Dunque, uno dei simboli indiscussi del riscaldamento globale è l’orso polare. Il ghiaccio si scioglie e gli orsi polari affogano, estenuati, mentre cercano di arrivare…
7 commentiIl Villaggio di Asterix
Dunque, uno dei simboli indiscussi del riscaldamento globale è l’orso polare. Il ghiaccio si scioglie e gli orsi polari affogano, estenuati, mentre cercano di arrivare…
7 commentiMa dico, il ghiaccio, non potrebbe semplicemente sciogliersi se fa caldo e formarsi se fa freddo? Pare di no, purtroppo. Sarà questo che genera la…
3 commentiNon so se sia un fatto lessicale o di reale approccio al problema, sta di fatto che, dopo un certo numero di annunci sull’imminente scomparsa del…
1 commentoCerto che di questi giorni parlare di freddo è alquanto fuori luogo. Siamo a dicembre e l’aria continua ad essere mite, complici un intenso flusso…
3 commentiTra qualche settimana, dopo la metà di settembre, entreremo nel range temporale in cui solitamente cade il minimo dell’estensione dei ghiacci artici e inizierà la…
3 commentiIeri mi sono imbattuto nel tweet qui sotto: “Crazy Man to Live on Iceberg for 1 Year” | Dr Roy Spencer’s blog http://t.co/QkeaU3dtFf — hockey…
15 commentiDunque, in valore assoluto trattasi di buone notizie. Qualcuno però le troverà indigeste, perché non vanno nella direzione della “spirale di morte” in cui pare sia ormai avvitato il ghiaccio artico, almeno stando alle previsioni ed ai presagi che lo riguardano.
Quello delle forzanti che agiscono sulle dinamiche dell’estensione dei ghiacci artici è un argomento che abbimo affrontato spesso. Ad esempio appena un paio di settimane fa con questi due post davvero ben fatti firmati da due graditi ospiti delle nostre pagine (qui e qui). In quelle occasioni, pur lasciando correttamente sospeso il giudizio circa il peso delle eventuali modifiche inflitte a queste forzanti dalla attività antropiche, è stata fatta molta chiarezza su quanto avviene ed è avvenuto nelle ultime decadi oltre il Circolo Polare per dinamiche largamente ascrivibili alla variabilità naturale. Il dito è puntato non già sullo sbandieratissimo aumento delle temperature medie superficiali globali, quanto piuttosto sui flussi di calore trasportati dagli oceani e sulal disposizione delle figure bariche di riferimento per l’area oggetto di attenzione.
Dopo aver appreso che l’estensione estiva della banchisa artica discende dalle caratteristiche e dall’entità dell’Arctic Dipole (DA), cercheremo di individuare i fenomeni da cui questo dipende.
A tale scopo partiamo facendo delle considerazioni a carattere prettamente intuitivo. Guardando al grafico che rappresenta l’evoluzione nel tempo del DA pattern (Fig. 8 del post precedente) c’è una cosa che balza subito all’occhio: il mutamento più radicale della circolazione sul polo lo si è avuto a partire dal 2005-2006. Questo ci suggerisce che anche il fenomeno che regola il DA pattern (e dunque la circolazione sul polo) abbia subito un cambiamento consistente proprio a partire da quel periodo. Ora, tra tutti i (pochi) fenomeni in grado di forzare pesantemente la circolazione atmosferica a scala emisferica (e dunque anche polare), ce n’è uno in particolare ha subito un pesante stravolgimento nel periodo di riferimento: l’attività solare. Questo fattore potrebbe indurci a pensare che il principale attore in questa commedia sia il sole. Vediamo ora se riusciamo a trovare delle prove in grado di supportare l’ipotesi dettata dall’intuizione.
E’ un dato di fatto, il nostro amato polo nord sta soffrendo molto in questi ultimi anni. I ghiacciai Groenlandesi stanno perdendo pezzi, la banchisa artica estiva è ridotta ad un colabrodo e la colpa di tutto questo è solo nostra. Ce lo hanno detto in tutte le salse, ce lo hanno ripetuto in moltissime occasioni: il polo nord si scioglie ad una velocità impressionante e la colpa è solo ed esclusivamente del riscaldamento globale di origine antropica. Negli ultimi anni, dopo i proclami degli scienziati e le amplificazioni dei media, sono addirittura intervenute le massime autorità per spiegarci questo facile concetto e metterci dunque al corrente della delicata situazione. Quindi, ad oggi, non può esserci più alcun dubbio in merito alla questione.
Spegnerei la TV, staccherei la presa telefonica e con quella anche internet e butterei lo smartphone nell’acqua, magari correndo il rischio di vederlo rimbalzare sul…
3 commentiAppena qualche giorno fa, abbiamo pubblicato un post elencando una serie di argomenti in ordine alle vicende del clima per i quali nel recente report dell’IPCC sussiste maggiore incertezza di quanta non ce ne fosse nel report precedente, quello del 2007. Tra questi, quello che viene normalmente definito il ‘puzzle’ più complesso per chi si occupa di scienza del clima, ovvero il fatto che, pur in presenza di un forcing tuttora persistente e di un pianeta che si è scaldato, il ghiaccio marino artico sia diminuito e quello antartico sia invece aumentato.
Nelle estremamente complesse dinamiche del clima, il ghiaccio marino è importante perché regola la quantità di calore che può essere assorbita – e dunque riemessa ed eventualmente intercettata e nuovamente riemessa dai gas serra – alle alte latitudini. Una copertura glaciale estesa limita molto questo assorbimento, perché riflette la gran parte della radiazione luminosa ricevuta. Viceversa, acque libere dai ghiacci, assorbono una grande quantità di energia. La restituzione all’atmosfera di questa energia attiva il feedback dell’albedo (la quantità di radiazione totale riflessa, dal ghiaccio, dalla sommità delle nubi etc etc.). Se questa quantità aumenta c’è meno energia disponibile per il riscaldamento, se invece diminuisce l’energia ritenuta aumenta e con essa aumentano le temperature.
Quest’anno non si è parlato molto dei ghiacci artici. Dopo il minimo storico del 2012 – considerato tale per il periodo in cui si compiono misurazioni satellitari – complice una circolazione atmosferica stagionale favorevole, l’estensione minima della stagione calda 2013 è stata decisamente superiore, pur mantenendosi comunque sotto la media di riferimento. Questo, inevitabilmente, conferma il trend negativo del lungo periodo, sempre considerando come tale quello dell’era dei satelliti. Questo, a quanto pare, non fa notizia.
Ora, quando manca davvero poco al termine dell’autunno, escono i dati rilevati dal satellite Cryosat, i cui sensori sono in grado di investigare anche lo spessore e quindi il volume della massa ghiacciata. Sono dati molto sorprendenti, perché rivelano che nel 2013 il recupero non ha riguardato solo l’estensione superficiale, anzi, ad essere aumentato è soprattutto il volume del ghiaccio, specialmente con riferimento al ghiaccio pluriennale, che avrebbe visto un incremento di spessore che varia da 20 a 30cm. In sostanza, al 13 dicembre 2013, sono stati stimati con i dati Cryosat circa 9000 Km3 di ghiaccio, contro i circa 6000 dell’anno scorso.
Forse è arrivato il tipping point, forse la situazione è irreparabile, ma bisogna comunque tentare. Gli scienziati sono molto preoccupati, i cittadini devono rendersene conto…
4 commentiAllora, lo avevamo anticipato nei giorni scorsi, il ghiaccio marino dell’Artico ha invertito il trend stagionale. Di qui in avanti potrà solo aumentare, fino al picco invernale. Come già anticipato qualche giorno fa il bilancio di quest’anno è nettamente migliore di quello dell’anno scorso e, per molti aspetti, anche degli anni più recenti.
Una esilarante lettura dal Sierra Club: By Paul Beckwith Il 23 marzo 2013, ho fatto la seguente previsione: “Per la cronaca— non penso che…