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“A breve la Terra aumenterà la sua temperatura di tre o quattro gradi e questo comporterà effetti allarmanti. Buona parte del nostro paese sarà a rischio desertificazione, al sud ci saranno sempre meno piogge”. Questa una piccola parte dell’intervento del fisico Antonello Pasini, riportata dal settimanale Cattolico “il Ponte” del 18 maggio 2008, in un convegno tenuto a Cattolica insieme all’europarlamentare Giulietto Chiesa, il quale cercò di convincere la platea che “il pericolo più grande è l’ottimismo”.

Fa piacere leggere i toni più moderati di Antonello Pasini in una sua recente intervista pubblicata sul quotidiano Avvenire in data 7 febbraio dal titolo “Troppo caldo, troppo freddo?I misteri del clima impazzito”, a firma di Vito Salinaro. L’intervista segue la pubblicazione dell’articolo (Published online 7 November 2011 in Wiley Online Library) che vuole mostrare una relazione statistica tra forzanti antropogeniche e riscaldamento globale, cioè che i gas serra prodotti dall’uomo hanno ‘causato’ la temperatura (nel senso di Granger). In questo periodo freddo l’articolo trova disponibilità di  molto spazio sui mass-media come se fosse una rassicurazione che, seppur in presenza di un’ondata eccezionale di freddo, l’allarme “global warming” non cessa anche se ormai sono circa dieci anni che la temperatura globale non cresce (vedi “Anno 2011: nono estratto sulla ruota della NASA, dodicesimo sulla ruota giapponese.”).

Continue reading “Tranquilli, se avete freddo è solo un’impressione” »

E poi nessuno ci venga a raccontare che non lo sapeva. Premessa.

Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un post in cui si parlava della recente introduzione nella UE di una carbon tax specificatamente diretta al mondo dell’aviazione civile. Questo sta rischiando di innescare una guerra commerciale tra l’Unione e il resto del mondo per l’aggravio dei costi che le compagnie saranno costrette a subire per operare nel territorio UE.

No Aviation Without Taxation – di Fabio Spina

Oggi abbiamo delle novità.

Ecco qua, da Androkronos:

Quote di emissioni di CO2 come azioni di borsa, ecco come speculare in cielo

Continue reading “Lotta alle emissioni e aviazione: Incoscienza (in)consapevole” »

E sono salvi anche i lettori di CM. Neanche questa volta trasformeremo le nostre pagine in un’arena politica. Si tratta di ben altra partigianeria, che però rimanda curiosamente alla sempiterna opposizione di fase tra destra e sinistra.

La faccenda rientra nella categoria “studio quello che mi piace ma lo posso fare solo se mi finanziano e perciò ci metto comunque di mezzo il clima e i suoi derivati“. Più che i risultati di questo studio però, che fioriscono in un campo di cui sono assolutamente ignorante, direi che un plauso debba andare al colpo di genio con cui si è materializzato il volo pindarico tra la CO2, cioè il clima e i suoi derivati, e lo specifico settore di applicazione oggetto di questa ricerca.

Continue reading “Siamo salvi, la Co2 è bipartisan” »

Questa è simpatica. Non è nuova ma è simpatica.

Le temperature aumentano e la CO2 anche? Ecco che con una pur traballante correlazione spunta fuori un robusto rapporto di causa effetto.

E cosa succede se si trova una correlazione meno traballante tra le temperature e qualcos’altro? Forse un rapporto di causa effetto più robusto? No, perché nella fattispecie i due elementi sono del tutto scollegati. Continue reading “Correlation is not causation, o forse sì.” »

Non fosse mai entrato in quella fabbrica! Non avesse mai dato inizio ai ‘Tempi moderni’. Ci saremmo potuti godere una glaciazione come si deve, una drastica riduzione della popolazione mondiale e, soprattutto, dei ghiacciai finalmente in crescita.

Meno male che la realtà supera sempre l’immaginazione, perché alla fantasia dell’approccio CO2 dipendente non c’è davvero limite.

Continue reading “Tutta colpa di Charlie Chaplin” »

Se domani vi sveglierete e guadagnerete di più (ok, è solo un esempio…) ci saranno dei beni che non acquisterete più (la vostra domanda di quel bene diminuisce), ma ci saranno anche dei beni che finalmente potrete acquistare o acquisterete in quantità superiore (la vostra domanda di quel bene aumenta). In economia si distinguono varie tipologie di bene, nella fattispecie stiamo parlando di beni normali e di beni inferiori.

Continue reading “L’economia va giù, le emissioni invece no” »

Se va avanti così a Durban venderanno solo souvenir.

Monitorizza il tuo investimento.

Esiste in Europa, dall’entrata in vigore del “Protocollo di Kyoto”, un mercato dei “carbon credit”. Per dirla molto grossolanamente in borsa si scambiano le quote di emissione come se fossero un nuovo prodotto, una nuova “commodity”, una nuova “materia prima” di cui tutti molto probabilmente un giorno avranno bisogno. La speranza degli ecologisti (esempio: “Protocollo di Kyoto, il Wwf si schiera con il commercio di emissioni”) e della finanza “verde” sembra sia che tale borsa divenga mondiale: visto che ogni azione umana  comporterà un consumo di energia e quindi un’emissione, questa dovrà essere bilanciata da “un’azione” acquistata/scambiata in borsa (da dei crediti). Un nuovo mercato enorme. A molti è stato fatto credere che la finanza era in grado di poter contribuire in modo essenziale al problema dei cambiamenti climatici, ci hanno persuaso che le banche/fondi, prima dello sviluppo tecnologico, erano in grado di aiutare la salute del pianeta.

Continue reading “A.A.A. offresi quote emissione. Sconto 70% a causa previsione errata.” »

E già, passi che i conti non tornano nel rapporto CO2 – Temperature globali, con l’ipotesi AGW che prevederebbe un riscaldamento e un conseguente eccesso di calore negli oceani molto superiore a quello che realmente accade, ma se dobbiamo rivedere anche i fondamentali del ciclo del carbonio nelle diverse ere geologiche che il Pianeta ha attraversato, ci sta che questa scienza del clima sia davvero tutt’altro che settled.

Mi spiego rapidamente perché questo è un post ‘In breve’. Alla fine dell’ultima era glaciale, la concentrazione di CO2 in atmosfera aumentò di circa il 30%. La teoria vuole che questo aumento, occorso DOPO l’aumento delle temperature, possa aver contribuito al successivo riscaldamento. Perché questo potesse avvenire, però, doveva esserci da qualche parte una fonte pressoché inesauribile di carbonio ‘imprigionato’ appunto dalle condizioni glaciali.

La teoria dominante, fino a qualche giorno fa, era quella che tale fonte dovesse essere necessariamente l’oceano e, più precisamente, il settore nord-orientale del Pacifico, ritenuto essere l’area di carbon sink più attiva in relazione al complesso sistema di correnti di profondità e superficie che regolano la circolazione dell’acqua (e di ogni suo contenuto) sul Pianeta.

E invece, i ricercatori che hanno frmato questo studio apparso su Nature Geoscience

Increased ventilation age of the deep northeast Pacific Ocean during the last deglaciation

dichiarano candidamente che “E’ tempo di tornare alla lavagna” perché pensavano di trovare dov’era tutto quel carbonio e invece al massimo hanno scoperto “dove non era“.

Sta di fatto che la CO2 allora è aumentata mentre nessuno bruciava niente di fossile, come è aumentata del resto a partire dall’ultima ‘piccola età glaciale’ di tre secoli fa, nella fattispecie con un contributo antropico che alla luce di questi e altri recenti fatti pare proprio sia da rivedere.

Per recenti fatti si intende un’altra pubblicazione importante in tema di scambi di CO2 tra biosfera e atmosfera, sulla quale stiamo preparando un commento più esteso.

Come si dice in questi casi, stay tuned.

NB: qui, nel frattempo, trovate l’articolo di Science Daily sulla ricerca oggetto di questo post.

Oggi voliamo su 33 pagine di assurdità che Roger Pielke jr definisce lavoro accademico. Perché lo e’, ma non e’ ben chiaro se sia accademia drammatica o commedia. Pero’ lo hanno scritto. E noi lo commentiamo. Qualcuno si chiederà perché lo facciamo. Non so dare una risposta. Potrebbe essere una forma di masochismo, o forse semplice incredulità e comprensione. La crisi finanziaria e’ brutta, ma quella che attraversa il mondo che dovrebbe seguir virtute e canoscenza e’ decisamente peggio.

C’e’ tutto, ma proprio tutto. Etica extraterrestre, fede incondizionata nelle origini antropiche del riscaldamento globale, riferimento all’antropocene, sovrappopolazione, desiderio di annientamento del genere umano o almeno sua drastica riduzione (grazie, che carini). Il tutto per finire argomentando il rischio che una presunta civiltà extraterrestre illuminata decida di porre fine alle nostre sofferenze. Del resto – spiegano- se ci sono frange dell’umanita’ che auspicano la fine della stessa, perché non dovrebbero volerlo fare degli extraterrestri molto più evoluti di noi? Il rischio di un contatto pericoloso con civiltà aliene non si può escludere, quindi meglio star buoni e non farsi notare.

Già, perché la modifica della risposta spettrale del Pianeta, indotta naturalmente dall’aumento della concentrazione di gas serra e quindi delle temperature, sarebbe secondo loro un segnale da evitare. Una cosa per cui le vigili civiltà aliene potrebbero arrabbiarsi.

Allo stesso tempo, continuare a mandare segnali di riduzione della biodiversità e degrado degli ecosistemi, sarebbe parimenti pericoloso. Pero’ negare l’esistenza di questi problemi, attività cui sono giudiziosamente dediti i negazionisti climatici, sarebbe ancora peggio. Gli scaltri alieni finirebbero per arrabbiarsi ancora di più qualora dovessero accorgersi che stiamo mentendo.

Would contact with extraterrestrials benefit or harm umanity? A scenario analisys

Giuro che non e’ uno scherzo. Il documento esiste davvero, qui trovate il pdf e’ stato redatto e pubblicato con tre firme. Due della Penn State University e una della NASA. Uno di loro, ahimè, e’ un meteorologo.

Aggiornamento

Pare che attorno a questa notizia ci siano da fare una rettifica. Rispetto a quello che abbiamo scritto noi e a come lo abbiamo interpretato in realtà non ce ne sarebbe bisogno. Pero’, siccome siamo buoni e i cattivi non dormono la notte concediamo lo stesso lo spazio di una precisazione a quello, tra i tre autori di questo lavoro, che risulta essere affiliato con la NASA.

Il nostro ci tiene a far sapere che scrive queste cose per divertimento, non certo per conto dell’amministrazione per cui lavora. Dice anche che la maggior parte del lavoro l’hanno fatto gli altri, e che in fondo si trattava di un gioco.

Come spesso accade pero’, gli organi di stampa non sono andati tanto per il sottile, attribuendo in effetti alla NASA la paternità delle fesserie che hanno scritto. L’autore ammette che inserire nel testo la sua affiliazione e’ stato un errore. Vero, come e’ vero pero’ che hanno tentato – riuscendoci alla grande- di vendere per buone delle autentiche farneticazioni. E non mi riferisco certo agli alieni, su cui nessuno sa e tutto vale, quanto piuttosto alla sicumera con cui hanno trattato l’elemento fondante del problema, ovvero la modifica delle caratteristiche del Pianeta indotta dalle attività umane.

Su questo nessuna rettifica ovviamente. Comunque, qui trovate il suo atto di contrizione.