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Author: Guido Guidi

Carbon footprint

[photopress:schermata10.png,thumb,alignleft]Ci vuole un po’ di spirito per leggere notizie come quella che sto per commentare. Avevo deciso di non mettere più l’accento sull’esasperazione del dibattito sull’impatto ambientale, ma devo ammettere di non avercela fatta, l’occasione è troppo ghiotta. La scorsa settimana con le dichiarazioni d’intenti rilasciate alla conclusione del G8 è stato di fatto somministrato un brodino all’ammalato; ne abbiamo già parlato e per ora non ci torneremo su. Del resto nella discussione che abbiamo avviato su questo blog qualcuno ha giustamente suggerito di smettere di discutere di massimi sistemi e guardare alle cose da fare che, se non adeguatamente sostenute, difficilmente potranno diventare di uso comune.

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Allarmismo controproducente o produttivo?

“Non esiste opinione, per quanto assurda, che gli uomini non abbracceranno prontamente non appena essi giungano alla convinzione che sia accettata universalmente.”

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

[photopress:CO2_CONC_MAUNA_LOA2.png,thumb,alignleft]Una breve ma autorevole introduzione che potrebbe aver ispirato gli studi condotti dal Prof. Mike Hulme dello UK Tyndall Centre, sulle reazioni del pubblico alle catastrofi che i media continuano a dipingere sul futuro del clima. Se i messaggi sono eccessivamente carichi di accenti estremi si finisce per ritenere che al problema prima o poi si possa trovare una soluzione, ma non ci si riconosce come attori principali delle azioni da intraprendere, quanto piuttosto come coloro che le subiranno. Come dire che un’opinione universalmente riconosciuta, se è troppo problematica finisce per essere scaricata, quanto meno nelle azioni. Come dire che se il problema viene massimizzato le soluzioni vengono minimizzate e finiscono per assumere una dimensione che sfugge a chi dovrebbe essere informato.

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Non c’è dubbio… sarà estate!!!

[photopress:schermata9.png,thumb,alignleft]…Questo almeno ce lo dice il calendario. Su come sarà abbiamo parecchi dubbi in più anche se ormai sembra che ci si debba convincere a tutti i costi che sarà molto calda. Oppure no? Una cosa è certa, i tempi con cui il mondo della comunicazione esige risposte si adattano veramente poco alle dinamiche del clima, per cui nell’urgenza di rispondere spesso si compiono azzardi. Non è dato sapere da dove venissero le informazioni che già all’inizio della primavera consigliavano di prepararsi al peggio, visto che tutte le simulazioni stagionali disponibili erano concordi nel non identificare segnali di particolare anomalia termica per i prossimi mesi. Allora forse il problema è nella previsione, ma cos’è in effetti una prognosi del tempo?

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Una doverosa presentazione

[photopress:Trend_aumento_T_100_anni_1.jpg,thumb,pp_image]Oggi apre Climate Monitor, un posto dove cercheremo di fare un po’ d’ordine nell’informazione meteorologica e climatica. Non abbiamo la pretesa di fare divulgazione scientifica, perché non siamo scienziati e non useremo i toni foschi e catastrofici che il mondo dell’informazione sembra prediligere su questi argomenti. Cercheremo “soltanto” di fare chiarezza su quello che sta accadendo e soprattutto su come vengono affrontate le tematiche del clima.

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