C’era una volta un movimento di volenterosi che voleva salvare il pianeta dai cattivi emettitori di CO2. Per meglio attrezzarsi al salvataggio, si erano riuniti…
6 commentiIl Villaggio di Asterix
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6 commentiCi vuole un po’ di pazienza e bisogna lavorare mandando avanti e indietro il video per capite bene cosa dicono i due reporter di questa…
1 commentoIl maltempo sulla Sardegna si allontana, mentre se ne prepara di nuovo dell’altro per questa sera verso il nord-ovest del Paese. Per far fronte all’emergenza,…
5 commentiQual è stato, secondo voi, il più incredibile risultato sin qui raggiunto dal movimento salvapianeta? Migliorare l’ambiente in cui viviamo? Porre le basi per un…
5 commentiDa che mondo è mondo il commercio si basa su una regola d’oro che l’istrionico presidente di una squadra di calcio della massima serie ha più volte sintetizzato così: “pagare moneta vedere cammello”. Cioè, in una transazione, qualunque essa sia, è necessario che ci sia un controvalore. In assenza di quello la transazione non si fa.
Da qualche anno a questa parte invece, complice forse il leggiadro atteggiamento del mondo finanziario che ha escogitato il sistema per tirar fuori crediti dai debiti, cioè con controvalore di segno opposto, qualcuno ha pensato che si potesse vendere l’aria e, ancor di più, che questo potesse avvenire a scala globale.
Si potrebbe rivisitare così la famosa frase di Maria Antonietta: “Maestà il popolo non ha pane. Dategli la CO2″”.
Allora, il volume d’affari della coltivazione e commercio del grano a livello globale è di circa 182 miliardi di dollari. Il volume di affari del mercato del carbon trading è arrivato nel 2011 a 176 miliardi di dollari. Ciò significa che l’aria, o meglio uno dei suoi componenti, nonostante la sua nota inconsistenza anche quando è fritta, ora vale come il pane.
20 anni dopo la sua scomparsa, la cosa più semplice che si possa dire di Friedrich Hayek è che c’è ancora bisogno di Hayek (qui il…
Lascia un commentoSe va avanti così a Durban venderanno solo souvenir. Monitorizza il tuo investimento.
Lascia un commentoEsiste in Europa, dall’entrata in vigore del “Protocollo di Kyoto”, un mercato dei “carbon credit”. Per dirla molto grossolanamente in borsa si scambiano le quote di emissione come se fossero un nuovo prodotto, una nuova “commodity”, una nuova “materia prima” di cui tutti molto probabilmente un giorno avranno bisogno. La speranza degli ecologisti (esempio: “Protocollo di Kyoto, il Wwf si schiera con il commercio di emissioni”) e della finanza “verde” sembra sia che tale borsa divenga mondiale: visto che ogni azione umana comporterà un consumo di energia e quindi un’emissione, questa dovrà essere bilanciata da “un’azione” acquistata/scambiata in borsa (da dei crediti). Un nuovo mercato enorme. A molti è stato fatto credere che la finanza era in grado di poter contribuire in modo essenziale al problema dei cambiamenti climatici, ci hanno persuaso che le banche/fondi, prima dello sviluppo tecnologico, erano in grado di aiutare la salute del pianeta.
Qualche giorno fa abbiamo discusso di biocarburanti e della corsa delle multinazionali dell’energia ad accaparrarsi grandi porzioni di terreno nei paesi sottosviluppati per convertirne la…
3 commentiSarà l’entusiasmo per le fonti rinnovabili e la speranza che queste ci possano portare oltre l’era dei combustibili fossili, sarà che la fonte rinnovabile più…
5 commenti347 europarlamentari hanno votato contro, 258 a favore e 62 astenuti. Ad inizio luglio, con questo risultato, poco pubblicizzato dai mass-media, è finita la politica…
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Lascia un commentoSoltanto il 6 novembre scorso abbiamo parlato di un problema evidentemente ben noto agli inquirenti, molto meno noto a tutti i fan dell’allegro scambio di…