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La massima intensità che eventi di questo genere possono raggiungere, almeno con riferimento ai dati disponibili. Il National Weather Service americano ha diramato un comunicato tecnico in cui l’intensità dei venti associati al tornado è stata stimata provvisoriamente in 200-210 miglia orarie, poco sotto 340kmh.

 

La scala di riferimento per valutare l’intensità di questi eventi è applicabile solo a posteriori, ossia dopo la valutazione dei danni. Un sensore che dovesse trovarsi sul percorso infatti non potrebbe davvero riportare alcun dato, anzi, presumibilmente non sarebbe proprio possibile ritrovarlo. Così, come ci racconta wikipedia, si ricorre alla scala Fujita, che prende il nome dello studioso che l’ha definita, analizzando per anni i danni provocati dai numerosi tornado che si svilupparono subito dopo l’esplosioni atomica di Hiroshima.

 

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  • consenso_imperiale

Non ci sono state molte novità in materia di scienza climatica negli ultimi tempi. Difficile attendersene del resto, visto che il problema è davvero molto complesso. A ben vedere, le cose nuove più significative sono venute dalla serie di studi che hanno abbassato parecchio il valore stimato della sensibilità climatica, ossia del riscaldamento atteso per un eventuale raddoppio della CO2 atmosferica rispetto al periodo pre-industriale. Questo non solo potrebbe significare che il disastro è di là da venire, ma significa anche che quanti si sono dedicati a questo genere di studi ultimamente, pur sostenendo la teoria del contributo umano al riscaldamento globale, ritengono che questo sia meno significativo del previsto e, quindi, anche meno pericoloso. Sono quindi ricercatori che aderiscono al consenso sui contenuti scientifici del tema dibattuto, ma rigettano quello della catastrofe prossima ventura.

 

Eppure, se queste pubblicazioni fossero soggette ad uno scrutinio come quello recentemente condotto da John Cook, fondatore e animatore del noto blog catastrofico Skeptical Science, il loro contributo sarebbe classificato a favore del consenso, non nella forma in cui lo abbiamo appena descritto, quanto piuttosto nella sua accezione catastrofica. A ben vedere, questo è esattamente quello che è appena accaduto. Vediamo come.

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  • new-york-underwater

Il prof. N. Scafetta, in questi ultimi tempi, si sta interessando al problema del livello del mare e della sua evoluzione futura. Dopo il recente articolo…

 

Multi-scale dynamical analysis (MSDA) of sea level records versus PDO, AMO, and NAO indexes - (pdf)

 

…di cui ho avuto occasione di parlare qui, è stato da poco pubblicato un nuovo lavoro che, però, si occupa di un problema ancora più generale: gli errori nell’applicazione dei modelli di regressione e dei filtri wavelet utilizzati per analizzare i segnali geofisici.

 

Discussion on common errors in analyzing sea level accelerations, solar trends and global warming

  – (pdf)

 

Nell’articolo, piuttosto corposo e denso di spunti di riflessione molto interessanti, il prof. N. Scafetta accentra la sua attenzione su tre aspetti che rivestono molta importanza nel dibattito in corso tra i membri della comunità scientifica che si occupano di climatologia, in generale, e dei suoi aspetti più particolari (temperature, livello dei mari, contenuto di calore degli oceani, paleoclima ecc., ecc.) Secondo quanto scrive il prof. N. Scafetta nel suo articolo (da ora Scafetta, 2013b) buona parte degli studi che sono stati effettuati fino ad oggi sono affetti da errori ed approssimazioni eccessivi in quanto non tengono conto di tre importanti fonti di errore.

 

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  • lizards-t

Per la miseria questa sì che è una bella notizia! Magari finiremo sott’acqua, magari arsi dal sole e dalla siccità, magari stramazzati dal freddo o sepolti dalla neve, cioè in uno o nell’altro dei cento e più modi per morire a causa del clima disfatto, ma sarà una dipartita serena: le lucertole, specie quelle tropicali, se la caveranno alla grande!

 

Ecco qua, da Global Change Biology:

 

The impact of climate change measured at relevant spatial scales: new hope for tropical lizards

 

Dunque, la motivazione che ha spinto le firme di questo articolo a fare della ricerca è sempre la stessa, specie perché lo dicevano molti dei loro colleghi: in un mondo più caldo, anche le lucertole, di cui sono evidentemente esperti, potrebbero avere grosse difficoltà. Come più o meno tutte le specie animali del resto, dal momento che non ce n’è una che non sia stata oggetto di approfondite ricerche e conseguenti allarmi circa le possibilità di sopravvivenza, uomini naturalmente compresi. Nella fattispecie, di questi non proprio bellissimi ma simpatici animaletti a sangue freddo, la paura del mainstram scientifico era quella che le specie abituate a frequentare gli spazi aperti si potessero “trasferire” nelle foreste, finendo per avere la meglio su altre specie loro simili. Una paura, scrivono gli autori di questo paper, fondata su deduzioni approssimative e basate su proiezioni di lungo periodo della temperatura a scala spaziale non abbastanza fine per comprendere effettivamente cosa sarebbe potuto cambiare e quale comportamento queste specie avrebbero adottato per reagire al presunto cambiamento.

 

E così, occupandosi di un argomento per loro senz’altro centrale ma per molti altri decisamente marginale, hanno semplicemente svelato una grande verità: le variazione delle temperature gobali stimata non senza un discreto margine di errore sulla base delle misurazioni e quelle prospettate con un margine di errore ancora più grande dalle simulazioni, non intercettano le variazioni ambientali ben più significative che si verificano a scala spaziale molto più limitata nell’arco di giorni, mesi o stagioni, insomma, nella vita normale di tutte le specie. Focalizzando la loro attenzione a questa scala spaziale e, soprattutto, facendolo sul campo (atteggiamento ormai fuori moda in un certo ambiente scientifico clima-catastrofista), hanno scoperto che le lucertole scoppiano di salute, che non sono prossime all’estinzione e che, probabilmente, non avranno problemi per molte decadi.

 

La prossima volta che qualcuno cerca di convincervi che avete caldo, freddo o quant’altro perché la temperatura globale è aumentata di 0,7°C, forse vedrete le cose con un po’ più di realismo. E magari risponderete anche che forse il problema è un po’ meno grave di fame, sete, povertà e, perché no, anche negazione dei diritti umani, cioè di tutte le vere tragedie che affliggono questo Pianeta.

 

Buona domenica.

  • lettura

Qualche consiglio di lettura, qualche spunto di riflessione, qualche ovvietà, qualche catastrofica predizione, insomma tutti gli ingredienti ideali per affrontare un week end che non si prospetta molto assolato, con un po’ di letteratura scientifica. Il tutto, come spesso accade, veicolato dalle pagine di Science Daily.

 

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  • insetti

Una vita da insetti. Per quanto la si sia voluta romanzare nel celebre cartoon di qualche anno fa, non deve essere proprio il massimo. E pare che in futuro sia anche destinata a peggiorare. Colpa del global warming? No, per una volta, colpa del fatto che formiche, bruchi, lombrichi, cavallette et similia, saranno allevati in batteria a scopo alimentare. In buona parte del mondo succede già e, sinceramente, non ci trovo niente di strano. E’ solo questione di cultura.

 

Questi, ma anche tanti altri, i concetti espressi dal Direttore Generale della FAO qualche giorno fa a Roma. L’articolo è di Greenreport, lo trovate qui. Cercate di arrivare in fondo perché è interessante, anche se vi scapperà un sorriso quando leggerete che oltre ad essere molto nutrienti e a consumare molto meno degli animali normalmente allevati nel mondo occidentale, hanno anche un pregio enorme: non fanno le puzzette, quindi non producono metano. Anzi, i gas da decomposizione tendono ad abbatterli.

 

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Veramente Harvey Keitel, alias il signor Wolf di Pulp Fiction, i problemi li risolveva piuttosto che inventarseli ma, tant’è, ad ognuno il suo Wolf. Noialtri affamati di news climatiche, anche delle più insapori, ci becchiamo Martin Wolf, che pubblica una pagina nella rubrica commenti e inchieste de IlSole24Ore.

 

Wolf: vi spiego perché il mondo si avvia verso il caos climatico

 

Mettiamoci comodi perché questa è la volta buona. La spiegazione è semplice: il caos climatico è in arrivo perché l’anidride carbonica è un gas serra. Questo il periodo illuminante:

 

[...] resta il fatto che l’effetto serra da un punto di vista scientifico è qualcosa di ovvio: è il motivo per cui la Terra ha un clima più gradevole della Luna. L’anidride carbonica è notoriamente un gas a effetto serra [...]

 

Bingo! E ci voleva tanto? Infatti, prosegue, “l’aumento delle temperature produce effetti di retroazione positiva”. Quelli di retroazione negativa, tra l’altro attualmente largamente predominanti, il nostro Wolf se li è dimenticati. Peccato. ma non dimentica di strizzare l’occhio al consenso e questo è un buon segno, perché fino a che continueranno ad aggrapparsi al “perché lo dicono tutti” vorrà dire che l’equazione del clima non l’avranno trovata.

Al nostro, sfugge anche il fatto che ci sia in effetti un inizio della fine, ma questo riguarda il catastrofismo generico medio, non già l’arrosto climatico. Infatti ora che la CO2 si avvia al raddoppio e non siamo tutti morti, pare che la tragedia arriverà quando quadruplicherà. Forse è per questo che la Reuters dedica spazio ad un nuovo studio che “prevede” un innalzamento dellivello dei mari tra 16,5 e 69 centimetri: roba da stivali di gomma e passa la paura praticamente…
 

Ma la chiosa dell’ottimo Wolf, dedicata allo scarso entusiasmo recentemente mostrato dai decisori nel farsi abbindolare dallo zaratustra di turno, è veramente uno spettacolo, non so commentarla, ve la propongo così com’è (grassetto mio):

 

L’inazione a cui assistiamo è tanto più sorprendente se si pensa a tutta l’isteria che si sente in giro sulle conseguenze drammatiche dell’accumulo di debito pubblico per i nostri figli e nipoti. Ma in questo caso lasceremmo in eredità semplicemente crediti di qualcuno nei confronti di qualcun altro. Nella peggiore delle ipotesi potrà esserci un default: qualcuno soffrirà, ma la vita andrà avanti [...]. Lasciare un pianeta in preda al caos climatico è un problema molto più grande: non c’è un altro posto dove andare e non esiste un modo per «resettare» il sistema climatico del pianeta. Se adottiamo un atteggiamento prudente sulla gestione delle finanze pubbliche, tanto più dovremmo farlo riguardo a un problema irreversibile e dai costi molto maggiori.

NB: grazie a Fabrizio per la segnalazione.

  • previ

Innanzi tutto un bel respiro profondo. Già, perché qualche giorno fa mi sono imbattutto in un bell’articolo di tale Annalee Newitz su Wired. Un pezzo in cui si parla molto di previsioni, comprese quelle relative ad eventi climatici, ma, per una volta, senza nominare il disastro climatico prossimo venturo.

 

Our Algorithms Can Predict Future Disasters — Now What?

 

 

E questo accade perché le previsioni di cui si parla hanno il terribile difetto di essere facilmente soggette a verifica, in alcuni casi a distanza di pochi minuti. Quindi, nessuna possibilità di inventarsi la fine del mondo ed uscirne indenni. L’argomento è stimolante, soprattutto per le recenti discussioni che abbiamo fatto sulle nostre pagine.

 

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  • web

Questa volta comincio dalla fine:

 

Basta confutare i dati scientifici con il conformismo del pensiero dominante o con il ricorso a bufale suggestive, per essere ripresi e “forwardati” senza essere sottoposti ad un filtro critico e oggettivamente contestabile.

 

Tra un po’ vi dirò da dove ho estratto questo periodo, prima però, proverei a ricordare una certa trasmissione di un certo noto conduttore molto impegnato dal punto di vista ambientale. Si mostrava Milano sommersa dalle acque di un mare inarrestabile nel 2050. Milano è 120 metri sul livello del mare, le proiezioni dell’IPCC sull’innalzamento del livello dei mari non vanno oltre il metro, anzi, meno. Quelle più catastrofiche credo parlino per fine secolo di sei metri, ma non mi sono mai preso la briga di approfondire perché vivo in collina. Però, per arrivare a 120 ci vuole un bel po’. Quel conduttore è incidentalmente anche ricercatore, nonché fermamente convinto che l’uomo abbia disfatto il clima, cioè è sicuramente aderente a quella ormai sputtanatissima forma di associazionismo che si maschera da consenso scientifico. Quel conduttore/ricercatore spesso, liberamente (e giustamente), compare anche sulle pagine da cui proviene il periodo con cui abbiamo iniziato. Ma, ad onor del vero, non in questo caso, nonostante le sue opinioni siano state spesso “forwardate”. Insomma, il link di oggi è quello qui sotto.

 

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  • weather signal

I milioni di possessori di smartphone che montano Android, tra cui ci sono parecchi cosiddetti weather addicted, hanno finalmente il giocattolo dei loro sogni. Fino a ieri, con i fantastici aggeggi con cui si fa tutto tranne che telefonare, si poteva accedere ad ogni genere di prodotto meteorologico. Tutto, davvero tutto, almeno del mondo meteo amatoriale o commerciale. Previsioni al millimetro, all’ora, al minuto, una goduria.

 

Da domani la festa diventa un rave party. Grazie ad una applicazione che consente di gestire i “sensori” (?) di pressione e temperatura installati sugli smartphone, potrete fare le rilevazioni da soli e metterle in rete, pr la gioia di quello che vi siede accanto sull’autobus. E, se non c’è il sensore poco male. Uno speciale algoritmo trasforma la temperatura della batteria dell’aggeggio in temperatura esterna.

 

Poca accuratezza? Telefoni sotto al sole o sotto le terga, cioè nelle tasche posteriori dei pantaloni? Anche qui poco male. Dal sito dello sviluppatore di questa simpatica, irrinunciabile, inutile boiata, assicurano che il numero fa la forza. Cioè, anche se i dati che mandate sono sbagliati, se il numero di chi li manda è alto l’errore si abbatte. Il meteorologo invece non, non si abbatte, si dispera. Anni e anni a predicare la precisione della misura ed ecco che in poche righe di codice ti fregano il lavoro.

 

Bah…, vabbè, grazie a Fabrizio Giudici per la segnalazione.