{"id":115,"date":"2008-06-03T18:01:54","date_gmt":"2008-06-03T16:01:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=115"},"modified":"2008-06-03T18:01:54","modified_gmt":"2008-06-03T16:01:54","slug":"i-cicli-pluriennali-del-clima-lo-shift-del-1976","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=115","title":{"rendered":"I Cicli pluriennali del clima &#8211; Lo shift del 1976"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/clima.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-116\" style=\"float: left;\" title=\"Clima\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/clima-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Con questo post iniziamo una serie di approfondimenti che ci porteranno a conoscere alcuni dei fenomeni naturali che governano le dinamiche del clima. Molti di questi presentano ancora un livello di comprensione scientifica piuttosto basso e, in questo margine di incertezza, trovano spesso il loro spazio anche interpretazioni che ne attribuiscono l&#8217;evoluzione al forcing antropogenico. Questo \u00e8 normale, fa parte del dibattito, tuttavia come vedremo pi\u00f9 avanti, in alcuni casi certe prese di posizione sembrano un po&#8217; forzate.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Nei sistemi complessi c&#8217;\u00e8 spesso una componente con un peso maggiore delle altre. Se ci riferiamo al clima, escludendo la fonte primaria di energia, il sole, spetta sicuramente alla componente oceanica il compito di maggiore importanza. La nostra attenzione va in particolare a quell&#8217;enorme serbatoio di energia che \u00e8 l&#8217;Oceano Pacifico. Le variazioni nelle dinamiche del rilascio di questa energia, regolate e a loro volta influenzate dalle temperature di superficie (SST), dalle correnti orizzontali e verticali e dalla salinit\u00e0 \u00a0delle acque, sono all&#8217;origine di sottosistemi climatici di grande importanza.<\/p>\n<p>Uno di questi \u00e8 conosciuto come <em>Walker Circulation<\/em> (WC), una circolazione atmosferica che si sviluppa lungo la latitudine &#8211; ed \u00e8 per questo detta zonale- che coinvolge lo strato troposferico soprastante i tropici, intersecando ortogonalmente la Cella di Hadley, altra componente fondamentale della circolazione generale atmosferica. In sostanza la WC funziona cos\u00ec: l&#8217;aria prossima alla superficie sul Pacifico equatoriale occidentale sale fino a circa 5000mt, poi viaggia a est verso la sponda orientale dove scende nuovamente nei bassi strati per essere pilotata verso ovest dagli Alisei. Quando in quella zona del Pacifico prevale La Ni\u00f1a\u00a0questa circolazione si rinforza, mentre quando governa El Ni\u00f1o subisce un indebolimento ed una frammentazione. Questo accade perch\u00e9 con l&#8217;aumento delle SST la maggior parte della convezione ha luogo nel settore centrale dell&#8217;oceano e una buona parte dell&#8217;aria viene catturata dalla Cella di Hadley e spinta verso nord.<\/p>\n<p>Le diverse zone di convezione sono del resto facilmente individuabili attraverso il monitoraggio della copertura nuvolosa. Uno studio dell&#8217;<em>International Satellite Cloud Climatology Project <\/em>(<a href=\"http:\/\/isccp.giss.nasa.gov\/\" target=\"_blank\">ISCCP<\/a>), ha dimostrato che la nuvolosit\u00e0 \u00a0medio alta sul Pacifico occidentale di norma aumenta con La Ni\u00f1a\u00a0e diminuisce con El Ni\u00f1o. L&#8217;intesit\u00e0 \u00a0della WC \u00e8 quindi strettamente correlata con le SST del Pacifico e pu\u00f2 essere monitorizzata attraverso il <em>Southern Oscillation Index<\/em> (SOI), calcolato in base alle differenze di pressione atmosferica tra Tahiti e Darwin in Australia.<\/p>\n<p>Questa descrizione della WC concorda con quanto riportato negli anni scorsi da diverse pubblicazioni scientifiche, Power e Smith 2007, Vecchi et al 2006 e ancora Vecchi e Soden 2007. In questi lavori tuttavia, la consistente diminuzione di questa circolazione negli ultimi 30 anni e la conseguente prevalenza di eventi di El Ni\u00f1o, sono attribuite interamente all&#8217;effetto antropico. In pratica il riscaldamento globale originerebbe Ni\u00f1os sempre pi\u00f9 forti innescando un feed-back positivo di aumento delle temperature. A riprova di questo sarebbe arrivato anche il picco delle temperature del 1998. Tralasciando il fatto che dal luglio 2007 ad oggi abbiamo avuto forti condizioni di segno opposto, anche perch\u00e8 detti lavori sono oggettivamente antecedenti all&#8217;inversione di tendenza dello scorso anno, val la pena obiettare  che se questo feed-back fosse vero la storia del pianeta ne recherebbe le tracce, ovvero prima o poi si sarebbero instaurate condizioni di inabitabilit\u00e0 causate da questo processo apparentemente irreversibile.<\/p>\n<p>Nessuno dei tre studi ha invece preso in considerazione lo shift climatico occorso nel 1976, un evento abbastanza noto, piuttosto brusco, le cui origini sono ancora per lo pi\u00f9 oscure. Vediamo di cosa si tratta. Attraverso la misurazione del Carbonio 14 nell&#8217;acqua, \u00e8 stata riscontrata una consistente diminuzione della risalita di acque di profondit\u00e0 \u00a0(upwelling) presso le isole Galapagos (Guilderson e Schrag 1998), stimata in un -25% del totale del volume trasportato. In pratica una riduzione da 47 a 35 sverdrups (1 sverdrup=<span style=\"font-size: 12pt; font-family: Georgia;\">10<sup>6 <\/sup><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Georgia;\">m<sup>3<\/sup>\/s) <\/span><\/span> dal 1970 al 1990 (Mc Phaden e Zhang 2002). Queste variazioni dell&#8217;upwelling sono note nei cambiamenti di fase Ni\u00f1o-Ni\u00f1a, ma non \u00e8 chiaro se ne siano una causa, un effetto oppure le due cose insieme, mentre \u00e8 altamente probabile che la riduzione della risalita di acque fredde abbia nel tempo favorito la prevalenza di condizioni di Ni\u00f1o.<\/p>\n<p>Riportando tutto questo in atmosfera, se si esamina il comportamento dell&#8217;indice SOI, si nota una sostanziale neutralit\u00e0 \u00a0fino alla met\u00e0 degli anni &#8217;70, seguita da una inesorabile discesa verso valori negativi a partire proprio dal 1976.<\/p>\n<p>Dunque \u00e8 bruscamente cambiato l&#8217;upwelling a causa di qualche evento di vasta portata che ha interessato la regione. Se ci fosse stato un cambiamento nel regime dei venti capace di provocare un cambiamento cos\u00ec significativo forse ancora una volta ne avremmo trovato traccia. Per cui \u00e8 probabilmente l&#8217;oceano stesso a nascondere le cause di questa variazione. Pu\u00f2 anche darsi che l&#8217;origine sia geologica, l&#8217;unico evento importante in quella zona fu il terremoto del Guatemale nel febbraio del &#8217;76, per\u00f2 allo stato attuale qualunque collegamento sarebbe puramente speculativo.<\/p>\n<p>Per\u00f2 \u00e8 un fatto che da allora abbia dominato El Ni\u00f1o. L&#8217;indice SOI ha infatti continuato ad avere un andamento altalenante, ma ha semplicemente oscillato intorno a valori pi\u00f9 bassi. Infatti nei 367 mesi trascorsi da gennaio &#8217;77 a luglio &#8217;07 compresi, l&#8217;indice SOI \u00e8 stato negativo per 233 mesi, positivo per 129 e prossimo a zero per i cinque rimanenti. Di pi\u00f9, ci sono stati 8 periodi con indice SOI negativo per pi\u00f9 di 12 mesi e soltanto due periodi con indice positivo per pari durata.<\/p>\n<p>Appare strano come nei tre lavori citati fossero state in effetti prese in considerazione le variazioni della pressione atmosferica attraverso l&#8217;oceano Pacifico, ma sia sfuggito il drastico cambiamento del 1976, responsabile probabilmente della diminuzione d&#8217;intensit\u00e0 \u00a0della WC e del successivo prevalere di condizioni di El Ni\u00f1o. In nessuno dei due casi l&#8217;uomo sembra entrarci molto, se non per la tardiva e alquanto parziale comprensione del problema. Eppure, per far tornare i conti, ovvero per attribuire al fattore antropogenico le cause di questi cambiamenti ci sono voluti gli output concordi (o mediati?) di ben 23 modelli &#8220;sintonizzati&#8221; con un forcing umano per accordare le convinzioni con le osservazioni, mentre la spiegazione naturale era ed \u00e8 proprio l\u00ec, nei dati osservati e non digitalmente simulati. Tutto ci\u00f2 nonostante molti altri lavori gi\u00e0 \u00a0avessero messo in evidenza la teoria dello shift del 1976.<\/p>\n<p>In conclusione, a ben vedere, non \u00e8 un caso che dal 1976 al 2007 siano trascorsi circa 30 anni, Questo numero nel clima non \u00e8 casuale e nel prossimo post di questa serie vedremo anche perch\u00e8.<\/p>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=115\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...\" style=\"border: 0\" \/><\/a><script type=\"text\/javascript\" charset=\"utf-8\" src=\"http:\/\/w.sharethis.com\/widget\/?wp=7.1.3\"><\/script><a class=\"synved-social-button 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