Chi di voi non ha mai avuto un Michael Fish moment? Uhm…immagino che quasi nessuno sappia chi è Michael Fish, giustamente. Se foste dei meteorologi…
12 commentiIl Villaggio di Asterix
Chi di voi non ha mai avuto un Michael Fish moment? Uhm…immagino che quasi nessuno sappia chi è Michael Fish, giustamente. Se foste dei meteorologi…
12 commentiNegli ultimi giorni sono state due le notizie che hanno tenuto banco sui temi finanziari, entrambe hanno riguardato gli Stati Uniti. Sembra infatti che uno…
Lascia un commentoLo so, lo so. Questo sito è frequentato principalmente da fisici, climatologi, meteorologi, per non parlare di geologi, chimici e tutti coloro interessati alle scienze della Terra e dell’Atmosfera. Bel preambolo, ma per dire cosa? Questa volta tenterò di mutuare dall’economia una serie di principi che dovrebbero valere per modelli e previsioni. Certo, in questo momento almeno il 99% dei lettori salterà sulla sedia: come è possibile, una previsione che funziona in economia?
Visti i tempi, non mi sento di essere in disaccordo, ma le regole e i principi li salvo e provo a fare un parallelo con il mondo della climatologia, vedrete che non siamo così lontani come potrebbe sembrare. Queste regole, in ambito economico e finanziario, sono state stilate dal grande economista David Rosenberg Chief Economist & Strategist presso Gluskin Sheff.
Giorni addietro vi abbiamo anticipato la possibilità di una crisi alimentare di proporzioni preoccupanti, dovuta principalmente all’aumento improvviso e consistente dei prezzi delle materie prime alimentari. Questo picco nei prezzi trova la propria causa anche nelle devastanti ondate di siccità che hanno colpito gli Stati Uniti d’America. Come abbiamo spiegato precedentemente i paesi maggiormente esposti a questo shock dei prezzi sono quei paesi in cui la spesa alimentare assorbe la maggior parte del reddito. Un aumento del 10% della spesa alimentare impatta in modo molto diverso nel caso in cui spendiate abitualmente il 30% del vostro reddito in alimenti. Avrà un impatto completamente diverso se, invece, la vostra spesa abituale assorbe fino all’80%. E incidentalmente sono proprio i paesi in via di sviluppo che spendono la quota maggiore del reddito pro capite per avere accesso ai beni di sussistenza. Questa nuova ondata di rincari vede di nuovo in pericolo i paesi del Medio Oriente e dell’Africa Sub-Sahariana.
Già qualche tempo fa abbiamo scritto che a volte capita che alle notizie spuntino le gambe parecchio tempo dopo che è cresciuta loro la testa,…
8 commentiPer quanto il sistema di scambio sul mercato delle emissioni non sia più una novità, e per quanto non sia esattamente un esempio di successo…
Lascia un commentoBloomberg ci fa sapere che l’ultima asta, nella quale sono stati piazzati i permessi per la CO2, ha fissato un prezzo davvero particolare: il minimo…
Lascia un commentoIn economia il mercato è il luogo fisico, ma non solo, deputato allo scambio di beni e/o servizi. Ovvero il luogo in cui domanda e…
2 commentiLa strada che porta a Copenhagen è stata fin qui molto lunga e ricca di incontri multilaterali. Tra gli ultimi, ricordiamo il G20 di Pittsburgh.…
1 commentoIn economia abbiamo due situazioni di mercato piuttosto particolari, una più nota, l’altra meno. Il caso più noto è il monopolio, questa è una situazione…
8 commentiSuccessivamente ai precedenti interventi (qui e qui) mi è stato fatto notare che ho dedicato più tempo al tema dell’Emission Trading che alla Carbon Tax. Per qualcuno vi è l’esigenza di approfondire, qualcun altro invece ha interpretato questa disparità come una ammissione della validità dell’ETS sulla Carbon tax. Così non è o meglio, non è questo lo scopo dei nostri approfondimenti che al contrario vorrebbero offrire un minimo di supporto tecnico per consentire a ciascuno di trarre le proprie valutazione.
Nel corso degli anni siamo stati abituati ad affrontare la tematica del riscaldamento globale attraverso un approccio fisico. In altre parole il dibattito si è principalmente snodato attraverso la ricerca climatologica e solo marginalmente si è affrontato il discorso da un punto di vista prettamente economico. Solo recentemente, per esempio a partire dal rapporto Stern, il dibattito economico è entrato a pieno titolo nel più ampio tema del riscaldamento globale.
Proseguiamo con l’analisi dei due modelli economici più famosi per affrontare la riduzione delle emissioni antropiche ad effetto serra. L’argomento è di stringente attualità , visto il dibattito in corso negli Stati Uniti. Tempo fa abbiamo affrontato qui la teoria, oggi cercheremo di andare più a fondo per comprendere luci e ombre di ciascuno dei due sistemi ed, eventualmente, per capire quale sia il migliore tra i due.
Il tema è assolutamente attuale, l’abbiamo detto altrove in questo sito, ormai molti (anche se non più tutti) climatologi sono certi che la causa principale dei cambiamenti climatici sia l’anidride carbonica (di origine umana) e sempre gli stessi climatologi stanno discutendo quale sia il sistema economico-politico migliore per risolvere il problema. In attesa che gli stessi di cui sopra ci forniscano indicazioni sulle nostre abitudini alimentari, di spesa e perchè no di pianificazione familiare, ritengo sia opportuno fare un passo indietro per conoscere più da vicino i due sistemi attualmente presi in considerazione: la fantomatica carbon tax, e il “democratico” (come lo definì qualche lettore di CM) carbon trading.