{"id":48140,"date":"2018-04-20T06:00:57","date_gmt":"2018-04-20T06:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=48140"},"modified":"2018-04-18T15:49:56","modified_gmt":"2018-04-18T15:49:56","slug":"antico-campo-magnetico-terrestre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=48140","title":{"rendered":"Antico campo magnetico terrestre"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ultimo <a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=48091\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">articolo<\/a> di Donato Barone su CM mi ha incuriosito non tanto e non solo per la (debole) interazione correnti oceaniche &#8211; campo magnetico terrestre su cui non ho elementi per discutere, ma in particolare per cercare di capire come si comporta il campo magnetico terrestre, la cui intensit\u00e0 ho potuto ricostruire partendo da un <a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=40451\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">precedente articolo<\/a> su CM, sempre di Donato Barone, e dai commenti presenti.<\/p>\n<p><b>I dati su 4 milioni di anni<\/b><br \/>\nSono partito da un articolo di Pelletier (1999) che riporta in figura 1 l&#8217;intensit\u00e0 storica (paleointensit\u00e0) del campo magnetico terrestre negli ultimi 4 milioni di anni (come misura si usa VADM -Virtual Axial Dipole Moment- in unit\u00e0 di 10<sup>22<\/sup>A\u2022m<sup>2<\/sup>).<\/p>\n<p>Pelletier, per i dati, fa riferimento ad un lavoro di Meynadier et al.(1994) i quali hanno effettivamente ottenuto le misure di intensit\u00e0. Malgrado le indicazioni, non sono stato in grado di trovare la serie numerica dei dati (e il fatto che Pelletier ringrazi Maynadier per i dati mi fa pensare che questi non siano liberamente disponibili). Ho quindi deciso di digitalizzare la figura 1 di Pelletier con un risultato che mostro nel quadro superiore di figura 1 (<a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig1-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pdf<\/a>).<\/p>\n<figure id=\"attachment_48142\" aria-describedby=\"caption-attachment-48142\" style=\"width: 2216px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-48142 size-full\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig1-1.png\" alt=\"\" width=\"2216\" height=\"3008\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig1-1.png 2216w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig1-1-221x300.png 221w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig1-1-768x1042.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig1-1-754x1024.png 754w\" sizes=\"auto, (max-width: 2216px) 100vw, 2216px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-48142\" class=\"wp-caption-text\">Fig.1: Paleo intensit\u00e0 del campo magnetico terrestre, digitalizzata dalla figura 1 di Pelletier (1999) visibile, per confronto, nel sito di supporto. La grandezza VADM \u00e8 il momento di dipolo assiale virtuale. I valori negativi rappresentano le inversioni di polarit\u00e0 del campo. La riga rossa \u00e8 il fit lineare da cui \u00e8 stato calcolato il detrending richiesto da LOMB. Gli altri due quadri mostrano lo spettro LOMB a diverso dettaglio. Ma indica milioni di anni.<\/figcaption><\/figure>\n<p>I quadri inferiori di figura 1 mostrano lo spettro dell&#8217;intensit\u00e0 su periodi fino a 4 Ma e fino a 500 mila anni: l&#8217;indicazione di ciclicit\u00e0 di circa 3 Ma \u00e8 molto forte, insieme a quelle, di potenza inferiore, a 1.3 Ma e a ~700 mila anni. Tra i periodi di potenza minore, spicca quello a 310 mila anni, ma da questo primo avvicinamento, per me, al campo magnetico terrestre non saprei quali conclusioni trarre o a cosa attribuire queste oscillazioni.<\/p>\n<p>Tra i periodi pi\u00f9 deboli, nel quadro in basso, spiccano ai miei occhi quelli a 100, 42, 26 mila anni (i cicli orbitali di Milankovich, dovuti a eccentricit\u00e0 dell&#8217;orbita, obliquit\u00e0 dell&#8217;eclittica e precessione, rispettivamente), pi\u00f9 il periodo a ~70 mila anni che credo di aver letto si possa attribuire a variazioni (inversioni?) intrinseche del campo magnetico. Certamente le basse potenze relative di queste ciclicit\u00e0 non possono in alcun modo far pensare ad una sensibile influenza orbitale; credo che il massimo consentito sia la registrazione della loro presenza.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi della funzione di autocorrelazione (ACF) dei dati originali (linea nera) mostrata in figura 2 (<a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig2-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pdf<\/a>) sottolinea la presenza di memoria a lungo termine.<\/p>\n<figure id=\"attachment_48144\" aria-describedby=\"caption-attachment-48144\" style=\"width: 1362px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-48144 size-full\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig2-2.png\" alt=\"\" width=\"1362\" height=\"738\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig2-2.png 1362w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig2-2-300x163.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig2-2-768x416.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig2-2-1024x555.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1362px) 100vw, 1362px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-48144\" class=\"wp-caption-text\">Fig.2: Funzione di autocorrelazione di VADM e della sua derivata prima. Tralasciando i valori numerici (sicuramente sbagliati), si valuti la larghezza delle due funzioni: maggiore \u00e8 la larghezza, maggiore \u00e8 la persistenza presente nei dati.<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;uso della derivata produce una ACF (linea blu) esente da persistenza e questo fatto &#8220;obbliga&#8221; a prendere in considerazione lo spettro della derivata numerica di VADM.<\/p>\n<p>In figura 3 (<a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig3.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pdf<\/a>) il grafico e lo spettro LOMB delle derivate di VADM<\/p>\n<figure id=\"attachment_48146\" aria-describedby=\"caption-attachment-48146\" style=\"width: 2232px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-48146\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig3.png\" alt=\"\" width=\"2232\" height=\"3016\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig3.png 2232w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig3-222x300.png 222w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig3-768x1038.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig3-758x1024.png 758w\" sizes=\"auto, (max-width: 2232px) 100vw, 2232px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-48146\" class=\"wp-caption-text\">Fig.3: Valori e spettro LOMB della derivata prima numerica di VADM. Da notare il notevole ribaltamento delle potenze relative dei massimi spettrali.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nella figura 3 i massimi spettrali sono quasi esattamente gli stessi di figura 1 ma sono molto diversi i rapporti tra le potenze: i grandi massimi da 1-3 milioni di anni sono molto indeboliti mentre quelli di periodo inferiore a 310 mila anni sono diventati i pi\u00f9 significativi dello spettro e in particolare il picco a 100 mila anni (eccentricit\u00e0 dell&#8217;orbita terrestre) diventa il massimo assoluto. Il periodo di 41 mila anni (obliquit\u00e0, qui diventato di 43 mila anni) \u00e8 ancora tra i principali massimi, mentre quello a 26 mila anni (precessione) si perde in mezzo alla moltitudine di altri picchi pi\u00f9 potenti, evidenziando la probabile minore influenza di questo fenomeno sulle variazioni del campo magnetico terrestre.<\/p>\n<p>In questo caso la correzione per la persistenza mette in luce l&#8217;influenza orbitale sul campo magnetico terrestre, influenza immaginabile ma quasi del tutto nascosta dalla memoria a lungo termine dei dati originali (figura 1).<\/p>\n<p><b>I dati su 8000 anni<\/b><br \/>\nMary Kovacheva nel 1980 ha prodotto la misura di tre parametri magnetici della Terra (su un intervallo temporale di circa 80 secoli, dal 19.mo CE al 63.mo BCE): D (declinazione), I (inclinazione), F (intensit\u00e0 del campo). Questi dati sono riportati nella sua tabella 1, insieme ai parametri derivati F\/Fo (Fo \u00e8 l&#8217;intensit\u00e0 del campo nel 1980) e VDM (Virtual Dipole Moment, in 10<sup>-25<\/sup> G\u2022cm<sup>3<\/sup>).<\/p>\n<p>Io ho usato i valori VDM e come ascissa l&#8217;anno centrale del secolo considerato: li mostro in figura 4 (<a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig4.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pdf<\/a>) insieme al loro spettro LOMB.<\/p>\n<figure id=\"attachment_48148\" aria-describedby=\"caption-attachment-48148\" style=\"width: 2264px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-48148\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig4.png\" alt=\"\" width=\"2264\" height=\"3016\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig4.png 2264w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig4-225x300.png 225w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig4-768x1023.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig4-769x1024.png 769w\" sizes=\"auto, (max-width: 2264px) 100vw, 2264px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-48148\" class=\"wp-caption-text\">Fig.4: VDM di Kovacheva (1980) calcolato come VDM=0.5\u2022F\u2022R3\u2022(1+3\u2022cos2I)0.5, espresso in unit\u00e0 di 10-25 G cm3, essendo R il raggio terrestre. La linea rossa \u00e8 il fit lineare da cui calcolare la serie detrended. Nei quadri in basso lo spettro LOMB i cui i periodi sono in ka (migliaia di anni).<\/figcaption><\/figure>\n<p>In questo caso lo spettro \u00e8 dominato da un esteso picco di periodo circa 8200 anni (incerto, data l&#8217;estensione del dataset) e soprattutto dal massimo a circa 1500 anni, accompagnato da quelli a 110 e 90 anni e altri massimi ben visibili si osservano a 1.9, 0.8 e 0.7 ka.<\/p>\n<p>Non vedo in questo spettro periodi particolari se non, forse, quello a 2400 anni osservato anche da Kern et al., 2012 che trova anche, al di sotto del livello di confidenza, i due a 0.7 e 0.8 ka (nella sua figura 7).<\/p>\n<p>La funzione di autocorrelazione di figura 5 (<a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig5.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pdf<\/a>) mostra che i dati osservati sono affetti da persistenza, quasi del tutto corretta dalla derivata prima.<\/p>\n<figure id=\"attachment_48150\" aria-describedby=\"caption-attachment-48150\" style=\"width: 1350px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-48150\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig5.png\" alt=\"\" width=\"1350\" height=\"732\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig5.png 1350w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig5-300x163.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig5-768x416.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig5-1024x555.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1350px) 100vw, 1350px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-48150\" class=\"wp-caption-text\">Fig.5:Funzione di autocorrelazione della serie VDM e della sua derivata prima.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Anche in questo caso il calcolo dello spettro delle derivate in figura 6 (<a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig6.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pdf<\/a>) mostra una situazione diversa da quella originale. Viene ridimensionato il massimo pricipale a ~1.5 ka e scompare il picco a 2.4 ka, forse inglobato nel pianerottolo che contiene 1.95 ka.<\/p>\n<figure id=\"attachment_48152\" aria-describedby=\"caption-attachment-48152\" style=\"width: 2145px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-48152\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig6.png\" alt=\"\" width=\"2145\" height=\"2981\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig6.png 2145w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig6-216x300.png 216w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig6-768x1067.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fig6-737x1024.png 737w\" sizes=\"auto, (max-width: 2145px) 100vw, 2145px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-48152\" class=\"wp-caption-text\">Fig.6: Dati e spettro della derivata prima di VDM.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Quasi raddoppiano i massimi a 0.7 e 0.8 ka che ora assumono la stessa potenza di quelli tra 0.14 e 0.08 (i valori pi\u00f9 alti dello spettro); questi ultimi periodi ricordano due cicli solari (senza nome) a 150 e 104 anni e il ciclo di Gleissberg di 88 anni.<\/p>\n<p>In conclusione, l&#8217;intensit\u00e0 del campo magnetico terrestre mostra nel suo spettro una variet\u00e0 di ciclicit\u00e0, alcune delle quali legate a fattori astronomici noti e altre per le quali non sono in grado di fornire una possibile causa iniziale.<\/p>\n<p><b>Bibliografia<\/b><\/p>\n<table border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<ul>\n<li>A.K. Kern, M. Harzhauser, W.E. Piller, O. Mandic, A. Soliman: <i>Strong evidence for the influence of solar cycles on a Late Miocene lake syst revealed by biotic and abiotic proxies <\/i>, <b>Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology<\/b>, <u>329-330<\/u>, 124-136,201.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/dx.doi.org\/10.1016\/j.palaeo.2012.02.023\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> DOI: 10.1016\/j.palaeo.2012.02.023<\/a> (full text)<\/li>\n<\/ul>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<ul>\n<li>Kovacheva M.: <i>Summarized results of the archaeomagnetic investigation of the geomagnetic field variation for the last 8000 yr in south-eastern Europe. <\/i>, <b>Geophys. J. Int.<\/b>, <u>61<\/u>, 57-64, 1980. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1111\/j.1365-246X.1980.tb04303.x\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">doi:10.1111\/j.1365-246X.1980.tb04303.x<\/a> (full text)<\/li>\n<\/ul>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<ul>\n<li>Meynadier L., Valet J-P, Guyodo Y.: <i>Saw-toothed variations of relative paleointensity and cumulative viscous remanence: Testing the records and the model <\/i>, <b>Journal of Geophysical Research<\/b>, <u>103,B4<\/u>, 7095-7105, 1998. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1029\/97JB03515\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">doi:10.1029\/97JB03515<\/a> (full text)<\/li>\n<\/ul>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<ul>\n<li>Pelletier Jon D.: <i> Paleointensity variations of Earth&#8217;s magnetic field and their relationship with polarity reversals <\/i>, <b>Physics of the Earth and Planetary Interiors <\/b>, <u>110<\/u>, 115-128, 1999. <a href=\"http:\/\/geomorphology.geo.arizona.edu\/PAPERS\/pelletier_99c.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> full text<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>Tutti i dati relativi a questo post si trovano nel sito di supporto <a href=\"http:\/\/www.webalice.it\/franco.zavatti\/www\/clima\/cm101\/cm101home.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=48140\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...\" style=\"border: 0\" \/><\/a><script type=\"text\/javascript\" charset=\"utf-8\" src=\"http:\/\/w.sharethis.com\/widget\/?wp=7.1.3\"><\/script><a class=\"synved-social-button 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