Temperature Globali

Trend in atto

Dopo la fine della piccola era glaciale, fase fredda che ha interessato più direttamente il periodo compreso fra il XVII e la prima metà del  XIX secolo, le temperature globali hanno ripreso a salire (“grazie a Dio”, perché fare agricoltura prima che la “perfida azione dell’uomo” iniziasse ad alterare il clima era assai più proibitivo rispetto ad oggi).

Circa l’andamento delle temperature globali al suolo, secondo il dataset internazionale Hadcrut4 per il periodo 1850-2015 (CRU di East Anglia University e Hadley Center), ad una fase di aumento che ha avuto il proprio apice nel 1878 (+0.5°C rispetto al 1850)  ha fatto seguito una fase di decremento con minimo nel 1911 (-0.2°C rispetto al 1850). Ad un nuovo incremento fino al 1945 (che si è collocato a +0.5°C rispetto al 1850) è seguita una diminuzione protrattasi fino al 1976 (anno che a livello globale si colloca a soli +0.1°C rispetto al 1850). Dal 1977 al 1998 le temperature globali sono di nuovo aumentate portandosi nel 1998 a +0.85°C rispetto al 1850. Dal 1998 ad oggi infine si è osservato un lieve aumento residuo che tuttavia non trova conferma nei dati da satellite MSU relativi alla bassa troposfera, e che indicano piuttosto la sostanziale stazionarietà delle temperature globali dopo il 1998.

Occorre evidenziare che la salita delle temperature fino ai valori odierni è stata tutt’altro che continua, nel senso che a un trend di incremento pari a +0.85°C dal 1850 ad oggi si è costantemente sovrapposta una ciclicità sessantennale che ha mostrato minimi negli anni 1850, 1910, 1977 e massimi negli anni 1878, 1945 e 1998. Inoltre si è assistito ad una accentuata variabilità interannuale con la rapida alternanza di annate più calde e più fredde.

Oggi sappiamo che la ciclicità sessantennale è imposta da una ciclicità delle temperature marine che per il Nord Atlantico è espressa dall’indice AMO, fenomeno del tutto naturale, la cui presenza è dimostrata per lo meno per gli ultimi 8000 anni (Knudsen et al 2011). La grande variabilità interannuale è anch’essa un fenomeno del tutto naturale e che deriva dall’alternarsi di regimi circolatori diversi. La sua presenza anche remota ci è mostrata ad esempio dalla serie storica delle date di vendemmia in Borgogna dal 1370 ad oggi (Labbé e Gaveau, 2013).

Sul trend di +0.85°C non possiamo invece escludere l’influenza umana legata all’emissione di gas serra di origine antropica (anidride carbonica, metano, protossido d’azoto) cui si sovrappongono fenomeni naturali come l’attività solare. In tal senso fra le possibili interpretazioni citiamo quella di Ziskin & Shaviv (2012) i quali applicando un Energy Balance Model, hanno stimato che il 60% del trend crescente delle temperature osservato nel XX secolo è di origine antropica ed il 40% e di origine solare. Anche se la scienza non procede di regola per “colpi di maggioranza”, occorre evidenziare che le valutazioni di Ziskin & Shaviv sono confortate dal fatto che il 66% dei 1868 ricercatori operanti in ambito climatologico e intervistati da Verheggen et al. (2014) ha espresso l’idea che le attività antropiche siano all’origine di oltre il 50% dell’aumento delle temperature globali registrato dal 1950 ad oggi.

Aspetti paleoclimatici

Lo studio del paleoclima ci indica che l’olocene è stato interessato da episodi caldi (gli optimum postglaciali) fra cui rammentiamo il grande optimum postglaciale, l’optimum miceneo, l’optimum romano, l’optimum medioevale e la fase di riscaldamento attuale. A tali fasi si sono alternate fasi di “deterioramento” segnate da cali termici ed avanzate glaciali. Per inciso l’uso di “optimum” e “deterioramento” non è affatto casuale e gli optimum erano così chiamati i quanto la vita era più facile, la mortalità più ridotta e le fonti di cibo ed energia più abbondanti. Lo stesso padre spirituale della teoria dell’Anthropogenic Global Warming (AGW), Svante Arrhenius, vedeva nel riscaldamento globale da CO2 un fenomeno positivo poiché in grado di rendere più vivibili e meglio fruibili per l’uomo i gelidi areali nordeuropei, sogno questo che si starebbe oggi avverando.

Piovono dissensi

Posted by on 05:59 in Attualità, Climatologia | 2 comments

Piovono dissensi

Sarà che bisogna dar tempo al tempo, ma sarei curioso di sapere cosa ne pensano tutti quelli che sono convinti che in materia di clima e, soprattutto, di futuro del clima, sia tutto molto chiaro e si debba discutere solo di alcuni dettagli.

Le due richerche di cui parliamo oggi e di cui ho saputo tramite Science Daily, non direi proprio che parlino di dettagli.

La prima:

Deciphering the expression of climate change within the Lower Colorado River basin by stochastic simulation of convective rainfall, o, su SD, Rainfall trends in arid regions buck commonly held climate change theories.

In pratica, l’analisi dei dati reali, tanto per cambiare, contraddice la teoria sottostante alle simulazioni. Si parla di trend di lungo periodo delle precipitazioni nelle aree aride dove, secondo la teoria, il riscaldamento e la conseguente maggiore disponibilità di vapore dovrebbero innescare delle precipitazioni più intense e più frequenti. Dal momento che nelle aree aride la piovosità viene tutta o quasi dagli episodi convettivi, l’incapacità strutturale di descrivere con efficacia queste dinamiche nelle simulazioni produce risultati opposti alla realtà. Le serie dimostrano infatti che le precipitazioni divengono meno intense.

La seconda.

Causes of model dry and warm bias over central U.S. and impact on climate projections, o su SD, Study reveals need for better modeling of weather systems for climate prediction.

Il tema è sempre quello delle dinamiche convettive, che sono fondamentali perché è attraverso quelle che avvengono gli scambi verticali di calore in atmosfera. In questo lavoro gli autori hanno individuato un bias persistente di eccesso di riduzione dell’umidità e di aumento del calore in un set di 19 modelli climatici. Correggendo questo bias, il trend prospettato per le precipitazioni è neutrale e il riscaldamento si riduce del venti per cento.

In tutti e due questi lavori, è difficile non pensare che qualunque decisone fosse stata presa in base alle informazioni precedenti sarebbe stata condizionata da gravi errori e quindi passibile di altrettanti errori di valutazione. Alzi la mano chi pensa che questi siano dettagli.

Nel frattempo la scienza “settled” del clima che cambia va avanti, per fortuna. Un paradosso no?

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Uragani di Fake News

Posted by on 05:55 in Attualità | 5 comments

Uragani di Fake News

Che cicloni tropicali possano muovere in senso zonale verso l’Europa piuttosto che verso il continente americano, per quanto statisticamente raro, attiene in tutto e per tutto alla normalità climatica (ne abbiamo parlato). Che spostandosi verso il Nord Atlantico cessino di essere uragani, e vengano inevitabilmente degradati a cicloni extra-tropicali, ovvero a semplici depressioni atlantiche, è altrettanto normale.

E altrettanto normale, purtroppo, è diventato anche il rituale attraverso cui certa stampa trasforma eventi assolutamente banali dal punto di vista meteorologico in occasioni per gridare al disastro imminente e al clima impazzito. Eppure, nel caso specifico, basta tornare indietro con la memoria fino agli anni ’90 per ricordare che già Guido Caroselli, in un’epoca in cui l’informazione meteo veniva mediata tutta attraverso il piccolo schermo, usava aggiungere alla carta sinottica i nomi dei cicloni tropicali da cui originavano alcune depressioni atlantiche.  Ancora oggi si tratta di una consuetudine diffusa per vari enti: il Servizio Meteorologico Nazionale tedesco, per esempio, non ha mancato di citare Ophelia nelle sue carte sinottiche, preceduto da una bella “Ex-” (Fig.1). Una “Ex” inevitabile, in quanto l’uragano in data 16 Ottobre era stato già retrocesso a ben più umile depressione atlantica.

Tuttavia la sarabanda di allarmismi e superlativi è andata avanti imperterrita a dispetto della retrocessione in questione: “Ora X”, “onde distruttive”, “allarmi rossi”, e poi i soliti numeri spiattellati a casaccio per impressionare, e nella realtà tutt’altro che da record, come il riferimento ad “accumuli fino a 50-70 mm”, dato tutt’altro che anomalo, per una vivace perturbazione atlantica. Sì, i fenomeni saranno intensi, si registreranno mareggiate e raffiche di vento inizialmente superiori ai 100 kmh. Ma anche questo attiene alla normalità climatica del Nord Atlantico, soggetto in passato a tempeste molto più intense di Ophelia, e senza che per questo venisse mai chiamato in causa il Climate Change.

Fig.1. DWD: carta sinottica al 16 Ottobre 2017. Fonte: www.wetterzentrale.de

Pistole fumanti (a salve)

Ma gli esempi di fatti assolutamente normali trasformati dai media in prodigi da fine del mondo per arrostimento sono ormai innumerevoli. Solo qualche esempio, relativo agli ultimi tempi:

  • La piattaforma Larsen C, staccatasi in Antartide e trasformata in evento planetario clima-catastrofico, nonostante la regolarità con cui tali distacchi si ripetono nel corso dei decenni
  • La “petroliera” russa a spasso per l’Artico senza rompighiaccio, fake news gigantesca e ridicola, e tuttavia rimbalzata da tutti i media del Globo con grande clamore.
  • Il piagnisteo sullo stato disastroso dei ghiacci artici, che invece se la passano più che dignitosamente.
  • La stagione dei cicloni nel Golfo del Messico, trasformata in prova inconfutabile dei danni da Climate Change nonostante la precedente, lunghissima serie di stagioni sotto tono mai messa in relazione con la narrativa sull’aumento dei fenomei estremi.
  • Persino una moria di pinguini in questi giorni è stata occasione per stracciarsi le vesti contro il Climate Change. Moria “per troppo ghiaccio”, anzi no: “perché è piovuto troppo”. Con annesso diluvio di fake news climatiche sull’imminente scioglimento dell’Antartide, pur a seguito di una serie impressionante di record di estensione di ghiaccio marino antartico interrottasi solamente due anni fa.

Uno schema consolidato?

Il punto è che commentare le sciocchezze meteo-climatiche che si leggono sui giornali è diventata una impresa impossibile: come svuotare la chiglia del Titanic con un secchiello bucato. Sono troppe, crescono esponenzialmente, rimbalzano da una testata all’altra come biglie impazzite e a loro volta sono citate altrettanto a sproposito da politici, giornalisti, economisti, opinionisti e chi più ne ha più ne metta.

Si può provare a indovinare lo schema nei termini seguenti: i media più vicini agli enti politici che si occupano di climate change ricevono l’imbeccata di turno e la pubblicano, tal quale, senza battere ciglio. Altri media ripescano l’imbeccata e la ripubblicano in tutta fretta, senza nessuna verifica, per non “bucare la notizia”. E così le fake news originate da un pugno di giornali diventano un tam-tam planetario inarrestabile. Per carità, non c’è niente di così strano nel fatto che enti politici che campano di finanziamenti statali cerchino di tenere alta la tensione della narrativa sul Climate Change: si tratta di pura e semplice lotta per la sopravvivenza. La minaccia di tagli draconiani ad enti come l’EPA è un segnale chiaro per chi vuole intendere, così come il disinvolto abbandono da parte americana di club che si credevano eterni, come la COP21 parigina o, più recentemente, l’UNESCO (abbiamo parlato dell’una e dell’altro, in precedenti occasioni).

Normale è anche che i media politicamente vicini agli stessi enti politici sbavino come cani di Pavlov in reazione a qualsiasi evento para-climatico che possa ridare fiato ad una narrativa ormai esausta. Molto meno normale è che gli altri media si accodino senza nemmeno provare a verificare fonti, informazioni, eventuali deformazioni delle notizie: troppo più facile e comodo scopiazzarle e sbatterle in prima pagina. Ché verificare le notizie costa, e servono competenze scientifiche minime che evidentemente nelle redazioni di tanti giornali ormai non ci sono più.

Per il lettore consapevole, però, è altrettanto facile e comodo sfuggire alla morsa di una narrativa che ormai mostra la corda: andando a cercarsi le notizie altrove, abbandonando quei lidi considerati un tempo sicuri e dove oggi invece si fa della diffusione disinvolta di fake news climatiche una vera e propria professione. Salvo gridare a gran voce di fare esattamente il contrario. “Per il bene del lettore“, naturalmente.

 

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Le Previsioni di CM – 16/22 Ottobre 2017

Posted by on 07:56 in Attualità | 15 comments

Le Previsioni di CM – 16/22 Ottobre 2017

Le previsioni di questa settimana sono di Alessandro.

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Situazione ed evoluzione sinottica

Su gran parte dell’area europea insiste una estesa circolazione anticiclonica, mentre in Atlantico è presente una saccatura estesa dalla penisola scandinava sino al largo atlantico che tende a progredire verso sud est agganciando il minimo barotropico (uragano Ophelia) e pilotando velocemente quest’ultimo sull’Irlanda come ciclone extra tropicale (ex-Ophelia). Intanto il campo di alta pressione sopramenzionato  andrebbe ad espandersi verso oriente, il ciclone extra tropicale proseguirebbe la risalita verso nord est  in prossimità delle coste norvegesi ed al suo seguito si farebbe strada una nuova saccatura atlantica con fronte freddo in prossimità delle coste occidentali europee.

 

Mercoledì l’intensa vorticità potenziale in avvicinamento sulla Normandia determinerebbe un graduale calo del geopotenziale anche sul Mediterraneo occidentale e in seguito nella giornata di giovedì (secondo il centro di previsioni britannico Met Office) il conseguente fronte freddo atlantico dovrebbe trovarsi  già tra Liguria e Sardegna. Le correnti occidentali provenienti dalla Francia formerebbero un minimo di pressione nelle prime ore di venerdì in transito sulle nostre regioni settentrionali.

Per il fine settimana non è ancora chiaro quale sarà l’evoluzione sinottica europea, ma è probabile una temporanea rimonta di aria stabile, a cui farà seguito nella giornata di domenica un veloce passaggio di un fronte perturbato dovuto a correnti settentrionali  dirette verso la Francia meridionale:

 

Previsioni del tempo sull’Italia

Lunedì  

Estesi banchi di nebbia nelle prime ore della giornata su Pianura Padana centrorientale e localmente su zone interne del centro in diradamento durante la mattina con possibili formazione di nubi basse. Tempo soleggiato su gran parte dell’Italia eccetto locali innocui annuvolamenti  lungo le aree costiere e sulla Puglia meridionale. Transito di velature poco significative su nord est e su regioni centromeridionali durante la giornata. Vendi deboli e temperature stabili.

Martedì 

Nelle prime ore della giornata ancora banchi di nebbia sulla Pianura padano veneta, lungo i litorali e le valli del centro in diradamento durante la mattinata. Transito di velature  su nord est e regioni  meridionali, mentre nubi alte e sottili potranno fare la loro comparsa sul settore adriatico. Tempo stabile e soleggiato sul resto d’Italia. Ventilazione debole e temperature in prevalenza stabili o al più massime in lieve diminuzione.

Mercoledì 

Al mattino cielo sereno sull’Italia. Nel pomeriggio aumento della nuvolosità  su Sardegna e nord ovest , successivamente la nuvolosità tenderà ad aumentare anche su regioni tirreniche. In serata aumento della nuvolosità sulla Sardegna sud occidentale con piogge sparse e locali piovaschi sulle aree confinali regionali del nord ovest. Tempo stabile altrove con passaggio di innocue nubi alte sottili. Possibilità di banchi di nebbia al mattino e dopo il tramonto su Pianura Padana. Temperature in lieve diminuzione. Venti deboli.

Giovedì

Durante la mattina graduale aumento della nuvolosità su tutte le regioni occidentali con piogge sul nord ovest, Sardegna occidentale in estensione alla Lombardia, Emilia e alta Toscana. Dal pomeriggio si avrà un peggioramento delle condizioni atmosferiche sulle restanti regioni settentrionali e sul Tirreno centro meridionale con rovesci e piogge. In serata piovaschi sparsi saranno possibili anche su aree tirreniche di Toscana, Lazio e Campania. Venti deboli o moderati dai quadranti meridionali, in particolare sud occidentali su regioni tirreniche e su Sardegna. Asciutto su Romagna e restanti regioni centro meridionali Temperature stabili o in lieve diminuzione nelle massime.

Venerdì 

Al mattino maltempo al centro nord con piogge da sparse a diffuse ad esclusione di Piemonte, Valle d’Aosta e ponente ligure. Nel pomeriggio le ampie schiarite presenti al nord ovest si estenderanno anche alle restanti regioni nord occidentali e Sardegna, mentre le piogge andranno a trasferirsi rapidamente anche le restanti aree adriatiche e meridionali peninsulari. In serata il miglioramento delle condizioni atmosferiche interesserà tutto il centro nord e la Sardegna. Venti dai quadranti occidentali, forti in particolare sulle coste tirreniche.

Sabato 

Al mattino generalmente sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Nel corso della giornata aumento della nuvolosità in particolare dalla serata sulle Alpi occidentali, alta Toscana, Sardegna occidentale, parte della Calabria tirrenica e localmente sui rilievi del triveneto con piogge sparse.

Domenica 

Al mattino piogge e rovesci su parte del settentrione, mentre su regioni centro meridionali variabilità dove nel corso della giornata localmente saranno possibili piogge in concomitanza con il transito di nuvolosità proveniente da ovest .

Per le previsioni in dettaglio grafico sul fine settimana seguite gli aggiornamenti che potranno comparire sotto forma di commento sotto a questo articolo.

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Pillole di complessità orbitale nella periodicità del clima

Posted by on 10:18 in Attualità, Climatologia | 4 comments

Pillole di complessità orbitale nella periodicità del clima

Riassunto: si conferma che il massimo spettrale a 100 ka npon dipende dall’eccentricità orbitale ma dalla combinazione di altri due massimi (80 e 130 ka)
Abstract: The 100 ka spectral maximum does not depend on orbital eccentricity variations. A cambination of 80 and 130 ka maxima is suggested as “parents” of the 100 ka maximum.

Nel post “Gli Interglaciali tra 0 e 2.7 milioni di anni fa” avevo ipotizzato che la periodicità a 100.000 anni (100 ka) che si osserva nei dati di prossimità (proxy) di ampia estensione temporale (carote di ghiaccio, stalagmiti) potesse essere non la conseguenza diretta della variabilità dell’eccentricità dell’orbita terrestre, ma la combinazione altre due periodicità, a ~80 e ~120-130 ka, che si osservano nello spettro di alcuni intervalli temporali.

Basavo questa ipotesi su tre figure del post citato, che riproduco di seguito, derivate da misure di δ18O bentico (in seguito indicato come d180) tra 0 e 2.7 Ma (milioni di anni). Le figure sono gli spettri Lomb della stessa serie (denominata LR04 in Tzedakis et al., 2017), calcolati su intervalli temporali diversi.
La fig.1 (pdf) copre l’intero intervallo disponibili di 2.7 Ma e mostra anche il confronto con lo spettro della serie sia detrended che filtrata e con lo spettro Mem di un dataset tra 0 e 800 ka.

Fig.1: Spettro di d180 (Tzedakis et al., 2017) in varie forme, tra 0 e 2.7 Ma.

Appare chiaramente che gli spettri sono caratterizzati dai massimi a 41 e 100 ka (il massimo a sinistra, di circa 2.5 ka, qui non viene cosiderato) e si notano massimi minori a 70-80, 80-90,, 120-130, 140-160 ka.
Si può ipotizzare con relativa facilità che i dati di prossimità mostrano una netta influenza delle variazioni dell’obliquità dell’orbita (41 ka) e dell’eccentricità (100 ka). Anche la precessione degli equinozi (26 ka) influenza sia i dati paleografici che l’insolazione (v. ad esempio gli spettri wavelet qui, su CM.
Qualche dubbio sorge dopo gli spettri di fig.2 (pdf) per l’intervallo 1.5-2.7 Ma e di fig.3 (pdf) nei quali il massimo a 100 ka scompare, sostituito da massimi di bassa potenza in figura 2 e da massimi a ~80 e ~125 ka in figura 3.
L’influenza dell’eccentricità si sarebbe manifestata, sempre a 100 ka, anche se con possibili variazioni di potenza, in ognuno dei tre intervalli: il fatto che questo massimo non sempre sia presente, porta a pensare che possa derivare dalla combinazione dei picchi a 80 e 130 ka.

Fig.2: come figura 1, tra 1.5 e 2.7 Ma.

Fig.3: come le figure precedenti, tra 0.6 e 1.5 Ma. Notare la comparsa dei massimi a 80 e 120-130 Ma.

I nuovi dati
Per motivi diversi da questo post, ho acquisito i dati d180 compositi, provenienti da 5 stalagmiti (D8, SB-12, SB-14, SB-32, SB-58) delle due cave cinesi di Dongge e Sanbao (qui indicati complessivamente come “dongge”). I dati D8 rimpiazzano quelli già disponibili, ma di qualità inferiore, tra 217.2 e 225.3 ka BP (Before Present; Present è il 1950).
I dati coprono un periodo tra 300 e 640 ka (+D8), come si vede nel quadro superiore di fig.4 (pdf).

Fig.4: I nuovi dati, da Cheng et al., 2016. Le singole stalagmiti sono separate per colore, secondo la legenda a destra. Nel quadro inferiore gli spettri Lomb delle singole serie. La serie più estesa (SB-14, in rosso) mostra gli stessi massimi di figura 3.

Questi dati, descritti in dettaglio da Cheng et al., 2016, sono standardizzati e poi detrended tramite la sottrazione dell’insolazione al 21 luglio a 65°N.

Ho calcolato gli spettri Lomb di ognuna delle 5 stalagmiti e li mostro nel quadro inferiore di figura 4, con l’indicazione dei periodi spettrali.
Si vede una conferma di figura 3, con la mancanza, nelle 5 serie, del massimo a 100 ka e con la presenza dei massimi a 80 e 130 ka, oltre ai massimi minori (23.7 ka in particolare).

In conclusione, questo dataset conferma, in modo indipendente, che 100 ka è un periodo derivato (probabilmente da 80 e 130 ka) e non una “firma” diretta dell’eccentricità orbitale. La figura 4 estende, inoltre, la validità delle figure precedenti relativamente all’intervallo 0.3-0.64 Ma.

Tutti i grafici e i dati, iniziali e derivati, relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui.

Bibliografia

  • Hai Cheng, R. Lawrence Edwards, Ashish Sinha, Christoph Spötl, Liang Yi, Shitao Chen, Megan Kelly, Gayatri Kathayat, Xianfeng Wang, Xianglei Li, Xinggong Kong, Yongjin Wang, Youfeng Ning & Haiwei Zhang: The Asian monsoon over the past 640,000 years and ice age terminations , Nature, 534, 640-646, 2016. doi:10.1038/nature18591
  • P. C. Tzedakis, M. Crucifix, T. Mitsui & E. W. Wolff: A simple rule to determine which insolation cycles lead to interglacials, Nature, 542, 527-544, 2017. doi:10.1038/nature21364
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Ophelia e i suoi derivati, un po’ di info in anticipo

Posted by on 14:13 in Attualità, Meteorologia | 22 comments

Ophelia e i suoi derivati, un po’ di info in anticipo

Allora, come molti avranno notato, la nuova isteria meteorologica si chiama Ophelia, ciclone tropicale giunto al secondo gradino della scala di riferimento (Saffir Simpson) a sud-ovest delle Isole Azzorre e con una previsione di traiettoria che lo porterebbe a colpire le Isole Britanniche più o meno nelle giornate di lunedì e martedì.

Si sta facendo la storia? Niente affatto, basta Wikipedia, che pubblica una lunga lista di eventi simili e un’immagine (sotto) piuttosto esplicativa.

Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Tropical_cyclone_effects_in_Europe

Ad ogni modo, come evidente dalla previsione, il soggetto dovrebbe anche attenuarsi passando ad un’intensità non più nella scala degli uragani ma in quella delle tempeste tropicali. Ma, quando e se dovesse arrivare lassù, non sarebbe comunque una tempesta tropicale.

Questo perché, come in questo caso, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare ;-). Salendo di latitudine la “macchina termica” uragano sentirà via via più forte il condizionamento dell’accelerazione di coriolìs, incontrerà mari più freddi e perderà la sua struttura perfettamente circolare, diventando una perturbazione extra-tropicale, più precisamente una Seclusione Calda, il cui rapporto tra energia entrante e energia uscente sarà sempre più sbilanciato a favore della seconda, decretando poi l’estinzione del soggetto atmosferico.

Ciò non toglie che il minimo di pressione atmosferica e il conseguente gradiente barico possano essere ancora molto significativi, dando luogo a venti molto forti e onde molto alte.

Ma succederà? Normalmente siamo abituati a guardare alle previsioni di traiettoria dei soggetti con caratteristica tropicale con grande confidenza, perché il livello di affidabilità di questi sistemi è ormai decisamente elevato. Tuttavia, la transizione da soggetto tropicale a extra-tropicale consegnerà la “palla” dai modelli pensati specificatamente per gli uragani a quelli del breve medio termine meteorologico e quello sarà un momento cruciale. Ad oggi, un soggetto a 1000 e più km a sud-ovest delle Azzorre che si muove a 6 nodi l’ora sembra difficile che possa arrivare sull’Irlanda per lunedì, ma il suo essere assorbito dalle westerlies gli farà guadagnare sicuramente in accelerazione, per cui lo scenario ha delle probabilità di essere reale. Tuttavia, sarà certamente necessario tornare spesso a controllare le pagine del National Hurricane Center della NOAA e dell’ECMWF per capire in che direzione andranno i modelli.

Direi che nel week end, a parte goderci la fantastica ottobrata che invece interessa il Belpaese, abbiamo pronta l’occupazione meteorologica.

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Che inverno sarà? Dipende dalla direzione

Posted by on 06:00 in Attualità, Meteorologia | 4 comments

Che inverno sarà? Dipende dalla direzione

Sono ormai anni che pubblichiamo degli outlook per la stagione invernale e, come scrivevo ad un lettore appena qualche giorno fa, per quello di quest’anno bisogna avere ancora un po’ di pazienza. Ma, naturalmente, la situazione sta maturando o, sarebbe più giusto dire, evolvendo.

Sicché, per fornire a quanti vorranno cimentarsi – molti lo staranno già facendo – con la prognosi stagionale, vi segnalo un analogue molto interessante che fornisce le indicazioni sui passaggi nell’evoluzione delle dinamiche autunnali che possono incidere in modo significativo sul carattere della stagione invernale. Viene dalle pagine personali del prof. Judha Cohen, del cui lavoro abbiamo parlato tante volte su queste pagine.

Come tutti gli schemi, tuttavia, è vittima di grandi semplificazioni, non ultimo il risultato, che appare diviso tra “freddo” e “caldo” (naturalmente relativi). Questo è inevitabile, anche se sappiamo che le sfumature, le vie di mezzo, oltre ad essere la normalità, sono anche quelle che poi fanno la differenza.

Comunque ecco qua:

Quelli che leggete nei riquadri sono una catena di feedback, il cui evolvere porta a condizioni di segno negativo o positivo dell’Oscillazione Artica, ossia dell’indice che riassume la direzione e la velocità delle correnti in seno a cui viaggiano le masse d’aria, nonché la distribuzione delle stesse sull’emisfero settentrionale.

Da notare che l’Oscillazione Artica, che come detto descrive il carattere delle correnti zonali (westerlies o ovest-est), non deve essere vista come la causa dell’evolvere della stagione, quanto piuttosto il suo tracciante. Il segno dell’AO descrive le dinamiche della distribuzione della massa, la posizione dei centri d’azione e, quindi, il destino delle masse d’aria. Protagonista assoluto, nella fattispecie, è il Vortice Polare Stratosferico, il cui “carattere” però dipende a sua volta dalla disposizione delle correnti zonali.

Vi sembra un ragionamento circolare? Lo è, perché non esiste una componente delle sue dinamiche che non dipenda da altre, che a loro volta possono dipendere da quella originale.

Ecco, ora se pensavate di aver chiaro il concetto, la confusione sarà totale. Quindi, per tornare da dove abbiamo iniziato, ancora un po’ di pazienza e uscirà il nostro outlook.

Ah, per inciso, in questi primi giorni di ottobre la copertura nevosa dell’are Euro-Asiatica sembra autorizzare l’utilizzo del lato destro dell’immagine ;-).

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Clima: I Modelli a CO2 continuano a mostrare la loro inadeguatezza

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia | 44 comments

Clima: I Modelli a CO2 continuano a mostrare la loro inadeguatezza

Oggi si legge. Due nuovi lavori di Nicola Scafetta, tornato ormai da un paio d’anni a lavorare in Italia, presso l’Università Federico II di Napoli. Entrambi i paper sono open source.

In pratica si tratta nel primo lavoro di un’analisi comparativa dei dati osservati con quanto previsto dai modelli climatici, analisi che giunge ad un verdetto che già conosciamo ma che molti sembrano voler ignorare: l’attuale capacità di riprodurre le dinamiche del clima è molto limitata; ne deriva una sostanziale sovrastima del contributo antropico al trend di riscaldamento osservato e una ancora più sostanziale inadeguatezza degli strumenti di proiezione ad essere utilizzati come riferimento per le policy in materia di clima e ambiente.

Natural climate variability, part 1: Observations versus the modeled predictions

Abstract:

During the whole history of the planet, astronomical factors (orbital and solar variability) have determined the energy balance of the Earth and generated natural climate oscillations affecting the life of plants, animals and human beings at all time scales. During the last decades, severe concerns have been raised about whether human activities could have been so influential as to deeply modify the natural variability of the global climate and, in particular, could have caused a significant warming since the beginning of the 20th century. To properly address the latter issue, it is required to understand the phenomenology of the natural climate fluctuations. These are well emphasized by several climate indexes such as the Atlantic Multidecadal Oscillation, the Pacific Decadal Oscillation, the El Niño–Southern Oscillation and others. This complex natural dynamic is still not reproduced by the general circulation models (GCMs) supporting the Anthropogenic Global Warming Theory (AGWT), which is mainly advocated by the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). In this “part 1” of our work we briefly introduce the general topic and statistically compare observed and GCM modeled global surface warming trends from 1860 to 2016. We find that the models have significantly overestimated the observed warming during the historical record. In addition, we compare observed and modeled temperature trends of three significant periods: from Jan/1922 to Dec/1941, from Jan/1980 to Dec/1999 and from Jan/2000 to Dec/2016. We find that only during the 1980-1999 period the observed and synthetic records show compatible warming trends within the 95% confidence level. The severe discrepancy between observations and modeled predictions found during the 1922-1941 and 2000- 2016 periods further confirms, according to the criteria proposed by the AGWT advocates themselves, that the current climate models have significantly exaggerated the anthropogenic greenhouse warming effect.

Il secondo lavoro riprende un filone di ricerca già lungamente esplorato da Nicola Scafetta. Partendo dall’evidenza che, al netto del potente contributo di El Niño, il trend delle temperature medie globali continua ad essere molto distante da quanto prospettato dalle simulazioni, l’applicazione di un modello climatico semi-empirico basato su di uno specifico set di oscillazioni climatiche naturali e con un contributo antropico significativamente ridotto, restituisce risultati molto più soddisfacenti di quanto non facciano i modelli climatici tradizionali.

Natural climate variability, part 2: Interpretation of the post 2000 temperature standstill

Abstract

The period from 2000 to 2016 shows a modest warming trend that the advocates of the anthropogenic global warming theory have labeled as the “pause” or “hiatus.” These labels were chosen to indicate that the observed temperature standstill period results from an unforced internal fluctuation of the climate (e.g. by heat uptake of the deep ocean) that the computer climate models are claimed to occasionally reproduce without contradicting the anthropogenic global warming theory (AGWT) paradigm. In part 1 of this work, it was shown that the statistical analysis rejects such labels with a 95% confidence because the standstill period has lasted more than the 15 year period limit provided by the AGWT advocates themselves. Anyhow, the strong warming peak observed in 2015-2016, the “hottest year on record,” gave the impression that the temperature standstill stopped in 2014. Herein, the authors show that such a temperature peak is unrelated to anthropogenic forcing: it simply emerged from the natural fast fluctuations of the climate associated to the El Niño–Southern Oscillation (ENSO) phenomenon. By removing the ENSO signature, the authors show that the temperature trend from 2000 to 2016 clearly diverges from the general circulation model (GCM) simulations. Thus, the GCMs models used to support the AGWT are very likely flawed. By contrast, the semi-empirical climate models proposed in 2011 and 2013 by Scafetta, which are based on a specific set of natural climatic oscillations believed to be astronomically induced plus a significantly reduced anthropogenic contribution, agree far better with the latest observations.

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Clima, Reti Neurali, Dati di Prossimità e Analisi Spettrali

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Clima, Reti Neurali, Dati di Prossimità e Analisi Spettrali

Riassunto: Viene mostrata l’analisi spettrale di tre serie proxy tra quelle citate da Abbot e Marohasy(2017) in un lavoro di applicazione a reti neurali artificiali (ANN) per confrontare il contributo antropico rispetto a quello naturale nel cambiamento climatico.
Abstract: Spectral analysis of three proxy series quoted by Abbot and Marohasy (2017) is presented. These authors use artificial neural network (ANN) in order to compare antropogenic and natural contribution in climate change.

Introduzione
Abbot e Marohasy (2017, d’ora in poi AM17) usano una rete neurale artificiale per simulare le temperature del 20.mo secolo partendo dall’analisi (anche spettrale) delle temperature disponibili fino al 1830. Queste temperature sono in genere derivate anche da dati di prossimità (proxy), in particolare da anelli di accrescimento di alberi in varie regioni del globo. Vengono citati anche i dati derivati da una stalagmite in Cina e utilizzate le informazioni provenienti da ricerche archeologiche e racconti orali relativi al nord-ovest della Groenlandia.
Una volta che il modello (ANN) ha incamerato le informazioni, le usa per estrapolare le temperature del 20mo secolo. La differenza tra le temperature osservate e quelle calcolate è poi usata come indicazione del contributo umano al riscaldamento globale. Diciamo subito che gli autori trovano che il contributo naturale è preponderante rispetto a quello antropico.

Riassumendo: la rete neurale riceve in ingresso i parametri spettrali – periodo (o frequenza), ampiezza e fase ricavati dagli spettri delle serie proxy – e produce in uscita una serie di temperature dell’aria “previste” per il 20mo secolo, essenzialmente un modello delle temperature da confrontare con quanto si osserva.

Come è noto, il rapporto IPCC AR5 stabilisce che le temperature superficiali medie globali sono aumentate di 0.85 °C dal 1880 al 2012 e che il riscaldamento dal 1900 in poi è attribuibile all’aumento di concentrazione dei gas serra, dovuto alle attività umane. L’attribuzione è basata sui GCM (Global Climate Models) dai quali deriva una sensibilità climatica all’equilibrio (ECS) di 3.2°C.
In pratica, un raddoppio della concentrazione di gas serra (in particolare CO2) porterebbe ad un aumento della temperatura media globale di 3.2°C (la stima ha un orizzonte temporale, che è quello dei modelli, e si riferisce al 2100. Qui possiamo considerare sottinteso questo orizzonte).

Il concetto di ECS nasce storicamente da un lavoro di Arrhenius del 1896 che prevedeva un aumento di 5-6°C. La sua stima è andata progressivamente diminuendo ma quella derivata dai modelli globali è nettamente più alta di quella che proviene da metodi di spettroscopia sperimentale, i cui valori sono attorno a 0.5-0.6°C (e, in alcuni casi, anche inferiori). È chiaro dalla definizione di ECS che, se le stime fossero quelle spettroscopiche, l’AGW, ancor più l’AGW catastrofico o CAGW, non esisterebbe al tavolo della discussione politica, con profonde conseguenze sociali, nel bene e nel male.

In AM17 i modelli di temperatura dell’aria (regionali e globali), generati da reti neurali, portano a valori stimati di ECS pari a 0.6-0.8°C. Il risultato è simile a quello da spettroscopia e da modelli di bilancio energetico (0.4-2°C) ma è lontano dalla stima da GCM e da studi paleoclimatici (2-3°C).

Confronti
L’uso dell’analisi spettrale per generare onde sinusoidali che siano l’input per una rete neurale implica sia l’uso di serie proxy che la selezione di periodicità disponibili in letteratura: AM17 elenca una notevole bibliografia di risultati spettrali e di periodi caratteristici che si riferiscono a fenomeni naturali (sole, oscillazioni oceaniche, El Nino, ecc, e relazioni tra loro).
Mi sono posto il problema di verificare almeno in parte i periodi spettrali citati in letteratura, ma mi sono scontrato con l’impossibilità o la difficoltà di disporre delle serie usate dai vari autori.

Wilson et al., 2007
In particolare ho apprezzato il lavoro di Wilson et al., 2007, un’attenta e dettagliata analisi spettrale di temperatura derivata da anelli di accrescimento di 22 siti (+9 analizzati ma poi non usati) del Golfo dell’Alaska (GOA). Nell’articolo, però non sono forniti i dati da cui si parte (temperatura superficiale dell’aria, del periodo gennaio-settembre), anche se sono una complessa combinazione, seguita da calibrazione e detrending, di quanto si osserva nei 22 siti selezionati. Wilson si limita a mostrare grafici difficilmente gestibili e a fornire periodi spettrali ottenuti con MTM (Multi Taper Method): 10-11, 13-14, e 18-19 anni e con SSA (Singular Spectrum Analysis): 14.1, 15.3, 24.4, 38, 50.4, 91.8 anni. Non è quindi possibile verificare se la serie, estesa dal 700 al 1999, mostri periodicità più lunghe (o più brevi) di quelle elencate.

Rob Wilson appare come uno scienziato molto serio e consapevole delle “bufale” che possono derivare dai proxy. In particolare è molto critico nei confronti dell’Hockey Stick di Mann. Nel sito Bishop Hill ho trovato questa testimonianza di Andrew Montford -il proprietario del sito- che ha assistito ad una lezione di 2 ore di Wilson nel 2013.

Mentre scrivevo queste righe ho pensato che, invece di lamentare la mancanza di dati, avrei potuto scrivere a Wilson per chiederli a lui direttamente. L’ho fatto e nel giro di tre ore ho ricevuto il link ai dati del 2007 e quello ad una elaborazione successiva che qui non uso. Nella sua risposta Rob Wilson mi fa notare che, a causa del detrending, sarebbe stato difficile trovare periodi più lunghi di 100 anni (NB. The detrending of the data will make it difficult to find a strong centennial signal I think.).
Invece in fig. 1 (pdf) si osservano tre massimi spettrali oltre i 100 anni (e non identificati in Wilson et al., 2007) di cui uno, a 222 anni, è il massimo assoluto dello spettro.

Fig.1: grafico delle temperature detrended (e con sovrapposto un filtro passa basso di finestra 20 anni) e spettro dei dati GOA07resi disponibili da Rob Wilson. Nello spettro, oltre ai picchi di periodo superiore ai 100 anni, da notare i massimi a 6 anni (El Nino) e a 2.87 anni.

Date le ampie incertezze nelle misure degli anelli e nelle cause che possono averli fatti crescere o meno, credo che il massimo principale possa essere associato al ciclo solare di de Vries (o Suess) di 208 anni. Nello spettro si vedono i massimi a 14.1,15.4, 18.1, 23.8, 38 e 92.8 anni, coincidenti o largamente compatibili con quelli già elencati sopra; si vedono anche i tre intervalli calcolati da Wilson con MTM.
L’analisi conferma i risultati di Wilson et al., 2007 e aggiunge un forte segnale, probabilmente solare, e una “firma” di El Niño, non particolarmente potente ma ben visibile.

Infine, e solo a titolo di curiosità, noto la presenza del massimo a 2.87 anni, una mia vecchia “fissazione”, istigata da un commento di Donato Barone, v. ad esempio qui, su CM.

Tan e Liu, 2003
Un’altra serie disponibile, tra quelle elencate da AM17, è Tan e Liu, 2003. La temperatura è derivata da una stalagmite nella cava di Shihua, Pechino e la serie copre un periodo di 2650 anni, dal -650 al 2000. Il suo grafico è mostrato in fig.2 (pdf).

Fig.2: Serie di Tan e Liu (2003) derivata da una stalagmite in Cina. La linea azzurra è un filtro passa-basso di finestra 20 anni.

Per AM17, da questa serie si deducono periodi significativi a 206 e 325 anni, mentre gli autori aggiungono anche 750 e 900 anni
Lo spettro Lomb, mostrato in fig. 3 (pdf), con alcune differenze poco significative, conferma le quattro periodicità ma racconta una storia molto più articolata e complessa: ad esempio sono visibili tutti i periodi identificati nello spettro GOA di Wilson ma anche i periodi (3-6 anni) legati a El Niño, quello a 9.8 anni legato all’interazione sole-pianeti e quello a 342 anni, tutti presenti nello spettro di Wilson.

Fig.3: Spettro Lomb dei dati di fig.2 che evidenzia la complessità delle interazioni che hanno concorso alla formazione della stalagmite.

Moffa-Sanchez et al., 2014
usa carote di sedimenti marini per analizzare la variabilità idrografica della Corrente Nord-Atlantica (NAC) negli ultimi 1000 anni. La NAC è importante per il trasporto di sale verso le alte latitudini e il sale è un prerequisito per la formazione di acque profonde, a loro volta essenziali per AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation) e quindi per il sistema climato generale. In più il calore prodotto da NAC -e trasportato dai venti occidentali- contribuisce ad un clima migliore in Europa.
Gli autori di questo lavoro sono interessati al confronto tra temperatura, salinità, rapporto Mg/Ca e alla loro relazione con l’irraggiamento solare (TSI, Steinhilber et al, 2009).

Avevo ricevuto i dati relativi a questo lavoro nel marzo 2014 da Paola Moffa-Sanchez e li avevo elaborati allora, ma mai pubblicati.
Mostro qui in fig. 4 (pdf) il confronto tra le variabili e la relazione con TSI.

Fig.4: Confronto fra temperatura, salinità, rapporto Mg/Ca e la loro relazione con TSI. Nel quadro d) il confronto diretto tra temperatura e TSI a cui è stato applicato un ritardio (lag) di 12.42 anni, in accordo con la cross-correlazione calcolata da Moffa-Sanchez. I dati hanno un passo di 6.21 anni per cui non permettono una definizione troppo accurata dei periodi spettrali. Questa figura è simile alla fig.3 dell’articolo.

Dall’analisi spettrale wavelet gli autori derivano periodi significativi compresi tra 135 e 225 anni, ma trovano anche 30, 16,14 anni.

Lo spettro che ho calcolato io, fig. 5 (pdf) non conferma, o conferma molto vagamente, l’analisi spettrale del lavoro. In particolare, dei tre periodi più brevi trovo solo quello di 14 anni e l’intervallo 135-225 anni, oltre ad essere poco preciso, non include il secondo massimo più potente che trovo a 261.5 anni (però ricorda molto due dei tre massimi di periodo più lungo nello spettro di Wilson, in fig.1). Il mio massimo più potente, a 50.3 anni, presente anche negli spettri di Wilson e di Tan e Liu, non viene citato. Da notare che, malgrado la fig.4d faccia pensare diversamente, l’analisi spettrale mostra una relazione quasi inesistente con l’irraggiamento solare.

Fig.5: Spettro della serie di temperatura (nero) e confronto con lo spettro di TSI (rosso).

Conclusioni
Le conclusioni che si possono derivare sono simili a quelle del post scritto insieme a Luigi Mariani: le tecniche di intelligenza artificiale fanno sperare in un futuro davvero interessante, ma per ora usano solo una minima parte delle complesse interazioni tra le variabili climatiche evidenziate dall’analisi spettrale.

Tutti i grafici e i dati, iniziali e derivati, relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui.

Bibliografia

  • John Abbot and Jennifer Marohasy: The application of machine learning for evaluating anthropogenic versus natural climate changeGeoResJ14, 36-46, December 2017.doi:10.1016/j.grj.2017.08.001.
  • Arrhenius S : On the influence of carbonic acid in the air upon the tempera- ture of the groundPhilos Mag41(5), 237-76, 1896 .
  • Ming Tan and Tungsheng Liu: Cyclic rapid warming on centennial-scale revealed by a 2650-year stalagmite record of warm season temperature GRL30, 191-194, 2003. doi:10.1029/2003GL017352
  • Paola Moffa-Sánchez, Andreas Born, Ian R. Hall, David J. R. Thornalley and Stephen Barker: Solar forcing of North Atlantic surface temperature and salinity over the past millennium,Nature Geoscience 7, 275-278, 2014. doi:10.1038/NGEO2094
  • Steinhilber, F., J. Beer, and C. Fröhlich. Total solar irradiance during the Holocene. Geophys. Res. Lett.36, L19704, 2009. doi:10.1029/2009GL040142
  • Rob Wilson, Greg Wiles, Rosanne D’Arrigo and Chris Zweck: Cycles and shifts: 1,300 years of multi-decadal temperature variability in the Gulf of Alaska Clim Dyn28, 425-440, 2007.doi:10.1007/s00382-006-0194-9.
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Le Previsioni di CM – 9/15 Ottobre 2017

Posted by on 05:50 in Attualità, Le Previsioni di CM, Meteorologia | 4 comments

Le Previsioni di CM – 9/15 Ottobre 2017

Le previsioni di questa settimana sono a cura di Flavio________________________________________________

Situazione ed evoluzione sinottica

Pressione al suolo livellata sul Mediterraneo occidentale, dove si protendono le propaggini più orientali dell’anticiclone delle Azzorre, per effetto della spinta da parte della corrente a getto in uscita da Labrador e in movimento verso le isole britanniche. Il getto polare fa da linea dei demarcazione tra il flusso secondario associato all’azione anticiclonica appena menzionata, e il flusso principale che scorre indisturbato alle alte latitudini, con la depressione d’Islanda piuttosto attiva sull’Atlantico settentrionale e un’area di divergenza dal flusso principale in azione sulla regione baltica associata in queste ore a condizioni di maltempo. Il geopotenziale si mantiene su valori piuttosto bassi sull’Italia, nonostante il tentativo di espansione in senso zonale della cellula anticiclonica atlantica, per le infiltrazioni di correnti fresche dai quadranti nord-orientali che si associano in queste ore ad annuvolamenti sparsi, più intensi sul Tirreno meridionale dove è più acceso il contrasto con l’aria più mite e umida preesistente.

 

Fig. 1: GFS, Lunedì 9 Ottobre 2017: geopotenziale e pressione al suolo. Fonte: www.wetterzentrale.de

A livello emisferico si fa notare la formazione di un anticiclone artico, che per effetto dell’esaltazione della componente di scambio termico radiativa associata a cieli sereni, calma di vento e abbassamento del sole sull’orizzonte, favorirà l’abbassamento ulteriore delle temperature e l’incremento dell’estensione dei ghiacci, tuttora in ottima forma e in veloce crescita, dopo il minimo estivo confortante di cui si è parlato in un recente articolo (Fig.2). Particolarmente interessante è il quadro sinottico dell’emisfero Nord, che vede il flusso principale scorrere pressoché indisturbato attorno all’anticiclone centrato quasi perfettamente sul Bacino Artico Centrale. Più a sud il flusso secondario, in assenza di significative pulsazioni anticicloniche a disturbare il flusso principale, con l’eccezione dell’area di divergenza sul Baltico già citata in precedenza (Fig.3).

Fig. 2. Estensione dei ghiacci artici (JAXA). Fonte: https://ads.nipr.ac.jp/vishop/#/extent

 

Fig. 3. ECMWF, Lunedì 9 Ottobre: geopotenziale e pressione al suolo. Fonte: www.wetterzentrale.de

La situazione evolverà lentamente nel corso della settimana, con una progressiva tendenza all’approfondimento della depressione d’Islanda per la continua alimentazione di aria molto fredda in discesa dallo stretto di Davis in direzione dell’Atlantico settentrionale, a causa dell’azione di blocco associata all’insediamento dell’anticiclone termico stagionale sulla Groenlandia. L’evoluzione sinottica porterà al consolidamento di un vasto campo anticiclonico che dal Mediterraneo centrale si spingerà verso nord, in direzione dell’Europa centrale e della Scandinavia.

Le grandi manovre sinottiche post-equinozio sono in corso, e si sviluppano nei canoni più tipici del periodo: intensificazione della corrente a getto, insediamento dell’anticiclone termico stagionale groenlandese, raffreddamento dell’artico e flusso zonale poco disturbato a tutte le latitudini. È l’ora delle calme autunnali che spesso caratterizzano questa fase della stagione: un’ottima occasione per godere della bellezza e dei regali del bosco, o per un ultimo scampolo di mare.

Buona settimana e buona ottobrata a tutti.

Previsioni del tempo sull’Italia

Lunedì generali condizioni di stabilità con ampie schiarite specie in matinata sulle regioni settentrionali e centrali, e qualche annuvolamento in più al Meridione, segnatamente sulle regioni meridionali tirreniche dove si avranno precipitazioni diffuse, localmente persistenti, di intensità debole o moderata.

Temperature stazionarie o in lieve aumento nei valori massimi.

Venti generalmente deboli, di scirocco su Adriatico e Jonio, e di maestrale sui bacini più occidentali.

Martedì nuvolosità stratiforme in transito da nord-ovest verso sud-est, più intensa al Meridione nella seconda parte della giornata, dove si accompagnerà a nuvolosità anche nei bassi strati specie sulle zone costiere, con associate deboli e sporadiche precipitazioni.

Temperature stazionarie

Venti generalmente deboli, a circolazione ciclonica attorno ad una blanda depressione centrata sul Tirreno centro-meridionale.

Mercoledì iniziali condizioni di cielo nuvoloso al Sud, con sporadiche precipitazioni più probabili lungo i litorali del basso Tirreno, Ionio e Adriatico meridionale, in rapido miglioramento col passare delle ore. Condizioni di stabilità altrove.

Temperature stazionarie o in lieve aumento.

Venti deboli.

Giovedì passaggio di nubi stratiformi lungo le regioni peninsulari, da nord-ovest verso sud-est, in assenza di precipitazioni significative.

Temperature in leggero aumento.

Venti deboli.

Da Venerdì a Domenica ulteriore stabilizzazione delle condizioni atmosferiche su tutta la Penisola.

Temperature in ulteriore lieve aumento.

Venti deboli.

 

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Un Mese di meteo – Settembre 2017

Posted by on 07:00 in Attualità, Climatologia, Commenti mensili, Meteorologia | 0 comments

Un Mese di meteo – Settembre 2017

IL MESE DI SETTEMBRE 2017[1]

Mese di settembre decisamente autunnale con piovosità generalmente buona e temperature in prevalenza inferiori alla norma.

Venerdì 1 settembre, in perfetta sincronia con l’inizio dell’autunno meteorologico, l’anticiclone ha ceduto sotto la spinta di una saccatura atlantica. A tale rottura iniziale delle condizioni di stabilità estiva è seguito un mese all’insegna della variabilità a tratti perturbata. Lo conferma la topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (figura 5a) che ci mostra l’anticiclone delle Azzorre in posizione arretrata, in pieno Atlantico, mentre sull’Italia domina un regime di correnti atlantiche a curvatura ciclonica e che isola sulla val Padana un minimo depressionario frutto dell’interazione delle correnti con l’arco alpino. La carta delle isoanomale (figura 5b) mostra invece un nucleo di anomalia negativa centrato nell’Atlantico settentrionale a sud dell’Islanda e che influenza  la nostra penisola con una sua saccatura.

Figura 5a – 850 hPa – Topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Figura 5b – 850 hPa – carta delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

Nel corso del mese abbiamo assistito al passaggio sulla nostra area di un totale di 5 perturbazioni, transitate rispettivamente fra l’1 e il 3, fra il 6 e il 11, fral il 12 e il 18, fra il 19 e il 20 e fra il 23 e il 30 del mese.

Tabella 1 – Sintesi delle strutture circolatorie del mese a 850 hPa (il termine perturbazione sta ad indicare saccature atlantiche o depressioni mediterranee (minimi di cut-off) o ancora fasi in cui la nostra area è interessata da regimi che determinano  variabilità perturbata (es. flusso ondulato occidentale).
Giorni del mese Fenomeno
1-3 settembre Cedimento dell’anticiclone sotto la spinta di una saccatura atlantica (perturbazione n. 1) che isola rapidamente un minimo di cut-off sulla valle padana. Tale minimo si porta poi gradualmente verso est interessando in modo più diretto le regioni centro-settentrionali.
4-5 settembre Campo di pressioni livellate con tempo stabile e soleggiato.
6-11 settembre Sul centro-nord si affermano condizioni depressionarie. Sabato 9 transita una saccatura atlantica che domenica 10 isola un minimo depressionario su Ligure – Alto Tirreno, in successiva traslazione verso il basso Tirreno lunedì 11 (perturbazione n. 2).
12-18 settembre Regime di correnti occidentali con variabilità più spiccata al Centro – Nord (perturbazione n. 3).
19-20 Settembre Sull’arco alpino si afferma un promontorio anticiclonico da Ovest mentre le regioni centro-meridionali sono interessate da attività temporalesca locale, legata ad una saccatura da est connessa a un minimo depressionario balcanico in graduale moto verso sudest (perturbazione n. 4).
21-23 settembre Su tutta l’area campo livellato con tempo stabile e per lo più soleggiato.
23-30 settembre Variabilità a tratti perturbata. Nello specifico sabato 23 debole saccatura da est con isolata attività temporalesca su Alpi e Sardegna; domenica 24 variabilità con attività temporalesca locale su tutta l’area; Lunedì 25 variabilità con attività temporalesca locale su Meridione e Sardegna; martedì 26 variabilità con attività temporalesca locale su Sicilia e Sardegna; dal 27 al 30 settembre campo di pressione livellato sul centro-nord e condizioni depressionarie sul meridione, ove è segnalata attività temporalesca sparsa (perturbazione n. 5).

Andamento termo-pluviometrico

Le temperature medie mensili (figure 1 e 2) hanno manifestato anomalie negative sia nei massimi sia nei minimi che si sono concentrate nella seconda e terza decade del mese (tabella 2).

Figura 1 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 2 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

Tabella 2 – Analisi decadale e mensile di sintesi per macroaree – Temperature e precipitazioni al Nord, Centro e Sud Italia con valori medi e anomalie (*).

Una piovosità mensile superiore alla norma (figura 3) e concentrata soprattutto nelle prime due decadi (tabella 2) ha interessato gran parte dell’area, con un massimo principale di oltre 250 mm sul Friuli Venezia Giulia ed un massimo secondario sulla provincia di Pisa e Livorno associato all’alluvione del 10 settembre. Anomalie pluviometriche negative sono inoltre presenti su Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria di ponente, Toscana meridionale, Abruzzo e su gran parte della Sardegna ove si nota  l’eccezione dell’areale di Alghero (figura 4).

Figura 3 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 4 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

La carta in figura 6 prodotta dall’Università dell’Alabama – Huntsville consente di valutare il quadro termico globale in cui si colloca l’andamento termico dell’area italiana. Si noti che l’anomalia termica negativa italiana ricade nel contesto più ampio di un nucleo di anomalia che interessa l’Europa centro-occidentale e le isole Britanniche e che è ben sovrapponibile con l’area ad anomalia negativa della pressione evidenziata in figura 5b e già in precedenza discussa.

Figura 6 – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)

[1]              Questo commento è stato condotto con riferimento alla  normale climatica 1988-2015 ottenuta analizzando i dati del dataset internazionale NOAA-GSOD  (http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/). Da tale banca dati sono stati attinti anche i dati del periodo in esame. L’analisi circolatoria è riferita a dati NOAA NCEP (http://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/). Come carte circolatorie di riferimento si sono utilizzate le topografie del livello barico di 850 hPa in quanto tale livello è molto efficace nell’esprimere l’effetto orografico di Alpi e Appennini sulla circolazione sinottica. L’attività temporalesca sull’areale euro-mediterraneo è seguita con il sistema di Blitzortung.org (http://it.blitzortung.org/live_lightning_maps.php).

 

 

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