{"id":38973,"date":"2015-09-24T13:00:02","date_gmt":"2015-09-24T13:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=38973"},"modified":"2015-09-25T20:51:06","modified_gmt":"2015-09-25T20:51:06","slug":"migranti-climatici-bufala-universale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=38973","title":{"rendered":"Migranti climatici&#8221; bufala universale"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo post \u00e8 uscito in origine su la nuova Bussola Quotidiana<\/em><\/p>\n<p>________________________________<\/p>\n<p>Chi ha seguito la Messa di domenica 20\/9 in una chiesa della Diocesi di Milano si sar\u00e0 sicuramente accorto che il cambiamento climatico ha fatto la sua comparsa a fianco della Scritture. Infatti sul foglietto del messale Ambrosiano, in fondo alla parte liturgica, compariva il seguente annuncio:<\/p>\n<p><em>&#8220;Non solo guerra&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>I cambiamenti climatici hanno prodotto una nuova categoria di profughi, i rifugiati ambientali, persone costrette ad emigrare non per la guerra ma a causa dei disastri naturali che nel modo fanno saltare le economie di sussistenza legate alla terra. Di questo parler\u00e0 il convegno &#8220;Non solo guerra&#8221; gioved\u00ec 24 novembre 2015 organizzato da Caritas a Milano Expo 2015. Informazioni su <a href=\"http:\/\/www.chiesadimilano.it\/expo\/\">www.chiesadimilano.it\/expo<\/a>.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>A ci\u00f2 si aggiunga che alcuni giorni orsono il segretario di Stato americano Kerry, nel corso di una visita in Alaska, ha dichiarato quanto segue:\u201cLa Siria \u00e8 stata destabilizzata da un milione e mezzo di persone che sono scappate dalle zone rurali a causa di una siccit\u00e0 durata tre anni, resa ancora pi\u00f9 intensa dal cambiamento climatico a opera dell\u2019uomo, una condizione che sta rendendo l\u2019intero Medio Oriente e le regioni mediterranee ancora pi\u00f9 aridi\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Kerry ha fatto riferimento ai risultati di una ricerca<\/strong> pubblicata sulla rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) a firma di Colin Kelley e altri e dal titolo <em>Climate change in the Fertile Crescent and implications of the recent Syrian drought<\/em> in cui si afferma fra l\u2019altro che \u201cCi sono prove che la siccit\u00e0 del 2007-2010 ha contribuito al conflitto in Siria. E&#8217; stata la peggiore siccit\u00e0 da quando vi sono misure \u00a0strumentali ed ha provocato la diffusa perdita dei raccolti e la migrazione di massa di famiglie contadine verso i centri urbani. Il trend secolare osservato in precipitazioni, temperature e pressione a livello del mare, sostenuti dai risultati dei modelli climatici, suggeriscono fortemente che il forcing antropogenico abbia aumentato la probabilit\u00e0 di siccit\u00e0 gravi e persistenti in questa regione&#8230; Si conclude pertanto che le influenze umane sul sistema climatico sono implicate nel conflitto in atto in Siria.\u201d<\/p>\n<p><strong>Quel che pi\u00f9 colpisce di queste notizie<\/strong> \u00e8 che sia il cambiamento climatico a produrre profughi, un concetto quantomeno discutibile, come cercheremo di dimostrare qui di seguito. \u00a0Anzitutto le affermazioni di Kerry e di Kelley inducono a svolgere una rapida indagine sui dati di precipitazione dal 1952 al 2014 presenti nella banca dati internazionale GHCN (Global Historical Climatology Network) e che sono riferiti a 7 stazioni siriane (Aleppo, Damasco, Deir Ezzor, Hama, Kamishli, Lattakia e Palmira). I risultati di sintesi sono riportati nel diagramma in figura 1, da cui si evince che gli anni che vanno dal 2007 al 2010 sono stati effettivamente poco piovosi ma con valori non molto lontani dalla media, per cui parlare di \u201cgrande siccit\u00e0\u201d \u00e8 quantomeno improprio. Inoltre il diagramma non mostra dal 1952 ad oggi particolari tendenze al calo delle precipitazioni annue, come si evince dalla linea di trend.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Precipitazioni in Siria\" src=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/DocsImgs\/Imgs\/precipitazioni.jpg?tm=1442956882\" alt=\"Precipitazioni in Siria\" width=\"600\" height=\"317\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p>L\u2019altra cosa che colpisce \u00e8 il diagramma in figura 2, il quale ci mostra che la percentuale di dati mensili di pioggia mancanti sale in modo sensibile dagli anni \u201890 fino a toccare il 70% nel 2014. Tale percentuale \u00e8 un indicatore della scarsa affidabilit\u00e0 di tali dati, che purtroppo sono gli unici dati che abbiamo a disposizione per le nostre analisi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Dati mancanti\" src=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/DocsImgs\/Imgs\/dati%20mancanti.jpg?tm=1442956907\" alt=\"Dati mancanti\" width=\"600\" height=\"356\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p><strong>Poich\u00e8 inoltre nell\u2019articolo di Kelley<\/strong> si parla di \u201cperdita dei raccolti fra 2007 e 2010\u201d andiamo a verificare i dati presenti nel dataset mondiale della FAO <a href=\"http:\/\/faostat3.fao.org\/download\/Q\/QC\/E\">Faostat3<\/a> ricavando il diagramma in figura 3, che ci mostra per la Siria l\u2019andamento dal 1961 ad oggi delle rese unitarie ettariali di frumento, <a href=\"http:\/\/www.ice.gov.it\/paesi\/asia\/siria\/upload\/203\/profilo.pdf\">principale coltura erbacea del paese<\/a>. Si noti che l\u2019unico anno fra quelli indicati da Kelly che mostri un sensibile calo dei raccolti \u00e8 il 2008 con 1.5 tonnellate per ettaro. Al contrario un buon raccolto si \u00e8 registrato nel 2007 (2.4 tonnellate per ettaro) e nel 2009 (2.6 tonnellate per ettaro) e un raccolto mediocre si \u00e8 avuto infine nel 2010 (1.9 tonnellate per ettaro).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Produzione agricola\" src=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/DocsImgs\/Imgs\/produzione.jpg?tm=1442956950\" alt=\"Produzione agricola\" width=\"600\" height=\"330\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p><strong>Insomma<\/strong>, se stiamo alle statistiche, le affermazioni di Kerry e di Kelley paiono quantomeno poco realistiche.<\/p>\n<p>Segnaliamo inoltre ai lettori alcuni ulteriori argomenti di riflessione:<\/p>\n<p><strong>1. \u00e8 da anni disponibile un dataset internazionale <\/strong>dei\u00a0disastrinaturali, (EM-DAT \/ The International Disaster database)\u00a0liberamente consultabile su questo sito (clicca <a href=\"http:\/\/www.emdat.be\/\" target=\"_blank\">qui<\/a>). Da tale dataset si<br \/>\nricava che il numero di disastri naturali \u00e8 in costante calo dal 2000,\u00a0dopo che per anni aveva manifestato incrementi graduali (si veda in\u00a0proposito il diagramma in figura 4). Come si giustificano i profughi<br \/>\nclimatici provocati da disastri naturali alla luce di tale calo?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Vittime per disastri naturali\" src=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/DocsImgs\/Imgs\/disastri.jpg?tm=1442956966\" alt=\"Vittime per disastri naturali\" width=\"582\" height=\"566\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p><strong>2. l\u2019andamento delle produzioni agricole<\/strong> mondiali unitarie (tonnellate\/ettaro) delle quattro colture che nutrono il mondo (riso, mais, frumento e soia) visto attraverso le statistiche FAO ci segnala che dal 1961 a oggi \u00e8 in atto un incremento annuo assai rilevante (+6% l\u2019anno per il mais, +5% per il riso, +4% per il frumento e +3% per la soia) che non si concilia \u00a0in alcun modo con un \u00a0un cambiamento climatico a carattere distruttivo<\/p>\n<p><strong>3. il lavoro scientifico <em>Climatic factors as determinants of International Migration<\/em><\/strong>\u00a0redatto dai \u00a0ricercatori Michel Beine e Christopher Parsons e pubblicato nei <a href=\"https:\/\/ideas.repec.org\/p\/ctl\/louvir\/2012002.html\">quaderni dell\u2019Universit\u00e0 cattolica di Lovanio<\/a>esamina i fattori ambientali come potenziali determinanti per la migrazione internazionale e giunge alle seguenti conclusioni: \u201cnon si trova alcun impatto diretto di cambiamenti climatici sulle migrazioni internazionali nel medio e lungo periodo per l\u2019intero campione da noi analizzato.\u201d<\/p>\n<p><strong>Evidenze contrarie a parte<\/strong>, ricordiamo a chiunque si voglia cimentare nel cercare legami fa cambiamento climatico e fenomeni sociali che \u00e8 essenziale disporre di misure meteorologiche accurate (temperatura e pioggia in primis). Da questo punto di vista nei Paesi in via di Sviluppo lo stato delle reti osservative meteorologiche \u00e8 in molti casi disastroso. Al riguardo segnaliamo il caso increscioso del Sahel, un\u2019area per la quale si parla spesso di emergenze umanitarie legate alla siccit\u00e0. Quando nel 2003 alcuni climatologi si trovarono ad \u00a0analizzare l\u2019andamento pluviometrico di tale area (per scrivere un lavoro sulla siccit\u00e0 poi pubblicato sulla rivista scientifica <em>International Journal of Climatology<\/em>) scoprirono che il numero di pluviometri presenti era sceso dai 188 del 1971 ai 102 del 1991 ed ai soli 35 nel 2003. Ecco, con 35 pluviometri non si riesce a descrivere la pioggia in Lombardia, immaginiamo quella di un\u2019area come il Sahel che \u00e8 grande decine di volte l\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>Con specifico riferimento alla succitata iniziativa Caritas<\/strong>, va ricordato che analisi globali riferite al settore agricolo sono difficilissime in quanto siamo di fronte a 590 milioni di aziende agrarie, da piccolissime aziende dedite all\u2019agricoltura di sussistenza ad aziende pi\u00f9 grandi e che lavorano per il mercato. In tal senso non pu\u00f2 essere per\u00f2 trascurata un\u2019evidenza frutto dell\u2019esperienza italiana degli anni 50-60 e cio\u00e8 che le agricolture di sussistenza scompaiono a seguito della vita disagiata ritenuta intollerabile da chi le pratica. In tal senso occorre evidenziare che o si trova il modo di fare evolvere le agricolture di sussistenza verso l&#8217;economia di mercato (ad es. organizzando i produttori in forme associative rispettose dei costumi e delle tradizioni locali) o tali agricolture sono inesorabilmente destinate a soccombere, e ci\u00f2 indipendentemente dal fatto che il clima cambi o meno.<\/p>\n<p><strong>Insomma, oggi \u00e8 importante ragionare delle cause politiche<\/strong>, sociali ed economiche che sono all\u2019origine del fenomeno migratorio senza fare ad ogni pi\u00e8 sospinto ricorso al cambiamento climatico, argomento che rischia di distogliere l\u2019opinione pubblica dalle cause reali del fenomeno.<\/p>\n<p><strong>E va ricordato il fatto che la politica Usa degli ultimi decenni<\/strong>, spesso supportata in modo acritico da vari paesi europei, ha portato a destabilizzare una serie di nazioni fra Nord Africa e Medio Oriente (Somalia, Iraq, Afganistan, Egitto, Libia, Siria &#8230;) facendo crollare alcuni fra i pochi regimi laici ancora presenti nell\u2019area e lasciando cos\u00ec uno spazio enorme ai movimenti integralisti musulmani. A seguito di ci\u00f2 comunit\u00e0 cristiane spesso millenarie stanno pagando un prezzo enorme, per cui fa\u2019 specie che proprio da parte statunitense si invochi il cambiamento climatico a giustificare fenomeni migratori che hanno ben altra e pi\u00f9 tragica origine.<\/p>\n<p>_________________________<\/p>\n<p>NB: L&#8217;articolo \u00e8 uscito in prima pubblicazione su &#8220;<a href=\"http:\/\/www.lanuovabq.it\/it\/articoli-migranti-climatici-bufala-universale-13898.htm\" target=\"_blank\">La nuova Bussola Quotidiana<\/a>&#8220;.<\/p>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=38973\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts 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