{"id":14664,"date":"2010-12-14T09:00:10","date_gmt":"2010-12-14T07:00:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=14664"},"modified":"2010-12-14T09:00:10","modified_gmt":"2010-12-14T07:00:10","slug":"2010-piu-caldo-di-sempre-excusatio-non-petita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=14664","title":{"rendered":"2010 pi\u00f9 caldo di sempre, excusatio non petita"},"content":{"rendered":"<p>Excusatio non petita accusatio manifesta. Quando eravamo bambini si ricorreva spesso a questa frase facendo sfoggio di grande cultura per cogliere in fallo l&#8217;avversario di turno. Questo mi \u00e8 venuto in mente leggendo un <a href=\"http:\/\/data.giss.nasa.gov\/gistemp\/2010november\/\" target=\"_blank\">articolo comparso<\/a> tra le pagine esplicative del datset delle temperature globali superficiali del GISS.<\/p>\n<p>La firma \u00e8 di James Hansen, che di quel dataset \u00e8 anche curatore, scienziato di punta, attivista puntuto, spesso oggetto delle attenzioni di quanti scrivono su Climate Monitor. L&#8217;articolo vuole essere una presentazione della <a href=\"http:\/\/data.giss.nasa.gov\/gistemp\/paper\/gistemp2010_draft0803.pdf\" target=\"_blank\">revisione di cui \u00e8 stato oggetto il dataset<\/a>, una revisione che ha visto l&#8217;introduzione di un metodo di analisi molto innovativo di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, ovvero l&#8217;impiego delle immagini distribuite da Google Earth sull&#8217;inquinamento luminoso per individuare i siti di osservazione che possono essere a rischio di condizionamento dei dati da urbanizzazione. In uno dei paragrafi del documento esplicativo della revisione questo effetto di condizionamento viene considerato trascurabile ai fini del calcolo delle temperature globali. Come potete leggere <a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=13920\" target=\"_blank\">in questo post su CM<\/a>, tale affermazione pu\u00f2 essere considerata esatta, soprattutto se alcune stazioni meteorologiche notoriamente situate in aree urbane, vengono posizionate diversamente sulla griglia di riferimento, magari anche sull&#8217;acqua!<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 di questo che vogliamo parlare oggi, giacch\u00e9 questa revisione di dataset meriterebbe un&#8217;analisi di maggiore dettaglio, che non \u00e8 escluso si possa fare in seguito. L&#8217;attenzione\u00a0va piuttosto al breve articolo introduttivo di fresca stampa, con cui in tutta evidenza Hansen sente il bisogno di spiegare al mondo che il caldo (o anomalia positiva) registrato in Canada o in area artica nel corso dell&#8217;ultimo anno \u00e8 un probloema climatico, mentre il freddo in Europa \u00e8 un problema meteorologico, sottolinenando chiaramente come una errata percezione possa far immaginare che ci sia stato un rallentamento o un arresto del riscaldamento globale, cosa a suo dire decisamente non vera.<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine. Il primo elemento soprendente di questo articolo \u00e8 il fatto che\u00a0che il 2010 possa non essere l&#8217;anno\u00a0pi\u00f9 caldo di sempre, ma finisca per essere\u00a0a parimerito con il 2005. Queste classifiche sono decisamente stucchevoli, per\u00f2 registriamo il cambiamento di rotta rispetto alle altisonanti dichiarazioni pre-Cancun, quando evidentemente c&#8217;era bisogno di un po&#8217; pi\u00f9 di <em>pathos<\/em> nella comunicazione climatica. Decisamente interessante, seppur non rappresenti un fatto nuovo, la scelta del trentennio 1951-1980, di fatto il pi\u00f9 freddo del secolo, come periodo di riferimento per le anomalie. Se il dataset copre 131 anni, cosa ci dice che quel trentennio rappresenti la norma climatica? Perch\u00e9 non prendere il precedente o, ancora meglio, non considerarne due, aumentando la possibilit\u00e0 di intercettare e quindi elidere il forcing esercitato dalle oscillazioni di lungo periodo delle temperature di superficie dell&#8217;oceano PDO e AMO? Forse la risposta \u00e8 troppo semplice, perch\u00e9 cos\u00ec facendo il risultato sarebbe diverso e la preoccupazione sarebbe piuttosto mitigata.<\/p>\n<p>Appunto, le anomalie e non le temperature assolute. Gi\u00e0 altre volte ne abbiamo parlato su queste pagine. Vediamo come sono calcolate. Nelle figure a corredo dell&#8217;articolo, ci sono le anomalie di temperatura per il periodo gennaio-novembre 2010 e per il solo mese di novembre 2010. Nel primo caso il calcolo \u00e8 effettuato su una grgilia di 1200 km, nel secondo si considerano solo le stazioni sulla terraferma e la griglia \u00e8 di 250 km. Ne consegue che per arrivare al risultato annuale, gran parte dei dati sono interpolati, e le anomalie positive pi\u00f9 importanti sembra proprio siano arrivate dove i dati sono pi\u00f9 scarsi, anzi, del tutto assenti. Infatti confrontando le due mappe, si scopre che le anomalie indicate con il rosso sono sostenute da dati realmente esistenti solo per il 25%, e quelle indicate con il marrone per il 33%. Tutto il resto \u00e8 generato al computer, sicch\u00e8, da cosa siano state desunte non \u00e8 dato saperlo. Per sostenere la bont\u00e0 di questi calcoli, Hansen porta a riferimento l&#8217;accordo\u00a0tra dataset, ovvero la somiglianza dei risultati cui giungono anche altri gestori di banche dati, quali la NOAA e l&#8217;Hadley Centre. Neanche questa \u00e8 una notizia, perch\u00e9 \u00e8 noto che tutti e tre i dataset hanno il 95% dei dati grezzi del GHCN in comune. le eventuali differenze, generalmente minime, sono quindi da imputare esclusivamente al data processing, ovvero alle tecniche di omogeneizzazione dei dati, tra queste, naturalmente, proprio l&#8217;interpolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<figure id=\"attachment_14667\" aria-describedby=\"caption-attachment-14667\" style=\"width: 560px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/GISS-anomalie.jpg - Click per ingrandire\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-14667 \" title=\"GISS anomalie\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/GISS-anomalie.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"150\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14667\" class=\"wp-caption-text\">http:\/\/data.giss.nasa.gov\/gistemp\/2010november\/TemperatureAndEurope.pdf<\/figcaption><\/figure>\n<p>Bene, allora sarebbe interessante capire come proprio nella diatriba 2010 s\u00ec, 2010 no, si sia registrato uno scostamento tra i dataset forse senza precedenti. Infatti, mentre la NOAA e l&#8217;Hadley Centre hanno registrato una virata verso il basso in corrispondenza della transizione dell&#8217;indice ENSO, ovvero dell&#8217;arrivo de La Ni\u00f1a, notoriamente indice di raffreddamento e quindi consistente con le dinamiche conosciute del sistema, il GISS di Hansen registra una rapida ascesa delle anomalie di temperatura per gli ultimi mesi. La chiave \u00e8 nell&#8217;Artico, ovvero nel &#8220;trattamento&#8221; che ad esso riserva proprio il GISS. Delle due l&#8217;una. O il fatto che i datset siano in accordo \u00e8 indice di attendibilit\u00e0 dei dati oppure non lo \u00e8.<\/p>\n<figure id=\"attachment_14668\" aria-describedby=\"caption-attachment-14668\" style=\"width: 560px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/2010temperatureanomalies.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-14668 \" title=\"2010temperatureanomalies\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/2010temperatureanomalies.png\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"350\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14668\" class=\"wp-caption-text\">http:\/\/stevengoddard.wordpress.com<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ma poniamo anche il caso che quello del GISS sia il metodo di calcolo pi\u00f9 attendibile, e torniamo al problema di Hansen, spiegare al mondo cosa \u00e8 tempo e cosa \u00e8 clima per cancellare dalle menti degli sprovveduti quella fastidiosa sensazione di freddo che li accompagna in Europa e in Nord America da qualche inverno a questa parte.<\/p>\n<p>Per chiarire il problema nell&#8217;articolo, nel caso delle anomalie positive in area artica, si fa ricorso all&#8217;effetto riscaldante prodotto dal declino del ghiaccio marino, ovvero del feedback che vede una maggiore quantit\u00e0 di radiazione assorbita e riemessa dalle acque libere rispetto a quanto invece riflesso verso lo spazio dalla superficie ghiacciata. Questo effetto \u00e8 noto e potrebbe suonare plausibile, se non fosse che Hansen fa riferimento ad una zona particolare, la Baia di Hudson, ad ovest della Groenlandia. Negli anni in cui il ghiaccio marino artico era ai massimi (del periodo di misurazione satellitare), la Baia di Hudson era comunque sprovvista di ghiaccio nel mese di novembre; questo indebolisce non poco l&#8217;influenza di tipo deterministico sui pattern atmosferici citata da Hansen nell&#8217;articolo. Altrettanto nota \u00e8 la spiegazione data dell&#8217;anomalo freddo europeo, attribuito in senso strettamente meteorologico al comportamento dell&#8217;<a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Arctic_oscillation\" target=\"_blank\">indice AO<\/a>, una misura che quando assume valori negativi tende a favorire una circolazione atmosferica disposta lungo i meridiani, con notevole trasporto di aria fredda verso le basse latitudini. Quello che per\u00f2 Hansen non spiega, \u00e8 che se da una parte l&#8217;aria scende verso sud, dall&#8217;altra, necessariamente, deve esserci dell&#8217;aria calda che sale verso nord, appunto, verso l&#8217;Artico. Se questo accade per qualche anno di seguito, piaccia o no a quelli del <em>Dipartimento il tempo non \u00e8 il clima se fa freddo ma lo \u00e8 se fa caldo<\/em>, il problema da meteorologico diventa climatico e quindi visibile nei campi di anomalia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"ghcn_giss_hr2sst_250km_trnd1203_2000_2010\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ghcn_giss_hr2sst_250km_trnd1203_2000_2010.gif\" alt=\"European winters 2000-2010\" width=\"560\" height=\"340\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Cos\u00ec \u00e8 in effetti, anche se su questo pesa fortemente la scelta delle informazioni che si vogliono mostrare. Nell&#8217;articolo infatti leggiamo che ben sette degli ultimi dieci inverni europei sono stati pi\u00f9 caldi del solito accortamente selezionato periodo di riferimento. Per cui, cari Europei, se avete freddo, si tratta solo di una percezione errata, perch\u00e9 i colori delle mappe del GISS dicono qualcosa di diverso, e soprattutto perch\u00e9 i vostri nonni ne sentivano parecchio di pi\u00f9. Sar\u00e0, allora come mai il rateo di raffreddamento dell&#8217;ultima decade degli inverni europei \u00e8 cos\u00ec accentuato? I dati sono sempre quelli del GISS. Che ne dite? Dieci anni sono tempo o clima?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ghcn_giss_hr2sst_250km_trnd1203_2000_2010.gif\"><\/a><\/p>\n<p>Forse questo \u00e8 cherry picking, ma forse no, visto che questa mappa viene <a href=\"http:\/\/data.giss.nasa.gov\/cgi-bin\/gistemp\/do_nmap.py?year_last=2010&amp;month_last=11&amp;sat=4&amp;sst=1&amp;type=trends&amp;mean_gen=1203&amp;year1=2000&amp;year2=2010&amp;base1=1951&amp;base2=1980&amp;radius=250&amp;pol=reg\" target=\"_blank\">proprio dalle loro pagine<\/a>. Forse l&#8217;hanno semplicemente dimenticata.\u00a0Facciamo cos\u00ec, gli\u00a0ultimi dieci anni pur dando un segnale di raffreddamento, essendo condizionati dalla scelta del periodo, non costituiscono un&#8217;informazione attendibile. Lo stesso per\u00f2 vale per quanto dichiarato <em>urbi et orbi<\/em> da Hansen e soci rispetto all&#8217;ultimo anno o alla stessa decade. Una sola cosa \u00e8 certa, i dati disponibili sono troppo disomogenei, la conoscenza delle dinamiche del sistema \u00e8 troppo farraginosa per giungere a qualunque conclusione e per sostenere efficacemente spiegazioni in apparenza erudite ma in realt\u00e0 altamente condizionate dalla tesi che si vuole dimostrare. Semplicemente non ne sappiamo abbastanza e pensare di compilare annuari del freddo e del caldo sulla base di variazioni dell&#8217;ordine del centesimo di grado (!) pu\u00f2 essere soltanto due cose, pretestuoso o indice di cattiva scienza.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza di Hansen nel settore della scienza del clima non \u00e8 in discussione, dalle sue analisi traspare sempre un&#8217;accurata conoscenza delle dinamiche del sistema. Allora perch\u00e9 lasciare che sia il condizionamento ideologico a prendere il sopravvento? Chi \u00e8 che parla dalle pagine di una delle pi\u00f9 importanti istituzioni scientifiche mondiali, il climatologo o l&#8217;attivista?<\/p>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=14664\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...\" style=\"border: 0\" \/><\/a><script type=\"text\/javascript\" charset=\"utf-8\" src=\"http:\/\/w.sharethis.com\/widget\/?wp=6.9.7\"><\/script><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-48 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" 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