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Mese: Luglio 2012

Analisi spettrale della copertura nuvolosa nei dati HISTALP

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Per un errore di editing (mio) il post è uscito con la mia firma e non con quella dell’autore reale. Ora ho corretto. Chiedo venia.

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In seguito ad un post su CM, anche io ho scoperto l’esistenza del dataset HISTALP, una collaborazione tra istituti di nazioni che gravitano attorno alle Alpi e coordinata dal Servizio Meteorologico Austriaco (ZAMG). Il database ha richiesto una intensa attività di coordinamento per ottenere e omogenizzare dati ottenuti da soggetti diversi, spesso nemici, con tecniche diverse, ad ore diverse, con strumenti non omogenei. È sufficiente pensare alle due guerre mondiali e, più recentemente, alle vicissitudini della ex Iugoslavia per immaginare le difficoltà, anche di carattere politico, che si sono dovute superare per avere, oggi, un insieme di dati meteorologici omogeneo che comprende la Greater Alpin Region (GAR), sia nelle zone di maggiore elevazione che in quelle, più basse, con maggiore densità di stazioni meteo e di osservazioni estese nel tempo.

I dati disponibili sono divisi in quattro zone geografiche (NE,SE,NW,SW) e due zone distinte per altezza delle stazioni (ALPIN, per le altezze maggiori) e LOW (altezze minori), comme appare nell’immagine sotto, presa dal sito di HISTALP:

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La ricetta perfetta: Allarmi e luoghi comuni vari.

Emergenza, l’importante è ripeterlo, siamo in continua emergenza. Ma c’è di più, le emergenze sono infide, si sommano, si aggravano vicendevolmente, insomma, si attrezzano per l’armageddon. E la colpa di chi è? Ma nostra naturalmente, di quanti siamo, di quello che mangiamo, di come lo mangiamo, di quanto ci scaldiamo, di quanto ci curiamo. In pratica di quanto campiamo, nella colpevole perseveranza di volere stare al mondo, quando dovremmo aver capito da un pezzo che è giunta l’ora di farsi da parte e lasciare spazio alle menti superiori che di queste emergenze già sanno. Facciamocene una ragione.

Ecco qua, da Nova100, su IlSole24Ore:

Il riscaldamento globale e l’incremento del diabete sono correlati?

Si tratta di un relata refero, nel senso che l’autore del post riporta gli elementi salienti di una ricerca pubblicata dall’International Diabetes Federation (testo che non è linkato e che non ho trovato on line). Inizialmente avevo pensato di proporvi come al solito alcuni estratti del post, poi ho pensato che sia molto più opportuno leggerlo per intero, quindi un piccolo sforzo e tornate al link.

Tap, tap, tap…fatto? Ok, vediamo un po’.

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Ma questi qui hanno mai sentito parlare di bisogni primari?

Un paio di settimane fa abbiamo pubblicato in rapida successione una serie di articoli riguardanti delle opinioni più o meno estemporanee sulle vicende climatiche e ambientali. Tra quei post, quello più articolato riprendeva un pezzo di Bjorn Lomborg.

Si parlava di problemi reali, di povertà, di accesso alle risorse energetiche, di qualità della vita insomma, non certo per come la intendiamo noi, quanto piuttosto come è appena necessario per sopravvivere. Senza voler assolutamente ripetere quanto già scritto, riprendiamo soltanto un breve passaggio del pezzo di Lomborg:

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Se questa è Scienza: migliorare la previsione è possibile non verificandola con la realtà.

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Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato.

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Così scriveva Albert Einstein in una lettera a Max Born il 4 dicembre 1926. All’epoca era chiaro il “metodo scientifico” iniziato da Galileo Galilei, la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esso consiste, da una parte, nella raccolta di evidenze empiriche e misurabili attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie più generali da sottoporre al vaglio dell’esperimento per testarne l’efficacia.

Da alcuni anni però la realtà sta perdendo valore rispetto alla previsione. Ne abbiamo già scritto su CM ad esempio in “Le previsioni con le gambe corte ed il naso lungo” oppure “Tranquilli, se avete freddo è solo un’impressione”.

Però si fa fatica ad assuefarsi a questo modo di procedere che viene sempre detto “scientifico”. Ha stupito quindi che il “Corriere della Sera” abbia offerto ampio spazio ai risultati di uno studio pubblicato su «lancet» titolando: Influenza A, i morti sono 15 volte di più”. Il nuovo calcolo fatto dal Cdc di Atlanta e basato su un modello matematico: i decessi sarebbero tra 151.700 e 575.400’.

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Alluvioni: Genova città più a rischio in Europa – Aggiornamento

[info] “Secondo una relazione compilata da uno staff tecnico sulle cause e gli effetti dell’alluvione dello scorso 4 novembre, Genova è una città che, in…

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