Eventi Meteorologici Estremi

Eventi termici estremi

Alle medie latitudini dell’emisfero Nord gli eventi termici estremi sono stazionari nel periodo 1979-2012 (Screen & Simmonds, 2014).

Le analisi condotte sulla serie storica delle temperature di Milano Brera indicano invece un aumento delle ondate di caldo sull’Europa dopo il 1987 (Mariani, 2015).

Eventi pluviometrici estremi

Qui le cose sono assai meno chiare anche per la progressiva riduzione della qualità delle serie storiche di dati che rende proibitivo esprimere valutazioni in merito a serie storiche orarie. Ciò detto occorre rilevare che le evidenze osservative indicano che nella maggior parte delle aree mondiali non vi sono segnali di incremento nell’intensità degli eventi estremi. In proposito una ricerca pubblicata sul Journal of Climate nel 2013 a firma di Westra e altri ricercatori ha verificato le tendenze delle precipitazioni massime annue di un giorno per il periodo dal 1900 al 2009 (110 anni in tutto). Il lavoro è stato riferito ad un totale di 8326 stazioni terrestri che i ricercatori hanno ritenuto di “alta qualità” ed ha portato a concludere che il 2% delle stazioni mostra un decremento nelle piogge estreme,  l’8% un incremento e il 90% non presenta alcuna tendenza significativa.

Si segnala inoltre che:

  1. I già citati Screen & Simmonds ( 2014), lavorando su un dataset di rianalisi relativo alle medie latitudini dell’emisfero Nord hanno evidenziato la sostanziale stazionarietà degli eventi pluviometrici e termici estremi nel periodo 1979-2012
  2. Mariani e Parisi (2013), analizzando un vasto dataset di dati pluviometrici giornalieri per stazioni dell’area euro-mediterranea per il periodo 1973-2010 ed utilizzando lo schema di analisi proposto da Alpert et al. (2002) hanno evidenziato l’infondatezza dell’aumento parossistico delle piogge estreme giornaliere affermato dagli stessi Alpert et al. in un lavoro del 2002
  3. Fatichi e Caporali (2009), lavorando sulle serie storiche di precipitazione di 785 stazioni della Toscana per il periodo 1916-2003, hanno posto in evidenza l’assenza di trend nel regime precipitativo medio e nell’intensità degli eventi estremi di 3,6 e 12 h in pressoché tutte le stazioni analizzate
  4. Pinna (2014) analizza le piogge estreme per l’area mediterranea e per la Toscana evidenziando l‘assenza di trend rilevanti riferibili agli eventi pluviometrici estremi.

Eventi alluvionali

Diversi studi paleoclimatici evidenziano che la frequenza degli eventi alluvionali in Europa è stata sensibilmente più bassa durante le fasi calde (es: optimum romano, optimum medioevale)  che durante quelle fredde (es: piccola era glaciale) (Wirth et al., 2013).  Istruttiva può essere inoltre l’analisi del numero delle grandi alluvioni del Po (8 eventi noti nel XVIII secolo, 20 eventi nel XIX, 18 nel XX e 2 finora nel XXI).

Cicloni tropicali

Nel 2011 Maue ha pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letter uno studio sulla frequenza dei cicloni tropicali e sull’energia da essi liberata. I dati ottenuti con il metodo descritto in tale studio sono costantemente aggiornati  sul sito http://models.weatherbell.com/tropical.php. Da essi si evince che l’energia media annua liberata dai cicloni tropicali espressa in unità ACE è stata di 664 nel decennio 1971-80, di 716 nel 1981-90, di 857 nel 1991-2000, di 723 nel 2001-2010 ed infine di 689 nel 2011-15, il che evidenzia l’esistenza di un trend complessivo improntato alla decrescita dell’energia liberata da tali eventi estremi.

Le previsioni di CM – 17/23 Giugno 2019

Posted by on 07:56 in Attualità | 9 comments

Le previsioni di CM – 17/23 Giugno 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Situazione sinottica poco evolutiva sui quadranti europei. L’origine è la persistenza di una vasta conca depressionaria in Atlantico, disposta con asse SW/NE tra le isole britanniche e le Azzorre. In risposta dinamica, un promontorio anticiclonico interessa a fasi alterne il Mediterraneo centrale, e in particolare le regioni meridionali italiane dove comunque il campo di massa è in progressiva diminuzione, e con questo anche il campo termico che si riporta su valori più consoni per il periodo. Poco altro da segnalare (Fig.1).

Situazione sostanzialmente immutata per il resto della settimana, con la persistenza di una ampia conca depressionaria sul vicino Atlantico, e la cresta anticiclonica africana sul Mediterraneo centrale. Il campo termico si manterrà per gran parte della settimana su valori non particolarmente elevati, per la debolezza relativa del campo associata ad una debole circolazione dai quadranti settentrionali al suolo e il conseguente venir meno dell’effetto subsidente. Sul finire della settimana, il possibile affondo della saccatura atlantica fino a latitudini sub-tropicali potrebbe regalare una nuova onda di calore, ma la previsione al momento ha ancora margini piuttosto elevati di incertezza.

Ancora una volta, previsioni troppo semplici questa settimana, quindi divago volentieri.

Continua sempre più frenetica e grottesca la campagna clima-catastrofista sui telegiornali italiani. Con riferimento alla sola ultima settimana possiamo vantare (grazie Andrea Beretta):

  • Calo di turisti in Italia a causa del Climate Change che ha regalato un maggio troppo freddo e piovoso.
  • Caldo africano sull’Italia: colpa del Global Warming.
  • Servizio su un “archiviatore di suoni” che registra i suoni della natura. Perché “le generazioni future questi suoni non li ascolteranno più a causa dei cambiamenti climatici”.
  • I cambiamenti climatici portano ad un cambiamento di colore della Terra.

E allora, contagiato e stregato da cotanta sapienza e padronanza dei temi scientifici, oggi voglio fare anche io previsioni del tempo in stile TG italiano.

Linea di tendenza per l’Italia

Da Lunedì a Mercoledì il Global Warming regalerà giornate calde e soleggiate su tutto il Paese. Su Alpi e Appennini, previsto invece Climate Change, con associata instabilità pomeridiana e temporali sparsi in graduale attenuazione dalla giornata di Mercoledì.

Venti deboli a regime di brezza porteranno CO2 marina in direzione delle spiagge. Mari calmi.

Temperature stazionarie su valori non troppo elevati. Ma non illudetevi perché presto morirete tutti di caldo.

Da Giovedì a Domenica attenuazione del Climate Change sui rilievi, che passerà il testimone anche lì al Global Warming. Sul resto del Paese Global Warming a go-go con giornate calde e soleggiate. Colpa della CO2 che scioglie il ghiaccio sotto il deretano dell’orso bianco.

Temperature in graduale aumento. Possibile ulteriore impennata del campo termico sul finire della settimana. Venti deboli a regime di CO2.

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Ricordatevi che dovete morire. Di caldo. Se il mare vi sembrerà più azzurro del solito, sappiate che è a causa del Climate Change che ne ha cambiato il colore. E ascoltando il rumore del mare, sappiate che sono le risate dell’orso bianco trasmesse dal registratore di suoni della Terra che non potremo sentire mai più. Ci consoleremo ascoltando Lady Gaga.

 

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Un Mese di Meteo – Maggio 2019

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia, Commenti mensili, Meteorologia | 2 comments

Un Mese di Meteo – Maggio 2019

IL MESE DI MAGGIO 2019[1]

Precipitazioni abbondanti si sono accompagnate a temperature sensibilmente inferiori alla norma.

La topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (figura 1a) evidenzia che l’Italia è stata interessata da una circolazione depressionaria determinata da una saccatura da Nordest associata a un minimo depressionario sula Scandinavia. Tale struttura circolatoria si presenta come parte di una più vasta struttura di blocco un cui elemento essenziale è il promontorio anticiclonico proteso da altitudini subtropicali verso le isole britanniche. La carta delle isoanomale (figura 1b) conferma tale diagnosi evidenziando un area ad anomalia negativa centrata sul Centro Italia.

Figura 1a – 850 hPa – Topografia medie mensili del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserite danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Figura 1b – 850 hPa – carta delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

Il maggio 2019 ha visto il territorio nazionale in tutto o in parte interessato da 6 perturbazioni transitate rispettivamente dal 3 al 6 maggio, dal 8 all’11, dal 12 al 16, dal 17 al 21, dal 26 al 28 e  dal 29 al 31 maggio con un totale di 24 giorni di tempo perturbato  (tabella 1).

Tabella 1 – Sintesi delle strutture circolatorie del mese a 850 hPa. Il termine perturbazione sta ad indicare saccature atlantiche o depressioni mediterranee (minimi di cut-off) o ancora fasi in cui la nostra area è interessata da regimi che determinano variabilità perturbata (es. flusso ondulato occidentale).

La piovosità più elevata a livello italiano è stata registrata il 27 maggio con una media nazionale di 8,9 mm, seguito dal 12 e 29 maggio con 8,4 mm. Inoltre 29, 5 e 9 maggio sono stati i tre giorni più piovosi al Nord rispettivamente con medie di 15,5, 13,5 e 11,6 mm,  27, 26 e 13 al Centro con medie di 11,3, 9,3 e 8,5 mm e infine 26, 13 e 27 al Sud con medie di 7,5, 6,9 e 6,5 mm.

Tabella 2 – Tipi circolatori giornalieri a 850 hPa secondo la classificazione Ersal a 17 tipi che si fonda sulla classificazione di Borghi e Giuliacci a 16 tipi.

L’anomalia termica e pluviometrica del maggio 2019, che saranno qui di seguito meglio dettagliate,  ci inducono a riflettere sull’influenza enorme della circolazione atmosferica a grande scala e più nello specifico dei “regimi di blocco” sul clima del nostro Paese. L’avvezione di masse d’aria fredda da latitudini artiche è infatti stata la conseguenza di un regime circolatorio di blocco anomalmente persistito sull’area euro-mediterranea. La previsione dell’affermarsi e del persistere nel tempo dei regimi circolatori di blocco – cui l’Europa è in assoluto la più esposta fra le aree delle medie latitudini del nostro emisfero – è a tutt’oggi una delle sfide aperte della meteorologia moderna.

Andamento termo-pluviometrico

Le temperature medie delle massime e delle minime mensili (figure 2 e 3) sono risultate sensibilmente inferiori alla norma su tutta l’area salvo una lieve anomalia positiva sulla val d’Aosta. Ne ha risentito il ritmo di sviluppo delle colture che si è sensibilmente rallentato tanto che a fine mese molte colture apparivano in ritardo più o meno spiccato rispetto alla norma. A livello pluviometrico mensile la figura 5 mostra anomalie positive su tutta l’area salvo che su Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia Occidentale, Sicilia e Sardegna settentrionale.

Figura 2 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 3 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

L’analisi decadale (tabella 2) conferma a livello termico quanto scritto a livello mensile, con temperature ovunque sensibilmente inferiori alla norma e un picco di anomalia negativa registrato nella seconda decade del mese sia nei massimi sia nei minimi.

A livello pluviometrico invece si notino le anomalie positive più spiccate nella seconda e terza decade del mese.

Figura 4 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 5 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

Tabella 2 – Analisi decadale e mensile di sintesi per macroaree – Temperature e precipitazioni al Nord, Centro e Sud Italia con valori medi e anomalie (*).

 

(*) LEGENDA:

Tx sta per temperatura massima (°C), tn per temperatura minima (°C) e rr per precipitazione (mm). Per anomalia si intende la differenza fra il valore del 2013 ed il valore medio del periodo 1988-2015.

Le medie e le anomalie sono riferite alle 202 stazioni della rete sinottica internazionale (GTS) e provenienti dai dataset NOAA-GSOD. Per Nord si intendono le stazioni a latitudine superiore a 44.00°, per Centro quelle fra 43.59° e 41.00° e per Sud quelle a latitudine inferiore a 41.00°. Le anomalie termiche positive sono evidenziate in giallo(anomalie deboli, inferiori a 2°C), arancio (anomalie moderate, fra 2 e 4°C) o rosso (anomalie forti,di  oltre 4°C), analogamente per le anomalie negative deboli (minori di 2°C), moderata (fra 2 e 4°C) e forti (oltre 4°C) si adottano rispettivamente  l’azzurro, il blu e il violetto). Le anomalie pluviometriche percentuali sono evidenziate in  azzurro o blu per anomalie positive rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% e  giallo o rosso per anomalie negative rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% .

Le anomalie termiche negative sopra evidenziate sono confermate dalla carta delle anomalie termiche globali riportata in figura 6a, ricavata da dati MSU e dalla carta dell’anomalia termica globale da stazioni al suolo prodotta delle Deutscher Wetterdienst sulla base dei report mensili CLIMAT (figura 6b).Tali prodotti mostrano ambedue la presenza di una lieve anomalia negativa sull’intero areale italiano.

Figura 6a – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)

Figura 6b – DWD climat anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile al suolo. Carta frutto dell’analisi svolta dal Deutscher Wetterdienst sui dati desunti dai report CLIMAT del WMO [https://www.dwd.de/EN/ourservices/climat/climat.html).

[1]              Questo commento è stato condotto con riferimento alla  normale climatica 1988-2017 ottenuta analizzando i dati del dataset internazionale NOAA-GSOD  (http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/). Da tale banca dati sono stati attinti anche i dati del periodo in esame. L’analisi circolatoria è riferita a dati NOAA NCEP (http://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/). Come carte circolatorie di riferimento si sono utilizzate le topografie del livello barico di 850 hPa in quanto tale livello è molto efficace nell’esprimere l’effetto orografico di Alpi e Appennini sulla circolazione sinottica. L’attività temporalesca sull’areale euro-mediterraneo è seguita con il sistema di Blitzortung.org (http://it.blitzortung.org/live_lightning_maps.php).

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Emergenza climatica: un comodo ossimoro

Posted by on 13:10 in Attualità | 11 comments

Emergenza climatica: un comodo ossimoro

Leggo sulla Staffetta di Martedì 21 Maggio di “Una mozione da approvare nei Consigli regionali e nei Consigli comunali, che, sul modello di quanto fatto dal Regno Unito, dichiari lo stato di emergenza climatica e impegni gli enti a porre in atto una serie di azioni volte a contrastare il cambiamento climatico”.

Il clima e’ per definizione una media delle condizioni meteorologiche fatta su 30 anni; affrontarlo come emergenza e’ esattamente l’opposto di quanto andrebbe fatto e cioè una strategia pianificata con cura e portata avanti con costanza.

Purtroppo l’inconsistenza della mozione non si ferma qui: “Innumerevoli studi accademici confermano ormai che il caos climatico in atto è influenzato dalle attività umane. Si tratta di un fenomeno che causa danni incommensurabili a persone, animali ed interi sistemi produttivi”. A differenza della narrativa comune, tutte le associazioni scientifiche sono concordi nel confermare che le osservazioni a livello globale mostrano una Terra che sta diventando piu’ verde e non deserta, non c’e’ alcun aumento di frequenza o intensita’ di fenomeni climatici estremi come uragani o cicloni, tornado, siccita’, o incendi e che l’estensione dei ghiacci al Polo Sud, riserva del 90% dei ghiacciai terrestri, non sta certo diminuendo. Anche la NOAA, Associazione governativa americana per lo studio degli oceani e dell’atmosfera di indubbia caratura scientifica, sottolinea cheIn summary, neither our model projections for the 21st century nor our analyses of trends in Atlantic hurricane and tropical storm activity support the notion that greenhouse gas-induced warming leads to large increases in either tropical storm or overall hurricane numbers in the Atlantic”.

Anche da noi i ricercatori che studiano la piovosità nel nostro Paese non osservano alcuna variazione significativa negli ultimi due secoli e sostengono che le “bombe d’acqua” sono solo un termine giornalistico che non trova riscontro nella realtà.

Ristabilita la correttezza scientifica, dietro tale mozione ci deve essere altro: ”Oltre a dichiarare lo stato di emergenza climatica, la proposta di mozione impegnerebbe Comuni e Regioni a rendere tutte le proprie sedi e uffici carbon free entro il 2030; garantire che tutte le decisioni strategiche, di bilancio e di pianificazione siano compatibili con il raggiungimento della carbon neutrality entro il 2030”. Verrebbero quindi dedicate ingenti risorse, anche economiche, a contrastare un caos climatico, che abbiamo visto non esistere, in una situazione di emergenza che tipicamente abbassa le attenzioni sulle modalità di gestione delle risorse stesse. Una situazione che faciliterebbe certi Amministratori ad una gestione “disinvolta” dei capitali.

Purtroppo, mi auguro di sbagliarmi, ma mi sovviene la mala gestione dei capitali avvenuta con l’incentivazione al fotovoltaico quando grazie ai vari Conto Energia sono stati prelevati 6,7 Miliardi di Euro per 20 anni dalla tasche degli italiani con tempistiche e modalità alquanto criticabili: nell’anno in cui in Italia si installavano quasi 10 GW di fotovoltaico a costi elevatissimi ma garantendo ai grossi investitori un IRR che in alcuni casi oltrepassava il 20%, in Cina, Paese da cui proveniva la gran parte dei moduli utilizzati in Italia, si installavano 300 MW. Ora che i costi di tale tecnologia sono piu’ competitivi, in Italia non ci sono più fondi da dedicare all’incentivazione e nel 2018 sono stati installati 440 MW mentre in Cina si parla di oltre 44 GW, 100 volte di piu’! Oltretutto, nonostante tale ingente esborso da parte del consumatore, non siamo neanche stati capaci di sviluppare una filiera italiana del fotovoltaico finanziando invece le aziende cinesi, tanto che oggi ben 8 tra i maggiori 10 produttori mondiali di moduli sono cinesi. Siamo sicuri che questa sia la miglior pianificazione per il beneficio dei contribuenti?

Invece di contrastare l’inesistente caos climatico, per salvaguardare l’ambiente e la salute umana non sarebbe forse più opportuno, solo per fare qualche esempio, garantire sicurezza ed orari dei treni pendolari e dei mezzi pubblici, anziché aumentarne il prezzo dei biglietti o obbligare sempre il solito contribuente a cambiare auto in nome di una dubbia riduzione delle emissioni? Sono ben consapevole che queste non siano azioni semplici e che non garantiscano, a differenza di altre più facili ed appariscenti posizioni, un immediato rientro di immagine e di voti; mi chiedo pero’ allo stesso tempo se i nostri Amministratori siano eletti, oltre che lautamente pagati, per cercare di risolvere problematiche anche complesse o per farsi belli con facili soluzioni ad emergenze inesistenti?

Molto più facile evidentemente importare “quanto fatto dal Regno Unito” ove, permettetemi la facile battuta sulla Brexit, in questo momento sono certo esperti di caos, ma non certo climatico!

Per quanto riguarda la terminologia, vedo pero’ che siamo stati velocissimi ad adattarci alle indicazioni provenienti dal Regno Unito:

Guardian Guidelines: According to reports the Guardian newspaper has updated its style guidelines. “The Guardian will use ‘climate emergency, crisis or breakdown’ instead of ‘climate change’

Spero che, superato l’ennesimo periodo elettorale, si torni a più miti, validi e seri consigli e finisca la ricerca di facili consensi elettorali pagati dai contribuenti….almeno sino alle prossime elezioni!

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Le Previsioni di CM – 10/16 Giugno 2019

Posted by on 23:45 in Attualità | 3 comments

Le Previsioni di CM – 10/16 Giugno 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Persiste la configurazione di blocco in Atlantico, decisamente anomala per il periodo, dovuta all’entrata in fase della cella atlantica con quella groenlandese. Sul bordo orientale della struttura continua a scorrere aria fredda di origine artica che va ad alimentare un vortice in azione in queste ore tra le isole britanniche e la Francia. In risposta dinamica all’affondo depressionario in questione, aria calda di origine africana affluisce sul bacino centrale del Mediterraneo andando a interessare prevalentemente le regioni centro-meridionali della penisola italiana. L’entità dei contrasti termici in gioco è resa molto bene dal caldo che interessa le regioni meridionali in queste ore, proprio mentre nevicate a quote piuttosto basse interessano la Cordigliera Cantabrica spagnola.

Anticiclone dinamico sull’Europa orientale e sulla Russia, in fase con il promontorio africano. Gli effetti della vicinanza del solstizio d’estate si fanno sentire anche sull’Artico, dove a seguito di un mese di Maggio eccezionalmente caldo, cominciano a prevalere condizioni depressionarie, tipiche della stagione estiva e determinanti nel preservare i ghiacci dall’irraggiamento solare (Fig.1).

La situazione rimarrà bloccata dal punto di vista sinottico per tutta la settimana, per la persistenza del blocco atlantico che andrà a rafforzarsi ulteriormente alle latitudini settentrionali in risposta dinamica allo spostamento verso nord del vortice atlantico. Specularmente si intensificherà la risposta dinamica subtropicale sul Mediterraneo, con l’anticiclone africano che nella seconda metà della settimana porterà condizioni di caldo molto intenso sulle regioni centro-meridionali, in particolare sulle zone interne non esposte all’azione ancora pimpante delle brezze.

And the winner is…

Come si era anticipato tante volte sul Blog, c’erano poche incertezze sul fatto che al primo caldo estivo si sarebbe subito gridato al Global Warming. Ovviamente così è stato, e il vincitore di questo speciale premio va al TG1 (per gli amici, TGWarming) che nell’edizione di oggi ha imputato il caldo al Meridione alla troppa CO2. Eh… bei tempi quando la CO2 scarseggiava e si andava a sciare d’estate a Taormina!

 

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì attività temporalesca sulle Alpi centro-occidentali in sconfinamento sulla Valpadana, settori a nord del Po. Cieli parzialmente nuvolosi al Centro, sereno al Sud.

Temperature stazionarie, venti di maestrale sul Mare di Sardegna.

Martedì  persiste l’attività temporalesca sulle Alpi, in trasferimento verso la Valpadana centrale e la Romagna. Cieli generalmente sereni o parzialmente nuvolosi sul resto del Paese.

Temperature in leggera diminuzione al Centro-Nord, venti generalmente deboli dai quadranti meridionali con qualche rinforzo di scirocco sul Canale d’Otranto.

Mercoledì attività temporalesca in attenuazione sulle Alpi con fenomeni solo sporadici e deboli. Gran sereno altrove.

Temperature in ulteriore aumento sulle estreme regioni merdionali, venti deboli.

Giovedì sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni.

Temperature in aumento anche sulle regioni centrali, venti occidentali sui bacini di ponente.

Venerdì nuvolosità in aumento sui versanti tirrenici e al Nordovest con qualche precipitazione sparsa. Sereno o parzialmente nuvoloso altrove.

Temperature in leggero ulteriore aumento su tutte le regioni, intensificazione dello scirocco sui bacini di ponente

Sabato e Domenica generali condizioni di cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni con tendenza ad intensificazione dell’instabilità pomeridiana sulle Alpi e sulla dorsale appenninica. Temperature in graduale diminuzione, venti deboli.

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Trash Action

Posted by on 08:00 in Attualità | 7 comments

Trash Action

Che fosse solo questione di tempo era del tutto evidente. In fondo sono prevedibili come il caldo estivo nel Sahara. Fatto sta, anche l’Italia potrà finalmente vantare una bella class action in cui si accusa lo Stato di non fare abbastanza per salvare i propri cittadini dall’arrostimento climatico. Lo annuncia con malcelata soddisfazione e pomposa retorica La Stampa nel suo imperdibile inserto Tuttogreen.

La notizia in sè farà sorridere l’italiano medio alle prese con problemi ben più reali che meriterebbero, loro sì, una class action o per lo meno l’interesse di chi amministra la cosa pubblica. Ma certe agende non le dettano certo i cittadini italiani. E nemmeno i politici italiani. Perché sono agende di importazione.

Uno schema rodato

Per chi legge la stampa straniera, e in particolare quella poca stampa americana non ancora controllata da trilionari sedicenti filantropi, la scorciatoia giudiziaria appare come una consuetudine ampiamente consolidata. La presidenza Obama, per esempio, si era avvalsa in modo sistematico della strategia di “sue and settle” come grimaldello per scardinare la resistenza di un Congresso ostile a implementare le azioni “salvaclima” promosse dal partito democratico. Come? Semplicissimo: gruppi di pressione ambientalisti citavano in giudizio l’EPA, accusandola di non prendere azione contro determinati problemi ambientali/climatici. L’EPA, invece di difenere la sua posizione originaria, (in)spiegabilmente accoglieva le istanze ambientaliste senza battere ciglio, recependo in toto le proposte dei ricorrenti, con l’effetto di legiferare al posto del Congresso americano.

Il ruolo delle ONG / OSG

Niente di nuovo sotto il sole, nell’uso di scorciatoie in politica. Quello che dovrebbe allarmare, piuttosto, è il fatto che certe istanze ormai si sono fatte sovra-nazionali: rotolano come una slavina lungo un piano inclinato da una parte all’altra dell’Atlantico e travolgono le agende politiche interne dei paesi europei. Gli agenti di questa azione sono le ONG: Organizzazioni Non-Governative, ma solo a parole. Organizzazioni Super-Governative nei fatti: sono loro, infatti che portano avanti le istanze del potere globalista nel mondo. Operano come gruppi di pressione, si servono di social network e giornali amici per introdurre forzosamente temi estranei alle agende politiche nazionali, ricorrono alla magistratura appellandosi alla presunta necessità di colmare vuoti giuridici o rimediare a presunte ingiustizie. Sostituendosi ai parlamenti nazionali. E aggirando di fatto l’espressione del voto popolare, ovvero il fondamento stesso della democrazia.

Ovviamente i temi per cui si battono le OSG sono sempre gli stessi in ogni parte del mondo. Ché non a caso si chiama globalismo. Parliamo dei soliti temi “sociali” in molti casi assurdi, ridicoli e disumani che da anni appestano l’agenda liberal americana: si spazia dalla “mascolinità tossica” al #metoo, dalle toilette gender-friendly al “privilegio bianco”, dalla diversity all’hate speech, dall’immigrazionismo no-border… al Climate Change.

Tallone d’Achille

L’invasività impressionante del potere globalista è anche la sua stessa debolezza. Incapace di adattarsi alle specificità nazionali (che rifiuta, e intende anzi annullare attraverso l’imposizione del salvifico melting-pot), impone battaglie che in alcuni paesi e realtà suonano francamente ridicole. Nel caso della class action in oggetto, per esempio, ci si chiede di cosa dovrebbe essere accusato il governo di un Paese come l’Italia che da decenni a questa parte vede assottigliarsi il proprio tessuto produttivo, rinuncia ad investire nel nome dell’austerity imposta dai creditori, disincentiva l’attività imprenditoriale con una tassazione che è un rebus inestricabile, e così facendo onora tutti i suoi impegni in materia di riduzione della CO2: più per decrescita che per virtù. 

Cosa c’è in ballo

Comunque la si voglia vedere, il vero campo di battaglia è tra un potere globalista che impone le sue agende a livello planetario, e il potere politico dei singoli paesi che si ritrova sul tavolo temi e “urgenze” che non appartengono al suo elettorato. La prima vittima di questo gioco è la politica, prima ancora che i cittadini stessi. Politica costretta a rincorrere e a tamponare le falle aperte dall’esterno, da figure senza volto che attraverso le OSG scardinano il sistema facendo leva sulla contrapposizione tra poteri dello Stato. Inevitabile che la politica perda il consenso popolare, e trasmetta agli elettori una sensazione di non-governo e menefreghismo che è premessa a fatti ben più gravi, e reali, di quelli paventati da Greta & friends (Macron e i gilet gialli insegnano).

In questo contesto, l’ambientalismo fondamentalista gioca un ruolo determinante. Imponendo come urgenti e mortiferi temi che alla prova dei fatti sono del tutto irrilevanti, distoglie attenzione e soprattutto risorse a problemi reali e urgenti. L’ambientalismo che per evitare il trapianto di un pugno di olivi necessario a posare un gasdotto, ne lascia crepare a milioni per xylella. L’ambientalismo che pretende di impoverire e de-industrializzare un continente intero nel nome di una minorenne scioperata con le treccine, sulla base di modelli climatici che da 40 anni non azzeccano una previsione una, e sotto la minaccia di una catastrofe climatica che non arriva mai: il Godot Warming.

Non tutto è perduto

Il quadro non è roseo, certo. Ma le vie d’uscita non mancano. Certo è comodo accettare come dati di fatto e scienza “consolidata” le clima-scemenze urlate a media unificati. Eppure esiste una opposizione scientifica alla narrativa climacatastrofista, che si basa su rilievi circostanziati ed è sostenuta da voci autorevoli. Solo per limitarsi all’Italia, le voci scettiche in materia di global warming annoverano quelle di Zichichi e Rubbia, non proprio due scappati di casa.

Se la politica vuole riprendere in mano il pallino e sottrarre l’arma giudiziaria alle OSG e ai loro mandanti più o meno occulti la via è semplice: basta alimentare un dibattito scientifico vero, una ricerca scientifica in ambito climatico a 360 gradi, e dimostrare quello che tutti sanno, ma troppi trovano conveniente tacere: ovvero che l’AGW è materia scientifica tutt’altro che “consolidata“. Sostenere che l’AGW è “scienza consolidata”, infatti, ha un effetto ben preciso: quello di offrire su un piatto d’argento una sentenza già scritta, come le delibere dell’EPA di Obama.

Se l’imputato Godot Warming non si decide proprio ad arrivare, arriveranno prima le sentenze dei tribunali che ne sanciranno l’esistenza e infliggeranno la condanna, ovviamente esemplare. E con sentenza emessa in contumacia. Nemmeno Beckett avrebbe saputo immaginare un finale così assurdo, ma se accadrà non si potrà dire che non ce lo siamo meritato.

 

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La Natura ne sa più di noi

Posted by on 13:00 in Attualità | 9 comments

La Natura ne sa più di noi

La Natura ne sa più di noi. Potrà apparire scontato in effetti, ma in tempi di granitiche certezze su futuro a lungo termine del clima, forse vale la pena ricordarlo. Se non bastasse ciò che appare scontato, si può sempre leggere quello che ogni tanto ci propone la letteratura scientifica.

Ad esempio, in tema di aumento della temperatura media superficiale del Pianeta e di reazione e adattamento della biosfera, è interessante leggere quanto recentemente pubblicato su Nature Communications e oggetto di commento su EurekAlert!:

Allora, mentre una certa parte della comunità scientifica continua a interrogarsi sulla reale consistenza dell’evidente rallentamento dell’aumento della temperatura del Pianeta all’inizio di questo secolo – fatto avvenuto all’insaputa di qualsiasi scenario, modello, teoria etc etc, fatto a cui sono state date decine di spiegazioni diverse, fatto che molti credenti dell’AGW paradossalmente negano, fatto che fa capire che c’è ancora più di qualcosa da capire in materia di tendenze climatiche – dicevo, mentre si dibatte sull’esistenza o meno della famosa pausa del Global Warming, ecco che uno studio fenologico ne conferma l’esistenza. Ciò indica semplicemente che la Natura si è adattata e non si registra alcun trend particolare nella lunghezza delle stagioni di crescita della biosfera in concomitanza con l’assenza di trend nelle temperature medie superficiali globali.

Anche questo dovrebbe essere scontato, mentre lo è meno lo stupore dei ricercatori che, puntualmente, timorosi di aver trovato e scritto qualcosa che potrebbe non giovare alla causa, si affrettano a sottolineare nei loro virgolettati che comunque la temperatura sarebbe aumentata e che i loro risultati sono alquanto inaspettati.

Enjoy.

 

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Le Previsioni di CM – 03/09 Giugno 2019

Posted by on 22:34 in Attualità | 1 comment

Le Previsioni di CM – 03/09 Giugno 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Il minimo chiuso di geopotenziale che ha interessato il Meridione nel fine settimana si muove verso levante, colmandosi. La cellula atlantica si protende verso nord, entrando in fase con quella groenlandese e lasciando scivolare aria fresca artica lungo il bordo orientale della struttura, ad alimentare una depressione in azione sul Mare del Nord, inserita in una vasta saccatura ostacolata nel suo moto zonale dalla presenza di una cellula anticiclonica continentale tra l’Europa centrale e le repubbliche baltiche (Fig.1).

L’evoluzione sinottica si manterrà poco evolutiva nel corso della settimana, per la persistenza del blocco anticiclonico in Atlantico e per la resistenza offerta dalla cellula continentale all’avanzata della saccatura atlantica. Le condizioni del tempo sull’Italia saranno quindi caratterizzate da prevalenza di bel tempo sulle regioni centrali e meridionali, e da qualche disturbo al Settentrione, in particolare sulla regione alpina. Il campo termico sarà in graduale ripresa con la possibilità che il caldo si faccia intenso al Meridione sul finire della settimana.

Mi dilungo volentieri in qualche considerazione generale, visto che le previsioni sono facili facili. Vale la pena notare come la presenza di configurazioni di blocco in Atlantico (invero piuttosto insolita per il periodo) assume risvolti decisamente diversi da quelli tipici del semestre freddo. In particolare, il riscaldamento della piattaforma nordafricana, intensissimo in prossimità del solstizio d’estate, facilita la risposta dinamica alla persistenza di saccature in Atlantico sotto la forma di avvezioni di aria calda africana che per contiguità geografica interessano il bacino centro-occidentale del Mediterraneo. Se quindi da una parte la stagione denota fisiologica immaturità dal punto di vista sinottico, è pur vero che questa non si manifesta necessariamente sotto la forma di episodi di maltempo, ma può assumere anche i connotati del caldo torrido africano.

Per dirla più semplicemente, prepariamoci all’ennesima piroetta della para-informazione mainstream in materia di condizioni del tempo: dopo il Climate Change delle scorse settimane, finalmente arriva un po’ di Global Warming.

 

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì generali condizioni di bel tempo con attività cumuliforme su Alpi e Appennino peninsulare associata a temporali pomeridiani.

Temperature stazionarie, venti deboli a prevalente regime di brezza lungo le coste.

Martedì  condizioni invariate, con leggera attenuazione della instabilità pomeridiana, comunque presente su Alpi, Appennino centro-meridionale e Puglia.

Temperature in leggero aumento.

Mercoledì instabilità pomeridiana limitata alla regione alpina. Condizioni di stabilità prevalenti sul resto del Paese.

Temperature in aumento sulle isole maggiori, venti deboli.

Giovedì condizioni generali di instabilità al Settentrione, con temporali sparsi in sconfinamento dalle Alpi sulla Valpadana. Generali condizioni di cielo sereno o parzialmente nuvoloso altrove.

Temperature in aumento al Meridione, venti deboli.

Venerdì generali condizioni di stabilità su tutte le regioni con tendenza ad aumento della nuvolosità sulla Sardegna e regioni tirreniche centro-settentrionale con qualche debole precipitazione associata.

Temperature in aumento sulle isole maggiori. Entra lo scirocco sul Tirreno.

Sabato e Domenica generali condizioni di cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni. Caldo piuttosto intenso sulle zone interne delle isole maggiori e delle regioni centro-meridionali tirreniche. Ventilazione debole dai quadranti meridionali sui bacini di ponente.

 

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Giro d’Italia e Global Warming

Posted by on 05:05 in Attualità | 8 comments

Giro d’Italia e Global Warming

Questo post è a firma del nostro blogger Andrea Beretta.

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Ciclismo e maltempo, un connubio spesso inseparabile. Tanto che molte tra le imprese più leggendarie di questo sport epico hanno come punto in comune episodi di tempo inclemente. Non può non venire in mente, a tal proposito, la terribile tempesta di neve che si abbattè sui corridori sul Monte Bondone nella 21esima tappa del Giro d’Italia del 1956. Quella tappa, in mezzo a un’autentica bufera, la vinse il lussemburghese Charly Gaul, che recuperò 16 minuti di ritardo dalla maglia rosa, Fornara, e incamerò anche il primo dei suoi due Giri. Si ritirarono metà dei circa 90 corridori partiti da Merano verso Trento, e lo stesso Gaul arrivò al trgaurdo mezzo assiderato, con 20 cm di neve che ricopriva le strade. Era l’8 giugno.

L’altro episodio scolpito nella mente di tutti gli appassionati di ciclismo…e non solo…è del 5 giugno del 1988: la 14esima tappa del Giro d’Italia numero 71, in partenza da Chiesa Valmalenco aveva in programma la scalata del Passo Gavia a oltre 2600 m di altezza, prima dell’arrivo di Bormio. Sebbene a valle piovesse fitto, la direzione di corsa non se la sentì di annullare la tappa, ma mano a mano che si saliva verso il passo, la pioggia divenne neve. La salita al passo fu un problema, ma il vero calvario si rivelò la discesa verso Bormio, dove diversi corridori dovettero ritirarsi al limite dell’assideramento. L’olandese Van der Velde, in fuga la mattina, e primo in cima al Gran Premio della Montagna di Passo Gavia, affrontò la discesa senza nemmeno coprirsi, ma fu costretto a chiedere assistenza in un camper di turisti: qui gli diedero grappa e coperte, ripartì e arrivò al traguardo a tre quarti d’ora dal vincitore di giornata, l’altro olandese Breuking.

Ma il maltempo, ha impensierito anche le giornate degli organizzatori delle corse ciclistiche, costretti spesso a improvvisarsi meteorologi e ad eseguire veri e propri salti mortali per garantire la regolarità delle tappe: moltissime volte dovettero ridisegnare i percorsi per le inclemenze meteoriche che rendevano impossibile il passaggio sulle cime alpine. Il Passo dello Stelvio, a causa della sua quota – è il secondo passo più alto d’Europa – è stato un vero e proprio grattacapo per gli organizzatori del Giro d’Italia: previsto nel percorso ed annullato per ben tre volte di fila (nel 1984, nel 1988 e nel 1991), sempre per scongiurare il pericolo valanghe dovuto alla neve, venne finalmente valicato per l’ottava volta nella storia del Giro d’Italia nella quattordicesima tappa dell’edizione 1994 nella celeberrima tappa Merano -Aprica che consacrò Marco Pantani, già vincitore il giorno prima. Ma anche quel giorno, fiocchi di neve impensierirono sino all’ultimo gli organizzatori, e il percorso di quella tappa, risultata poi l’evento cicilistico più visto nella storia della televisione, rimase in forse fino a pochi giorni dal suo svolgimento.

Nel Giro del ’65 il Passo dello Stelvio godette di maggior fortuna, ma non il tappone associato: era prevista la Madesimo – Solda, ma gli ingenti accumuli nevosi resero impossibile la discesa dal passo, e la corsa si fermò in cima allo Stelvio, dove transitò per primo Graziano Battistini spingendo la sua bici a piedi sul manto bianco. Andò addirittura peggio al previsto tappone del Giro d’Italia del ’69 (la 20esima tappa Trento – Marmolada), annullato a metà corsa per pioggia che alle alte quote era già neve.

In pieno e conclamato Global Warming, che dagli Anni 90 divenne una moda irresistibile e un dogma inconfutabile, dal 1995 il Giro venne anticipato nel calendario per corrersi interamente nel mese di maggio: chissà che gli organizzatori della “corsa rosa” non si siano fatti influenzare, in questa discutibile scelta, dalle teorie degli “scienziati” secondo cui la neve sarebbe andata a sparire sulle Alpi perfino in inverno…Ma il tempo, si sa, non è galantuomo, quanto meno quando associato alla meteo: e pertanto la carovana del Giro non potè salire sul Colle dell’Agnello, a quota 2750 m, previsto nella 19a tappa “Mondovì – Briançon” del 1995: troppa neve, troppo rischio slavine, tappa dimezzata e fermata a Pontechianale, dove alzò le braccia lo svizzero Richard.

Nell’acme del presunto arrostimento planetario, nell’anno del Signore 2013, e precisamente il 24 maggio, era prevista la Ponte di Legno – Val Martello del 96esimo Giro d’Italia, attraverso i passi dello Stelvio e del Gavia. In realtà quella primavera del 2013 aveva già costretto gli organizzatori della Milano Sanremo, due mesi prima, a rivedere il percorso della “Classicissima” per una nevicata eccezionale con accumuli sul passo del Turchino, a meno di 600 m di altitudine e più di 150 km dal traguardo. E quel freddo eccezionale proveniente dall’Artico, sfruttando una configurazione a omega piuttosto atipica e pervicace, proseguì per tutti i mesi di aprile e di maggio, sconvolgendo già la tappa con arrivo sul Col du Galibier, del 19 maggio, fermata a quota 2000 m in quanto ai 2640 m del passo, nevicava fitto. Cinque giorni dopo, Stelvio, Gavia e ogni possibile viaalternativa (la quota neve era inferiore ai 1000 m ) risultarono intransitabili e, il giorno dopo, anche nel tappone dolomitico con arrivo in salita “Silandro – Tre cime di Lavaredo” vennero saltati a causa del freddo e della neve tre dei quattro Gran Premi della Montagna in programma, ad eccezione dell’ultimo, dove vinse Nibali in un’atmosfera natalizia.

Si direbbe che il Gobal Warming avrebbe dovuto facilitare lo svolgimento delle edizioni più recenti del Giro, ma così non è stato. Ed infatti anche nel 2014 il tentato remake della tappa annullata l’anno prima (ancora la Ponte di Legno – Val Martello) fu un altro calvario: la corsa riuscì finalmente a transitare sui passi Gavia e Stelvio, ma ancora una volta sotto la neve e tra le polemiche per la sicurezza dei corridori.

E si arriva a quest’anno, dove le copiosissimenevicate della primavera hanno costretto, dopo un mese di lavori ininterrotti per sgombrare la strada, a rivedere pesantemente il percorso del tappone previsto martedì scorso (Lovere – Ponte di Legno): ad essere saltato è stato, tanto per cambiare, il Passo di Gavia, tuttora semisommerso da oltre 3 metri di neve. Peccato per il grande lavoro delle province di Sondrio e Brescia, che fino all’ultimo han cercato di garantire l’accessibilità della strada. Conclusione strana, se pensiamo che stando a Repubblica, questo è stato l’anno della “neve ai minimi “.

Ma non gioiscano troppo i ciclisti meno forti in salita (che zitti zitti hanno sempre sperato nel maltempo per evitarsi le fatiche disumane che tali tappe richiedono): è solo questione di tempo (in tutti i sensi…), perché  in un futuro non troppo lontano, si potrà transitare tranquillamente su questi passi, in qualsiasi stagione. Il Global Warming non risparmierà nemmeno loro. Sicuramente. Forse…

 

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L’Osservatorio Meteorologico “Valerio” di Pesaro? Patrimonio dell’umanità!

Posted by on 11:46 in Attualità, Climatologia | 3 comments

L’Osservatorio Meteorologico “Valerio” di Pesaro? Patrimonio dell’umanità!

Meteorologia, 150 anni di osservazioni in un convegno: dai padri fondatori alla modernità

di Mauro Ciccarelli e Luigi Iafrate

L’Italia doveva essere ancora fatta, ma era già piena di scienziati e visionari! La meteorologia? L’abbiamo inventata noi. Le previsioni? Si chiamavano “presagi” e al Regio Ufficio Centrale di Meteorologia c’era un’apposita sezione.

Anche allora, e certamente più di oggi, c’erano le irruzioni artiche di maggio e Luigi Guidi, all’inizio della seconda metà dell’Ottocento, azzardò la teoria dello scioglimento delle nevi invernali su vasta scala.

Grazie all’Osservatorio Valerio, fondato nel 1861 (prende nome da Lorenzo Valerio, commissario straordinario delle Marche dopo l’Unità d’Italia), Pesaro vanta ben 150 anni di osservazioni meteorologiche. Il che ne fa, insieme al “Serpieri” di Urbino, uno dei sei osservatori storici nazionali riconosciuti come “stazioni centenarie” dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Istituzioni minacciate come specie rare, ma considerate patrimonio dell’umanità e, quindi, tutelate dall’organizzazione intergovernativa anzidetta.

Il “Valerio”, che, come altri conspecifici, non se la passa tanto bene (oltretutto il responsabile Alberto Nobili è prossimo alla pensione), ha vissuto nei giorni scorsi la sua giornata di celebrazioni, grazie al convegno di Villa Caprile, ospitato dall’Istituto d’Istruzione Superiore “A. Cecchi”. Preghiamo che abbia lunga vita, perché è grazie a queste istituzioni “che possiamo mettere in relazione gli eventi di oggi con quelli del passato e quando una vecchia stazione viene a chiudere”, parole di Maria Carmen Beltrano del Comitato Consultivo per il riconoscimento delle stazioni centenarie dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Fig_6 a sinistra), “perdiamo un pezzo insostituibile del puzzle del clima”.

L’evento, moderato dal presidente dell’Accademia Agraria Franca Gambini (Fig_6 a destra), ha avuto i saluti di benvenuto di Chiara Fiorucci (Fig_5), vice dirigente scolastico dell’I.S.S. “A: Cecchi”, e di Peer Hechler (Fig_7 via skype), uno dei capi dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Dentro quelle stanze, lassù agli Orti Giulii, idealmente (e non solo) riaperte da Nobili, c’è una mole impressionante di dati di valore scientifico, ambienti e oggetti rimasti tali e quali a più di un secolo fa. Perché i grandi padri del Valerio (dal naturalista Luigi Guidi, che, con “Regio Decreto”, ottenne uno stanziamento di 20.000 lire, a Pio Calvori, che gli succedette, da Tito Alippi, che fece acquistare il microsismografo Vicentini, ad Alessandro Procacci, che salvò il patrimonio dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale) avevano anche la virtù di spendersi personalmente! Grazie anche a loro, la meteorologia “cessa di essere un umile ramo delle discipline naturali”.

Dopo la presentazione di Alberto Nobile (Fig_4), che ha, per sommi capi, ripercorso la storia dell’Osservatorio, è stata la volta di Davide Bianchini (Fig_3), di Sentinelle dell’Energia (Gruppo Selene), che ha proposto un intervento dal titolo “Fridays for future climate strike”.

Luigi Iafrate del CREA (Fig_2 – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria), ha focalizzato il suo intervento sul recupero di parte del lungo carteggio intercorso fra Luigi Guidi e il gesuita astronomo Angelo Secchi, direttore dell’Osservatorio del Collegio romano e fondatore del primo Servizio governativo moderno per la previsione e il preavviso delle tempeste, nel territorio dell’allora Stato Pontificio.

Ma l’Osservatorio Valerio è anche modernità, grazie alle nuove strumentazioni. Così Carolina Vagnoli, dell’IBIMET – CNR (Fig_8 a destra), ci ha raccontato che Pesaro ha picchi di emissione giornaliera di CO2 in corrispondenza degli orari di punta del traffico (mattina e sera) ed un picco estivo in concomitanza con il massimo di presenza turistica.

E, infine, Luca Barbadoro (Fig_8 a sinistra), esperto di progettazione europea presso il comune di Pesaro, ci ha fornito qualche dato sul progressivo riscaldamento, che si avverte soprattutto a partire dal 1995: oggi, rispetto alla metà del secolo scorso, Pesaro registra mediamente quaranta giorni annui in più con temperature superiori ai 25 °C e quindici giorni di gelo in meno all’anno.

Poi capita anche un maggio frescolino, come questo, e un altro fine settimana rovinato dal maltempo. Chissà che non ci tocchi rispolverare la vecchia teoria di Guidi?!

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Le Previsioni di CM – 27 Maggio / 2 Giugno 2019

Posted by on 09:48 in Attualità | 3 comments

Le Previsioni di CM – 27 Maggio / 2 Giugno 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Ancora maltempo sull’Italia per l’azione di un vortice depressionario centrato sul Tirreno. Più ad ovest la cellula atlantica che dal vicino Atlantico si protende verso l’Iberia. Anticiclone dinamico sulla Groenlandia, sul cui fianco orientale un nocciolo di aria gelida muove dal Mare di Barents al Mare del Nord portando con sè nevicate diffuse e intense. Il flusso atlantico si incunea tra le due figure anticicloniche citate ma in un contesto caratterizzato da figure a gradiente piuttosto lasco e in seno ad un getto notevolmente indebolito come da norma del periodo  (Fig.1).

Nel corso della settimana il vortice italico sarà riagganciato dalla circolazione principale, giovandosi di un ulteriore contributo di aria fresca nord-atlantica che si assocerà ad un rinvigorimento della fenomenologia sulle regioni centro-settentrionali. Successivamente tenderà a colmarsi lasciando dietro di sè condizioni di instabilità pomeridiana in progressiva attenuazione. Sul finire della settimana, ulteriore probabile stabilizzazione delle condizioni atmosferiche sulle regioni nord-occidentali, con quelle centro-meridionali ancora esposte al respiro fresco continentale dai quadranti settentrionali, con associate condizioni di instabilità.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì generali condizioni di maltempo su tutte le regioni con piogge, rovesci e temporali diffusi, localmente abbondanti o di forte intensità. Fenomeni meno frequenti sulle regioni ioniche con schiarite anche ampie nel corso della giornata. Tendenza ad attenuazione dei fenomeni a partire dal Nordovest.

Temperature stazionarie, venti tesi a circolazione ciclonica attorno al minimo sul basso Tirreno.

Martedì  nuvolosità in rapido aumento al Nord con piogge, rovesci, temporali anche di forte intensità ed abbondanti, specialmente sui settori centro-orientali. Sulle regioni centrali peninsulari condizioni di spiccata instabilità con rovesci e temporali in trasferimento dalla regione appenninica ai versanti adriatici. Al Meridione piogge sparse e rovesci in trasferimento dai versanti tirrenici a quelli adriatici, con schiarite anche ampie sulle regioni ioniche. Generalmente poco nuvoloso o parzialmente nuvoloso sulle isole maggiori.

Temperature stazionarie, entra il maestrale sui bacini di ponente, forte. Libeccio teso sullo Jonio.

Mercoledì schiarite sempre più ampie a Nordovest, ancora rovesci e temporali sulle regioni nord-orientali, in lenta attenuazione nel corso della giornata. Spiccata instabilità sulle regioni centrali con rovesci e temporali pomeridiani. Nuvolosità irregolare al Meridione con qualche pioggia sparsa in trasferimento dalla Campania alla regione delle Murge. Ampie schiarite sulle isole maggiori e sulle regioni ioniche.

Temperature in diminuzione, venti di maestrale, tesi sui bacini di ponente.

Giovedì generali condizioni di bel tempo al Nord e sulle regioni centrali tirreniche con qualche fenomeno pomeridiano sui rilievi, specie del Nord-est e appennino tosco-emiliano. Instabilità pomeridiana sulle regioni centro-meridionali peninsulari con rovesci e temporali e tendenza a schiarite in serata. Bel tempo sulle isole maggiori.

Temperature in ulteriore diminuzione sulle regioni meridionali, ventilazione vivace settentrionale.

Venerdì generali condizioni di bel tempo al Nord e al Centro. Residua instabilità al Meridione con qualche piovasco specie sulle regioni del basso Adriatico.

Temperature in aumento al Nord e al Centro. Venti settentrionali.

Sabato e Domenica bello al Nord e al Centro. Possibili condizioni di instabilità al Meridione per effetto del transito di un minimo di geopotenziale (attendibilità al momento bassa). Temperature fresche sulle regioni centro-meridionali adriatiche per ventilazione settentrionale.

 

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