Nel 1788 non c’è stato inverno, la primavera non è stata favorevole alle colture, ha fatto freddo, la segale non è stata buona, il grano è stato abbastanza buono ma il caldo eccessivo ha disseccato i chicchi, cosicché il raccolto di grano era molto scarso….; il 13 luglio c’è stata un’ondata di grandine che, cominciata dall’altra parte di Parigi, ha attraversato tutta la Francia fino alla Picardia e ha fatto grossi danni; ha falciato grano e alberi al suo passaggio; si estendeva su una fascia larga due leghe e lunga 50…..; invece la vendemmia è stata buonissima e i vini eccellenti. L’uva è stata raccolta a fine settembre; il vino valeva 25 lire dopo la vendemmia e il grano 24 lire dopo il raccolto (Dal diario di un viticoltore dei dintorni di Meaux, citato da Emmanuel Le Roy Ladurie, 2011. Les Fluctuations du climat de l’an mil à aujourd’hui, avec Daniel Rousseau et Anouchka Vasak, Fayard, 332 pages).
Foto di copertina: grandinata del 6 maggio 2026 in provincia di Como.
di Luigi Mariani e Simone Parisi
1. Fattori che influenzano la percentuale di chicchi grandi: l’altezza dello zero termico di bulbo umido
L’entità della fusione subita dalla grandine durante la sua caduta verso il suolo è influenzata in modo determinante dall’altezza del livello di fusione, che può essere rappresentata in prima approssimazione dalla quota dello zero termico di bulbo umido (WBZ). Infatti i chicchi di dimensioni maggiori hanno una probabilità più elevata di sopravvivere al processo di fusione grazie al minore rapporto superficie/volume e alla maggiore velocità terminale di caduta. Di conseguenza, un innalzamento del WBZ tende ad agire come un filtro dimensionale, aumentando la fusione dei chicchi più piccoli e incrementando, di conseguenza, la frazione di chicchi di grande diametro che raggiunge il suolo (Dessens et al., 2015; Kahraman et al., 2025)
Occorre peraltro ricordare che oltre all’altezza del WBZ, la percentuale di chicchi grandi osservata al suolo viene influenzata anche dall’umidità dell’aria, dalla ventilazione attorno ai chicchi durante la caduta, dall’intensità e dalla distribuzione della precipitazione associata, nonché dalla struttura e dall’organizzazione del temporale.
Figura 1 – Grandinata del Maggio 2025 in Austria: effetto amaca in un impianto di pero protetto da reti antigrandine (fonte: Freshplaza – https://www.freshplaza.it/article/9730741/la-fase-critica-tende-a-prolungarsi/)
2. CAPE, CIN e VWS: valori caratteristici ed effetti più rilevanti
Qui di seguito si riportano valori caratteristici degli indici CAPE (Convective Available Potential energy – energia potenziale disponibile per la convezione), CIN (Convective Inibition – Inibizione della convezione) e VWS (Vertical Wind Shear – Variazione con la quota di velocità e direzione del vento) e le deduzioni che se ne possono trarre in relazione all’attività temporalesca e alla genesi della grandine.
CAPE
0-100 J/kg (Molto debole): convezione assente o modesta; cumuli poco sviluppati.
100-500 J/kg (Debole): rovesci isolati e deboli temporali
500-1.000 J/kg (Moderato): temporali ordinari possibili, localmente con pioggia intensa.
1.000-2.000 J/kg (Medio-alto): temporali vigorosi; grandine piccola o media possibile.
2.000-3.000 J/kg (Elevato): temporali forti con updraft intensi; rischio di grandine significativa e downburst.
3.000-4.000 J/kg (Molto elevato): convezione esplosiva; piogge torrenziali, grandine e forti raffiche per shear adeguati
4.000-6.000 J/kg (Estremo): ambiente altamente instabile; possibili supercelle severe se il VWS è favorevole.
>6.000 J/kg (Eccezionale): valori molto rari alle medie latitudini; potenziale per fenomeni convettivi estremi.
CIN
0-25 J/kg → inibizione della convezione molto debole
25-100 J/kg → inibizione della convezione modesta
>100 J/kg → inibizione della convezione forte
>200 J/kg → innesco difficile salvo forzanti dinamiche importanti
VWS nel deep layer (fra 0 e 6 km di quota)
< 10 m/s → temporali impulsivi e poco organizzati
10-20 m/s → multicelle possibili
20-25 m/s → supercelle possibili
> 25 m/s → ambiente molto favorevole alle supercelle
> 30 m/s → potenziale per supercelle intense e grandine molto grande
3. Un tentativo di sintesi
CAPE e CIN sono grandezze energetiche specifiche mentre VWS è una grandezza cinematica legata alla struttura del campo di vento. Tale differenza riflette bene il loro ruolo: CAPE e CIN controllano quanta energia è disponibile per lo sviluppo convettivo mentre VWS controlla soprattutto l’organizzazione della convezione.
Una CAPE elevata non implica necessariamente la formazione di grandine di grandi dimensioni: valori dell’ordine di 3000-4000 J/kg associati a shear debole possono produrre temporali intensi ma poco organizzati, con grandine generalmente modesta. Al contrario, una CAPE moderata (circa 1500 J/kg) associata a forte shear verticale nei primi 6 km può favorire la formazione di supercelle, che rappresentano l’ambiente più efficiente per la genesi di chicchi di grandine di grandi dimensioni. Lo shear inclina la cella convettiva, favorisce la formazione di un mesociclone persistente e permette ai chicchi in crescita di permanere più a lungo negli updraft rotanti, attraversando ripetutamente regioni ricche di acqua sopraffusa. L’innesco della convezione richiede infine il superamento della CIN mediante meccanismi di sollevamento quali le strutture frontali, le forzanti orografiche o la convergenza delle brezze nel PBL.
In conclusione è possibile affermare che la severità di un temporale in termini di genesi della grandine non dipende da una singola variabile ma dalla combinazione di molteplici variabili, fra cui le principali sono:
CAPE: alimenta gli updraft;
CIN: consente o meno l’innesco del temporale;
VWS: organizza e rende persistente il temporale;
PBL caldo-umido: fornisce energia al sistema temporalesco;
Microfisica della nube: determina l’efficienza di crescita dei chicchi.
Bibliografia articolo 2
Dessens, J., Berthet, C. & Sanchez, J. L. (2015). Change in hailstone size distributions with an increase in the melting level height. Atmospheric Research, 158–159, 245–253. DOI: 10.1016/j.atmosres.2014.07.004.
Kahraman, A., Kendon, E. J., Fowler, H. J. & Short, C. J. (2025). Future changes in severe hail across Europe, including regional emergence of warm-type thunderstorms. Nature Communications, 16, 8438. DOI: 10.1038/s41467-025-62780-0.


Mi interesserebbe anche una valutazione dei rimedi alla grandine, soprattutto riguardo alla efficacia dei cannoni antigrandine che nella mia zona sono usati in maniera intensiva e nelle notti estive sono fonte di attriti e notti insonni. Servono a qualcosa? Sono inutili? So sono utili è possibile monitorare quando possa essere ragionevole usarli? Qui in zona si Spara per ore all’apparire all’orizzonte di un cumulonembo che probabilmente non transiterà mai sulla nostra area…
Andrea, guarda la grandine si forma tra i 4000, e 6000 metri, penso proprio che cannoni missili e altro siano inefficaci, io abito nella zona della frutta rossa , ciliegie di Vignola, anche qui anni 70 usavano cannoni e veri missili, poi visto che il risultato non c’era si è optato x teli anti grandine.
Grazie Mauro per aver risposto ad Andrea scrivendo quello che avrei voluto scrivere io.
A Lei e ad Andrea segnalo anche che quando finirono le guerre patrie con la conquista di Roma (1870) i cannoni, diventati improvvisamente inutili per fini bellici, iniziarono ad essere impiegati per sparare alle nubi allo scopo di “dissolvere” la grandine e da allora non si è più riusciti a far rinsavire i tanti concittadini che amano atteggiarsi a cannonieri.
Aldilà della base fisica dei cannoni a onda d’urto che è quantomeno discutibile (perché l’onda d’urto dei cannoni dovrebbe “sbriciolare” la grandine nei Cb se l’onda d’urto dei tuoni è inefficace?) sarebbe buona cosa dimostrare empiricamente l’efficacia con metodi statistici adeguati, ma qui ci scontriamo con il fatto che la grandine è un fenomeno variabilissimo nello spazio e nel tempo, il che rende difficilissimo l’approntamento e la gestione di un eventuale sistema di monitoraggio finalizzato a dimostrare l’efficacia del metodo… e poi, se anche dopo tantissimo e costosissimo lavoro di monitoraggio in campo, provassimo una volta per tutte la non efficacia dei cannoni, temo che ci ritroveremmo al punto di partenza nel senso che i seguaci di tale tecnica continuerebbero a proporla, il che evidenzia a mio avviso aspetti sociologici che vanno ben al di là di quelli tecnico-scientifici.
E visto che di pregresso ce n’è tanto, per una lettura in chiave storica di tali vicende suggerirei la lettura dell’articolo “The Fight Against Hailstorms in Italy, 1950–70: A Long History of Confirmation Bias” scritto dai colleghi Emanuele Eccel, Rocco Scolozzi, Dino Zardi and Maria Carmen Beltrano e liberamente accessibile qui: https://link.springer.com/article/10.1007/s00016-024-00315-8
Di tale articolo riporto qui di seguito l’abstract tradotto in italiano: “Questo articolo analizza gli esperimenti di soppressione della grandine mediante razzi esplosivi condotti in Italia, dove nel periodo 1950-1970 fu attuato un rilevante programma nazionale di difesa attiva. La storia delle prove di questa tecnica viene ricostruita con l’obiettivo di evidenziare le carenze metodologiche dell’intero approccio sperimentale. Un’ulteriore fonte di informazioni è costituita da circa 1.600 “cartoline di tempesta” (storm postcards), ossia resoconti inviati dagli agricoltori a seguito di singoli eventi meteorologici. Un archivio di queste cartoline, recentemente raccolto, digitalizzato e analizzato per la regione Trentino (Italia settentrionale), offre un’interessante testimonianza degli approcci scientifici e pseudoscientifici sviluppati per affrontare un fenomeno tanto imprevedibile e sfuggente come la grandine, sia da parte degli agricoltori sia degli esperti chiamati a studiarla.”
Aggiungo un secondo interessante articolo, questa volta in italiano: Scolozzi, R.; Beltrano, C.; Iafrate, L.; Laverda, P.; Eccel, E. (2021). Dal fronte della lotta antigrandine: ‹cartoline› trentine, 1949-1981. ARCHIVIO TRENTINO (1): 193-259. handle: https://hdl.handle.net/10449/78095, il cui pdf è scaricabile qui: https://openpub.fmach.it/handle/10449/78095
Venendo infine alla bibliografia scientifica sull’argomento, segnalo la review di Wieringa e Holleman (2006), pubblicata su Meteorologische Zeitschrift: gli autori esaminano le evidenze storiche relative sia ai cannoni sia ad altri sistemi esplosivi e concludono che i risultati sperimentali sono negativi o inconcludenti, definendo di fatto tali pratiche prive di dimostrazione scientifica. Ancora più significativa è la posizione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) che nel suo recente “Statement on Weather Modification” (2025), afferma esplicitamente che mancano prove scientifiche dell’impatto dei cannoni antigrandine sulle nubi grandinigene.
Accidenti, mi accorgo di aver scritto un nuovo post, e spero possiate perdonarmi per la prolissità….