{"id":53968,"date":"2020-12-15T07:00:47","date_gmt":"2020-12-15T07:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=53968"},"modified":"2020-12-14T08:14:02","modified_gmt":"2020-12-14T08:14:02","slug":"lindice-di-erosione-delle-piogge-nel-bacino-del-po","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=53968","title":{"rendered":"L&#8217;indice di erosione delle piogge nel bacino del Po"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;indice di erosione (erosivit\u00e0) \u00e8 la misura della capacit\u00e0 delle piogge di provocare smottamenti del terreno, frane, improvvise ondate di fango ed altri eventi legati alla (de)strutturazione del territorio:\u00a0<i>&#8220;Storm (rainfall) erosivity, i.e. the capacity of rainfall to cause soil erosion, depends on these extremes&#8221;<\/i>\u00a0scrivono gli autori del recente Diodato et al., 2020a (d&#8217;ora in poi DLB20a; la &#8220;a&#8221; per distinguerlo da un precedente lavoro sempre del 2020. Questo lavoro \u00e8 stato presentato su CM, il 27 novembre scorso,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=53818\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>).<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che questo indice (misurato in MJ mm ha<sup>\u22121<\/sup>\u00a0h<sup>\u22121<\/sup>\u00a0yr<sup>\u22121<\/sup>) dipende dall&#8217;energia delle precipitazioni e dal tipo di terreno interessato ma \u00e8 altrettanto chiara la sua dipendenza dalla gestione umana del territorio (e, almeno in Italia, ne abbiamo molte, e spesso tragiche, prove ad ogni forte pioggia).<br \/>\nDLB20a trascurano (a mio parere correttamente) la gestione del territorio e si concentrano sulla energia e durata delle piogge come \u00e8 giusto fare in un articolo scientifico che non deve avere riflessi &#8220;politici&#8221;, riflessi che potranno essere aggiunti successivamente, se necessario, e probabilmente da altri.<\/p>\n<p>L&#8217;erosivit\u00e0 ha bisogno di conoscere nel dettaglio la misura delle piogge forti e la loro durata, dati disponibili solo in tempi recenti, e quindi la sua modellazione per il passato richiede un modello cosiddetto parsimonioso che, cio\u00e8, non richieda dati inesistenti e che, per contro, si dovr\u00e0 calcolare con risoluzione inferiore (da 1 anno in su) rispetto ai modelli dettagliati). Un modello \u00e8 in ogni caso necessario e DLB20a ne propongono uno (REHM o Rainfall Erosivity Historical Model) che descrivono nei dettagli e che usano per analizzare l&#8217;erosivit\u00e0 lungo il bacino del Po nel periodo 1500-2019: l&#8217;analisi statistica del modello e il confronto con le osservazioni definiscono la sua bont\u00e0, ad esempio tramite un ottimo R<sup>2<\/sup>=0.71. Gli autori riferiscono di possibili perdite nei massimi dell&#8217;indice ma credo che nessuno si aspetti una capacit\u00e0 descrittiva del 100% a fronte di un notevole 70%.<br \/>\nUna ulteriore conferma viene dal confronto di REHM con altri tre modelli semplici, che pure ricostruiscono i dati osservati in modo sensato: tutto indica che il modello usato \u00e8 migliore dei modelli di confronto, altrettanto parsimoniosi e pi\u00f9 semplici, ovvero che:\u00a0<b>va bene il modello semplice, ma\u00a0<i>non troppo semplice<\/i>\u00a0\u00e8 meglio<\/b>.<br \/>\nIn figura 1 mostro la figura centrale dell&#8217;articolo, essenzialmente il suo compendio.<\/p>\n<figure id=\"attachment_53967\" aria-describedby=\"caption-attachment-53967\" style=\"width: 796px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-53967\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0636.png\" alt=\"\" width=\"796\" height=\"542\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0636.png 796w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0636-300x204.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0636-768x523.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0636-140x94.png 140w\" sizes=\"auto, (max-width: 796px) 100vw, 796px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-53967\" class=\"wp-caption-text\">Fig.1: Figura 5 di DLB20a con un piccolo problema di compatibilit\u00e0 tra le lettere della figura e quelle della didascalia, problema che gli autori hanno corretto in un commento al suindicato post su CM. Questa \u00e8 la figura principale dell&#8217;articolo e mostra il modello e il suo spettro wavelet oltre ad alcune statistiche.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nelle sue linee generali la figura ci dice che:<\/p>\n<ul>\n<li>l&#8217;erosivit\u00e0 delle piogge \u00e8 andata progressivamente diminuendo nel tempo ed ha cominciato a salire in corrispondenza della fine convenzionale della PEG (Piccola Era Glaciale), come mostra il fit polinomiale (linea blu), ed \u00e8 punteggiata da pochi eventi nettamente pi\u00f9 importanti (7 in 518 anni, di cui 5 evidenziati dagli autori con una data).<\/li>\n<li>Il coefficiente di variazione (linee arancioni) \u00e8 invece aumentato; come vedremo successivamente, non su tutto l&#8217;intervallo ma dopo il 1709 circa, quando la linea grigia in alto riprende a salire.<\/li>\n<li>Esiste in questi dati una ciclicit\u00e0 costante su tutto l&#8217;intervallo, tra 20 e 40 anni che probabilmente definisce il ritmo degli eventi erosivi. Purtroppo lo spettro non permette di identificare i periodi con precisione.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left;\">Con queste premesse, non commenter\u00f2 ulteriormente il modello calcolato dagli autori e reso disponibile nell&#8217;articolo, ma lo user\u00f2 come un dato di fatto; in particolare utilizzer\u00f2 qui le colonne 8 e 9, visualizzate nella figura 2, la mia versione della figura 1; al posto dello spettro wavelet mostro lo spettro MEM che permette una migliore definizione dei periodi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_53962\" aria-describedby=\"caption-attachment-53962\" style=\"width: 1368px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-53962\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0631.png\" alt=\"\" width=\"1368\" height=\"1419\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0631.png 1368w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0631-289x300.png 289w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0631-768x797.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0631-987x1024.png 987w\" sizes=\"auto, (max-width: 1368px) 100vw, 1368px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-53962\" class=\"wp-caption-text\">Fig.2: Grafico delle colonne 8 e 9 del file disponibile in DLB20a, il modello REHM, e il suo spettro MEM.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Proprio il confronto tra la figura 1 e la figura 2 mi aveva all&#8217;inizio fatto immaginare che il\u00a0<i>change point<\/i>, definito nell&#8217;anno 1709 circa, fosse poco accurato, dato che l&#8217;erosivit\u00e0 mostra, in quell&#8217;anno, un andamento del tutto normale, senza evidenti salti o interruzioni, come ad esempio succede in corrispondenza dell&#8217;anno 1950.<br \/>\nPer verificare la mia idea ho suddiviso i dati in bin di 20 anni e per ognuno ho calcolato la varianza: il risultato \u00e8 in figura 3 che evidenzia che proprio attorno al 1709 (nel bin che contiene quell&#8217;anno) la varianza (il suo fit parabolico) raggiunge un minimo e quindi l&#8217;anno (il bin) si pone come un momento di &#8220;rottura&#8221; dello schema valido fino a quel momento. Un raggruppamento diverso (30 anni), disponibile nel\u00a0<a href=\"http:\/\/www.zafzaf.it\/clima\/cm169\/2020a-var30.png\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sito di supporto<\/a>, non cambia concettualmente la situazione anche se i numeri sono ovviamente diversi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_53963\" aria-describedby=\"caption-attachment-53963\" style=\"width: 1336px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-53963\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0632.png\" alt=\"\" width=\"1336\" height=\"728\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0632.png 1336w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0632-300x163.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0632-768x418.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0632-1024x558.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1336px) 100vw, 1336px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-53963\" class=\"wp-caption-text\">Fig.3: Varianza dei dati di erosivit\u00e0 raggruppati in bin di 20 anni. Le frecce blu indicano il bin che contiene l&#8217;anno 1709 e l&#8217;anno 1950. La linea tratteggiata \u00e8 il polinomio di secondo grado (la parabola) che rappresenta i dati. Notare come il bin #11 che contiene l&#8217;anno 1709 coincida con il minimo della curva.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il 1950 (bin #23), pur presentando una notevole diminuzione della varianza, non si differenzia da altre situazioni simili e quindi \u00e8 un anno del tutto normale.<br \/>\nInutile dire che gli autori avevano ragione e io sbagliavo.<\/p>\n<p>In definitiva, l&#8217;erosione del terreno dovuta alle piogge diminuisce per 370 anni e aumenta nei successivi 148 anni, ma la sua variabilit\u00e0 \u00e8 in aumento dal 1709 (meglio dire dall&#8217;uscita dal minimo di Maunder [1645-1715]); questo significa che dalla ripresa dell&#8217;attivit\u00e0 solare gli eventi possono produrre fenomeni molto intensi ma anche molto deboli, mentre prima i fenomeni erano pi\u00f9 simili tra loro.<\/p>\n<p><b>La memoria a lungo termine (esponente di Hurst)<\/b><\/p>\n<p>In DLB20a si attribuisce la perdita (possibile) di alcuni picchi di erositivit\u00e0 anche alla presenza di memoria a lungo termine (o forte autocorrelazione dei dati) e si scrive:\u00a0<i>&#8220;The estimated H exponent (R\/S method) equal to 0.84 &#8230; reflects the existence of low- and high-intensity storm clusters &#8230;&#8221;<\/i>.<br \/>\nNel 2018 (ad esempio\u00a0<a href=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=47359\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">in questo post<\/a>) ho derivato per gli spettri la possibilit\u00e0 di tenere conto della memoria a lungo termine e ho verificato che l&#8217;applicazione della derivata prima (o delle differenze prime) mantiene quasi inalterati i massimi spettrali, aumentando la potenza dei periodi pi\u00f9 brevi e diminuendo la potenza dei periodi pi\u00f9 lunghi (in pratica \u00e8 una de-stagionalizzazione dei dati che abbassa il contributo dei fattori esterni e amplifica il contributo delle ciclicit\u00e0 interne). Ho quindi applicato la stessa tecnica ai dati di erosione da pioggia per osservare il comportamento dello spettro di figura 2 (ma anche della wavelet di figura 1) prima e dopo l&#8217;uso della derivata.<br \/>\nPer sapere quale \u00e8 il peso della memoria a lungo termine calcolo l&#8217;esponente di Hurst (H) in modo approssimato, utilizzando la formula nell&#8217;equazione (5) di Koutsoyiannis (2003) troncata al primo termine: ottengo in questo modo Ho=0.855 per i dati osservati e Hd=0.697 per le derivate e cos\u00ec abbasso l&#8217;esponente, non ancora ad un livello in cui la memoria a lungo termine non conta pi\u00f9 ma ad una situazione in cui pesa meno, come evidenziato dal confronto tra le le funzioni di autocorrelazione (ACF) delle due serie nella figura successiva.<\/p>\n<figure id=\"attachment_53964\" aria-describedby=\"caption-attachment-53964\" style=\"width: 1340px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-53964\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0633.png\" alt=\"\" width=\"1340\" height=\"716\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0633.png 1340w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0633-300x160.png 300w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0633-768x410.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0633-1024x547.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1340px) 100vw, 1340px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-53964\" class=\"wp-caption-text\">Fig.4: Confronto tra le ACF dell&#8217;erosivit\u00e0 osservata e della sua derivata prima. Il miglioramento, qui non molto elevato, si osserva nella minore larghezza della funzione di correlazione della derivata: i dati originali sembrano gi\u00e0 sufficientemente casuali (poco autocorrelati). Esempi di confronto tra ACF, in cui l&#8217;aspetto cambia radicalmente, si possono trovare in <a href=\"http:\/\/www.zafzaf.it\/clima\/cm92\/cm92home.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">questo sito<\/a>.<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;applicazione del metodo porta alla figura 5 dove si osservano la diversa struttura e il diverso spettro, con, come dicevo, un&#8217;amplificazione delle alte frequenze e la quasi scomparsa di quelle basse (il massimo a 65 anni viene indicato solo per confronto, ma anche il massimo a 149 anni, seppur molto pi\u00f9 debole e non visibile nella figura, \u00e8 ancora presente). Un confronto diretto tra i periodi dei massimi spettrali \u00e8 disponibile nel\u00a0<a href=\"http:\/\/www.zafzaf.it\/clima\/cm169\/2020a-cfr.txt\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sito di supporto<\/a>\u00a0dove si vede che le differenze tra i periodi sono minime.<\/p>\n<figure id=\"attachment_53965\" aria-describedby=\"caption-attachment-53965\" style=\"width: 1350px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-53965 size-full\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0634.png\" alt=\"\" width=\"1350\" height=\"1446\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0634.png 1350w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0634-280x300.png 280w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0634-768x823.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0634-956x1024.png 956w\" sizes=\"auto, (max-width: 1350px) 100vw, 1350px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-53965\" class=\"wp-caption-text\">Fig.5: Derivata prima numerica dei dati di figura 2 e suo spettro MEM<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un forte impatto visivo si ha nel confronto tra gli spettri wavelet delle due serie.<\/p>\n<figure id=\"attachment_53966\" aria-describedby=\"caption-attachment-53966\" style=\"width: 850px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-53966\" src=\"http:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0635.png\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"1300\" srcset=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0635.png 850w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0635-196x300.png 196w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0635-768x1175.png 768w, https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/IMG_0635-670x1024.png 670w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-53966\" class=\"wp-caption-text\">Fig.6: Spettri wavelet della erosivit\u00e0 osservata e derivata tra il 1500 e il 2018. Il processo di derivazione favorisce l&#8217;emersione (virata verso il colore rosso) di massimi spettrali di periodo pi\u00f9 breve. Rispetto allo spettro di figura 1, qui l&#8217;asse verticale -il periodo- \u00e8 invertito.<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;amplificazione dei periodi pi\u00f9 brevi si osserva nella pendenza della banda (ora pi\u00f9 frastagliata) colorata in rosso, il colore delle potenze pi\u00f9 elevate: rispetto allo spettro osservato, crescono le potenze dei periodi pi\u00f9 brevi di una quantit\u00e0 che, in media e in modo\u00a0<u>molto<\/u>\u00a0approssimativo, corrisponde a 10 anni di lunghezza del periodo su 500 anni di estensione temporale (0.02 anni\/anno o ~ 7 giorni\/anno).<\/p>\n<p><b>Commenti conclusivi<\/b><\/p>\n<p>L&#8217;articolo, l&#8217;ultimo di una ormai lunga serie di lavori dedicati al bacino del Po, \u00e8 ben fatto, chiaro e con i dati di partenza a disposizione del lettore: aspetti, tutti, molto positivi e non sempre facili da ottenere in contemporanea. Non nasconde i propri limiti, n\u00e8 esalta fuori misura i propri meriti; insomma, un lavoro equilibrato e, a mio parere, da leggere.<br \/>\nHo cercato di guardare i dati da un punto di vista un po&#8217; diverso ma anche cos\u00ec ho ottenuto una conferma dei risultati pubblicati; non per\u00f2, ancora una volta, una precisa indicazione dell&#8217;influenza lunare (massimo a 18.6 anni, solo qualcosa a ~18 anni) che molti associano tout-court alle piogge e che io trovo a\u00a0<i>macchia di leopardo<\/i>\u00a0nelle varie serie climatiche, come se questa influenza non fosse uniformemente distribuita nel tempo e nello spazio.<\/p>\n<p>Dato che\u00a0<u>forse<\/u>\u00a0questa \u00e8 la sede per una lettura pi\u00f9 &#8220;politica&#8221; dei risultati, quanto avevo scritto di un aumento dell&#8217;erosivit\u00e0 dall&#8217;uscita della PEG ad oggi, merita una lettura pi\u00f9 dettagliata:<\/p>\n<ol>\n<li>intanto, qualcuno, vorrebbe sostituire\u00a0<i>&#8220;uscita dalla PEG&#8221;<\/i>\u00a0con\u00a0<i>&#8220;inizio della rivoluzione industriale&#8221;<\/i>\u00a0in modo da identificare una (e sola) causa per l&#8217;aumento dell&#8217;erosione del terreno, e poi<\/li>\n<li>se osserviamo meglio il grafico di figura 1 o 2, possiamo notare che gran parte del, ma direi tutto, l&#8217;aumento post 1870 circa \u00e8 dovuto al salto (change point) posizionato nel 1950; la media dei valori successivi \u00e8 pi\u00f9 alta di quella dei precedenti che erano in chiara fase di discesa e quindi, forse, varrebbe la pena di indagare sugli eventi significativi attorno a quella data.<\/li>\n<li>Di conseguenza sarei molto cauto nell&#8217;affermare che la causa principale possa essere l&#8217;AGW (cosa che gli autori non fanno), anche se la gestione del territorio (non certo la modifica del clima!) ha la sua (notevole) importanza in zone altamente vocate all&#8217;agricoltura e molto urbanizzate.<\/li>\n<\/ol>\n<p><b>Bibliografia<\/b><\/p>\n<ul>\n<li>Nazzareno Diodato, Fredrik Charpentier Ljungqvist, Gianni Bellocchi:\u00a0<i>Monthly storminess over the Po River Basin during the past millennium (800\u20132018 CE)<\/i>,\u00a0<b>Environ. Res. Commun<\/b>,\u00a0<u>2<\/u>, 2020.\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1088\/2515-7620\/ab7ee9\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/doi.org\/10.1088\/2515-7620\/ab7ee9<\/a>. \u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/2515-7620\/2\/3\/031004\/media\/Supplement_Diodato_et_al_2020.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><b>S.I.<\/b><\/a>\u00a0(Dataset)<\/li>\n<li>Nazzareno Diodato, Fredrik Charpentier Ljungqvist, Gianni Bellocchi:\u00a0<i>Historical predictability of rainfall erosivity: a reconstruction for monitoring extremes over Northern Italy (1500\u20132019)\u00a0<\/i>,\u00a0<b>npj Climate and Atmospheric Science<\/b>,\u00a0<u>3<\/u>, 46, 2020a.\u00a0<a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1038\/s41612-020-00144-9\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/doi.org\/10.1038\/ s41612-020-00144-9<\/a>;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41612-020-00144-9#Sec10\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">S.I.<\/a><\/li>\n<li>Koutsoyiannis D.:\u00a0<i>Climate change, the Hurst phenomenon, and hydrological statistics\u00a0<\/i>,\u00a0<b>Hydrological Sciences-Journal-des Sciences Hydrologiques<\/b>,\u00a0<u>48:1<\/u>, 3-24, 2003.\u00a0<a href=\"koutsoyiannis-2003SI.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">S.I.\u00a0<\/a><a href=\"http:\/\/dx.doi.org\/10.1623\/hysj.481.3.43481\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">doi:10.1623\/hysj.481.3.43481<\/a><br \/>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr bgcolor=\"#99ff99\">\n<td>Tutti i dati e i grafici sono disponibi nel\u00a0<a href=\"http:\/\/www.zafzaf.it\/clima\/cm169\/cm169home.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sito di supporto<\/a>.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/li>\n<\/ul>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=53968\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script 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