

Altri articoli, ad esempio Higgings et al., 2002 di cui Marcantonio è uno degli autori e di cui parleremo più avanti, sottolineano che nei proxy sono presenti i cicli di Milankovic, o almeno quello dell’eccentricità orbitale a 100 Kyr. In figura 1 sono mostrati i proxy della carota MV1014-8JC (al largo dell’Equador) più la temperatura (δ18O bentonico, quadro f) e la CO2 di EPICA in modo da permettere il confronto con le affermazioni di Higgings et al 2002 e di Marc20 (“The dominant signal in global climate over the last 800,000 years is the 100-kyr co-variation of air temperature and atmospheric CO2 concentrations observed in the EPICA Antarctica ice core”).

Fig.1: Grafico dei proxy ricavati dalla tabella 1 di Marc20. Da notare, in particolare in a) e b), la presenza dominante della cenere di Los Chocoyos (Drexler et al, 1980), attorno a 80 ka e la sua presenza ben evidente nei quadri c) e d). Il Torio 232 (quadro b) è un proxy per il flusso di polvere, l’Uranio autigenico (c) lo è per l’ossigenazione delle acque profonde e l’eccesso di Bario (xsBa, quadro d) per l’esportazione della produzione di carbonio. Il quadro e) è un proxy per la temperatura dell’aria. Le bande verticali celesti indicano i periodi glaciali detti MIS (marine isotopic stage) associati ad una cifra pari (i valori dispari indicano i periodi interglaciali; MIS 1 è il periodo attuale). Nel quadro f) sono ben visibili, tra 40 e 70 ka, i periodi detti Antarctic Isotope Maxima (AIM), che, in Antartide, sono simili agli eventi Dansgaard–Oeschger (D-O) osservati nelle carote Groenlandesi. Sempre nel quadro f) è presente a destra una scala in nero che rappresenta il δ18O bentonico in permille.

Due dei proxy di figura 1 (a e b) sono dominati dallo strato di cenere di Los Chocoyos e sono indicativi della polvere in atmosfera. Tutti i proxy (a-d) sono difficilmente correlabili con i periodi glaciali, mentre lo sono il quadro e), temperatura marina e il quadro f), temperatura della carota antartica, dati da Lisiecki e Raymo, 2005 (LR04).

Fig.2: Spettro dei dataset di figura 1. Nel quadro f) non è presente per maggiore chiarezza lo spettro della serie antartica composta, disponibile separatamente nel sito di supporto.

Da figura 2 emerge nettamente che solo 2 spettri (4 se si considera il quadro f) mostrano un massimo che può essere assimilato a 100 kyr con qualche grado di incertezza. In compenso in tutti i proxy, e sempre con fluttuazioni nel periodo, compaiono sia il massimo dovuto all’obliquità dell’orbita (41 kyr) che quello dovuto alla precessione (26 kyr) a cui gli autori dei citati lavori di paleo-oceanografica non fanno cenno. La variabilità dei periodi potrebbe dipendere dal tipo di spettro (LOMB o MEM) e dalla lunghezza del dataset, come si può vedere in questa serie di spettri dei primi 800 kyr di LR04.
Da questi dati è difficilmente giustificabile l’enfasi data da Higgins a da Marcantonio al massimo spettrale di 100 kyr.

Uno degli scopi principali di questi carotaggi è la comprensione del meccanismo che regola le variazioni glaciale-interglaciale della CO2. Come meccanismo guida per queste variazioni è stato proposto il ciclo del carbonio oceanico, con le sue fasi di accumulo e rilascio legate all’ossigenazione delle acque oceaniche profonde. La riduzione di 80-100 ppm nella concentrazione di CO2 (figura 1f, all’inizio del MIS 6) non è però ancora spiegata completamente sia nei modelli di circolazione oceanica che nei modelli biologici (Yamamoto et al., 2019).

Quanto affermato nelle frasi precedenti è almeno parzialmente confermato dai dati di Marc20: l’ossigenazione (figura 1c) segue con difficoltà il susseguirsi glaciale-interglaciale, con la forte diminuzione durante MIS2 e l’aumento durante MIS4. Il confronto con il quadro e) della variazione di temperatura mostra tuttavia una complessiva concomitanza (non si tenga conto del massimo dovuto a Los Chocoyos a ~80 ka, evento grandioso ma locale).

Carotaggi nel Pacifico occidentale

Franco Marcantonio è stato uno degli autori (Higgings et al., 2002) di un lavoro di analisi dei sedimenti oceanici profondi (sempre di isotopi del Torio e dell’Uranio), ottenuti nella piattaforma sottomarina di Ontong-Giava, a nord-est di Papua-Nuova Guinea. I proxy derivati dai due carotaggi (ODP806C e RC17-177) sono presentati nelle figure 3,4 e 5,6 (dati e spettri), da confrontare con le figure 1 e 2 per cercare elementi generali, almeno nella geografia dell’inizio e della fine dell’area interessata da ENSO e qui rappresentata dalla mappa del degassamento di CO2 (marina-aria).

Fig.3: Proxy derivati dalla carota ODP di Ontong-Giava. Il dataset comune con la figura 1 -Torio 232 b)- si comporta in modo differente nelle due carote, mentre l’eccesso di Bario di figura 1 (xsBa, d) mostra qualche similitudine con l’eccesso di Torio (xs230Th, d) di questa figura. L’Uranio 238 è espresso con unità differenti (ppm in figura 1 e dpm/g, disintegrazioni al minuto per grammo, in questa figura).

Fig.4: Spettri LOMB dei proxy di figura 3, da confrontare sia con figura 2, dove le unità di misura sono diverse e dove gli elementi misurati sono solo parzialmente gli stessi, che con figura 6.

Da notare che, malgrado le unità diverse, i singoli dati di prossimità delle figure 1 e 3 dovrebbero rappresentare la stessa grandezza (ad esempio, per i quadri b, il flusso di polvere) ma, sia i dati che gli spettri appaiono differenti.

Fig.5: Proxy derivati dalla carota CR di Ontong-Giava. Il dataset comune con la figura 1 -Torio 232 b)- si comporta in modo differente nelle due figure. Per le due carote di Ontong, l’eccesso di Torio (quadro d) che sembra mostrare un andamento genericamente simile è in realtà molto differente.

Fig.6: Spettri LOMB dei proxy di figura 5, da confrontare con le figure 2, dove le unità di misura sono diverse, e 4, dove dati e spettri dovrebbero essere simili.

Negli spettri delle carote di Higgins appaiono, con potenza tra molto alta e quasi trascurabile, il massimo a 42 kyr (obliquità) e quello relativo alla precessione (26 kyr). Il massimo a 100 kyr (eccentricità), nei due casi in cui compare, e cioè per l’Uranio 238 e per l’eccesso di Torio 230, assume un aspetto predominante negli spettri. Ancora una volta, e in situazioni temporali e geografiche diverse, il picco a 100 kyr è presente ma non sembra una presenza determinante per tutte le grandezze climatiche di cui si tratta.

Conclusioni
L’argomento di questo post è molto specialistico e non sempre è semplice sia comprendere le sottigliezze di certe affermazioni che le loro conseguenze: sono quasi certo di aver trascurato elementi che gli studiosi della materia considerano importanti e di aver sottolineato aspetti di mio interesse, ritenuti minori. I numerosi gruppi di lavoro che lavorano sui carotaggi profondi hanno prodotto e producono una notevole mole di risultati per la comprensione del ruolo delle profondità oceaniche nell’equilibrio climatico del nostro pianeta. Io, purtroppo, riesco a “vedere” solo il fatto che i modelli climatici non sono in grado di spiegare il fenomeno delle rapidissime variazioni della CO2 (da 100 e 200 ppm) ad esempio nella parte più recente di MIS6 e che questi studi si propongono di fornire elementi che possano spiegare tale meccanismo.

Bibliografia

 

  • Bernhard Bereiter, Sarah Eggleston, Jochen Schmitt Thomas F. Stocker, Hubertus Fischer, Sepp Kipfstuhl and Jerome Chappellaz: Revision of the EPICA Dome C CO2 record from 800 to 600 kyr before present GRL42, 542-549, 2015. https://doi.org/10.1002/2014GL061957
  • John W.Drexler, W.I.Rose Jr, R.S.J.Sparks, M.T.Ledbetter: The Los Chocoyos Ash, guatemala: A major stratigraphic marker in middle America and in three ocean basinsQuaternary Research13, 327-345, 1980. https://doi.org/10.1016/0033-5894(80)90061-7
  • Higgins S.M., Anderson R.F., Marcantonio F.,Schlosser P., Stute M.: Sediment focusing creates 100-ka cycles in interplanetary dust accumulation on the Ontong Java PlateauEarth and Planetary Science Letters203, pp. 383-397, 2002. https://doi.org/10.1016/S0012-821X(02)00864-6
  • Lorraine E. Lisiecki, Maureen E. Raymo: A Pliocene-Pleistocene stack of 57 globally distributed benthic δ18O records. Paleoceanography20, PA1003, 2005. https://doi.org/10.1029/2004PA001071  (LR04)
  • Cristina Lopes, Michel Kucera and Alan C. Mix: Climate change decouples oceanic primary and export productivity and organic carbon burialPNAS112-2, 332-335, 2015. S.I.https://doi.org/10.1073/pnas.1410480111
  • Franco Marcantonio, Ryan Hostak, Jennifer Hertzberg & Matthew W. Schmidt: Deep Equatorial Pacific Ocean Oxygenation and Atmospheric CO2 Over The Last Ice Age .Scientific Reports10, 6606, 2020 https://doi.org/10.1038/s41598-020-63628-x.    Dataset
  • Akitomo Yamamoto, Ayako Abe-Ouchi, Rumi Ohgaito, Akinori Ito and Akira Oka: Glacial CO2 decrease and deep-water deoxygenation by iron fertilization from glaciogenic dustClim.Past15, 981-996, 2019. https://doi.org/10.5194/cp-15-981-2019

 

 

Tutti i dati e i grafici sono disponibili nel sito di supporto

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Le Previsioni di CM – 08/14 Giugno 2020

Posted by on 02:14 in Attualità | 1 comment

Le Previsioni di CM – 08/14 Giugno 2020

Queste previsioni sono a cura di Flavio

————————————————————–

Situazione sinottica

Il ponte anticiclonico ha ceduto come previsto per effetto di una avvezione massiccia di aria fresca di recente origine artica che ha dato origine alla formazione di una saccatura estesa dalla Scandinavia al Mediterraneo occidentale. L’evoluzione zonale della figura in oggetto è rallentata per effetto dell’opposizione offerta dalla cellula russa (Fig. 1).

La ferita nel campo di massa sul Mediterraneo tarderà a rimarginarsi, per effetto di un secondo contributo di aria artica che muoverà velocemente dalla Groenlandia attraverso le isole britanniche, riattivando ulteriormente il vortice che nel frattempo si era isolato in un vasto minimo chiuso di geopotenziale sul Mediterraneo centro-occidentale.

Nonostante il quadro sinottico molto chiaro, la previsione è comunque affetta da elevata incertezza riguardo alla localizzazione della fenomenologia che sarà presente, piuttosto diffusa, e a prevalente carattere di rovescio o temporale con le regioni centro-settentrionali maggiormente esposte all’azione dell’aria umida e instabile in risalita dal Mediterraneo, e le estreme meridionali che risentiranno dell’effetto stabilizzante associato all’avvezione di aria calda in quota dal Nordafrica (Fig.2).

—————————–

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì spiccata instabilità al Nord e al Centro con rovesci e temporali diffusi. Tendenza a miglioramento sulle regioni centrali a partire dal tardo pomeriggio. Al Meridione qualche rovescio nelle prime ore del mattino sul basso Tirreno e generali condizioni di cielo parzialmente nuvoloso con instabilità pomeridiana sull’Appennino e fenomenologia associata in locale sconfinamento sui litorali pugliesi.

Temperature stazionarie. Scirocco debole su Adriatico centro-meridionale, libeccio moderato sulla Liguria.

Martedì spiccata instabilità al Nord con rovesci e temporali diffusi. Fenomenologia temporalesca frequente anche sulle regioni centrali peninsulari, segnatamente zone interne e sconfinamenti su litorali adriatici con schiarite anche ampie sui litorali tirrenici. Generali condizioni di variabilità al Meridione con rovesci e temporali pomeridiani che muoveranno dall’Appennino in direzione della Puglia. Schiarite anche ampie sulle isole maggiori.

Temperature in leggera flessione al Centro-Nord. Entra il maestrale sulla Sardegna e alto Tirreno, venti deboli altrove.

Mercoledì spiccata instabilità al Nord e al Centro con rovesci e temporali diffusi. Possibile ombra pluviometrica su Valpadana centro-occidentale. Cieli parzialmente nuvolosi al Sud con qualche locale rovescio pomeridiano sulla Puglia.

Temperature in leggera flessione anche al Meridione. Libeccio moderato su Tirreno centro-settentrionale.

Giovedì ancora rovesci e temporali al Nord e regioni centrali peninsulari. Schiarite anche ampie al Sud e su isole maggiori con cieli in prevalenza parzialmente nuvolosi.

Temperature stazionarie, ventilazione debole.

Venerdì generali condizioni di bel tempo con qualche rovescio pomeridiano sulle Alpi e tendenza ad aumento della nuvolosità sulla Sardegna con rovesci e temporali diffusi in serata.

Temperature in aumento, più sensibile sulle isole maggiori. Ventilazione sostenuta dai quadranti meridionali sui bacini di ponente.

Sabato possibile intenso peggioramento al Nord e al Centro con fenomenologia diffusa, in prevalenza temporalesca, localmente intensa. Estremo Sud probabilmente a riparo per avvezione calda stabilizzante dal Nordafrica Domenica generali condizioni di instabilità su zone interne e appenniniche con rovesci e temporali pomeridiani.

Temperature in diminuzione al Centro-Nord e in aumento al Meridione nella giornata di Sabato. Irrompe il maestrale sui bacini di ponente nella giornata di Sabato, in estensione ai restanti bacini nella giornata di Domenica.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Modellandia, le nubi e il dannato maltempo

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia | 4 comments

Modellandia, le nubi e il dannato maltempo

Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli concreti che corriamo. Soffriamo molto di più per la nostra immaginazione che per la realtà. Lucio Anneo SenecaLettere a Lucilio – libro XIII – lettera V

E’ chiaro che abbiamo tutti voglia di uscire, di liberarci prima possibile di questi lunghi mesi di clausura. Però, ora che, con le dovute cautele si potrebbe anche fare, Giove Pluvio ci mette lo zampino e sotto con l’acqua a catinelle. Posto che le stagioni non fanno sconti, fanno semplicemente quel che vogliono e che siamo ancora in primavera, queste giornate grigie offrono l’occasione per uno scampolo di lettura dal sapore invernale, prima naturalmente che scatti il liberi tutti anche con il placet della meteorologia.

E quindi leggiamo.

Curiose analogie tra l’allarme clima e affini e l’emergenza pandemia. A decidere sono i modelli, molto più spesso che i cervelli. E i risultati sono quasi sempre sconfortanti. Certamente, le capacità predittive sono il fiore all’occhiello del progresso, ma l’inizio di un percorso non può essere scambiato con l’arrivo. Particolarmente interessante la citazione di Mike Hulme riportata nell’articolo:

If one is in need of an oracle, models appear to offer authoritative and quantified predictions of the future. è…] This is as true for climate change as it is for a pandemic.

Il maltempo torna a colpire, centrando sinistramente il giorno in cui si tornano a vedere in giro i flash mob dei volenterosi di Frydays For Future. Sono tutti convinti, e vorrebbero che lo fossimo anche noi, che una sana politica ambientale che passi attraverso un radicale cambiamento del modo di stare al mondo (numero degli aventi diritto compreso), ci regalerebbe un pianeta dove piove solo dove serve e quando serve, preferibilmente evitando le giornate dedicate alle gite. E, soprattutto, che lo faccia con delicatezza, rinfrescando le giornate troppo calde e mitigando quelle troppo fredde (queste ultime però, essendo tempo e non clima ce le potremmo anche tenere…). Capita però che gli eventi estremi, unico trasposizione delle proiezioni climatiche nella realtà quotidiana, non vogliano saperne di collaborare. Tanto per restare in tema con la lettura precedente, nonostante i modelli dicano il contrario.

Tra una lettura e l’altra uno sguardo al cielo, sia mai che le nubi si siano dissipate (a proposito, sarà sufficiente aspettare domani…). Niente da fare, le nubi ci sono e e, incredibilmente, sono anche appena state riscoperte. Con tanti discorsi sulla “copertina” di CO2 che aumenta il calore trattenuto nella bassa atmosfera (ehm, non funziona così naturalmente, mai parole furono usate tanto a vanvera chiamandolo effetto serra), pare che fin qui ci fossimo dimenticati della copertona che invece questo lavoro lo fa eccome, appunto le nubi. Una raccolta di 6 lavori che tornano a mettere in risalto il ruolo della nuvolosità nel bilancio radiativo e, quindi, anche in molte, moltissime dinamiche climatiche, non ultima quella della temperatura.

Buon week end!

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Il massimo spettrale di 18.6 anni in serie biologiche e climatiche del Mare di Bering

Posted by on 16:46 in Attualità, Climatologia | 1 comment

Il massimo spettrale di 18.6 anni in serie biologiche e climatiche del Mare di Bering

Nella ricerca ormai lunga (vedere un elenco qui) di situazioni meteo-climatiche nelle quali si manifesta il periodo di 18.6 anni del ciclo della linea dei nodi della Luna, ho incontrato alcuni articoli (ad esempio Royer, 1993; Parker et al., 1995;) che fanno riferimento a quel massimo in dati di località ad alta latitudine. Dalrymple e Padman (2019) sottolineano che le maree non dipendono dalla latitudine in primis ma che sono strettamente legate a grandezze che dipendono a loro volta dalla latitudine, come la forza di Coriolis. Ho pensato quindi di verificare l’esistenza del massimo “lunare” in 37 delle serie biologiche e climatiche disponibili nel sito NOAA, che fanno riferimento al Mare di Bering.

Fig.1: Mappa del Mare di Bering. Le Isole Pribilof sono il nome collettivo delle isole St. Paul, St George e di alcune isole minori. La fascia nera trasversale è la Penisola dell’Alaska.

Le serie utilizzate sono:

  1. Pesca; 11 serie di abbondanza (recruitement), in varie unità.
  2. Biologia; 7 dataset, dall’indice di diversità al numero di cuccioli di foca, allo zoo-plancton.
  3. Indici climatici; 16 serie annuali, dalle variabili più note, come ENSO, PDO, AO (Oscillazione Artica) a quelle più locali come SAI (Siberian-Alaskan Index), SI (Siberian Index), AI (Alaskan Index), SST attorno alle Isole Pribilof, PNA (Pacific-North Atlantic Index).
  4. Variabili atmosferiche; 7 serie di misura del vento quali NS-wind (componente nord-sud del vento vicino alle Isole Priblof nel periodo dicembre-marzo), forza del vento WS (wind stress, in N/m2, lungo la Penisola dell’Alaska), pressione al livello del mare, temperatura superficiale dell’aria.

Tutte le serie sono utilizzate nella forma di anomalie. I periodi di riferimento sono vari e sono riportati nelle intestazioni dei file numerici delle serie.

Qui uso l’aggiornamento al 2016-2017 (ultimo disponibile) delle serie che avevo utilizzato con altri scopi in un post del 2013.
Un esempio per ognuna delle quattro categorie è illustrato in figura 2 (pdf)

Fig.2: Dati e spettro MEM di un esempio per ognuna delle categorie.

Fig.3: Distribuzione dei massimi spettrali relativi alle serie di pesca. La freccia rossa evidenzia la mancanza di picchi tra 18 e 20 anni.

Fig.4: Distribuzione dei massimi spettrali relativi alle serie biologiche. La freccia rossa evidenzia la mancanza di picchi tra 18 e 20 anni.

Fig.5: Distribuzione dei massimi spettrali delle serie climatiche e atmosferiche. La freccia rossa evidenzia la presenza di picchi tra 18 e 20 anni nel 3% delle serie (15 casi). In questo grafico viene mostrato anche l’istogramma dei periodi fino a 30 anni (in basso), per mettere meglio in evidenza l’intervallo di interesse.

Dalla figura 5, il dettaglio delle 15 serie con il massimo “lunare” e il rispettivo periodo evidenzia i due periodi distinti di 18.6 e 18 anni (ricordo che 18 anni e 11 giorni è il ciclo di oscillazione della linea degli apsidi lunari, cioè della linea che congiunge apogeo e perigeo):

 

  • 18.6 yr (9 casi): PDO (18.7), PNA (18.9), SAI (18.6), SI (18.6), PDO WIN (19.3), IRI (18), NPI (19.5), SLPW (18.6), SATW (18.4)
  • 18 yr (6 casi): ENSO (17.9), EPI (17.9), IRI (18), WPI DJF (17.6), WPI MAM (17.9), SATAn (18.2)

Bisogna anche sottolineare che i massimi tra 2 e 10 anni (estremo superiore escluso), tipici di El Niño, sono il 78% del totale (42/54, figura 3) per le serie di pesca (Fish); l’82% (27/33, figura 4) per le serie biologiche (Biology) e il 78% (141/181, figura 5) per le serie climatico-atmosferiche (Indices+Atmosphere). Questi sono numeri molto alti che confermano l’influenza del Pacifico equatoriale anche a latitudini elevate.

Commenti conclusivi
La conclusione che posso derivare da questo lavoro è che il picco “lunare” di 18.6 (e 18) anni, pur essendo presente in 15 serie legate all’oceano, non può essere considerato un fenomeno generalizzato. La bibliografia sull’argomento è ricca ma nessuno a mia conoscenza ha provato ad associare a questo massimo spettrale le serie di differenti variabili climatiche, ben distribuite geograficamente. Un articolo di Dalrymple e Padman (2019) tenta questo approccio basandosi su modelli, ma gli autori stessi esordiscono, nel riassunto, con:

A common belief about tidal sedimentation is that tides are always larger near the equator and negligible at high latitudes. This belief appears to be based on equilibrium tidal theory that predicts the existence of two ocean–surface bulges centered at low latitudes; however, it is a misconception because this theory is a poor model for real-world tides “. Questo è un articolo molto interessante che analizza le cause delle maree alte e basse nella forma di attrazione gravitazionale della Luna e forza centrifuga della Terra (forza di Coriolis) e che conclude il paragrafo sulla Latitudinal distribution of Tidal range con: “In summary, the tidal characteristics of coastal areas are governed by several factors other than latitude.

I lavori che ho tentato di sviluppare in questi ultimi mesi, citati all’inizio, mostrano che il massimo esiste (in alcuni casi e luoghi è più presente che in altri) anche se non sono riuscito ad associarne la presenza alla posizione della Luna (e del Sole)rispetto alla Terra.

È interessante il caso di PDO che a volte viene definita “simil-ENSO” (ENSO-like): sia l’ultimo aggiornamento dal 1845 al 2019 mostrato di seguito come valori medi annuali derivati dalla serie mensile di NOAA-NCDC, che la PDO di BeringClimate (dal 1900 al 2016) presentano un picco nell’intervallo di interesse: 19 anni nel primo caso e 18.7 nel secondo. Sarebbe ragionevole pensare che i dati siano gli stessi (entrambi sono siti NOAA) e quindi la differenza di periodo pone limiti alla precisione con cui si possono apprezzare i periodi: spesso, ad esempio in Treloar (2002), si definiscono i periodi con 3-4 cifre decimali e con questi numeri si fanno deduzioni sulle armoniche dell’una o dell’altra frequenza fondamentale. Io ritengo che 1 cifra decimale (in qualche caso 2) sia sufficiente per contenere l’incertezza complessiva connessa con le fluttuazioni dei dati (che, ricordo, sono quasi sempre frutto di elaborazioni anche complesse e sono quindi stime e non dati, cioè misure, in senso stretto) e con le incertezze (ad esempio troncamenti numerici) del processo di calcolo.

Fig.6: Dati e spettro della serie NOAA-NCDC di PDO dal 1845 al 2019. Il massimo a 19 anni è il più potente dell’intero spettro.

 

 

Tornando alla PDO, Yasuda (2018) spinge molto sul concetto di “ENSO-like”, credo con lo scopo di sostenere che il massimo presente nella PDO possa essere esteso anche ad ENSO; questo non è vero, dato che ENSO (in particolare ONI, l’Oceanic Niño Index ma anche gli spettri delle quattro “zone Niño”, v. questo grafico) non mostra mai il massimo attorno a 18.6 anni, ma solo alcune armoniche non sempre definibili chiaramente (ad esempio, 4.65 e 4.7; 3.66 e 3.51 anni, che sono armoniche di massimi diversi, cioè 18.6 e 1.17 anni, e non è chiaro come debbano essere usati).

L’impressione generale che ne ricavo è che siano disponibili troppi cicli, a cui si vuole associare un condizionamento esterno, ricavati da valori che usano una precisione maggiore di quella consentita dai dati e dagli algoritmi.

Bibliografia

  • Dalrymple R.W. and Padman Laurie: Are Tides controlled by Latitude?. In Latitudinal Controls on Stratigraphic Models and Sedimentary ConceptsSEPM Special Publication No. 108, 2019, SEPM (Society for Sedimentary Geology), ISBN 978-56576-346-3, eISBN 978-56576-347-0, p. 29–45. https://doi.org/10.2110/sepmsp.108.03.
  • Parker K.S., Royer T.C. and Deriso R.B.: High-latitude climate forcing and tidal mixing by the 18.6-year lunar nodal cycle and low-frequency recruitment trends in Pacific halibut (Hippoglossus stenolepis), in Climate change and northern fish population, Ed. R.J.Beamish, Can. Spec. Publ. Fish. Aquat.Sci., 121, 1995.
  • Royer T.C.: High‐latitude oceanic variability associated with the 18.6‐year nodal tideJGR98, C3, 4639-4644, 1993. https://doi.org/10.1029/92JC02750
  • Treloar N.C.: Luni-solar tidal influences on climate variabilityInternational Journal of Climatology22, 1527-1542, 2001. doi:10.1002/joc.783
  • Yasuda I.: Impact of the astronomical lunar 18.6-yr tidal cycle on El-Niño and Southern OscillationScientific Reports8, 15206, 2018. doi:10.1038/s41598-018-33526-4

 

I grafici e i dati di tutte le serie sono disponibili nel sito di supporto
Un elenco dei casi in cui si osserva il massimo a 18-20 anni si trova in questo sito

 

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Le Previsioni di CM – 1/7 Giugno 2020

Posted by on 01:32 in Attualità | 1 comment

Le Previsioni di CM – 1/7 Giugno 2020

Queste previsioni sono a cura di Flavio

————————————————————–

Situazione sinottica

Una fascia anticiclonica si estende alle alte latitudini dal medio Atlantico alla Scandinavia. Sul suo bordo orientale aria fresca di recente origine artica scivola verso sud in direzione dei Balcani e della penisola ellenica. A sud del ponte anticiclonico, l’aria più fresca in moto regrogrado dall’Europa centro-orientale va a contrastare con aria calda e umida sul vicino Atlantico, dando origine ad un minimo chiuso di geopotenziale che agisce tra le Azzorre e l’Iberia. L’Italia resta ai margini delle due figure depressionarie citate, in un contesto caratterizzato da valori piuttosto bassi del geopotenziale e gradiente barico lasco al suolo (Fig. 1).

Nel corso della settimana il ponte anticiclonico citato sarà bucato da una avvezione piuttosto intensa di aria artica che muoverà dallo stretto di Fram in direzione dell’Islanda e successivamente delle isole britanniche, dilagando poi sull’Europa centrale dove si organizzerà una vasta area depressionaria estesa dall’Iberia al Mar Baltico. L’Italia resterà interessata piuttosto marginalmente, con le regioni settentrionali più esposte al richiamo di aria umida e instabile dal Mediterraneo, e quelle meridionali più protette in ragione della risalita di aria calda pre-frontale dal Nordafrica (Fig.2).

—————————–

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì residue condizioni di instabilità al Meridione con gli ultimi rovesci sulle zone costiere nelle prime ore del mattino, e qualche rovescio sparso nelle ore più calde sull’Appennino. Sul resto del Paese generali condizioni di tempo soleggiato.

Temperature stazionarie. Maestrale moderato sull’Adriatico centro-meridionale.

Martedì tempo soleggiato su tutto il Paese, con incremento della nuvolosità pomeridiana sulle Alpi e Appennino centro-settentrionale, associato a temporali sparsi che in serata tracimeranno sulla Valpadana orientale e alto Adriatico.

Temperature stazionarie o in lieve aumento al Centro-Nord. Ancora qualche refolo di maestrale su basso Adriatico e Ionio.

Mercoledì si intensifica l’instabilità con temporali diffusi al Nord dalla tarda mattinata e fenomenologia temporalesca sparsa sulla dorsale appenninica in sconfinamento locale sulle coste adriatiche. Ampi spazi di sereno sui versanti tirrenici.

Temperature in ulteriore lieve aumento al Centro-Sud. Ventilazione generalmente debole.

Giovedì si attenua l’instabilità sulle regioni centrali e meridionali peninsulari con prevalenza di tempo stabile e soleggiato. Persiste fenomenologia temporalesca diffusa, anche intensa, sull’arco alpino, con locali sconfinamenti sulla Valpadana.

Temperature stazionarie, ventilazione tesa dai quadranti meridionali.

Venerdì nuova passata temporalesca al Nord con fenomeni diffusi e localmente abbondanti fin dalle prime ore del mattino, in trasferimento veloce verso est. Sul resto del Paese nuvolosità irregolare con rovesci e temporali sparsi, specie sulle zone appenniniche. Miglioramento generale in serata.

Tempeture in temporaneo aumento all’estremo Sud. Ancora venti tesi dai quadranti meridionali.

Sabato probabile peggioramento sulle regioni centro-meridionali con temporali diffusi, localmente di forte intensità, e miglioramento in serata. Domenica permangono condizioni di debole instabilità su tutto il Paese con qualche rovescio o temporale sparso, specie al Nord e sui rilievi peninsulari.

Temperature stazionarie. Ventilazione vivace occidentale sui bacini di ponente.

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Come prima, più di prima

Posted by on 07:08 in Attualità | 9 comments

Come prima, più di prima

A metà gennaio, proprio mentre il COVID19 dilagava silenziosamente in mezzo mondo all’insaputa di (quasi) tutti, Larry Fink, al secolo CEO di Blackrock (il più grande gestore privato di investimenti al mondo) sentenziava: “La crisi climatica rimodellerà la finanza mondiale”. Un modo molto elegante per annunciare urbi et orbi l’imminente spostamento di trilioni di dollari sui mercati finanziari a tutto beneficio delle società che strizzano l’occhio al gigantesco business del Green. Ché salvare il mondo dal global warming è molto bello, specie se con questo pretesto si riesce a gonfiare la nuova bolla finanziaria verde con cui i Migliori intendono sostituire quella ormai abusata dell’high tech.

A quattro mesi da quell’annuncio, mentre ancora si fanno i conti con l’epidemia che ha messo in ginocchio le economie di tutto il Pianeta, il nastro della narrativa mediatica si è riavvolto perfettamente, tornando a battere come nulla fosse la grancassa del global warming e degli investimenti gretini che tolgono tutti i peccati del mondo.

Il neo-giornale della famiglia Agnelli, per esempio, ci informa dell’ennesima petizione firmata dai soliti espertoni, a supporto della solita causa. No, non si parla dei 10,000 “scienziati” contro Montagnier, e nemmeno degli 11,200 “scienziati” contro i 500 dissidenti climatici: roba vecchia, numeri piccoli, da poveracci. Stavolta i firmatari sarebbero (il condizionale è d’obbligo) ben 40 milioni di “medici”, il che fa decisamente più fico perché nel dopo-COVID il medico è molto più spendibile mediaticamente del climatologo. I 40 milioni in questione avrebbero firmato una petizione che, nella sostanza, chiede a gran voce di investire camionate di trilioni di dollari nella lotta al cambiamento climatico e nella decarbonizzazione in risposta al Coronavirus.

La missiva in questione è una sequela di perle imperdibili tra cui spicca questa profonda riflessione squisitamente medica: “Se i governi apportassero importanti riforme agli attuali sussidi per i combustibili fossili, spostandone la maggior parte verso la produzione di energia rinnovabile e pulita, la nostra aria sarebbe più sana e le emissioni climatiche si ridurrebbero drasticamente, alimentando una ripresa economica che, da qui al 2050, darebbe uno stimolo ai guadagni globali del Pil per quasi 100 trilioni di dollari”.

Invece di servirsi delle loro illustri conoscenze in ambito medico per giustificare l’altrimenti inspiegabile collegamento tra coronavirus e “crisi climatica”, questi fantomatici 40 milioni di camici bianchi parlano all’unisono di alta finanza con la padronanza tecnica di Larry Fink. È davvero un mondo meraviglioso, quello dell’informazione globalista: ma se folle oceaniche di medici corrono a firmare petizioni in favore degli interessi di Blackrock, non sarà mica che che tra gli operatori finanziari di mezzo mondo si nasconde una moltitudine di virologi? Viste certe performance televisive, ci sarebbe quasi da sperarlo.

Ma l’afflato climatista post-COVID non si limita certo alle petizioni trilionarie dei soliti migliori. Il “Green” finisce per entrarci sempre, quando si parla di soldi. Forse perché verde è il colore dei dollari. Per esempio, tra le pieghe degli “aiuti europei” annunciati in questi giorni dalle solite entusiaste fanfare mediatiche, si celano elementi decisamente interessanti. Del mirabolante diluvio di 750 miliardi strombazzato dagli italici giornaloni, al netto dei soldi che sono semplicemente prestati, e dei contributi che l’Italia elargisce generosamente all’Unione, restano appena 38 miliardi. Soldi che forse l’Europa elargirà in 4 anni solo a partire dal 2021, e soltanto a condizione che siano investiti secondo priorità identificate dalla stessa Commissione Europea. Priorità ovviamente incardinate sulla “transizione green”.

In altre parole, pare di capire che in risposta all’emergenza del Coronavirus l’Italia riceverà (forse) dall’Europa una mancetta, ma solo a patto che questa sia investita per comprare pale eoliche tedesche, pannelli cinesi e magari qualche macchina elettrica francese imparentatasi di recente con la FCA. Ma non mancano certo i consigli per volare ancora più in alto, con il Vicepresidente della Commissione Europea Timmermans che istruisce l’Italia a convertire l’acciaieria di Taranto a “idrogeno pulito”, consiglio che renderebbe la produzione dell’acciaio 20 volte più costosa rispetto a quella attuale. Un vero affarone, per i concorrenti dell’acciaio italiano.

Certo sarebbe bello poter sfrecciare accanto alle piste ciclabili della Milano-by-Greta con una Peugeot e-208 nuova fiammante alimentata solo da mulini a vento e pannelli solari. Se solo si avessero i soldi per comprare la macchina e pagare una bolletta energetica (ancora) più cara. Eh sì, perché a dispetto della narrativa martellante dei padroni del vapore, sembra proprio che gli italiani abbiano problemi più impellenti da risolvere: secondo un recente sondaggio, infatti, in testa alle nostre preoccupazioni ci sono l’occupazione e l’economia, con l’ambiente fanalino di coda.

Sono davvero tempi bizzarri, quelli in cui si pretende che i cittadini europei, stremati da uno shock economico senza precedenti, diano il sangue per la “riconversione” di un modello energetico efficiente ed economico in uno inefficiente e costoso. Nel nome di un “problema” non percepito dai cittadini stessi come prioritario.

Le intenzioni di Larry Fink, dei suoi fratelli e dei loro media sono sicuramente lodevoli, disinteressate, filantropiche. Eppure qualcosa suggerisce che nonostante i loro generosi sforzi, quella della “transizione energetica” potrebbe non essere una storia a lieto fine.

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Translate »