Effetti Ecosistemici

Ghiacciai artici e antartici

Secondo il database http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/ dell’Università dell’Illinois, le superfici glaciali artiche e antartiche stanno comportandosi in modo diversificato.

Artide: mostra un calo generalizzato delle superfici glaciali marine dal 1997 al 2007, anno dopo il quale si assiste ad una relativa stabilizzazione. Secondo i dati forniti dal Polar Science Center dell’Università di Washington a tale stabilizzazione delle superfici ha fatto seguito dal 2010 la stabilizzazione del volume del ghiaccio marino cui è seguito dal 2012 un incremento del volume stesso (http://psc.apl.uw.edu/research/projects/arctic-sea-ice-volume-anomaly/).

Antartide: manifesta una graduale espansione a partire dagli anni ‘90 ed il guadagno in volume di ghiaccio oggi eccede le perdite (Zwally H.J. etal, 2015). Nello specifico i dati ICESat 2003–08 mostrano guadagni in massa annui di 82 ± 25 Gt che riducono l’aumento del livello del mare di 0.23 mm per anno mentre i dati dell’European Remote-sensing Satellite (ERS) 1992–2001 indicano un guadagno annuo simile (+112 ± 61 Gt).

Spingendosi indietro nel tempo si deve segnalare che i sondaggi eseguiti sulla calotta glaciale groenlandese dalla NASA mostrano che la massa glaciale groenlandese proviene in gran parte dall’olocene o dalla fase glaciale di Wurm, mentre pochissimo proviene dall’interglaciale precedente e nulla è più antico (Mc Gregor et al., 2015). A ciò si aggiunga che sulla scogliera di Orosei è presente un battente di 125mila anni orsono che è di 8 metri al di sopra del livello marino attuale e che dimostra come le calotte glaciali fossero a quel tempo in gran parte fuse (Antonioli e Silenzi, 2007). Tutto ciò dimostra la potenza degli interglaciali precedenti al nostro nello sciogliere le calotte glaciali e ci spinge a domandarci quale fosse la causa che ha dato luogo a così imponenti processi di fusione delle calotte polari in assenza delle emissioni di CO2 umane. Una domanda che per ora resta senza risposta e che costituisce una delle più palesi eccezioni alla teoria dell’Anthropogenic Global Warming (AGW).

Ghiacciai montani

Tali ghiacciai sono con poche eccezioni  in arretramento come risulta dal catasto globale del World Glacier Monitoring Service (http://wgms.ch/latest-glacier-mass-balance-data/). Tale fenomeno è in atto dagli anno ’80 del XX secolo dopo una fase di avanzamento che aveva interessato la maggior parte dei ghiacciai a partire dagli anni ’50 ed è evidente per quanto riguarda i ghiacciai alpini.

Occorre comunque rammentare anzitutto che l’estensione dei ghiacciai dipende da un bilancio apporti-perdite che è legato non solo dalla temperatura ma anche alle precipitazioni. Ciò detto si deve dire che recenti lavori scientifici hanno evidenziato che durante l’Olocene in ambito alpino si sono registrate diverse fasi con copertura glaciale inferiore rispetto a quella attuale, tant’è vero che per alcuni ghiacciai si parla di neo-glaciazione dopo un’estinzione avvenuta nel corso dell’optimum medioevale (per inciso si parla di neo-glaciazione anche per l’unico ghiacciaio appenninico, il ghiacciaio del Calderone nel gruppo del Gran Sasso).

Più in particolare secondo Hormes et al. (2001) nelle Alpi centrali i ghiacciai sarebbero stati più arretrati rispetto ad oggi per ben 8 volte dopo la fine dell’ultima era glaciale e cioè nei periodi 9910–9550 BP4, 9010–7980 BP, 7250–6500 BP, 6170–5950 BP, 5290–3870 BP, 3640–3360 BP, 2740–2620 BP e 1530–1170 BP. Inoltre Goehring et al. (2011), applicando a rocce oggi esposte un metodo di datazione basato su 14C/10Be hanno ricavato che il ghiacciaio del Rodano dopo la fine dell’ultima glaciazione è stato meno esteso di oggi per 6500+/-2000 anni e più esteso per 4500+/-2000 anni. Tali evidenze potrebbero rivelarsi utili sia per giustificare la traversata delle Alpi da parte di Annibale nell’autunno dle 218 a.C. (Newmann, 1992) o le eccezionali condizioni dei passi  alpini fra valle d’Aosta e Vallese documentata dagli studi di Umberto Monterin (Crescenti e Mariani, 2010).

Mortalità da eventi termici estremi

A livello globale la mortalità nella popolazione da eventi termici estremi è nettamente più spiccata per il freddo che per il caldo. Uno studio a livello globale condotto da Gasparrini et al. (2015) e pubblicato su Lancet giunge alla seguente conclusione: ” La maggior parte del carico di mortalità globale correlato alla temperatura è riconducibile al contributo di freddo. Questo dato di fatto ha importanti implicazioni per la progettazione di interventi di sanità pubblica volti a ridurre al minimo le conseguenze sulla salute di temperature negative, e per le previsioni di effetti futuri degli scenari del cambiamento climatico.”

In sostanza l’aumento delle temperature globali si sta traducendo in una diminuzione della mortalità da eventi termici estremi che è evidenziata per l’Europa (Healy, 2003) e per gli USA. Ciò non toglie che non si debba prestare attenzione ad evitare la mortalità da caldo, soprattutto per quel che riguarda gli areali urbani, il cui disagio termico è tuttavia ascrivibile a fattori di carattere locale quali l’isola di calore urbano.

Mortalità da disastri naturali

La Federazione Internazionale delle Croci Rosse e Mezzalune Rosse (http://www.ifrc.org)   ha pubblicato l’edizione 2015 del proprio “World disasters report”, che riporta dati su disastri naturali e tecnologici per il decennio 2005-2014 e che è consultabile all’indirizzo http://ifrc-media.org/interactive/wp-content/uploads/2015/09/1293600-World-Disasters-Report-2015_en.pdf

Dal report risulta che il 2014, con un totale di 518 disastri naturali contro una media decennale di 631, è stato l’anno con il numero minimo di disastri di tutta la serie considerata e che minimo è risultato anche il numero dei morti (13847 contro una media di 83934). Il natural disaster database (http://www.emdat.be/) mostra dati analoghi con numero di disastri naturali in rapido calo dopo un picco toccato nel 2000 ed il numero di morti che, seppur con grande variabilità da un anno all’altro presenta un trend generale improntato al calo.

Livello degli oceani

Il sito http://climate.nasa.gov/vital-signs/sea-level/ riporta dati CSIRO (serie da boe 1870-2000) e Nasa (serie satellitari 1993-2015). Si osserva che dal 1870 al 2000 il livello è salito di 20 cm il che corrisponde ad un incremento di 1.5 mm/anno.

I dati da satellite (reperibili anche qui; http://sealevel.colorado.edu/) indicano invece che dal 1993 al 2015 l’aumento totale è stato di 8 cm, il che corrisponde ad un incremento di 3.24 mm/anno.

Acidificazione degli oceani

Le superfici marine avevano pH di 8.2 / 8.3 nel pre-industriale mentre oggi l’acidità è calata a 8.1 e dovrebbe portarsi a 7.7 / 7.9 nel 2100). I livelli di certezza riguardanti la risposta degli ecosistemi marini al calo del pH sono più bassi.  A tale proposito occorre citare il lavoro di Georgiou et al. (2015) il quale con un esperimento di arricchimento in CO2 dell’oceano ha dimostrato la capacità dei coralli di garantire l’omeostasi in termini di pH durante la calcificazione ,il che implica un elevato grado di resilienza rispetto all’acidificazione degli oceani. Peraltro gli autori scrivono  che tale fenomeno non era stato fin qui posto in evidenza perché si era operato solo in ambienti di laboratorio senza mai eseguire verifiche sperimentali in “campo aperto”.

Produzione di cibo

Grazie alle innovazioni tecnologiche introdotte in agricoltura nei settori della genetica e delle tecniche colturali, cui si sono associate la mitezza del clima a valle della piccola era glaciale ed i crescenti livelli di CO2, le produzioni delle culture che nutrono il mondo (mais, riso, frumento, soia) sono aumentate in termini prima impensabili, quintuplicandosi o sestuplicandosi negli ultimi 100 anni. Tale fenomeno è tuttora in corso tant’è vero che le statistiche FAO (http://faostat3.fao.org) indicano che nel periodo che và dal 1961 al 2013 la produttività del frumento è triplicata, passando  da 1.24 t/ha a 3.26 t/ha (+200% e cioè +3.8% l’anno), la produttività del mais è quasi triplicata, passando da 1.9 a 5.5 t/ha (+183% e cioè +3.5% l’anno), quella del riso è più che raddoppiata, passando da 1.9 a 4.5 t/ha (+140% e cioè +2.6% l’anno) e più che raddoppiata è infine quella della soia che è passata da 1.2 a 2.5 t/ha (+119% e cioè +2.3% l’anno). Peraltro il sensibile incremento delle rese ettariali delle principali colture agrarie cui assistiamo da oltre un secolo ha ridotto la percentuale di esseri umani sottonutriti passati dal 50% della popolazione mondiale nel 1945 al 37% del 1971 e al 10.7% della stessa nel 2015. Sempre secondo la FAO (http://faostat3.fao.org/home/E) il numero di sottonutriti, si è ridotto dagli 1,01 miliardi del 1991 ai 793 milioni del 2015.

Al riguardo si sottolinea che:

  1. un “clima impazzito” non potrebbe in alcun modo giustificare incrementi produttivi tanto significativi
  2. se il riportare con una bacchetta magica la CO2 ai livelli per-industriali è per molti un sogno, per chi scrive è un vero incubo in quanto la produzione annua delle colture agrarie calerebbe grossomodo del 20-30% (Araus, 2003; Sage, 1995; Sage & Coleman, 2001), dando luogo una catastrofe alimentare senza precedenti.

Per quanto riguarda le produzioni zootecniche la produzione globale di carne presenta un regolare trend in salita che ha portato da 71 milioni di tonnellate del 1961 a 310 milioni del 2013 mentre la produzione di latte nello stesso periodo è passata da 344 a 769 milioni di tonnellate.

Un dato interessante e per molti versi complementare rispetto alla produzione agricola è costituito dalla produzione da pesca commerciale e da allevamenti di pesce.  Secondo i dati FAO (2014) il prodotto della pesca commerciale è cresciuto con regolarità passando dai 25 milioni di tonnellate di pescato del 1950 ai 89 milioni di tonnellate del 1988, anno a partire dal quale la produzione globale si è stabilizzata. In sostanza dagli anni ‘70 si coglie una correlazione positiva molto stretta fra l’andamento delle temperature globali e il quantitativo di pescato. Al contempo si sta assistendo a una crescita molto robusta della produzione di pesce da allevamento che nel 2012 ha raggiunto quantitativi di circa 67 milioni di tonnellate, sempre più vicini a quelli ottenuti dalla pesca del selvatico che sempre nel 2012 hanno raggiunto le 91.3 milioni di tonnellate, di cui 79.7 provengono  da pesca in acque marine.

Global greening

Il fenomeno è anch’esso effetto degli accresciuti livelli atmosferici di CO2, in virtù dei quali  non solo le piante crescono di più ma sono anche meno esposte al rischio di siccità in quanto, trovando più facilmente la CO2 nell’atmosfera, possono permettersi si produrre meno stomi limitando così le perdite idriche. Il global greening sta oggi facendo arretrare i deserti in tutto il mondo (sia i deserti caldi delle latitudini tropicali sia quelli freddi delle latitudini più settentrionali) come ci dimostrano in modo inoppugnabile le immagini satellitari (Hermann et al., 2005; Helldén e Tottrup, 2008; Sitch et al. 2015).

Mendeleev bigamo e altre storie – La tavola periodica degli elementi in un libro non scolastico

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Mendeleev bigamo e altre storie – La tavola periodica degli elementi in un libro non scolastico

Dmitri Mendeleev, inglese, ma con la madre d’origini italiane. Dopo aver partecipato alla spedizione dei Mille, si diede a classificare gli elementi chimici. Prima ancora di lui troviamo un tedesco, che fra l’altro inventò l’accendisigari. È piena di curiosità la storia di quella tabella che tutti studiano a scuola, magari senza afferrarne la portata pratica e intellettuale. Forse la curiosità maggiore e più imprevedibile è che il grande Mendeleev, il quale centocinquant’anni fa ne stilò la prima vera edizione sistematica e per allora completa, era un tipo molto particolare: chioma incolta come i futuri hippy e — udite, udite! — bigamo. Sì, nella Russia zarista riuscì a far carte false, tanto da avere contemporaneamente due mogli.

Questo e altro ci racconta Gianni Fochi nel suo nuovo libro popolare “L’avventura periodica”. Dopo esser stato nell’arco della sua carriera ricercatore industriale e universitario, al politecnico di Zurigo e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Fochi è ormai in pensione e lontano dalla ricerca di laboratorio e dall’insegnamento accademico. Però questo chimico sessantanovenne continua il suo impegno di divulgatore scientifico, che molti hanno avuto modo di conoscere sotto una forma o l’altra: oltre ai libri, gli articoli in quotidiani e periodici, la produzione video, le conferenze, la partecipazione a UNO Mattina. Ha scritto anche per Climate Monitor.

A Fochi piace spulciare le pieghe storiche della scienza. Che per esempio Mendeleev fosse un tipo da premio Nobel possiamo immaginarlo; ma perché invece non ebbe quel riconoscimento è ancora “L’avventura periodica” a rivelarcelo. Per Mendeleev costituì un ostacolo insormontabile l’astio del collega svedese Arrhenius, di cui il russo aveva criticato la teoria fondamentale della dissociazione elettrolitica.

Ecco dunque un’altra dimostrazione di come la scienza non sia solo un insieme di nozioni e concetti: è fatta da esseri umani, con le loro grandezze e — perché no? — le loro miserie, talvolta anche morali. L’avventura periodica trae occasione dall’iniziativa dell’UNESCO, che ha proclamato il 2019 anno internazionale appunto della tavola periodica. La prestigiosa organizzazione dedicata alla cultura dà infatti molta importanza a quella tabella, che invece secondo i profani dovrebbe interessare semmai soltanto gli scienziati. Eppure — Fochi ci ricorda — uno dei più bei libri di Primo Levi è Il sistema periodico, intitolato secondo il vecchio nome italiano proprio della tavola degli elementi. Levi non era soltanto un grande scrittore: era chimico e provava fastidio al sentir parlare di “due culture”. La cultura — sosteneva Levi e Fochi sottoscrive — è una sola. Quello schemetto grafico apparentemente modesto, che incasella tutti gli elementi, in realtà è un concentrato di conoscenze, e, a saperlo interpretare, rende razionale il comportamento di potassio, zolfo, silicio, boro, fosforo, e così via, sino all’ultimo arrivato, l’elemento 118.

Uno schema che è stato la conquista più grande raggiunta dall’umanità nel secondo millennio: Fochi cita questa sentenza lapidaria di Oliver Sacks, il celebre neurologo autore di Risvegli (da cui il film omonimo con Robert De Niro e Robin Williams). Sacks non era un chimico, ma della tavola periodica era un vero e proprio fan.

Nel libro non manca un capitolo che piacerà molto agli studenti delle scuole superiori. L’autore li invita a farsi furbi. Imparate a usarla — scrive — la tavola periodica: v’insegno io come, in tutta semplicità. Studiare vi costerà molta meno fatica, e nello stesso tempo il vostro rendimento scolastico migliorerà proprio in una materia, la chimica, che non pochi di voi vedono come una noia e uno spauracchio.

Buona lettura, lo trovate qui: Gianni Fochi, “L’avventura periodica — Il puzzle risolto degli elementi chimici”, Bietti, marzo 2019, 140 pagg., 14,00 €

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Le Previsioni di CM – 22/28 Aprile 2019

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Le Previsioni di CM – 22/28 Aprile 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Una vasta area depressionaria è in ulteriore approfondimento sul Mediterraneo occidentale in queste ore, per il contributo di aria polare marittima in discesa dalla Groenlandia in direzione della penisola iberica. Più a est una vasta figura anticiclonica impedisce l’evoluzione zonale della figura depressionaria, e richiama aria calda dall’Egitto in direzione delle regioni meridionali italiane e del Mediterraneo centro-orientale. Blocco anticiclonico tra il Canada e il medio Atlantico (Fig.1).

La situazione sinottica rimarrà pressoché invariata nei primi giorni della settimana, favorendo la persistenza di fenomenologia specie sulle regioni settentrionali, investite più direttamente dalla risalita di aria umida dal Mediterraneo. Dalla metà della settimana, tuttavia, il blocco anticiclonico sul medio Atlantico sarà bucato da una depressione, con conseguente tilting anticiclonico e ripristino della circolazione zonale. Il campo di massa aumenterà conseguentemente sul Mediterraneo, ma le regioni settentrionali rimarranno più esposte al passaggio di nuovi sistemi nuvolosi con associate precipitazioni.

La primavera mostra adesso il suo lato umido e piovoso, ma ci ricorda anche che la stagione calda si avvicina: la piattaforma africana si riscalda notevolmente per effetto dell’irraggiamento solare, e le avvezioni di aria calda dal Nordafrica profumano di estate, specie sulle regioni più meridionali. In compenso continua a piovere sulle regioni settentrionali, allentando ulteriormente gli effetti della siccità passata: la natura, al solito, fa il suo corso. E senza bisogno di “aiutini” da parte dell’uomo.

Colgo l’occasione per augurare una buona Pasqua a tutti.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì nuvolosità in rapido aumento al mattino dal Tirreno in direzione delle regioni centrali e meridionali, con precipitazioni sparse al Sud, e più organizzate sulle regioni centrali dove si presenteranno a prevalente carattere di rovescio o temporale. In serata peggiora anche al Settentrione con precipitazioni estese, e migliora al Centro-Sud.

Temperature in aumento al Meridione, venti ovunque tesi dai quadranti sciroccali.

Martedì condizioni marcatamente instabili al Nord e al Centro con piogge, rovesci e temporali diffusi. Nuvolosità e fenomeni meno intensi al Meridione, dove si presenteranno sparsi tra la Campania e la Lucania, e isolati altrove. Schiarite più ampie sulle regioni adriatiche centro-meridionali e su quelle ioniche, sottovento alla circolazione principale.

Temperature stazionarie, venti ovunque dai quadranti meridionali.

Mercoledì ancora cieli nuvolosi al Nord con precipitazioni sparse, prevalentemente di debole intensità, ma con tendenza a ulteriore peggioramento sulle regioni nord-occidentali con associate precipitazioni estese, localmente intense e abbondanti. Cieli da poco nuvolosi a parzialmente nuvolosi sulle restanti regioni in assenza di precipitazioni con l’eccezione delle isole maggiori dove in serata potrà aversi qualche piovasco sparso.

Temperature in ulteriore aumento al Meridione. Venti meridionali ovunque, prevalentemente deboli o al più moderati.

Giovedì piogge, temporali e nevicate al di sopra dei 2000 metri sfilano velocemente lungo l’arco alpino, prevalentemente asciutto in Valpadana. Variabilità sulle regioni centrali con ampie schiarite. Cieli da parzialmente nuvolosi a nuvolosi al Meridione con qualche precipitazione sparsa.

Temperature in ulteriore lieve aumento al Centro-Sud, ventilazione sciroccale sui bacini di levante, debole di ponente su quelli occidentali.

Venerdì nuovo veloce passaggio nuvoloso al Nord, con precipitazioni diffuse in rapido spostamento verso il Triveneto, e nevicate sulle Alpi al di sopra dei 1300 metri circa. Nuvolosità stratiforme sulle regioni centrali con qualche isolata precipitazione tra Toscana e Marche. Sereno o poco nuvoloso al Sud.

Temperature in forte diminuzione sull’arco alpino, in diminuzione sulle restanti regioni settentrionali e al Centro. Venti di ponente.

Sabato migliora al Nord e al Centro con ampie schiarite. Piogge e rovesci interessano le regioni meridionali peninsulari. Domenica nuvolosità irregolare al Meridione con qualche residuo rovescio, sereno o poco nuvoloso altrove. Ventilazione settentrionale, temperature in diminuzione ovunque.

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Greta la Pazza

Posted by on 00:18 in Attualità | 61 comments

Greta la Pazza

Greta la Pazza è un celebre dipinto del pittore fiammingo Bruegel il Vecchio. Protagonista è Greta, una donna armata di spada, corazza ed elmo che si accinge ad una impresa senza alcun senso: l’assalto all’inferno. Greta porta con sè, insieme ad utensili da cucina, un forziere contenente un bottino. I suoi occhi sono sgranati, la bocca aperta, a rendere la follia della donna che marcia sull’inferno nell’aspettativa di vincere la battaglia e ricavarne un bottino.

Intorno a lei solo desolazione, distruzione, fiamme, un sabba di figure deformi e grottesche: non si tratta di diavoli e dannati, come nei dipinti del grande maestro Bosch: l’inferno di Greta è in terra. Attorno a lei sono esseri umani, intenti a scannarsi l’un l’altro: militari, fortezze diroccate, navi cariche di combattenti, un gruppo di donne che si accapigliano tra loro su un ponte. Sono il simbolo dei peccati dell’uomo e della sua naturale inclinazione ad autodistruggersi.

Greta, in particolare, simboleggia l’avidità che porta alla follia, al perseguimento di imprese impossibili e senza senso, alla ricerca dell’arricchimento fine a se stesso. L’alter ego di Greta è il gigante dalle fattezze mostruose che sorregge la barca sormontata dalla sfera, gigante che defeca monete in quantità sulla gente che si accapiglia per raccoglierle.

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All’indomani dell’incredibile rogo di Notre Dame a Parigi, Greta la Climatica ha avvertito la necessità impellente di pronunciare queste parole davanti agli eurodeputati di Strasburgo: “Il mondo ha assistito con orrore ed enorme dolore all’incendio di Notre Dame ma questa sarà ricostruita. Spero che le nostre fondamenta siano ancora più solide ma temo non lo siano (…) La nostra casa sta crollando e il tempo stringe, e niente sta succedendo. Bisogna pensare come se dovessimo costruire una cattedrale, vi prego di non fallire”.

Sono senza dubbio tempi prodigiosi, quelli che stiamo vivendo. Tempi in cui una ragazzina di 15 anni si produce in tour europei che nemmeno Mozart, ad informare i grandi della Terra che il Pianeta morirà fra dodici anni se non smettiamo di guidare il SUV. Una Europa che con le macerie di Notre Dame ancora fumanti, e una sequela impressionante di attacchi a monumenti e simboli della cristianità, ritiene evidentemente che il problema più importante sia combattere la CO2, ovvero il mattone elementare della vita sulla Terra. Ché Notre Dame si ricostruisce, come un Lego o un palazzo di SimCity, mentre la Terra…se non compri una Tesla non la recuperi più.

E viene in mente Bruegel, ed il suo quadro. Ché il bello delle allegorie, è che si possono re-interpretare a distanza di secoli perché i messaggi dei grandi artisti sono universali, ed eterni.

Un mondo occidentale in fiamme, in cui una classe media progressivamente e irrimediabilmente impoverita si ritrova coinvolta in una lotta per la sopravvivenza contro chi povero lo è da sempre. E una élite finanziaria che discetta di “helicopter money”, ovvero di defecare letteralmente la carta-moneta stampata dalle banche centrali in testa alla gente, come il mostro del quadro di Bruegel.

Greta la Pazza che va all’assalto dell’inferno lancia in resta e malloppo in tasca è in quelle menti raffinatissime che oltre all’helicopter money auspicano che i trilioni stampati dalle banche centrali vengano letteralmente dilapidati in improbabili “Green New Deal” senza nessun senso economico: progetti assurdi e faraonici di distruzione di valore in cui a perderci sarebbero tutti, tranne i pochissimi che quelle torri di Babele le realizzerebbero o finanzierebbero.

Greta la Pazza siamo noi, che assistiamo inebetiti a questo spettacolo indecente.

Siamo noi, che mandiamo i nostri figli a  scuola illudendoci che imparino qualcosa, mentre loro da quella scuola escono presi per mano ai loro insegnanti per protestare contro la CO2 e la fotosintesi clorofilliana.

Siamo noi, che perdiamo tempo sui social network a postare messaggi e fotografie di cui non frega niente a nessuno mentre i nostri figli si accodano ai pifferai di Hamelin della fine del mondo prossima ventura.

Siamo noi, che mentre Notre Dame brucia ci commuoviamo e ci riscopriamo “europei” e magari persino cristiani. Quando le Notre Dame attorno a noi non si contano: abbandonate, in rovina, senza fedeli, profanate, convertite in piste da skateboard o in night club.

Greta la Pazza siamo noi, che abbiamo barattato 2000 anni di storia, di cultura e di progresso con la lotta alla CO2, il politically correct, il sincretismo religioso e un ricco corredo di assurdità ideologiche, utopistiche e disumane che ci disonorano al cospetto di chi ci ha preceduto. E di chi ci giudicherà in futuro.

 

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Un Mese di Meteo – Marzo 2019

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Un Mese di Meteo – Marzo 2019

IL MESE DI MARZO 2019[1]

Mese anormalmente povero di precipitazioni e con temperature in anomalia positiva specie al centro-nord e nei massimi.

La topografia media del livello di pressione di 850 hPa (figura 1a) evidenzia come centro d’azione determinate per il tempo atmosferico sulla nostra area una fascia anticiclonica che dal vicino Atlantico si estende a coprire l’intero bacino del Mediterraneo. Si noti anche che l’isoipsa di 1500 m interagisce con l’arco alpino indicando un certo effetto favonico sul settentrione, fatto questo confermato dai tipi di tempo riportati in tabella 2 che indicano un totale di 6 giorni con tipo 7 (foehn). Le umide e miti correnti atlantiche, la cui discesa verso il Mediterraneo è un tratto caratteristico della primavera meteorologica iniziata il primo di marzo, si mantengono invece più a Nord interessando le Isole Britanniche e l’Europa Centro Orientale, il che configura un pattern meteorologico che per forma ricordare quello tipico delle piena estate.

Figura 1a – 850 hPa – Topografie medie mensili del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Tale diagnosi è confermata dalla carta delle isoanomale (figura 1b) la quale evidenzia un’area ad anomalia positiva che ha il proprio centro (zona arancione scuro) in pieno Atlantico a Ovest delle Azzorre e che protende un suo promontorio (area arancione chiaro) verso l’Italia centro-settentrionale.

Figura 1b – 850 hPa – carte delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

Il marzo 2019 ha visto il territorio nazionale in tutto o in parte interessato da 4 perturbazioni transitate rispettivamente fra 2 e 7, fra 12 e 14, fra 18 e 22 e fra 26 e 28 marzo (tabella 1). La piovosità più elevata a livello nazionale è stata registrata il 26 marzo con 2.7 mm, seguito dal 14 marzo con 2.4 mm e dal 12 marzo con 1.9 mm di media nazionale, tutti valori assai modesti. 7, 18 e 26 marzo sono risultati i tre giorni più piovosi al Nord, 12, 14 e 26 al Centro e 14, 27 e 28 al Sud.

Tabella 1 – Sintesi delle strutture circolatorie del mese a 850 hPa. Il termine perturbazione sta ad indicare saccature atlantiche o depressioni mediterranee (minimi di cut-off) o ancora fasi in cui la nostra area è interessata da regimi che determinano variabilità perturbata (es. flusso ondulato occidentale).

Tabella 2 – Tipi circolatori giornalieri secondo la classificazione di Borghi e Giuliacci a 16 tipi.

Andamento termo-pluviometrico

Le temperature medie delle massime mensili (figura 2) hanno presentato un’anomalia positiva da debole a moderata sul Centro-Nord e sul nord della Sardegna mentre nel Meridione sono risultate nella norma. Le medie delle minime (figura 3) sono invece risultate per lo più nella norma salvo lievi anomalie negative o positive a carattere locale. Dalla figura 5 si evince la presenza di una spiccata anomalia pluviometrica negativa sulla maggior parte dell’areale italiano salvo anomalie positive a carattere locale su Sardegna Nord-Occidentale e Calabria Ionica.

Figura 2 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 3 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

Figura 4 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 5 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

L’analisi decadale (tabella 3) evidenzia che l’anomalia positiva delle massime ha interessato la prima e la terza decade del mese risultando più sensibile al centro-nord. Le minime hanno dal canto loro manifestato anomalie positive deboli e limitate alla prima decade del mese.

Tabella 3 – Analisi decadale e mensile di sintesi per macroaree – Temperature e precipitazioni al Nord, Centro e Sud Italia con valori medi e anomalie (*).

(*) LEGENDA:

Tx sta per temperatura massima (°C), tn per temperatura minima (°C) e rr per precipitazione (mm). Per anomalia si intende la differenza fra il valore del 2013 ed il valore medio del periodo 1988-2015.

Le medie e le anomalie sono riferite alle 202 stazioni della rete sinottica internazionale (GTS) e provenienti dai dataset NOAA-GSOD. Per Nord si intendono le stazioni a latitudine superiore a 44.00°, per Centro quelle fra 43.59° e 41.00° e per Sud quelle a latitudine inferiore a 41.00°. Le anomalie termiche positive sono evidenziate in giallo (anomalie deboli, inferiori a 2°C), arancio (anomalie moderate, fra 2 e 4°C) o rosso (anomalie forti,di  oltre 4°C), analogamente per le anomalie negative deboli (minori di 2°C), moderata (fra 2 e 4°C) e forti (oltre 4°C) si adottano rispettivamente  l’azzurro, il blu e il violetto). Le anomalie pluviometriche percentuali sono evidenziate in azzurro o blu per anomalie positive rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% e giallo o rosso per anomalie negative rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% .

L’anomalia termica sopra descritta è confermata dalla carta delle anomalie termiche globali riportata in figura 6a, ricavata da dati MSU e dalla quale si nota che l’anomalia termica positiva sull’Italia si lega a una vasta area ad anomalia positiva presente sull’Asia Centro Occidentale e al Siberia. Tale diagnosi è sostanzialmente confermata in figura 6b dalla carta dell’anomalia termica globale da stazioni al suolo prodotta dal Deutscher Wetterdienst sulla base dei report mensili CLIMAT.

Figura 6a – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)

Figura 6b – DWD climat anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile al suolo. Carta frutto dell’analisi svolta dal Deutscher Wetterdienst sui dati desunti dai report CLIMAT del WMO [https://www.dwd.de/EN/ourservices/climat/climat.html).

 

[1]              Questo commento è stato condotto con riferimento alla  normale climatica 1988-2017 ottenuta analizzando i dati del dataset internazionale NOAA-GSOD  (http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/). Da tale banca dati sono stati attinti anche i dati del periodo in esame. L’analisi circolatoria è riferita a dati NOAA NCEP (http://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/). Come carte circolatorie di riferimento si sono utilizzate le topografie del livello barico di 850 hPa in quanto tale livello è molto efficace nell’esprimere l’effetto orografico di Alpi e Appennini sulla circolazione sinottica. L’attività temporalesca sull’areale euro-mediterraneo è seguita con il sistema di Blitzortung.org (http://it.blitzortung.org/live_lightning_maps.php).

 

 

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Le Previsioni di CM – 15/21 Aprile 2019

Posted by on 23:00 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 15/21 Aprile 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

La cellula anticiclonica scandinava piazza i suoi massimi sulla Svezia e continua nella sua azione di blocco al flusso zonale atlantico. Nel contempo, convoglia aria fredda sul suo bordo orientale, in direzione dell’Europa centrale e del Mediterraneo, dove va comunque indebolendosi l’azione della goccia fredda che ha influenzato le condizioni del tempo sull’Italia nella settimana scorsa. Una vasta saccatura persiste in Atlantico, ma nonostante l’opposizione tenace della cellula scandinava, il flusso atlantico non riesce a sfondare sul Mediterraneo per effetto di un cuneo anticiclonico in risalita dall’Algeria in direzione dell’Iberia e del Mediterraneo occidentale: anche questo un segnale del riscaldamento della piattaforma nord-africana in conseguenza dell’irraggiamento solare sempre più intenso (Fig.1).

Impedita nel suo avanzamento zonale dall’anticiclone scandinavo e, più a sud, dal cuneo africano, la saccatura atlantica evolverà in un minimo chiuso di geopotenziale sull’Iberia, a seguito della saldatura tra la cellula atlantica e quella scandinava. Questa evoluzione, a sua volta, renderà più tenace la persistenza del cuneo anticiclonico africano. Il respiro fresco e instabile in discesa sul fianco orientale della struttura anticiclonica continuerà comunque a farsi sentire sull’Europa orientale, interessando marginalmente anche l’Italia, sotto la forma di una ventilazione debole dai quadranti settentrionali associata ad una instabilità pomeridiana comunque in graduale attenuazione.

La primavera mostra nei prossimi giorni il suo volto più piacevole: soleggiato e tiepido nelle ore più calde specie sulle zone costiere, fresco e sereno al mattino praticamente ovunque, e talvolta temporalesco nelle zone interne e a ridosso dei rilievi. Vale la pena ricordare che Venerdì, nel giorno della Passione di Cristo, Greta animerà in Piazza del Popolo a Roma lo stanco rituale, invero assai pagano, della “passione della Terra”. Lo farà in una giornata splendida dal punto di vista meteorologico: colpa dei genitori cattivi che non comprano l’X-box ai figli e votano per i partiti sbagliati, se il 19 di Aprile a Roma non ci sarà invece un blizzard con un metro di neve e 20 gradi sotto lo zero. Accidenti a loro.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì ampie schiarite su regioni di Nordovest, Sardegna, Sicilia e versanti tirrenici settentrionali. Condizioni di instabilità residua sul Triveneto con qualche precipitazione sparsa, nevosa sui rilievi. Instabilità pomeridiana sull’Appennino centrale, con locali sconfinamenti dei fenomeni sulla costa tirrenica centrale. Al Sud peninsulare ancora condizioni di instabilità con frequenti occasioni per precipitazioni, ma in progressivo miglioramento.

Temperature in lieve aumento al Nord, ventilazione ovunque dai quadranti nord-orientali, moderata.

Martedì aumento della nuvolosità sulla Sardegna settentrionale e regioni di Nordovest con qualche precipitazione. Cieli parzialmente nuvolosi sul resto del Paese, con instabilità pomeridiana nelle zone interne e montuose.

Temperature in aumento, venti deboli con rinforzi di scirocco sul Canale di Sardegna.

Mercoledì iniziali condizioni di cielo sereno o parzialmente nuvoloso, e incremento della nuvolosità nelle ore più calde con fenomenologia da instabilità in particolare sulle Alpi orientali e sull’Appennino centro-meridionale.

Temperature massime in lieve aumento, ventilazione debole settentrionale.

Giovedì condizioni generali di bel tempo su tutto il Paese con deboli e locali fenomeni di instabilità pomeridiana sull’arco alpino e sulle regioni meridionali.

Temperature stazionarie, ventilazione dai quadranti orientali.

Venerdì Sereno ovunque al mattino. Intensificazione dell’instabilità pomeridiana sulle Alpi con locali sconfinamenti anche in Valpadana. Condizioni di instabilità pomeridiana anche sui rilievi e le zone interne delle regioni centrali e meridionali peninsulari.

Temperature stazionarie, ventilazione dai quadranti orientali.

Sabato condizioni sostanzialmente invariate. Domenica, Pasqua 2019 possibile peggioramento del tempo da ovest, con piogge e rovesci che dalla Sardegna muoveranno verso le regioni centrali tirreniche. Prodromo di un possibile, intenso peggioramento del tempo nella settimana prossima.

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L’Orizzonte degli Eventi, Tutto oltre la luce

Posted by on 08:51 in Attualità | 22 comments

L’Orizzonte degli Eventi, Tutto oltre la luce

“La prima foto di un buco nero!! Figata!!”

Risposta: Ah davvero? E quindi? Cioè, a che serve?

Cosa può fare, un astrofisico, davanti ad un commento come questo, se non iniziare profonde riflessioni sul collasso culturale della nostra civiltà? Eppure, in tanti se lo sono sentiti chiedere in queste ultime ore. Perché è difficile, per chi non viaggia tra gli ambienti più strani dell’Universo da una vita, capire perché questa immagine è così importante. E allora diciamolo una volta per tutte, poi però – patti chiari – al prossimo buco nero si accettano solo domande dalla fisica quantistica in su. L’importanza sta nel fatto che per la prima volta abbiamo “visto” quello che Einstein aveva predetto 100 anni fa.

In realtà, i buchi neri erano una delle soluzioni alle sue equazioni, ma soluzioni talmente esotiche che nemmeno lui le considerava possibili. Singolarità, le chiamano gli addetti ai lavori. Esiste davvero uno stato così estremo della materia? Una massa così enorme concentrata in una regione così piccola, con una gravità così potente da distorcere la struttura stessa dell’Universo, lo spazio e il tempo, fino ad impedire perfino alla luce, perfino a fotoni privi di massa, di sfuggire? La risposta, oggi, possiamo darla con certezza. Sì, esiste. Perché lo abbiamo visto con i nostri occhi, o meglio, con quelli di uno strumento chiamato Event Horizons Telescope. Uno strumento composto da 8 radiotelescopi distribuiti su tutto il pianeta, dal Polo Sud alla Spagna al Cile, che grazie alla tecnica della interferometria si uniscono per creare uno strumento grande come la Terra. E che, grazie a quelle dimensioni, è in grado di vedere dettagli fino ad ora impossibili da studiare con una risoluzione elevatissima, pari a 20 microsecondi d’arco: un po’ come leggere un messaggio whatsapp su un telefonino a new york stando seduti in una brasserie parigina.

Si parla di radiotelescopi: quindi, quella che tutti hanno definito “foto” in realtà non è una foto, ma è l’elaborazione grafica di una mappa radio. Per chi vuole i dettagli, la lunghezza d’onda è di 1,3 mm. Mettere insieme tante antenne non è semplice: coordinati da un orologio atomico per sincronizzare le osservazioni, gli 8 telescopi hanno lavorato insieme per 4 giorni dell’aprile del 2017, esattamente 2 anni fa, poi è iniziata la calibrazione dei dati. Una mole immensa – 350 terabite al giorno per ogni telescopio, per un totale di 5 milioni di gigabite. Raccolti in decine di Hard disk, passati a due supercomputer, quei dati sono poi passati attraverso un algoritmo formidabile creato per l’occasione, che li ha trasformati in una immagine. Quella del cuore di una galassia ellittica chiamata M87, nella costellazione della Vergine, a 55 milioni di anni luce da noi.

E lì, in quella immagine, c’è tutto quello che la teoria ha predetto: una zona buia, circondata da un anello di materia luminosissimo. L’ombra, al centro, è lui, il buco nero, racchiuso da quello che è chiamato l’orizzonte degli eventi (nome scelto non a caso, quello del telescopio). Il punto oltre il quale non si può più tornare indietro, come quando iniziano i saldi e ti trovi per caso a Milano nel quadrilatero della Moda con una carta di credito illimitata. Una volta entrata, attratta dalla immensa gravità del buco nero, nulla ne uscirà mai più. Luce inclusa: niente fotoni, niente informazioni su cosa succede lì dentro. Sappiamo invece cosa succede alla materia prima di entrare: viene accelerata a velocità prossime a quelle della luce, causa della estrema luminosità dell’anello che circonda l’orizzonte degli eventi, enfatizzata da effetti relativistici. Dentro, il buco nero. Fuori, il resto dell’Universo. I dati – che confermano quanto ricavato dai modelli, un altro grandissimo risultato – dicono che le dimensioni dell’orizzonte degli eventi – passato oggi da pura astrazione matematica a realtà fisica – sono pari a circa 4 volte l’orbita di nettuno, più o meno 40 miliardi di km, che racchiude una massa di 6,5 miliardi di masse solari (la massa prevista era tra 4 e 7). L’intero sistema invece, è grande come la nostra eliosfera. Ma mentre i pianeti impiegano centinaia di anni per percorrere queste distanze, la materia dell’anello impiega appena qualche giorno. Einstein aveva ragione, ancora una volta.

Per dimostrarlo, ci sono voluti 200 ricercatori, due anni di lavoro, e un progetto colossale. Che ha ancora molto da fare: oltre al cuore di M87, l’EHT ha osservato il centro della nostra galassia, dove si trova un buco nero più piccolo, appena 4 milioni di masse solari, Sagittarius A. L’attesa, ora, è per capire come è fatto, e se si comporta allo stesso modo. Il viaggio è appena iniziato: ci sarà da divertirsi.

NB: qui il paper originale e le immagini: First M87 Event Horizon Telescope Results. I. The Shadow of the Supermassive Black Hole

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Tre milioni di anni… ma per favore…

Posted by on 05:33 in Attualità, Climatologia | 6 comments

Tre milioni di anni… ma per favore…

Venghino signori venghino, nuovo giro nuova corsa, acquistare i gettoni alla cassa, nuovo studio in arrivo. E anche nuovo modello, grazie al quale scopriamo che:

  1. Negli ultimi tre milioni di anni la CO2 non è mai stata oltre le 400 parti per milione…
  2. La temperatura non è mai stata alta come ora, cioè quasi 2 gradi oltre il livello preindustriale…

Il tutto grazie ad una nuova fantastica simulazione descritta come segue:

The results of our study are based on an Earth system model of intermediate complexity, whose high computational efficiency needed for simulations on a million-year time scale is achieved by using a rather coarse spatial resolution and considerable simplifications in the description of individual processes, in particular atmospheric dynamics. Further progress in understanding of Quaternary climate dynamics would require the use of complex Earth system models. However, moving Quaternary modeling to a qualitatively new level would require not only the use of existing complex models but also substantial progress in modeling of ice sheet–solid Earth interaction (38) and, in particular, its impact on long-term landscape evolution, sediments transport (21), global dust and carbon cycles, and other processes that are not yet properly understood.

Traduzione: non ci prendete sul serio.

Sono aperte le scommesse su chi invece lo farà. Il corriere, la Repubblica, la Stampa?

Ma se proprio proprio volete farlo è qui: Mid-Pleistocene transition in glacial cycles explained by declining CO2 and regolith removal


Enjoy.

Ps: la vignetta è vecchia ma decisamente irrinunciabile 😉

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Le Previsioni di CM – 8/14 Aprile 2019

Posted by on 22:44 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 8/14 Aprile 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Situazione radicalmente mutata dal punto di vista sinottico sul quadrante europeo: un flusso atlantico “basso” interessa infatti il Mediterraneo, alimentato da aria fresca di estrazione nordatlantica, impedita nella sua evoluzione zonale da una cellula anticiclonica alle alte latitudini, tra la Groenlandia e il Mare di Barents. Sul bordo orientale della cellula di alta, un flusso di aria artica scende attraverso la Scandinavia in direzione della Polonia e della Germania settentrionale, andando ad interferire con il corridoio di aria umida atlantica già citato (Fig.1).

Nel corso della settimana l’anticiclone tenderà a persistere, rafforzandosi nella sua componente termica per il continuo afflusso di aria artica sul suo fianco orientale. Nel contempo la cellula atlantica riuscirà a protendersi verso nord-est, entrando in fase con la cellula artica attraverso la formazione di un ponte anticiclonico tra l’Iberia e le isole britanniche. La chiusura della porta atlantica non sarà tuttavia garanzia di stabilità sul Mediterraneo, per la persistenza di un minimo chiuso di geopotenziale che si gioverà della continua alimentazione di aria fredda in discesa sul bordo orientale della struttura anticiclonica.

Con queste premesse, la previsione è piuttosto scontata: le condizioni del tempo sull’Italia saranno all’insegna dell’instabilità, con precipitazioni frequenti alternate a schiarite, e rovesci più probabili e frequenti nelle ore pomeridiane, complice il soleggiamento ormai intenso. Vista la configurazione sinottica in questione, le previsioni hanno un grado di incertezza molto elevato, fortemente influenzato dal posizionamento della goccia fredda citata. Da segnalare la possibilità di un peggioramento intenso sul finire della settimana al Meridione, ma le occasioni per precipitazioni non dovrebbero mancare, in generale, anche sul resto dello Stivale.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì ampie schiarite su regioni di Nordovest, Sardegna e versanti tirrenici centro-settentrionali. Condizioni di instabilità sulle regioni del versante adriatico e al Sud, con precipitazioni più probabili e frequenti nelle ore più calde, in particolare sui rilievi e su Puglia, Lucania e Molise dove si presenteranno a prevalente carattere di rovescio o temporale.

Temperature in lieve aumento al Nord, ventilazione vivace generalmente dai quadranti occidentali, maestrale sull’Adriatico.

Martedì ampie schiarite al mattino e nuvolosità in aumento col passare delle ore associata a fenomeni di instabilità in particolare su arco alpino e Appennino centro-settentrionale. In serata sconfinamento dei fenomeni sulla Valpadana con rovesci e temporali in particolare sui settori centro-orientali.

Temperature in lieve aumento, venti dai quadranti occidentali sui bacini di ponente, di maestrale sull’Adriatico.

Mercoledì condizioni di maltempo fin dal primo mattino sulle regioni di Nordest con piogge, rovesci, temporali e nevicate al di sopra dei 1500 metri. Iniziali ampie schiarite sulle regioni di Nordovest, ma con aumento della nuvolosità associata a rovesci e temporali sull’arco alpino, nevosi al di sopra dei 1800 metri, e in sconfinamento in Valpadana in serata. Sulle regioni centrali condizioni diffuse di instabilità con aumento della nuvolosità dalla tarda mattinata associata a rovesci e temporali, più intensi e frequenti nelle zone interne e appenniniche. Piogge e rovesci in arrivo in serata anche sulla Campania. Ampie schiarite su Sicilia e regioni ioniche.

Temperature stazionarie, ventilazione prevalente di libeccio.

Giovedì condizioni generali di instabilità su tutte le regioni con schiarite alternate ad annuvolamenti anche intensi associati a rovesci e temporali, anche di forte intensità.

Temperature stazionarie, ventilazione a carattere ciclonico attorno al minimo sulle regioni centrali, entra il maestrale sui bacini più occidentali.

Venerdì migliora al Nord e al Centro, con condizioni generali di variabilità e precipitazioni solo a carattere sparso, alternate ad ampie schiarite. Possibile intenso maltempo al Meridione per approfondimento di un vortice depressionario, con precipitazioni intense, persistenti e localmente abbondanti, a prevalente carattere di rovescio o temporale.

Temperature stazionarie, ventilazione ciclonica attorno al minimo sullo Ionio.

Sabato ancora maltempo al Meridione, nuovo incremento dell’instabilità al Nord. Domenica ancora instabilità su tutto il Paese, specialmente su versanti adriatici e al Meridione.

 

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La scoperta dell’acqua (fredda)

Posted by on 12:41 in Attualità | 13 comments

La scoperta dell’acqua (fredda)

Quello di oggi è più che altro un invito alla lettura, anzi alla consultazione.

Si tratta infatti di uno studio, ancora non pubblicato ma ampiamente documentato, con il quale attraverso un algoritmo di ricerca sono stati individuati oltre 500.000 siti in giro per il mondo che consentirebbero la realizzazione di impianti di immagazzinamento dell’energia utilizzando l’acqua, cioè pompando l’arqua in quota quando c’è alta produttività e bassa domanda di energia e lasciandola cadere a valle quando serve di tornare a generarla.

Questo, secondo loro, risolverebbe il problema dell’intermittenza della disponibilità di energia rinnovabile – il sole c’è, neanche sempre, solo di giorno e il vento c’è quando gli pare.

L’invito alla consultazione consiste nel fatto che gli autori di questo studio hanno realizzato un sito web nel quale si può navigare in giro per il mondo andando a esplorare le caratteristiche e il potenziale dei siti individuati dall’algoritmo, che necessitano comunque di studi ulteriori per poter essere validati.

Qui se ne parla

Qui c’è il sito web

Restano un paio di domande. Quanta acqua si consuma? Immagino non molta ma non conosco l’ingegneria dietro a questi sistemi. E poi ancora, va bene riuscire a metter da parte l’energia rinnovabile per utilizzarla quando serve, ma si parla dell’intero fabbisogno mondiale. Quanto consumo di suolo, quanto acciaio, quanto silicio e quante terre rare ci vorrebbero per disporre della potenza necessaria?

Non ho trovato le risposte a quezte domande sul sito web, che del resto si occupa d’altro, ma non mi pare un argomento trascurabile…

 

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Neve ai minimi

Posted by on 13:03 in Attualità | 12 comments

Neve ai minimi

L’espressione usata da Repubblica in un memorabile articolo (tra i millemila) sulla fine prossima ventura è talmente gratuita, insensata e ridicola da meritare la dignità di un titolo.

Tra le tante narrative inventate in materia di clima che si sfascia per colpa dell’uomo, le sciocchezze sulla scomparsa della neve in montagna sono facilmente verificabili da chiunque pratichi gli sport invernali. Ché anche la stagione 2018-2019 ha regalato molte soddisfazioni agli appassionati dello sci su tutto l’arco alpino. Pur con la solita eccezione delle piccole stazioni alle quote basse, su versanti solatii, con gli skilift messi giù allegramente negli anni ’70 quando (è il caso di ricordarlo) la narrativa parlava di un PIaneta in via di raffreddamento. E il Global Warming non era ancora stato “inventato” ed elevato allo status di divinità pagana da adorare nelle piazze il venerdì mattina in riti di purifcazione di massa a base di sacrifici di cervelli minorenni all’ammasso.

Ad ogni modo, le fortune della stagione sciistica sulle Alpi dipendono essenzialmente (e banalmente) da due fattori: la presenza di neve naturale (fattore reso meno rilevante dall’innevamento artificiale) e le temperature (per lo stesso motivo). Le nevicate ci sono state, non particolarmente abbondanti sui versanti italiani e ben più su quelli esteri, e sono state concentrate in periodi limitati di tempo. Le temperature, d’altra parte, non sono state particolarmente elevate. Questo ha consentito che la stagione dello sci fosse lunga, fruibile (ovvero non funestata dal maltempo) e che potesse estendersi fino al mese di Aprile per le grandi stazioni sciistiche alpine, e non solo.

A proposito di lunghezza della stagione sciistica. In questi giorni le Alpi italiane stanno facendo il pieno di neve, complice il passaggio di una perturbazione alimentata da aria umida in risalita dal Mediterraneo, e piuttosto lenta nel suo incedere zonale. La cosa è del tutto normale da un punto di vista climatico: pochi sanno che Dicembre e Gennaio sono i mesi più avari di precipitazioni a nord del Po, mentre la primavera regala episodi piovosi e nevosi importanti. Un evento assolutamente normale, questa bella nevicata, quindi. All’interno di una variabilità atmosferica di cui fanno parte, a pieno titolo, anche importanti eventi siccitosi come quello che ha interessato il Nord Italia (ne abbiamo parlato).

Ma la normalità, si sa, non fa notizia. Specie quando bisogna preparare il prossimo appuntamento elettorale, ops… salvamondista di Greta, che il 19 Aprile sarà in Piazza del Popolo (non una piazza qualunque) ad arringare una folla ansiosa di salvare il Mondo da morte per caldo. Il consiglio che molto umilmente darei a chi dice di avere a cuore la salute di Greta è di portare la ragazza sulle Alpi il 19 Aprile, invece che in piazza a Roma a spiegare ai suoi coetanei l’arte di fare sega a scuola e diventare per questo famosi. Per regalarle la meravigliosa bellezza di un panorama alpino innevato, e la sensazione del calore del sole di Aprile sulla pelle, mentre intorno è tutto bianco. Un regalo piccolo piccolo, ma dovuto, per una ragazza che si porta sulle spalle (e a reti unificate) tutti i presunti mali climatici del mondo…

Nel mentre, un po’ di buon umore regaliamocelo noi, con alcune immagini in diretta dalle Alpi. Con l’ulteriore conforto che tutta questa neve verrà restituita in forma liquida più avanti, a lenire ulteriormente gli effetti della siccità dei mesi scorsi. Ma anche questo, ovviamente, non farà notizia.

  • Valsesia

  • Champorcher

 

  • Chiesa in Valmalenco

  • Foppolo

  • Colere

  • Livigno

  • Solda

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