La COP18 si è conclusa com’era iniziata, cioè nell’indifferenza generale. C’è però un valore aggiunto in questa sordina. La moltitudine di delegati, in larga misura…
2 commentiIl Villaggio di Asterix
La COP18 si è conclusa com’era iniziata, cioè nell’indifferenza generale. C’è però un valore aggiunto in questa sordina. La moltitudine di delegati, in larga misura…
2 commentidi Luigi Mariani e Guido Guidi Commento Nel periodo di riferimento (28 novembre – 4 dicembre 2012), il flusso medio sull’area euro-atlantica ha continuato a…
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Giuseppe Gisotti, geologo, mi ha mandato la copertina del suo libro insieme ad una breve nota che ne riassume i contenuti alla quale, con il suo permesso, ho aggiunto alcune considerazioni in ordine al fattore meteorlogico.
Buona lettura.
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di Giuseppe Gisotti
Abbiamo ottimi ingegneri, geologi, architetti, agronomi, progettisti e pianificatori, ma ciò non impedisce lo squallore di tante costruzioni, di tanti quartieri urbani, lo sconquasso del paesaggio, il dissesto idrogeologico con frane, alluvioni, subsidenza artificiale, ecc.; il disordine urbano e territoriale è sotto i nostri occhi.
Cosa fare? Cosa suggerire?
Bisogna abbandonare il concetto dello sviluppo per lo sviluppo, della crescita solo economica e abbracciare il concetto della sicurezza e della bellezza innanzi tutto. Rifacciamoci a Vitruvio, il quale diceva che i parametri fondamentali dell’architettura erano la firmitas, la utilitas e la venustas, cioè la struttura statica, ossia la sicurezza, la funzionalità e l’estetica, ossia la bellezza.
Noi discutiamo di eventi che mietono vittime, provocano danni gravissimi, processi che si ripresentano quasi regolarmente e colpiscono spesso gli stessi luoghi. Eppure si fa poco per prevenirli, per evitarli, o almeno per limitare il numero delle vittime e i danni più gravi.
Perché? Si parla da molto tempo, specialmente dall’alluvione del 1966, di investire più risorse economiche nella prevenzione e riduzione del rischio, ma queste risorse sono sempre insufficienti, come faceva rilevare la Commissione De Marchi nei primi anni ’70.
La terra vista dallo spazio (The big picture) è un film documentario di National Geographic che mi è piaciuto davvero molto per le immagini satellitari e per le ricostruzioni grafiche delle perturbazioni, del campo geomagnetico, della ionosfera, del nastro trasportatore oceanico, dell’evoluzione stagionale del ghiaccio antartico ecc.
Qui il trailer e la sinossi che cito:
di Guido Botteri
Le risorse NON si distruggono, ma sono (generalmente) cicli. Tutta la nostra vita è piena di cicli, come diceva qualcuno due mila anni fa, parlando del seme che dà vita alla pianta e della pianta che fa nascere i semi.
Le risorse sono anche il lavoro dell’uomo, le sue tecnologie (che sono sempre in evoluzione), i suoi strumenti, sempre nuovi man mano che il progresso avanza.
Le risorse NON sono dunque qualcosa che esista di per sé stesso, e che venga dissipato dall’uomo, come pensano i maltusiani,
ma
sono (anche) un prodotto dell’uomo. Come i prodotti agricoli. Se l’uomo non ne producesse in quantità con le sue tecnologie e i suoi strumenti, la produzione spontanea di prodotti agricoli sarebbe minima e non potrebbe sfamare che un piccolissimo numero di uomini.
Non è quindi la “distribuzione” dei prodotti agricoli il più importante dei nostri problemi, ma la loro produzione.
La carica elettrica era conosciuta fin dai tempi dei Greci antichi (da loro viene il nome “elettricità”), ma finché l’uomo non ha capito quello che poteva dargli, l’elettricità ha continuato a scorrere senza che l’uomo l’usasse. Né finirà perché l’uomo la usa, perché l’elettrone è un costituente dell’atomo. L’energia elettrica è dunque una costituente dell’universo non eliminabile, non consumabile (come fonte). Al solito, quello che conta nelle fonti energetiche non è che esista l’energia, ma i costi per renderla utilizzabile dal consumatore.
Venerdì scorso, puntuale come un orologio svizzero, la NOAA ha emesso un consuntivo per la stagione degli uragani 2012, stagione che, per convenzione, per il comparto atlantico si apre il 1 giugno e si chiude il 30 novembre. Meno puntuali sono stati invece gli uragani, dal momento che l’attività è iniziata anomalmente con un certo anticipo e si sta chiudendo con un altro disturbo in area atlantica piuttosto ben organizzato. Qui sotto un video molto interessante da youtube che contiene l’animazione dell’intera stagione.
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Un po’ perché comincia dividendo il mondo in ottimisti e pessimisti, come spesso facciamo scherzando ma fino a un certo punto tra meteorologi. Un po’ perché quella di Annalena Benini è una penna spettacolare. Ma, soprattutto, perché i personaggi oggetto del suo articolo pubblicato sabato su Il Foglio affollano davvero tutte le categorie compresa quella di chi dibatte in materia di meteo, clima e affini.
Quante volte infatti ci è capitato di pensare che il nostro interlocutore “credente”…o, viceversa, quante volte avranno pensato di noi “scettici” che siamo…beh, lasciamocelo dire da lei.
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di Luigi Mariani e Guido Guidi Oggi si parla di Hot Spot troposferico, gioia modellistica dell’AGW, dolore sempre dell’AGW in materia di osservazioni. Nei modelli…
1 commentoAllora, secondo l’IPCC dovrebbero essere da 2 a 4,5 i gradi di aumento della temperatura per un raddoppio della CO2 rispetto all’era pre-industriale. La World…
2 commentidi Gianluca Alimonti
Alla base di qualunque attività umana vi è l’energia: volendo mantenere una propria autonomia politica, economica e culturale, l’Europa si deve assicurare un adeguato approvvigionamento che garantisca l’indipendenza energetica.
Sino a qualche secolo orsono la domanda energetica era piuttosto limitata: le poche rinnovabili ed il legname erano sufficienti ed anche quando l’invenzione della macchina a vapore ha rivoluzionato la società, il carbone autoctono europeo bastava a soddisfare la domanda. Oggi l’enorme crescita delle richieste energetiche ha rivoluzionato completamente il panorama mondiale e dal grafico seguente si osserva quali siano le potenze emergenti e quali quelle in declino.
di Maurizio Morabito La protesta per la Giustizia Climatica ha avuto luogo il giorno 1 dicembre come annunciato a Doha, in Qatar, durante la pausa del…
2 commentidi Fabio Spina [info] “La vera chiesa, la Madonna degli Angeli, era in basso, all’altra estremità del paese, dove c’è la frana. La chiesa è…
1 commentodi Luigi Mariani e Guido Guidi
Sperando di far cosa gradita e invitandovi a prendere parte alla discussione anche con consigli circa la struttura ed i contenuti, ci cimentiamo da oggi in una nuova rubrica che ci vedrà impegnati in un commento settimanale sull’evoluzione dello stato del tempo sul nostro Paese realizzato “a bocce ferme” e che dovrebbe idealmente comporsi di due parti:
Commento
Il periodo di riferimento (21-27 novembre 2012) si è aperto sull’area Euro-Atlantica con un pattern circolatorio a macroscala caratterizzato da valori piuttosto elevati dell’indice zonale associati ad una stormtrack bassa di latitudine, come testimoniato dalla neutralità dell’indice AO e dai valori lievemente negativi dell’indice NAO.
di Claudio Costa
Il titolo dell’articolo è una citazione di Crozza che prende in giro Conte, e mi è sembrata appropriata perché sui media, per introdurre l’ennesima conferenza circo climatica di DOHA 2012, sta serpeggiando la paura climatica che ha dei veri e proprio mandanti.
Il primo è Yvo De Boer, l’ex segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici UNFCCC che appunto organizza le conferenza sul clima COP che ha detto
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“ il prossimo rapporto dell’Onu sul clima «Spaventerà a morte tutti», ma i dati drammatici che rivelerà dovrebbero anche dare la spinta necessaria perché finalmente i Paesi del mondo firmino un accordo per affrontare davvero il global warming. «La supertempesta Sandy può stimolare maggiormente gli americani, ed anche gente altrove, a prendere in considerazione i rischi del cambiamento climatico», ….«E’ un po’ come essere scioccati e smettere di fumare quando ti è stato detto che hai un cancro terminale».”
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