{"id":37240,"date":"2015-01-07T07:00:38","date_gmt":"2015-01-07T07:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=37240"},"modified":"2015-01-06T13:38:13","modified_gmt":"2015-01-06T13:38:13","slug":"nel-mezzo-del-cammin-di-nostra-stagione-invernale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=37240","title":{"rendered":"Nel mezzo del cammin di nostra&#8230;stagione invernale"},"content":{"rendered":"<p>Ormai siamo prossimi a raggiungere la met\u00e0 di questa stagione invernale che per molti aspetti risulta molto interessante e affascinante. Mi rendo conto che per chi ama scenari finlandesi trovarsi in regime di forte contrazione del vortice polare non sia quanto di meglio si poteva sperare ma la meteorologia e la climatologia in verit\u00e0 sono discipline pi\u00f9 adatte a chi vuole comprendere determinati meccanismi piuttosto che per coloro che invece hanno la speranza di incappare nella stagione da ritrovare su qualche libro dei record. Non vorrei continuare a deludere ma visto che ci sono, fatto trenta far\u00f2 trentuno ricordando che l\u2019Italia \u00e8 nel bel mezzo del Mediterraneo e le sue coste non sono bagnate dallo sciabordio delle acque del Mar Baltico.<\/p>\n<p>Le previsioni stagionali <a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=36886\" target=\"_blank\">redatte lo scorso novembre<\/a> hanno dimostrato, come tra l\u2019altro pi\u00f9 volte sottolineato, di essere ancora materia pioneristica, che espone pi\u00f9 a errori che a successi. Ma gli errori, per chi vive di ricerca, sono il pane quotidiano per cercare di individuarne i motivi prima e se possibile i rimedi poi. Facendo bagno di umilt\u00e0 anche l\u2019indice IZE ha dimostrato pi\u00f9 di qualche problema, su cui sono gi\u00e0 impegnato. In tal senso sono in via di elaborazione aggiustamenti alla funzione sui cui si basa il calcolo. Non aggiungo altro perch\u00e9 ora sarebbe del tutto prematuro. A fine stagione comunque faremo meglio il resoconto generale. Ad oggi comunque posso affermare che molto non ha funzionato ma molto invece ha fornito e sta fornendo risposte soddisfacenti. Il lavoro alla base dell\u2019IZE \u00e8 piuttosto articolato e suggerisce informazioni molteplici, solo una delle quali \u00e8 la prognosi dell\u2019andamento dell\u2019Oscillazione Artica. Un\u2019altra informazione che \u00e8 nota perch\u00e9 pubblicata, \u00e8 la prognosi di attivit\u00e0 d\u2019onda principale che contrariamente alla previsione AO dimostra di essere piuttosto performante. Mi riferisco alla figura 12 presentata in quell\u2019outlook e che qui ripropongo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Outlook_fig_12.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-37241\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Outlook_fig_12.png\" alt=\"Outlook_fig_12\" width=\"700\" height=\"494\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Outlook_fig_12.png 1403w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Outlook_fig_12-300x212.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Outlook_fig_12-1024x723.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>I riquadri rossi indicano una probabile attivit\u00e0 d\u2019onda definita principale ovvero in grado di apportare configurazioni sinottiche tali da ripercuotersi nei vari piani atmosferici. Questo non suggerisce delle equivalenze meteorologiche ma dispone l\u2019analista a determinate riflessioni. In verit\u00e0, perdonatemi la breve uscita dal tema, gli indici predittivi in fase di studio in questi anni non dovrebbero essere letti quale punto di arrivo per la prognosi, ma punto di partenza da associare a tutto quanto era gi\u00e0 noto e a quanto di meglio si dispone in materia di esperienza. Come avrete gi\u00e0 capito tutto ci\u00f2, nonostante tutto, non \u00e8 sufficiente per porsi al riparo da errori talvolta anche pesanti.<\/p>\n<p>Tornando alle nostre riflessioni notiamo bene dal grafico che l\u2019attivit\u00e0 d\u2019onda si prevedeva fosse assente fino attorno al 24 del mese di dicembre per poi entrare in territorio positivo con un picco proprio per la fine del mese. Le mappe di anomalia alla quota isobarica di 200hPa di cui alle figure 1 e 2 mostrano in maniera esaustiva quanto realmente accaduto e sono ben rappresentative dell\u2019indice di attivit\u00e0 d\u2019onda.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-37242\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec1.png\" alt=\"500hPa_anomaly_dec1\" width=\"700\" height=\"541\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec1.png 1130w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec1-300x232.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec1-1024x792.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-37243\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec2.png\" alt=\"500hPa_anomaly_dec2\" width=\"700\" height=\"541\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec2.png 1130w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec2-300x232.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/500hPa_anomaly_dec2-1024x792.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In verit\u00e0, per i motivi discussi nell\u2019outlook, avevamo anche scritto: \u201c<em>\u2026Tale posizione del centro di massa suggerisce anche un altro aspetto che sta caratterizzando l\u2019intera struttura del vortice polare a quella quota isobarica, l\u2019attivazione di flussi meridionali in grado di alimentare l\u2019aumento del geopotenziale tra la zona aleutinica e il Canada. I flussi di calore facente capo a tale configurazione per\u00f2 non riescono ad essere troppo convergenti in area polare nella massima intensit\u00e0 proprio a causa dell\u2019impianto appena sopra descritto\u2026<\/em>\u201d La figura 3 ci chiarisce meglio il concetto della mancata convergenza diretta in area polare dei flussi di calore.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Heatflux.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37244\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Heatflux.png\" alt=\"Heatflux\" width=\"505\" height=\"546\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Heatflux.png 505w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Heatflux-277x300.png 277w\" sizes=\"auto, (max-width: 505px) 100vw, 505px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ovvero una delle poche cose chiare che apparivano era riferita alla mancata convergenza dei flussi di calore in zona polare, infatti a riguardo della prognosi stratosferica scrissi: \u201c<em>La presenza a cadenza quasi mensile della principale attivit\u00e0 d\u2019onda ci induce a ritenere che vi saranno ripetuti attacchi al vortice polare ma nessuno, almeno in riferimento a quello di dicembre e gennaio, sembra in grado di scompaginarlo in maniera pesante. Comunque a seguito degli eventi d\u2019onda potranno prodursi anche intensi warming stratosferici con innesco sul lato Indiano o Indonesiano ma si ritiene, vista la disposizione del vortice gi\u00e0 descritta, che gli stessi warming possano essere deviati verso l\u2019area aleutinico-canadese o forse produrre un displacement del vortice stesso<\/em>\u201d. Il risultato degli intensi warming stratosferici \u00e8 stato l\u2019approfondimento del vortice troposferico in sede polare. Qualcuno star\u00e0 sbarrando gli occhi in segno di stupore. Niente di nuovo, nessuna nuova interpretazione della fisica. Dobbiamo necessariamente introdurre alcune definizioni per capire quanto poi andremo ad enunciare in fase di esercizio di prognosi.<\/p>\n<p>Secondo <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vorticit%C3%A0_potenziale\" target=\"_blank\">l\u2019equazione di Ertel<\/a> che definisce la vorticit\u00e0 potenziale su superfici isoentropiche, ad una contrazione dello spessore di una colonna d\u2019aria corrisponde un aumento della stabilit\u00e0 statica e una diminuzione della vorticit\u00e0 assoluta. Quindi una contrazione della colonna nei piani stratosferici indotta da riscaldamenti improvvisi impone l\u2019instaurarsi di una circolazione anticiclonica verso l\u2019alto cui consegue un allungamento della colonna sottostante nella quale, sempre per l\u2019equazione di Ertel, si otterr\u00e0 una progressiva diminuzione della stabilit\u00e0 statica con aumento della vorticit\u00e0 assoluta verso il basso, motivo dell\u2019incremento di vorticit\u00e0 a carico del vortice troposferico. Viceversa in caso di approfondimento dall\u2019alto del vortice polare stratosferico. La comprensione di quanto appena descritto risulter\u00e0 forse pi\u00f9 facile attraverso le figure 4 e 5 provenienti da noti studi delle dinamiche stratosferiche condotte da Baldwin e Dunkerton (2001).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_4.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37246\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_4.png\" alt=\"Fig_4\" width=\"702\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_4.png 702w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_4-300x102.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 702px) 100vw, 702px\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_5.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37247\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_5.png\" alt=\"Fig_5\" width=\"702\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_5.png 702w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_5-300x102.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 702px) 100vw, 702px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per le ragioni sopra esposte sono portato a ritenere che la situazione attuale non sia appartenente n\u00e9 alla figura 4 e tantomeno alla figura 5, piuttosto mi sembra una situazione ibrida che a seguito del mancato evento principale stratosferico (dinamica in atto) produce un ripristino, per interruzione degli heat flux alle varie quote isobariche stratosferiche, e un raffreddamento radiativo a partire dalle alte quote con allungamento della colonna d\u2019aria e conseguente compressione degli strati sottostanti, soggetti ad aumento della stabilit\u00e0 statica e diminuzione della vorticit\u00e0 assoluta. La situazione che potrebbe presentarsi tra qualche giorno potrebbe rispecchiare il caso appena descritto e quindi essere meglio rappresentata dalla parte finale del grafico di figura 4.<\/p>\n<p>Quanto appena discusso ci \u00e8 utile per proseguire nel nostro tentativo di prognosi per questa seconda parte invernale partendo da quegli aspetti che al momento sembrano essere stati colti con un grado di affidabilit\u00e0 accettabile. L\u2019attivit\u00e0 stratosferica, in sede di analisi e prognosi dell\u2019outlook, non era stata indicata, almeno per buona parte dell\u2019inverno, quale elemento determinante.<br \/>\nDetto questo la nostra attenzione dovr\u00e0 necessariamente ricadere alle vicende pi\u00f9 prettamente troposferiche. Tornando al grafico di attivit\u00e0 d\u2019onda notiamo che dopo l\u2019evento di fine dicembre l\u2019indice \u00e8 stato previsto tornare su valori piuttosto negativi a significare, con il senno di poi, una ripresa zonale che in verit\u00e0 era ben evidenziata dalla forte componente meridionale assunta dalla circolazione alle alte latitudini, vedi curva azzurra del grafico 12. Un\u2019altra piccola divagazione: uno dei problemi degli indici \u00e8 la loro interpretazione. Con il senno di poi si capiscono informazioni che all\u2019origine o sono state ignorate o male interpretate. Questo \u00e8 il sale della ricerca e della comprensione! Tra la met\u00e0 e la fine della prima decade di gennaio si nota, sempre dal grafico di figura 12, una certa blanda e temporanea ripresa d\u2019onda. In questo caso i modelli meteorologici ci vengono in soccorso con la figura 6.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-37248\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6.png\" alt=\"Fig_6\" width=\"700\" height=\"700\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6-150x150.png 150w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6-300x300.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6-160x160.png 160w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6-240x240.png 240w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6-60x60.png 60w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_6-184x184.png 184w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si nota la ripresa di attivit\u00e0 d\u2019onda presto inficiata dalle attive correnti zonali ad ovest dell\u2019Islanda. Purtroppo, tanto per essere un pochino sarcastici, la massima definizione temporale raggiungibile degli indici di prognosi a base IZE \u00e8 di tre giorni lungo la linea del tempo (ogni mese possiede circa 10 dati), quindi lo spostamento temporale di analisi coinvolge almeno la data t=0\u00b12giorni. Dopo il 17 del corrente mese l\u2019indice d\u2019onda dell\u2019IZE ci suggerisce un\u2019altra significativa ripresa di attivit\u00e0. Rammento ancora che non bisogna giungere a conclusioni affrettate visto che l\u2019andamento dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019onda non corrisponde ad un predeterminato e classico risultato di tipo meteorologico; tra l\u2019altro l\u2019indice stesso non ci informa n\u00e9 sul numero di onde coinvolte n\u00e9 su quale lo sar\u00e0 pi\u00f9 o meno. Questa informazione la deduciamo in altro modo.<\/p>\n<p>Detto questo, continuando a dare credito al risultato dell\u2019indice, \u00e8 lecito attendersi un nuovo rallentamento del flusso zonale alle alte latitudini. Il seguito \u00e8 ancora pi\u00f9 intrigante, infatti la fine dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019onda non coincide con un ritorno a valori dell\u2019indice molto negativi come in precedenza, ma si mantiene attorno alla neutralit\u00e0. Cosa pu\u00f2 voler significare? Intanto se cerchiamo di entrare pi\u00f9 nel dettaglio delle informazioni espresse in quel grafico notiamo che la linea azzurra, riferita alla componente meridionale del flusso alle alte latitudini, scende sia pur lievemente a valori negativi, indice di una componente prevalente di tipo nord-sud. Traducendo il tutto potremmo pensare ad una certa tendenza all\u2019isolamento verso le alte latitudini dei massimi dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019onda precedente. In verit\u00e0 questo sarebbe anche ben supportato proprio dal debole ritorno dell\u2019indice in territorio negativo ipotizzando comunque una certa ma poco efficace ripresa zonale alle alte latitudini. Sintetizzando l\u2019indice suggerirebbe che attorno alla met\u00e0 del mese dovrebbe ripartire un\u2019altra attivit\u00e0 d\u2019onda che poi nel corso dell\u2019ultima decade di gennaio e almeno la prima parte di febbraio andrebbe in tentativo di isolamento verso le alte latitudini (SCAND+???) con un debole flusso zonale alle basse latitudini in grado di lasciare il Mediterraneo centrale in una debole anomalia negativa di pressione, azzardo, con alimentazione nei bassi strati da altrettanto deboli flussi di aria polare continentale.<\/p>\n<p>Esercitato il tentativo di prognosi, a questo punto della stagione molto complicato visto la difficolt\u00e0 interpretativa della dinamica di base, torniamo al grafico di figura 4. Come detto la situazione attuale appare un compromesso di quanto illustrato. Infatti se lo scomponiamo, non me ne vogliano gli autori, otteniamo la figura 4a che a mio avviso pu\u00f2 essere pi\u00f9 consona a identificare la situazione recentemente passata, attuale e prossima futura.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_4a.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37249\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_4a.png\" alt=\"Fig_4a\" width=\"702\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_4a.png 702w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Fig_4a-300x102.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 702px) 100vw, 702px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Seguendo i rettangoli numerati possiamo riassumere quanto gi\u00e0 espresso in sede di prognosi avvalendoci del supporto grafico di figura 4a:<\/p>\n<ol>\n<li>Impulso d\u2019onda troposferico che sviluppandosi sotto il bordo meridionale delle intense correnti zonali della bassa stratosfera trova ottime condizioni per la propagazione d\u2019onda verticale, questo evento lo fisseremo avvenuto attorno al periodo 26-28 di dicembre (vedi anche grafico d\u2019onda dell\u2019IZE).<\/li>\n<li>La compressione degli strati superiori stratosferici che si \u00e8 gradualmente prodotta ha determinato la forte stabilizzazione della colonna medio-alta stratosferica con l\u2019avvio del processo di compressione e aumento del geopotenziale prodotto dall\u2019aumento della stabilit\u00e0 statica e dalla diminuzione della vorticit\u00e0 assoluta. Tale processo si \u00e8 per\u00f2 concluso prematuramente non producendo l\u2019insorgere di un evento stratosferico di tipo major ma classificabile come evento di minor warming. I motivi dell\u2019interruzione sono stati gi\u00e0 sopra descritti e indicati nel precedente outlook, ma comunque ascrivibili alla mancata convergenza dei flussi di calore verso il polo.<\/li>\n<li>Dalla situazione prodotta in fase 2 sta scaturendo l\u2019allungamento della colonna sottostante con l\u2019effetto di incrementare la vorticit\u00e0 in sede troposferica alle alte latitudini con approfondimento del vortice. Secondo lo schema di figura 4a questo periodo appare di durata approssimativa a una quindicina di giorni. Quindi dal precedente periodo fissato al punto 1 si avvia e conserva una ripresa zonale alle alte latitudini prevedibile fino almeno la met\u00e0 di gennaio o poco oltre.<\/li>\n<li>Nel frattempo il warming stratosferico \u00e8 previsto cessare definitivamente a partire dal prossimo 7 gennaio alle quote pi\u00f9 elevate (si vedano le mappe ECMWF stratosferiche ad 1hPa pubblicate dalla <a href=\"http:\/\/www.geo.fu-berlin.de\/en\/met\/ag\/strat\/produkte\/winterdiagnostics\/index.html\" target=\"_blank\">Libera Universit\u00e0 di Berlino<\/a>) per interruzione degli heat flux con l\u2019avvio di allungamento della colonna interessata che comprime verso il basso i piani inferiori. Da qui \u00e8 atteso il brusco rallentamento del flusso zonale segnato da una attesa robusta flessione dell\u2019indice AO, il tutto prevedibilmente dopo il 17 gennaio pi\u00f9 o meno due giorni, cos\u00ec come pare suggerire il grafico dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019onda dell\u2019IZE e come iniziano a mostrare le code dei modelli meteorologici.<\/li>\n<li>Il raffreddamento dalle alte quote stratosferiche, previsto dal 7 gennaio, si ritiene possa produrre una successiva lenta e graduale fase di allungamento della colonna inibendo una forte ripresa zonale alle alte latitudini troposferiche e condizionando, almeno in parte, la seconda met\u00e0 di questo inverno.<\/li>\n<li>Se il ragionamento fin qui proposto \u00e8 corretto, l\u2019azione al punto 5 finir\u00e0 per comprimere gli strati inferiori lasciando una circolazione troposferica con indice AO debolmente negativo o al pi\u00f9 oscillante attorno alla neutralit\u00e0 presumibilmente fino alla met\u00e0 o forse addirittura la fine di febbraio.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Se quanto scritto non trover\u00e0 conferme nei fatti faccio anticipata ammenda, ma l\u2019attenta analisi sia dell\u2019attivit\u00e0 d\u2019onda dell\u2019IZE che degli avvenimenti recenti\u00a0mi ha portato alle convinzioni qui descritte.<\/p>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=37240\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...\" style=\"border: 0\" \/><\/a><script type=\"text\/javascript\" charset=\"utf-8\" src=\"http:\/\/w.sharethis.com\/widget\/?wp=6.9.7\"><\/script><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-48 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