{"id":30641,"date":"2013-02-25T13:00:45","date_gmt":"2013-02-25T13:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=30641"},"modified":"2013-02-25T13:00:53","modified_gmt":"2013-02-25T13:00:53","slug":"il-dna-degli-etruschi-le-migrazioni-dalloriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=30641","title":{"rendered":"Il DNA degli Etruschi e le migrazioni dall&#8217;Oriente"},"content":{"rendered":"<p>Il <a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=30412\" target=\"_blank\"><strong>post di Luigi Mariani<\/strong><\/a> sulle origini del popolo etrusco ha suscitato molto interesse. Ne \u00e8 seguita una discussione nell&#8217;ambito della quale abbiamo ricevuto un lungo commento da parte di <a href=\"http:\/\/www.etruschi-dna.com\/\" target=\"_blank\"><strong>Alberto Palmucci<\/strong><\/a>. Mi \u00e8 sembrato giusto riprodurlo per intero in forma di post. Buona lettura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[line style=&#8221;normal&#8221;][\/line]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quanto segue riprende ed aggiorna allo scopo attuale una parte di quanto da me gi\u00e0 esposto nel numero 62\/63 di \u201cAufidus\u201d (Dipartimento di Scienze dell\u2019Antichit\u00e0 dell\u2019 Universit\u00e0 di Bari; Dipartimento di Studi del Mondo Antico dell\u2019Universit\u00e0 di Roma Tre).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In data 06\/02\/2013 la rivista Plos (Universit\u00e0 di Wisconsin, USA) ha pubblicato su Internet il saggio compilato in lingua inglese da un\u2019equipe di genetisti coordinata da Guido Barbujani e da David Caramelli. Dalla lettura dei risultati degli esami scientifici pubblicati nel testo non si ricava affatto che negli ultimi secoli del secondo millennio avanti Cristo non ci possano essere state una o pi\u00f9 migrazioni di gruppi di persone (Troiani, Misi, Lidi e Pelasgi) che dall\u2019Anatolia vennero nell\u2019Italia centrale tirrenica costituendo cos\u00ec il contributo esterno alla formazione dell\u2019etnos di quella nazione che i Romani chiameranno Etruria. Dalla relazione dell\u2019equipe dei genetisti, l\u2019autoctonia degli Etruschi, cos\u00ec come sbandierata dai media, non \u00e8 affatto evidente, anzi se ne pu\u00f2 ricavare il contrario. Per spiegarlo non sarebbe corretto produrre una serie di enfatiche affermazioni o negazioni come fanno i media; ma, poich\u00e9, si tratta di cercare di capire quale possa essere stata l\u2019origine o comunque la formazione della pi\u00f9 antica civilt\u00e0 fiorita sul suolo italico, abbiate la bont\u00e0 e la pazienza di leggere tutta la digressione che vi presento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A cominciare dal 1987 noi abbiamo condotto un prolungato studio sull\u2019Eneide di Virgilio ed i suoi antecedenti mitostorici. In modo particolare, abbiamo esaminato la tradizione della consanguineit\u00e0 degli Etruschi di Corito Tarquinia con i Troiani. I risultati furono via via pubblicati soprattutto dalla Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, dalle Universit\u00e0 di Innsbruck, di Genova, di Bari e Roma Tre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 1994, i genetisti Luigi Cavalli Sforza e Alberto Piazza, unitamente all\u2019ecologista Paolo Menozzi hanno reso noto che le caratteristiche genetiche di coloro che oggi, in Italia, vivono nella regione dell\u2019antica Etruira sono notevolmente diverse da quelle degli altri Italiani. Con ci\u00f2, essi ritenevano possibile che gli Etruschi fossero un popolo immigrato, come proposto dalla tradizione della parentela con i Troiani, e concludevano che dati pi\u00f9 attendibili potrebbero venire dall\u2019esame genetico degli abitanti delle presunte originarie regioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al Congresso Internazionale Anatolisch und Indogermanisch (Anatolico ed indoeuropeo), tenutosi presso l\u2019Universit\u00e0 di Pavia nel 1998, noi abbiamo portato un contributo dal titolo Tarconte, un ponte mitostorico fra Tarquinia e Troia, dove presentavamo una lunga serie di documenti testimonianti che gli Etruschi, a torto o a ragione, ma forse a ragione, ritenevano d\u2019essere imparentati con i Troiani. In quella stessa occasione facevamo rilevare che il nome di Tarconte, fondatore eponimo di Tarquinia (etr. Tarchuna), venuto dall\u2019Anatolia, trova riscontro in quello del dio anatolico Tarui o Tarhui o Tarhun o Tarhunt. Dai testi ittiti risulta che questo dio era il protettore di Taruisa o *Tarhuisa (Troia) e che da lui la citt\u00e0 aveva preso il nome. I nomi di Troia e di Tarquinia deriverebbero dunque da quello della stessa divinit\u00e0.<br \/>\nSul merito di quell\u2019intervento, Robert Beekes, professore all\u2019Universit\u00e0 di Leiden (Olanda), scrisse: \u201cPalmucci sostiene che ci sono prove che la storia di Enea in Italia fu preceduta da una versione dove il viaggio da Troia ebbe per meta l\u2019Etruria. Se ci\u00f2 \u00e8 vero, \u00e8 di grande importanza: quando i Romani dicevano di venire da Troia, quella storia non sarebbe stata romana, bens\u00ec etrusca\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In un nostro susseguente lavoro su L\u2019origine degli Etruschi nelle fonti Etrusche (\u201cBollStas\u201d 2002), noi abbiamo anche auspicato che prima o poi i genetisti dessero una conferma significativa. E i genetisti l\u2019hanno poi data, s\u00ec che in America, Christopher Wilhelm, professore alla Mayfield Senior School della California (U.S.A), pot\u00e9 far presente che il lavoro dei genetisti aveva sostanziato la documentazione archeologica e letteraria presentata da Palmucci (C. Wilhelm, The Aeneid and Italian Prehistory).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 2004, infatti, una prestigiosa rivista americana di genetica, seguita nel 2006 da un\u2019altrettanto autorevole rivista inglese, ha pubblicato i dati ottenuti dalla equipe del genetista Guido Barbujani durante un\u2019indagine condotta sul confronto tra il DNA mitocondriale degli antichi Etruschi e quello di coloro che oggi abitano in Italia, in Europa, nel Nord dell\u2019Africa e nel Vicino Oriente. Debbo ringraziare Barbujani per avermi fornito i testi inglesi originali delle pubblicazioni, ed avermi cos\u00ec liberato dalle pubblicistiche informazioni che avevo ricevuto dai media.<br \/>\nAl termine dell\u2019indagine, l\u2019equipe riscontr\u00f2 che il DNA degli antichi Etruschi ha qualche somiglianza con quello degli attuali abitanti di quelle parti d\u2019Italia corrispondenti alla vecchia Etruria. Entrambi i DNA, poi, l\u2019antico e il moderno, non presentavano significative somiglianze con quello delle altre regioni italiane (Sardegna compresa) ed europee. Somigliavano per\u00f2 da un lato a quello di alcune attuali popolazioni della Germania e della Cornovaglia, e dall\u2019altro a quello delle attuali popolazioni delle coste meridionali del Mediterraneo e del vicino Oriente. I 28 scheletri indagati erano stati prelevati a Tarquinia, Magliano, Castelfranco, Castelluccio, Volterra, Capua ed Adria. Essi provenivano da differenti localit\u00e0, ma non mostrarono fra loro significative diversit\u00e0 genetiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da questa omogeneit\u00e0 Barbujani dedusse che i vari popoli che avevano composto la Federazione Etrusca, avessero costituito una nazione etnicamente omogenea. Il fatto poi che le loro caratteristiche genetiche non avessero una grande corrispondenza con quelle degli attuali \u201cEtruschi\u201d gli fece pensare che il DNA degli antichi scheletri indagati appartenesse esclusivamente al ceto dominante derivato dal popolo invasore. Questo ceto avrebbe introdotto anche la lingua; e dopo la conquista romana, esso sarebbe scomparso assieme alla lingua. Noi, tuttavia, in un lavoro (\u201cAufidus\u201d 2007 \u201c62-63\u201d), pubblicato dall\u2019l\u2019Universit\u00e0 di Bari e di Roma Tre, gli facemmo presente che la somiglianza del DNA degli Etruschi con quello degli odierni popoli germanici ed orientali poteva anche esser dovuta ad unit\u00e0 di stirpe con l\u2019una o l\u2019altra gente o con entrambe distintamente, e che unit\u00e0 di stirpe e migrazioni potevano essere anche compatibili l\u2019una con l\u2019altra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019aprile 2007, un\u2019equipe guidata dal prof. Antonio Torroni ha pubblicato nella sopra citata rivista americana i risultati di una nuova ricerca. L\u2019equipe ha studiato il DNA mitocondriale di 322 persone toscane abitanti da almeno tre generazioni a Murlo, Volterra e Valle del Casentino, e non imparentate fra loro. Lo ha poi confrontato con quello di altri quindicimila soggetti di cinquantacinque popolazioni dell\u2019Italia, dell\u2019Europa, dell\u2019Africa settentrionale e del vicino Oriente.<br \/>\nRingrazio Torroni per avermi inviato il testo inglese della pubblicazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sua equipe riscontr\u00f2 una connessione fino al 17,5% fra il DNA degli attuali Toscani e quello degli attuali abitanti del vicino Oriente (Turchia, Giordania e Siria), delle coste dell\u2019Africa del nord e delle isole Egee di Rodi e di Lemno (quest\u2019ultima \u00e8 dinanzi a Troia). E\u2019 interessante, in particolare, come dice la stessa equipe, che la popolazione di Lemno ha due importanti particolarit\u00e0. Da un lato ha somiglianze genetiche con i Toscani e dall\u2019altro \u201c\u00e8 un\u2019eccezione nel panorama genetico per le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Noi osservammo che Lemno \u00e8 un\u2019isola troppo piccola perch\u00e9 un\u2019eventuale emigrazione in Italia possa aver determinato le caratteristiche genetiche degli Etruschi. Le somiglianze genetiche rendevano invece possibile l\u2019ipotesi di un\u2019emigrazione dall\u2019Etruria a Lemno ed alle altre isole egee senza escludere una migrazione di ritorno. Ci\u00f2 mi port\u00f2 a riconsiderare le affermazioni di certi storici greci secondo cui gli Etruschi colonizzarono Lemno ed altre isole Egee fra cui Samotracia. Da qui, poi, secondo la tradizione virgiliana, gli Etruschi di Corito Tarquinia si portarono sulle coste nord occidentali dell\u2019Anatolia, ed addirittura, fondarono Troia. Quest\u2019ultima notizia desta meraviglia perch\u00e9 la civilt\u00e0 troiana \u00e8 di gran lunga pi\u00f9 antica di quella etrusca. Troia, tuttavia, fu distrutta pi\u00f9 volte e pi\u00f9 volte ricostruita, prima e dopo gli eventi omerici, e fino all\u2019XI sec. a.C., s\u00ec che una gente venuta dall\u2019Italia centrale tirrenica potrebbe aver partecipato ad una delle sue ricostruzioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel nostro citato lavoro del 2007, noi facemmo presente sia a Barbujani che a Torroni che non pu\u00f2 esser affatto pacifico che ci sia stata un\u2019unica migrazione in un unico tempo. La migrazione potrebbe essere stata scaglionata in vari periodi, o potrebbe essere avvenuta per gruppi di persone come \u00e8 avvenuto per quelle accadute dall\u2019Europa all\u2019America; non solo, ma ognuna potrebbe aver avuto code. E come le migrazioni per l\u2019America partirono dai diversi Stati dell\u2019Europa occidentale, cos\u00ec potrebbe essere avvenuto per quelle venute in Etruria dal vicino Oriente. Ci\u00f2 anche perch\u00e9 le tradizioni parlano di varie genti emigrate in Etruria, come Troiani, Misi, Lidi, Lemni e Pelasgi. Cos\u00ec, la federazione Etrusca potrebbe esser stata composta da vari gruppi di citt\u00e0 anche diverse per origine, ma con caratteristiche genetiche poco diversificate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pi\u00f9 circoscritta appariva invece la somiglianza dei caratteri genetici dei Toscani con quella degli abitanti delle isole Egee di Rodi e d Lemno (quest\u2019ultima dinanzi a Troia) perch\u00e9, come abbiamo gi\u00e0 detto, l\u2019equipe di Torroni aveva riscontrato che la popolazione di Lemno \u00e8 \u201cun\u2019eccezione nel panorama genetico per le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente\u201d.<br \/>\nRicordiamo che Lemno \u00e8 un\u2019isola che si trova a ca. 25 miglia dinanzi a Troia, e che proprio a Lemno sono state trovate alcune iscrizioni in una lingua simile a quella etrusca.<br \/>\nPer render produttive in campo storico queste evidenze noi proponemmo di inserirle nello studio dei recenti reperti archeologici, delle caratteristiche della lingua, delle antiche fonti storiche e letterarie che rapportavano fra loro gli Etruschi coi popoli orientali sia in linea ascendente che discendente. Noi abbiamo fatto questo studio. Esso \u00e8 di prossima stampa, e lo pubblicheremo anche su Internet. E\u2019 abbastanza lungo, e non staremo qui a sunteggiarlo per non diventare eccessivamente pedanti. Diciamo solo che per es. a Lesbo ed a Troia si trovano alcune tazze con manici a corna di lumaca d\u2019imitazione italica, mentre nell\u2019 Italia centrale trrenica (ma solo nella valle del Mignone \u201cfutura lucumonia di Tarquinia e vicinanze\u201d) si trovano ceramiche micenee e manufatti provenienti dal Vicino Oriente. Al momento sono comunque ancora parzialmente validi i vecchi siti \u201corigini etruschi\u201d ed \u201cetruschi-dna\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il nostro lavoro del 2007 fu molto conosciuto anche perch\u00e9 ripubblicato e aggiornato pi\u00f9 volte in Internet. Nel merito, Valeria Forte, docente all\u2019Universit\u00e0 di Dallas (Texas, U.S.A.), in una suo lavoro dove riferiva di includere \u201cle opinioni degli etruscologi pi\u00f9 rinomati del nostro tempo, come Pallottino, Palmucci, Munzi ed altri\u201d, scrisse: \u201cAlberto Palmucci, un eminente Etruscologo che vive in Italia\u201d ha aperto oggi \u201cun dialogo con studiosi europei ed americani sia in lavori accademici che in blog elettronici \u2026 In sostanza, Palmucci introduce un elemento molto avvincente nel dibattito sulle origini Etrusche quando sostiene che noi non dovremmo presumere che un DNA genetico, comune tra Etruschi e popolazioni del Vicino Oriente, provi che l\u2019origine degli Etruschi sia in Asia Minore. Palmucci specifica che gli Etruschi si son potuti muovere dall\u2019Italia verso le terre orientali, e questa migrazione ha potuto prendere la forma di un modello circolare di partenza da e ritorno alle coste italiane. Per convalidare questa ipotesi Palmucci fornisce toponimi, analisi linguistiche, e dati archeologici\u201d. Dopo aver poi ricordato che Palmucci si rif\u00e0 a \u201cVirgilio, per cui gli Etruschi partirono da C\u00f2rito, pi\u00f9 tardi chiamata Tarquinia, emigrarono ad Est e poi tornarono sulle spiagge etrusche\u201d, la Forte conclude \u201cPalmucci \u00e8 uno dei pi\u00f9 attivi classicisti \u2026 ed uno che a molti livelli partecipa al dibattito sugli Etruschi. I suoi commenti ed opinioni sono supportati dalla sua impressionante conoscenza della civilt\u00e0 etrusca: egli li esprime nel blog di Internet dove dibatte con gli esperti di tutto il mondo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Veniamo ora alla relazione pubblicata in data 06\/02\/2013 dall\u2019equipe coordinata da Barbujani e da Caramelli.<br \/>\nL\u2019equipe ha raccolto 30 esemplari di ossa appartenenti ognuno a differenti individui provenienti soprattutto dal\u2019Etruria centro settentrionale, e ne ha esaminato il DNAmt. Ha poi esaminato quello di 370 moderni toscani (da Casentino, Volterra, Murlo e Firenze), ed ha trovato che l\u2019antico DNA etrusco ha somiglianze con quello degli attuali abitanti di Casentino e Volterra, ma non con quello di Murlo e Firenze. Ha cos\u00ec concluso che in genere il resto della odierna popolazione toscana non ha pi\u00f9 attinenza con l\u2019antIco DNA etrusco. A noi per\u00f2 sembra che per sostenere una simile tesi l\u2019equipe non avrebbe dovuto limitarsi ad esaminare il DNA dei soli odierni abitanti di Casentino, Volterra, Murlo e Firenze, ma avrebbe dovuto estenderlo almeno a quelli delle regioni di Tarquinia, di Vulci e di Cerveteri. E qui entriamo nel cuore della questione perch\u00e9 proprio Tarquinia, Vulci e Cere, sono i pi\u00f9 grandi ed antichi centri dell\u2019Etruria antica. Ed \u00e8 dalle loro regioni che le tradizioni greche e romane facevano partire sia le mitiche migrazioni verso oriente (soprattutto Virgilio e Strabone) sia quelle altrettanto mitiche verso l\u2019Etruria (soprattutto Licofrone, Varrone e Virgilio). E\u2019 Tarquinia (Corneto-C\u00f2rito) peraltro l\u2019epicentro della mitica diaspora italica verso le isole Egee e la Troade (Virgilio, Eneide, passim), ed il centro del mitico ritorno dei Troiani in Italia (Licofrone, Alessandra 1240 ss.; Virgilio, Eneide, passim).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Noi abbiamo gi\u00e0 visto che, in passato, sia Barbujani che Torroni avevano notato una certa somiglianza fra il DNA degli attuali Turchi e quello degli attuali Toscani, e con ci\u00f2 avevano ipotizzato che alle origini della nazione etrusca vi fosse stata una migrazione dall\u2019oriente in Italia.<br \/>\nNon so se Barbujabi abbia letto il mio articolo. Oggi, comunque, egli \u00e8 fra gli autori della relazione pubblicata su PLOS in data 06\/02\/2013.<br \/>\nA pag. 5, i relatori scrivono testualmente:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cGoing back to the issue of the Etruscans\u2019 origin , if the genetic resemblance between Turks and Tuscans reflects a common origin just before the onset of the Etruscan culture, as hypothesized by Herodotus and as considered in some recent studies, we would expect that the two populations separated about 3,000 years ago. To discriminate between the potentially similar effect of remote common origin and recent gene flow, we ran four independent analyses based on the IM method. In the model we tested, the two populations originate from a common ancestor, and may or not may exchange migrants after the split. Assuming an average generation time of 25 years and no migration after the split from common ancestor, the most likely separation time between Tuscany and Western Anatolia falls around 7,600 years ago, with a 95% credible interval between 5,000 and 10,000\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Pi\u00f9 avanti, a pag. 6, poi, si dice:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cThe likely separation of the Tuscan and Anatolian gene pools must be placed long before the onset of the Etruscan culture, at least in Neolitic times\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Ancora pi\u00f9 avanti, a pag. 7, si ripete:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cContacts between people from the Eastern Mediterranean shores and Central Italy date back to a remote stage of prehistory, possibly to the spread of farmers from the Near East during the Neolitic period \u2026 At any rate, these contacts occurred much earlier than, and hence appear unrelated with, the onset of the Etruscan culture\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riportato in parole italiane, i membri dell\u2019equipe dicono che se la somiglianza genetica fra Turchi e Toscani riflette un\u2019origine comune risalente a qualche tempo prima dell\u2019inizio della civilt\u00e0 Etrusca, noi ci dovremmo aspettare che le due popolazioni si separassero circa 3.000 anni fa. Invece, essi sostengono, dai campioni di DNA esaminati, emerge che le due popolazioni originano s\u00ec da un comune antenato, e possono o non possono essersi cambiati emigranti dopo la divisione, per\u00f2, presumendo che nessuna migrazione sia avvenuta dopo la divisione dai comuni antenati, e che il tempo medio di una generazione \u00e8 di 25 anni, l\u2019epoca pi\u00f9 probabile di separazione fra Toscani e gli Anatolici occidentali risale a 7.600 anni fa circa, con un 95% di intervallo credibile tra 5.000 e 10000. Ci\u00f2, secondo l\u2019equipe, sarebbe accaduto durante il Neolitico, forse al tempo in cui alcuni studiosi presumono che siano avvenuti contatti fra il Mediterraneo orientale e l\u2019Italia centrale. Ed in ogni caso questi contatti sarebbero avvennuti prima del nascere della civilt\u00e0 etrusca.<br \/>\nNiente da obiettare che gli odierni Turchi (in quanto in parte discendenti degli antichi anatolici) e gli odierni Toscani possano risalire ad un comune antichissimo antenato di 7.600 anni fa. Scientificamente per\u00f2 questo non implica che dopo quella data non siano avvenuti ulteriori spostamenti di gente dall\u2019una e dall\u2019altra parte. Anzi proprio l\u2019antica parentela pu\u00f2 averli favoriti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se infine \u00e8 ammissibile che in epoca neolitica avvenne una migrazione dalle coste orientali del Mediterraneo in Europa e in Italia, ci\u00f2 dovrebbe implicare che oggi in buona parte d\u2019Europa si dovrebbe riscontrare un valore di somiglianza genetica coi Turchi pi\u00f9 o meno pari a quello che oggi si riscontra fra Toscani e Turchi. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Il valore del Dna dei Toscani \u00e8 nettamente superiore a quello degli altri Europei. Dunque, senza negare l\u2019originaria migrazione dall\u2019Anatolia all\u2019Europa ai tempi del Neolitico, bisognerebbe per\u00f2 anche ammettere che la maggiore somiglianza che il Dna toscano ha oggi con quello dei Turchi dovrebbe esser dovuta ad una o a pi\u00f9 immigrazioni successive, proprio come lasciano ipotizzare le antiche tradizioni greche e latine. E\u2019 ovvio che questi contatti fra genti del Mediterraneo orientale e la popolazione di civilt\u00e0 Appennnica che a quel tempo abitava le sulle coste tirreniche dell\u2019Italia centrale dovettero avvenire prima del nascere della nazione etrusca come tale. Infatti, il territorio che poi in epoca apparterr\u00e0 alla lucumonia di Tarquinia presenta contatti col mondo miceneo ed in genere col Mediterraneo orientale che risalgono fino al XIV secolo a.C.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A questo proposito sarebbe stato molto interessante analizzare il DNA sia di coloro che vivevano nell\u2019Italia centrale tirrenica durante gli ultimi secoli del secondo millennio a. C. sia di coloro che vi abitavano e nei primi secoli del primo millennio a.C. e poi compararlo con quello delle popolazioni che a quel tempo vivevano in Anatolia (Troade, Misia, Arzawa, ecc.) e nelle isole Egeee (Lemno, Imbro, Samotracia, Lesbo, ecc.). Barbuiani e i membri dell\u2019equipe da lui coordinata sostengono che:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cAs for the Etruscans\u2019 origins, ancient DNA is of little use, because pre-Etruscan dwellers of Central Italy, of the Villanovian culture, cremated their dead,and hence their genetic features are unknown (Per quel che riguarda le origini degli Etruschi, il DNA antico \u00e8 di piccolo uso, perch\u00e9 gli abitanti pre-Etruschi dell\u2019Italia Centrale, di cultura di Villanoviana, cremavano il loro morto , e per ci\u00f2 le loro caratteristiche genetiche sono ignote)\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Ma non tutti gli Etruschi dell\u2019Italia centrale, (di cultura impropriamente chiamata Villanoviana) cremavano i loro morti. Nelle loro necropoli la maggior parte delle sepolture \u00e8 a cremazione, ma ce ne sono anche ad inumazione. E poich\u00e9, almeno in antico, esser cremato o inumato non era una qualsiasi opzione, ma implicava una diversa concezione religiosa del mondo e dell\u2019al di l\u00e0, la diversit\u00e0 compresente nelle sepolture dell\u2019epoca potrebbe essere indicativa della diversit\u00e0 di due culture che si incontravano.<\/p>\n<p>Alberto Palmucci<\/p>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=30641\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...\" style=\"border: 0\" \/><\/a><script type=\"text\/javascript\" charset=\"utf-8\" src=\"http:\/\/w.sharethis.com\/widget\/?wp=7.1.3\"><\/script><a 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