{"id":58653,"date":"2023-11-17T10:06:29","date_gmt":"2023-11-17T10:06:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=58653"},"modified":"2023-11-17T10:06:29","modified_gmt":"2023-11-17T10:06:29","slug":"cop-28-gli-obiettivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=58653","title":{"rendered":"COP 28: gli obiettivi"},"content":{"rendered":"<p>Partiamo da dove ci eravamo lasciati lo scorso anno a Sharm El-Sheikh.<\/p>\n<p>La COP 27 si chiudeva con un sostanziale nulla di fatto operativo, ma, come al solito, con un grande annuncio: raggiunto lo storico accordo sul meccanismo delle \u201cPerdite e dei Danni\u201d (meglio conosciuto come \u201cLoss and Damage\u201d). Si trattava, per\u00f2, di una semplice dichiarazione di intenti che non aveva ricadute pratiche e che, pertanto, richiedeva la creazione delle infrastrutture tecniche in grado di rendere operativo il meccanismo e, soprattutto, l\u2019individuazione delle modalit\u00e0 con cui esso deve essere finanziato. Alla fine, gira e rigira, tutto si riduce al solito problema di fondo: chi ci mette i soldi?<\/p>\n<p>Come di consueto, si sperava che gli aspetti operativi della faccenda venissero definiti nelle negoziazioni che si sarebbero sviluppate nell\u2019anno che separava la COP 27 del 2022 dalla COP 28 del 2023, ma ci\u00f2 non \u00e8 accaduto. Pur essendo le politiche climatiche contenute nelle agende di tutti gli incontri politici bilaterali e multilaterali, verificatisi nel corso dell\u2019anno, le negoziazioni sono ancora in alto mare e sono state rimandate alla Conferenza delle Parti che inizier\u00e0 a Dubai il prossimo 30 novembre.<\/p>\n<p>Agli inizi di giugno 2023 si \u00e8 svolta a Bonn la consueta conferenza intermedia sul clima, con un\u2019agenda ricca di temi, tra i quali spiccava quello della definizione delle regole attuative del meccanismo delle \u201cPerdite e dei Danni\u201d. Il meccanismo delle \u201cPerdite e dei Danni\u201d fu implementato nel 2013 durante la COP di Varsavia. Durante la COP 25 di Madrid, nel 2019, fu istituito il cosiddetto \u201cSantiago Network\u201d, ovvero la rete di relazioni per lo scambio di competenze e per l\u2019assistenza tecnico-economica ai Paesi in via di sviluppo che fu meglio definita con il \u201cpatto\u201d di Glasgow, stipulato a conclusione della COP 26 nel 2021. Nel 2022, a Sharm El-Sheikh, fu definitivamente stabilito che era ora che il meccanismo diventasse operativo. Per rendere operativo il meccanismo, per\u00f2, bisogna definire il Segretariato, ovvero la struttura dotata delle competenze tecniche ed esecutive per l\u2019attuazione del meccanismo, cio\u00e8, il braccio operativo del sistema. Sulla questione, per\u00f2, non si \u00e8 trovata una condivisione e tutto \u00e8 stato rimandato alla prossima COP 28 di Dubai.<\/p>\n<p>Altri punti di discussione sono stati gli annosi problemi dell\u2019adattamento e della mitigazione. Ed anche per essi non si possono registrare passi avanti significativi: tutto \u00e8 stato demandato alla COP 28 e, quindi, siamo ancora in alto mare.<\/p>\n<p>Prima di proseguire \u00e8 opportuno, per\u00f2, soffermarci un momento su alcuni concetti. Ricordo a me stesso che con il termine adattamento si riassumono le politiche che riguardano tutte le iniziative da porre in atto per accrescere la resilienza delle strutture economiche e sociali, in genere, agli <em>effetti<\/em> dei cambiamenti climatici, mentre con il termine mitigazione si riassumono le politiche da porre in atto per intervenire sulle <em>cause<\/em> dei cambiamenti climatici. In fin dei conti adattamento e mitigazione significano risorse finanziarie e, quindi, individuazione delle modalit\u00e0 con cui queste risorse finanziarie vanno reperite ed allocate.<\/p>\n<p>Affinch\u00e9 il meccanismo possa funzionare, per\u00f2, \u00e8 necessario individuare tutta una serie di procedure e meccanismi legali e finanziari in grado di regolare il tutto: si tratta dei famosi meccanismi di cui all\u2019art. 6 dell\u2019Accordo di Parigi.<\/p>\n<p>Appare evidente, quindi, che non si pu\u00f2 parlare di politiche climatiche globali efficaci, se non si riesce a<\/p>\n<ol>\n<li>definire un quadro d\u2019indirizzo per il raggiungimento di un obiettivo globale sull\u2019adattamento e predisporre una metodologia per monitorarne i progressi;<\/li>\n<li>definire un quadro d\u2019indirizzo e di verifica dell\u2019evoluzione e del posizionamento dei vari Paesi nei confronti della traiettoria di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, con particolare riferimento a quella che dovrebbe condurre all\u2019obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra al 2050.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nel corso della conferenza di Bonn sul primo tema (adattamento) non si \u00e8 raggiunta una sintesi. Sul secondo (mitigazione) \u00e8 stato predisposto solo uno schema di decisione che contiene una serie di sezioni e paragrafi da completare.<\/p>\n<p>Circa un mese dopo la conferenza di Bonn i ministri dell\u2019ambiente dei venti Paesi pi\u00f9 ricchi del mondo (G20) si riuniscono in India nella citt\u00e0 di Chennai. Il gruppo rappresenta, globalmente, i due terzi della popolazione mondiale, oltre l\u201986% del PIL mondiale e l\u201980% delle emissioni cosiddette climalteranti. Anche questo consesso si conclude con un ponderoso comunicato finale, strutturato in sessantotto punti, in cui si enunciano tutte le migliori intenzioni riguardo alla necessit\u00e0 di contenere l\u2019incremento delle temperature globali entro 1,5\u00b0C rispetto ai livelli pre-industriali. I partecipanti, in particolare, confermano la volont\u00e0<\/p>\n<ul>\n<li>di accelerare le azioni per riportare in equilibrio le componenti del sistema climatico,<\/li>\n<li>di prevenire e ridurre il degrado del suolo,<\/li>\n<li>di velocizzare le iniziative per il ripristino degli ecosistemi naturali, al fine di bloccare la perdita di biodiversit\u00e0,<\/li>\n<li>di porre in atto disposizioni per la gestione integrata e sostenibile della risorsa acqua e proteggere e salvaguardare gli oceani.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Apparentemente sembra che siano tutti d\u2019accordo e, limitandoci alle dichiarazioni d\u2019intento, \u00e8 cos\u00ec, ma come capita ormai da quasi mezzo secolo, quando i Paesi devono decidere sulle questioni pi\u00f9 direttamente inerenti alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (mitigazione, quindi ritorna la parola chiave), iniziano i distinguo: non si riesce a trovare l\u2019accordo sulla proposta di raggiungere il picco delle emissioni globali entro il 2025 e di ridurre le emissioni del 60% rispetto al 2019, entro il 2035.<\/p>\n<p>Inutile parlare di accordo per quel che riguarda il quantitativo di carbonio che possiamo ancora immettere in atmosfera, per centrare l\u2019obbiettivo del contenimento del riscaldamento globale entro 1,5\u00b0C e sulla famigerata \u201ctassa sul carbonio\u201d che l\u2019Unione Europea vorrebbe imporre alla frontiera sulla commercializzazione dei prodotti (il cosiddetto CBAM o Carbon Border Adjustment Mechanism).<\/p>\n<p>Disaccordo totale anche su altri punti fondamentali del processo di mitigazione del cambiamento climatico che coinvolgono direttamente la produzione di energia e le sue relazioni con il cambiamento climatico. Argomenti come la decarbonizzazione dell\u2019energia, abbandonando i combustibili fossili (utilizzati senza tecnologie di cattura), a favore sia delle fonti rinnovabili, sia dell\u2019efficienza energetica, rimangono nel limbo. Detto in soldoni viene rimandata ad altre sedi decisorie la transizione energetica.<\/p>\n<p>Ed in tutto questo ho deliberatamente trascurato il problema pi\u00f9 spinoso: i criteri di acquisizione delle risorse economiche che dovranno alimentare il fondo destinato al meccanismo delle \u201cPerdite e dei Danni\u201d e quelli per l\u2019accesso ai finanziamenti.<\/p>\n<p>Come se tutti questi problemi da risolvere non bastassero, non bisogna dimenticare un\u2019altra cosuccia restata in sospeso da anni: l\u2019implementazione dell\u2019art. 14 dell\u2019Accordo di Parigi che riguarda le verifiche quinquennali del grado di raggiungimento degli obiettivi che ciascuna Parte dell\u2019UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) ha dichiarato di conseguire, per limitare l\u2019aumento della temperatura media terrestre entro 1,5 \u00b0C, rispetto al livello preindustriale, altrimenti noti come NDCs ovvero Nationally Determined Contributions.<\/p>\n<p>Tutto questo, ma non solo, \u00e8 il lavoro che aspetta i delegati alla COP 28 di Dubai tra qualche settimana. Considerato lo stato \u00a0attuale delle relazioni internazionali e le forti tensioni geopolitiche in atto, mi aspetto una strada fortemente in salita. I Paesi in via di sviluppo (il cosiddetto Sud Globale) mostreranno i denti e le unghie ai Paesi \u201cresponsabili\u201d del cambiamento climatico (il cosiddetto Ovest globale che poi saremmo noi), trasferendo nell\u2019agone climatico le contrapposizioni che, ormai, caratterizzano i rapporti tra il Nord ed il Sud del mondo.<\/p>\n<p>In questa ottica prevedo un dibattito particolarmente acceso riguardo al reperimento dei fondi destinati al finanziamento del meccanismo delle \u201cPerdite e dei Danni\u201d. I Paesi in via di sviluppo reputano che questi fondi debbano essere forniti dai Paesi sviluppati ed elargiti a quelli in via di sviluppo senza troppi fronzoli, ma i Paesi \u201cpagatori\u201d cercano in tutti i modi di eludere la richiesta. Un esempio di scappatoia \u00e8 rappresentato dal \u201cnuovo patto finanziario globale\u201d auspicato dal Presidente Macron, durante l\u2019incontro al vertice tenutosi a Parigi nello scorso mese di giugno. Ufficialmente l\u2019incontro serviva a rivitalizzare una finanza che non \u00e8 al passo con le sfide poste dalla giustizia climatica, dalle disuguaglianze, dalla crescente povert\u00e0. In realt\u00e0, secondo alcuni osservatori, la strada ipotizzata dal presidente francese si porrebbe al di fuori del meccanismo \u201cPerdite e Danni\u201d, rendendolo inefficace ancor prima che esso diventi operativo: si cercano percorsi esterni alle conferenze delle Parti e soluzioni caratterizzate da una maggiore flessibilit\u00e0, rispetto agli impegni concordati attraverso un processo negoziale.<\/p>\n<p>Alcuni hanno capito che di questo passo non si va da nessuna parte e, quindi, cercano strade alternative che coinvolgano il settore privato nel finanziamento del fondo \u201cPerdite e Danni\u201d. \u00c8 il caso di C. Figueres, gi\u00e0 Segretario Esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che, in un articolo pubblicato da Al Jazeera. propone di rovesciare l\u2019onere del fondo sulle compagnie che hanno realizzato e realizzano profitti \u201cmostruosi\u201d con il commercio di petrolio e gas. Considerando che la COP 28 sar\u00e0 presieduta dall\u2019amministratore delegato di una di queste compagnie, ho l\u2019impressione che questi tentativi di trovare percorsi \u201calternativi\u201d, non avranno vita facile.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio la presidenza della COP 28 a suscitare pi\u00f9 di una perplessit\u00e0: come pu\u00f2 un Paese che trae dal commercio di petrolio e gas oltre il 30% della sua ricchezza, favorire l\u2019abbandono delle fonti fossili? Secondo altri osservatori, invece, quella emiratina potrebbe essere stata una scelta vincente. Stando a quanto si legge circa le intenzioni della presidenza della COP 28, infatti, essa dovrebbe essere<\/p>\n<p>\u201c<em>una consultazione aperta su svariate aree tematiche, con contributi da un ampio mix di stakeholders (governi, imprese, societ\u00e0 civile, giovani e popolazioni indigene) che hanno contribuito a evidenziare le aree di azione pi\u00f9 urgenti e la loro interrelazione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Si vorrebbe, in altre parole, liberarsi di quello che alcuni definiscono \u201cl\u2019assolutismo ambientalista\u201d che ha sempre reso sterili i risultati delle altre COP. Il morale sembra abbastanza alto, ma io ho forti dubbi circa l\u2019esito positivo di questa Conferenza delle Parti in procinto di iniziare: non credo che siano presentabili risultati che fuoriescano dall\u2019alveo della narrativa corrente. \u00a0Sarebbe auspicabile, ma non accadr\u00e0. Prepariamoci, pertanto, ad un\u2019altra COP interlocutoria che si concluder\u00e0 con delle stupefacenti dichiarazioni d\u2019intenti, ma senza risultati concreti. Come tutte quelle che ho avuto modo di seguire in questi ultimi anni.<\/p>\n<div class=\"linkwithin_hook\" id=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/?p=58653\"><\/div><script>\n<!-- \/\/LinkWithinCodeStart\nvar linkwithin_site_id = 1804759;\nvar linkwithin_div_class = \"linkwithin_hook\";\n\/\/LinkWithinCodeEnd -->\n<\/script>\n<script src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/widget.js\"><\/script>\n<a href=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.linkwithin.com\/pixel.png\" alt=\"Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...\" style=\"border: 0\" \/><\/a><script type=\"text\/javascript\" charset=\"utf-8\" src=\"http:\/\/w.sharethis.com\/widget\/?wp=6.9.7\"><\/script><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-48 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.climatemonitor.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F58653&#038;t=COP%2028%3A%20gli%20obiettivi&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.climatemonitor.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F58653&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.climatemonitor.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2023%2F11%2FCOP28.png&#038;p&#091;title&#093;=COP%2028%3A%20gli%20obiettivi\" style=\"font-size: 0px;width:48px;height:48px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Facebook\" title=\"Share on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"48\" height=\"48\" style=\"display: inline;width:48px;height:48px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none\" src=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/96x96\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-48 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https%3A%2F%2Fwww.climatemonitor.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F58653&#038;text=Titolo%20%20%20\" style=\"font-size: 0px;width:48px;height:48px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"twitter\" title=\"Share on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"48\" height=\"48\" style=\"display: inline;width:48px;height:48px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none\" src=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/96x96\/twitter.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-48 synved-social-resolution-single synved-social-provider-linkedin nolightbox\" data-provider=\"linkedin\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Linkedin\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?mini=true&#038;url=https%3A%2F%2Fwww.climatemonitor.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F58653&#038;title=COP%2028%3A%20gli%20obiettivi\" style=\"font-size: 0px;width:48px;height:48px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"linkedin\" title=\"Share on Linkedin\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"48\" height=\"48\" style=\"display: inline;width:48px;height:48px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none\" src=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/96x96\/linkedin.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-48 synved-social-resolution-single synved-social-provider-mail nolightbox\" data-provider=\"mail\" rel=\"nofollow\" title=\"Share by email\" href=\"mailto:?subject=COP%2028%3A%20gli%20obiettivi&#038;body=Titolo%20%20%20:%20https%3A%2F%2Fwww.climatemonitor.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F58653\" style=\"font-size: 0px;width:48px;height:48px;margin:0;margin-bottom:5px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"mail\" title=\"Share by email\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"48\" height=\"48\" style=\"display: inline;width:48px;height:48px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none\" src=\"https:\/\/www.climatemonitor.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/96x96\/mail.png\" \/><\/a>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partiamo da dove ci eravamo lasciati lo scorso anno a Sharm El-Sheikh. 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