Anidride Carbonica

Secondo i dati rilevati a Mauna Loa (NOAA, 2015) i livelli atmosferici di CO2 sono passati da 315 ppmv del 1958 alle 400 ppmv odierne con un incremento medio di 1.5 ppmv/anno. Tale incremento è soggetto ad una sensibile ciclicità stagionale per effetto della quale la CO2 cala di circa 6 ppmv ogni anno in coincidenza dell’estate boreale per poi risalire all’avvicinarsi del’inverno boreale. Tale fenomeno è sintomo dell’efficacia della vegetazione spontanea e coltivata nell’incamerare CO2 trasformandola in biomassa.

L’anidride carbonica è il principale gas serra emesso dall’uomo e tramite il processo di fotosintesi è il mattone essenziale della vita sul nostro pianeta. In proposito invito tutti alla seguente riflessione: I 70 grammi di pasta di cui a pranzo si nutre un consumatore medio italiano corrispondono 70 * 44/30 = 103 g di CO2. Insomma: niente CO2 niente cibo3.

Sarebbe auspicabile dunque interrompere il “lavaggio del cervello” in nome del quale la CO2 viene indicata come un veleno in quanto ciò è anzitutto contrario alla verità. In proposito è intuibile  che se non si coglie l’essenza dell’anidride carbonica non si potrà mai pensare di controllarne i livelli atmosferici.

20 Sfumature di Freddo

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20 Sfumature di Freddo

OK l’abbiamo capito: nei prossimi giorni farà freddo su gran parte dell’Europa. Un freddo intenso e anomalo per il periodo. Si pone quindi per i media del mainstream il problema di come (non) parlarne. Mi permetto di dare dei suggerimenti qui di seguito, per dei titoli adatti alle linee editoriali di alcune testate rappresentative. Più che di titoli, parlarei di sfumature: 20 sfumature di informazione climatista.

5 Sfumature de La Repubblica:

  • Non parlarne: ci sono problemi più impellenti, tipo l’imminente clonazione del Duce.
  • Non fa freddo: anzi, il 2018 sarà l’anno più caldo di sempre.
  • Sono gli ultimi freddi: la primavera è dietro l’angolo e questa estate raggiungeremo i 50 gradi.
  • Clima impazzito: nevica al Nord ma al Sud è già primavera.
  • Scalfari: “fa freddo”. De Benedetti: “fa caldo”.

5 Sfumature de La Stampa:

  • Fa freddo perché fa caldo.
  • Non fa abbastanza freddo. L’esperto: “Con questa configurazione sinottica dovrebbero esserci almeno 10 gradi in meno”.
  • Questo freddo fa schifo perché viene dalla Russia.
  • Putin sposta il freddo in Europa per poterci vendere il suo gas.
  • Non chiamatelo “Burian”: è un meme degli hacker russi per condizionare le elezioni italiane.

5 Sfumature del Corsera:

  • L’Europa Unita nel freddo.
  • La minaccia del freddo russo fa impennare lo spread: serve un governo di larghe intese.
  • L’Unione Europea: cancellare i confini tra i paesi dell’Unione per agevolare la ripartizione del freddo.
  • Difesa comune europea per frenare l’avanzata del Generale Inverno.
  • Intervista alla Merkel: sconfiggere il freddo per arginare la crescita dei partiti populisti.

5 Sfumature della CNN/New York Times/Guardian etc. etc.

  • In Europa fa freddo per colpa di Trump.
  • E comunque a New York è record di caldo.
  • Il freddo è sessista: le donne lo soffrono più degli uomini.
  • Intervista a Soros: una primavera russa per scaldare i cuori dell’Europa.
  • Il NOAA: in Botswana il Gennaio più caldo degli ultimi 150,000 anni.

Per quanto uno si possa sforzare di immaginarla, la realtà di certo infotainment climatista supererà la fantasia anche questa volta. Ci strapperanno altri sorrisini, nascosti sotto i baffi o le sciarpe che ci avvolgeranno nei prossimi giorni. Ben lontani dal farci preoccupare per il clima prossimo venturo, i loro generosi tentativi continueranno comunque a regalarci momenti di sincero buonumore. I problemi, del resto, sono altri.

PS: copritevi.

 

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Global Warming, più dei SUV poté la zappa

Posted by on 07:00 in Attualità | 6 comments

Global Warming, più dei SUV poté la zappa

Domanda: in termini di raccolta differenziata, dove potrebbero andare i modelli climatici? Escludiamo il riciclaggio, perché ne abbiamo visto già abbastanza, quindi resta una sola opzione… la discarica o l’inceneritore. Già perché viene il sospetto che molti non sopravvivranno al paper che vi segnalo oggi.

The mark of vegetation change on Earth’s surface energy balance

C’è qualcuno, come Roger Pielke Sr., che lo va dicendo da tempo: le alterazioni del bilancio radiativo dovute alle variazioni dell’uso dei suoli sono largamente sottostimate, a tutto vantaggio, indebito, di un mondo che funzionerebbe a CO2. Non è così, e oggi c’è lo ricorda questo lavoro del Joint Research Center dell’Unione Europea, appena pubblicato su Nature Communication.

Variazioni non solo riferite alla eliminazione della vegetazione, ma anche e soprattutto alla sua sostituzione, come ad esempio il passaggio dalla vegetazione spontanea alle coltivazioni. Leggendo i numeri che scaturiscono dalla loro analisi – che ha utilizzato dati relativi ai primi 15 anni di questo secolo, a più di qualcuno verrà il grattacapo.

Ma mi preme porre un quesito. Pare che questo effetto sia particolarmente significativo nelle aree tropicali, per la crescita recente della coltivazione intensiva. Come conciliare quindi la necessità di aumentare la produzione di cibo per far fronte alla crescita demografica e, contemporaneamente, prediligere modelli di coltivazione cosiddetta sostenibile che richiedono un raddoppio se non più della terra utilizzata rispetto alla coltivazione intensiva sviluppatasi negli ultimi decenni?

Si attendono risposte coerenti.

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Alpi: meno sci, più frantoi

Posted by on 06:30 in Attualità | 4 comments

Alpi: meno sci, più frantoi

Anche il secondo articolo della Rassegna Straccia 2018 attinge ad una perla del Fatto Quotidiano. In realtà si tratta di un pezzo di un paio d’anni fa, ma come la grande letteratura anche il grande giornalismo è immune dai segni del tempo.

L’articolo, a firma di Fabio Balocco (“ambientalista e avvocato”), è inserito nella sezione Ambiente & Veleni, e invita l’industria dello sci a “farsi una ragione dei cambiamenti climatici”, fin dal titolo. Niente di nuovo sotto il sole: si parla di record di caldo e di conseguente mancanza di neve, e ovviamente si attribuisce il tutto alla nefasta influenza umana “Perché oramai non vi sono più dubbi circa il fatto che noi, sulla nostra pelle, stiamo già subendo le conseguenze di ciò che abbiamo creato: il cambiamento climatico”. E siccome l’aumento delle temperature “appare evidente nella sua drammaticità ed altresí inarrestabilità” alle stazioni sciistiche tocca solo adeguarsi.

Non è molto chiaro in cosa consista l’adeguamento di cui parla Balocco. Sembra di capire, comunque, che si auspichi l’abbandono dell’industria sciistica stessa per perseguire opportunità più in linea con l’inevitabile arrostimento collettivo: “Oramai nella Valtellina di Bormio si coltivano gli ulivi. Se ne facciano una ragione”.

Qualche riflessione

La religione della Decrescita (in)Felice non fa sconti a nessuna industria: che si tratti di chimica, energia, estrazione mineraria o sci, poco importa. Forse è la stessa parola “industria” a fare paura nell’Italia di oggi, magari proprio nella sua accezione latina di “attività, operosità, energia, zelo, cura, industriosità”. Eppure anche quella dello sci, come altre industrie, il suo contributo al sostentamento degli italiani lo dà, eccome: giusto per rimanere in Valtellina (il presunto eldorado olivicolo vagheggiato nell’articolo) ogni anno si fatturano più di 200 milioni di euro per il solo giro d’affari collegato all’ospitalità nei comuni in cui si pratica lo sci.

La stagione sciistica 2017-2018, del resto, promette di essere da record grazie alle generose nevicate che hanno premiato tutto l’arco alpino fin dall’apertura di stagione, Valtellina compresa. Che lo sci sia esposto alle bizze del tempo atmosferico non è comunque una scoperta recente. Semmai, sarebbe il caso di sottolineare che oggi si riesce a sciare anche in annate difficili grazie all’innevamento artificiale (demonizzato anch’esso nell’articolo), a differenza di quanto accadeva 30 anni fa in occasione delle disastrose stagioni sciistiche di fine anni ’80.

Altro che climate change

Se proprio si vuole parlare dei problemi dell’industria dello sci in italia, sarebbe forse il caso di guardare altrove. Ad esempio, ad una burocrazia kafkiana che rende quasi impossibile aprire nuovi impianti sciistici a causa dell’abitudine molto italica di ricorrere in tutti i gradi di giudizio per evitare il sanzionamento di nuovi progetti: ennesima tristissima similitudine con le altre (ex-)industrie italiane.

Non a caso, al sabba infernale dell’italburocrazia e del furore ambientalista sfuggono proprio le regioni autonome come il Trentino Alto Adige, che di impianti sciistici ne costruiscono a manetta, con aumento conseguente dei profitti. Mentre, per esempio, in Val Pusteria si realizzava un modernissimo collegamento tra due comprensori sciistici con conseguente esplosione del fatturato, a pochi chilometri di distanza dal confine regionale, a Livigno, il Consiglio di Stato chiudeva una farsa tragica fatta di ricorsi e contro-ricorsi da parte di Legambiente, Presidenza del Consiglio, imprenditoria e amministrazioni locali: 9 milioni andati in fumo, una funivia già acquistata, opere civili già avviate per un’opera considerata di “imperativo interesse pubblico” dallo stesso Consiglio dei Ministri. Tutto nel cesso, insieme alle ambizioni di rilancio del turismo livignasco, ma nel legittimo tripudio di Legambiente.

Quanto agli olivi…

Forse all’autore dell’articolo interesserebbe sapere che le testimonianze della coltura dell’olivo in Valtellina risalgono almeno al 1400, un tempo in cui di global warming antropogenico non si parlava, la gente non guidava il SUV e si lottava solo per la sopravvivenza. E non a caso è un’agricoltura eroica e di sopravvivenza quella valtellinese, nella sua massima espressione della viticoltura praticata sui terrazzamenti del versante nord della valle (solatio ed esposto a meridione). E grossomodo nelle stesse aree terrazzate si cerca di rinverdire oggi la coltivazione dell’olivo. Non certo a Bormio, come invece si lascia intendere nell’articolo, dove i rigori invernali non sono compatibili in alcun modo con la sopravvivenza della pianta.

Che nell’Italia dei veti e dei divieti, dell’ambientalismo da salotto, della burocrazia fine a se stessa e della decrescita infelice si predichi la coltivazione dell’olivo a 20 gradi sotto zero come alternativa all’industria dello sci alpino, non deve certo sorprendere. In fondo, è solo l’altra faccia della medaglia di chi invece predica lo spargimento di mulini a vento a perdita d’occhio col pretesto del “verde” per far pagare l’elettricità il doppio agli italiani (e arricchire una élite di speculatori).

Come direbbe De Filippo, ha da passà a nuttata. Speriamo solo che non sia troppo lunga.

 

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Grazie Carlo

Posted by on 06:50 in Attualità | 7 comments

Grazie Carlo

Sono diversi anni che seguo su questo Blog gli outlook di Carlo Colarieti Tosti sulle dinamiche stratosferiche, combattuto tra la speranza di assistere ad eventi invernali memorabili (eredità di un’infanzia passata alla finestra in attesa di nevicate che non arrivavano mai) e l’ammirazione più matura e consapevole per il valore scientifico dei suoi articoli.

In questi giorni si parla diffusamente dello strat-warming in atto, e delle possibili conseguenze a livello troposferico che potrebbero regalare un finale pirotecnico della stagione invernale. L’evento in questione era stato previsto da Carlo fin dal 10 Gennaio, sulla base di un modello di previsione delle dinamiche stratosferiche al quale lo stesso Carlo lavora da anni, e la cui performance viene messa alla prova ogni anno di fronte al piccolo ma orgoglioso palcoscenico dei frequentatori di queste pagine. Se da una parte non si può rimanere indifferenti a fronte della performance eccellente del modello stesso in occasione dell’evento in corso, dall’altra parte si possono fare delle considerazioni che prescindono dalla performance stessa. Proviamo a riassumerle sinteticamente:

  • Carlo ha elaborato un modello di previsione che ha sottoposto nel tempo a modifiche sulla base di un riscontro sul campo, anno dopo anno.
  • La verifica è stata fatta in tempo reale, ogni inverno, sulle pagine di un Blog accessibile a chiunque, e sottoponendosi quindi al giudizio dei lettori. In alcuni casi un giudizio strordinariamente interessato e competente, nella stragrande maggioranza dei casi curioso ed educato, e solo in rari casi ingeneroso e volgare.
  • In tutte le occasioni Carlo ha risposto alle domande e alle curiosità dei lettori, senza sottrarsi mai, con lo spirito di chi nelle osservazioni altrui cerca spunti per migliorare la sua stessa comprensione dei fenomeni, e in ultima analisi la performance del suo modello.

Competenza, curiosità, umiltà, voglia di capire, desiderio di condivisione, accettazione del giudizio altrui, messa alla prova del prodotto di uno studio pluriennale dinanzi ad un palcoscenico virtuale fatto di persone reali e basato su riscontri tangibili. In altre parole, l’essenza stessa della parola Scienza.

Un confronto impietoso

Il confronto impietoso è con chi, nascondendosi dietro la foglia di fico di un titolo o di una professione, si erge a paladino della scienza; salvo screditarla, quella stessa scienza che pretende di rappresentare, con una serie di comportamenti assai poco scientifici.

  • Producendo, per esempio, modelli che alla prova dei fatti hanno sistematicamente fallito. Per poi sottoporre a estenuanti revisioni i data-set del passato, con l’effetto di ottenere degli history-match più o meno rattoppati da presentare al grande pubblico come pistole fumanti dell’attendibilità dei modelli stessi.
  • Rimandando all’infinito la verifica sul campo dei modelli in questione, spostandola sempre più avanti negli anni, con il risultato che quella verifica non si potrà fare mai, perché nel frattempo saranno cambiate le condizioni al contorno, grazie alle solite operazioni di “omogeneizzazione” dei dati. Rimarranno solo dei nuovi history match, e delle nuove previsioni a 100 anni. Quando saremo tutti morti, direbbe Keynes.
  • Esponendosi fatalmente ai confirmation bias, nel momento in cui i loro stessi sponsor (spesso riconducibili a vere e proprie entità politiche) hanno interesse nel sostenere una narrativa a senso unico.

Una goccia nel mare

Ci sono tanti bravi scienziati, sono sicuramente la maggioranza. Lavorano in silenzio, umilmente, magari con pochi spiccioli di finanziamenti, sacrificando le loro stesse esistenze alla ricerca di spiegazioni e di soluzioni che potrebbero anche non arrivare mai. Ma è proprio nell’essenza stessa di questa ricerca, e di questo sacrificio, e di questa umiltà che mi piace cogliere lo spirito dell’uomo e della donna di Scienza.

Il lavoro di Carlo è soltanto una goccia, per quanto preziosa, nel mare di tanta buona e più o meno oscura ricerca che viene portata avanti nonostante la scarsità delle risorse a disposizione, e l’assenza di clamore mediatico. Ma è una bella occasione, per me e forse per altri che frequentano queste pagine, per riscoprire quanto è bello e gratificante investire il proprio tempo, le proprie risorse, la propria vita, nella comprensione dell’universo che ci circonda. E quanto dobbiamo, tutti noi, ai sacrifici di coloro che a questa ricerca dedicano le loro esistenze. A prescindere dai risultati raggiunti. Ché come disse un certo Feynman: “cerchiamo di capire più in fretta possibile di essere in errore, perché solo in questo modo potremo progredire”.

Con buona pace dei Feynman-de’-noantri, e della loro ridicola pretesa che esista qualcosa di simile ad una “scienza settled”.

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Le Previsioni di CM – 19/25 Febbraio 2018

Posted by on 06:50 in Attualità | 11 comments

Le Previsioni di CM – 19/25 Febbraio 2018

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Situazione piuttosto caotica sui quadranti europei, con il ramo canadese del vortice polare che continua ad alimentare depressioni sull’Atlantico settentrionale (l’ennesima in approfondimento in queste ore ad ovest dell’Islanda). In risposta dinamica alla depressione islandese un cuneo di alta pressione interessa in queste ore le isole britanniche, in fase con una cellula termica centrata sulle Svalbard: è la propaggine meridionale di un anticiclone artico che convoglia in queste ore aria molto fredda sulla Scandinavia, con temperature diffusamente inferiori a -20 gradi sulla Finlandia. Sull’Italia è presente una circolazione depressionaria a gradiente lasco, con fenomenologia associata sulle regioni centro-meridionali, dove il respiro freddo continentale va a confluire con aria più mite e umida preesistente (Fig.1).

Evoluzione nel corso della settimana

La settimana sarà caratterizzata da una modifica radicale del quadro sinottico, preludio ad uno sconvolgimento complessivo della distribuzione delle principali figure bariche sul quadrante europeo.

Nella giornata di mercoledì la cellula britannica aggancerà quella artica in maniera più decisa, in risposta dinamica all’affondo di una saccatura in direzione delle Azzorre. Lungo il bordo meridionale della cellula anticiclonica aria fredda continentale si muoverà, retrograda, dai Balcani e dal Mar Nero in direzione dell’Europa centrale e in seconda battuta fin verso la penisola iberica. Ma quello che più conta avviene in alta quota, dove un lago di aria gelida oltrepasserà la linea immaginaria degli Urali muovendo verso il Mar Bianco, le repubbliche baltiche e l’Ucraina. L’Italia in questa fase resterà in un’area di confluenza tra il respiro freddo continentale e quello umido mediterraneo, con precipitazioni frequenti, diffuse e a carattere nevoso anche a quote basse, pur senza particolari eccessi dal punto di vista termico (Fig.2).

Sul finire della settimana le carte disponibili al momento mostrano una evoluzione sinottica davvero impressionante, con il blocco anticiclonico che costringe l’aria fredda continentale ad un aggiramento di migliaia di chilometri sul bordo meridionale della cellula anticiclonica per entrare in fase con le correnti miti atlantiche al largo del Portogallo.

Nel contempo il nocciolo d’aria gelida in quota di origine siberiana verrebbe risucchiato, retrogrado, verso l’Europa centrale che si ritroverebbe sotto condizioni di freddo davvero notevole. L’Italia continuerebbe a risentire della confluenza di masse d’aria di matrice molto diversa, con condizioni meteorologiche improntate all’instabilità e con possibilità di nevicate anche al piano specie sulle regioni settentrionali, più esposte al respiro gelido dell’aria siberiana in transito sull’Europa centrale. Restano comunque importanti incertezze sull’evoluzione nel lungo termine: la retrogressione è imponente, e l’aria siberiana si confronterà non solo con quella più tiepida mediterranea ma anche con quella atlantica, in un gioco di interazioni estremamente complesse (Fig.3).

Qualche carta esplicativa…

Vale la pena citare il run attuale di ECMWF, solo a titolo accademico vista la distanza dall’evento (216 ore), ma a  testimonianza dell’entità dello sconvolgimento sinottico in corso. Nella carta in questione si nota il lago di aria gelida a 850 hPa che avvolge l’intera Europa, con la -10 C che deborda in pieno Golfo di Biscaglia (dove si attiverebbe una straordinaria snowbelt): l’Italia è coinvolta in pieno, con il Settentrione alle prese con freddo intensissimo e possibilità di nevicate al suolo su larghi settori del Paese (Fig.4).

Ancora più impressionante, se possibile, la carta a livello emisferico che mostra per la stessa altezza di geopotenziale il nastro di gelo che, senza soluzione di continuità, unisce il Pacifico russo all’Atlantico francese: Da Vladivostok a Nantes, in una transiberiana virtuale del freddo (Fig.5).

 

I risvolti sull’Italia

A fronte della lunga disamina sinottica facciamo una sintesi sui risvolti dalle nostre parti, con una doverosa premessa: è al momento davvero difficile cogliere con esattezza l’evoluzione del tempo sull’Italia, per la difficoltà di leggere con largo anticipo la modalità con cui l’aria fredda siberiana andrà ad interagire con quella mite e umida mediterranea. Uno spostamento delle principali figure sinottiche, anche di poche centinaia di chilometri nel senso della latitudine, potrebbe trasformare una previsione di gelo intensissimo in una “ordinaria” depressione mediterranea con nevicate abbondanti ma prevalentemente sui rilievi.

I primi giorni della settimana saranno comunque caratterizzati da condizioni diffuse di spiccata instabilità sulle regioni centrali e meridionali, con tendenza a coinvolgimento anche della Romagna e del Triveneto nella giornata di Giovedì. Le nevicate saranno frequenti e diffuse sull’Appennino, dalle quote collinari di quello settentrionale a quelle medie dell’estremo Appenino meridionale.

Sul finire della settimana possibile inserimento di aria molto fredda da est a interessare più direttamente le regioni settentrionali, con temperature in picchiata e possibilità di neve al piano. Regioni meridionali più esposte alla risposta mite e umida mediterranea e coinvolgimento delle regioni centrali tutto da definire.

Riflessione finale

Lo spazio molto lungo dedicato all’analisi sinottica è il riflesso di una situazione straordinaria dal punto di vista emisferico. Situazione intravista già diverse settimane fa da Carlo Colarieti Tosti negli outlook stratosferici su questo stesso Blog, e finalmente intuita anche dai modelli nei suoi possibili riflessi troposferici. La straordinarietà dell’evento è in sè, nelle sue proporzioni e dimensioni, ma questo non vuol dire che tutta l’Europa, indistintamente, finirà nel freezer.

Per la sua posizione geograficamente privilegiata, protetta a Nord dalle Alpi e immersa nel cuore di un mare chiuso, e caldo, l’Italia potrebbe anche rimanere ai margini del freddo più crudo e subire piuttosto la persistenza di condizioni perturbate con precipitazioni frequenti e nevicate abbondanti sui rilievi anche a quote basse, ma in assenza di freddo estremo.

La lezione della settimana, se se ne vuole trovare una, è semplice e non è nuova: piuttosto che da variazioni dell’ordine del decimo di grado su scala planetaria, il freddo e il caldo sono determinati da condizioni legate alla circolazione generale. L’aria siberiana è gelida per definizione, anche al netto degli 0.8 gradi (o giù di lì) di anomalia termica positiva su scala planetaria negli ultimi decenni. Molto più fredda di quella atlantica: di parecchie decine di gradi all’origine. E tutto, meteorologicamente parlando, viene di conseguenza.

Con buona pace di chi ci vuole morti arrostiti, il tempo continuerà a farsi beffe di noi e dei nostri ridicoli convincimenti, anche in modo inusuale, originale e spettacolare come avverrà sull’Europa nei prossimi giorni. Non resta che sederci, quindi. E goderci lo spettacolo.

 

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Il tempo e la sua previsione: il caos esiste?

Posted by on 10:11 in Attualità, Meteorologia | 0 comments

Il tempo e la sua previsione: il caos esiste?

So di avere scritto un’eresia, mettere in dubbio il pensiero del caos deterministico di Newton e la sua applicazione in meteorologia di Lorenz è a dir poco irrispettoso.

Infatti non lo farò. Ma voglio invitarvi ad una riflessione. Quanti sanno effettivamente cosa si intende per caos quando si parla di meteo? Battito delle ali di farfalla e uragani a parte, l’eccezione più comune è quella che il sistema sia per sua natura caotico, quindi impredicibile.

Non è così. Non esistono sistemi impredicibili, a patto di conoscerne perfettamente le condizioni a livello particellare in ogni istante della loro evoluzione. Pero ieri, ancora oggi e, chissà ancora per quanto, non siamo neanche lontanamente prossimi ad avere un’immagine del sistema pianeta precisa quanto necessario. 

In questi giorni di grandissima incertezza modellistica circa l’evoluzione in troposfera del Sudden Warming con Split del Vortice Polare Stratosferico, stiamo più che mai capendo dove sia il problema. Non si riesce davvero ad andare oltre i 3/4 giorni anche solo per un’idea della circolazione a scala sinottica, figuriamoci del tempo che fa alla scala locale.

Tralasciando il fatto che nonostante tutto c’è qualcuno che va in giro dicendo di aver capito che clima farà tra cento anni (la previsione stagionale per l’Europa nei mesi invernali era di forte anomalia positiva della temperatura, specie per il settore orientale…), ecco un articolo su Forbes che è davvero un esempio di come andrebbe fatta la divulgazione, anche su temi decisamente ostici come questi.

https://t.co/HhKipFpBnH?ssr=true

Buna domenica!

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Ennesimo tragedione climatico, è la volta del caffè!

Posted by on 11:02 in Attualità | 3 comments

Ennesimo tragedione climatico, è la volta del caffè!

In attesa dei primi veri migranti climatici della storia, che saranno probabilmente gli abitanti dell’Europa centro-orientale nelle prossime settimane costretti a lasciare le loro case a causa del freddo, dopo le pecore che si stringono (perché non di pura lana vergine) e i pesci che diventano più piccoli (causa mare poco ossigenato), ecco l’ennesima boutade climatica prossima ventura:

Coffee threatened by climate change, disease, pests

Pare che il caffè, pianta da cui si ricava l’ottima bevanda che ci tiene svegli anche quando la noia di queste notizie lavora per far calare la palpebra, sia minacciato dal clima che cambia. Malattie e parassiti di vario genere, che naturalmente tenderanno a proliferare nei prossimi decenni a causa del caldo, ci priveranno del gusto del primo mattino.

Lo dicono naturalmente i modelli, che ne prevedono una drammatica riduzione della produzione verso la fine di questo secolo, o anche molto prima.

Curiosamente, per fronteggiare la situazione, si studiano varietà resistenti agli attacchi del clima che cambia e dei suoi derivati, e pare che per evitare che sia troppo tardi, non si disdegnino le modifiche generiche e l’uso di pesticidi. Un autentico contrappasso per il salvamondo generico medio.

Ad ogni buon conto, gravemente preoccupato dalla notizia, ho interpellato direttamente il Dipartimento “un’immagine vale più di mille parole”, quindi, con una semplice, banalissima googolata, ecco spuntare le statistiche della produzione del globale del caffè dall’inizio di questo secolo a praticamente ieri.

This statistic shows the worldwide production of coffee from 2003/04 to 2017/18 in million of 60 kilogram bags. (Fonte: https://www.statista.com/statistics/263311/worldwide-production-of-coffee/)

Domanda, se nei ruggenti anni del global warming che si dice stiamo attraversando la produzione del caffè scoppia di salute, perché domani dovrebbe essere diverso?

Ma perché è peggio del previsto naturalmente!

Se vi dovesse capitare di leggere questa drammatica notizia su qualcuno dei media nostrani, che ovviamente si guarderà bene dal googolare, avete pronto l’antidoto, da prendersi naturalmente dopo il caffè.

Enjoy.

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Un Mese di Meteo – Gennaio 2018

Posted by on 07:00 in Attualità, Climatologia, Commenti mensili, Meteorologia | 0 comments

Un Mese di Meteo – Gennaio 2018

IL MESE DI GENNAIO 2018[1]

Il mese ha presentato precipitazioni in prevalenza inferiori della norma con le rilevanti eccezioni di Piemonte, Val d’Aosta e Trentino Alto Adige. A ciò si sono associate temperature quasi ovunque in anomalia positiva da debole a moderata.

La topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa per l’area euro-atlantica (figura 1a) mostra come centri d’azione principali l’anticiclone delle Azzorre (lettera A) e il ciclone d’Islanda (lettera B), ambedue in posizione arretrata in Atlantico. Fra di essi corrono veloci le correnti occidentali che raggiungono l’area italiana assumendo carattere diffluente.

Figura 1a – 850 hPa – Topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

La carta delle isoanomale (figura 1b) mostra un consistente nucleo di anomalia positiva (+8 m) centrato sull’Atlantico ad ovest della penisola iberica. Si noti anche il nucleo di lieve anomalia negativa (-1 m) sul Nord Italia associato ad un più rilevante nucleo di -5 m centrato sulla Scozia.

Figura 1b – 850 hPa – carta delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

Nel corso del mese di gennaio abbiamo assistito al passaggio sulla nostra area di un totale di 7 perturbazioni (Tabella 1).

Tabella 1 – Sintesi delle strutture circolatorie del mese a 850 hPa (il termine perturbazione sta ad indicare saccature atlantiche o depressioni mediterranee (minimi di cut-off) o ancora fasi in cui la nostra area è interessata da regimi che determinano  variabilità perturbata (es. flusso ondulato occidentale).
Giorni del mese Fenomeno
1 gennaio Tempo atlantico con rapido transito di una saccatura più attiva sul settentrione (perturbazione n. 1)
2 gennaio Un promontorio anticiclonico da sudovest si espande verso le Alpi. Al centro-sud variabilità residua.
3-5 gennaio Tempo atlantico con variabilità a tratti perturbata (perturbazione n. 2).
6-10 gennaio Grande saccatura con asse sulla penisola iberica con tempo perturbato sull’area italiana (perturbazione n. 3)
11-13 gennaio Una depressione mediterranea si scava sul Golfo ligure e si muove poi verso sudest interessando le regioni centro-meridionali (perturbazione n. 4)
14-15 gennaio Campo di pressioni livellate con tempo stabile
16 gennaio Tempo atlantico con variabilità perturbata (perturbazione n. 5).
17- 22 gennaio regime di correnti nordoccidentali con variabilità a tratti perturbata sul centro-sud. Il 21 regime favonico sul settentrione.
23-24 gennaio Promontorio anticiclonico da sudovest influenza l’area italiana con tempo stabile.
25-27 gennaio Una saccatura atlantica con asse ad ovest dell’Italia determina tempo perturbato (perturbazione n. 6)
28-30 gennaio Un promontorio dell’anticiclone della Azzorre si espande verso Est interessando la nostra area con tempo stabile.
31 gennaio Regime di correnti atlantiche sul settentrione (perturbazione n. 7)

Andamento termo-pluviometrico

Le temperature massime e minime mensili (figure 2 e 3) manifestano in prevalenza anomalie positive da deboli a moderate. Tali anomalie positive sono distribuite omogeneamente sulle tre decadi del mese (tabella 2) con l’unica eccezione delle temperature massime nella seconda decade, nella norma al sud.

Figura 2 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 3 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

A livello mensile le precipitazioni (figura 4) sono risultate al di sotto della norma, con anomalie negative più sensibili su Emilia Romagna, Veneto meridionale, alta Toscana, Lazio, Sardegna meridionale, Abruzzo, Molise e Sicilia. Da notare anche le anomalie positive più spiccate su Piemonte, Val d’Aosta e Trentino Alto Adige.

Figura 4 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 5 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

Le precipitazioni decadali manifestano una sensibile anomalia positiva al nord nella prima decade cui si associano sensibili anomalie negative al centro-sud nella terza decade e al nord nella seconda (tabella 2).

Tabella 2 – Analisi decadale e mensile di sintesi per macroaree – Temperature e precipitazioni al Nord, Centro e Sud Italia con valori medi e anomalie (*).

Infine la carta di anomalia termica globale prodotta dall’Università dell’Alabama – Huntsville http://nsstc.uah.edu/climate/ e che ci consente di valutare la rilevanza sinottica delle anomalie termiche registrate in Italia indica che l’anomalia positiva osservata si associa ad una più ampia cintura di anomalie positive che ha interessato il Mediterraneo centro-orientale.

Figura 6 – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)

(*) LEGENDA:

Tx sta per temperatura massima (°C), tn per temperatura minima (°C) e rr per precipitazione (mm). Per anomalia si intende la differenza fra il valore del 2013 ed il valore medio del periodo 1988-2015.

Le medie e le anomalie sono riferite alle 202 stazioni della rete sinottica internazionale (GTS) e provenienti dai dataset NOAA-GSOD. Per Nord si intendono le stazioni a latitudine superiore a 44.00°, per Centro quelle fra 43.59° e 41.00° e per Sud quelle a latitudine inferiore a 41.00°. Le anomalie termiche positive sono evidenziate in giallo(anomalie deboli, inferiori a 2°C), arancio (anomalie moderate, fra 2 e 4°C) o rosso (anomalie forti,di  oltre 4°C), analogamente per le anomalie negative deboli (minori di 2°C), moderata (fra 2 e 4°C) e forti (oltre 4°C) si adottano rispettivamente  l’azzurro, il blu e il violetto). Le anomalie pluviometriche percentuali sono evidenziate in  azzurro o blu per anomalie positive rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% e  giallo o rosso per anomalie negative rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% .

[1]              Questo commento è stato condotto con riferimento alla  normale climatica 1988-2015 ottenuta analizzando i dati del dataset internazionale NOAA-GSOD  (http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/). Da tale banca dati sono stati attinti anche i dati del periodo in esame. L’analisi circolatoria è riferita a dati NOAA NCEP (http://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/). Come carte circolatorie di riferimento si sono utilizzate le topografie del livello barico di 850 hPa in quanto tale livello è molto efficace nell’esprimere l’effetto orografico di Alpi e Appennini sulla circolazione sinottica. L’attività temporalesca sull’areale euro-mediterraneo è seguita con il sistema di Blitzortung.org (http://it.blitzortung.org/live_lightning_maps.php).

 

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Altra rubrica, nessun numero resiste alla tortura

Posted by on 15:00 in Attualità | 2 comments

Altra rubrica, nessun numero resiste alla tortura

Dunque, è cosa nota che i temibili 2°C di aumento della temperatura media superficiale del pianeta fissati come punto di non ritorno dalla politica del clima, siano scientificamente privi di senso. Talmente senza senso che neanche chi li ha fissati ci ha mai creduto, se è vero che anche i buoni propositi (individual commitments) dei Paesi che si sono dati delle gran pacche sulle spalle alla COP21 di Parigi di due anni fa non sarebbero sufficienti a restarci dentro. Per non parlare di quel che realmente è stato fatto da allora…

Pare che, sempre in termini di buoni propositi, manchi all’appello solo 1°C. Poco? Tanto?

Secondo il paper fresco fresco che vi sto per segnalare è tanto, ma la consapevolezza di quel che ci aspetta dovrebbe farlo sembrare poco. I numeri, presi e messi con le spalle al muro, hanno parlato:

Risk of extreme weather events higher if Paris Agreement goals aren’t met

Un estratto…

The researchers found that emissions consistent with the commitments countries have made are likely to result in a more than fivefold increase in probability of record-breaking warm nights over approximately 50 percent of Europe, and more than 25 percent of East Asia. This 2 to 3 degrees of global warming would also likely result in a greater than threefold increase in record-breaking wet days over more than 35 percent of North America, Europe and East Asia. The authors found that this level of warming is also likely to lead to increases in hot days, along with milder cold nights and shorter freezes.

Meeting the Paris Agreement’s goal of keeping the global-scale warming to less than 2 degrees is likely to reduce the area of the globe that experiences greater than threefold increases in the probability of record-setting events. However, even at this reduced level of global warming, the world is still likely to see increases in record-setting events compared to the present.

Modelli alla mano, se il pianeta resterà sotto il limite dei 2°C, tanto quanto, farà un po’ più caldo, un po’ più freddo, un po’ più umido e un po’ più secco, un normale clima disfatto insomma… Se invece si andrà oltre, bé, le probabilità di passare buona parte delle notti a sventolarsi si quintuplicherà.

Il fatto che, numeri non torturati alla mano (IPCC SREX del 2012), sul collegamento tra eventi estremi e dinamiche del clima passate, presenti e, soprattutto future ci siano ancora enormi incertezze pare non sia contemplato.

Stay Committed 😉

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Nuova rubrica, la carta non si usa più ma anche i bit costano!

Posted by on 07:00 in Attualità | 7 comments

Nuova rubrica, la carta non si usa più ma anche i bit costano!

Se qualche volta vi è capitato di mentire, rubare le caramelle ai bambini, fare i prepotenti nel traffico o barare a rubamazzetto, tranquilli, non è colpa vostra, è probabile che l’aria intorno a voi fosse un tantino inquinata.

Questo lo sconcertante ma rassicurante risultato di una ricerca che segnerà una pietra miliare per il genere umano:

Polluted Morality: Air Pollution Predicts Criminal Activity and Unethical Behavior

Ebbene sì, prendendo a campione gli abitanti di alcune città e sottoponendo loro dei test di moralità, questo team di ricercatori di scienze psicologiche ha scoperto che quelli che vivono in zone dove l’aria è più inquinata tendono ad avere una moralità alquanto dubbia. In pratica fregano il prossimo con una certa nonchalance. Ne deriva che per riportare sulla retta via il tizio che vi ha appena rigato la macchina non dovrete passare alle vie di fatto, ma basterà fargli respirare uno spray al mughetto e, magicamente, si offrirà di portare la vostra auto a sue spese dal carrozziere. Siamo salvi.

Non è dato sapere come si potrà fare a reperire abbastanza mughetto per riempire i polmoni delle centinaia di milioni di persone che vivono nelle metropoli e megalopoli di mezzo mondo per evitare che si ammazzino tra di loro ma, tant’è, al test di moralità non si comanda.

Enjoy.

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