{"id":28893,"date":"2012-12-04T07:00:25","date_gmt":"2012-12-04T07:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=28893"},"modified":"2012-12-04T09:45:01","modified_gmt":"2012-12-04T09:45:01","slug":"leuropa-tra-fabbisogno-energetico-ed-emissioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=28893","title":{"rendered":"L&#8217;Europa tra fabbisogno energetico ed emissioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gianluca Alimonti<\/strong><\/p>\n<p>Alla base di qualunque attivit\u00e0 umana vi \u00e8 l\u2019energia: volendo mantenere una propria autonomia politica, economica e culturale, l\u2019Europa si deve assicurare un adeguato approvvigionamento che garantisca l\u2019indipendenza energetica.<\/p>\n<p>Sino a qualche secolo orsono la domanda energetica era piuttosto limitata: le poche rinnovabili ed il legname erano sufficienti ed anche quando l\u2019invenzione della macchina a vapore ha rivoluzionato la societ\u00e0, il carbone autoctono europeo bastava a soddisfare la domanda.\u00a0Oggi l\u2019enorme crescita delle richieste energetiche ha rivoluzionato completamente il panorama mondiale e dal grafico seguente si osserva quali siano le potenze emergenti e quali quelle in declino.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Fig_13.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-28895\" title=\"Fig_1\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Fig_13-1024x689.jpg\" alt=\"\" width=\"553\" height=\"372\" \/><\/a><\/p>\n<p>Partendo dalle precedenti considerazioni, ho cercato di interpretare la politica energetica che l\u2019Europa sta seguendo. A tal fine provo a sintetizzare la situazione energetica attuale per macro aree mondiali: Europa, Nord America, Cina, Russia.<\/p>\n<p>Nonostante le notevoli differenze di popolazione, il fabbisogno energetico delle prime tre aree non \u00e8 poi cos\u00ec diverso. Ho preferito considerare a parte la Russia perch\u00e9, pur se inserita in Europa, ne maschererebbe la reale situazione energetica. Infatti tra le quattro macro aree prima indicate e\u2019 la sola ad avere una bilancia energetica decisamente in attivo (esporta circa la met\u00e0 della propria produzione); se ne ricorda infatti l\u2019interessata ratifica del protocollo di Kyoto, reso quindi esecutivo nel 2005, con l\u2019assegnazione di quote di emissione ben oltre le proprie necessit\u00e0 (con la possibilit\u00e0 quindi di venderle) ed il conseguente stimolo di una crescente domanda per la propria produzione di gas.<\/p>\n<p>Delle altre tre macroaree, il Nord America (USA e Canada) non ha certo problemi di carbone ed uranio e, grazie alle recenti tecniche di estrazione e lavorazione, anche le prospettive per petrolio e gas non sono certo preoccupanti; la Cina ha enormi giacimenti di carbone e grazie alle sue notevoli riserve valutarie, compra senza problemi ci\u00f2 di cui ha bisogno; l\u2019Europa invece non ha uranio, ha poco carbone e sta esaurendo rapidamente quel poco petrolio e gas che ha nei mari del Nord. Infatti, se guardiamo alle bilance commerciali energetiche, si vede che Nord America e Cina importano solo circa il 15% del proprio fabbisogno energetico, mentre l\u2019Europa e\u2019 oltre al 60%, con prospettive di peggioramento.<\/p>\n<p>Cosa fare per uscire da questa scomoda situazione di forte dipendenza?<\/p>\n<p>Produrre energia con altre fonti che non dipendano dalle importazioni: le fonti rinnovabili. Peccato che queste, oltre ad avere notevoli limiti tecnologici, siano molto pi\u00f9 costose delle fonti tradizionali e non possano quindi rappresentare una possibile soluzione, andando ad intaccare la gia\u2019 ridotta competitivit\u00e0 europea\u2026a meno che\u2026.<br \/>\nA meno che non si convincano anche le altre macro aree economiche ad utilizzare le stesse fonti, riportando quindi la competizione su una base comune.<\/p>\n<p>E come? Trovando ad esempio dei forti svantaggi, o supposti tali, delle fonti tradizionali rispetto alle rinnovabili e che si traducano, possibilmente, in un aggravio economico delle fonti tradizionali che possano riportare ad un livello competitivo quelle rinnovabili&#8230;e qui entrano in gioco i cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>Non voglio certo entrare nei dettagli, ma \u00e8 indubbio che se e quanto le emissioni umane siano responsabili dei CC e\u2019 una questione scientificamente aperta: nessun governo si incamminerebbe su una via cos\u00ec incerta e costosa a meno di una forte richiesta popolare\u2026ottenibile grazie ad una intensa azione mediatica.<\/p>\n<p>Apparentemente in contraddizione con le evidenze palesi che emergono osservando il mix delle fonti primarie utilizzate dai suoi 27 membri (dove il carbone ed il nucleare sono di l&#8217;ossatura del sistema elettrico europeo),\u00a0l&#8217;Europa sembra aver sposato questa strategia, fornendo oltretutto un obiettivo a filoni ideologici che dopo la caduta del muro di Berlino hanno visto di molto limitata la propria possibilit\u00e0 d&#8217;espressione. Ci si riferisce in particolare alle ideologie umanitarie (aiutare i pi\u00f9 deboli), ecologiste (salvare il mondo e la Natura) e di riscatto sociale alle diverse scale (sono i potenti che inquinano ed i danni li subiscono gli altri). Sar\u00e0 forse anche per questo che la maggior fautrice di questa politica \u00e8 proprio la Germania e cio\u00e8 il paese che ha vissuto in prima persona il crollo del muro?<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, al di l\u00e0 dei proclami pubblici, l\u2019Europa sta facendo molta fatica a convincere i governi delle altre macro aree a produrre energia pi\u00f9 costosa ed \u00e8 attualmente l\u2019unica ad essersi posta degli obiettivi vincolanti con forti ripercussioni economiche:<\/p>\n<ul>\n<li>la Russia ha aderito al protocollo di Kyoto grazie alle convenienza economica prima descritta<\/li>\n<li>USA e Cina si guardano bene dall\u2019aderirvi ed il Canada ne \u00e8 recentemente uscito<\/li>\n<li>la maggior parte dei Paesi che vi aderiscono lo fanno per forte convenienza: emettono poco e ne subiscono le peggiori conseguenze (ipoteticamente) pretendendo quindi forti risarcimenti economici.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nessuno pu\u00f2 illudersi di vincere una gara automobilistica se, a parit\u00e0 di tutto il resto, agli altri concorrenti \u00e8 permesso emettere, e quindi consumare, di pi\u00f9!&#8230;<\/p>\n<p>[info]<\/p>\n<p><strong>Una nuova voce nel club di CM<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/lxmi.mi.infn.it\/~alimonti\/homepage\/\" target=\"_blank\"><strong>Gianluca Alimonti<\/strong><\/a>, dopo la laurea in Fisica, e&#8217; stato Guest Scientist\u00a0per 4 anni al Fermilab di Chicago ove ha realizzato e gestito lo\u00a0spettrometro magnetico a microstrip di silicio di Focus, esperimento di\u00a0fotoproduzione del quark Charm. Rientrato in Italia come ricercatore\u00a0INFN, ha proseguito la sua attivita&#8217; scientifica collaborando in Atlas,\u00a0esperimento al CERN di Ginevra, alla realizzazione del tracciatore a\u00a0pixel di silicio.\u00a0Grazie all&#8217;esperienza maturata sui rivelatori al silicio, ha brevettato\u00a0una cella fotovoltaica ad alta efficienza ed e&#8217; ora titolare del corso\u00a0di Fondamenti di Energetica per la laurea magistrale in Fisica presso\u00a0l&#8217;Universita&#8217; degli Studi di Milano.\u00a0Ha oltre 200 lavori tra pubblicazioni scientifiche e presentazioni a\u00a0conferenze internazionali.<\/p>\n<p>[\/info]<\/p>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=28893\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a 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