Anidride Carbonica

Secondo i dati rilevati a Mauna Loa (NOAA, 2015) i livelli atmosferici di CO2 sono passati da 315 ppmv del 1958 alle 400 ppmv odierne con un incremento medio di 1.5 ppmv/anno. Tale incremento è soggetto ad una sensibile ciclicità stagionale per effetto della quale la CO2 cala di circa 6 ppmv ogni anno in coincidenza dell’estate boreale per poi risalire all’avvicinarsi del’inverno boreale. Tale fenomeno è sintomo dell’efficacia della vegetazione spontanea e coltivata nell’incamerare CO2 trasformandola in biomassa.

L’anidride carbonica è il principale gas serra emesso dall’uomo e tramite il processo di fotosintesi è il mattone essenziale della vita sul nostro pianeta. In proposito invito tutti alla seguente riflessione: I 70 grammi di pasta di cui a pranzo si nutre un consumatore medio italiano corrispondono 70 * 44/30 = 103 g di CO2. Insomma: niente CO2 niente cibo3.

Sarebbe auspicabile dunque interrompere il “lavaggio del cervello” in nome del quale la CO2 viene indicata come un veleno in quanto ciò è anzitutto contrario alla verità. In proposito è intuibile  che se non si coglie l’essenza dell’anidride carbonica non si potrà mai pensare di controllarne i livelli atmosferici.

Il Clima, se lo conosci, ne parli

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Il Clima, se lo conosci, ne parli

Qualche giorno fa, intervenendo in uno dei nostri post, un lettore ha fatto una battuta sferzante:

Viviamo in tempi di cambiamenti “veloci” e anche il “clima” si adegua. Ora cambia da un giorno all’altro.

A conferma di questa percezione, qui espressa con una battuta ma purtroppo molto diffusa nel sentire comune, arrivano ad esempio commenti sui media come quello di SkyTG24 di domenica scorsa, dove si affermava con grande autorevolezza che “il caldo della settimana scorsa e i successivi temporali sono segno del climate change“. Una volta la chiamavamo estate, ma ora non va più di moda.

Peccato che il clima non si adegui, con buona pace di quanti commentando questi episodi continuano a parlare di “clima”, ignorando il fatto che si tratta piuttosto di “tempo”, non solo per definizione, ma proprio per come le cose effettivamente avvengono.

Ignoranza? Probabilmente sì, cui si somma una scarsa voglia di capire diffusa nel panorama informativo attuale, in cui con 4 click siamo convinti di aver imparato tutto quel che c’è da sapere su ogni argomento. Capita invece che spesso di click ce ne vogliano alcune migliaia, di cui un certo numero solo per tirar giù interi libri o, per alcune cose in quanto unica soluzione disponibile, per acquistarne la versione cartacea.

Così oggi è di un libro che desidero parlare. L’argomento è presto detto, del resto come potrebbe essere altrimenti:

Lineamenti di climatologia – di Sergio Pinna, ed. Aracne, che lo descrive così:

Il volume fornisce le conoscenze di base della Climatologia, la scienza che si occupa di definire i climi, di classificarli, di spiegare le diverse cause che ne determinano l’esistenza e le modificazioni, di porli in relazione con i molteplici aspetti dello spazio geografico, e di interpretarne l’influenza sui vari tipi di ambienti, naturali e/o antropizzati. I primi cinque capitoli sono rivolti all’esame degli elementi meteorologici (radiazione solare, temperatura, umidità dell’aria, precipitazioni, pressione atmosferica e vento), mentre il successivo tratta dei principali fattori climatici e degli effetti da questi indotti sugli elementi appena citati. I capitoli VII, VIII e IX sono rispettivamente dedicati ai caratteri essenziali del clima a livello globale, ai metodi per le classificazioni climatiche e agli aspetti generali del clima in Italia. Nel X capitolo è discusso il tema delle variazioni del clima e delle metodologie seguite per il loro studio; la questione è affrontata nell’ottica di diverse scale temporali: dalle grandi oscillazioni nel corso del Fanerozoico alle fasi di breve periodo nell’Olocene. Conclude il testo una sintetica trattazione della climatologia dei cicloni tropicali e dei tornado.

Sergio Pinna, professore ordinario all’Università di Pisa, è anche un amico di CM (qui trovate alcuni dei suoi contributi), ha scritto questo testo per i corsi di climatologia della laurea magistrale in scienze ambientali dell’ateneo (qui il curriculum climatologico e le informazioni necessarie), nel contesto della lodevole iniziativa di aprire un corso di studi interamente dedicato all’argomento climatologia.

Tra le tante utili e rigorose informazioni in esso contenute, potrò sembrarvi ripetitivo, ma voglio ripetere proprio la breve descrizione che nell’introduzione si fa del “tempo” e del “clima”:

Nel linguaggio comune, Tempo e Clima sono due termini che vengono spesso usati come sinonimi; tale consuetudine però non è affatto corretta. Invero, da un punto di vista scientifico, è importante che i loro significati siano nettamente distinti:

Tempo – è lo stato dell’atmosfera in un determinato momento e in un dato luogo; è definito quindi dall’insieme degli elementi meteorologici (temperatura, precipitazioni, nuvolosità, vento,
radiazione solare, pressione e umidità), valutati in un certo istante, mediante diverse grandezze misurabili. Il tempo è perciò in continua evoluzione, come ben possiamo renderci conto osservando che da un’ora all’altra l’entità dei singoli elementi presenta variazioni anche rilevanti.
Clima – è il quadro delle condizioni atmosferiche caratteristiche di una determinata parte della superficie terrestre, quadro che scaturisce da un’analisi statistica completa delle serie storiche di dati meteorologici. Tale quadro sarà allora definito in base: a) valori medi delle grandezze per un certo intervallo temporale; b) variabilità associata alle medie calcolate; c) caratteri di stagionalità; d) valori estremi misurati; e) andamenti tendenziali nel lungo periodo.

L’individuazione del clima si fonda quindi sul calcolo di medie pluriennali, anche se non può certo limitarsi solo a questo, visto che pure certi aspetti della variabilità rivestono una notevole importanza.
In ogni modo, la differenza fra i concetti di clima e di tempo appare ben marcata, per cui deve essere evitata ogni confusione nel loro utilizzo; in proposito si può far presente che l’abitudine ormai diffusa in sede di previsioni del tempo di pronunciare frasi del tipo di «domani sull’Italia centrale avremo un clima mite» è ovviamente erronea, visto che il clima è una caratteristica dei luoghi che, almeno in un ambito temporale non troppo lungo, possiamo ritenere costante.

Lettura altamente consigliata! E ringrazio l’amico Sergio per aver voluto condividere con le nostre pagine il suo lavoro.

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Il Solito Teatro e…Un Annuncio Importante

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Il Solito Teatro e…Un Annuncio Importante

Erano in attesa febbrile da mesi i media del mainstream, poveretti, come Vladimir ed Estragon in Aspettando Godot. Come Estragon, avevano il cappio al collo lo scorso inverno mentre si sbracciavano per convincerci che le nevicate record del Sud Italia non valevano niente, erano “tempo”, e non “clima”. Prima o poi il caldo record sarebbe arrivato, proprio come Godot, a salvare la loro narrativa del “moriremo tutti salvo-che”.

Dopo tante estati normali, seguite al terribile 2003, i media del mainstream credevano finalmente di averlo trovato, Godot, nelle declinazioni bibliche di anticicloni africani dai nomi evocativi (e ormai inflazionati) come Giuda e Caronte. Finalmente Giuda offriva la pistola fumante per attribuire alla nuova amministrazione americana e al suo inopinato abbandono della COP21 parigina le colpe di tutti i nostri mali climatici. Ché si è insinuato anche questo, tra articoli deliranti sull’inferno prossimo venturo e servizi televisivi real-time dal letto-di-morte del Po: che fa caldo per colpa di Trump.

Eppure i media del mainstream sono rimasti silenziosi quando per molti anni precipitazioni generose avevano illuso gli italiani che lo spettro della siccità fosse scomparso per sempre dai radar. Per anni si sono limitati, i nostri media, a snocciolare annoiati la lunga serie delle esondazioni del Lambro e del Seveso, al tempo in cui la narrativa della “Milano capitale multiculturale d’Italia” non aveva ancora prevalso su tutto il resto, e si poteva ancora fare una cronaca che raccontasse qualcosa di negativo della città meneghina.

Ma proprio in prossimità dell’orgasmo meteo-catastrofista, quando Godot sembrava davvero sul punto di arrivare, ecco che il tempo cambia e invece di Draghignazzo e Barbariccia arriva una conca di aria fredda nord-atlantica come non si vedeva da lungo tempo. Ma il teatro dell’assurdo non può finire qui: ricomincia infatti immediatamente l’inutile e interminabile attesa del disastro globale prossimo venturo sotto le spoglie, questa volta, della litania del meteo estremo, dei fenomeni violenti e del clima impazzito. E comunque il caldo resiste al Sud, quindi orgasmo multiplo: se al Nord il clima è impazzito, al Sud è ancora global warming antropogenico.

La storia si ripete

Le demenzialità dell’informazione mainstream non sono le uniche a ripetersi con regolarità. Per quanto meno martellanti e prevedibili, altri eventi tendono a ripetersi regolarmente sull’Italia, seppure con tempi di ritorno fortunatamente molto più lunghi, e sfortunatamente meno prevedibili: parliamo di siccità e alluvioni, che dall’alba dei tempi tornano sistematicamente ad interessare una penisola immersa in un mare caldo e affacciata alla gigantesca piattaforma infuocata dell’Africa settentrionale.

Fu un temporale refrigerante, del resto, a ripulire l’aria di una Milano avvolta dai miasmi pestilenziali nella narrazione manzoniana. Non credo che allora qualcuno si fosse lamentato dei fenomeni violenti in questione. Più probabile che abbiano affollato le chiese per ringraziare il Cielo della grazia ricevuta. I tempi sono cambiati: invece di linciare gli untori e affollare le chiese per invocare la protezione dei santi, nel nome della nuova peste del Climate Change si lincia il Presidente americano e si invoca la protezione di Gore, Macron e Di Caprio. Ogni tempo ha gli untori e i salvatori che si merita, evidentemente.

Una voce fuori dal coro

Veniamo meno all’impegno di non parlare di politica italiana, e lo facciamo volentieri per citare le parole del Ministro per l’Ambiente Galletti, un lampo di buon senso in un mare di stupidità mediatica. Il ministro ha fatto notare come la carenza d’acqua non va gestita come una emergenza: servono nuovi invasi, punto. “Di circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono sull’Italia ne riusciamo a captare solo l’11%” ha fatto notare il ministro. Avrei aggiunto anche un riferimento a quanta acqua viene dispersa dai nostri acquedotti, ma va già benissimo così.

Premio Cazzonte

Ed ora… è tempo di annunci importanti.

È con commozione e trepidazione, infatti, che vi annuncio che a fine anno verrà assegnato il primo Premio Cazzonte per il peggior servizio giornalistico mainstream in fatto di clima. Il nome del premio in questione rappresenta un omaggio all’anticiclone infernale estivo più gettonato sugli italici media, con una opportuna modifica per evidenti questioni di Copyright.

  • Le segnalazioni dei lettori del Blog sono benvenute in quanto la lettura di giornali mainstream è un supplizio a cui la redazione del Blog non intende sottoporsi.
  • Il vincitore del Premio Cazzonte sarà colui che avrà segnalato l’articolo o il servizio televisivo peggiore dell’anno.
  • Le candidature saranno rivolte a due settori principali: Informazione Televisiva e Carta Stampata (giornali online inclusi).
  • Il premio sarà una intervista e la pubblicazione sul Blog di un articolo di analisi critica del testo o del servizio televisivo vincitore.
  • Le segnalazioni saranno inviate alla Giuria attraverso la funzione “Contattaci“, insieme ad una breve descrizione delle motivazioni alla base della segnalazione.

Mi permetto di segnalare due candidature degne di nota, giusto per rompere il ghiaccio.

Candidato al Cazzonte d’Oro per l’Informazione Televisiva

Il titolo per questa settimana va di diritto a Sky che ha snocciolato per giorni servizi drammatici con croniste diafane ansimanti in improbabili smanicati di fronte al greto secco del Po. I primi piani del disco solare infuocato impreziosivano il contesto con echi cinematografici degni dei Fratelli Lumière: l’effetto immediato era quello di scappare dalla TV in preda a terrore, come narra la leggenda a proposito degli spettatori del famoso “Arrivo del Treno alla Stazione di La Ciotat”.

Fig. 1. Il mitico arrivo del treno alla stazione di La Ciotat. Fonte: wikipedia

Gli spunti involontariamente comici, del resto, sono stati numerosi. Tra questi una intervista ad un vecchietto del viterbese al quale è stato chiesto se avesse mai visto un livello così basso del lago di Bracciano al quale l’arzillo pensionato ha risposto “Sì, nel 2003”. “Era stata una estate siccitosa quella?” Domanda la cronista presa in contropiede. “Certo! Molto calda”. Imbarazzo in studio. Interviene un esperto, calciando disperatamente in corner: “Beh… Questo però è il livello più basso per il mese di Giugno”. Sospiro di sollievo generale.

In data Domenica 24 Giugno, nel resocontare i primi temporali in Valpadana (con ancora sullo sfondo il primo piano di un terreno giallastro spaccato dalla siccità) il cronista commenta: “Del resto anche questi temporali, come la siccità, sono un segno del climate change”. Clima e tempo al solito si confondono in un caleidoscopio di scempiaggini senza fine. Ma con un unico comune denominatore: se fa caldo è clima, e se fa freddo è tempo.

Candidato al Cazzonte d’Oro per la Carta Stampata

Per la sezione “Carta Stampata” vale la pena citare l’articolo comparso su La Stampa il 23 di Giugno: Quasi 6 gradi sopra la media. Il Mar Ligure bollente perde anche la brezza. Riassumendo:

  • Il Mar Ligure è molto più caldo della media, ma niente brezza refrigerante per i bagnanti
  • Il mare caldo “squaglia le perturbazioni” incrementando la siccità
  • Il mare caldo è causa di alluvioni perché esalta la fenomenologia
  • Ad essere caldi sono gli strati superficiali, è vero…
  • …Ma se il calore si propagherà agli strati inferiori allora si incepperà il nastro trasportatore tra acque superficiali e profonde, trasformando il Mediterraneo in una specie di stagno, come il Mar Nero.
  • In omaggio alla cronaca di questi mesi, abbiamo anche i “pesci profughi”: vengono ovviamente da posti più caldi, attraverso il Canale di Suez. Niente O(N)G per loro, però: pare infatti che sappiano nuotare per lunghe distanze, nello specifico da Napoli a Portofino. Profughi, ma VIP.

È l’ultima evoluzione del catastrofismo mainstream, la più evoluta: comunque vada avranno avuto ragione loro, e va sempre tutto male. Il mare è caldo? I bagnanti non si illudano, manca la brezza quindi tanto vale rimanere a casa con l’aria condizionata a palla. Continua la siccità? È colpa del mare caldo che “squaglia” le perturbazioni. Arrivano i temporali? Colpa del mare troppo caldo. Si raffredda la superficie marina al primo maestrale? il riscaldamento continuerà in profondità, trasformando il Mediterraneo in uno stagno. Meno male che arrivano i “pesci profughi” a ripopolarlo. Tutto torna e la narrativa è salva.

Prevedo il Futuro

Per la prossima settimana sono già pronti i titoloni:

  • Italia spezzata in due: il Nord sotto i temporali, caldo record al Sud.
  • Clima impazzito, l’Esperto: “Temporali in Giugno, mai visto prima, un tempo arrivavano ad Agosto”.
  • L’esperto #2: “Le piogge di questi giorni? Inutili, il terreno è secco e scivolano via senza essere assorbite”
  • L’esperto #3: “Nessuno si illuda, sarà l’estate più calda degli ultimi 500,000 anni. Già in arrivo i prossimi anticicloni: Draghignazzo, Barbariccia, Graffiacane e Farfarello”.
  • Temporali killer, come sopravvivere. L’esperto #4: “Non state sotto gli alberi durante un temporale, e non riparate l’antenna condominiale”.
  • Il dietologo: “Frutta e verdura, 45 porzioni al giorno. Per i bambini, fino a 150.”
  • Coldiretti: “dopo la siccità, il maltempo: danni per 1000 mila miliardi”
  • Politica: “Anticipare subito la COP24 e chiudere tutte le centrali termoelettriche europee entro una settimana”. Le opposizioni: “Troppo poco, tornare al grasso di balena, subito”. Insorgono i liberal-neo-malthusiani: “Lasciate in pace le balene, usate grasso umano che siamo in troppi”. Puntualizzano le liberal-femministe: “Bene il grasso umano. Ma sia grasso di uomo, che sono tutti brutti e panzoni e le loro flatulenze aggravano l’effetto serra”.

Buona sudata e buoni temporali a tutti, mangiate frutta e verdura, non girate sul tetto del condominio con un’antenna in mano durante un temporale e continuate a leggere Climatemonitor, che l’estate è ancora lunga e promette di essere ricca di tanti altri spunti interessanti…

 

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Le Previsioni di CM – 26 Giugno / 2 Luglio 2017

Posted by on 06:17 in Attualità, Le Previsioni di CM | 2 comments

Le Previsioni di CM – 26 Giugno / 2 Luglio 2017

Questa rubrica è curata da Flavio____________________________

Situazione ed evoluzione sinottica

La situazione sinottica si avvia a cambiare in maniera radicale sullo scacchiere europeo, dopo molte settimane caratterizzate dalla persistenza di una configurazione ad omega particolarmente penalizzante per la penisola italiana, da un punto di vista precipitativo in primavera, e termico in queste prime settimane della stagione meteorologica estiva.

Avevamo evidenziato nelle puntate precedenti di questa rubrica come il blocco ad omega in questione non fosse comunque garanzia di stabilità nel lungo periodo, per la persistenza di figure sinottiche non propriamente estive, come gli anticicloni alle alte latitudini che hanno disturbato in modo sostanziale il flusso principale favorendo contrasti notevoli tra masse d’aria di natura molto diversa tra loro e contribuendo alla genesi di fenomeni particolarmente violenti come nel caso della tempesta a Mosca. Si era attribuita questa anomalia stagionale ad una sostanziale immaturità della stagione estiva, in apparente contrasto con il contesto metorologico italiano, caratterizzato invece da condizioni molto calde e siccitose. Al solito, limitare lo sguardo all’orticello di casa propria non aiuta a comprendere le dinamiche di più ampio respiro che sono alla base dell’evoluzione degli eventi sul lungo termine e su una scala molto più vasta.

Tornando a bomba, il campo di massa è in diminuzione sull’Europa a partire da ovest per l’approssimarsi di una ondulazione atlantica che in queste ore raggiunge l’Iberia occidentale. All’avanzata della saccatura atlantica si accompagna un vasto e generalizzato calo del geopotenziale sul medio Atlantico con formazione di una vasta conca di aria molto fresca in quota alimentata da un getto insolitamente vivace per la stagione in uscita dalla costa atlantica canadese (Fig.1).

Fig.1: GFS, Lunedì 26 Giugno 2017: corrente a getto. Fonte: www.wetterzentrale.de

I centri depressionari adesso dominano alle alte latitudini: due vortici sono attualmente in azione in seno al flusso principale, rispettivamente su Terranova e sulla Scandinavia, mentre sull’Artico una profonda depressione ha sostituito l’anticiclone pre-esistente, apportando nuvolosità e nevicate diffuse sul Bacino Artico Centrale. L’anticiclone atlantico sub-tropicale è costretto a ritirarsi a ovest delle Azzorre per l’azione prepotente del getto canadese e l’anticiclone africano ripara verso il sud Italia permettendo l’ingresso di correnti umide pre-frontali sul Nord associate ai temporali diffusi che hanno rotto la calura sulla Valpadana nella giornata di Domenica appena trascorsa (Fig. 2).

Fig.2: GFS, Lunedì 26 Giugno 2017. Geopotenziale e isobare al suolo. Fonte: www.wetterzentrale.de

Nel corso della settimana l’ingresso dell’aria nord-atlantica nel cuore dell’Europa occidentale porterà alla formazione di una vasta area depressionaria all’interno della quale agiranno diversi centri depressionari forieri di diffusa instabilità, ulteriormente esaltata per l’azione di un nocciolo di aria fredda in quota che dal nord-Atlantico muoverà verso la Francia. L’azione di blocco offerta dall’anticiclone in risposta dinamica all’avanzata della vasta struttura depressionaria ne rallenterà ulteriormente l’evoluzione, favorendo la persistenza di precipitazioni al Nord e innescando nel contempo una notevole avvezione calda nord-africana sulle regioni meridionali (Fig.3).

Fig.3: GFS, Giovedì 29 Giugno 2017. Geopotenziale e isobare al suolo. Fonte: www.wetterzentrale.de

Sul finire della settimana il vortice europeo tenderà ad essere riassorbito dal flusso principale lasciando l’Italia sotto l’azione di correnti fresche, tese e secche dai quadranti settentrionali. Come è lecito attendersi in occasione di break di questa portata, la stagione impiegherà diversi giorni a riorganizzarsi. Possibile che lo faccia riportandosi su binari più miti rispetto a quanto visto finora, all’insegna di una azione più incisiva dell’antiticlone delle Azzorre associata ad una ripresa del flusso principale alle alte latitudini.

La storia dell’estate 2017 è ancora tutta da scrivere. Checché vi abbiano raccontato i media del mainsteram in questi ultimi giorni di parossismo e di delirio meteopsichiatrico.

Previsioni del tempo sull’Italia

Lunedì Poche nubi al centro-sud, ma con temporali in arrivo sull’Appennino meridionale nelle ore pomeridiane. Al nord, dopo un’inizio di giornata abbastanza buono, tornano i temporali sul nord-ovest, dapprima sul Piemonte già a metà giornata e poi anche sulla Lombardia. Temperature in ripresa al nord-est e sempre alte al centro-sud. Venti occidentali tendenti a piegare da sud-ovest tra Liguria e Toscana.

Martedì temporali sparsi sulle Alpi e, dal pomeriggio, anche sull’Appennino settentrionale, con interessamento serale delle zone pedemontane dell’Emilia Romagna. Caldo potente al centro-sud, con venti meridionali che faranno aumentare l’umidità atmosferica.

Mercoledì Nuova perturbazione in arrivo al nord, con piogge abbondanti e temporali intensi sulla fascia pedemontana alpina e sulla Liguria, associati ad un nuovo sensibile calo termico. Perturbazione che arriverà ad interessare anche le regioni centrali, sebbene con precipitazioni – sempre temporalesche – più circoscritte alle zone montuose. Ancora stabile e molto caldo al sud. Ventilazione sostenuta da occidente.

Giovedì le correnti da ovest continuano a portare maltempo al nord e sulla Toscana, sebbene con fenomeni sparsi ma non intensi anche se a carattere prevalentemente convettivo. Sud ancora sotto l’alta pressione, ma con tempo più ventilato ed umidità ancora molto alta.

Venerdì molta variabilità al centro-nord, con annuvolamenti che privilegeranno le zone montuose e potranno causare qualche rovescio o tempoale, ma in un contesto che lascerà spazio a schiarite sulle coste, specie per il versante adriatico. Temperature in ripresa al nord, stazionarie al centro e ancora alte al sud.

Sabato Tempo ancora molto dinamico al centro-nord, con eventi precipitativi più diffusi al nord-est e con un nuovo impulso in arrivo nella serata di sabato sulle regioni centrali. Al sud diminuisce la pressione e si alzano le probabilità di temporali sui monti. Temperature in diminuzione.

Domenica tempo che torna a migliorare al nord, ma con colonna d’aria incline alla convezione nelle ore pomeridiane, specie sul nord-est. Migliora anche al centro per i venti settentrionali. Temporali che raggiungono in modo più diffuso i monti del meridione, segnando anche lì il cambiamento di massa d’aria.

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Il freddo futuro dell’Homo Sapiens

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Il freddo futuro dell’Homo Sapiens

Sul blog di Euan Mearns “Energy Matters” è uscito un post molto interessante, così come lo sono i commenti che ne sono scaturiti. Il Dott. Agostino Mathis, già più volte ospite delle nostre pagine, mi ha inviato un breve commento al post che vi propongo di seguito, raccomandandovi però la lettura di entrambi.

Buona giornata, gg

Il post è intitolato “The Vostok Ice Core and the 14,000 Year CO2 Time Lag“, e discute a fondo la correlazione temporale tra gli andamenti della temperatura e della CO2 durante le ultime ere glaciali, ed in particolare durante la transizione tra il penultimo interglaciale (l’Eemiano), e l’avvio dell’ultima era glaciale, quando il forte raffreddamento è avvenuto mentre per ben 14.000 anni la CO2 è rimasta costantemente al livello preglaciale di circa 270 ppm (comunque, ben inferiore all’attuale di 400 ppm).

Il post, e soprattutto il successivo, lungo, elenco di commenti, proseguono esaminando tutta una serie di cause che possono influire sulla ampiezza e sulla durata delle glaciazioni, portando elementi anche molto stimolanti. In particolare, viene posto in evidenza il ruolo cruciale che potrebbe essere stato giocato dal volume della calotta glaciale artica, sempre crescente nelle ultime ere glaciali.

Ferma restando l’osservazione che una deglaciazione è sempre innescata da un massimo di inclinazione dell’asse terrestre (e conseguente massimo di insolazione estiva sull’Artico), resta la constatazione che talvolta tale massimo non riesce a provocare una vera deglaciazione fino ad un interglaciale come l’attuale: ciò può essere proprio dovuto al volume eccessivo raggiunto dalla calotta artica durante quella glaciazione.

Come si vede dalle belle figure 11 e 12 del post, questa considerazione potrebbe spiegare il prolungamento della durata delle ere glaciali negli ultimi 500.000 anni, dai 41.000 anni che sono il periodo dell’obliquità dell’asse terrestre, ai circa 100.000 anni, che sono il periodo della deformazione dell’ellisse percorsa dal pianeta Terra. In realtà (v. fig. 12), nelle più recenti ere glaciali la durata si porta tendenzialmente dai 41.000 anni agli 82.000 anni, ed addirittura ai 123.000 dell’ultima glaciazione, cioè proprio due o tre volte il periodo dell’obliquità dell’asse terrestre: vengono così a mancare uno, e poi due, interglaciali! Evidentemente, invece, non ci sarebbe, o sarebbe secondario, l’effetto della deformazione, con periodo di 100.000 anni, dell’ellisse percorsa dal pianeta Terra.

Vedendo le cose da “ingegnere dei controlli automatici”, un simile comportamento desta gravi preoccupazioni: si tratta infatti di un sistema non-lineare, che presenta un “ciclo limite”, cioè una instabilità periodica persistente, ma in questo caso sempre più ampia, che in un impianto industriale può verosimilmente portare ad un evento incidentale con la la messa fuori uso dell’impianto stesso.

Nei miei commenti alla fine del post di Euan Mearns, cito un articolo uscito su Nature diversi anni fa, che mi aveva molto “intrigato”. Esso infatti riporta una serie di simulazioni dell’attuale fase del clima terrestre, da cui risulterebbe una alta probabilità che, senza interventi antropici (voluti o non voluti), il clima si porti in tempi geologicamente brevissimi (con l’imminente inizio della prossima era glaciale) in una nuova situazione stabile, con una calotta glaciale artica estesa al settentrione dei continenti americano ed euroasiatico, e paragonabile in volume e stabilità a quella antartica!

Che ne sarebbe dell’attuale “civiltà” dell’Homo sapiens?

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L’ondata di caldo del Giugno 2017

Posted by on 07:00 in Attualità, Climatologia, Meteorologia | 12 comments

L’ondata di caldo del Giugno 2017

Livello di anomalia relativo al periodo 1951-2017 per la zona rurale prossima a Milano

Ieri l’altro, giovedì 22 giugno, molti notiziari radiofonici e televisivi mettevano il caldo e la siccità come prima notizia, complice anche lo stato di emergenza per siccità dichiarato nelle provincie di Piacenza e Parma. Non è mia intenzione commentare lo stile adottato dai media o il fatto che nessuno sappia più distinguere fra meteorologia e clima o ancora il significato politico dato all’ondata di caldo, che secondo alcuni commentatori (oggi ho sentito il dottor Mentana sul TG di La sette) sarebbe nientemeno che da ricollegare al voltafaccia americano rispetto agli accordi di Parigi.

Premetto che l’anomalia termica positiva è frutto di un promontorio anticiclonico subtropicale di blocco da sudovest che influenza in modo più diretto il centro-nord e la Sardegna. Il meridione peninsulare e la Sicilia invece sono stati invece fin qui esposti a un regime di correnti più fresche da nordest che scorrono sul fianco orientale del promontorio in questione, per cui le temperature di giugno sono state fin qui pienamente nella norma.

Per cercare di capire quanto è fin qui anomalo dal punto di vista delle temperature massime il giugno 2017 per il circondario di Milano ho estratto per il periodo da 1 a 22 giugno il numero di giorni con temperature massime maggiori o uguali a 30°C. Il risultato è in figura 1. In figura 2 riporto invece i casi con temperature massime maggiori o uguali a 33°C.

Preciso che la serie storica analizzata è quella di Milano Linate per il periodo 1951-1992 (Servizio Meteorologico dell’Aeronautica militare e ora Enav, con dati che dal 1973 provengono da GSOD – https://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/) e quella di Montanaso Lombardo dal 1993 in avanti (fonte: Crea – Cma – http://cma.entecra.it/homePage.htm). Il cambio di stazione è dovuto al fatto, già in altre occasioni discusso, che la stazione aeroportuale di Linate, problemi gestionali a parte, risente sempre più dell’Isola di calore urbano di Milano.

Come si può notare dai dati, il 2017 con 15 giorni con temperature oltre i 30°C e 7 giorni oltre 33°C è al secondo posto dopo il 2003 (rispettivamente 16 e 8). A seguire abbiamo il 2013 (11 e 3) e il 2014 (8 e 6).

Notare anche che gli ultimi due anni (2015 e 2016) erano stati particolarmente miti, disabituandoci ai mesi di giugno torridi vissuti negli anni precedenti.

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Gli aerosol marini raffreddano il clima

Posted by on 13:00 in Attualità | 1 comment

Gli aerosol marini raffreddano il clima

Un Comunicato Stampa molto interessante del CNR: Certe nuvole riflettono di più.

Si tratta del lancio di uno studio pubblicato recentemente su Nature, in cui è stato confermato con verifiche sperimentali che le sostanze organiche tensioattive di origine marina portano ad un aumento significativo del numero delle goccioline d’acqua nelle nubi – anche per un fattore dieci; quindi anche ad un significativo aumento della capacità di queste nubi di incidere sul bilancio radiativo del pianeta attraverso una modifica dell’albedo.

Surface tension prevails over solute effect in organic-influenced cloud droplet activation

Né il ruolo delle sostanze tensioattive di origine marina, né gli effetti sulle dinamiche della nucleazione e dell’albedo, sono considerati secondo questa prospettiva nelle simulazioni climatiche, per le quali queste novità si prospettano piuttosto interessanti.

Giusto per ricordarcelo, le dinamiche delle nubi sono tra gli aspetti del funzionamento del sistema, quello in cui il livello di comprensione scientifica e la conseguente capacità di riprodurre i processi efficacemente in sede di simulazione è ancora piuttosto basso. A questo contribuisce la scala microscopica a cui avvengono questi processi, lontana diversi ordini di grandezza dalla risoluzione spaziale delle simulazioni.

Sempre per promemoria, mi è tornato in mente un articolo di Roy Spencer del 2008:

Global Warming as a Natural Response to Cloud Changes Associated with the Pacific Decadal Oscillation (PDO)

Con un modello estremamente semplice, si dava una robusta spiegazione di come fosse possibile attribuire una parte significativa del trend delle temperature alle oscillazioni della nuvolosità che avvolge il pianeta, oscillazioni che avverrebbero in risposta a quelle delle variazioni multidecadali delle temperature di superficie degli oceani.

La questione è intrigante inoltre anche in relazione ai meccanismi di retroazione (feedback) che di fatto governano il funzionamento del sistema. Mi chiedo: se un aumento della temperatura degli oceani conduce ad una maggiore evaporazione, ne consegue una maggiore disponibilità di aerosol di origine marina, tra cui immagino ci siano anche quelli tensioattivi. Quindi il sistema reagirebbe al riscaldamento con un tipico effetto autoregolante, ossia con la formaizone di nuvolosità in grado di riflettere una maggiore quantità di radiazione entrante, contribuendo così a mantenere le condizioni di equilibrio.

E il bello è che c’è ancora chi va in giro dicendo che la scienza è “settled”…

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Broken News

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia | 5 comments

Broken News

Ed ecco a voi la non notizia del giorno! Finalmente, dopo lunga e attenta riflessione, dopo rigorosa consultazione dell’ineluttabile, ecco che dai merli della Torre d’Avorio del Mainstream ci fanno sapere che, sì, in effetti nei primi anni di questo secolo l’AGW ha avuto una battuta d’arresto, e nessuno se lo aspettava. Il paper su Nature Geoscience:

Causes of differences in model and satellite tropospheric warming rates

L’abstract

In the early twenty-first century, satellite-derived tropospheric warming trends were generally smaller than trends estimated from a large multi-model ensemble. Because observations and coupled model simulations do not have the same phasing of natural internal variability, such decadal differences in simulated and observed warming rates invariably occur. Here we analyse global-mean tropospheric temperatures from satellites and climate model simulations to examine whether warming rate differences over the satellite era can be explained by internal climate variability alone. We find that in the last two decades of the twentieth century, differences between modelled and observed tropospheric temperature trends are broadly consistent with internal variability. Over most of the early twenty-first century, however, model tropospheric warming is substantially larger than observed; warming rate differences are generally outside the range of trends arising from internal variability. The probability that multi-decadal internal variability fully explains the asymmetry between the late twentieth and early twenty-first century results is low (between zero and about 9%). It is also unlikely that this asymmetry is due to the combined effects of internal variability and a model error in climate sensitivity. We conclude that model overestimation of tropospheric warming in the early twenty-first century is partly due to systematic deficiencies in some of the post-2000 external forcings used in the model simulations.

Quindi:

  1. Il trend dei dati satellitari relativo ai primi anni di questo secolo è generalmente inferiore a quello previsto dai modelli
  2. Nelle ultime due decadi del secolo scorso, la differenza si può spiegare con le oscillazioni della variabilità naturale [che i modelli quindi non colgono con esattezza]
  3. Per gran parte dei primi anni di questo secolo la differenza è più ampia di quanto si possa spiegare con la variabilità naturale [idem]
  4. Il problema pare non sia attribuibile ad errori nella stima della sensibilità climatica, quanto piuttosto ad errori sistematici nella definizione delle forzanti esogene a partire dall’inizio del secolo

Ergo, la pausa c’è stata, con buona pace di chi ha cercato di cancellarla ricorrendo ad artifici statistici (Karl et al.) immediatamente prima del vertice di Parigi e per la soddisfazione di non si sa quale tra le decine di spiegazioni che sono state negli anni avanzate.

Nel frattempo, dal dipartimento “Questo non sarà l’anno più caldo dell’universo mondo“, le ultime uscite dei modelli stagionali hanno ulteriormente abbassato le probabilità che arrivi un altro El Niño, alzando invece quelle che ci sia persistenza di condizioni di neutralità. Il BOM australiano ha cancellato il suo El Niño watch. La NOAA americana non lo aveva mai emesso, preferendo attendere il superamento della spring predictability barrier, ossia il periodo primaverile, durante il quale le previsioni stagionali per l’area ENSO fatte con modelli dinamici hanno performance ancora inferiori a quelle dei modelli statistici.

http://iri.columbia.edu/our-expertise/climate/forecasts/enso/current/?enso-sst_table

Si conferma quindi anche il fatto non banale che la “pausa” sia arrivata tra due poderosi eventi di El Niño (1997-98 e 2015-16). Senza il secondo, non ci sarebbe stata una ripresa del trend positivo. Dal momento che le oscillazioni dell’ENSO hanno origine naturale, quanto c’è di naturale in questa ripresa?

NB: per inciso, attendiamo fiduciosi di veder passare con il cappello in mano i sapientoni che hanno dato dei matti a tutti quelli che parlavano di pausa. Sarà chiedere troppo?

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Falsi Pericoli e Pericoli Veri

Posted by on 06:00 in Attualità | 10 comments

Falsi Pericoli e Pericoli Veri

I Falsi Pericoli hanno sempre avuto il grande pregio di poter essere usati per secondi fini più o meno nobili da chi governa, intende governare, o ha comunque un interesse più o meno dichiarato nel manipolare le masse. Gli esempi storici si sprecano. Dal pericolo giallo del primo Novecento, riferito alla presunta minaccia di invasione asiatica a danno dell’Occidente, al pericolo ebreo di epoca nazista (e non solo), dal pericolo rosso dei comunisti mangia-bambini al pericolo populista e al pericolo russo dei nostri giorni.

I pericoli paventati da chi detiene il potere hanno l’indubbio pregio di compattare le masse dietro cause più o meno (ig)nobili e comunque urgenti. Ché laddove c’è un pericolo imminente, c’è anche bisogno di chi ti protegga. Laddove c’è un pericolo mortale si giustificano leggi speciali. E laddove c’è da convincere i riluttanti ci pensa la propaganda, o il manganello, o il campo di concentramento, o i forumisti di professione, o gli algoritmi di ricerca anti-fake-news. Ogni epoca ha i suoi strumenti, del resto.

E per rimanere in tema di pericoli “colorati”, come non citare il pericolo-verde, nella sua declinazione attuale di salvamondismo ecologista? Nessuno lo chiama così, anche perché qualcuno potrebbe intenderlo nel modo sbagliato, ovvero giusto, secondo i punti di vista: il pericolo di un fondamentalismo ambientalista che sull’altare di presunte emergenze ambientali sacrifica benessere, sicurezza alimentare e sviluppo economico degli abitanti del Pianeta. Forse lo chiameranno davvero così, fra qualche lustro, sui libri di storia.

Pericoli Veri

I Pericoli Veri, invece, portano solo rogne. Parliamo di quelli gravi, dagli esiti potenzialmente esiziali. A chi giova parlarne? Di sicuro non a chi detiene il potere. Per la loro natura, i Pericoli Veri sono estremamente difficili da affrontare. La gente ama ricette, soluzioni facili o comunque alla portata degli esperti del caso: tipicamente qualcuno che appartiene alla parte politica che certi falsi pericoli contribuisce a crearli, li ingigantisce e infine li “risolve” (rigorosamente sulla carta) per meri fini elettorali o lobbistici.

Il Global Warming è semplicemente perfetto: presentato come pericolo grave ed esiziale, è nella sua attuale manifestazione semplicemente un non-problema, quando non una benedizione. Un Pianeta più caldo di qualche decimo di grado, più verde e più efficiente nel produrre beni alimentari viene presentato come malato, anzi moribondo. La cura? Ce l’ha una sola parte politica, che gli altri sono sfasciamondo e assassini di massa. La prova? Non esiste: occorrono altri decenni per avere la conferma che i modelli attuali sono fallimentari in maniera ridicola esattamente come quelli del (recente) passato. Ma soprattutto, per dirla alla Keynes, nel lungo termine saremo tutti morti: politici salvamondo, attivisti, giornalisti salmodianti e scienziati mainstream. E dissidenti. Ed elettori.

Magari morti per cause naturali. Vecchiaia, auspicabilmente… Oppure per mano di uno dei Pericoli Veri di cui non parla nessuno.

Qualche Esempio

Gli esempi di Pericoli Veri si sprecano. Alcuni hanno tempi di ritorno talmente lunghi che è obbiettivamente un esercizio abbastanza ozioso discuterne: parliamo di impatti astronomici, asteroidi o comete di dimensioni tali da assumere i connotati di eventi estintivi di massa. Possono accadere, è necessario studiarli e investire risorse ingenti per prepararsi ad affrontarli, ma obbiettivamente le possibilità che possano verificarsi in tempi brevi sono fortunatamente irrisorie.

Ci sarebbero poi le glaciazioni…Pochi sanno che quasi 400,000 degli ultimi 700,000 anni sono appartenuti a periodi glaciali. In altri termini, la Terra ha trascorso più tempo nel freezer che in condizioni di clima temperato, o comunque compatibile con lo sviluppo della specie umana. Se si considera che l’ultimo periodo glaciale (il Wurm) è terminato solo 12,000 anni fa, allora possiamo dire che anche in questo caso la statistica è dalla nostra parte. Vale comunque la pena ricordare che la paleoclimatologia ci insegna che il pericolo principale per la specie umana rimane il freddo, non il caldo. E che le variazioni di temperatura sbandierate dai salvamondo al giorno d’oggi come pistole fumanti di climate change antropogenico impallidiscono di fronte all’entità degli sbalzi termici che il pianeta Terra ha vissuto in passato.

C’è tanto altro di cui parlare, ma qualche Pericolo Vero è più attuale di altri, e minaccioso. Innanzitutto perché i tempi di ritorno sono meno benevoli di quanto descritto finora. E in secondo luogo perché certi Pericoli Veri non sono affatto alieni: ce l’abbiamo in casa nostra, sono numericamente significativi, e statisticamente non trascurabili. Per esempio, i supervulcani.

Pericolo Yellow(stone)

Negli scorsi giorni si è parlato (sottovoce) della situazione nei Campi Flegrei, comunque attualmente sotto controllo, attentamente monitorata e ben lontana dal proporre emergenze di qualche tipo. I Campi Flegrei appartengono alla categoria dei supervulcani, come il loro cugino più famoso, lo Yellowstone. Parliamo di un sistema collocato negli Stati Uniti centro-occidentali e la cui caldera si estende su una superficie paragonabile a quella dell’intero Molise, giusto per dare un’idea.

In rete si trova di tutto di più sullo Yellowstone, e non ha senso fare un riassunto del materiale disponibile online in questa sede. È notizia di questi giorni, però, che nell’area dello Yellowstone è in corso uno sciame sismico significativo: circa 300 terremoti nell’ultima settimana. Ben lungi dal significare alcunché in termini di imminenza di una eruzione, il dato conferma l’attività della struttura in questione.

Vale la pena snocciolare comunque qualche numero, a testimonianza del fatto che si parla di un Pericolo Vero:

  • Lo Yellowstone ha eruttato in modo catastrofico 3 volte in 2.1 milioni di anni, l’ultima 640,000 anni fa. In altri termini, secondo gli scienziati è overdue, ovvero in ritardo sulla tabella di marcia. Di circa 20,000 anni.
  • Alcuni scienziati considerano plausibile una eruzione catastrofica dello Yellowstone in questo secolo. Ad esempio, secondo il fisico teorico americano Michio Kaku, la probabilità in questione è del 10%.
  • Secondo alcune simulazioni (probabilmente più realistiche di quelle sul global warming) circa 100,000 persone morirebbero quasi istantaneamente al momento dell’eruzione, e uno strato di cenere spesso da alcuni centimetri a più di un metro ricoprirebbe la maggior parte degli Stati Uniti, rendendoli di fatto inabitabili. E incoltivabili.

Proviamo allora a immaginarlo sotto la forma di alcuni flash, questo scenario che potrebbe verificarsi in tempi relativamente brevi e con un grado di probabilità non trascurabile:

  • Esplosione del supervulcano, distruzione quasi immediata di una porzione significativa degli USA centro-occidentali.
  • Fallout di ceneri che ricopre la quasi totalità degli USA e una porzione significativa del Canada bloccando qualsiasi attività umana, rendendo impossibili gli spostamenti e distruggendo gran parte delle specie vegetali. Il traffico aereo mondiale è paralizzato.
  • Problemi di ordine pubblico, razzie di generi alimentari, imposizione della legge marziale, ritorno in massa dei militari americani da missioni all’estero.
  • Ricollocamento di milioni di persone dalle aree più colpite ad altre meno interessate, possibile richiesta di asilo temporaneo per milioni di cittadini americani e canadesi presso paesi stranieri.
  • Crollo verticale di mercati azionari mondiali e obbligazionario americano, tracollo del dollaro, imponente fuga di capitali verso beni rifugio (oro in primis), inflazione alle stelle.
  • Altri paesi dichiarano lo stato di emergenza: sequestro e razionamento di derrate alimentari, mobilitazione dell’esercito, razionamento di acqua, carburanti, energia elettrica. Sequestro di beni immobiliari. Confisca dell’oro fisico. Corsa disperata agli sportelli bancari.
  • L’emissione imponente di composti solforati provoca un cambiamento climatico immediato su scala pluriennale: raffreddamento generalizzato, inverno nucleare, ondate di gelo senza precedenti nella storia recente, ulteriore distruzione delle attività agricole residue. Carestie.
  • Recessione economica globale, crollo della domanda di molti generi di consumo, crollo della produzione industriale, collasso degli scambi commerciali, perdita di decine di milioni di posti di lavoro.
  • Marasma geopolitico, rivoluzioni, guerre per la conquista di terreni coltivabili o altre risorse naturali, esplosione di conflitti già latenti, rischio di escalation militare globale.

Ma che volete che sia? Robetta, quisquilie rispetto ad un aumento di temperatura di qualche decimo di grado in trent’anni… O no?

Riflessioni Alternative

Probabilmente lo Yellowstone se ne starà buono per qualche altro migliaio di anni e il mondo farà in tempo a cambiare tante volte senza bisogno di interventi esterni, e catastrofici. Se il calcolo delle probabilità resta, vivaddio, dalla nostra parte, è comunque il caso di sottolineare per un’ultima volta la differenza tra i Pericoli Veri e i Falsi Pericoli.

I Pericoli Veri in molti casi si concretizzeranno. Possiamo attaccarci al calcolo delle probabilità per dormire sonni più tranquilli, possiamo disquisire sull’entità del danno che procureranno. Ma molti di questi accadranno, perché i tempi di ritorno di certi eventi sono un fatto puramente statistico.

I Pericoli Veri non portano voti, non fanno i titoli dei telegiornali, e affrontarli significa spendere risorse ingenti oggi per non farlo domani. Un esempio tra i tanti: il rischio idrogeologico. Spendere miliardi di euro oggi per mettere in sicurezza l’Italia (creando, tra l’altro, tanti posti di lavoro) costa tanto, e ci verrebbe comunque impedito per i meravigliosi vincoli di spesa pubblica imposti dalla Commissione Europea. Tanto vale aspettare il prossimo terremoto o la prossima alluvione per dare la colpa al global warming e chiedere a Bruxelles la gentile concessione di una spesa straordinaria per tappare l’ennesima falla a babbo morto.

I Falsi Pericoli portano voti, mobilitano attivisti, calamitano spesa pubblica, foraggiano O(N)G ed enti inutili, fanno titoloni sui media compiacenti, non costano null’altro che il finanziamento della propaganda necessaria e possono portare introiti di nuova e altra natura, collegati come sono alla narrativa delle “emergenze strumentali” e alla presunta impellente necessità di gestirle: emergenza clima, emergenza caldo, emergenza maltempo, emergenza Zika, emergenza fake news, e chi più ne ha più ne metta. Quando poi un’emergenza strumentale rischia di essere percepita come un Pericolo Vero, allora smette di essere definita “emergenza“, e diventa “normale, fisiologica”. Un esempio? L’emergenza immigrazione, termine un tempo popolarissimo sui media e adesso sostituito con eufemismi orwelliani più consoni alla narrativa dominante come, per esempio, “macchina dell’accoglienza“.

E allora viva i Falsi Pericoli, che riempiono giornali e telegiornali, che si risolvono benissimo sulla carta, che addolciscono ricette politiche altrimenti indigeste, che aiutano a controllare le masse e che non costano nulla, anzi.

Viva i Falsi Pericoli ché quasi tutti sappiamo essere falsi e ci fanno dormire per questo sonni tranquilli, mentre il signor Rossi il sonno lo perde per problemi veri di cui nessuno parla: disoccupazione, malavita, disagio sociale, crisi economica, deindustrializzazione, decrescita, malasanità, istruzione e tanto, tanto altro.

I Pericoli Veri, invece, sono per i fessi, i complottisti e i perdenti. Ché la statistica resta comunque dalla nostra parte.

Forse.

 

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Auto elettriche: Ma quanta CO2 ci vuole per produrre una batteria?

Posted by on 11:31 in Attualità | 32 comments

Auto elettriche: Ma quanta CO2 ci vuole per produrre una batteria?

Quanto sto per raccontarvi mi ha sorpreso non poco, perché, se fosse vero, sarebbe davvero buffo, nel migliore dei casi.

Due ricercatori svedesi hanno condotto uno studio sulla sostenibilità in termini di emissioni di CO2 dei cicli produttivi delle batterie destinate alle auto elettriche. Pare che per fabbricare gli accumulatori ci vogliano in media tante emissioni quante ce ne vogliono per usare per 8 anni un’auto a benzina.

Tutta la faccenda è in svedese su questo sito, con una traduzione non proprio elegante ma efficace sul solito WUWT, dove potrete trovare molti particolari interessanti, come per esempio il fatto che il rapporto kWh/emissioni sia lineare, quindi più grande è la batteria, più abbondanti sono le emissioni. Inoltre non so se nel computo entri anche la CO2 che è comunque necessario emettere per produrre l’energia elettrica che alimenterebbe il mezzo in quegli 8 anni di vita, dato che ancora nessuno ci ha detto con quale risorsa si intenderebbe produrre il surplus energetico che deriverebbe da una conversione dell’autotrazione dal motore a scoppio a quello elettrico. Forse ai fini di questo studio non sarebbe stato interessante, ma in termini di sostenibilità totale dell’utilizzo di auto elettriche immagino di sì

Ripeto, la faccenda è sorprendente, perché trovo assurdo che nessuno abbia mai fatto prima questi calcoli, sia i produttori, che sbandierano la sostenibilità dei mezzi che vendono, sia i legislatori, sempre lì a contare le molecole di CO2 col bilancino. Oppure dobbiamo credere che il settore sia esentato dalla lotta per la salvezza del pianeta?

 

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La strategia dell’allarmismo – Glyphosate e disinformazione di massa: Fino a che punto giungeranno le falsità?

Posted by on 06:00 in Attualità | 9 comments

La strategia dell’allarmismo – Glyphosate e disinformazione di massa: Fino a che punto giungeranno le falsità?

Questo articolo di Luigi Mariani e Alberto Guidorzi è uscito in origine su Agrarian Sciences il 18 giugno scorso.

___________________

Sul sito INTERRIS è uscito l’articolo “Allarme erbicidi a Roma: trovate tracce di glifosato in 14 donne incinta” di Milena Castigli.
Nell’articolo si dice fra l’altro che: “I quantitativi riscontrati nelle 14 pazienti – si legge su Ansa salute – vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. E’ impossibile dare un giudizio sulla pericolosità dal momento che non esistono quantità massime consentite. Quel che è certo, è che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri”.

E poi si prosegue dicendo che:

“Indiziata numero 1 dell’avvelenamento, si legge nella ricerca, è l’alimentazione. Non solo pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina. Oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti sono costituiti da mais, soia, colza Ogm, resistenti al glifosato“.
Ma quali sono i rischi? “Ci sono numerosi dati sperimentali che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata”, spiega Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Medici per l’Ambiente. “Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”. Dunque, una sostanza doppiamente pericolosa, non solo per la donna ma, in primis, per il feto. “Se non si cambia rotta nessuno può sentirsi al sicuro. Né può pensare che lo siano i propri figli, neppure se non hanno ancora visto la luce – raccomanda Riccardo Quintili, direttore de il Salvagente –. Tra le tante cose da cambiare c’è anche l’atteggiamento di chi dovrebbe istituzionalmente difendere i consumatori e invece spesso si macchia di conflitti di interessi che ne ottenebrano il giudizio“. Più chiaro di così…
Qui di seguito sviluppiamo un calcolo che permette di porre nei giusti termini l’allarme lanciato dall’articolo.
Il calcolo viene svolto utilizzando la metodologia descritta in Nieman et al. (2015) e che si basa sui presupposti seguenti, validi per Glyphosate:
  • completa escrezione del quantitativo assorbito (“ internal dose’’) che avviene tramite le urine, assenza di accumulo e metabolizzazione virtualmente assente o oltremodo limitata
  • ADI (dose limite giornaliera accettabile e cioè che se assunta per tutta la vita non provoca effetti sulla salute umana) pari a 0.5 mg per kg di peso corporeo (EFSA, 2015).

Si considerano inoltre:

  • un individuo adulto dal peso corporeo (BW) di 60 kg con produzione giornaliera di urina di 2 litri (UV)
  • una concentrazione di glyphosate nelle urine (UC) pari rispettivamente a 0.43 e 3.48 nanogrammi per litro come indicato nell’articolo in questione.

Applicando la succitata metodologia otteniamo:

Per UC=0.43 nanogrammi per millilitro

Dose interna (ID)=UCxUV/BW=0.01433 microgrammi per kg di BW.
Percentuale di ID rispetto all’ADI=0.00287% (per raggiungere l’ADI occorrerebbe una dose interna pari a 34884 volte quella riscontrata).

Per UC=3.48 nanogrammi per millilitro

Dose interna (ID)=UCxUV/BW=0.11600 microgrammi per kg di BW
Percentuale di ID rispetto all’ADI=0.02320% (per raggiungere l’ADI occorrerebbe una dose interna pari a 4310 volte quella riscontrata).

Conclusioni

In sintesi i quantitativi presenti nelle urine configurano un quantitativo di glyphosate da migliaia a decine di migliaia di volte al di sotto della dose limite ritenuta innocua e cioè che non provoca alcun danno se assunta per tutta la vita. Inoltre glyphosate non è cancerogeno contrariamente quanto indicato nell’articolo di INTERRIS.

Pertanto le donne incinte riportate nell’articolo non stanno assolutamente correndo alcun pericolo e dunque l’articolo si configura a nostro avviso come un’operazione di stampo demagogico tesa a creare ingiustificato allarme nella popolazione. Più nello specifico si provi ad immaginare l’agitazione che può procurare la lettura dell’articolo a una donna in stato interessante e ai suoi cari. E se il procurato allarme è un reato riteniamo dovrebbe essere perseguito a norma di legge.

 

Bibliografia 
Efsa, 2015. Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate, EFSA Journal 2015;13(11):430.
Niemann L., Sieke C., Pfeil R., Solecki R., 2014. A critical review of glyphosate findings in human urine samples and comparison with the exposure of operators and consumers, Journal of Consumer Protection and Food Safety, (2015) 10:3–12, DOI 10.1007/s00003-014-0927-3.
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