Soltanto la settimana scorsa, dopo una mia insistenza spietata, Carlo Colarieti Tosti ha acconsentito a pubblicare l’articolo di introduzione dei nostri Outlook invernali. In fondo…
5 commentiIl Villaggio di Asterix
Soltanto la settimana scorsa, dopo una mia insistenza spietata, Carlo Colarieti Tosti ha acconsentito a pubblicare l’articolo di introduzione dei nostri Outlook invernali. In fondo…
5 commentiSarà perché sta per arrivare l’inverno boreale, sarà perché si fa sempre più pressante la richiesta di previsioni stagionali, sarà perché più si studia l’atmosfera e più diventano vasti gli orizzonti nella cui direzione guardare, ma è un fatto che negli ultimi tempi si stanno moltiplicando gli sforzi per individuare le relazioni attraverso cui il sistema terra, oceani, atmosfera realizza le sue dinamiche.
Ho scritto scientemente atmosfera e non troposfera, derogando, ma con diritto, alla regola numero uno che mi è stata inculcata quando ho iniziato a occuparmi di meteorologia: lo strato atmosferico che ci interessa è uno e uno solo, quello compreso tra la superficie e la tropopausa, la troposfera. Neanche a farlo apposta, poteva resistere una tale limitazione in un sistema che da’ segni ogni giorno di essere intimamente connesso in ogni sua parte? La risposta è scontata, decisamente no.
I nostri lettori abituali penseranno che siamo impazziti, immaginando che contrariamente alle nostre abitudini, non solo ci gettiamo nella mischia delle previsioni, cosa che su queste pagine non accade quasi mai, ma addirittura lo facciamo con un anticipo che ogni meteorologo sano di mente giudicherebbe ridicolo. Così non è in effetti. Non abbiamo nessuna intenzione di fare presagi di nessun genere.
Lo spunto per il nostro titolo di oggi e per il contenuto di questo post, viene da una recente pubblicazione scientifica in materia di previsioni stagionali della quale ci ha dato notizia Science Daily:
Seasonal Forecast for northern emisphere winter 2009/2010 – IOp Science, Environmental Research Letters.
Si tratta di uno studio di rianalisi delle performance del modello di previsione stagionale in uso presso lo UK Met Office, il modello GloSea4, cui si aggiungono degli interessanti spunti previsionistici per l’immediato futuro.
Bene, siamo ben dentro il mese di marzo, cominciato, tra le altre cose, con un discreto calduccio. Tempo di compilare qualche classifica. Lo facciamo di martedì perché il lunedì il nostro popolo di santi, poeti, navigatori, meteorologi e allenatori della nazionale di calcio si dedica giustamente alle classifiche calcistiche (che detto tra noi hanno regalato a chi scrive qualche soddisfazione…).
Naturalmente, la fonte è sempre la stessa. L’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR ha appena tirato le somme del mese di febbraio, azzardando un commento anche per l’intera (sebbene non ancora terminata) stagione invernale.
La notizia dell’anno è che a febbraio ha fatto freddo. Nonostante ciò, complice la scaldata finale figlia tra l’altro delle stesse cause, l’anomalia negativa delle temperature si è collocata solo al 33° posto tra i mesi di febbraio più rigidi da quando si fanno misurazioni. Era dal 1965 che non si registrava un’anomalia così. A ben vedere, però, ha fatto anche caldo. Lo scorso mese di febbraio è stato il 78° più caldo sempre da quando si fanno le misurazioni. La palma gelata spetta ancora al 1803, mentre la memoria più fresca rimanda al 1956, terzo classificato sulla ruota dell’inutile.
Mentre gli appassionati sono ai blocchi di partenza e scaldano i muscoli per seguire con il nowcasting l’evoluzione di questa ondata di freddo, gli espertoni…
4 commentiCi siamo, la musica è cambiata. E non veniteci a dire che non ve l’avevamo detto. Lo so, non si dovrebbe mai bearsi delle proprie intuizioni, anche perché quando c’è di mezzo l’evoluzione delle dinamiche atmosferiche nel medio e lungo periodo c’è sempre il rischio di fare pessime figure.
Con la pubblicazione del nostro Outlook dei primi di gennaio, accompagnata dalla pubblicazione di una mappa delle anomalie del geopotenziale alla media troposfera, però, qualcuno aveva sottolineato il carattere scherzoso che accompagnava la trattazione, considerandoli degli amiccamenti inopportuni, quasi a voler sottendere che celassero una scarsa professionalità nell’afforntare l’argomento.
Iniziare una pubblicazione scientifica con due affermazioni volutamente imprecise non è proprio il massimo. Continuare con il solito ‘inchino’ al mainstream scientifico e concludere ripetendolo non migliora la situazione. Ma se poi nel corpo dell’articolo si provvede a smontare i pilastri dell’ipotesi AGW forse quella pubblicazione merita di essere letta. Nonostante tutte le contraddizioni in essa contenute.
Quello che segue è il titolo, mentre a questo link è possibile (una volta tanto) consultarla liberamente.
Arctic warming, increasing snow cover and widespread boreal winter cooling – Cohen et al., 2012
08/01/2012
La situazione stratosferica nei piani compresi tra 1 e 5 hPa, ed in parte fino alla quota barica di 10hPa, vede un graduale seppur non incisivo ricompattamento del VPS, dovuto all’attenuazione dei flussi di calore che hanno dato avvio al primo minor warming stagionale. Il riscaldamento stratosferico ultimatosi nella precedente settimana, riconducibile in parte allo stazionamento dell’onda convettiva equatoriale rilevabile dalla MJO (Madden Julian Oscillation) nelle fasi 3 e 4, va muovendosi verso est inibendo la convezione nella zona dell’oceano Indiano per trasferirla nella zona del Pacifico centrale.
Se il carburante non fosse arrivato quasi a due Euro al litro, si potrebbe pensare di prendere la neve caduta in Francia, Svizzera e Austria e portarla sul versante sud delle Alpi. Sarebbero senz’altro felici gli operatori turistici e potremmo al contempo riposare occhi e orecchie in questi tempi di qualunquismo assoluto.
Durante la conferenza di Durban qualcuno ci rammentava che ormai vedere la neve sotto i 2000 metri sarebbe una rarità. Poi ne sono caduti un paio di metri. Ora qualcun altro sentenzia che l’inverno non decolla, più o meno per le stesse ragioni. Entrambi gli ‘esperti’ dimenticano che il nostro Paese è fatto così, che senza la protezione delle Alpi avremmo un clima enormemente diverso e certamente meno favorevole, che se nevica su un versante è molto difficile che nevichi anche sull’altro. Ma, del resto, questo è buon senso, non certo materia da esperti.
Avevo pensato di scrivere “se tutto va bene moriremo congelati”, poi mi è sembrato banale. Il fatto è che mentre soltanto la settimana scorsa i…
7 commentiQuella che vedete qui sopra è una foto risalente allo scorso dicembre in Inghilterra, più precisamente a Londra. Eravamo alle porte di una glaciazione poi non avvenuta perché il clima ha fortunosamente ripreso il suo corso.
Ora ci risiamo, ma con un rischio dal segno opposto. Saremmo infatti sulla soglia dell’inferno climatico. Una riflessione inevitabile che viene leggendo le pagine del quotidiano ecologista “Terra”, secondo il quale il sole di cui stiamo godendo a dicembre (con alterne fortune tra l’altro di cui in redazione non devono essersi accorti) sarebbe una diretta conseguenza del riscaldamento globale.
In questi ultimi mesi sono successe delle cose strane. Dopo che per molti anni il mondo climatologico ha prestato sempre molta attenzione a tenere ben…