Nella serie di articoli di Massimo Lupicino appena pubblicata, compaiono due figure essenziali per la comprensione del dibattito in materia di clima. Sono la figura…
5 commentiIl Villaggio di Asterix
Nella serie di articoli di Massimo Lupicino appena pubblicata, compaiono due figure essenziali per la comprensione del dibattito in materia di clima. Sono la figura…
5 commentiTemo che si sia perso il conto delle spiegazioni proposte per la latitanza del riscaldamento globale, fermo al palo da più di tre lustri e…
2 commentiSe tutto il mondo ha il problema di avere a che fare con un clima che cambia, cosa sempre avvenuta con la quale però ora…
12 commentiSoltanto un paio di giorni fa abbiamo pubblicato un post per me molto interessante di Donato Barone. Un articolo in cui è stata compiuta un’analisi di…
12 commentiChi di voi non si è mai improvvisato meccanico? Non attendo la risposta, né mi interessano i risultati, ma dentro al cofano di un’auto penso…
3 commentiL’argomento di oggi è per certi aspetti rassicurante, perché testimonia che nonostante ci sia un evidente appiattimento della letteratura scientifica sui temi del disastro climatico,…
13 commentiIl video qui sopra viene dalla NASA. Sembra qualcosa di molto reale ma non lo è, perché si tratta di una rappresentazione modellistica delle dinamiche…
1 commentoQualche giorno fa, appena alla fine di ottobre, è circolata la notizia che lo UK Met Office pianifica di dotarsi di un nuovo super computer…
3 commentiUn paio di giorni fa mi sono imbattuto in un articolo molto interessante pubblicato su Frontiers. Si parla di 12 aree tematiche, tutte inerenti le scienze…
1 commentoCirca il titolo, qui e qui i precedenti. Circa i fatti di oggi, mettetevi comodi, non ci vorrà molto.
Pare che le dotte spiegazioni circa le ragioni per cui la temperatura globale ha smesso di crescere malgrado il forcing e le profezie di disastro imminente siano ormai tante da poter comporre una classifica. Per l’esattezza una top ten, che se avete voglia di un riassunto trovate qui.
La new entry è un paper firmato da Gavin Shmidt e soci, cioè dal nocciolo duro del blog Real Climate, la finestra (senza parapetto) sulla sventura climatica prossima ventura.
Un nuovo paper, tanto per cambiare:
Recent global-warming hiatus tied to equatorial Pacific surface cooling
C’è chi ha reagito riportando di aver sentito volar via la testa, chi, invece, ha voluto approfondire ulteriormente. Questa qui sotto è la figura chiave del lavoro:
Non credo ci sia bisogno di puntualizzare che i nostri non sono tempi di vacche grasse, anzi, a pensarci bene non lo erano neanche i tempi dei nostri padri. Allora le vacche erano però mostrate con la lente di ingrandimento e ora ne paghiamo le spese. E’ però anche innegabile che ci siano state in un modo o nell’altro molte più risorse disponibili, almeno sulla carta, per tentare policy azzardate o per inseguire autentiche utopie. Tempi in cui, per esempio e si parla di appena cinque anni fa, si poteva immaginare di porre in essere un processo di decarbonizzazione dei nostri sistemi economici e produttivi che maerciasse ad una velocità improponibile.
Del resto, si diceva, le proiezioni parlano chiaro, non solo per il lungo periodo ma anche per quello medio e breve. I danni inferti al sistema pianeta, in primis quelli climatici – e già qui c’è stato un inopportuno sorpasso a danno di quelli ambientali – sono tali da rendere indispensabile un’azione immediata e corale. Giù le emissioni dunque.
Un semplice click per oggi. Lo facciamo sull’immagine qui sotto, un’aggiornamento al lavoro di Nicola Scafetta di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. Si tratta…
11 commentiThe day of reckoning, così Roy Spencer ha definito quello che mostra nel suo ultimo post. Calamità naturali in arrivo in ordine sparso? Disfacimento climatico diffuso e inarrestabile? Niente di tutto questo, “solo” l’ennesima, inequivocabile, chiarissima comparazione tra quello che l’ stato dell’arte della scienza del clima si aspettava dovesse accadere negli ultimi anni e quello che invece è successo.
Sicché il giudizio non è per noi poveri mortali in balia delle bizze del tempo e del clima e per di più cocciutamente convinti che questo non sia sul punto di disfarsi, quanto piuttosto per quanti questa convinzione continuano a coltivarla nonostante le evidenze.
Il prof. N. Scafetta, in questi ultimi tempi, si sta interessando al problema del livello del mare e della sua evoluzione futura. Dopo il recente articolo…
Multi-scale dynamical analysis (MSDA) of sea level records versus PDO, AMO, and NAO indexes – (pdf)
…di cui ho avuto occasione di parlare qui, è stato da poco pubblicato un nuovo lavoro che, però, si occupa di un problema ancora più generale: gli errori nell’applicazione dei modelli di regressione e dei filtri wavelet utilizzati per analizzare i segnali geofisici.
Discussion on common errors in analyzing sea level accelerations, solar trends and global warming
– (pdf)
Nell’articolo, piuttosto corposo e denso di spunti di riflessione molto interessanti, il prof. N. Scafetta accentra la sua attenzione su tre aspetti che rivestono molta importanza nel dibattito in corso tra i membri della comunità scientifica che si occupano di climatologia, in generale, e dei suoi aspetti più particolari (temperature, livello dei mari, contenuto di calore degli oceani, paleoclima ecc., ecc.) Secondo quanto scrive il prof. N. Scafetta nel suo articolo (da ora Scafetta, 2013b) buona parte degli studi che sono stati effettuati fino ad oggi sono affetti da errori ed approssimazioni eccessivi in quanto non tengono conto di tre importanti fonti di errore.