Climate Lab – Bibliografia Generale

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Il Meglio del Peggio – 01/08/2019

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Il Meglio del Peggio – 01/08/2019

Inauguriamo oggi la prima puntata di una rubrica dedicata al meglio dell’infotainment clima-catastrofista. Il Meglio del Peggio, appunto.

Il primo contributo è a firma di Andrea Beretta, uno degli assidui frequentatori di queste pagine, già “consacrato” agli allori di CM con un recente pezzo sul Giro d’Italia. Questo spazio è ovviamente aperto a chiunque voglia contribuire, anche se la sensazione (e l’augurio) è che Andrea sarà un contributore assiduo…

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Questa settimana incominciamo da un giornale che raramente tradisce le aspettative. Il Fatto Quotidiano titola: Clima, la corsa ai condizionatori nelle città europee fa aumentare le emissioni di gas serra”. E già da qui capisci che c’è del potenziale. Potenziale che aumenta a dismisura se notiamo che l’articolo è inserito nella rubrica “Ambienti e Veleni”. Incipit: “Uno studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia ha studiato l’utilizzo di sistemi di raffrescamento in 8 Paesi, da oggi al 2040. Oggi solo il 20% degli europei ha l’aria condizionata in casa contro il 90% del Giappone e il 72% dell’Australia, ma l’aumento è inarrestabile”.

Pur con tutti gli sforzi del caso, non si capisce bene dove stia il clamore: la superficie dell’Australia è in massima parte desertica, e la temperatura media delle zone costiere, dove è concentrata praticamente tutta la popolazione, è un bel po’ diversa rispetto all’Europa…tra le temperature estive di Londra o Berlino e quelle di Melbourne o Darwin…di differenza ne passa. Per non dire delle estati calde ed estremamente umide delle megalopoli giapponesi.

Ma non ancora del tutto rassegnati, preseguiamo con la lettura: “In Francia si passerà dal 13% del 2011 al 17,3% del 2040, in Olanda, dove i giorni caldi sono aumentati del 60% tra gli anni ’90 e il 2011, si andrà dallo 0,5% del 1990 al 19% del 2040. In Spagna, invece, colpita maggiormente da ondate di calore, si passerà dal 5% degli anni ’90 al 50% del 2040. In Svezia infine le proiezioni indicano che una famiglia su cinque avrà l’aria condizionata nel 2040”

Allora, proviamo a riassumere: veniamo a sapere che in Francia nel 2040 si passerà al 17.3% dei locali con climatizzatore. Non 17.2, e nemmeno 17.4. Punto 3. Punto e capo. Anzi, virgola e di seguito.

Attraversiamo la Schelda, o l’Escaut, per dirla in Vallone, e scopriamo che in Olanda i giorni caldi sono aumentati del 60% in un ventennio. Cosa si definisca un giorno caldo, non è dato a sapersi. Ammesso che faccia differenza saperlo.

Salpiamo adesso da Rotterdam, e trasferiamoci in barca alla volta di GretaLand (anche se Greta non ci sta mai, visto che le sue bigiate si concentrano all’estero), dove pare che le proiezioni climatiche altrimenti pluri-fallimentari diventino improvvisamente attendibili se riferite all’uso dei condizionatori. Forse è il caso di avvisare il Fatto che esistono da diversi anni in commercio i cosiddetti climatizzatori a pompa di calore, che in estate rinfrescano e in inverno riscaldano…sarà che, vista la loro maggiore efficienza energetica rispetto alle caldaie a gasolio, in Svezia qualcuno sta cambiando i vecchi riscaldamenti con questa tecnologia…il che spiegherebbe, sia pure in parte, questi altrimenti incomprensibili numeri?

L’articolo prosegue con l’inevitabile analisi sociologica terzomondista (ricchi cattivi, poveri buoni): “Si dotano di condizionatori, nota lo studio, soprattutto le famiglie più benestanti, ovvero con reddito e ricchezza familiare maggiori. Inoltre, la maggior parte dei condizionatori sono e saranno collocati in città, dove c’è una maggiore propensione all’aria condizionata, al di là del fattore climatico”.

Dopo la sensazionale rivelazione che una famiglia benestante è quella con reddito e ricchezza (familiare, beninteso…) maggiori, scopriamo quindi esterrefatti che “la maggior parte dei condizionatori saranno collocati in città”. Ma va? E io che pensavo che nella taiga scandinava facesse più caldo che in mezzo al cemento e all’asfalto di Stoccolma… E poi, non è forse risaputo che i “benestanti” svedesi sono tutti a Kiruna, mentre nelle grandi città vivono solo i pezzenti?

Purtroppo poi l’articolo un po’ si spegne, citando alcune cose che riescono addirittura a essere condivisibili. Ma c’è una fiammata giusto sul finale, come il Cipollini dei tempi che furono (siamo in clima Giro di Francia, del resto). A proposito di una domanda su come efficientare gli impianti di climatizzazione, ecco cosa scopriamo: “Sicuramente”, continua De Cian, “la consapevolezza sta aumentando, tanto che nei paesi in cui l’uso di aria condizionata è più massiccio, come Giappone e India, si stanno introducendo regolamentazioni, come l’uso per temperature superiori ai 26 gradi.

L’uso per temperature superiori ai 26 gradi non si capisce bene riferito a cosa: quando all’interno del locale ci sono più di 26 gradi? Oppure quando la temperatura esterna è superiore? E regolamentazioni, di che genere? Quanto vincolanti? E cosa c’entrano Giappone e India con l’Europa?

In sintesi, dopo aver letto questo fondamentale pezzo, avremo scoperto che una famiglia benestante è tale perché possiede un reddito elevato. Che si useranno più condizionatori in Europa, forse perché i soliti modelli stra-fallimentari dicono che farà più caldo, o forse solo perché sarà più conveniente farlo. Il consumatore sarà forse più consapevole, ma comunque continuerà ad essere dannoso perché per rinfrescarsi emetterà CO2.

Resta il fatto (quotidiano) che il cittadino comune deve soffrire a prescindere ed è quindi meglio se soffre il caldo in silenzio, piuttosto che appestare l’aria con la sua CO2. E che si parli di condizionatori o qualsiasi altra cosa il messaggio è sempre lo stesso: meglio poveri e disagiati che benestanti ma emettitori di CO2.

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PS: nel sottotitolo del pezzo si fa notare una perla linguistica (“uno studio .. ha studiato”) che sicuramente va imputata alla gran calura antropogenica di questi giorni. Leggendo tanti giornali ho infatti imparato che il GW è causa di tutti i nostri problemi, quindi perché stupirsi se lo fosse anche della violenza alla lingua italiana?

 

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CEI: indice di eventi estremi in USA

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CEI: indice di eventi estremi in USA

Nel sito https://www.ncdc.noaa.gov/extremes/ vengono elencati e brevemente descritti i vari aspetti della raccolta dati e ricerca relativi agli eventi estremi negli Stati Uniti. In particolare il U.S. Climate Extremes Index (CEI) (l’Indice degli Estremi Climatici negli USA) è descritto così: “The U.S. Climate Extremes Index (CEI) was developed to quantify observed changes in climate within the contiguous United States. Time series graphs and data files of the CEI (from 1910 to the present) are available for the following periods: Annual, Spring, Summer, Autumn, Winter, Cold Season, Warm Season and Hurricane Season. Elements included in the index include: Temperature, Precipitation and PDSI.” (PDSI=Palmer Drought Severity Index è un indice di siccità).

Fig.1: Il CEI per gli USA contigui (escluso Alaska e Hawaii). Notare, nel fit parabolico (linea rossa), una prima discesa dell’indice -fino a circa il 1960- seguita da una risalita; questo in corrispondenza di un aumento continuo dei livelli di CO2. In basso lo spettro dei dati.

Qui non uso la stagione dei cicloni ma uso i dati annuali delle quattro aree geografiche NW, SW, NE, SE e quelli dell’intero ovest (indicate con West in figura 3). L’intero est degli USA non è disponibile.

Fig.2: L’indice CEI per le quattro zone relative al Nord-Ovest (NW), SW, NE, SE, con i rispettivi spettri MEM. Nei quadri superiori delle figure, la riga verde è il fit lineare e la riga rossa è il fit parabolico dei dati.

Fig.3: Confronto tra l’indice CEI generale (All) e quello relativo all’ovest. In basso gli spettri.

I grafici delle altre sei zone geografiche e “temporali” (stagioni calda e fredda) avrebbero occupato molto spazio e non vengono presentati, ma sono disponibili nel sito di supporto.
Si notano subito due aspetti dei dati CEI (dal 1910 al 2018): in media, come si vede dal fit lineare, crescono nel tempo (esclusi NW e SW che sono “piatti” e Fall [autunno] che cresce debolmente, di meno del 2%) ma con uno strano andamento, evidenziato dal fit parabolico.
Tutti gli indici all’inizio decrescono fino al 1960 circa e poi crescono fino al 2018.
Se si suppone, insieme all’IPCC, che la concentrazione della CO2 condizioni (pesantemente) il numero -in questo caso la percentuale- degli eventi estremi, allora i grafici evidenziano un problema: la CO2 è sempre cresciuta dal 1850 mentre gli eventi estremi hanno seguito un andamento diverso, dal che deriva che il condizionamento dell’anidride carbonica è meno pesante di quanto si pensasse o che in realtà non sussiste affatto.

Gli spettri
Ad un primo sguardo, gli spettri appaiono abbastanza simili e danno l’idea che le “firme” spettrali del CEI siano varie e ben distribuite.
Se però si prova a realizzare una distribuzione dei periodi spettrali un po’ più accurata, si vede che la situazione è diversa da quanto ipotizzato. I periodi (ricavati qui non dai grafici ma dai file numerici) si distribuiscono in modo da accumularsi verso i periodi minori (2-8 anni) mentre i periodi maggiori sono sporadici e concordano in un numero molto limitato di serie, come si vede in figura 4.

Fig.4: Distribuzione dei massimi spettrali per le 12 serie dell’indice CEI considerate. In orizzontale si leggono i massimi delle singole serie indicate a destra con la loro sigla, mentre in verticale si può leggere la frequenza di apparizione di un singolo massimo o di un intervallo di massimi (periodi). I due quadri riguardano le due metà delle serie disponibili. Le bande gialle evidenziano 2 intervalli di periodi (6-7 e 8-9 anni) in cui i massimi sono presenti in tutte le 12 serie.

I massimi di periodo inferiore a 6 anni sono anch’essi molto frequenti in tutte le serie, anche se dalla figura 4 si vede che usare le bande gialle per evidenziali, porterebbe ad una maggiore confusione.

La mia idea è che gli eventi estremi (qui assumo che la definizione dell’indice rispecchi la percentuale degli eventi senza particolari distorsioni) siano condizionati da El Nino più che dalla CO2, come testimoniato dall’abbondanza di massimi spettrali tipici dell’evento tropicale (v. ad esempio qui su CM, figg.3,5,6), e che saltuariamente, nel tempo e nello spazio, fenomeni locali (e forse anche astronomici) modifichino la struttura dell’indice CEI.

E in Italia?

Dati sulla frequenza degli eventi estremi esistono anche per l’Italia ma io non sono stato capace di trovarli. Leggo continuamente di sicurezze sull’aumento di questi eventi nel nostro paese ma non ho notizie di intervalli temporali misurati e dei valori utilizzati. Se qualche lettore avesse indicazioni in tal senso, sarei lieto di riceverle e di elaborare questi dati (numeri, non chiacchiere).
Intanto ho trovato in questo sito la solita serie di chiacchiere e l’indicazione di un lavoro scientifico (Kew et al.,2018) che viene citato a riprova del fatto che gli eventi estremi dipendono dall’influenza antropica.
In Kew et al. leggo però:

“Models confirm an increase in likeliwood with global warming but fail to reproduce some key features of the observed distribution of heat waves [variability in southeastern Europe (this study) and trends and variability in northern Europe (Sippel et al. 2016; Min et al. 2013). Future research is necessary to reveal the mechanisms. Possible hypotheses are overefficient model moisture recycling leading to spatial, and over time, temporal, temperature heterogeneity, insufficient moisture transport, or an incorrect variability in boundary layer height.”

…e le sicurezze esibite (forse sono sicumere) diventano sempre meno sicure. In ogni caso, Kew e colleghi usano 4 stazioni meteo europee (Spagna, Francia, Italia, Croazia) essendo il Monte Cimone quella italiana.

Con Vincenzo Capozzi, nel 2015 qui, abbiamo trattato i dati di 8 stazioni meteo italiane, tra cui Monte Cimone.
Adesso ho ripreso quei dati (dal database SCIA) aggiornandoli al 2018 e li mostro in figura 5 come anomalie rispetto alla base 1961-90 e insieme al loro spettro.

Fig.5: Anomalie di temperatura del Monte Cimone dal 1945. La riga rossa è il fit lineare da cui ho derivato il detrended usato nel calcolo dello spettro.

Con riferimento al quadro superiore, non mi sembra di osservare picchi di calore particolari e soprattutto non credo di vedere un aumento della frequenza di accadimento di tali picchi. Siamo a quasi 2000 m slm, per cui è facile osservare anche picchi di freddo dei quali non parlerò.
Lo spettro, ancora una volta, mostra i periodi 2-7 e 9 anni e sono presenti anche i massimi a 20 e 30 anni

Non ho ripetuto l’analisi di Kew et al. e non pretendo di avere certezze (che non avrei in ogni caso), ma continuo a non vedere niente di nuovo nel grafico delle anomalie medie mensili. E’ possibile che la serie delle temperature massime si comporti in modo diverso? Forse, ma le ondate di calore dovrebbero agire anche nelle temperature medie, non solo nelle massime.

Per concludere una frase tratta da Wijngaarden and Syed, 2015:

“Stations experiencing low, moderate and heavy annual precipitation did not show very different precipitation trends. This indicates deserts/jungles are neither expanding nor shrinking due to changes in precipitation patterns. It is therefore reasonable to conclude that some caution is warranted about claiming that large changes to global precipitation have occurred during the last 150 years.”. E’ vero, qui si tratta di precipitazioni e non di temperatura, ma molte cose contribuiscono a creare un quadro che appare sempre meno certo.

Tutti i grafici e i dati, iniziali e derivati, relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui

Bibliografia

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  2. Wijngaarden & Syed, 2015. W.A. van Wijngaarden, A. Syed: Changes in annual precipitation over the Earth’s land mass excluding Antarctica from the 18th century to 2013. Journal of Hydrology531, 1020-1027, 2015. doi:10.1016/j.jhydrol.2015.11.006
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Le Previsioni di CM – 29 Luglio / 4 Agosto 2019

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Le Previsioni di CM – 29 Luglio / 4 Agosto 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

La depressione che ha portato maltempo sull’Italia nel weekend evolve velocemente verso i Balcani, colmandosi. Più ad ovest un nuovo minimo depressionario avanza verso il Golfo di Biscaglia, ostacolato dal promontorio anticiclonico sull’Europa centrale. Un vasto vortice depressionario interessa la Russia, mentre tra la Groenlandia e il Mare di Barents domina una cellula anticiclonica molto ben strutturata con valori decisamente elevati del geopotenziale (Fig.1).

La depressione atlantica non riuscirà ad avanzare verso il Mediterraneo, e sarà agganciata dal flusso atlantico lasciando l’Italia sotto l’influenza del flusso secondario con le regioni meridionali ovviamente più esposte al respiro africano che porterà temperature elevate nella seconda metà della settimana. Nel contempo assumerà sempre più importanza l’azione del vasto vortice russo che convoglierà aria fredda in direzione dell’Europa centrale, con l’Italia che sul finire della settimana potrebbe avvertirne l’influenza, ad iniziare dalle regioni settentrionali.

Siamo quindi attesi da una settimana tipicamente estiva, molto soleggiata e a tratti piuttosto calda al Meridione, e con il Nord più esposto al passaggio di deboli impulsi instabili, forieri comunque di temporali diffusi sulle Alpi in frequente sconfinamento sulla Valpadana.

L’estate continua ad essere caratterizzata da una situazione sinottica decisamente caotica, caratterizzata da una distribuzione del campo di massa che sembra risentire ancora delle conseguenze dello split di un anno e mezzo fa. Mentre gli occhi di tutti erano rivolti ai record di caldo che hanno interessato l’Europa centrale, più ad est in Scandinavia e in Russia continua l’azione ostinata di vortici di estrazione polare che muovono retrogradi dalla Siberia in direzione dell’Europa: un pattern sinottico non proprio estivo, che promette di riservare interessanti sviluppi nel prossimo semestre freddo.

 

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì deciso miglioramento delle condizioni atmosferiche con ampie schiarite e fenomenologia da instabilità limitata ad Alpi orientali e Appennino.

Temperature in aumento al Nord e al Centro, venti di maestrale con rinforzi sul Tirreno centro-settentrionale.

Martedì condizioni di bel tempo su tutto il Paese salvo addensamenti associati a temporali sulle Alpi orientali e sull’Appennino centrale.

Temperature in aumento, venti sempre di maestrale in graduale attenuazione ma con rinforzi ancora su Tirreno settentrionale e Jonio.

Mercoledì rovesci e temporali al mattino sul Triveneto, in estensione a tutto l’arco alpino con locali sconfinamenti serali in Valpadana. Altrove condizioni di stabilità.

Venti di maestrale con rinforzi sullo Jonio e sul Tirreno centro-settentrionale. Temperature in aumento al Meridione.

Giovedì condizioni di instabilità sull’arco alpino, generalmente sereno o poco nuvoloso sul resto del Paese.

Temperature in aumento al Centro e al Sud con condizioni di caldo intenso su Sardegna e Sicilia occidentale. Venti deboli.

Venerdì si accentua l’instabilità sull’arco alpino con temporali anche intensi in sconfinamento serale sulla Valpadana centro-orientale. Generalmente sereno altrove. Temperature in ulteriore aumento al Sud, con condizioni di caldo intenso specie su isole maggiori e versanti ionici. Venti dai quadranti meridionali, con rinforzi sui bacini meridionali.

Sabato e Domenica peggiora al Nord con rovesci e temporali specie nella giornata di Domenica. Passaggi nuvolosi anche sulle regioni centrali con qualche rovescio sparso. Ancora sereno o poco nuvoloso al Meridione.

Temperature in sensibile diminuzione e venti occidentali tesi sui bacini di ponente.

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Il Giorno Più Caldo – L’Ondata di Caldo Europea del 23 – 25 Luglio 2019

Posted by on 09:13 in Attualità | 5 comments

Il Giorno Più Caldo – L’Ondata di Caldo Europea del 23 – 25 Luglio 2019

La seconda ondata di caldo del 2019 per l’Europa Cento Occidentale è stata di durata assai limitata (in tutto 3 giorni, dal 23 al 25 luglio contro i 7 giorni – dal 24 al 30 del mese – di quella di giugno) ma di intensità rilevantissima. L’evento ha raggiunto il proprio apice nella giornata del 25 luglio con temperature che hanno superato la soglia di 40°C in varie stazioni di Francia, Belgio, Olanda e Germania mentre i 38°C si sono superati in Inghilterra. In questo scritto ci si propone di offrire alcuni dati utili ad analizzare il fenomeno.

Le strutture sinottiche responsabili dell’ondata di caldo

A livello sinottico l’ondata di caldo appare frutto di una struttura di blocco (blocco omega) con promontorio anticiclonico da sud (indicato con A in figura 1) responsabile dell’avvezione di masse d’aria subtropicale continentale torrida dall’entroterra sahariano, avvezione che si è intensificata con l’approssimarsi di una saccatura atlantica da ovest (B in figura 1). A ciò si sono aggiunti gli effetti di compressione dovuti alla massa d’aria in discesa all’interno dell’anticiclone e gli effetti degli elevati livelli di soleggiamento tipici delle aree anticicloniche.

Figura 1 – Topografia media del livello barico di 500 hPa per il 24 luglio 2019 (fonte: NOAA – https://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/).

Gli effetti al suolo

Per delimitare spazialmente il fenomeno è stata prodotta la carta delle temperature massime per il 25 luglio (figura 2), ottenuta utilizzando i dati aeroportuali METAR. Le zone in arancio e rosso sono quelle più direttamente colpite dall’ondata di caldo (massime di oltre 35 e 40°C). Si noti che i Paesi europei più direttamente coinvolti sono stati Spagna. Francia, Paesi Bassi e Germania mentre l’Italia appare coinvolta in modo più marginale.

Figura 2 Carta delle temperature massime del 25 luglio 2019 nell’areale euro-mediterraneo (elaborazioni dell’autore su dati aeroportuali Metar). Si noti che l’area più interessata dall’ondata di caldo comprende Spagna, Francia, Inghilterra, Germania e Paesi Bassi.

La figura 3 evidenzia in rosso le zone nelle quali le temperature minime del 25 luglio hanno superato i 25°C, soglia importante in termini sanitari perché ipotizzando un’isola di calore urbano di 3-4°C indica temperature minime in ambito urbano superiori ai 28°C, da cui conseguono per locali non condizionati né coibentati effetti di stress dovuti al fatto che le temperature interne non scendono mai al di sotto dei 30°C.

Figura 3 Carta delle temperature minime del 25 luglio 2019 nell’areale euro-mediterraneo (elaborazioni dell’autore su dati aeroportuali Metar).

Nelle tabelle 1a  e 1b si riassumono le temperature estreme raggiunte in Francia mentre in Gran Bretagna con i 38.1°C raggiunti a Cambridge si è sfiorato il record assoluto di 38.5°C raggiunto a Faversham nell’agosto 2003 (https://www.metoffice.gov.uk/about-us/press-office/news/weather-and-climate/2019/record-breaking-heat), in Belgio si sono raggiunti i 41.8°C a Begijnendijk  e i 41.6°C a Houyet, in Olanda il KNMI ha segnalato un valore record di 40.7°C a Gilze-Rijen nel Brabante Settentrionale segnalando anche che per la prima volta vengono superati i 40°C nel Paese (https://www.knmi.nl/over-het-knmi/nieuws/temperatuur-door-historische-grens-van-40-c) e infine in Germania il Deutscher Wetterdienst ha registrato il valore di 41.5°C a Lingen, nel Nordovest del Paese.

Tabella 1a – Temperature massime da record registrate in alcune città della Francia fra 23 e 25 luglio 2019 e confronto con i massimi assoluti precedenti (valori aggiornati alle 17:00 del 25 luglio 2019 – fonte Meteofrance – http://www.meteofrance.fr/actualites/74529640-canicule-il-n-avait-jamais-fait-aussi-chaud-a-paris-lille-dunkerque-rennes).

Tabella 1b – Temperature minime da record registrate in alcune città della Francia il 24 o 25 luglio 2019 e confronto con i massimi assoluti precedenti (elenco non esaustivo – fonte Meteofrance – http://www.meteofrance.fr/actualites/74529640-canicule-il-n-avait-jamais-fait-aussi-chaud-a-paris-lille-dunkerque-rennes).

Evoluzione temporale del fenomeno

La figura 4 è relativa alle temperature minime e massime giornaliere di giugno e luglio per l’aeroporto di Orly. Si noti che i 35°C di temperatura sono stati superati a partire dal 23 luglio e che il culmine dell’ondata di caldo si è raggiunto il 25. A seguire si è assistito a un vero e proprio crollo delle temperature che già il 27 sono ritornate nella norma.

La figura 5 infine presenta le carte previste dal modello GFS della NOAA nella RUN delle ore 12 UTC del 25 luglio 2019. Si noti che l’ondata di caldo ha raggiunto il proprio apice fra le 12 e le 18 UTC del 25 luglio per poi regredire rapidamente per effetto della saccatura atlantica che ha iniziato ad interessare l’area apportando copertura nuvolosa e piogge.

Figura 4 – Temperature minime e massime giornaliere per l’aeroporto parigino di Orly (dati dal 1 giugno al 27 luglio (la massima del 27 è una prevista). [Fonte: http://rp5.co.uk/Weather_archive_in_Paris,_Orly_(airport),_METAR].

Figura 5 – Carte previste di temperatura e pressione al suolo per le ore 12 e 18 UTC del 25 luglio e per le 00 e le 06 UTC del 26 luglio prodotte dal modello GFS della NOAA nella RUN delle ore 12 UTC del 25 luglio 2019 [fonte: Università del Wyoming – http://weather.uwyo.edu/models/fcst/gfs003.shtml].

Considerazioni finali

L’ondata di caldo del 23-25 luglio 2019 si è qualificata come un evento estremo di durata molto breve ma con caratteri di eccezionalità per l’estensione spaziale e le temperature molto elevate raggiunte. Circa la responsabilità antropica in tali fenomeni segnalo questa riflessione di due climatologi dell’università di Leeds (https://theconversation.com/explainer-the-omega-shaped-jet-stream-responsible-for-europes-heatwave-44268) che analizzano l’ondata di caldo del giugno 2019 chiamando in causa anche la corrente a getto e concludendo che “The key components of a heatwave are the flow patterns on a continental-scale, and whether the frequency of these patterns will be significantly changed in an altered climate is still uncertain. As such, it is an important and interesting topic of debate among scientists.

Per altri tuttavia la sentenza di colpevolezza per Homo sapiens è già stata emessa come traspare da questi due commenti apparsi su Nature a firma di Quirin Squiermeier:

L’ultimo dei due commenti chiama curiosamente in causa i meteorologi previsori che secondo gli auspici del commentatore dovrebbero a breve sostituirsi ai climatologi, pronunciando in tempo reale il giudizio di condanna per la specie umana. Amen.

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Ma Dio è razzista?

Posted by on 04:43 in Attualità | 16 comments

Ma Dio è razzista?

Qualche settimana fa mi è stato segnalato un articolo pubblicato su Avvenire nel quale si dava ampio risalto all’ultimo grido di allarme lanciato dall’ONU in fatto di clima-catastrofismo: ovvero la cosiddetta Apartheid Climatica. Concetto che si può provare a riassumere così: l’uomo cattivo cambia il clima in peggio, ma mentre il ricco si può servire della tecnologia e del progresso scientifico per limitare l’impatto del Climate Change, il povero no. Questo acuisce il divario tra ricchi e poveri, e quindi rappresenta una forma di segregazione su base climatica…

A dir poco zoppicante come concetto, ma che in compenso ha il grande pregio di andare a braccetto con quel “migrazionismo climatico” che ormai da tempo furoreggia al Palazzo di Vetro. Siamo allo “zoppo che porta lo sciancato” , insomma.

Ma tant’è, se il termine apartheid associato alla parola clima fa un certo effetto, va pur detto che lo sceneggiatore manca di originalità: ormai assuefatti ad almeno un decennio di “negazionismo climatico” chi può stracciarsi le vesti per una accusa di “apartheid”? Semmai, si nota un evidente progresso: se fino a ieri lo scettico climatico era assimilato ad un nazista impenitente, oggi è “solo” un razzista. Si spalancano le porte di un onesto purgatorio, pare di capire. L’importante è redimersi in tempo comprando una Tesla.

Ma a proposito di purgatorio, se le iperboli dei salvamondo trovano ospitalità indifferenziata su tutti i media del mainstream, viene da chiedersi come mai anche dalle parti di Avvenire nessuno si faccia scrupoli nell’abbracciare con entusiasmo la nuova narrativa clima-segregazionista. Evidentemente ignari del fatto che la cosiddetta Apartheid Climatica esiste da che mondo è mondo. Ovvero da quando il buon Dio ha pensato bene di crearlo, questo mondo, come forse ancora qualcuno si ostina ad insegnare al catechismo.

Il nostro Pianeta, per quanto sia stato capace di ospitare il genere umano, resta infatti in gran parte fortemente ostile alla presenza del bipede rovinamondo. Questo concetto, che pure potrebbe suonare odiosamente razzista dalle parti dell’ONU, è reso molto bene dalla carta in Fig.1, dove sono rappresentate in colore le zone della Terra a clima “temperato”. Pochine, vero? E il resto? Tutto un susseguirsi di deserti sterili e infuocati, di lande ghiacciate e disabitate, di steppe aride con escursioni termiche stagionali fino a 100 gradi centigradi, di foreste impenetrabili. E poi il mare.

Dove non ci pensa il clima, ci pensano le malattie a rendere complicata la vita dell’essere umano: endemiche e mortali come le febbri malariche, la dengue, ebola. Malattie che in gran parte dominano grazie ad un clima favorevole ai loro vettori, ovvero sfavorevole all’uomo.

Come spiega Jared Diamond nel suo celebre Armi, Acciaio e Malattie, la specie umana si è evoluta in modo decisivo grazie all’abbandono del nomadismo in favore di una condizione stanziale. Per questo serviva un clima favorevole che consentisse la pratica dell’agricoltura, insieme alla presenza di specie animali addomesticabili. Queste condizioni si sono create in ristrettissimi fazzoletti di terra come la mezzaluna fertile, la valle del Nilo, o il bacino del Mediterraneo. Ché l’apartheid climatica non faceva sconti, diecimila anni fa come oggi.

Che la religione globalista possa guardare con fastidio all’esistenza di climi così differenti sul nostro Pianeta è del tutto comprensibile, giacché la Missione è uniformare, diluire e omologare tutto l’esistente. Che si provi ad imputare all’essere umano la responsabilità per il fatto che il clima su gran parte del Pianeta fa schifo, è una logica conseguenza di quel fastidio, e della necessità di trovare pretesti per giustificare migrazioni bibliche e salvifici melting pot.

Meno comprensibile per chi scrive, invece, è che l’apartheid climatica goda di considerazione in ambienti cattolici. Perché ammesso che a creare questo Pianeta sia stato il Padreterno, l’accusa andrebbe automaticamente rivolta al Creatore stesso. Delle due una: o era distratto quando ha creato il Mondo, oppure è razzista. Perché se non godiamo tutti di un clima piacevolmente temperato la colpa è di chi quel clima ce l’ha regalato, costringendoci a “migrazioni climatiche” per sfuggire all’apartheid.

Ma a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, si potrebbe osservare che è proprio grazie agli straordinari progressi fatti dal bipede malefico nella scienza e nella tecnologia, che oggi questo Pianeta può ospitare e sfamare quasi 10 miliardi di persone. Quella stessa scienza che la retorica terzomondista intende invece processare con l’accusa di salvare i ricchi dalla clima-catastrofe a danno dei poveri.

A chi scrive, piace invece pensare che il Creatore non sia razzista, ma che al contrario abbia regalato alla specie umana una bellissima sfida: rendere questo Pianeta abitabile, e consentire a quante più persone possibile di vivere la straordinaria avventura che è la vita. Questa sfida, dati alla mano, è stata in buona parte vinta.

La sfida più difficile, adesso, resta quella di riuscire a viverci insieme, su questo Pianeta. In tutte le nostre diversità che ci rendono belli e interessanti, proprio come i mille microclimi di un fazzoletto climaticamente benedetto come la nostra Italia. La sfida più difficile, è credere di potercela fare.

La sfida più bella, è credere.

 

 

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La Temperatura del mare a Trieste

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia | 10 comments

La Temperatura del mare a Trieste

Recentemente è stato pubblicato (grazie Guido per la segnalazione e per il post del 18 luglio) un database di temperature marine “vicino alla superficie” da misurazioni nel golfo di Trieste, a 2 metri di profondità. Il riferimento è a Raicich e Colucci (2019) dell’Istituto di Scienze Marine (ISMAR) del CNR di Trieste.

Mi lamento spesso, forse più del dovuto, della mancanza o della non facile reperibilità di dati meteo-climatici italiani; per me quindi è d’obbligo (ma soprattutto è un piacere) ringraziare Raicich e Colucci per avere reso disponibile questo catalogo in modo diretto, senza alcun vincolo burocratico. Il loro articolo riporta con dovizia di particolari i punti di misurazione e la strumentazione (anche quella storica) usata. Gli autori sottolineano anche che le serie sono una combinazione di dati analogici e digitali, e non potrebbe essere altrimenti, che presentano nella parte iniziale (in pratica, dico io, fino al 1933) almeno due ampi periodi di dati mancanti. Da notare anche che questi dati non possono essere considerati in senso stretto temperature del mare, perché a 2 metri di profondità è ancora forte l’interazione atmosfera-acqua. Raicich e Colucci si impegneranno in nuove ricerche di archivio per tentare di colmare i “buchi” delle serie.

Qui uso le serie mensile e annuale (1899-2015) limitate al periodo 1934-2015, ma mostro in figura 1 entrambe le serie complete originali per evidenziare i periodi di dati mancanti e per giustificare, in qualche modo, la scelta di utilizzare il sottoinsieme 1934-2015. Questo sottoinsieme (d’ora in poi questi per me saranno “i dati”) viene mostrato, separatamente, in figura 2 e figura 3 per i valori mensili e annuali, rispettivamente.

Fig.1: Le serie complete, prodotte da Raicich e Colucci, a passo mensile (in alto) e annuale. Nella serie annuale sono riportati i fit lineari della serie completa e di tre sezioni, a mio giudizio, caratteristiche.

Fig.2: I dati mensili utilizzati e il loro spettro Lomb. La riga rossa è il fit lineare usato per il detrending richiesto dal calcolo dello spettro.

Fig.3: I dati annuali utilizzati. Anche qui la linea rossa è il fit utilizzato per il detrending dei dati.

Nel quadro inferiore di entrambe le figure precedenti è riportato il rispettivo spettro Lomb che appare notevolmente simile, con piccole differenze legate sicuramente alla diversa risoluzione temporale dei due dataset.

Dalla figura 3, confermo la pendenza complessiva di (1.1±0.3) °C/secolo riportata di Raicich e Colucci mentre non sono d’accordo con la loro scelta del periodo 1946-2015 (pendenza di 1.3±:0.5 °C/secolo) perché (v. figura 3) questo intervallo di tempo mescola arbitrariamente due periodi (1934-1980 e 1980-2015) con pendenze statisticamente diverse e non compatibili.

Dalla figura 1, pur con tutte le incertezze dovute alla parte iniziale per mancanza di dati, si vede nettamente che l’intero periodo osservato si può dividere in due sezioni di pendenza praticamente uguale, la prima e la terza, ed entrambe (dal test di Student) incompatibili con quella centrale.

Curiosamente (ma non troppo) le tre sezioni ricordano la struttura delle serie di temperatura (terra+oceano) globali (v. ad esempio la serie NOAA di maggio 2019, ma HadCRUT4 accentua la pendenza negativa tra il 1940 e il 1980) con i periodi pre-1940 e post-1980 aventi la stessa pendenza, come a volte evidenziato dagli scettici per le serie globali.

Gli spettri

Gli spettri mostrano quasi gli stessi periodi per le due serie, ma sono diverse le potenze (le altezze dei picchi) relative. Nei dati mensili domina il periodo di 12.6 anni, seguito da 5.2 e da 19.3 anni, e poi gli altri, con 82 anni buon quinto; nei dati annuali 81 anni è il periodo di gran lunga dominante, seguito da 7 e 12.7 anni e via via dagli altri.
Complessivamente possiamo dividere i periodi in tre zone: 80, 12-27 e 3-8 anni.

  • 80 anni: AMO è dominata da un massimo spettrale a 72 anni, ma non credo che la sua influenza si estenda fino a far aumentare il periodo di oscillazione del golfo di Trieste (o dell’Adriatico).
    Oscillazioni di 80 anni si osservano nello spettro di WeMOI (West Mediterranean Oscillation Index) di gennaio (non in quello di agosto) e nel WeMOI annuale.
  • 12-27 anni: SST di ERSST3 mostra massimi a 12.8, 14.8 e 20.8 anni nell’intervallo che ci interessa e forse potrebbe giocare un ruolo.
  • 2-8 anni: Anche in questo range SST-ERSST3 mostra picchi spettrali. Credo però che anche SST risenta di ENSO e che questa oscillazione influenzi anche l’Adriatico (v. questo esempio).

Per concludere, mostro in figura 4 la temperatura media per ogni mese calcolata su tutto l’intervallo disponibile 1934-2015 (82 anni).

Fig.4: Temperatura media di ogni mese nell’intervallo di 82 anni disponibile.

Lo so che questo calcolo andrebbe fatto su periodi di 30 anni (es. 1961-1990) ma ho voluto vedere la variazione mensile di temperatura su tutto il dataset. Noto con qualche sorpresa che il massimo si ha a giugno e non a luglio o agosto come mi sarei aspettato data l’inerzia termica del mare. Se questo risultato non deriva da un errore materiale (lo controllerò) il golfo di Trieste reagisce molto velocemente alla massima insolazione del solstizio, credo anche per via della bassa profondità delle acque, come scrivono Raicich e Colucci.

Tutti i grafici e i dati, iniziali e derivati, relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui

Bibliografia

 

  • Raicich Fabio, Colucci Renato R. A near-surface sea temperature time series from Trieste, northern Adriatic Sea (1899-2015).Earth System Sc Data11, 761-768., 2019. https://doi.org/10.5194/essd-11-761-2019.    pdf (copia locale)

NB: l’immagine scelta per il post viene da Wikimedia Coomons

 

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Le Previsioni di CM – 22/28 Luglio 2019

Posted by on 23:40 in Attualità | 2 comments

Le Previsioni di CM – 22/28 Luglio 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

L’approfondimento di una vasta area depressionaria in Atlantico, e l’affondo in senso meridiano della stessa in direzione delle isole Azzorre, provoca la rimonta imponente del campo di massa sul Mediterraneo (Fig.1).

La saccatura atlantica sarà rinvigorita da un ulteriore contributo di aria fresca artica, e in risposta dinamica alla stessa si intensificherà l’avvezione di aria calda nordafricana che interesserà in particolar modo la penisola iberica e la Francia. Il cuneo anticiclonico subirà sul finire della settimana un tilting in senso orario sotto la spinta delle correnti atlantiche, che sfonderanno sull’Europa centrale con associato crollo termico e fenomenologia temporalesca.

L’Italia è attesa da una settimana decisamente estiva, in linea del resto con il calendario, caratterizzata da temperature elevate al Settentrione e sulle regioni centrali mentre il Meridione risentirà degli effetti di una ventilazione settentrionale in particolare sulle regioni sud-orientali dove le temperature si manterranno gradevoli, pure a costo di mari mossi sui versanti più esposti.

A dispetto dei bollettini catastrofisti di questi giorni, siamo attesi da una normale ondata di caldo estivo che non avrà carattere di eccezionalità e che farà contenti vacanzieri e operatori turistici. In tempi di infotainment catastrofista demenziale, vale la pena ricordare che sole e caldo d’estate fanno girare l’economia del nostro Paese, che proprio in questo periodo vede nel turismo una voce rilevante della produzione di ricchezza nazionale.

 

Linea di tendenza per l’Italia

Previsioni facili facili:

Da Lunedì a Giovedì condizioni di cielo sereno su tutto il Paese salvo moderata instabilità pomeridiana sui settori alpini. Temperature elevate in particolare al Nord e sulle zone interne delle regioni centrali con punte rispettivamente intorno ai 35 e ai 38 gradi. Temperature più miti al Meridione, per ventilazione settentrionale specie su Adriatico meridionale e Ionio, in graduale attenuazione dalla giornata di Giovedì. Venti deboli variabili altrove.

Venerdì aumenta l’instabilità al Nord con sconfinamenti serali sulla Valpadana.

Sabato e Domenica condizioni di bel tempo ovunque, con spiccata instabilità sull’arco alpino ed estensione possibile dell’instabilità pomeridiana anche alla regione appenninica. Temperature in lieve diminuzione. Ventilazione occidentale, con qualche rinforzo sui bacini di ponente.

 

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Acqua liquida o solida, in varie forme

Posted by on 06:00 in Attualità | 10 comments

Acqua liquida o solida, in varie forme

Come accade ogni tanto, capita di scrivere post che siano più che altro degli inviti alla lettura. Bé, questo è il caso, anche se penso che alla fine si tratterà anche di un invito alla riflessione. Per ragioni che non potrei che definire casuali, negli ultimi giorni mi sono capitate a tiro diverse notizie relative all’elemento di cui è più ricco il nostro fantastico pianeta. Ve ne riporto  alcune.

La prima è per smanettoni, e sono sicuro che susciterà l’interesse di chi ha la capacità (e il tempo) di analizzare i dati. Si tratta della pubblicazione di un dataset (quasi) globale delle precipitazioni con risoluzione spaziale e temporale davvero interessante. Le fonti sono osservazioni convenzionali, satellitari e rianalisi:

La seconda è relativa all’acqua del mare, più nello specifico ad un piccolo tratto di mare del Nord Adriatico, il porto di Trieste. l’ISMAR CNR ha prodotto un dataset di temperature di superficie che abbraccia più di cento anni. I dati sono on line e possono essere scaricati liberamente, come del resto quelli del dataset globale. Quella di mettere direttamente a disposizione le informazioni che sono state oggetto di ricerca sta diventando decisamente una pratica comune e di per se è già un valore aggiunto. Di questo lavoro ha parlato anche la stampa nazionale, ovviamente travisandone quasi interamente il significato.

Si lavora alacremente alla ricerca di un segnale distinguibile del riscaldamento globale nelle precipitaizoni, specialmente con riferimento agli eventi estremi, perché sono quelli che permettono anche all’immaginario collettivo di stabilire un collegamento tra qualcosa di completamente astratto come l’aumento della temperatura media del pianeta di 0,8°C in 150 anni, in qualcosa di tangibile come la furia del maltempo. Quindi terza notizia, un lavoro che analizzando delle serie di dati puntuali di precipitazione riscontra un aumento del 7% nella frequenza degli eventi che occupano la parte più alta della distribuzione statistica, cui però non corrisponde un pari aumento dell’intensità degli stessi. Tradotto, piogge forti più frequenti forse ma piogge più forti pare di no.

Passiamo all’acqua solida, ovvero al ghiaccio marino antartico. A lungo motivo di cruccio e disappunto perché in aumento significativo durante l’era delle misurazioni satellitari, dal 2014 anche il ghiaccio antartico ha iniziato a diminuire di estensione, tra l’altro con un rapidità che eccede quella del ghiaccio artico. Vengono meno tutte le spiegazioni che volevano l’area del Polo sud avulsa dal contesto del pianeta, spiegazioni che confermavano comunque la teoria AGW, e il discorso si allinea, confermandola comunque. Il bello della scienza (del clima).

Restiamo sul ghiaccio, letteralmente sopra, perché dall’Antartide si passa alla Groenlandia, altra zona osservata speciale in materia di scioglimento. La notizia è che anche in Groenlandia, come recentemente scoperto per la Penisola Antartica, il calore proveniente dal sottosuolo potrebbe avere un ruolo importante nelle dinamiche dello scioglimento dei ghiacci. Non solo CO2 a quanto pare. Strano, in fondo si tratta solo delle zone con la crosta terrestre più sottile…

Torniamo alle precipitazioni per la penultima notizia: la pietra miliare dei dataset di parametri atmosferici, quello raccolto per secoli nell’Inghilterra centrale, potrebbe avere grossi problemi, soprattutto nella sua parte iniziale. Sembra infatti che le precipitazioni invernali precedenti al 1870 siano state sottostimate, mentre quelle estive prima del 1820 siano state sovrastimate. Questo comporta grossi problemi di confronto con i tempi più recenti, al punto che gli autori della ricerca dicono che il fatto universalmente riconosciuto che gli inverni siano diventati più umidi e le estati più secche appare un artefatto. Su Nature.

Si chiude col botto, anzi, con l’alluvione. Il tema è sempre quello degli eventi precipitativi estremi. I media, che pendono sempre dalle labbra degli esperti, che a loro volta per questo non smettono mai di muoverle, ci riportano un ipse dixit che vedrebbe le piogge da 500 millimetri e oltre (avete letto bene, 500!) essere divenute la norma al posto dei passati e più “rassicuranti” 100-200 millimetri. Questo naturalmente nel bel Paese e a commento dei recenti fatti di maltempo. Sergio Pinna, con la sua solita sagacia e, soprattutto, con i numeri veri, mette ordine smentendo clamorosamente. Il tutto a valle di un recente scambio di petizioni pro e contro, come le messe di Fantozzi, che puntando sull’aspetto ideologico piuttosto che su quello scientifico, finiscono per avere lo stesso significato.

 

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Il livello del Mar Caspio negli ultimi 11 mila anni

Posted by on 09:32 in Ambiente, Attualità, Climatologia | 2 comments

Il livello del Mar Caspio negli ultimi 11 mila anni

Il Mar Caspio è in realtà  un lago, il più grande al mondo, con una superficie di 317000 km2. Dal punto di vista della morfologia, si può considerare diviso in tre parti di aree equivalenti: la parte nord è quella con minore volume e profondità  (10 m in media) e quindi la più vulnerabile rispetto sia alle attività umane che alla situazione idrologica. La parte centrale ha una profondità  media di 170 m e massima di 790 m, mentre nella parte meridionale la profondità  media è di 325 m e massima di poco più di 1000 m. È caratterizzato da ampie variazioni di livello e da situazioni potenzialmente catastrofiche quando soffiano i forti venti da sud, in grado di trasportare acqua fino ad allagare migliaia di km2 (sito UNU).
Un esempio della variabilità  del livello del Caspio su circa 11 mila anni è mostrato in figura 1a (pdf).

Fig.1: Le singole figure (dati e spettri) che compongono questo collage sono disponibili nel sito di supporto. a) Livello del Caspio dal 9000 BCE a circa il 2000 CE (CE=epoca corrente; BCE= prima dell’epoca corrente). Le fluttuazioni di livello sono sempre state notevoli. Nei quadri inferiori di tutte le figure, lo spettro dei dati. Dati digitalizzati da UNU (Università delle Nazioni Unite, fig.8.3). La linea rossa (verde per fig.1d) che attraversa i dati è il fit lineare rispetto al quale sono calcolati i valori detrended richiesti dallo spettro Lomb utilizzato qui. b) Livello del Caspio tra il 600 BCE e il 1990 CE, e suo spettro. Il livello è caratterizzato da forti oscillazioni (fino a 15 metri) con un andamento medio crescente su tutti i 2600 anni della serie. Dati digitalizzati da UNU (fig.8.2). c) Livello durante quella che ho definito l’epoca moderna, dal 1830 al 1990 circa e spettro della serie. Il livello è caratterizzato da una forte diminuzione (circa 3 metri) che inizia attorno al 1930 e prosegue fino a circa il 1978 per poi risalire. Dati digitalizzati da UNU (fig.8.1). d) Livello del Caspio dal 1992 al 2019. Dati esatti, non digitalizzati, ottenuti da gravimetria e altimetria satellitare, disponibili sul sito Hydroweb. I dati satellitari di questa figura hanno una cadenza mensile e mostrano nettamente le oscillazioni stagionali.

L’andamento medio del livello del Caspio è decrescente (complessivamente, persi poco meno di 10 metri di acqua, equivalenti a 0.9 mm/anno) anche se sono visibili fluttuazioni massime di circa 26 metri, in particolare nei periodi preistorici, dal 3000 al 9000 BCE. Nelle epoche più vicine a noi, a partire dal 3000 BCE, le oscillazioni del livello sembrano diminuire.

Nel periodo dal 660 BCE al 2000 CE (circa) si osserva una crescita media di circa 1 metro, cioè il livello resta praticamente costante, con una fluttuazione massima di circa 14.5 metri.

Il periodo, dal 1830 al 1991, descritto in figura 1c mostra una quasi costanza fino al 1930 (fluttuazioni massime di circa 1 metro) e poi da una brusca discesa del livello fino a circa il 1978, seguita da una risalita. La variazione massima in questo periodo è di circa 4 metri.

L’andamento del livello nel periodo “satellitare” di figura 1d è caratterizzato da una diminuzione media di circa 1.2 metri (su 28 anni e quindi, mediamente, di 4 cm/anno), con l’inizio della diminuzione più decisa attorno al 2006. Dal 2016 si intravede un calo della pendenza che fa pensare ad una prossima (probabilmente temporanea) stabilizzazione.

Lo spettro
Data l’estensione temporale coperta dalle quattro serie utilizzate, pur con le loro differenze di risoluzione spaziale, gli spettri coprono periodi di 3600, 2400, 1500, 900 anni, passano per 500, 380, 200, 100 anni e per 60, 30, 20 anni; arrivano infine a 8, 5, 4, 3 anni. Si può dire che sono presenti le ciclicità  solari (2200-Hallstatt; 1000-Eddy; 200-de Vries e TSI; 88-Gleissberg; 22-Hale); quelle oceaniche (60-AMO), quelle planetarie (8 e 9-Giove-Saturno) e quelle legate a El Nino (3, 4, 5, 7). Nella serie satellitare di figura 4 è presente la ciclicità  annuale (1 anno), attesa, visto che il Volga, il maggiore fiume europeo, è l’unico immissario (insieme a 6 altri corsi d’acqua minori) e che il bilancio idrico è regolato dall’alternarsi di pioggia (livello massimo a giugno-luglio) ed evaporazione (livello minimo a dicembre-gennaio).
In Mariani et al., 2018 vengono messe in evidenza le influenze (percentualmente comprese tra il 75 e il 100%; per il Sole anche tra il 25 e il 50%) di AMO, NAO, Attività  solare, ENSO come derivate dagli spettri di numerose (55) serie di dati di prossimità  (proxy) e di dati diretti.

Conclusioni
La storia del Mar Caspio, datata da prima dell’inizio della storia del vino (6000 BCE, Mariani et al., 2018), si qualifica con grandi fluttuazioni del livello delle acque e con la tendenza generale alla sua costanza (diminuzione di circa 1 mm/anno per 11 mila anni). Lo spettro mostra la presenza di un’ampia varietà  di fenomeni naturali: non sembra quindi corretto selezionare un periodo particolare, come ad esempio il grafico di figura 1c, o anche più breve, come quello di figura 1d, verificare una diminuzione e attribuirla ad una qualsiasi attività umana, ad esempio CO2 che induce temperature più alte o, come va di moda ora, immissione in atmosfera di inquinanti che modificano il clima (riscaldamento globale indotto dall’uomo) o anche soltanto alla captazione delle acque per uso agricolo o industriale e gridare contro questo cattivo abitante di un pianeta che altrimenti sarebbe bellissimo, e non è chiaro per chi sarebbe tanto vivibile, come fa Repubblica, basandosi su Chen et al., 2017 che però dice altro.

Nello stesso sito, sotto il titolo “Riscaldamento globale, i laghi a rischio”, introducendo la presentazione delle foto si dice: “Il Mar Caspio sta evaporando a un ritmo mai misurato e il suo livello è sceso in maniera preoccupante, a un ritmo doppio rispetto alla più grave crisi idrica che ha interessato il lago più grande del mondo alla fine degli anni ’70. Un team di studiosi guidati da Jianli Chen dell’Università  del Texas ha misurato, grazie alle misurazioni satellitari, un abbassamento della profondità di quasi sette centimetri all’anno dal 1996 al 2015. Una picchiata dovuta soprattutto alla crescita delle temperature (un grado in più, in media, rispetto a 40 anni prima) che causa eccessiva evaporazione, insieme alla scarsità  di piogge e al diminuito apporto da parte dei fiumi. A questo ritmo tutta la sua parte settentrionale, la meno profonda, potrebbe evaporare totalmente in 75 anni.”

Almeno per il Caspio, negli ultimi 11 mila anni non è cambiato nulla, anzi, la variabilità  del suo livello sembra essere diminuita nei duemila anni precedenti l’epoca attuale.

Tutti i grafici e i dati, iniziali e derivati, relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui

Bibliografia

 

  • Beni et al., 2013 A. Naderi Beni, H. Lahijani, R. Mousavi Harami, K. Arpe, S.A.G. Leroy, N. Marriner, M. Berberian, V. Andrieu-Ponel, M. Djamali, A. Mahboubi and P. J. Reimer: Caspian sea-level changes during the historical and geological evidence from the south Caspian Sea , Clim. Past., 9, 1645-1665, 2013. http://dx.doi.org//:10.5194/cp-9-1645-2013
  • Chen et. al., 2017 J.L. Chen, C.R. Wilson, B.D. Tapley, H. Save and Jean-Francois Cretaux: Long-term and seasonal Caspian Sea level change from satellite gravity and altimeter measurements , J. Geophys. Res. Solid Earth , 122, 2274-2290, 2017. http://dx.doi.org/10.1002/2016JB013595
  • Klige R.K., Myagkov M.S.: Changes in the Water Regime of the Caspian Sea, GeoJournal, 27:3, 299-307, 1992. http://dx.doi.org/10.1007/bf02482671 (abstract: chiedere per il pdf completo)
  • http://archive.unu.edu/unupress/unupbooks/uu18ce/uu18ce08.htm (Università delle Nazioni Unite)
  • L. Mariani, G. Cola, O. Failla, D. Maghradze, F. Zavatti: Influence of Climate Cycles on Grapevine Domestication and Ancient Migrations in Eurasia, Science of the Total Environment, 635, 1240-1254, 2018. doi:10.1016/j.scitotenv.2018.4.175

 

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Le Previsioni di CM – 15/21 Luglio 2019

Posted by on 08:17 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 15/21 Luglio 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Campo di massa ancora debole sul Mediterraneo centro-occidentale, per l’afflusso di aria fresca e instabile dai quadranti settentrionali in discesa lungo il bordo orientale della cellula anticiclonica sulle isole britanniche. Una vasta conca depressionaria interessa la Scandinavia, l’Europa orientale e la Russia europea. In queste ore si osserva la formazione di una depressione sul Mar Ligure per avvezione di vorticità associata all’ingresso di una goccia fredda dalla Francia.

L’ondulazione entrata sul Nord Italia nella giornata di lunedì attraverserà rapidamente la Penisola portando una nuova passata di rovesci e temporali anche sul resto del Paese. Al suo seguito la pressione aumenterà gradualmente a partire da ovest, dando inizio ad una fase tipicamente estiva, contraddistinta da condizioni di stabilità associate ad un campo termico in progressiva risalita e in assenza di eccessi particolari. È la conseguenza di un più generale riassetto del campo di massa a livello emisferico, che vedrà l’instaurarsi di condizioni di AO positiva con depressioni vaste e profonde che interesseranno l’Artico, mentre alle medie latitudini il flusso secondario sarà caratterizzato dalla prevalenza di condizioni anticicloniche. Ringraziano i ghiacci artici, dopo due mesi di sofferenza per temperature notevolmente superiori alla media, proprio a causa della prevalenza di condizioni di AO negativa nella prima parte dell’estate.

Commentino

Ma a partire dal 17 di Luglio, di cosa parleranno i telegiornali? Toccherà andare a cercarsi il caldo estremo da qualche altra parte del Globo… O magari qualche ciclone…Qualcosa si inventeranno, c’è da starne certi: le veline del partito clima-catastrofista in ferie non ci vanno mai.

Linea di tendenza per l’Italia

Con queste premesse, previsione presto fatta:

Lunedì maltempo al Nord fin dal primo mattino, con rovesci e temporali, anche di forte intensità e con accumuli localmente abbondanti. Fenomeni in rapido trasferimento verso la Toscana e le regioni centrali. In serata rovesci e temporali raggiungono le regioni meridionali tirreniche. Temperature in diminuzione, venti a circolazione ciclonica attorno al minimo in transito veloce verso SE attraverso lo Stivale.

Martedì ampie schiarite al Nord, in trasferimento verso le regioni centrali. Spiccata instabilità al Meridione con rovesci e temporali, specie sui versanti ionici e del basso Adriatico. Tendenza a miglioramento. Venti settentrionali tesi al Sud, con temperature in ulteriore calo.

Da MercoledÌ a Domenica: generale ristabilimento delle condizioni atmosferiche con ampie schiarite ovunque, ma con instabilità pomeridiana sull’arco alpino, e frequenti sconfinamenti sulla Valpadana. Il campo termico sarà in graduale aumento, ma su valori comunque in linea con la media stagionale. Venti deboli.

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