Vai al contenuto

La percezione umana del caldo: come tradurre una sensazione in un valore numerico

di Simone Parisi

Introduzione
La temperatura dell’aria è una grandezza fisica misurata secondo procedure standardizzate; la risposta umana al caldo dipende invece dal bilancio energetico tra organismo e ambiente. Vi intervengono condizioni meteorologiche, attività, abbigliamento e caratteristiche individuali. Dire che, con 36 °C misurati, “se ne percepiscono 45” non significa che l’aria abbia raggiunto 45 °C, né che tutti sperimentino la stessa condizione. Quel valore deriva da un indice calcolato e riferito a uno scenario di esposizione. Per comunicarlo correttamente occorre indicare indice e condizioni rappresentate.

Dal bilancio termico alla risposta fisiologica
L’organismo produce calore attraverso il metabolismo e lo scambia con l’ambiente per irraggiamento, conduzione e flusso turbolento di calore sensibile e di calore latente. Quando la dissipazione non compensa il calore prodotto o acquisito, aumenta l’accumulo termico corporeo e si attivano vasodilatazione cutanea e sudorazione. Il sudore raffredda però soltanto per la quota che evapora: elevata pressione di vapore, scarsa ventilazione o indumenti poco permeabili ne riducono l’efficacia. Anche il vento non è sempre refrigerante: se l’aria è più calda della pelle, il flusso turbolento di calore sensibile produce un guadagno di calore aumentando il disagio.
Lo stress termico non può quindi essere valutato con la sola temperatura dell’aria. Le principali variabili ambientali sono lo stato igrometrico, descrivibile mediante pressione parziale del vapore acqueo, umidità relativa o temperatura di rugiada; la velocità dell’aria; e la temperatura media radiante, cioè la temperatura di un ambiente ideale che produrrebbe sul corpo lo stesso scambio radiativo netto dell’ambiente reale. Essa integra la radiazione solare e quella termica emessa dal cielo e dalle superfici circostanti. Per questo, il sole e superfici surriscaldate, possono aumentare il carico termico.
Contano inoltre tasso metabolico, proprietà dell’abbigliamento, durata dell’esposizione, pause e accesso ad acqua, luoghi ombreggiati e ambienti raffrescati. La risposta varia con acclimatazione, età, idratazione, efficienza cardiovascolare, gravidanza, patologie e farmaci. “Temperatura percepita” è un’espressione ambigua: di solito indica una temperatura equivalente calcolata per un soggetto di riferimento, non la sensazione reale né la temperatura corporea individuale.

Gli indici: strumenti diversi per domande diverse
L’Heat Index del National Weather Service combina temperatura dell’aria e umidità relativa per stimare una temperatura apparente associata al caldo umido. È riferito a condizioni ombreggiate e vento debole e non incorpora la radiazione solare, attività o abbigliamento. In pieno sole il carico termico può essere maggiore del valore indicato. Non è una nuova misura della temperatura dell’aria, ma un indice calcolato nel proprio campo di validità.
L’Humidex, utilizzato da Environment and Climate Change Canada, combina temperatura dell’aria e contenuto di vapore, ricavato dalla temperatura di rugiada, per descrivere il disagio medio associato al caldo umido. Non rappresenta esplicitamente vento, radiazione, metabolismo e abbigliamento e non predice la risposta individuale.
Per l’ambiente esterno, l’Universal Thermal Climate Index, UTCI, considera temperatura dell’aria, pressione di vapore, vento e temperatura media radiante, collegandole a un modello della termoregolazione e dell’abbigliamento. La temperatura equivalente UTCI è quella di un ambiente di riferimento che produrrebbe nel modello la stessa risposta fisiologica prevista nelle condizioni reali. Non è una misura strumentale né una stima diretta della temperatura corporea, ma consente di confrontare esposizioni diverse e valutare gli effetti di sole, ombra e superfici radianti.
Negli ambienti di lavoro caldi è impiegato il WBGT, Wet Bulb Globe Temperature, che combina temperatura di bulbo umido naturale, temperatura di globo nero e, nei casi previsti, temperatura dell’aria. Fornisce uno screening di umidità, ventilazione e radiazione e va interpretato insieme a metabolismo, acclimatazione, abbigliamento e cicli di lavoro e riposo. Per analisi più approfondite, il modello PHS della ISO 7933 stima temperatura corporea profonda, perdita idrica e limiti di esposizione. Negli interni moderati, PMV e PPD della ISO 7730 valutano invece il comfort.

Calcolatori online per il calcolo di specifici indici
Heat Index – NWS Heat Index Calculator
https://www.weather.gov/epz/wxcalc_heatindex
Humidex – Humidex Calculator
https://www.ohcow.on.ca/edit/files/general_handouts/heat-stress-calculator.html
UTCI UTCI.org – UTCI Calculator
https://www.utci.org/utci_calc.php
WBGT OSHA Outdoor WBGT Calculator
https://www.osha.gov/heat-exposure/wbgt-calculator
PHS (ISO 7933) – CBE Thermal Comfort Tool – PHS
https://comfort.cbe.berkeley.edu/phs

Qual è l’indice più appropriato?
Non esiste un indice universalmente migliore: la scelta dipende da finalità e contesto. Nell’ambiente urbano esterno, soprattutto quando il carico radiativo cambia tra sole e ombra, l’UTCI considera più variabili di Heat Index e Humidex. Nei luoghi di lavoro il WBGT è adatto allo screening, mentre il PHS consente valutazioni specialistiche. Per il comfort indoor sono più appropriati PMV e PPD. Anche la temperatura di bulbo umido, presa da sola, non descrive radiazione, attività, abbigliamento, acclimatazione e vulnerabilità e non può quindi diventare automaticamente una soglia universale di sopravvivenza.
Una comunicazione rigorosa dovrebbe riportare innanzitutto la temperatura dell’aria osservata o prevista, precisando sito, schermatura e intervallo temporale. Solo dopo dovrebbe presentare l’indice di stress termico, indicandone nome, variabili e scenario di esposizione. È più corretto scrivere “massima prevista 36 °C; UTCI nella classe di stress da caldo molto forte nelle aree soleggiate” oppure “Heat Index calcolato per ombra e vento debole”, anziché “45 gradi percepiti”.
Occorre inoltre chiarire se l’indice derivi da dati osservati o previsti, da valori orari o da estremi giornalieri e da condizioni in ombra o al sole. Confrontare prodotti basati su ipotesi differenti può generare record apparenti privi di significato fisico omogeneo. Questa precisione non attenua il rischio sanitario: impedisce che una temperatura equivalente venga scambiata per un record termometrico e permette di associare al dato misure preventive coerenti, come riduzione dell’attività, pause, ombra, idratazione e sorveglianza delle persone vulnerabili.

 

Bibliografia
• World Meteorological Organization (WMO), Extreme Heat, pagina tematica “Natural hazards”, consultata il 13 luglio 2026.
• World Health Organization (WHO), Heat and health, Fact sheet, 28 aprile 2026.
• National Oceanic and Atmospheric Administration, National Weather Service, Heat Forecast Tools, sezione “Heat Index”, consultata il 13 luglio 2026.
• NOAA, National Weather Service, Weather Prediction Center, The Heat Index Equation, ultima modifica 12 maggio 2022.
• Rothfusz, L. P. (1990), The Heat Index “Equation” (or, More Than You Ever Wanted to Know About Heat Index), Technical Attachment SR 90-23, NWS Southern Region Headquarters.
• Environment and Climate Change Canada, How to use the Humidex, consultata il 13 luglio 2026.
• Masterton, J. M., Richardson, F. A. (1979), Humidex: A Method of Quantifying Human Discomfort Due to Excessive Heat and Humidity, CLI 1-79, Environment Canada, Atmospheric Environment Service.
• Mendes J.C.A.F., Gameiro da Silva M.C., 2004. Development of a new thermal environment meter responding both to sensible and latent heat ?uxes, Meas. Sci. Technol. 15 (2004) 839–847

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Pubblicato inAttualità

5 commenti

  1. Giovanni Zurlo

    Che il “vento caldo” (temperatura dell’aria superiore ai 36-37 °C della pelle) provochi un effetto riscaldante o refrigerante sul corpo umano dipende oggettivamente da temperatura e umidità dell’aria e dalla velocità del vento ed è strettamente correlato con la soggettiva percezione di “ancora più caldo” o “un po’ meno caldo” in quanto noi siamo molto più dei “calorimetri” (sensibili quindi alla direzione e intensità del flusso termico fra il corpo e l’ambiente esterno) piuttosto che dei “termometri”.
    Chissà se sono stati condotti degli studi per appurare dove si colloca la fascia di transizione fra immissione/sottrazione di calore individuando la funzione dei tre valori (T,U%,V) citati prima…

  2. Brigante

    Per par condicio, o per essere politically correct, esiste anche un wind chill index, ovvero una misura della percezione di freddo a causa del vento, in condizioni di basse temperature, vedi ad esempio: https://www.meteosvizzera.admin.ch/tempo/tempo-e-clima-dalla-a-alla-z/windchill.html
    Perché se è vero che la temperatura percepita in termini di calore è ampiamente pubblicizzata, fino ad essere utilizzata come surrogato delle notizie relative al caldo estremo, altrettanto non avviene per la temperatura percepita in situazione di clima freddo e ventoso. Ad esempio in inverno, in alcune città appenniniche come Potenza o Campobasso, ma anche in molte altre località della penisola, non di rado si verificano condizioni di temperatura prossime agli 0°C, se non inferiori, e venti sostenuti anche oltre i 50-60 km/h. Non ho mai sentito però parlare di temperature percepite di -10 o -12°C, anche di giorno. In zone di montagna si può arrivare anche a temperature percepite di -20 o -30°C, anche con temperature di pochi gradi sotto lo zero, con elevato rischio di assideramento e/o disfunzioni cardio-circolatorie e neuro-muscolari.
    Ma evidentemente, e molto semplicemente, non se ne deve parlare…

    • s.parisi

      Buonasera Brigante , assolutamente vero. ahimè il caldo fa sicuramente sempre più notizia del freddo e di conseguenza il freddo ‘percepito’ passa sempre in secondo piano . tuttavia negli Stati Uniti e Canada il windchill , forse anche per le temperature veramente basse in inverno , gode di maggiore notorietà .

  3. Giovanni Zurlo

    Trattazione precisa ed esauriente, utile per chi, animato da curiosità scientifica, vuole sapere sulla “sensazione termica” qualcosa di più del “Ah, che caldo che fa!”…
    Temo però che l’impatto sull’uomo della strada sia praticamente nullo e che si continuerà ad adoperare la “temperatura percepita” senza citare quella termometrica e che, per avallare i “record battuti dal giugno più caldo dell’ultimo secolo”, si continueranno ad inquadrare i termometri esposti al sole all’esterno delle farmacie…
    Una sola osservazione: alla frase “Anche il vento non è sempre refrigerante: se l’aria è più calda della pelle” avrei aggiunto “di alcuni °C” prima di proseguire con “il flusso turbolento etc. etc.”.
    Infatti, se l’aria che scorre sulla pelle è solo un po’ più calda di 36-37 °C, è vero che c’è un’aggiunta di calore al corpo per convezione sulla superficie di scambio aria-pelle (W = h x S x Delta T), ma c’è anche una maggiore sottrazione di calore per evaporazione della sudorazione, provocata anch’essa dall’aria che scorre e poco dipendente dalla sua temperatura. In funzione della temperatura, dell’umidità relativa e della velocità di scorrimento dell’aria c’è un “Delta T” in cui lo scambio termico è praticamente nullo (aggiunta e sottrazione si bilanciano), superato il quale in effetti l’aria calda produce un guadagno di calore.
    Nonostante il pessimismo espresso prima per l’impatto sull’uomo della strada, apprezzo particolarmente l’impegno di “admin” per queste “pillole meteo-scientifiche”…

    • s.parisi

      Gentile Giovanni. , grazie per l’osservazione riguardo l’azione refrigerante del vento in condizioni di temperature superiori a quella corporea. in effetti è una semplificazione… occorre sempre tener conto anche dell’umidità relativa . in effetti in situazione di umidità relative inferiori al 20/15 %. ,e temperatura dell’aria di 38 gradi , il vento può essere ancora refrigerante …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Translate »