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Barra a dritta, Capitano!

Sono tempi davvero cupi, quelli che stiamo vivendo. Eppure anche di questi tempi pare davvero impossibile rimanere seri in certi contesti. Per esempio, solo 3 giorni fa a Bruxelles Von Der Leyen affermava orgogliosa che “il sistema energetico europeo è più pulito, molto più diversificato e molto più stabile rispetto a qualche anno fa”.

Mentre la VDL parlava, il prezzo del gas in Europa era già raddoppiato rispetto a pochi giorni prima. Ma per fortuna la presidentessa europea poteva parlare con contezza di argomenti, avendo appena incontrato il presidente della IEA, l’ineffabile Fatih Birol: colui che un anno fa sosteneva che il petrolio era troppo e bisognava smettere di produrne, salvo accorgersi un anno dopo che era troppo poco e bisognava produrne di più. Ma un paio di mesi dopo aver cambiato idea, Birol in compagnia della VDL torna alla versione di un anno prima, sentenziando: “c’è abbondanza di petrolio sul mercato” (e quindi non bisogna preoccuparsi per la guerra in Iran).

Non è chiaro se Birol si riferisse in realtà al petrolio che andava a riempire gli stoccaggi nel Golfo Persico nell’impossibilità di essere trasportato. Fatto sta, solo due giorni dopo le rassicurazioni di Birol e l’esibizione di orgoglio energetico della VDL, talmente tanta è l’abbondanza di petrolio nel mondo che il G7 annuncia di essere pronto a svuotare le riserve strategiche: 3-400 milioni di barili faticosamente messi da parte potrebbero essere rovesciati a breve sul mercato “per stabilizzare i prezzi”. E poco importa se quello sforzo immane vale appena 3-4 giorni di produzione di petrolio mondiale: l’importante è dare un calcio alla lattina e fare scendere per un po’ il prezzo del greggio vendendo certificati short a Wall Street.

Nel frattempo, mentre il Medio Oriente era avvolto in una nube color pece (pare non si trattasse di un normale cumulonembo, e la ‘pioggia’ aveva uno strano colore nerastro) funzionari americani annunciavano: “Abbiamo permesso all’India di importare petrolio russo, ma solo per qualche settimana, per stabilizzare i prezzi”. La risposta dell’India non si faceva attendere: “non abbiamo bisogno di permessi americani per comprare il petrolio russo, infatti abbiamo sempre continuato a comprarlo, anche il mese scorso (quando sui vostri giornali scrivevate che non l’avremmo fatto)”.

Nell’Europa del sistema “pulito, diversificato e stabile”, dove invece i permessi altrui per approvvigionarsi di energia servono eccome, anzi vengono esibiti con orgoglio, mentre il signor Rossi paga la benzina già 2 euro al litro, volano invece gli stracci tra Ungheria, Slovacchia e Ucraina perché l’unico oleodotto rimasto in vita che trasporta(va) olio russo in Europa proprio a vantaggio di quei due paesi (ironicamente battezzato a suo tempo “Druzba”: “Amicizia”) è inopinatamente saltato in aria in Ucraina.

La questione si è fatta subito spinosa, e non tanto perché Ungheria e Slovacchia rimangono senza petrolio per alimentare le loro raffinerie, quanto perché in ritorsione Ungheria e Slovacchia bloccano il prestito UE da 90 miliardi che sarà sicuramente una boccata d’ossigeno indispensabile per l’esercito ucraino, ma che incidentalmente ha anche l’effetto di tenere a galla il PIL tedesco (altrimenti in modalità encefalogramma piatto) grazie alle commesse di Rheinmetall.

E a proposito di inspiegabili esplosioni di gasdotti e oleodotti, nelle stesse ore in cui Zelensky, Orban e Fico si accapigliano e la Von Der Leyen scatta foto-ricordo con Birol, il presidente russo telefona a Erdogan per informarlo di presunti piani per far saltare in aria anche il Turkish Stream, dopo il Nord Stream tedesco, e la già citata “pipeline dell’amicizia”.

E sarebbe proprio un peccato se accadesse, perché appena un mesetto prima della crisi iraniana con il tempismo del miglior Tafazzi il consiglio UE aveva gonfiato il petto: “Dal 2027 avremo finalmente il divieto totale di importare in Europa il gas russo!” Con il dettaglio non trascurabile che l’Italia (e quindi l’Europa) importano a loro volta gas dalla Turchia attraverso il gasdotto che attraversa l’Adriatico (la TAP).

Il segreto di Pulcinella è che tra quelle molecole di gas “turco-azero” trasportate dalla TAP c’è anche il gas russo spedito alla stessa Turchia attraverso il Turkish Stream oggetto della telefonata russo-turca, perché di fatto in Turchia gas azero e russo vengono “lavati” e mescolati secondo convenienze commerciali dei tre rispettivi stati (le molecole di metano non hanno passaporto, nonostante i convincimenti granitici delle istituzioni europee).

Nel mezzo della crisi iraniana, con il costo del gas che fa impazzire letteralmente il mercato spot del gas europeo, arriva però la mano tesa di Putin all’Europa: “se davvero non volete il nostro gas, vi diamo una mano noi, e acceleriamo la ricerca di compratori alternativi, anche prima del 2027”. E chissà come mai lo stesso concetto che espresso dal Consiglio UE era motivo d’orgoglio mediatico un mese fa, ribadito oggi dal presidente russo suona invece per i nostri stessi media come una “minaccia”.

Ché saranno pure tempi drammatici questi, ma quando si parla di energia in Europa per qualche strana ragione i toni restano sempre quelli del cabaret. E sarà pure scritto nelle stelle che dobbiamo affondare come su un Titanic nel buio e nel gelo dopo aver fatto sapere a tutti che andavamo a fare una crociera da favola nel nome della “transizione”. Ma forse affonderemo ridendo e ci sia questo, almeno, di consolazione.

E se qualcuno, guardando all’orizzonte, riconoscerà nelle ombre della “transizione” europea la sagoma di un iceberg gigantesco, beh, si tratterà sicuramente della solita Cassandra.

Barra a dritta, Capitano! La rotta, è sicuramente quella giusta.

 

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Pubblicato inAttualità

8 commenti

  1. donato b.

    Caro Massimo,
    ho esitato a lungo prima di scrivere questo commento al tuo articolo.
    Ad oltre un mese da quando esso fu pubblicato, la situazione è peggiorata notevolmente e, cosa ancora più grave, non si vedono vie di uscita. Le armi sembrano tacere da diverse settimane, ma il prezzo dell’energia non accenna a diminuire. Come potrebbe, del resto, con il prezzo del petrolio aumentato di oltre 30 dollari al barile rispetto all’epoca pre bellica ed il prezzo del gas che è quasi raddoppiato? Viviamo tempi davvero terribili e la tua citazione del Titanic è più che mai appropriata.
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    Personalmente sono allibito. Prima della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti il Golfo di Hormuz era aperto e tutti potevano attraversarlo liberamente. E’ scoppiata la guerra ed è stato sigillato. Per ironia della sorte esso è affetto da un doppio blocco: tanto gli iraniani che gli americani hanno istituito il proprio blocco, per cui non passa più niente. Non passa urea, non passa elio, non passa gas, non passa alluminio, non passa petrolio. Nulla di nulla. E nessuno alza la voce per tentare di far ragionare Trump! Si perché il problema è proprio lui e non altri.
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    I governanti iraniani sono quello che sono: tiranni, violenti, criminali, tutto ciò che volete, ma la Nazione iraniana è stata aggredita e si difende come può. Dall’altra parte gli USA non sono riusciti a cambiare la forma dello stato, non sono riusciti ad annichilire le forze armate iraniane, non sono riusciti a sollevare le masse (è difficile che il popolo che tu bombardi sia disposto a sollevarsi per farti un favore), ma sono riusciti a tagliare i rifornimenti energetici e non solo a mezzo mondo. Ora dicono che hanno instaurato il controblocco dello stretto, per costringere gli iraniani alla trattativa. L’Iran è sotto sanzioni internazionali da quasi mezzo secolo e non mi sembra si sia arreso. Lo farà ora? Ne dubito fortemente e l’esperienza dell’Ucraina e della Russia lo dovrebbe dimostrare: non sono bastati oltre quattro anni di guerra per piegare l’Ucraina ed oltre quattro anni di sanzioni mai viste per piegare la Russia. Dovrebbe ormai essere acclarato che con la forza si ottiene ben poco. Peccato che gli americani non lo capiscano. Si sono ficcati in un vespaio da cui non sanno come venir fuori e costringono tutti i loro “alleati” a pagare il costo dei loro errori.
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    Possiamo permetterci mesi o anni di blocco di Hormuz? Credo proprio di no, ma nessuno fa la voce grossa con Trump (visto che con l’Iran è inutile). Non ci resta che sperare che con le elezioni di medio termine negli USA, Trump perda la maggioranza parlamentare e venga costretto dai suoi elettori a porre fine a questo stato di cose. Personalmente sono dell’avviso che un alleato del genere è meglio perderlo che trovarlo, ma è una mia opinione e vale poco.
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    Mi dicono che non possiamo permetterci di perdere un alleato fondamentale, senza il quale non saremmo in grado di difenderci. Può darsi, ma se un amico cerca di fregarmi la casa o la macchina o qualsiasi altra cosa, non so se lo considererei ancora tale. E’ quello che ci sta capitando: l’alleato ci deride, ci insulta, ci costringe a sopportare costi enormi, probabilmente fra qualche mese dovremo razionare l’energia e noi ci sentiamo ancora vincolati nei suoi riguardi? Onestamente credo che il mitico Tafazzi, guardandoci, si metta a ridere: ha trovato qualcuno che è più tafazzista di lui!
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    Il nostro livello di masochismo è, però, a livello cosmico. Sento dire da più parti che se avessimo premuto il pedale dell’acceleratore sulla strada della transizione energetica ed avessimo installato più pannelli solari e più pale eoliche, se avessimo acquistato più macchine elettriche, ora staremmo meglio e la chiusura di Hormuz ci farebbe un baffo. E citano ad esempio la Spagna (che ha molta più energia rinnovabile di noi) o la Francia (che ha, però, una quantità enorme di nucleare). Io cito, invece, la Germania che ha tantissimo rinnovabile (circa il 56% del mix energetico è rinnovabile), ma che, in ogni caso, deve far ricorso al carbone per tamponare un po’ le proprie necessità energetiche in questi tempi di crisi, avendo anche essa rinunciato al nucleare per poter contare sull’appoggio dei partiti ecologisti, necessario per garantire la tenuta dei vari governi succedutisi negli anni. E’ dimostrato, infatti, che solo il rinnovabile non basta e questa crisi lo sta evidanziando in modo incontrovertibile.
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    Il tutto senza dimenticare che il settore energetico “verde” è basato, quasi esclusivamente, su una catena di approvvigionamento che fa capo ad uno dei grandi competitori degli USA: la Cina. La cosa più esilarante (si fa per dire, ovviamente) in tutta questa faccenda è che dopo aver rinunciato al gas ed al petrolio russo per questioni geopolitiche ed averlo sostituito con gas, petrolio ed urea provenienti dai Paesi del Golfo Persico e dopo che gli USA ci hanno tagliato anche questa fonte di approvvigionamento, potremmo perdere anche l’accesso ai materiali necessari alla transizione verde. Nel caso gli USA dovessero decidere di entrare in conflitto militare o economico con la Cina, dove andremo a prendere ciò che ci serve per alimentare la transizione verde?
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    Secondo alcuni analisti una delle cause che hanno convinto gli americani ad attaccare prima il Venezuela e poi l’Iran sarebbe la necessità di evitare la fine della supremazia del dollaro, ovvero quella dedollarizzazione che spaventa gli USA, in quanto non consentirebbe loro di finanziare il gigantesco debito pubblico che li affligge. In altre parole dopo aver costretto il Venezuela a vendere il proprio petrolio in dollari, vorrebbero fare lo stesso con l’Iran ed, in tal modo, fiaccare la Cina, rallentando la sua ascesa economica. Se ciò fosse vero io vedo all’orizzonte un duro scontro con la Cina e, quindi, tutte le mie più fosche previsioni si verificheranno.
    Qualora questo deprecabile quadro si dovesse delineare, noi europei saremmo destinati ad una bruttissima fine, quella che tu hai brillantemente sintetizzato nella parte finale del tuo scritto: “…. affondare come su un Titanic nel buio e nel gelo…”.
    Ciao, Donato.

    • Massimo Lupicino

      Caro Donato, premesso che ormai da lungo tempo ho deciso di non entrare troppo nel merito politico delle vicende, va comunque considerato che la politica di Biden di fronte ai massacri di Gaza non si è mostrata poi così lontana da quella di Trump. Con l’unica differenza che quest’ultimo è sicuramente più interventista a favore di Netanyahu con il quale lo legano rapporti personalissimi come testimonia l’azione politica molto attiva del genero. Non credo ci si debba illudere granché sui cambiamenti di amministrazione americana, giacché 4/5 del Congresso sono eletti direttamente con i contributi elettorali di AIPAC. Così vanno le cose, piaccia o meno. A quasi tutti piacerebbe che andassero diversamente, ma il parere di quei “quasi tutti” non conta ovviamente niente.

      Va da sè che la cosiddetta Unione Europea si è mostrata sempre molto unita solo nell’ignavia e nell’incapacità di dire di no al “grande amico” americano. Quale che fosse il colore dell’amministrazione, i distinguo si sono limitati ad invettive e lezioni di superiorità morale più o meno verbali.

      Ma non dimentichiamoci che il South Stream che avrebbe fatto dell’Italia l’hub europeo del gas fu “ucciso” da Obama. Fu Obama a scatenare il “diesel gate” per distruggere l’automotive europeo e in particolare la sua dipendenza dalle forniture Diesel delle raffinerie russe, e metterlo sotto il giogo delle forniture di LNG, petrolio e benzine a stelle e strisce. Fu Obama (e in particolare lo sventuratissimo segretario di Stato Hillary Clinton) a fomentare il caos politico in medio oriente che regalo migrazioni incontenibili, rivoluzioni e guerre dalla Tunisia alla Siria assieme all’exploit dell’ISIS. Il Nord Stream è stato fatto esplodere sotto l’amministrazione Biden, e Hormuz “by Trump” è solo l’ultimo di tanti “regali” fatti all’Europa dalle amministrazioni americane di ogni colore. Con i “democratici” che, se possibile, si sono dimostrati molto più efficienti dei cuginetti repubblicani a sabotare gli interessi europei in ambito geopolitico ed energetico.

      Quindi non è granché realistico aspettarsi che con una amministrazione americana di colore diverso le cose vadano meglio, per questa Europa di ignavi, incapaci e incompetenti. Non foss’altro che per il fatto che è la storia stessa a dimostrare che non sarà così.

  2. Guillermo

    Ho un dubbio. Quelli che siedono alla Commissione Europea sono malati mentali oppure dei mascalzoni?
    Forse entrambi le cose insieme?

  3. Ale69

    Grazie!Questo post l’ho letto alla pausa caffè l’altro ieri, appena terminata la lettura, nessuno ha più parlato, soprattutto i tuttologi delle 11.00. Qualcuno mi ha chiesto il link al sito (-:. Ciao e grazie ancora per la sveglia. Ale.

  4. Graziano

    Complimenti per il testo, mette a nudo la pochezza della nostra classe dirigente europea.
    Ci manca solo che la Von der Layen e compagnia ci dicano che non dobbiamo preoccuparci neanche delle conseguenze dell’incremento dei prezzi dei tanto criticati e disprezzati fitofarmaci e concimi di sintesi (urea in testa) visto che secondo loro l’agricoltura biologica o biodinamica salvera’ il mondo e ridurra’ l’impronta di carbonio del nostro settore primario.
    Dove sono ora i pasdaran dell’agricoltura BIO?
    Al netto ovviamente di quelli che frodano, non ho mai criticato coloro che fanno agricoltura biologica nel rispetto delle regole, ma pensare che questa possa sfamare un pianeta e’ proprio una grossa cazzata.
    Un saluto

  5. Fabio Manca

    Assolutamente vero. L’insipienza della UE in campo energetico e’ da un lato desolante e dall’ altra preoccupante.

  6. Alberto

    buongiorno.. fantastica ed esilarante disamina di ‘sto mondo. Complimenti. Siete meravigliosi! Praticamente manco gli extraterrestri ci capirebbero ee.. non certo x il linguaggio ovviamente

  7. Marco

    Questo articolo è straordinario: dovrebbero leggerlo in molti e imparare qualcosa, me compreso. Infatti l’ho letto sette volte, come i sette vizi capitali. Sarebbe un’ottima lettura anche per i nostri troppi ‘esperti’ di clima e geopolitica; magari, tra una previsione e l’altra, potrebbero prestarlo anche al nostro noto meteorologo tra Piemonte e Valle d’Aosta. La realtà energetica non viene quasi mai citata da questi signori, eppure per loro dovrebbe essere come spalmare marmellata sul pane, magari biologico e con confezione green.

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