Effetti Ecosistemici

Ghiacciai artici e antartici

Secondo il database http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/ dell’Università dell’Illinois, le superfici glaciali artiche e antartiche stanno comportandosi in modo diversificato.

Artide: mostra un calo generalizzato delle superfici glaciali marine dal 1997 al 2007, anno dopo il quale si assiste ad una relativa stabilizzazione. Secondo i dati forniti dal Polar Science Center dell’Università di Washington a tale stabilizzazione delle superfici ha fatto seguito dal 2010 la stabilizzazione del volume del ghiaccio marino cui è seguito dal 2012 un incremento del volume stesso (http://psc.apl.uw.edu/research/projects/arctic-sea-ice-volume-anomaly/).

Antartide: manifesta una graduale espansione a partire dagli anni ‘90 ed il guadagno in volume di ghiaccio oggi eccede le perdite (Zwally H.J. etal, 2015). Nello specifico i dati ICESat 2003–08 mostrano guadagni in massa annui di 82 ± 25 Gt che riducono l’aumento del livello del mare di 0.23 mm per anno mentre i dati dell’European Remote-sensing Satellite (ERS) 1992–2001 indicano un guadagno annuo simile (+112 ± 61 Gt).

Spingendosi indietro nel tempo si deve segnalare che i sondaggi eseguiti sulla calotta glaciale groenlandese dalla NASA mostrano che la massa glaciale groenlandese proviene in gran parte dall’olocene o dalla fase glaciale di Wurm, mentre pochissimo proviene dall’interglaciale precedente e nulla è più antico (Mc Gregor et al., 2015). A ciò si aggiunga che sulla scogliera di Orosei è presente un battente di 125mila anni orsono che è di 8 metri al di sopra del livello marino attuale e che dimostra come le calotte glaciali fossero a quel tempo in gran parte fuse (Antonioli e Silenzi, 2007). Tutto ciò dimostra la potenza degli interglaciali precedenti al nostro nello sciogliere le calotte glaciali e ci spinge a domandarci quale fosse la causa che ha dato luogo a così imponenti processi di fusione delle calotte polari in assenza delle emissioni di CO2 umane. Una domanda che per ora resta senza risposta e che costituisce una delle più palesi eccezioni alla teoria dell’Anthropogenic Global Warming (AGW).

Ghiacciai montani

Tali ghiacciai sono con poche eccezioni  in arretramento come risulta dal catasto globale del World Glacier Monitoring Service (http://wgms.ch/latest-glacier-mass-balance-data/). Tale fenomeno è in atto dagli anno ’80 del XX secolo dopo una fase di avanzamento che aveva interessato la maggior parte dei ghiacciai a partire dagli anni ’50 ed è evidente per quanto riguarda i ghiacciai alpini.

Occorre comunque rammentare anzitutto che l’estensione dei ghiacciai dipende da un bilancio apporti-perdite che è legato non solo dalla temperatura ma anche alle precipitazioni. Ciò detto si deve dire che recenti lavori scientifici hanno evidenziato che durante l’Olocene in ambito alpino si sono registrate diverse fasi con copertura glaciale inferiore rispetto a quella attuale, tant’è vero che per alcuni ghiacciai si parla di neo-glaciazione dopo un’estinzione avvenuta nel corso dell’optimum medioevale (per inciso si parla di neo-glaciazione anche per l’unico ghiacciaio appenninico, il ghiacciaio del Calderone nel gruppo del Gran Sasso).

Più in particolare secondo Hormes et al. (2001) nelle Alpi centrali i ghiacciai sarebbero stati più arretrati rispetto ad oggi per ben 8 volte dopo la fine dell’ultima era glaciale e cioè nei periodi 9910–9550 BP4, 9010–7980 BP, 7250–6500 BP, 6170–5950 BP, 5290–3870 BP, 3640–3360 BP, 2740–2620 BP e 1530–1170 BP. Inoltre Goehring et al. (2011), applicando a rocce oggi esposte un metodo di datazione basato su 14C/10Be hanno ricavato che il ghiacciaio del Rodano dopo la fine dell’ultima glaciazione è stato meno esteso di oggi per 6500+/-2000 anni e più esteso per 4500+/-2000 anni. Tali evidenze potrebbero rivelarsi utili sia per giustificare la traversata delle Alpi da parte di Annibale nell’autunno dle 218 a.C. (Newmann, 1992) o le eccezionali condizioni dei passi  alpini fra valle d’Aosta e Vallese documentata dagli studi di Umberto Monterin (Crescenti e Mariani, 2010).

Mortalità da eventi termici estremi

A livello globale la mortalità nella popolazione da eventi termici estremi è nettamente più spiccata per il freddo che per il caldo. Uno studio a livello globale condotto da Gasparrini et al. (2015) e pubblicato su Lancet giunge alla seguente conclusione: ” La maggior parte del carico di mortalità globale correlato alla temperatura è riconducibile al contributo di freddo. Questo dato di fatto ha importanti implicazioni per la progettazione di interventi di sanità pubblica volti a ridurre al minimo le conseguenze sulla salute di temperature negative, e per le previsioni di effetti futuri degli scenari del cambiamento climatico.”

In sostanza l’aumento delle temperature globali si sta traducendo in una diminuzione della mortalità da eventi termici estremi che è evidenziata per l’Europa (Healy, 2003) e per gli USA. Ciò non toglie che non si debba prestare attenzione ad evitare la mortalità da caldo, soprattutto per quel che riguarda gli areali urbani, il cui disagio termico è tuttavia ascrivibile a fattori di carattere locale quali l’isola di calore urbano.

Mortalità da disastri naturali

La Federazione Internazionale delle Croci Rosse e Mezzalune Rosse (http://www.ifrc.org)   ha pubblicato l’edizione 2015 del proprio “World disasters report”, che riporta dati su disastri naturali e tecnologici per il decennio 2005-2014 e che è consultabile all’indirizzo http://ifrc-media.org/interactive/wp-content/uploads/2015/09/1293600-World-Disasters-Report-2015_en.pdf

Dal report risulta che il 2014, con un totale di 518 disastri naturali contro una media decennale di 631, è stato l’anno con il numero minimo di disastri di tutta la serie considerata e che minimo è risultato anche il numero dei morti (13847 contro una media di 83934). Il natural disaster database (http://www.emdat.be/) mostra dati analoghi con numero di disastri naturali in rapido calo dopo un picco toccato nel 2000 ed il numero di morti che, seppur con grande variabilità da un anno all’altro presenta un trend generale improntato al calo.

Livello degli oceani

Il sito http://climate.nasa.gov/vital-signs/sea-level/ riporta dati CSIRO (serie da boe 1870-2000) e Nasa (serie satellitari 1993-2015). Si osserva che dal 1870 al 2000 il livello è salito di 20 cm il che corrisponde ad un incremento di 1.5 mm/anno.

I dati da satellite (reperibili anche qui; http://sealevel.colorado.edu/) indicano invece che dal 1993 al 2015 l’aumento totale è stato di 8 cm, il che corrisponde ad un incremento di 3.24 mm/anno.

Acidificazione degli oceani

Le superfici marine avevano pH di 8.2 / 8.3 nel pre-industriale mentre oggi l’acidità è calata a 8.1 e dovrebbe portarsi a 7.7 / 7.9 nel 2100). I livelli di certezza riguardanti la risposta degli ecosistemi marini al calo del pH sono più bassi.  A tale proposito occorre citare il lavoro di Georgiou et al. (2015) il quale con un esperimento di arricchimento in CO2 dell’oceano ha dimostrato la capacità dei coralli di garantire l’omeostasi in termini di pH durante la calcificazione ,il che implica un elevato grado di resilienza rispetto all’acidificazione degli oceani. Peraltro gli autori scrivono  che tale fenomeno non era stato fin qui posto in evidenza perché si era operato solo in ambienti di laboratorio senza mai eseguire verifiche sperimentali in “campo aperto”.

Produzione di cibo

Grazie alle innovazioni tecnologiche introdotte in agricoltura nei settori della genetica e delle tecniche colturali, cui si sono associate la mitezza del clima a valle della piccola era glaciale ed i crescenti livelli di CO2, le produzioni delle culture che nutrono il mondo (mais, riso, frumento, soia) sono aumentate in termini prima impensabili, quintuplicandosi o sestuplicandosi negli ultimi 100 anni. Tale fenomeno è tuttora in corso tant’è vero che le statistiche FAO (http://faostat3.fao.org) indicano che nel periodo che và dal 1961 al 2013 la produttività del frumento è triplicata, passando  da 1.24 t/ha a 3.26 t/ha (+200% e cioè +3.8% l’anno), la produttività del mais è quasi triplicata, passando da 1.9 a 5.5 t/ha (+183% e cioè +3.5% l’anno), quella del riso è più che raddoppiata, passando da 1.9 a 4.5 t/ha (+140% e cioè +2.6% l’anno) e più che raddoppiata è infine quella della soia che è passata da 1.2 a 2.5 t/ha (+119% e cioè +2.3% l’anno). Peraltro il sensibile incremento delle rese ettariali delle principali colture agrarie cui assistiamo da oltre un secolo ha ridotto la percentuale di esseri umani sottonutriti passati dal 50% della popolazione mondiale nel 1945 al 37% del 1971 e al 10.7% della stessa nel 2015. Sempre secondo la FAO (http://faostat3.fao.org/home/E) il numero di sottonutriti, si è ridotto dagli 1,01 miliardi del 1991 ai 793 milioni del 2015.

Al riguardo si sottolinea che:

  1. un “clima impazzito” non potrebbe in alcun modo giustificare incrementi produttivi tanto significativi
  2. se il riportare con una bacchetta magica la CO2 ai livelli per-industriali è per molti un sogno, per chi scrive è un vero incubo in quanto la produzione annua delle colture agrarie calerebbe grossomodo del 20-30% (Araus, 2003; Sage, 1995; Sage & Coleman, 2001), dando luogo una catastrofe alimentare senza precedenti.

Per quanto riguarda le produzioni zootecniche la produzione globale di carne presenta un regolare trend in salita che ha portato da 71 milioni di tonnellate del 1961 a 310 milioni del 2013 mentre la produzione di latte nello stesso periodo è passata da 344 a 769 milioni di tonnellate.

Un dato interessante e per molti versi complementare rispetto alla produzione agricola è costituito dalla produzione da pesca commerciale e da allevamenti di pesce.  Secondo i dati FAO (2014) il prodotto della pesca commerciale è cresciuto con regolarità passando dai 25 milioni di tonnellate di pescato del 1950 ai 89 milioni di tonnellate del 1988, anno a partire dal quale la produzione globale si è stabilizzata. In sostanza dagli anni ‘70 si coglie una correlazione positiva molto stretta fra l’andamento delle temperature globali e il quantitativo di pescato. Al contempo si sta assistendo a una crescita molto robusta della produzione di pesce da allevamento che nel 2012 ha raggiunto quantitativi di circa 67 milioni di tonnellate, sempre più vicini a quelli ottenuti dalla pesca del selvatico che sempre nel 2012 hanno raggiunto le 91.3 milioni di tonnellate, di cui 79.7 provengono  da pesca in acque marine.

Global greening

Il fenomeno è anch’esso effetto degli accresciuti livelli atmosferici di CO2, in virtù dei quali  non solo le piante crescono di più ma sono anche meno esposte al rischio di siccità in quanto, trovando più facilmente la CO2 nell’atmosfera, possono permettersi si produrre meno stomi limitando così le perdite idriche. Il global greening sta oggi facendo arretrare i deserti in tutto il mondo (sia i deserti caldi delle latitudini tropicali sia quelli freddi delle latitudini più settentrionali) come ci dimostrano in modo inoppugnabile le immagini satellitari (Hermann et al., 2005; Helldén e Tottrup, 2008; Sitch et al. 2015).

Le Previsioni di CM – 8 / 14 Gennaio 2018

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Le Previsioni di CM – 8 / 14 Gennaio 2018

Le Previsioni di questa settimana sono di Fabio Campanella

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Situazione ed evoluzione sinottica

Innanzitutto buon anno a tutti i lettori di Climate Monitor!

Il 2018 ha esordito con un vortice polare forte, dovuto non solo ad una predisposizione della stratosfera a raffreddarsi notevolmente rispetto alla media trentennale ma anche dalle precedenti vicende troposferiche con i flussi di calore risultati forti e divergenti verso il polo con il contributo essenziale della wave pacifica. Tale evoluzione come da letteratura scatena una serie di eventi riassumibili in 3 fasi:

  • Riscaldamento dovuto ai continui flussi di calore in propagazione verso la stratosfera, e, in questo caso, instaurazione di un canadian warming per l’afflusso prevalente in onda 1 (wave pacifica).
  • Compressione del vortice polare che diventa spesso ellittico e “fitto” da un lato. Core del vortice che viene dislocato dal polo (displacement) accompagnato da un aumento delle velocità zonali alle quote medio-alte.
  • Risoluzione del warming ed approfondimento del vortice il quale si raffredda notevolmente e tenta di riconquistare la sua sede naturale (Polo). Tale dinamica favorisce la propagazione verso il basso sia delle velocità zonali che del raffreddamento con aumento delle vorticità soprattutto ad est del precedente riscaldamento, in questo caso nell’area Atlantica.

Questa particolare evoluzione determina una esplosione di vorticità e del getto in uscita dal continente americano e, grazie alla persistenza dell’onda pacifica, un accanimento del core del vortice sul Canada ed America Nordorientale in genere ove,  guarda caso, si sta manifestando un periodo tra i più gelidi degli ultimi decenni. Di risposta tale pattern favorisce tutt’altro in Europa dove va a prevalere ancora una volta la NAO positiva, l’Eastern Atlantic/Western Russian negativo e l’East Atlantic Pattern positivo, una terna che determina le condizioni tra le più miti che si possono manifestare. Difatti come possiamo vedere nella figura 1 (Fonte WeatherBell http://www.weatherbell.com), nell’ultima settimana le anomalie positive in Europa sono diventate pesanti con l’estremo est che sperimenta anomalie di oltre i 16°C.

Figura_1

A breve non è prevista alcuna modifica a questo pattern attuale, favorendo quindi ancora un assetto Europeo volto verso NAO positiva, EA positiva ed EA/WR negativa. Di conseguenza continueranno a traslare dal continente americano forti depressioni associate a tempeste dirette prevalentemente verso Inghilterra ed Europa settentrionale mentre l’Europa meridionale sarà marginalmente coinvolta da questi passaggi  i quali risulteranno talora molto miti talora freschi a seconda della provenienza dei venti. Tuttavia ci sono da segnalare alcune varianti al tema:

  • Nei prossimi giorni assisteremo all’instaurazione di un breve episodio di Scandinavian Pattern Positivo dovuto all’attuale oscillazione in senso verticale del getto in entrata sull’Europa.
  • Per la causa di cui sopra si avrà un raffreddamento abbastanza repentino di tutta l’Area Russo-Siberiana, ad ora interessate da forti anomalie positive.
  • L’aumento della divergenza del getto in uscita dal continente Americano causato dal pattern Scandinavo (opposizione alle westerlies dovute alla presenza ad est di aria molto fredda). Solitamente questo evento favorisce l’abbassamento della latitudine del fronte polare in entrata sull’Europa ed il calo seppur modesto della NAO.

Queste 3 varianti, ad oggi ancora da confermare e soggette a progressivi “tuning” nella loro magnitudo ed espressione, potranno tracciare il futuro dell’inverno sull’Europa e conseguentemente sulla nostra Penisola.

La prossima settimana la possiamo definire “interlocutoria”. I modelli deterministici mostrano scarsa stabilità già a medio termine (Figura 2. Fonte www.wetterzentale.de) anche se traspare la possibilità almeno fino a tutta la seconda decade di gennaio e parte della terza del prosieguo del pattern attuale grazie alla rinnovata presenza di forti correnti zonali in uscita dal comparto americano.

Quindi nella settimana dall’8 gennaio al 14 gennaio assisteremo al passaggio della saccatura attualmente presente in Spagna in trasferimento graduale verso levante con la cessazione graduale dell’episodio sciroccale e l’instaurazione di correnti più fresche le quali riporteranno le temperature intorno alle medie stagionali.

Figura_2

Previsioni del tempo sull’Italia (basate su modello Ecmwf a 13 km)

Lunedì:  Avanza verso nordest la bassa pressione sulla Spagna facendo ulteriormente peggiorare il tempo sulle Regioni Nordoccidentali italiane. Aumento delle precipitazioni anche di forte intensità su Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta con nevicate copiose oltre i 1.400/1.600 metri di quota. Estensione delle precipitazioni su alta Toscana, Lombardia e su Triveneto con nevicate a quote più alte. Altrove nuvolosità irregolare con schiarite più ampie su medio Adriatico, Sicilia e Sardegna con conseguenti mari molto mossi o agitati. Venti da scirocco su tutti i mari, di grecale esclusivamente su Mar Ligure. Temperature stazionarie molto sopra la media specie al Sud e nelle minime con punte di 20° su Sicilia, Calabria e Puglia.

Martedì: Attenuazione delle precipitazioni sul Nordovest mentre aumentano su tutto l’Arco alpino  con nevicate intorno ai 1.500 metri, altrove nuvoloso o coperto con qualche pioggia su Toscana e Lazio specie dal pomeriggio-sera. Venti di scirocco su Adriatico, Ionio, canale di Sicilia, di Libeccio su Tirreno settentrionale e Liguria. Mari molto mossi specie su Adriatico e Ionio. Temperatura stazionaria al Nord, in calo su centrali tirreniche, Sardegna, Toscana e Lazio; temperature stazionarie su livelli primaverili (o autunnali che dir si voglia) altrove.

Mercoledì: Passi avanti verso levante della struttura depressionaria. Miglioramento al Nord con cielo molto nuvoloso ma senza precipitazioni. Schiarite sulle regioni Centrali, tempo più chiuso e piovoso tra Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Sicilia. Sul resto del sud ancora in attesa con peggioramento più organizzato a partire dalla serata. Venti ancora di scirocco su Adriatico Meridionale, Ionio. Da maestrale su Tirreno centromeridionale, canale di Sicilia, Adriatico centro-settentrionale. Moto ondoso sempre vivace su Canali di Sardegna, Sicilia, Ionio e basso Adriatico. Temperature in ulteriore lieve calo al Centronord specie Tirrenico, in diminuzione più decisa altrove specie nei valori minimi.

Giovedì: Nuvolosità irregolare un po’ su tutta la Penisola con coperture più intense al Nord specie lato Adriatico. Schiarite al Sud e sulla Sicilia. Qualche pioggia su Sardegna, Sicilia occidentale e Toscana. Dal pomeriggio peggiora su tutto il versante Tirrenico centro meridionale con piogge sparse. Nevicate oltre i 1.500 metri sull’Appennino Centrale con abbassamento della quota neve dalla serata. Venti a circolazione ciclonica: da nordest sui mari settentrionali, da maestrale su Sardegna, da ovest su canale di Sicilia, da sudovest su Ionio. Temperatura diminuzione al Nord e zone Tirreniche; stazionaria sul basso Adriatico e sulle zone Ioniche.

Venerdì: Ulteriore traslazione della bassa pressione verso levante con attenuazione delle precipitazioni su medio e basso adriatico e soprattutto sulle zone ioniche e Sicilia. Residue nevicate sull’Appennino centro-meridionale oltre i 1.000 metri. Altrove nuvolosità variabile con ampie schiarite su Lazio, Toscana, regioni nordoccidentali. Venti forti di maestrale su Sardegna e canale di Sicilia, moderati di tramontana su medio-basso Adriatico e Ionio. Temperatura in diminuzione su medio e basso Adriatico, zone ioniche e Sicilia, stazionarie al Centro e alto Adriatico, in lieve aumento su Toscana e regioni Nordoccidentali.

Sabato*: Si allontana la bassa pressione Spagnola verso la Grecia. Tempo che migliora ovunque con residui annuvolamenti sul Sud Peninsulare e medio Adriatico. Altrove poco nuvoloso ma con aumento della nuvolosità al Nord e Sardegna per il sopraggiungere di una nuova perturbazione atlantica. Venti ancora moderati di maestrale con rinforzi su  basso Adriatico e Ionio, temperatura stazionaria o in lieve aumento al Sud e zone centrali.

Domenica*: Rapido peggioramento su tutte le regioni con qualche pioggia essenzialmente su Sardegna e al Nord in rapida traslazione verso levante. Nevicate oltre i 1.200/1.500 metri su Appennino centrale. Venti in rinforzo dai quadranti meridionali. Temperatura in aumento al Sud e sul medio Adriatico, in calo al Nord specie versante occidentale e Sardegna, stazionarie altrove.

(*): vista l’estrema incertezza a medio termine dei modelli matematici di previsione le due giornate asteriscate hanno un grado di affidabilità molto bassa al momento pertanto invito a prenderle come linea di tendenza.

Alla prossima.

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Ci Credereste? Con il Meteo siamo Fortunati!

Posted by on 08:00 in Attualità | 7 comments

Ci Credereste? Con il Meteo siamo Fortunati!

Alt, non si tratta di iniziare a scommettere sul tempo (magari qualcuno lo fa già…). Né di dichiarare una volta per tutte che quando le previsioni vanno bene prevale l’elemento dea bendata. Si tratta piuttosto di prendere atto dei numeri.

Ora, tra tutti quelli che, letteralmente, ci sovrastano al giorno d’oggi, quali numeri ci interessano di più? Suppongo di fare la parte del facile profeta se asserisco che quelli a cui teniamo di più sono i numeri con cui si pesano le nostre tasche. Ebbene, numeri alla mano, il mondo, questo malandato mondo, ci sta regalando un periodo meteorologicamente fortunato, se guardato dalla prospettiva dei danni causati dagli eventi estremi.

Sorpresi? Pensavate esattamente il contrario? Bé, è comprensibile, perché la propag… ehm, la comunicazione su queste cose spesso i numeri non li guarda proprio, specialmente se non fanno scopa con il messaggio che si ritiene debba essere trasmesso.

Eppure ecco qua, da quelli che sui numeri ci campano e a cui, forse piacerebbe anche che fossero un po’ diversi.

Per gentile concessione di Roger Pielke Jr, che si occupa da anni di queste cose, quello che vedete qui sopra è il grafico aggiornato delle perdite materiali causate da eventi meteorologici estremi in relazione al PIL globale (GDP). Pielke, che ha lasciato da tempo il dibattito sul clima in quanto stufo di sentirsi dare del venduto perché si ostinava ad attenersi ai numeri, ci tiene a sottolineare che questi dati NON devono essere usati per disquisire di trend climatici. Per quello, dice, ci sono appunto i dati climatici, che peraltro dicono la stessa cosa: per quanto vi sia stato sin qui raccontato il contrario, con riferimento agli eventi estremi, alluvioni, uragani, tornado et similia, non ci sono trend significativi.

Però si diceva di un mondo fortunato. In effetti, le perdite materiali sono in costante diminuzione da 25 anni, anche se il 2017, che ha visto il ritorno degli uragani sulle coste USA, esce decisamente fuori norma, come del resto avevano fatto ma con il segno opposto gli anni che lo hanno preceduto da vicino.

Si può far meglio? Più che altro si deve, sperando però che la fortuna continui…

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Chi siamo, da dove veniamo ma, soprattutto, che clima facciamo?

Posted by on 12:56 in Attualità | 11 comments

Chi siamo, da dove veniamo ma, soprattutto, che clima facciamo?

Quanti tra quelli che leggono si ricordano le massime di Catalano? Erano una delle cose più spassose della trasmissione “Quelli della notte” di Renzo Arbore. Nonostante siano passati più di 30 anni, l’arte di dire cose scontate e farle passare per grandi verità è più che mai attuale. Trova ospitalità persino nelle riviste scientifiche.

Ecco qua, da Nature Climate Change:

Linking models of human behaviour and climate alters projected climate change

Che, nell’interpretazione di Science Daily diventa: Curbing Climate Change (dove curbing sta per frenare, contenere…).

Dunque sembra che se nelle proiezioni climatiche non si tenga conto di come reagisce la gente ad una “adeguata” comunicazione della percezione del rischio. Applicando un apposito modello che dovrebbe simulare le nostre reazioni in relazione a come ci viene spiegato quello che succede, ci sarebbero molte più possibilità di successo nel contenere le emissioni.

Ergo, non bastano gli elementi di incertezza di un livello di conoscenza delle dinamiche climatiche nel lungo termine, non basta il buio più assoluto su quelli che potranno essere gli scenari delle emissioni del futuro, ora, aggiungendo anche un po’ di sane scienze sociali, la rappresentazione del mondo virtuale del futuro verrà anche meglio.

Ecco spiegato perché i grandi comunicatori si stanno dannando l’anima in questi giorni per spiegare a tutti quelli che popolano gli Stati Uniti centro-orientali che questo inverno così come nella maggior pare di quelli più recenti, da quelle parti si crepa di freddo perché il mondo è più caldo; nella fattispecie, l’Artico è più caldo. Infatti adesso ha una temperatura media di 26°C sotto zero… Mi è capitato anche di leggere su Twitter in questi giorni che tale “calore” riverserebbe grandi quantità di energia fredda verso le medie latitudini… Energia fredda, chiaro no?

Comunque, è abbastanza lapalissiano che se sottoposti ad adeguata comunicazione del rischio, reale o presunto che sia, diventeremmo tutti più bravi e, soprattutto, molto più disposti a fare sacrifici. Questo, oltre che a farci camminare per mano verso la salvezza del pianeta, restituirebbe anche previsioni climatiche migliori.

Quindi, che aspettate?

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Novità sulla Sidebar: Indici per meteointenditori

Posted by on 17:09 in Attualità | 0 comments

Novità sulla Sidebar: Indici per meteointenditori

Un piccolo spin off meteorologico, una repository di quegli indici e teleconnessioni che chi se ne intende va a controllare praticamente ogni giorno.

Dalla stabilità delle performance dei modelli previsionali alle dinamiche della circolazione emisferica; da quelli noti e stabilmente riconosciuti in letteratura a quelli che, letteralmente, stiamo sperimentando da anni nel tentativo di trovare (senza speranza) la pietra filosofale dell’atmosfera.

Sulla nostra sidebar da oggi, basta fare click sull’immagine che, per chi se ne intende, è altamente evocativa 😉

Buona navigazione

gg

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Le origini dell’AGW

Posted by on 09:07 in Attualità | 5 comments

Le origini dell’AGW

Vi siete mai chiesti come e perché il clima sia diventato un problema? Come e perché sia stato creato l’IPCC? Quale obbiettivo fosse perseguito all’inizio e quali altri ne siano stati aggiunti nel tempo? Pensate che il problema fosse capire come e se le attività umane hanno un impatto sul clima?

Bé, è appena uscito un libro su cui Judith Curry ha scritto un lungo post sul suo blog, con molti estratti e con molte informazioni interessanti.

Questo è il post: Manufacturing consensus: the early history of the IPCC

Questo è il libro: SEARCHING FOR THE CATASTROPHE SIGNAL:The Origins of The Intergovernmental Panel on Climate Change

E pensare che tutto è iniziato per far prevalere il nucleare sul carbone…

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#PolarVortex e dintorni

Posted by on 07:00 in Attualità | 25 comments

#PolarVortex e dintorni

Nonostante il più classico degli esempi di interessato disinteresse da parte dei media, vi sarà magari capitato di apprendere che l’America del Nord è alle prese con una delle più brutali ondate di gelo degli ultimi decenni. Davvero tanto freddo, mentre inoltre si prepara un blizzard sulla costa est per i prossimi giorni che aggiungerà presumibilmente anche molta, moltissima neve a quella già caduta.

Il massimo che abbiamo potuto sentire in termini di commento qui da noi sono stati i rimbrotti e i risolini di scherno riservati alla solita uscita del solito presidente Trump, che ha ironizzato sul fatto che un po’ di sano Global Warming in questi casi non sarebbe stato male (noi ne abbiamo parlato qui: Il Re è Nudo, CM 28 dicembre 2017). Naturalmente, non fosse altro che per scaldarsi un po’, dall’altra parte dell’oceano se ne sta parlando molto di più, con l’hashtag #ItsSoCold che spopola su Twitter e con i thread lanciati da esperti e non solo che si allungano a dismisura.

L’indiziato numero uno, come accade da un po’ di anni ogni volta che fa freddo in Nord America è il Vortice Polare – Polar Vortex, con annesse tutte le sue declinazioni e variazioni sul tema, come il rallentamento del Getto Polare, l’Amplificazione Artica, insomma, tutte le spiegazioni che è possibile dare in chiave clima che cambia e cambia male al fatto che, a volte, d’inverno fa freddo, anche tanto freddo.

Così, mi è capitato di intercettare un tweet di Stefan Rhamstorf, autentica colonna dell’AGW nonché fondatore del blog Real Climate, che recitava così:


Dal momento che di Vortice Polare ne parliamo spesso anche noi la faccenda mi ha incuriosito, così ho risposto chiedendo lumi circa le non meglio specificate antiche e benevole “abitudini” del Vortice Polare. Naturalmente non ho avuto alcuna risposta diretta, ma un altro partecipante al TD si è fatto subito sotto indicando un paper dal quale si evincerebbe che, sì, il fatto che l’Artico si sia scaldato è certamente causa delle ondate di freddo sugli USA.

Il Paper è questo qui:

Meridional and Downward Propagation of Atmospheric Circulation Anomalies. Part I: Northern Hemisphere Cold Season Variability

Una lettura certamente interessante anche se alquanto ostica, in cui si ipotizza e descrive il meccanismo che porta alla propagazione delle anomalie termiche da e verso il polo e, lungo l’asse verticale, tra Stratosfera e Troposfera. Un meccanismo che, si ipotizza, porta all’attenuazione del gradiente longitudinale di temperatura, all’indebolimento del Vortice Polare ed a più frequenti sue incursioni verso le medie latitudini.

Ora, a parte il fatto che l’Artico quest’anno è stato molto meno “caldo” (perdonate le virgolette ma trattasi di caldo mooolto relativo) di quanto non sia accaduto in passato, per continuare la discussione e, diciamo così, inserire un po’ di incertezza in tanta sicumera, ho risposto con il link ad un altro paper, in cui pur affrontando proprio il tema dell’eventuale collegamento tra Amplificazione Artica e eventi di freddo intenso, si sottolinea che tale collegamento è tutt’altro che chiaro e tutt’altro che lineare, fornendo tra l’altro un paio di mappe mentali che vi riporto qui sotto dopo il link al paper:

Nonlinear response of mid-latitude weather to the changing Arctic


Al di là del fatto che a quanto pare i meccanismi che porterebbero ad un rallentamento del getto sembra appartengano più alla stagione estiva che a quella invernale, e questo scagionerebbe il Vortice Polare che nell’emisfero nord d’estate non c’è, quel che mi pare più interessante è la colonna centrale della seconda figura, quella delle cosiddette limitations. Cose di cui, a ben vedere, forse si dovrebbe tener conto, anche quando si muore dalla voglia di attribuire il freddo al caldo.

Comunque, per porre fine alla questione, val la pena ricordare che le dinamiche del Vortice Polare, le sue fasi di debolezza o maggiore compattezza e, in ultima analisi la posizione e l’ampiezza delle oscillazioni (meandri) della corrente a getto che lo circonda, sono abbastanza efficacemente descritte (ahimè ex-post perché sin qui non c’è verso di prevederlo con efficacia) da un indice molto noto, l’Oscillazione Artica, il cui segno positivo indica alta velocità del getto e robustezza del vortice e le cui fasi negative indicano ondulazioni molto ampie del getto e debolezza del vortice. Qui sotto l’AO in tutto il suo splendore pluridecennale (postata da Clive Best nello stesso TD):

E’ necessario sottolineare che le dinamiche descritte e ipotizzate nei paper, così come l’attribuzione del freddo al caldo dovrebbero mostrarsi sotto la forma di un qualsivoglia trend in questa serie? Forse sì, anche se non sembra proprio che ci sia alcuna tendenza. Anzi, a guardar bene, forse nelle ultime decadi c’è stato un po’ più di blu, cosa che, eventualmente, indicherebbe l’esatto contrario di quanto ipotizzato.

Ah, naturalmente, tutto ciò aspettando che il Polar Vortex faccia visita anche a noi ;-).

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Le Previsioni di CM: 2/7 Gennaio 2018

Posted by on 06:59 in Attualità, Le Previsioni di CM, Meteorologia | 0 comments

Le Previsioni di CM: 2/7 Gennaio 2018

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione ed evoluzione sinottica

Il flusso perturbato atlantico si muove in queste ore pressoché indisturbato in Atlantico per l’azione di un getto polare molto teso in uscita dagli Stati Uniti. Specularmente, l’anticiclone delle Azzorre tende a protendersi lungo i paralleli mantenendosi a latitudini piuttosto basse. Una ondulazione del flusso interessa in queste ore la regione balcanica e la penisola italiana con associate precipitazioni sulle regioni centrali adriatiche e al Meridione. Più a est, l’opposizione di un’area anticiclonica dinamica sulla Russia europea si associa alla risalita di aria piuttosto mite dal Mar Nero in direzione del Mare di Kara, in un contesto comunque mitissimo sulla Russia europea, con il “Polo Nord del freddo” che in questo momento si colloca in prossimità dell’Artico canadese (Fig.1).

Fig.1. GFS, Martedi 2 Gennaio 2018: Geopotenziale e pressione al suolo. Fonte: www.wetterzentrale.de

Nel corso della settimana la situazione è destinata a cambiare nuovamente a causa di importanti pulsazioni anticicloniche su scala emisferica, e segnatamente di quella americana che “regalerà” una nuova ondata di gelo artico agli Stati Uniti centro-orientali, cui farà riscontro una pulsazione anticiclonica sul medio Atlantico. Un nuovo blocco di aria polare marittima si muoverà quindi lungo il bordo orientale dell’anticiclone semi-permanente groenlandese, andando a tuffarsi nel Mediterraneo occidentale. Ne deriverà una vasta ciclogenesi che evolverà molto lentamente in senso zonale per l’opposizione dell’anticiclone dinamico russo che nel frattempo sarà entrato in fase con quello nord-africano. L’evoluzione del vortice a medio termine resta al momento piuttosto incerta, ma è concreta la possibilità di un intenso peggioramento delle condizioni atmosferiche ad iniziare dalle regioni nord-occidentali, con precipitazioni abbondanti e in un contesto comunque mite per l’inevitabile richiamo di correnti molto umide dal basso Mediterraneo (Fig.2).

Fig.2. GFS, Sabato 06 Gennaio 2018: geopotenziale e pressione al suolo. Fonte: www.wetterzentrale.de

In sintesi, una settimana all’insegna di nuove abbondanti nevicate sulle Alpi, seppure confinate più a ridosso dello spartiacque rispetto agli episodi precedenti. Nuvole sparse sul resto del Paese e precipitazioni che interesseranno in misura e frequenza maggiore le regioni meridionali e centrali adriatiche, ma in assenza di eventi di particolare intensità. Sul finire della settimana, probabile nuova svolta perturbata dalle caratteristiche più miti rispetto alle precedenti. A livello emisferico, una nuova irruzione di aria polare sugli Stati Uniti, giusto per rinfocolare la polemica tra scettici e catastrofisti.

Previsioni del tempo sull’Italia

Martedì al Nord generali condizioni di stabilità, con annuvolamenti in mattinata tra Triveneto e Romagna associati a qualche precipitazione. Nevicate sui crinali alpini occidentali con sconfinamenti più probabili sulla Valle d’Aosta occidentale. Ampie schiarite sulle regioni centrali tirreniche e addensamenti nuvolosi frequenti e compatti su quelle adriatiche con precipitazioni diffuse, nevose al di sopra degli 800-1000 metri. Al Sud condizioni di tempo spiccatamente instabile con precipitazioni frequenti sulle regioni peninsulari, anche a carattere di rovescio, e nevose al di sopra dei 1000-1200 metri. Schiarite più frequenti sulla Sicilia con precipitazioni meno organizzate.

Temperature in diminuzione, più sensibile sulle regioni centro-meridionali adriatiche.

Venti di maestrale con rinforzi sui bacini occidentali e sullo Jonio.

Mercoledì cieli molto nuvolosi sulla regione alpina per il passaggio di una perturbazione atlantica, con nevicate diffuse inizialmente al di sopra dei 1500 metri, con quota neve in progressivo abbassamento fino a circa 1000 metri. Le nevicate saranno piuttosto intense sulle Alpi centro-occidentali con accumuli importanti in prossimità dei crinali di confine. Cieli nuvolosi sulla regione padana in assenza di precipitazioni significative. Sul resto del Paese cieli parzialmente nuvolosi per passaggio di nubi alte e sottili con addensamenti più intensi sulla regione appenninica e sul Tirreno meridionale per scorrimento di aria molto umida nei bassi strati, ma con precipitazioni solo episodiche e di debole intensità.

Temperature in aumento al Nord e al Centro.

Venti generalmente di ponente, con rinforzi sui bacini occidentali in ulteriore intensificazione col passare delle ore.

Giovedì ancora neve sulle Alpi in prossimità dei crinali di confine, con quota neve in rapido rialzo sulle Alpi occidentali per venti di caduta. Rapido passaggio nuvoloso su centrali adriatiche sul Meridione peninsulare al primo mattino, associato a precipitazioni sparse in rapida attenuazione già dalla tarda mattinata. Altrove generali condizioni di cielo parzialmente nuvoloso con addensamenti più intensi sulla regione appenninica e sul Tirreno meridionale associati a sporadiche precipitazioni.

Temperature in aumento ovunque, sensibile sulle regioni nord-occidentali e sull’alto Tirreno.

Venti tesi di ponente su bacini occidentali e Jonio. Favonio in azione sulle Alpi occidentali.

Venerdì generali condizioni di stabilità, ma con annuvolamenti sul basso Tirreno e tendenza ad aumento progressivo della nuvolosità sulle regioni nord-occidentali.

Temperature in diminuzione al Nord per cessazione del favonio.

Venti che si dispongono ovunque dai quadranti meridionali, in progressiva intensificazione sui bacini occidentali.

Sabato e Domenica: ulteriore peggioramento delle condizioni atmosferiche sulle regioni di nord-ovest con fenomeni che potrebbero presentarsi diffusi, persistenti e localmente abbondanti, in progressiva estensione alle restanti regioni settentrionali e all’alta Toscana nella giornata di Domenica. Nevicate solo a quote medio-alte per ventilazione molto mite dai quadranti meridionali. Centro-Sud in attesa.

Venti tesi dai quadranti meridionali, temperature in diminuzione al Nord nei valori massimi.

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Il 2017 non è stato l’anno più secco dal 1800

Posted by on 12:03 in Attualità, Climatologia, Media Monitor | 38 comments

Il 2017 non è stato l’anno più secco dal 1800

Cronaca di uno scoop mancato

Con la pioggia di questa notte (9,5 mm registrati alle 8 di questa mattina) ho chiuso le mie rilevazioni del 2017 su Milano. Ho anche acquisito i dati più recenti di Palermo (fonte: SIAS – Regione Siciliana), Padova (fonte: ARPA Veneto), Pisa (fonte SIR Toscana), Genova (fonte GSOD) e Roma (fonte l’amico Costantino Sigismondi) e con tali dati ho aggiornato le mie serie storiche realizzando la tabella sotto riportata, la quale elenca a partire dal più asciutto i 35 anni meno piovosi per 5 delle 6 serie considerate. Le più povere di pioggia sono Milano ove però il 2017 risulta superato dal 1921 e dal 1973 e Genova ove il 2017 viene superato dal 1921 e dal 2007. Il 2017 è sopravanzato da ben 17 annate a Padova, da ben 21 a Roma e addirittura da 35 a Palermo. Genova infine non è inserita in tabella in quanto il 2017, con 846 mm, si colloca addirittura al 99 posto nella serie 1871-2017, in una graduatoria che vede al primo posto fra i meno piovosi il 1944 con 238 mm seguito dal 1873 con 392 mm.

Ne esce un quadro oltremodo lontano dalla retorica dell’”anno più secco dal 1800” di cui si sono riempiti i media a inizio dicembre e di cui abbiamo già discusso su CM (“Il 2017 Anno Più Secco Dal 1800”: Una Frase ad Effetto per una Tesi Scientificamente indimostrabile).

Pertanto come vedete non c’è scoop e difatti a questi dati sarà data ben poca rilevanza sui grandi media i quali ben si guardano dal rimarcare la bufale proprie. Pertanto immagino che nella popolazione nazionale rimarrà impressa l’idea del 2017 come anno terribile per carenza di pioggia, il che non mi sembra un bel servizio reso alla verità.

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Buon anno a tutti i lettori di CM!

Posted by on 00:01 in Attualità | 12 comments

Buon anno a tutti i lettori di CM!

E, grazie di continuare a vivere questa fantastica esperienza con noi.

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L’AGW è tutto intorno a noi

Posted by on 13:46 in Attualità | 7 comments

L’AGW è tutto intorno a noi

Calma, l’anno nuovo non porterà una nuova linea editoriale per CM. Magari, c’è da augurarselo, porterà nuovi progressi scientifici e tecnologici, aiutandoci a capire e conoscere qualcosa di nuovo.

Le premesse ci sono a quanto pare. Conoscenza scientifica a parte, quel che davvero ha fatto la differenza negli ultimi decenni nel settore della meteorologia è stato l’aumento della capacità di calcolo. Modelli sempre più complessi e performanti, possono girare solo su macchine molto potenti. Ma, quelle che stanno per arrivare, faranno sembrare gli attuali supercomputer dei pallottolieri. Leggiamo da Nature:

Quindi si parla di exascale computing, ovvero, sistemi capaci di compiere almeno un esaflops (un miliardo di miliardi – 1018 ) di operazioni al secondo, mille volte più potente del computer petaflops inaugurato nel 2008  (wikipedia).

Quante cose fantastiche si potrebbero fare con una potenza così grande? Progettare l’esplorazione dello spazio? Sviluppare sistemi di trasporto sempre più efficienti? Lascio a voi la scelta delle possibilità, ma mi preme riportare una parte dell’editoriale di Nature per far capire sino a quale profondità il tormentone del clima sia penetrato:

Scientists anticipate that exascale computers will enable them to solve currently intractable problems in fields as varied as climate science, renewable energy, genomics, geophysics and artificial intelligence. That could include pairing detailed models of fuel chemistry and combustion engines in order to more quickly identify improvements that could lower greenhouse-gas emissions. Or it might allow for simulations of the global climate at a spatial resolution as high as a single kilometre. With the right software in hand, “there will be a lot of science we can then do that we can’t do now”, says Ann Almgren, a computational scientist at the Lawrence Berkeley National Laboratory in California.

Ebbene sì, quello di cui l’umanità ha bisogno è simulare il clima con la risoluzione spaziale di 1km. Piccolo problema, velatamente accennato nel virgolettato: “Con il software giusto”, significa che in quelle simulazioni devi sapere cosa metterci. Ad oggi, il downscaling spaziale dei modelli climatici – già inattendibili con passo di griglia di 50-100 km, ha dimostrato di essere del tutto inservibile, perché quella è la scala spaziale del tempo meteorologico, che abbiamo difficoltà a prevedere a quelle dimensioni spaziali oltre le 72 ore, mentre sappiamo essere impredicibile oltre i 7-10 giorni, per la natura caotica del suo evolvere.

Quindi avremo fantastiche macchine superperformanti che ci diranno che clima farà nel giardino di casa tra 10, 30, 50 anni. Continuerà a non essere vero ma, vui mettere?

Ora, pare che la capacità di calcolo dell’ordine degli esaflops potrebbe eguagliare quella del cervello umano. La domanda sorge spontanea: perché continuare a non usarlo?

PS: sul fatto che per alimentare queste macchine per “studiare come ridurre le emissioni” sia necessaria l’energia di intere centrali dedicate ho sorvolato deliberatamente, perché la dissonanza cognitiva si commenta da se.

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