{"id":27379,"date":"2012-08-28T07:00:40","date_gmt":"2012-08-28T07:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=27379"},"modified":"2012-08-26T21:05:22","modified_gmt":"2012-08-26T21:05:22","slug":"sullorlo-del-disastro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=27379","title":{"rendered":"Sull&#8217;orlo del disastro"},"content":{"rendered":"<p>Di catastrofismo ne abbiamo parlato spesso (e malvolentieri). Chi ci\u00a0conosce sa che preferiamo ragionare a mente fredda sugli eventi, cos\u00ec\u00a0come sa che invece ci \u201cdisturba\u201d la notizia urlata e l\u2019annuncio della\u00a0catastrofe prossima ventura. Personalmente ritengo che a forza di\u00a0urlare alla catastrofe, si genera una tale assuefazione nei lettori,\u00a0tale da ottenere un danno doppio: primo, non gliene importa pi\u00f9 niente\u00a0a nessuno, secondo, quando arrivano le vere catastrofi, nessuno se ne\u00a0accorge (finch\u00e8 non sia troppo tardi).<\/p>\n<p>Tutto questo preambolo per dire cosa? E\u2019 semplice: per la terza volta\u00a0in 5 anni potremmo essere prossimi ad un baratro, ad una catastrofe\u00a0umanitaria prima e chiss\u00e0 cosa poi.<\/p>\n<p>Che questo 2012 sia stato un anno a dir poco periglioso per i raccolti\u00a0di mezzo mondo \u00e8 un dato di fatto innegabile (peraltro Guido Guidi ne\u00a0ha parlato pi\u00f9 volte nelle ultime settimane, qui su CM e in\u00a0particolare negli ultimi giorni sono stati approfonditi proprio questi\u00a0stessi temi, a riprova che l&#8217;argomento \u00e8 veramente un hot topic). Che\u00a0cosa sta per accadere? Prima un breve riassunto dei fatti.<\/p>\n<p><!--more-->Innanzitutto ci troviamo di fronte alla peggiore ondata di siccit\u00e0\u00a0degli ultimi 50 anni negli USA (parola dei climatologi e non essendo\u00a0il mio campo, chiedo fin d\u2019ora eventuali conferme ai nostri gentili\u00a0lettori). Altri fattori per\u00f2 fanno capolino nella storia meteorologica\u00a0di questo 2012, quasi a voler comporre la cosiddetta e altrettanto\u00a0abusata \u201ctempesta perfetta\u201d: una prolungata siccit\u00e0 nella zona del\u00a0Sahel, in Africa, una stagione monsonica partita debole in India e una\u00a0crescente incertezza sulla resa dei raccolti in Russia. Questi fattori\u00a0messi insieme potrebbero dar vita ad una vera e propria catastrofe.<\/p>\n<p>Come vedremo, tuttavia, il disastro non \u00e8 imputabile alle sole\u00a0condizioni meteo, bens\u00ec anche alla scellerata decisione di convertire\u00a0il cibo in carburante (il biofuel). Su CM se n\u2019\u00e8 parlato in pi\u00f9\u00a0occasioni e oggi, purtroppo, siamo qui a richiamare l\u2019argomento\u00a0nuovamente come aggravante numero uno della carestia prossima ventura.<\/p>\n<p>Come i pi\u00f9 informati lettori ricorderanno, una simile coincidenza di\u00a0fattori si ebbe nel 2008: la speculazione sulle materie prime, la\u00a0quota crescente dei terreni dirottata verso la produzione di biofuel\u00a0fecero schizzare alle stelle il prezzo di grano, granoturco, orzo e\u00a0altre materie prime alimentari. Ci\u00f2 che ne segu\u00ec fu un\u2019ondata di\u00a0protesta (vere e proprie sommosse in realt\u00e0) dall\u2019Estremo Oriente fino\u00a0al Centro America (Messico e Haiti).<\/p>\n<p>Il 2007 e il 2008 furono propedeutici per i successivi moti\u00a0insurrezionali del 2010. Gli eventi sono pi\u00f9 vicini cronologicamente e\u00a0quindi pi\u00f9 facili da ricordare. Tutto prese le mosse dalla rivolta per\u00a0il pane in Nord Africa, dove altre micce erano gi\u00e0 accese (lotta\u00a0contro i vari despoti). I fuochi si unirono e detonarono nella\u00a0Primavera Araba.<\/p>\n<p>Non vogliamo qui fare una lezione di storia contemporanea, ma\u00a0semplicemente ripercorrere alcuni fatti che ci portano al giorno\u00a0d\u2019oggi: non vi \u00e8 infatti soluzione di continuit\u00e0 tra il 2007 e il\u00a02012. E\u2019 un sottile filo rosso che corre ininterrotto da anni ormai.<\/p>\n<p>Si noti che in questi anni il costo delle materie prime alimentari non\u00a0\u00e8 mai sceso in modo significativo, al contrario mese dopo mese ha\u00a0conquistato livelli sempre crescenti (anche a fronte di raccolti pi\u00f9\u00a0che soddisfacenti). Ci\u00f2 a riprova che in realt\u00e0, le condizioni\u00a0meteorologiche sono solo una delle componenti della tempesta perfetta.\u00a0In assenza di condizioni climatiche sfavorevoli, purtroppo, hanno\u00a0continuato a insistere (negativamente) la speculazione, l\u2019aggravio\u00a0determinato dall\u2019elevato costo del petrolio e dalla sempre crescente\u00a0produzione di bio carburanti.<\/p>\n<p>Detto per inciso, \u00e8 interessante notare come sulla maggior parte dei\u00a0siti ambientalisti la colpa sia stata individuata e definitivamente\u00a0accertata: \u00e8 il riscaldamento globale di natura antropica. E\u2019 la CO2.<\/p>\n<p>Da economista, mi piace notare come invece la maggior parte degli\u00a0economisti prendano atto della siccit\u00e0 del 2012, ma vadano a\u00a0disaggregare le componenti del prezzo per scoprire, appunto, la\u00a0pesante e negativa influenza dei bio carburanti. Questo \u00e8 ormai un\u00a0problema conclamato e finalmente riconosciuto anche ai livelli pi\u00f9\u00a0alti, anche in sede ONU. Penso di poterne dare atto, Climatemonitor \u00e8\u00a0stato probabilmente il primo sito in Italia a porre la questione della\u00a0pericolosit\u00e0 della produzione dei bio carburanti, in sostituzione\u00a0delle colture alimentari.<\/p>\n<p>A questo punto vi starete chiedendo se questi raccolti davvero poco\u00a0soddisfacenti si tradurranno in nuovi moti di popolo. Ebbene, il 2012\u00a0registrer\u00e0 il raccolto americano pi\u00f9 basso degli ultimi 17 anni\u00a0(stiamo parlando di circa il 40% del granoturco mondiale, tanto per\u00a0capirci). A questo aggiungete che le riserve sono ridotte a quasi la\u00a0met\u00e0 della capacit\u00e0 totale. Risultato? Il prezzo del granoturco \u00e8\u00a0andato alle stelle, acquistando ben il 60% da giugno 2012 (!).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una piccola luce di speranza: siamo tutti aggrappati all\u2019esito del\u00a0raccolto di riso in Estremo Oriente, tuttavia dovremo aspettare\u00a0l\u2019autunno per avere dati consolidati. Se il raccolto alla fine sar\u00e0\u00a0pi\u00f9 che soddisfacente, tale da tenere i prezzi calmierati, allora\u00a0forse riusciremo a contenere i danni e trovare altre fonti di\u00a0sostentamento per la popolazione del terzo mondo. Se invece il\u00a0raccolto dovesse risultare inferiore alle aspettative, facendo\u00a0schizzare il prezzo anche di questa materia prima alimentare, allora\u00a0il quadro sar\u00e0 completo. E non si tratter\u00e0 di un paesaggio bucolico di\u00a0Monet, bens\u00ec del Guernica di Picasso.<\/p>\n<p>Si ragioni su questo: in Occidente e nei paesi benestanti si arriva a\u00a0spendere tra il 10 e il 20% del reddito. Nei paesi del Terzo Mondo e\u00a0in via di sviluppo si arriva all\u201980%. Non bisogna avere un Nobel in\u00a0economia per capire cosa accadrebbe anche con un lieve incremento del\u00a0prezzo delle materie prime alimentari.\u00a0Oxfam ci fa sapere che un \u201cmisero\u201d aumento dell\u20191% del prezzo delle\u00a0materie prime, porterebbe immediatamente 16 milioni di persone nella\u00a0totale povert\u00e0 (e assenza di fonti di alimentazione).\u00a0Questo scenario ovviamente fa gola a chi, in modo sconsiderato,\u00a0sventola la bandiera della sovrappopolazione, della decrescita\u00a0felicissima e dell\u2019ambiente pulito s\u00ec, ma soprattutto senza esseri\u00a0umani.<\/p>\n<p>Personalmente sono tra quanti sostengono che la produzione di bio\u00a0carburanti in competizione con le colture alimentari non solo sia un\u00a0grave errore ma (Guido Guidi spero me la passi) addirittura criminale.\u00a0Non stiamo nemmeno ad approfondire i numerosi argomenti tecnici a\u00a0sfavore dei bio carburanti (mancata efficienza nel ridurre le\u00a0emissioni di CO2, inefficienza del ciclo produttivo ecc.). Qui ci\u00a0limitiamo a mettere in luce la totale inaffidabilit\u00e0 dell\u2019intero\u00a0sistema a monte della produzione, il cosiddetto \u201cFood For Fuel\u201d.<\/p>\n<p>Siamo potenzialmente sull\u2019orlo di una nuova catastrofe umanitaria,\u00a0purtroppo per\u00f2 dovremo attendere ancora qualche mese per sapere con\u00a0esattezza se l\u2019esito sar\u00e0 totalmente negativo, con conseguenze\u00a0inimmaginabili, o solo parzialmente negativo, con scenari simili a\u00a0quelli gi\u00e0 visti negli ultimi cinque anni.<\/p>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=27379\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts Plugin for 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