{"id":38481,"date":"2015-07-07T06:00:31","date_gmt":"2015-07-07T06:00:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=38481"},"modified":"2015-07-07T17:35:05","modified_gmt":"2015-07-07T17:35:05","slug":"le-ondate-di-caldo-alcuni-dati-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=38481","title":{"rendered":"Le Ondate di Caldo &#8211; Alcuni Dati per Milano"},"content":{"rendered":"<p>Chi per passione o professione analizza con continuit\u00e0 le topografie del livello isobarico di 500 o 850 hPa sa per esperienza che ogni anno si assiste all\u2019affermarsi sull\u2019area italiana di un certo numero di promontori anticiclonici subtropicali di blocco da sud \u2013 sudovest. Il fenomeno, possibile in tutte le stagioni, si traduce nell\u2019apporto sulla nostra area di masse d\u2019aria subtropicale torrida. Se a ci\u00f2 si associa il surplus energetico frutto dell\u2019intenso soleggiamento e l\u2019effetto di compressione tipico delle aree anticicloniche, nelle quali le masse d\u2019aria sono soggette ad un caratteristico moto discendente, si spiega il fenomeno delle <u>ondate di caldo di durata medio \u2013 lunga<\/u>, le quali hanno una durata media di grossomodo 6-12 giorni. A tale famiglia appartiene l\u2019ondata di caldo che viviamo in questi giorni, che nel Nord Italia ha avuto inizio il primo luglio e che secondo le carte previste \u00e8 destinata a perdurare fino al giorno 8 luglio, allorch\u00e9 sul settentrione \u00e8 atteso il passaggio di una perturbazione atlantica da ovest. Alla famiglia delle ondate di caldo appartengono peraltro le <u>ondate di caldo di breve durata<\/u>, le quali hanno durata media di 1-3 giorni e che sono associate ad effetti catabatici determinati da correnti a getto ovvero da episodi di foehn.<\/p>\n<p>La mia analisi \u00e8 consistita nel prendere i dati giornalieri di temperatura massima della seria storica 1763 \u2013 2013 dell\u2019osservatorio di Milano Brera, uno dei pi\u00f9 antichi del mondo (Buffoni et al., 1996), e nell\u2019aggiungere ad essi, per il periodo 2014-2015, quelli della stazione sita presso la mia abitazione posta nell\u2019area centrale di Milano. Quest\u2019ultima stazione \u00e8 composta da un sensore della Oregon Scientific collocato in uno schermo antiradiazione standard posizionato in aggetto dalla finestra del mio studio che \u00e8 esposto a Nordovest, a un\u2019altezza di circa 12 m sul piano stradale.<\/p>\n<p>In figura si riporta il diagramma di sintesi dei giorni con temperatura massima maggiore o uguale a 33\u00b0C (che di qui in avanti chiameremo <strong>giorni torridi<\/strong>) per il periodo dal 1 gennaio 1763 al 4 luglio 2015.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 nello specifico dall\u2019analisi effettuata emerge che nel XVIII secolo si sono registrati un totale di 204 giorni torridi con un massimo di 24 giorni torridi toccati nell\u2019anno 1793. Nel XIX secolo si sono registrati un totale di 495 giorni torridi con un massimo di 27 giorni torridi toccato nel 1861. Nel XX secolo si sono registrati un totale di 446 torridi giorni\u00a0 con un massimo di 23 giorni torridi toccato nel 1928. Infine nel XXI secolo si \u00e8 fin qui registrato un totale di 250 giorni torridi con massimi di 53 giorni nel 2003 e di 38 giorni nel 2012.<\/p>\n<p>Occorre altres\u00ec precisare che Il 2015 \u00e8 dal canto suo ancora ben lontano dai record del 2003 e del 2012, avendo a tutt\u2019oggi (4 luglio) cumulato un totale di 8 giorni torridi.<\/p>\n<p>E\u2019 inoltre da notare che la frequenza dei giorni torridi \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata nel XXI secolo rispetto ai periodi precedenti. Ci\u00f2 fa pensare soprattutto ad un aumento di frequenza dei tipi di tempo \u00a0caratterizzati da sistemi di blocco con promontori anticiclonici da sud-sudovest. Non si esclude tuttavia che un certo contributo al fenomeno possa essere venuto dall\u2019intensificazione dell\u2019Isola di calore urbano di Milano, in quanto la citt\u00e0 ha da tempo avviato un\u2019improvvida politica di aumento in altezza degli edifici che ha come effetto pi\u00f9 immediato l\u2019intensificarsi dell\u2019Isola di calore.<\/p>\n<p><em>Tabella 1 \u2013 Numero medio annuo di giorni torridi (temperature massime maggiori \u00a0o uguali a 33\u00b0C)<\/em><\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"326\">Periodo<\/td>\n<td width=\"326\">Numero medio annuo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">1763-1800<\/td>\n<td width=\"326\">5.4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">1801-1850<\/td>\n<td width=\"326\">3.9<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">1851-1900<\/td>\n<td width=\"326\">6.0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">1901-1950<\/td>\n<td width=\"326\">4.6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">1951-2000<\/td>\n<td width=\"326\">5.0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"326\">2001-2014<\/td>\n<td width=\"326\">13.9<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Dai dati presentati emerge dunque che il fenomeno delle ondate di calore non \u00e8 in alcun modo da considerare un\u2019esclusiva dell\u2019attuale fase di global warming, andando ad interessare anche la Piccola Era Glaciale (PEG) e raggiungendo la frequenza minima nel colmo della PEG stessa (primo cinquantennio del XIX secolo). A dimostrazione di ci\u00f2 vi \u00e8 ad esempio il fatto che lo storico del clima Emmanuel Leroy Ladurie ha significativamente intitolato <em>Canicules et glaciers<\/em> il suo testo nel quale sulla base di fonti documentali originali ricostruisce il clima della PEG, evidenziando in tale fase un certo numero di estati torride con morti per caldo in Francia.<\/p>\n<p>Per dovere di cronaca ricordo infine che la mortalit\u00e0 invernale per freddo nel nostro Paese e pi\u00f9 in generale in Europa \u00e8 di parecchio superiore a quella per caldo, per cui un aumento delle temperature si traduce in una minore mortalit\u00e0 complessiva da eccessi termici. In tal senso l\u2019amico Sergio Pinna ha condotto e pubblicato studi sulla mortalit\u00e0 in Italia in cui si segnalava che il freddo uccide molto pi\u00f9 del caldo (un dato di fatto che oggi rientra ahim\u00e8 nella categoria del \u201cnon politicamente corretto\u201d) ed in particolare segnalo il lavoro di Pinna del 2011 riportato in bibliografia. Al riguardo invito anche a non trascurare un aspetto storico, che si connette indissolubilmente al fatto che le fase calde si chiamavano tradizionalmente optimum: pensate a cosa significasse in termini di mortalit\u00e0 invernale abitare in case in cui il riscaldamento non c\u2019era (es: l\u2019area italiana a clima mediterraneo) ovvero era praticato solo nel locale cucina (l\u2018unico dotato di stufa), il che accadeva in gran parte degli edifici del resto d\u2019Italia ed in particolare nelle zone rurali.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Buffoni L., Chlistovsky F., Maugeri M., 1996. 1763-1995. 233 anni di rilevazioni termiche a Milano Brera, CUSL, Milano.<\/li>\n<li>Le Roy Ladurie E., 2004. Histoire humaine et compar\u00e9e du climat. I. Canicules et glaciers (XIIIe-XVIIIe si\u00e8cles), Fayard.<\/li>\n<li>Pinna S., 2011. La distribuzione intermensile della mortalit\u00e0 in Italia nel periodo 1950-2008. Alcuni raffronti con altri paesi europei, Rivista geografica italiana, vol. 2, 319-345.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>NB: Come richiesto dall&#8217;autore, ho aggiornato il post con l&#8217;immagine qui sotto.<\/em><\/p>\n<p><em>gg<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_38487\" aria-describedby=\"caption-attachment-38487\" style=\"width: 428px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38487 size-full\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Cielo-di-Milano-addio.gif\" alt=\"Cielo di Milano, addio. Belle case della Milano austriaca sovrastate da  edifici degli anni 60\/70 del XX secolo. Con la speranza che tale  immagine (che \u00e8 solo un piccolo esempio di un assai pi\u00f9 vasto  campionario di &quot;bellezze&quot; metropolitane....) aiuti a riflettere sula  necessit\u00e0 di mitigare l'isola di calore urbano con politiche  urbanistiche pi\u00f9 rispettose non solo dei valori estetici ma anche del  know how in campo micrometeorologico.\" width=\"428\" height=\"578\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-38487\" class=\"wp-caption-text\">Cielo di Milano, addio. Belle case della Milano austriaca sovrastate da edifici degli anni 60\/70 del XX secolo. Con la speranza che tale immagine (che \u00e8 solo un piccolo esempio di un assai pi\u00f9 vasto campionario di &#8220;bellezze&#8221; metropolitane&#8230;.) aiuti a riflettere sula necessit\u00e0 di mitigare l&#8217;isola di calore urbano con politiche urbanistiche pi\u00f9 rispettose non solo dei valori estetici ma anche del know how in campo micrometeorologico.<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=38481\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...\" style=\"border: 0\" \/><\/a><script type=\"text\/javascript\" charset=\"utf-8\" 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