Anidride Carbonica

Secondo i dati rilevati a Mauna Loa (NOAA, 2015) i livelli atmosferici di CO2 sono passati da 315 ppmv del 1958 alle 400 ppmv odierne con un incremento medio di 1.5 ppmv/anno. Tale incremento è soggetto ad una sensibile ciclicità stagionale per effetto della quale la CO2 cala di circa 6 ppmv ogni anno in coincidenza dell’estate boreale per poi risalire all’avvicinarsi del’inverno boreale. Tale fenomeno è sintomo dell’efficacia della vegetazione spontanea e coltivata nell’incamerare CO2 trasformandola in biomassa.

L’anidride carbonica è il principale gas serra emesso dall’uomo e tramite il processo di fotosintesi è il mattone essenziale della vita sul nostro pianeta. In proposito invito tutti alla seguente riflessione: I 70 grammi di pasta di cui a pranzo si nutre un consumatore medio italiano corrispondono 70 * 44/30 = 103 g di CO2. Insomma: niente CO2 niente cibo3.

Sarebbe auspicabile dunque interrompere il “lavaggio del cervello” in nome del quale la CO2 viene indicata come un veleno in quanto ciò è anzitutto contrario alla verità. In proposito è intuibile  che se non si coglie l’essenza dell’anidride carbonica non si potrà mai pensare di controllarne i livelli atmosferici.

“Il 2017 Anno Più Secco Dal 1800”: Una Frase ad Effetto per una Tesi Scientificamente indimostrabile.

Posted by on 14:00 in Attualità | 4 comments

“Il 2017 Anno Più Secco Dal 1800”: Una Frase ad Effetto per una Tesi Scientificamente indimostrabile.

La tesi secondo cui il 2017 sarebbe stato l’anno più secco dal 1800 è a nostro avviso indimostrabile in ragione della mancanza e/o scarsa qualità di dati. Per tale motivo occorrerebbe molta più prudenza da parte di un ente scientifico come il CNR nel divulgare una tale affermazione.

di Luigi Mariani e Sergio Pinna

Il 4 dicembre 2017, il TG1 delle ore 20 presentava il servizio “ Il 2017 anno record per la siccità, il più secco degli ultimi due secoli, con il 30% di piogge inferiori alla media” di Valentina Di Virgilio. Il servizio si fondava sull’affermazione “Lo hanno dichiarato gli esperti del Cnr: le piogge sono state inferiori del 30% rispetto al periodo 1971-2000, con 9 mesi su 12 chiusi in perdita”.

Visto che per ragioni scientifiche e professionali controlliamo con una certa continuità i dati di precipitazione sul nostro territorio abbiamo inizialmente pensato che si trattasse di una manipolazione operata dai media ai danni del nostro ente nazionale di ricerca.

Ci siamo tuttavia dovuti ricredere leggendo il comunicato stampa sul sito del CNR, che fin dal titolo della pagina web rimarca il concetto ripreso da tutti i media del Paese:

L’affermazione si fonda sui dati di precipitazione di 111 stazioni  di fonte UCEA, relative a periodi variabili ed analizzate in una pubblicazione di Brunetti et al. (2006) che è liberamente accessibile in rete.

Per un verso, il problema è che tali serie giungono fino alla fine del XX secolo e sono prolungate per il periodo successivo in base a dati del dataset GSOD; quest’ultimo (che anche uno degli scriventi utilizza per redigere resoconti settimanali e mensili) è di qualità assai bassa per quanto concerne i valori pluviometrici, cosa che dovrebbe sconsigliare di trarne indicazioni che vogliano essere precise al punto da tracciare classifiche secolari. Poi, anche se si volesse prescindere dalla qualità delle misure, sussistono inevitabili errori derivanti dall’avere prolungato le serie delle vecchie Ucea con quelle più recenti delle stazioni presenti nel dataset GSOD e che sono site in luoghi anche notevolmente differenti.

D’altro lato solo 18 delle stazioni usate dal CNR hanno una data d’inizio delle misurazioni antecedente al 1850, per cui ogni considerazione relativa (almeno) alla prima metà dell’Ottocento può essere presentata solo come informazione assai approssimativa.

Ad ogni buon conto, per verificare almeno la ragionevolezza dell’affermazione secondo cui «il 2017 è stato l’anno più secco dal 1800», abbiamo elaborato i dati di 15 stazioni (tabella 1) scelte fra quelle che dispongono delle serie storiche più lunghe e cercando di coprire in modo plausibilmente omogeneo l’intero territorio. Abbiamo così realizzato la tabella 2 in cui sono state riportate in ordine crescente (a partire quindi dalla minore in assoluto) le precipitazioni registrate dalle diverse stazioni.  In analogia con quanto ha fatto il CNR ISAC, allo scopo di compilare la tabella ci siamo riferiti al cosiddetto anno meteorologico, che ha termine il 30 novembre dell’anno considerato  ed ha inizio l’1 dicembre di quello precedente. Nella riga finale sono anche riportati la media dell’intera serie e lo scostamento rispetto ad essa del 2017, in valore assoluto e in percentuale.

 Tabella 1 – Anagrafica delle 15 stazioni utilizzate.
stazione cooy coox Serie storica
Dobbiaco 46.73 12.22 1923-2017
Vipiteno 46.89 11.43 1922-2017
Torino 45.07 7.69 1914-2017
Milano 45.46 9.19 1764-2017
Padova 45.24 11.89 1918-2017
Genova 44.43 8.92 1834-2017
Pisa 43.71 10.40 1918-2017
Firenze 43.78 11.25 1917-2017
Grosseto 42.76 11.21 1917-2017
San Marcello Pistoiese 44.06 10.79 1922-2017
Pesaro 43.91 12.92 1872-2017
Roma 41.89 12.51 1783-2017
Cagliari 39.23 9.12 1923-2017
Brindisi 40.63 17.94 1952-2017
Palermo 38.13 13.34 1798-2017
Tabella 2 – Graduatoria delle 60 annate più povere di pioggia per le 15 stazioni analizzate (RR = precipitazioni annue in millimetri; in rosso si evidenzia il 2017). Documento da scaricare in pdf perché altrimenti non leggibile.

Ad esempio nel caso della serie storica più lunga, cioè quella di Milano Brera che ha inizio nel 1765, il 2017 viene superato dal 1921; per la serie di Roma, che ha inizio nel 1783, il 2017 viene superato dal 1934 e dal 1945; per la serie di Palermo, che ha inizio nel 1798, il 2017 viene superato da 1926, 1952, 1989, 2008, 1866 e 1972 e per la serie di Cagliari, che ha inizio nel 1923, il 2017 viene superato da 1998 e 2001, e così via fino a giungere a Vipiteno in cui il totale  2017 (920 mm) non compare in tabella poiché è all’84° posto in graduatoria. In sintesi su 15 stazioni da noi analizzate solo  Genova (1834-2017) e Grosseto (1917-2017)  vedono nel 2017 il minimo assoluto dell’intera serie storica, il che ha iniziato a insospettirci.

Partendo allora dal fatto che nel comunicato stampa del CNR si parla di deficit pluviometrico del 30% per il 2017 e del 29% per il 1945, ci siamo domandati se il 2017 possa essere considerato statisticamente diverso dal 1945 o da altre annate particolarmente siccitose verificatesi negli ultimi 200 anni. Abbiamo pertanto considerato le nostre 15 serie storiche e da queste abbiamo ricavato le medie nazionali annue, ordinandole poi dalla più povera alla più ricca di precipitazione. In tabella 3 si riportano le 30 annate meno piovose corredate con altri dati caratteristici (numero di stazioni presenti in ogni anno e deviazione standard ove questa era calcolabile e cioè per gli anni che avevano più di una  stazione disponibile). Utilizzando poi il test del t di Student che consente di confrontare due medie di popolazioni di numerosità diversa, nota la loro deviazione standard e numerosità, abbiamo confrontato l’anno più siccitoso in assoluto (il 1945, media di 13 stazioni) con gli altri 29 anni più siccitosi elencanti in tabella 3 (le elaborazioni sono state svolte con l’aiuto dell’amico Franco Zavatti  che ringraziamo).

Tabella 3 – Graduatoria delle 30 annate più povere di pioggia. Le ipotesi oggetto di verifica statistica tramite il test di Student sono H0 (l’annata in esame è uguale all’annata meno piovosa in assoluto – 1945 per le nostre serie) e H1 (l’annata in esame è diversa e dunque più piovosa rispetto al 1945). In rosso si evidenziano i casi in cui la confidenza in H0 o H1 è superiore al 99% e in giallo quelli in cui la confidenza è superiore al 95%. In sostanza considerando le 30 annate più siccitose possiamo solo dire che il 2017 è uguale al 1945 con confidenza del 99% e che il 1929 è diverso dal 1945 con confidenza del 95%. Negli altri casi i livelli di confidenza raggiunti sono insufficienti per esprimere qualunque giudizio. Documento da scaricare in pdf perché altrimenti non leggibile.

I risultati, anch’essi riportati in tabella 3, indicano che:

  • il confronto del 1945 con il 2017 (secondo anno più siccitoso, media di 15 stazioni) evidenzia che con una confidenza di oltre il  99% il 2017 presenta un livello di siccità uguale a quello del 1945
  • il confronto del 1945 con il 1929 evidenzia che con una confidenza di oltre il  95% il 1929 presenta un livello di siccità minore di quello del 1945
  • gli altri 27 anni indagati appaiono meno siccitosi del 1945 ma con confidenze (ipotesi H1) comprese tra il 17 e il 94%, il che non ci consente di esprimere giudizi, che per consuetudine  limitiamo a confidenze >95%.

Conclusioni

In sintesi dal test da noi eseguito su un set di 15 stazioni emerge che l’affermazione «il 2017 è stato l’anno più siccitoso dal 1800» non è scientificamente sostenibile; in tutta franchezza non crediamo che neppure l’analisi del dataset utilizzato dal CNR possa condurre a conclusioni diverse, vuoi per la bassa qualità delle serie pluviometriche GSOD, vuoi per la scarsa numerosità delle serie disponibili nella prima parte del XIX secolo, vuoi infine per la disomogeneità indotta dall’avere prolungato le serie delle serie ottenute mettendo insieme stazioni delle vecchie serie Ucea con quelle più recenti di fonte GSOD.

Bibliografia

Michele Brunetti, Maurizio Maugeri, Fabio Monti e Teresa Nanni, 2006. Temperature and precipitation variability in Italy in the last two centuries from homogenised instrumental time series, Int. J. Climatol. 26: 345–381 – http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/joc.1251/epdf

 

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Le Reti Neurali e il Risiko degli Uragani

Posted by on 20:04 in Attualità | 0 comments

Le Reti Neurali e il Risiko degli Uragani

La stagione appena conclusasi ha segnato il ritorno degli uragani atlantici sulle coste degli Stati Uniti, dopo un’assenza straordinariamente lunga e, con ottima approssimazione, assolutamente casuale. Ben due cicloni, Irma e Harvey, hanno compiuto l’atterraggio sulla terraferma, provocando danni decisamente ingenti.

Tuttavia,  considerata l’attenzione che da quelle parti si mette normalmente nelle attività di prevenzione e protezione, è altamente improbabile che sia stata abbassata la guardia. Piuttosto, come già ampiamente dimostrato dalle attività di ricerca sull’argomento, la crescita economica, l’inurbamento delle coste e l’aumento della popolazione hanno aumentato a dismisura il livello di potenziale danneggiamento.

Nonostante esista una climatologia ben definita che descrive quali siano le aree maggiormente esposte al rischio, le code della distribuzione statistica degli eventi dimostrano che in buona sostanza nessun tratto della costa orientale USA può essere ritenuto davvero sicuro. Questo vale sia in termini climatici, cioè se riferito ad una o più stagioni, sia meteorologici, se riferito al singolo evento, data la difficoltà che ancora sussiste nel determinare con sufficiente anticipo quale possa essere il punto esatto di “atterraggio” di un ciclone quando si approssima alla costa.

Stando a quanto riportato dalla ricerca che vi segnalo oggi, gli sforzi fatti per aumentare la resilienza, tuttavia, non hanno portato i risultati sperati. Gli autori hanno messo a punto un modello di simulazione dell’impatto degli uragani utilizzando un sistema di reti neurali nutrito, oltre che con i parametri atmosferici che caratterizzano gli eventi, anche con la descrizione degli elementi che descrivono la preparazione a riceverne l’impatto di un tratto di costa piuttosto che di un altro. Lo strumento è un indice di potenziale distruttivo delle tempeste che racchiude tutti questi fattori. Sicche analizzando i cicloni tropicali più distruttivi e letteralmente spostandoli nello spazio e nel tempo, si scopre che tutti questi eventi, se arrivassero oggi è ovunque dovessero colpire, non troverebbero una situazione più resiliente. Quindi, scrivono sempre gli autori, i progressi fatti non sono sufficienti e, in alcuni casi e per alcuni luoghi la situazione è invece peggiorata.

Lo studio è su Nature ed è liberamente accessibile: Spatial and temporal variations in resilience to tropical cyclones along the United States coastline as determined by the multi-hazard hurricane impact level model. Anche Science Daily gli ha dedicato un commento: Beyond wind speed: A new measure for predicting hurricane impacts.

Interessante, buona lettura.

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Aerosol naturali come feedback negativo anti caldo

Posted by on 13:18 in Attualità | 1 comment

Aerosol naturali come feedback negativo anti caldo

Nuovo giro nuova corsa, altro feedback negativo di origine naturale in azione quando la temperatura tende a salire.

Ecco qua, da Science Daily, ma, soprattutto, da Nature Geoscience:

Gli aerosol naturali, come il fumo derivante dagli incendi o le emissioni di gas della biosfera, costituiscono non solo una parte importante del particolato necessario alla nucleazione, cioè alla formazione delle nubi, ma hanno anche un effetto “raffreddante” perché restando in sospensione riducono la quantità di radiazione assorbita e quindi riemessa sotto forma di calore dalla superficie. Questo secondo aspetto, spiegano, pare sia più efficiente nelle annate più calde, quindi di fatto si tratta di un meccanismo, l’ennesimo, che il sistema possiede per regolare la propria temperatura.

Attenzione però, perché gli autori, dopo aver compiuto gli studi e pubblicato la loro interessante ricerca su questo argomento, si affrettano a dire che, comunque, anche questo effetto non è assolutamente sufficiente a contrastare l’aumento della temperatura del pianeta per cause antropiche, quindi è comunque necessaria una sostanziale riduzione delle emissioni.

Domanda: riusciremo mai a leggere qualcosa che non si concluda con un comizio?

Buona giornata, enjoy.

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L’Outlook di CM per l’Inverno 2017-2018

Posted by on 07:00 in Attualità, Climatologia, Meteorologia, Outlook | 7 comments

L’Outlook di CM per l’Inverno 2017-2018

Ben ritrovati a tutti i lettori di Climate Monitor. Eccoci a commentare nuovamente lo stato dell’atmosfera al fine di scorgere i segnali che potranno determinare le sorti della prossima stagione invernale.

Prima di avviarci all’analisi di alcune delle innumerevoli variabili che concorrono all’evoluzione stagionale direi di dare un’occhiata al modello IZE che ricordo è ormai stabilmente usato per la formulazione degli outlook invernali. Premetto che ho apportato una ulteriore modifica al modello (ora nella versione 2.1) che considera e descrive meglio, rispetto a quanto già fatto nelle precedenti versioni, la dinamica dell’indice PDO le cui linee di tendenza evidenziano dei pregressi cambiamenti negli schemi di circolazione atmosferica generale. Il grafico in figura 1 ci fornisce lo skill del modello e seppur mantenga una felice performance si nota l’errore commesso nella scorsa stagione.

Ovviamente nessuno può dirci se le modifiche apportate avranno un effetto positivo ma il riscontro effettuato con la rielaborazione dello scorso anno hanno fornito risultati assai aderenti a quanto realmente osservato. Vedremo se questo troverà conferme anche nella prognosi per la prossima stagione.

Apriamo la nostra carrellata guadando all’attività solare attraverso il grafico di figura 2 che mostra l’andamento del Sunspot Number (SSN).

Dal grafico si evidenzia come l’attività solare mensile sia stabilmente sotto il valore di soglia che determina una bassa o un’alta attività solare. Per meglio capire il momento di passaggio tra una fase definibile come di alta attività e l’attuale bassa attività ci affidiamo al grafico di figura 3. Questo ci indica che dal giugno del 2015 la nostra stella è entrata in una fase di bassa attività che ci porterà al minimo solare atteso tra il 2018 e il 2020.

Ora risulterà utile raffrontare tali valori con il dato della QBO a 30 hPa che ci suggerisce l’orientamento della circolazione stratosferica equatoriale. La figura 4 rappresenta l’andamento di tale variabile da gennaio a ottobre del corrente anno e dell’intero 2016.

Dal grafico riusciamo a determinare come la fase positiva dell’indice, che ha caratterizzato l’intero anno 2016, ha cambiato segno lo scorso  giugno. La bassa attività solare congiuntamente alla fase negativa della QBO è statisticamente favorevole ad un decorso disturbato del vortice polare determinandone una più evidente debolezza. Questo si evidenzia con una maggiore estensione verso sud ma minori velocità zonali del vortice stratosferico oltre i 60°N. Come più volte ricordato il vortice polare è molto sensibile alle variazioni di energia proveniente dalla fascia equatoriale del pianeta. Tale variazione modula l’attività d’onda che a sua volta è responsabile della dislocazione geografica dei principali centri d’azione alla base del condizionamento dell’intero flusso zonale e di conseguenza del regime troposferico. Tale dinamica è poi responsabile delle vicende stratosferiche fino, in taluni casi, raggiungere un effetto domino di amplificazione noto come evento TST. Quindi ad inizio stagione dobbiamo cercare di individuare il regime atmosferico che va imponendosi a causa delle varie forzanti. Prima di tutto cerchiamo di individuare la fonte di disturbo principale proveniente dall’attività convettiva equatoriale del Pacifico.

La figura 5 illustra la posizione media delle zone di convezione nel periodo compreso tra il primo ottobre scorso ed il 23 novembre (ultimo dato utile in fase di elaborazione del presente outlook).

I vettori del vento a 200hPa ci segnalano le zone equatoriali di convergenza e divergenza dove rispettivamente vi sono moti d’aria discendenti e ascendenti. Si possono quindi disegnare le celle convettive che determinano tali moti (riquadri in rosso) evidenziando che l’attività convettiva equatoriale vede posizionarsi su tre zone principali. Una in Africa centro-occidentale una seconda nell’Indonesia e una terza nell’America meridionale nella parte nord-occidentale con interessamento anche del Golfo del Messico. Tale dinamica indica una prevalenza delle fasi Madden in zona 4, 5, 6 con buona presa di ampiezza, in passaggio in zona 7 con ampiezza decrescente fino alle zone 8 e 1. L’attività convettiva equatoriale concorre ad alimentare e determinare la posizione delle principali onde planetarie. La configurazione di regime circolatorio prevalente, che sembra dare caratteristica alla prossima stagione invernale, dovrebbe essere di tipo a tre onde con vortice polare troposferico piuttosto disturbato con abbassamento latitudinale del fronte polare. L’andamento medio atteso del treno d’onda dovrebbe essere assai simile a quello rappresentato, in modo piuttosto stilizzato e grossolano, dalla curva nera di figura 5a.

L’Europa settentrionale, centrale, orientale e Mediterraneo centrale dovrebbero trovarsi in prevalente circolazione depressionaria. La configurazione sopra descritta condizionerà di conseguenza anche la stratosfera con una precisa dinamica di attivazione dei flussi di calore con una progressiva propagazione d’onda verticale la quale, in una successione di fasi, è attesa innescare un SSW probabilmente di tipo principale. Se così avverrà, stante la disposizione delle onde planetarie, sono maggiormente elevate le probabilità di una scissione del vortice. L’SSW determinerà come conseguenza una amplificazione dello schema troposferico sopra descritto con anche l’isolamento di figure anticicloniche alle alte latitudini e fronte polare a bassa latitudine. Ora proviamo a scorgerne le tracce.

Incominciamo subito ad analizzare una variabile estremamente importante, ovvero gli Eventi dei Flussi di Calore calcolati su un intervallo di 40 giorni, visibile in figura 6, a cui affianchiamo la sezione verticale dell’anomalia del geopotenziale compreso tra 1000 e 0,4 hPa come da figura 7.

Dalla figura 6 notiamo le tappe attese dei flussi di calore. Il modello proprietario in uso, nella coda di elaborazione, ci suggerisce come la variabile Eventi dei Flussi di Calore raggiungerà un massimo attorno alla fine della seconda decade di dicembre, contrassegnato al numero uno nel grafico, e frutto di una buona ripresa dei flussi di calore con altrettanto buona propagazione verticale d’onda ma ancora non convergente. Successivamente, seguendo una specifica dinamica derivata dalla mancata convergenza dei flussi a carico della prima onda, è lecito attendersi una stasi o una lieve flessione degli Eventi dei Flussi di calore (vedi il numero due) derivanti da un abbattimento dei flussi di calore dovuto alla successiva dinamica di rotazione e parziale contrazione del vortice con interruzione della propagazione verticale d’onda. Successivamente a questa fase, che si ritiene propedeutica, collocabile tra la fine del corrente anno e l’inizio del nuovo anno è attesa una netta ripresa dei flussi di calore con attivazione della seconda onda e ottima propagazione verticale con azione convergente che dovrebbe portare al superamento della soglia dei 5,5 K m/s attorno alla fine della prima decade di gennaio e contrassegnato al numero tre, determinando un riscaldamento stratosferico improvviso che si ritiene possa essere di tipo principale.

Il punto di volta, che seguendo tale ragionamento porterà all’SSW, è riconducibile agli ultimi giorni di novembre quando si raggiungerà il minimo valore degli Eventi dei Flussi di Calore. Da quel momento inizierà la cavalcata che porterà al Sudden Stratospheric Warming.

In realtà quanto esposto prende le mosse ancora precedentemente e infatti aiutandoci dal grafico 7 possiamo meglio apprezzarne le caratteristiche.

Un primo impulso, avvenuto ad inizio terza decade di ottobre scorso con debole propagazione verticale d’onda e flussi nel complesso divergenti, ha provocato un indebolimento del vortice polare stratosferico con sua successiva rotazione e approfondimento per cessazione del trasporto verticale d’onda e dei relativi flussi di calore (vedi animazione della vorticità potenziale a 1000K come da figura 8).

Tale dinamica è quella che ha portato al graduale approfondimento del vortice stratosferico ma senza “eccessi”. Approfondimento che non ha coinvolto la troposfera che ha continuato a mostrare un vortice complessivamente debole secondo lo schema sopra descrtitto. Un nuovo impulso troposferico, che ha preso le mosse dalla metà di novembre, in concomitanza con il riposizionamento geografico del vortice stratosferico ha consentito una nuova propagazione d’onda, che seguendo sempre il grafico 7, porterà ad un nuovo indebolimento del vortice stratosferico evidenziato da un brusco calo dell’indice NAM10hPa così come riscontrabile dalla curva gialla di previsione dell’indice in figura 9. Anche in questo caso tutta la dinamica sarà attribuibile alla prima onda la cui mancata convergenza e scivolamento verso il continente nord americano causerà una seconda rotazione del vortice con conseguente nuovo approfondimento per temporanea cessazione dei flussi di calore, giungendo così in terza decade di dicembre. In figura 9 è possibile notare anche un altro indice chiamato SEI, acronimo di Stratospheric Event Index, che è il frutto di un lavoro ancora in corso d’opera la cui lettura va affiancata all’indice NAM10hPa. Questo indice, che ricordo essere in fase sperimentale, è calcolato sulla medesima scala dell’indice NAM10hPa il cui obiettivo è quello di fornire precise indicazioni sulla classificazione degli eventi stratosferici. Ovvero se i due indici superano la soglia positiva o negativa indica il raggiungimento di un evento catalogabile come ESE (Extreme Stratospheric Event) altrimenti in caso di superamento della soglia del NAM10hPa ma non dell’indice SEI ci troviamo di fronte ad un evento di alti/bassi Flussi di Calore la cui dinamica differisce sia per intensità e capacità di generare un evento TST che nella durata complessiva. Ricordo che eventi di alti/bassi Flussi di Calore si susseguono normalmente nel corso di tutte le stagioni invernali boreali ma solo in casi particolari si presentano con le caratteristiche annoverabili ad un evento chiamato estremo. Si intuisce chiaramente la potenziale importanza di tale indice in grado di discriminare la tipologia degli eventi stratosferici fornendo utili indicazioni per le successive dinamiche evolutive. Una seconda indicazione, che deriva da quanto fin qui appena descritto, riguarda la differenza tra le due variabili. Più i valori differiscono tra loro più la troposfera e la stratosfera hanno, per così dire, un “cattivo” dialogo, contrariamente se vi è sintonia nei valori.

Dopo questa fase, verosimilmente tra la fine del corrente anno e l’inizio del nuovo anno, se tutto il ragionamento troverà conferma, è plausibile la forte riattivazione dei flussi di calore che porteranno al Sudden Stratospheric Warming. A corroborare tale analisi viene in soccorso anche la previsione dell’attività d’onda secondo l’output del modello IZE visibile in figura 10. Le fasi sono descritte nei vari riquadri.

Per concludere questa trattazione propongo la previsione dell’indice AO secondo il modello IZE che ricordo troverà una ulteriore elaborazione nella prima metà del mese di dicembre e visibile in figura 11. Il grafico penso non abbia bisogno di particolari commenti e sembra comunque anch’esso ricalcare quanto fin qui esposto.

In conclusione possiamo segnalare l’aspetto assolutamente dinamico di una stagione invernale che stante le aspettative dovrebbe presentarsi con caratteristiche stagionali piuttosto consone al periodo dopo una serie di inverni anonimi e siccitosi. Se quanto illustrato troverà realtà l’inverno presenterà, a grandi linee, una piovosità mediamente superiore alla norma in particolare per le regioni settentrionali. Le temperature potranno risultare mediamente sotto norma più marcato al nord e in parte al centro e attorno ai valori normali al sud.

Ovviamente il continuo monitoraggio dell’atmosfera soprattutto nelle prossime settimane servirà per le dovute conferme e/o smentite.

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Le Previsioni di CM / 4-10 Dicembre 2017

Posted by on 06:53 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM / 4-10 Dicembre 2017

Queste previsioni sono a cura di Alessandro _________________________________________________

Situazione ed evoluzione sinottica

Lo scenario sinottico ad inizio settimana mostra una graduale espansione del l’anticiclone atlantico verso l’Europa centro occidentale e una traslazione verso est della saccatura allungatasi dal vortice scandinavo fin sul Mediterraneo. L’associato miglioramento delle condizioni atmosferiche si rivelerà però effimero (Fig.1).

Nella giornata di mercoledì, infatti, si rinnova l’onda planetaria ad est del Canada che rigenera l’estensione del vortice scandinavo verso il continente europeo. Infatti nelle proiezioni modellistiche già da giovedì si nota il caratteristico allungamento dell’anticiclone atlantico verso la Groenlandia che dovrebbe dirottare aria polare marittima dall’Europa settentrionale fin verso il Mediterraneo  con un brusco calo delle temperature e associata fenomenologia. L’impulso di aria fredda potrebbe spianare la strada ad una ulteriore irruzione di aria polare che dal Canada potrebbe muovere velocemente verso l’Europa occidentale, innescando un peggioramento sensibile del tempo sull’Europa centro-occidentale e sull’Italia, all’insegna di temperature basse e di fenomeni diffusi, spesso a carattere nevoso (Fig.2).

 

Previsioni del tempo sull’Italia

Lunedì  4 dicembre 2017

Ancora maltempo sul nostro Meridione, con precipitazioni e temporali su Campania centro-meridionale, Basilicata, Calabria tirrenica e Sicilia settentrionale. In maniera più isolata i fenomeni interesseranno  le coste molisane e la Puglia. Deboli piovaschi su aree costiere di Sardegna occidentale, Lazio centromeridionale, Abruzzo e Marche meridionali, ma in deciso miglioramento dal tardo pomeriggio . Poco nuvoloso altrove eccetto  addensamenti sull’arco alpino centrale con nevicate sui rilievi confinali oltre i 1200 metri.  Temperature in diminuzione al Sud e Sicilia.

Martedì 5 dicembre 2017

Residue piogge su Sicilia settentrionale, coste della Puglia e su Calabria ionica, ma con tendenza a miglioramento dal pomeriggio. Sul resto del paese sereno o poco nuvoloso. Temperature massime in rialzo ovunque.

Mercoledì’ 6 dicembre 2017

Nuvolosità in aumento su Liguria, Toscana e Sardegna con deboli locali piogge. Cielo sereno o poco nuvoloso sulle rimanenti regioni.

Giovedì’ 7 dicembre 2017

Nuvolosità in aumento al Nord, Sardegna e regioni tirreniche con nevicate sulle Alpi, in particolare sull’arco centro-orientale e piogge su levante ligure ed alta Toscana. Deboli piogge sul resto della Toscana, su Sardegna, Lazio e Campania. Nubi alternate a schiarite sulle rimanenti regioni con spazi sereni più ampi su Sicilia, aree adriatiche e ioniche.

Venerdì 8 dicembre 2017

Deciso maltempo al Centro-Nord con precipitazioni diffuse che saranno nevose sulle zone alpine centro-orientali.

Sabato 9 dicembre 2017 e Domenica 10 dicembre 2017

Miglioramento delle condizioni atmosferiche a partire da nord ovest e spostamento del maltempo sulle regioni meridionali. Attesi venti forti e diminuzione delle temperature.  Per  la giornata di Domenica ancora molta incertezza nelle previsioni.

 

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Peccato non sia agosto

Posted by on 15:15 in Attualità | 62 comments

Peccato non sia agosto

Peccato non sia agosto, perché, se lo fosse, potremmo dire che fa freddo a causa del caldo. Invece fa freddo, un freddo normale, per la semplice ragione che siamo prossimi all’inverno.

Quindi, direttamente dal “Dipartimento la neve sarà un ricordo del passato“, appena entrati nell’inverno meteorologico, che prende il via il 1° dicembre come dicono quelli bravi, ecco che arriva la seconda nevicata dell’anno, dopo quella decisamente precoce del 13 novembre scorso in Emilia Romagna e dintorni. E, se le cose vanno come dicono le code dei modelli, ne arriverà un’altra per il week end dell’immacolata.

Causa di questo strana, stranissima stagione che si ostina ad essere normale, quando da previsioni – sempre di quelli bravi – di stagioni normali non dovrebbero essercene più, è il ripetersi di modalità di circolazione atmosferica sull’area Euroatlantica a bassa velocità zonale, cioè principalmente disposta lungo i meridiani piuttosto che lungo i paralleli. Aria che viaggia quindi da nord a sud e viceversa, per il persistere di una robusta onda atlantica (onda planetaria, non di acqua marina 😉 ). Con questi flussi il sistema scambia calore tra le latitudini tropicali e quelle polari molto velocemente per gestire la transizione verso la stagione fredda.

Questo si chiama tempo, e non clima, esattamente come dovrebbe chiamarsi anche d’estate, quando lo stesso meccanismo, ma con l’onda positiva centrata sul Mediterraneo, ci fa boccheggiare, regalando grandi soddisfazioni a chi sostiene che si tratti di clima e non di tempo.

E così pioggia, neve e, ovviamente tante nuvole. Peccato però, perché la Luna in questi giorni regala un grande spettacolo con il passaggio al Perigeo (orbita più vicina alla terra di circa 50.000 Km rispetto all’Apogeo) e la concomitante fase di Luna piena. Si chiama Super Luna, perché il satellite appare anche del 14% più grande e del 30% più luminoso. Occasione persa quindi? Non proprio, perché la Nasa mette a disposizione il suo Virtual Telescope Project e anticipa il primo video di una trilogia di super lune, dato che il 2018 inizierà con ben due eventi simili, rispettivamente il 2 e il 31 gennaio.

 

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Sequestri

Posted by on 00:59 in Attualità | 9 comments

Sequestri

Più o meno negli stessi giorni in cui il lancio di una monetina decideva la nuova sede dell’Agenzia del Farmaco, in Europa si celebrava la COP23 e si discettava di un argomento di importanza vitale per i membri dell’Unione: come sequestrare la CO2. La questione, come spesso accade dalle parti di Bruxelles, si svolge in gergo altamente burocratico e si risolve in una battaglia di sigle. In questo caso si fronteggiano CCS e CCU, ovvero “Carbon Capture & Storage” Vs. “Carbon Capture & Utilization” (euobserver.com, 2017). Per usare un gergo carcerario, nel primo caso la CO2 viene catturata e sbattuta in un luogo dove non possa più nuocere, mentre nel secondo viene catturata e messa ai lavori forzati.

CCS: Sequestro e Stoccaggio

Fino a ieri la filosofia prevalente era stata proprio la CCS, ovvero il sequestro della temibile molecola al fine di re-iniettarla nelle viscere della terra. Un programma ambizioso è stato avviato nel 2007 con un budget-monstre di un miliardo di euro allo scopo di finanziare progetti di sequestro e stoccaggio. Con risultati semplicemente disastrosi: 10 anni dopo, nonostante una spesa di 587 milioni di euro, nemmeno un progetto è stato portato a termine, in uno stillicidio di cancellazioni, ripensamenti e ritardi.

Il problema è che re-iniettare il gas nel sottosuolo non si associa ad alcun beneficio economico, è estremamente costoso, genera emissioni addizionali di CO2 e presenta problematiche di impatto ambientale paragonabili a quelle di una perforazione petrolifera o a gas. Non sorprende, quindi, che tra le cause di cancellazione dei progetti in questione ci sia stata la mancata concessione dei permessi ambientali o la mera considerazione da parte dei governi che spendere soldi pubblici per sotterrarli insieme alla CO2 non ha nessun senso.

Consoliamoci, poteva comunque andare peggio: la UE era infatti pronta a spendere altri 300 milioni di euro per progetti di sequestro e reiniezione, finanziandoli con il solito balzello dei crediti verdi imposti a danno delle aziende che la CO2 la emettono e che magari generano persino dei profitti. Tutti i progetti che si intendeva finanziare sono stati bloccati, sostanzialmente perché i governi si sono rifiutati di mettere sul piatto i contributi necessari alla realizzazione dei progetti stessi, in aggiunta a quelli gentilmente offerti dall’Unione Europea.

Ma niente paura, il CCS torna in vita quando meno te l’aspetti, come uno zombie di Romero: la Scozia si è infatti appena dichiarata pronta a finanziare un progetto per lo stoccaggio della CO2 nel Mare del Nord. Un tempo facevano soldi perforando offshore e producendo idrocarburi; oggi chiedono soldi all’Europa per perforare offshore e sperperare denaro reiniettando CO2. Metafora perfetta della parabola industriale ed economica del Vecchio Continente.

CCU: Sequestro e Utilizzo.

A fronte del disastroso esito dei progetti CCS, a Bruxelles si è pensato di estrarre il coniglio dal cilindro: la CO2 non si re-inietta più, ma si “utilizza”. Come?

  • Per fare bevande frizzanti. Facile a dirsi, difficile a farsi: produrre CO2 a specifica alimentare a partire da emissioni industriali è estremamente costoso per la necessità di processi di purificazione estremamente spinti. E con le emissioni attuali di CO2 su scala mondiale, si saturerebbe l’intero mercato delle bibite gasate in un batter d’occhio.
  • Per produrre…combustibili. Ebbene sì: a partire dalla CO2 si possono produrre combustibili. Sembrerebbe l’uovo di Colombo, se non fosse che la termodinamica mette i bastoni tra le ruote: per produrre combustibili a partire da CO2 (ad esempio con la reazione di Sabatier) è necessario usare processi catalitici, ad alta pressione, e con dispendio enorme di energia. Una follia assoluta e ridicola dal punto di vista energetico ed economico. Non per l’Europarlamento però, che in questo processo sta meditando di riversare ulteriori risorse economiche.
  • Per dare da mangiare alle piante. Pare che qualcuno in Europa si sia accorto che le piante si nutrono di CO2, sono contente se il tenore di CO2 aumenta, e le rese agricole aumentano di conseguenza. Scoperta strabiliante che ha convinto qualcuno a riutilizzare la CO2 pompandola nelle serre. Geniale vero? Resta da capire come mai la CO2 è nutrimento per le piante in serra, e veleno per tutti in atmosfera.

Provando a riassumere

In Europa da molti anni si sperperano miliardi di euro nel vano tentativo di sequestrare un gas che è ritenuto nocivo perché fa scaldare la Terra. Curiosamente, la presenza dello stesso gas in atmosfera consente la vita sulla Terra, che in mancanza della CO2 sarebbe una sterile palla di ghiaccio.

Qualsiasi processo di sequestro e reiniezione della CO2 si associa ad un gigantesco sperpero economico che deve essere caricato sulle spalle della comunità sotto la forma di tasse, balzelli o “crediti verdi”. Alla luce di questo, in Europa si è pensato bene di utilizzare la CO2, piuttosto che sequestrarla, ma ad oggi l’unico uso sensato resta darla in pasto alle piante. Tale uso, tuttavia, è accettabile solo se fatto al chiuso di una serra.

Si narra che nel 1453, mentre Costantinopoli cadeva sotto l’assedio di Maometto II, si discutesse di sesso degli angeli. Oggi dalle nostre parti si discute di COP e di sequestri di CO2, di serre miracolose e di crediti verdi. Questo mezzo millennio, tuttavia, non è passato invano. Rispetto ai trogloditi di Costantinopoli, infatti, oggi abbiamo un’arma segreta da giocarci: male che vada, possiamo sempre lanciare una monetina.

 

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La rivincita del Junk Food

Posted by on 07:00 in Ambiente, Attualità | 6 comments

La rivincita del Junk Food

Un paradosso assoluto. Provate a immaginare ogni genere di cibo da strada che vi viene in mente, purché sia cotto, meglio se fritto, con abbondanti dosi di olio e grassi vari.

Certo, se avete ricevuto la notifica di questo post dalla nostra newsletter e sono le 8 del mattino mi rendo conto che patatine, pesci fritti, bacon et similia rischiano di complicare l’operazione caffè e cornetto, ma è il caso che ve ne facciate una ragione, perché da oggi, grasso, meglio se acido, è bello.

Roba da tabloid affogati di pop-up pubblicitari? L’ultima delle fake news? Pare di, no, la questione è seria, perché arriva da Nature Communications:

Complex three-dimensional self-assembly in proxies for atmospheric aerosols

Mi tocca disilludervi. Il beneficio non è per le coronarie ma per il clima. I fumi che si sprigionano dalla frittura, in cui la fanno da padrone i grassi acidi, pare siano ottimi per la nucleazione, cioè per la formazione delle nubi. Le nubi schermano il sole, ergo, il junk food combatte il global warming. Ai frequentatori di slow food verrà un colpo, o, per dirla con Maurizio Stefanini, che ne ha parlato su Il Foglio, anche una buona parte del fumo di Londra sarebbe in realtà virtuoso.

Certo, per quanto le trovate delle nobili menti che vagheggiano di geoingegneria siano spesso molto fantasiose, è abbastanza impropabile che a qualcuno venga in mente di metter su delle gigantesche friggitrici anti AGW, se del caso ci sarebbe il valore aggiunto delle abbuffate di fish and chips, per esempio…

Comunque, battute a parte, una volta di più salta fuori che il tema degli aerosol è centrale nelle dinamiche del clima, ben venga quindi l’approfondimento sulla frittura 😉

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Lobbisti Salvamondisti

Posted by on 06:54 in Attualità | 29 comments

Lobbisti Salvamondisti

I sacerdoti della religione globalista non fanno che spergiurare che il Global Warming è questione “esclusivamente scientifica” appellandosi, tra le altre cose, alla balla spaziale sul 97% di consensus, una delle più grandi fake news del 21° secolo. A riportarci alla realtà ben diversa dei fatti è il Washington Times, gemello povero ma bello del più noto “Post”, con un articolo che non ha avuto nessuna risonanza sulla stampa mainstream. Per ovvie ragioni, come si capirà dal resto di questo pezzo.

Santa Alleanza

Ricordate la delegazione di volenterosi americani anti-CO2 che si è presentata recentemente alla COP23 di Bonn in antitesi al loro stesso presidente rovinamondo? Ne abbiamo parlato più volte su questo Blog grazie alle ottime e puntuali cronache di Donato Barone. Bene, è forse interessante sapere che due dei volenterosi delegati in questione, Jay Insley e Jerry Brown (rispettivamente governatori di Washington e della California) fanno parte della cosiddetta US Climate Alliance: associazione di 15 stati americani nata con splendido tempismo il giorno stesso in cui Trump ha cestinato l’accordo di Parigi, con il proposito di portare avanti ad ogni costo l’agenda climatista dell’amministrazione precedente. L’associazione in questione è formata dai governatori di 14 stati + Porto Rico, e ama definirsi con involontaria ironia “bi-partisan”, per la presenza di ben 2 governatori repubblicani su 15, per altro in stati di rigoroso rito liberal come Massachussets e Vermont.

Che la causa del Climate Change trovi a tempo di record soluzioni originali a qualsiasi incidente politico non deve ovviamente sorprendere: sono salvamondo, e in quanto tali sono dotati di super-poteri. Ma la cosa realmente interessante è il modo in cui quei super-poteri sono acquisiti e utilizzati.

Lobbismo Verde

La pubblicazione di una serie di email ottenute attraverso regolare richiesta dal Competitive Enterprise Institute, mostra uno spaccato molto interessante dell’attivismo climatico americano. In particolare, il quadro che emerge è quello di governatori che in cambio della disponibilità a spendersi per la causa climatista ne ricavano benefici molto materiali, ad esempio sotto la forma di attivisti climatici messi a disposizione gratuitamente per sostenere le attività dell’Alleanza Climatica stessa: un vero e proprio ufficio-ombra gentilmente offerto da gruppi di attivisti a loro volta foraggiati da entità dotate di disponibilità economiche non indifferenti. Tra le tante associazioni della galassia climatista citate nelle email in questione si segnalano:

  • Climate Nexus, progetto sponsorizzato da Rockefeller Philantropy Advisors;
  • Rhodium Group di Trevor Houser, già consigliere speciale di Hillary Clinton per Clima ed Energia;
  • Climate Registry e Under-2 Coalition, a loro volta partecipati da molti degli stessi Stati appartenenti alla Climate Alliance, in un curioso gioco di scatole cinesi;
  • Georgetown Climate Centre

I benefici forniti ai governatori in questione paiono non limitarsi alla fornitura materiale di uffici, centri di ricerca e staff a titolo gratuito e al di fuori di ogni contabilità, ma includono persino servizi di pubbliche relazioni finalizzati a promuovere storie politiche di “leadership” da pubblicare sul megafono giornalistico liberal per eccellenza: il New York Times.

Quello che emerge è una forma pura e semplice di lobbismo climatico: ovvero l’esistenza di un gruppo di pressione ambientalista estremamente organizzato, ramificato e sovra-nazionale che si alimenta di donazioni molto generose da parte di entità riconducibili all’ambiente finanziario, molte delle quali amano dare di sè una immagine “filantropica”. In un articolo correlato Delingpole menziona tra i generosi donatori in questione la già citata Fondazione Rockefeller (recentemente impegnata in una battaglia “etica” contro la stessa Exxon che pure aveva attivamente sostenuto per decenni), gestori di hedge-fund miliardari come Tom Steyer e gli immancabili mega-gruppi della Silicon Valley: i nuovi padroni del vapore.

Volendo riassumere in poche parole, la narrativa ambientalista si configura come uno dei tanti mezzi attraverso i quali alcune lobby finanziarie particolarmente esposte sul business del “verde” proteggono i loro investimenti. Contribuendo a tenere alta la tensione sul catastrofismo attraverso l’influenza sui media, per esempio. O, più semplicemente, aiutando quei politici che promettono di potare avanti le politiche più redditizie per le lobby in questione. Un mero finanziamento politico mediato (e occultato) attraverso la galassia dell’attivismo climatico e ambientalista.

C’è chi può

Ben inteso: il lobbismo non è un crimine, o per lo meno non lo è negli Stati Uniti, dove questo fa parte a pieno titolo della lotta politica e sottende in gran parte al finanziamento della politica stessa. È altrettanto vero che in termini di etica politica non è uno spettacolo bellissimo quello dei governatori americani più o meno liberal che corrono dietro alle sirene climatiste in cambio di benefici materiali e di immagine, che si tratti di interviste compiacenti su giornali di area, o di comparsate ben pubblicizzate presso eventi planetari come le COP climatiche. Ma fa parte del gioco, decisamente: la politica è anche questo.

Il problema, semmai, è di opportunità. Come si chiede lo stesso Washington Times, immaginate cosa succederebbe se si scoprisse che qualche politico dispone di benefici materiali o di immagine messi generosamente a disposizione da una compagnia petrolifera in cambio di un impegno a perorare le sue cause: opinionisti scatenati, VIPs sdegnati, starlette inorridite, concertoni di protesta, manifestazioni di piazza, flash-mobs, sponsor in fuga, scomuniche papali e chi più ne ha più ne metta.

Ecco, il punto è proprio questo: c’è chi può e c’è chi non può. Da una parte, le poche voci scientifiche contrarie alla narrativa devono ricorrere, a mo’ di disclaimer, a pietose postille in cui giurano di non ricevere fondi da industrie minerarie o dell’energia. Mentre dall’altra parte c’è chi di fondi ne riceve tanti e generosi, in cambio di benefici politici significativi e per giunta in un contesto di sostanziale anonimato: gli è concesso, perché la loro causa è giusta, mentre quella degli altri è sbagliata. Ché alla fine della fiera è il Marchese del Grillo a celarsi sotto le sembianze solo in apparenza ascetiche delle vestali del Climate Change, con il suo intramontabile:

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Le Previsioni di CM – 27 Novembre / 3 Dicembre 2017

Posted by on 06:54 in Attualità | 6 comments

Le Previsioni di CM – 27 Novembre / 3 Dicembre 2017

Queste previsioni sono di Fabio Campanella


Situazione ed evoluzione sinottica

Ed inverno fu: settimana ricca di novità quella prossima, con un netto cambio di circolazione atmosferica sull’Europa centrale e sul Mediterraneo. Per poter comprendere meglio ciò che sta per accadere non si può che fare riferimento a questa interessante e didattica emisferica:

Siamo di fronte ad un blocco molto profondo della circolazione zonale dovuta ad un importante convergenza dei flussi di calore verso il Polo da parte del getto atlantico ed in misura minore anche da parte del getto asiatico. Questo tipo di sinottica modella il vortice in modo da assomigliare ad un ferro di cavallo. Tale “ferita” al vortice non si ferma in troposfera ma addirittura si spinge su tutta la colonna d’aria arrivando con buona risonanza anche a quote stratosferiche come questa carta di vorticita potenziale isoentropica 475K (a circa 18-20 km) di altezza ci fa notare.

A questa altezza possiamo notare che le onde sono addirittura 3 tra cui anche quella pacifica figlia di un precedente flusso di calore troposferico partito un po’ di giorni fa e ad oggi esaurito. Tutto questo sta dando vita in queste ore e soprattutto nella prossima settimana ad una discesa di aria fredda diretta principalmente in Europa centrale ed in misura minore a latitudini più basse compreso il Mediterraneo centro-occidentale. L’episodio mentre sto scrivendo questo editoriale sembra protrarsi a lungo grazie a nuovi e rinnovati contributi subtropicali atlantici verso latitudini polari e per l’assecondamento (almeno temporaneo) della stratosfera dove alla quota di riferimento di 10 hPa si nota la possibilità di un importante calo dell’indice zonale, spesso fioriero di persistenza del vortice polare a presentarsi debole con una oscillazione artica quindi nel complesso negativa.

Detto ciò, non possiamo che attenderci una settimana mediamente fredda, non gelida in quanto l’ingresso principale delle correnti artiche non sarà la porta della bora ma bensì quella del Rodano, dove quindi l’aria fredda sarà costretta a compiere un giro più largo e lungo ed andrà ad interagire con le correnti più miti mediterranee perdendo parte delle sue caratteristiche ma comunque capace di dispensare giorni prettamente invernali con nuove nevicate a quote basse al Nord e sull’Appennino centro-settentrionale.

Previsioni del tempo sull’Italia

Lunedì: Ancora instabile al Sud specie sul versante Adriatico e sulla Sicilia specie settentrionale, con residue precipitazioni, nevose a quote collinari sull’Appennino Meridionale ma in via di rapido esaurimento durante la giornata. Altrove variabile con ampie schiarite Venti forti di tramontana sull’Adriatico, di maestrale sul Tirreno. Temperatura in sensibile diminuzione al Centro-Sud specie del versante adriatico. Stazionarie altrove.

Martedì: Miglioramento ulteriore al Sud, cielo generalmente poco nuvoloso con residui addensamenti sul Salento e sul Basso Adriatico, Aumento della nuvolosità al Nord, centrali tirreniche e Sardegna per il sopraggiungere di una nuova perturbazione fredda dall’Europa Centrale. Qualche pioggia in serata su Liguria e Toscana, Corsica e Sardegna. Aumento della nuvolosità anche su Lazio e Campania dal pomeriggio ma senza precipitazioni. Venti settentrionali in attenuazione e tendenti a disporsi dai quadranti sudoccidentali rinforzandosi nuovamente specie sui mari occidentali. Temperatura in aumento ovunque nelle massime.

Mercoledì: Perturbazione fredda sull’Italia. Tempo chiuso al Nord (probabilmente saltato il Piemonte e la Liguria occidentale), piogge deboli o moderate specie sulle zone Centrali, sul Veneto e sulla Sardegna dove andranno intensificandosi. Altrove nuvolosità irregolare con ampie schiarite su Sicilia, Calabria e zone Ioniche. Qualche pioggia anche su Lazio e Campania specie a fine giornata. Venti generalmente sudoccidentali in rinforzo. Nevicate sulle Alpi oltre i 300-400 metri di altezza, più in alto sull’Appennino Centrale ma con la quota che andrà abbassandosi dalla nottata. Temperatura in aumento ulteriore al Sud e sulle zone Ioniche, in diminuzione al Nord.

Giovedì: La perturbazione si dovrebbe arcuare e concentrarsi tra l’Italia nordorientale, il versante adriatico ed il Sud con piogge specie su Campania, Lazio, Marche, Umbria, e Triveneto. Nevicate intorno ai 500-600 metri sull’Appennino Settentrionale, 800-1000 metri su quello centrale, 1000-1400 metri su quello meridionale. Venti ancora moderati da sudovest sullo Ionio, occidentali sul Tirreno centromeridionale, di maestrale su Tirreno e adriatico settentrionale. Temperatura in ulteriore lieve calo al Centronord, stazionarie al Sud.

Venerdì – Sabato – Domenica: A causa dell’estrema dinamicità del prossimo episodio non è facile spingersi in maniera precisa e puntuale ad una distanza temporale così grande. Generalmente le elaborazioni odierne continuano a vedere l’afflusso freddo entrare dal Rodano e rendere quindi instabile il tempo sull’Italia specie sui versanti tirrenici, sul Triveneto e sull’Adriatico centrale con pioggia intermittente e neve a quote collinari al Centronord. In ombra parte della Liguria ed il Piemonte. Il Sud, come di consueto in queste situazioni, specie la Puglia ed il Molise, saranno riparate dalle correnti sudoccidentali e soprattutto risentiranno di meno dell’afflusso freddo ma comunque anche queste zone sperimenteranno temperature nel complesso invernali.

Quindi… In ogni caso sarà inverno.

Alla prossima.

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