Aspetti Tecnologici

Teoria AGW e modelli previsionali

Uno dei pilastri della teoria dell’Anthropogenic global warming è costituito dalla simulazione delle temperature future basate su modelli matematici, soprattutto i modelli di tipo GCM, e che sono divulgate attraverso i report dell’IPCC.

Tali previsioni si sono rivelate fin qui molto deboli essendo risultate affette da rilevanti sovrastime. Più in particolare se si confrontano le previsioni al 2012 con i dati osservativi raccolti dal dataset globale GISS – Nasa, la sovrastima è del 53% per le previsioni del report IPCC del 1990  e si riduce al 9% per quelle del report IPCC del 1995 per poi risalire al 20% nei report IPCC del 2002 e del 2007 (Pielke, 2008; Pielke, 2013). Le cause di tali sovrastime sono state analizzate e discusse da Fyfe et al (2013).

Si ravvisa inoltre l’opportunità che nei modelli GCM si introduca l’effetto iride adattivo (Lindsen et al., 2001) come feedback negativo in grado di diminuire l’elevata sensitività dei modelli stessi, secondo quanto evidenziato da Mauritzen e Stevens i quali operando sul modello ECHAM4 hanno evidenziato la maggiore efficacia di un GCM in cui tale meccanismo è stato inserito.

Stato delle reti osservative

Se il monitoraggio da satellite viene progressivamente potenziato, lo stato delle reti osservative al suolo è preoccupante in quanto molte stazioni tendono a ricadere in aree influenzate dall’effetto delle isole di calore urbano e inoltre vaste aree del pianeta sono tutt’ora non monitorate. Un esempio lampante di quest’ultimo fenomeno è offerto da un’area del Sahel con superficie di 4 milioni di km2 (oltre 13 volte l’Italia)  in riferimento alla quale Dai et al. scrissero nel 2003 per l’International Journal of Climatology un articolo scientifico dedicato alla siccità. In tale area nel 2003 risultavano operative solo 35 stazioni pluviometriche contro le 102 del 1991 e le 188 del 1971. In proposito si noti che con i dati di sole 35 stazioni è difficile descrivere la pluviometria di una delle regioni italiane, altro che quella di un’area così vasta come quella indagata. Questo per inciso la dice lunga anche sull’attenzione che la comunità internazionale sta in realtà dedicando a tali problemi.

Importante sarebbe allora che sul modello della rete di boe ARGO con le quali si misurano la temperatura e lo stato energetico degli oceani, si potesse realizzare una rete di stazioni al suolo omogenea ed estesa all’intero pianeta. Ciò richiederebbe uno sforzo internazionale che sarebbe sicuramente ripagato dal guadagno in termini di conoscenza che se ne avrebbe.

Cambiare tutto: accelerare il peggio

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Cambiare tutto: accelerare il peggio

Sono settimane che ci raccontano che il Covid19 cambierà tutto, che niente sarà più lo stesso, che il mondo sarà stravolto. Sarà… Eppure, a leggere gli articoli dei giornaloni di questi giorni, pare di poter concludere che il Covid ha solo accelerato tutti quei processi già ben architettati e apparecchiati fino a ieri, e che si stia semplicemente approfittando dell’occasione per dare impulso all’implementazione delle agende pre-Covid.

Le evidenze sono ovunque: basti pensare all’ultima manifestazione del dirigismo economico europeo emanata pomposamente sotto il nome di “Next Generation UE” : una gigantesca opera di redistribuzione di denaro dei contribuenti europei (presentata tuttavia come un regalo di Bruxelles) mirata a stravolgere le agende economiche dei singoli stati dell’Unione in senso “green”. Un vero e proprio Gosplan accompagnato e legittimato dal solito catastrofismo climatico, anzi, da un catastrofismo climatico elevato ad ennesima potenza rispetto a quanto conosciuto fino a ieri, i cui echi grotteschi rimbombano quotidianamente su tutti i media, quasi al pari del bollettino degli infetti e dei tamponi.

Cina buona, Occidente cattivo

Se c’è una narrativa che è uscita indenne anzi, letteralmente dopata dal Covid, è proprio quella della transizione “Green”. Nemmeno il tempo di capire che c’era un virus sconosciuto a spasso per il mondo, e già i megafoni del mainstream urlavano a frequenze unificate che la colpa era dell’inquinamento, del Global Warming, della CO2, dello scioglimento dei ghiacci, delle auto, in ultima analisi dell’uomo che fa la bua a Gaia, innocente vittima di una specie animale cattiva e predatrice.

Questo sbrigativo, urlato e palesemente ridicolo collegamento tra Covid e Global Warming andava provvidenzialmente a cancellare dai radar la banale evidenza che questo virus si fosse scatenato in un “mercato di animali vivi” situato a poche centinaia di metri di distanza dal più sofisticato laboratorio biologico cinese in cui da anni si studiano e si manipolano coronavirus animali. Ivi inclusa la creazione di coronavirus “chimera” descritti minuziosamente in articoli scientifici pubblicati da ricercatori di quello stesso laboratorio, già da diversi anni a questa parte.

E a nulla valevano le esternazioni di scienziati di primo piano che ipotizzavano la natura artificiale del virus in questione. Niente da fare, se colpa dell’uomo deve essere, allora che sia portato al banco degli imputati il sistema capitalista occidentale: brutto, sporco, inquinante, non-resiliente, non-inclusivo e soprattutto non-sostenibile. E nessuno tocchi lo scienziato cinese.

È certamente interessante notare come i media di mezzo mondo siano stati capaci di ribaltare la narrativa in un lampo, trasformando un evento potenzialmente esiziale per la credibilità della Cina nel mondo, in una ennesima occasione per picconare quello che resta del sistema capitalistico/industriale alla base della prosperità economica del (fu) mondo occidentale. Ancor più impressionante come l’abbiano fatto muovendosi all’unisono, e utilizzando lo stesso virus per infierire sui leader stranieri più schierati politicamente contro le posizioni globaliste: nei loro paesi si moriva di più, si prendevano decisioni sbagliate, si ignoravano le perle di saggezza dell’OMS e via dicendo.

Keynesiani disperati

Gli illuminati europei, si sa, sono convinti che dilapidare trilioni di dollari dei contribuenti in una riconversione “green” sia l’unico modo di tenere in piedi qualcosa che somigli ad un sistema industriale: una interpretazione aggiornata, e decisamente disperata delle buche di Keynes (ne abbiamo parlato). Disperata, perché il disastro dell’Energiewende tedesca pare non aver insegnato nulla. Forse i tedeschi e i loro più stretti alleati commerciali contano nel breve di guadagnarci, sguinzagliando i loro player “green” attivi nel campo del solare o dell’eolico in giro per l’Europa a fare affari dove tira il vento e soprattutto dove c’e il sole. E appesantendo nel contempo la bolletta energetica dei loro competitor europei.

Resta il fatto che l’ambientalismo radicale di ieri, oggi in doppio-petto a fare la spalla comico-catastrofista di Blackrock e dei suoi fratelli, sta probabilmente preparando la strada alla distruzione definitiva dell’Europa come potenza industriale e manifatturiera. Perché la condizione di super-potenza industriale mercatista non è in alcun modo compatibile con un costo alto dell’energia. Quando i tedeschi ne prenderanno atto, sarà troppo tardi per tutto il continente. Ma intanto, in estremo oriente…

Pio tutto io!

Mentre gli europei si baloccano con una overdose di frescacce green, i cinesi silenziosamente accumulano. No, non accumulano pannelli solari e pale eoliche come piace raccontare ai nostri media adoranti. Accumulano petrolio, materie prime strategiche, beni alimentari. Approfittando, tra l’altro, del crollo del prezzo di tante commodities, a partire proprio da quegli idrocarburi così schifati dagli europei, e così indispensabili per chi invece intende consolidare il ruolo di leader assoluto della produzione industriale mondiale.

Eh sì, perché i cinesi in barba all’emergenza Covid che “non lascerà niente come prima”, stanno continuando ad applicare alla lettera il piano di sviluppo delineato prima dell’arrivo del virus: un piano quinquennale 2021-2025 che prevede acquisti colossali di materie prime, possibilmente a prezzi di sconto. Una strategia esattamente contraria a quella europea, indispensabile per mantenere e anzi incrementare il loro vantaggio competitivo.

Diranno di noi

Proviamo a riassumerla e a svilupparla come ci piace fare spesso, questa storia: immaginandola scritta su un libro del futuro.

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In un mondo sempre più confuso, in cui gli equilibri geopolitici apparivano sempre più precari e la globalizzazione mostrava fragilità e incongruenze difficilmente sanabili, l’Europa decideva di avviare un incomprensibile suicidio industriale di massa, sotto la forma di investimenti faraonici in iniziative temerarie di “riconversione energetica” motivate da presunte catastrofi climatiche annunciate come imminenti, ma nella realtà del tutto inesistenti. 

La “svolta green” europea impattava inevitabilmente sulla domanda di materie prime causandone il crollo dei prezzi, con particolare riferimento agli idrocarburi, che venivano acquistati in misura sempre crescente dalla Cina nello stesso momento in cui l’Europa li abbandonava. Il vantaggio competitivo della manifattura cinese diveniva incolmabile per i competitor occidentali a causa del basso costo dell’energia fossile cinese rispetto a quella rinnovabile europea. E veniva ulteriormente aggravato da pratiche di dumping commerciale che andavano a colpire i pochi player occidentali rimasti, nel silenzio complice delle organizzazioni che avrebbero dovuto vigilare sul rispetto degli accordi commerciali internazionali.

Un ruolo chiave in questo processo lo ebbero i mezzi di informazione e i gruppi di pressione ambientalisti la cui azione, sostenuta attivamente dalle élite globaliste del tempo, fu determinante nell’orientare le delibere economiche in senso “green” varate dall’Unione Europea, complice il substrato ideologico offerto da altri consessi sovra-nazionali in termini di diritti umani e protezione dell’ambiente, e l’esercizio via via crescente del potere legislativo da parte degli stessi, a discapito di quello esercitato dagli stati nazionali.

 

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Un Mese di Meteo – Agosto 2020

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Un Mese di Meteo – Agosto 2020

Temperature lievemente superiori alla norma ed elevata variabilità spaziale nelle precipitazioni sono le principali caratteristiche di un agosto con caratteri tipicamente estivi.

La topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (figura 1a) evidenzia il prevalere di condizioni di tempo stabile e soleggiato tipicamente estivo in quanto l’area italiana ricade nel dominio d’influenza di un promontorio dell’anticiclone delle Azzorre che interessa il Mediterraneo centro occidentale. Tale struttura meteorologica è da ritenere pienamente nella norma per il periodo in esame come si desume dalla carta delle isoanomale (figura 1b).

Figure 1a – 850 hPa – Topografie medie mensili del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Figura 1b – 850 hPa – carte delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

Si noti anche che la tabella 1 indica la presenza di 12 giorni anticiclonici, 2 intermedi e 17 giorni con tipi di tempo perturbati. Al riguardo si sottolinea che la presenza di un tipo di tempo perturbato non significa che l’intero territorio nazionale sia soggetto ad esso. Al riguardo si consiglia di leggere la declaratoria della tabella 1 e la descrizione del regime circolatorio dei singoli giorni fornita in tabella 2. Da quest’ultima si desume ad esempio che il territorio nazionale è stato in tutto o in parte interessato da 4 perturbazioni,  manifestatesi rispettivamente dal 2 al 6 agosto, dal 7 al 10, dall’14 al 17 e dal 24 al 31.

 

Prendendo in esame la piovosità media di tutte le stazioni di ogni macroarea, al Nord i tre giorni più piovosi sono stati il 3 agosto (14.7 mm), il 29 (9.8 mm) e il 30 (7.4 mm), al Centro il 31agosto (16.5 mm), il 30 (5.3 mm) e il 4 (4,7 mm) e al Sud il 6 agosto (4.6 mm), il 31 (4.0 mm) e il 7 (1,8 mm).

Dal punto di vista climatologico il mese di agosto evolve da una persistenza del regime circolatorio estivo, con prevalenza di regimi anticiclonici associati all’Anticiclone delle Azzorre, ad una graduale ripresa del flusso zonale verso le medie latitudini, da cui possono scaturire ondulazioni anche marcate che finiscono per dare origine a flussi meridionali verso il Mediterraneo, con conseguente aumento delle temperature, o rotture del regime di alta preisone ad opera di veloci perturbazioni d anord-ovest, con queste ultime più frequenti e probabili nella second ametà del mese.

Andamento termo-pluviometrico

A livello mensile (figure 2 e 3) le temperature medie delle minime e delle massime sono risultate nella norma o in lieve anomalia positiva, con anomalie concentrate nella seconda e terza decade del mese (tabella 3).

Figura 2 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese.

Figura 3 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

La carta di anomalia pluviometrica percentuale (figura 5) mostra sull’area italiana una situazione assai variegata con anomalie positive presenti su Piemonte sudoccidentale e ponente ligure, Emilia occidentale, Lombardia centro-orientale, Veneto, Sardegna, Toscana meridionale, Lazio settentrionale, Marche, Umbria, e limitati areali di Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. L’analisi pluviometrica delle singole decadi (tabella 3) indica inoltre che l’anomalia negativa si è concentrata nelle seconda decade con valori più rilevanti al centro-sud.

Figura 4 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 5 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

(*) LEGENDA:

Tx sta per temperatura massima (°C), tn per temperatura minima (°C) e rr per precipitazione (mm). Per anomalia si intende la differenza fra il valore registrato ed il valore medio del periodo 1990-2019.

Le medie e le anomalie sono riferite alle 202 stazioni della rete sinottica internazionale (GTS) e provenienti dai dataset NOAA-GSOD. Per Nord si intendono le stazioni a latitudine superiore a 44.00°, per Centro quelle fra 43.59° e 41.00° e per Sud quelle a latitudine inferiore a 41.00°. Le anomalie termiche positive sono evidenziate in giallo (anomalie deboli, fra 1 e 2°C), arancio (anomalie moderate, fra 2 e 4°C) o rosso (anomalie forti, di  oltre 4°C), analogamente per le anomalie negative deboli (fra 1 e  2°C), moderata (fra 2 e 4°C) e forti (oltre 4°C) si adottano rispettivamente  l’azzurro, il blu e il violetto). Le anomalie pluviometriche percentuali sono evidenziate in azzurro o blu per anomalie positive rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% e giallo o rosso per anomalie negative rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75%.

La carta dell’anomalia termica globale mensile dell’Università dell’Alabama (figura 6a) mostra che l’Italia è interessata da una fascia di deboli anomalie termiche negative estesa dall’Islanda al Nordafrica. Tale diagnosi è in sostanza confermata dalla carta dell’anomalia termica mensile del Deutscher Wetterdienst (figura 6b).

Figura 6a – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla media 1981-2010 espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)

Figura 6b – DWD climat anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla media 1961-1990 espresso in °C) della temperatura media mensile al suolo. Carta frutto dell’analisi svolta dal Deutscher Wetterdienst sui dati desunti dai report CLIMAT del WMO [https://www.dwd.de/EN/ourservices/climat/climat.html).

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Un Mese di Meteo – Luglio 2020

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Un Mese di Meteo – Luglio 2020

Luglio con temperature nella norma e precipitazioni in prevalenza caratterizzate da debole o moderata anomalia negativa.

La topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (figura 1a) evidenzia un promontorio dell’anticiclone delle Azzorre esteso verso est a coprire il Mediterraneo centro-occidentale mentre il Mediterraneo orientale è dominato della depressione anatolica. Ne consegue su Ionio ed Egeo il caratteristico regime estivo di correnti da Nord (Meltemi). Si noti anche che sul Nord Italia le isoipse assumono una debole curvatura ciclonica frutto di un’interazione di tipo favonico della circolazione con l’arco alpino.

Figure 1a – 850 hPa – Topografie medie mensili del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Tale struttura meteorologica è da considerare pienamente nella norma per il mese di luglio come evidenzia la carta delle isoanomale (figura 1b) in cui l’Italia è tutta in bianco (assenza di anomalie) salvo il Nordovest soggetto a lieve anomalia positiva. La tabella 1 indica un equilibrio fra tipi di tempo anticiclonici (14 giorni) e tipi perturbati (17 giorni). Fra questi ultimi tuttavia predomina nettamente (ben 10 casi) il tipo 4, nel quale l’area depressionaria è centrata su Balcani e interessa solo marginalmente l’Italia.

Figura 1b – 850 hPa – carte delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

L’analisi della circolazione atmosferica per singola decade evidenzia che la seconda decade ha presentato un regime di correnti mediamente da nordovest con apporto di masse d’aria oceanica da 50-60° di latitudine. Ciò spiega il fatto che le temperature della seconda decade sono risultate in debole anomalia negativa, più sensibile nei valori massimi.

L’analisi circolatoria evidenzia anche che il territorio nazionale è stato parzialmente interessato da 5 perturbazioni per lo più deboli e manifestatesi rispettivamente il 3 luglio, dal 4 all’8, l’11, dal 12 al 14 e il 24 luglio.

Prendendo in esame la piovosità media di tutte le stazioni di ogni macroarea, al Nord i tre giorni più piovosi sono stati il 24 luglio (9.8 mm), il 2 (6.2 mm) e il 23 (2.4 mm), al Centro il 17 luglio (5.7 mm), il 4 (5.6 mm) e il 24 (2.1 mm) e al Sud il 5 luglio (2.4 mm), il 4 (2.1 mm) e il 6 (1.1 mm). Al quarto posto per piovosità al Sud è il 15 luglio che ha visto il verificarsi di un nubifragio su Palermo che ha prodotto gravissimi danni cose e persone (due vittime). Giova evidenziare che in occasione di quell’evento le stazioni di Palermo Boccadifalco e Palermo punta Raisi del dataset GSOD non registrano pioggia, il che può indicare o il carattere estremamente locale del fenomeno ovvero la scarsa qualità del dataset da noi utilizzato e che è comunque l’unico che copre l’intero territorio nazionale su periodi utili per i nostri scopi. L’abbondante quantità di precipitazione occorsa è tuttavia stata registrata da numerose Stazioni di tipo amatoriale, i cui dati tuttavia, essendo privi di validaizone non vengono qui riportati.

Dal punto di vista climatologico il mese di luglio è di norma contrassegnato dal prevalere del regime anticiclonico estivo, con l’anticiclone delle Azzorre che si espande longitudinalmente dalla sua sede atlantica a coprire il Mediterraneo centro occidentale.  In tali condizioni non sono tuttavia da escludere temporanee instabilizzazioni (rotture del tempo), più frequenti al Nord, il più esposto al regime perturbato atlantico che in condizioni estive domina l’Europa Centrale. A testimonianza di ciò la piovosità media di luglio rispetto a quella totale annua è mediamente del 6-17% al Nord, del 3-9% al Centro e dello 0-5% al Sud (gli intervalli indicati tengono conto del comportamento dei diversi areali, per cui ad esempio l’areale endoalpino veda nel periodo estivo-autunnale il proprio massimo pluviometrico annuale).

Andamento termo-pluviometrico

A livello mensile (figure 2 e 3) le temperature medie delle minime e delle massime sono risultate nella norma, salvo anomalie positive o negative a carattere locale. A livello decadale spicca la già discussa debole anomalia negativa delle temperature massime nella seconda decade, evidenziata dal colore azzurro in tabella 3.

Figura 2 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 3 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

La carta di anomalia pluviometrica percentuale (figura 5) mostra che sull’area italiana prevalgono le anomalie negative più spiccate in Sicilia occidentale, Emilia centrale, Sardegna e Salento. Anomalie positive a carattere locale si evidenziano in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Conero, Gargano,  Calabria ionica e Sicilia orientale (figura 4).

Figura 4 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 5 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

L’analisi pluviometrica delle singole decadi (tabella 3) indica che l’anomalia negativa è risultata più spiccata nella terza decade al centro-sud.

(*) LEGENDA:

Tx sta per temperatura massima (°C), tn per temperatura minima (°C) e rr per precipitazione (mm). Per anomalia si intende la differenza fra il valore registrato ed il valore medio del periodo 1990-2019.

Le medie e le anomalie sono riferite alle 202 stazioni della rete sinottica internazionale (GTS) e provenienti dai dataset NOAA-GSOD. Per Nord si intendono le stazioni a latitudine superiore a 44.00°, per Centro quelle fra 43.59° e 41.00° e per Sud quelle a latitudine inferiore a 41.00°. Le anomalie termiche positive sono evidenziate in giallo(anomalie deboli, fra 1 e 2°C), arancio (anomalie moderate, fra 2 e 4°C) o rosso (anomalie forti, di  oltre 4°C), analogamente per le anomalie negative deboli (fra 1 e  2°C), moderata (fra 2 e 4°C) e forti (oltre 4°C) si adottano rispettivamente  l’azzurro, il blu e il violetto). Le anomalie pluviometriche percentuali sono evidenziate in  azzurro o blu per anomalie positive rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% e  giallo o rosso per anomalie negative rispettivamente fra il 25 ed il 75% e oltre il 75% .

La carta dell’anomalia termica globale mensile dell’Università dell’Alabama (figura 6a) evidenzia che l’Italia ricade in un’area a debole anomalia termica positiva (fra 0 e 1°C). Tale anomalia positiva risulta enfatizzata nella carta del Deutscher Wetterdienst (figura 6b) in quanto il periodo di riferimento su cui l’anomalia è calcolata (1961-1990) è più freddo rispetto a quello di riferimento per la carta dell’Università dell’Alabama (1981-2010).

Figura 6a – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla media 1981-2010 espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)

Figura 6b – DWD climat anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla media 1961-1990 espresso in °C) della temperatura media mensile al suolo. Carta frutto dell’analisi svolta dal Deutscher Wetterdienst sui dati desunti dai report CLIMAT del WMO [https://www.dwd.de/EN/ourservices/climat/climat.html).

Nota: Tutte le analisi e i grafici sono elaborati con i dati del dataset GSOD della NOAA disponibili al link: https://catalog.data.gov/dataset/global-surface-summary-of-the-day-gsod

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Le Previsioni di CM – 21/27 Settembre 2020

Posted by on 05:46 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 21/27 Settembre 2020

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Il flusso principale scorre indisturbato alle alte latitudini. Il flusso secondario, tuttavia, non riesce ad esprimere valori elevati del geopotenziale per la presenza di una fascia estesa dalle Azzorre all’Italia settentrionale in cui il campo si presenta debole, privo com’è del supporto stabilizzante in quota da parte della cellula subtropicale che rimane confinata al deserto del Sahara. Una cellula anticiclonica si rafforza in queste ore sul Canada nord-orientale, in risposta dinamica all’avanzamento dell’uragano Teddy, con conseguente formazione di un temporaneo ponte anticiclonico con la cellula atlantica (Fig.1).

Nel corso della settimana il campo sinottico risulterà letteralmente stravolto sul quadrante europeo: l’avanzamento di Teddy abbatterà il ponte anticiclonico atlantico/canadese, con la cellula atlantica che si protenderà verso NE entrando in fase con quella stagionale groenlandese. Questo favorirà l’irruzione di aria di recente origine artica in direzione del Mediterraneo occidentale, con una profonda saccatura che avanzerà verso Sud in mancanza di opposizione per la citata debolezza del campo sull’Europa.

La stagione estiva pare concludersi con un evento meteorologico di notevole entità per la natura estremamente diversa delle masse d’aria in gioco: i dati attualmente a disposizione attribuiscono alla “saccatura mediterranea” valori del geopotenziale estremamente bassi per la stagione, associati ad un massiccio afflusso di aria molto fredda in quota che al cospetto delle temperature del mare molto elevate in questo momento della stagione (e per giunta superiori alla media del periodo), darebbe luogo inevitabilmente a fenomeni di forte intensità.

Consigli per il Rescue Team

Beh, con queste carte sinottiche c’è davvero poco da consigliare: il Rescue Team farà il suo lavoro egregiamente discettando con la solita enfatica ignoranza di “bombe d’acqua” e “fenomeni estremi”, che ovviamente non saranno imputati all’insolita intensità dell’irruzione di aria fredda in arrivo direttamente dal Polo Nord, quanto piuttosto al calore eccessivo del mare: perché nella “nuova meteorologia” i fenomeni atmosferici traggono origine esclusivamente dal caldo, e non dal contrasto di masse d’aria di natura diversa.

Prevedibilmente passerà invece sotto silenzio l’evento più insolito di questa immenente ondata di maltempo, ovvero le abbondanti nevicate che interesseranno le Alpi a quote superiori ai 2000 metri e persino al di sotto dei 1500 metri a fine evento. Chè si sa, nella nuova meteorologia la neve a Settembre deve cadere in Valpadana, e se non lo fa è perché ci ostiniamo ad andare in giro in macchina invece di comprare il monopattino con gli incentivi-Covid.

Tutto il resto passerà comunque in secondo piano, a partire dal fatto che la stagione del disgelo si è conclusa sull’Artico senza l’aggiornamento al ribasso del record di minima estensione dei ghiacci del 2012, che rimane quindi imbattuto.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì condizioni di spiccata instabilità sui rilievi alpini e nelle zone interne e appenniniche del Centro, con diffusi temporali pomeridiani. Schiarite più ampie al Meridione ma con rovesci e temporali sparsi che interesseranno la Puglia in serata.

Temperature stazionarie. Venti deboli.

Martedì condizioni di spiccata instabilità al Nord e al Centro con rovesci e temporali diffusi, più intensi e probabili nelle ore più calde. Schiarite più ampie al Sud, ma con rovesci sparsi sulla Sicilia e sul Salento.

Temperature in diminuzione al Sud. Venti deboli, qualche rinforzo di libeccio su alto Tirreno e di scirocco su Adriatico.

Mercoledì persiste l’instabilità sulle Alpi e sulle regioni centrali con rovesci e temporali diffusi. Migliora sulla Valpadana con schiarite frequenti. Tempo migliore al Sud, ma con addensamenti sulla Campania associati a rovesci sparsi e qualche temporale possibile anche sul Salento.

Temperature stazionarie o in lieve ulteriore diminuzione. Intensificazione del libeccio sui bacini di ponente.

Giovedì iniziali condizioni di bel tempo su tutto il Paese, ma con rapido aumento della nuvolosità sulle Alpi, Liguria e alta Toscana con rovesci e temporali diffusi, anche di forte intensità. Parzialmente nuvoloso sulle rimanenti regioni centrali, stabile e soleggiato al Sud.

Temperature in aumento, specie al Centro-Sud, sensibile sulla Sardegna e Sicilia occidentale. Venti forti dai quadranti meridionali sui bacini di ponente e alto Adriatico.

Venerdì generali condizioni di maltempo al Nord, con rovesci e temporali diffusi, anche di forte intensità, e nevicate anche abbondanti sull’arco alpino, al di sopra dei 2000 metri con quota neve in ulteriore abbasamento in nottata. Rapido peggioramento anche al Centro con rovesci e temporali. Sud in attesa.

Temperature in forte diminuzione al Nord, in estensione al Centro. Venti forti dai quadranti occidentali sui bacini di ponente, sostenuti di libeccio su Adriatio e Ionio.

Sabato ancora tempo perturbato al mattino al Nord e al Centro con rovesci e temporali diffusi, e nevicate sulle Alpi a quote superiori ai 1300 metri, abbondanti sui versanti esteri. Peggiora anche al sud con rovesci e temporali diffusi.

Crollo termico su tutto il Paese, con diminuzione delle temperature anche superiore ai 10 gradi all’estremo Sud. Maestrale forte sui bacini di ponente, burrasca sui mari prospicenti le isole maggiori. Libeccio moderato sull’Adriatico.

Domenica migliora al Nord e al Centro con ampie schiarite. Permane instabilità al Meridione con rovesci e temporali più frequenti e intensi sui versanti tirrenici.

Temperature in lieve ripresa sulle Alpi occidentali, stazionarie altrove. Venti ovunque sostenuti di maestrale, in graduale attenuazione sui bacini di ponente dopo la burrasca di sabato.

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La Scienza fa quel che può, ma tutti gli altri non collaborano

Posted by on 06:48 in Ambiente, Attualità | 21 comments

La Scienza fa quel che può, ma tutti gli altri non collaborano

Nel corso degli anni mi sono occupato diverse volte del processo della comunicazione scientifica e delle aberrazioni che esso determina.

In questo articolo voglio analizzare una catena causale che, purtroppo, caratterizza buona parte della comunicazione scientifica in ambito climatologico. In genere si parte da un fenomeno che possa essere influenzato da fattori climatici (temperatura, livello del mare, precipitazioni, ecc.) e lo si analizza, determinando la variazione dei fattori climatici in gioco, mediante modelli matematici fatti girare, ipotizzando che il cambiamento climatico avvenga secondo lo scenario di emissione RCP 8.5. I risultati dello studio vengono pubblicati e dati in pasto ai media più o meno generalisti mediante opportuni comunicati stampa. I media svolgono il ruolo di cassa di risonanza della notizia, drammatizzando ulteriormente le conclusioni dello studio e contribuendo, in tal modo, al consolidamento della linea di pensiero principale. Su queste basi vengono innestate, infine, le campagne dei gruppi di pressione e sensibilizzazione sociali, politici, economici e via cantando che portano avanti le istanze di riforma delle politiche nazionali e sovranazionali, basate sulla sostenibilità del sistema economico, la redistribuzione del reddito nei Paesi e tra i Paesi, la transizione energetica mediante decarbonizzazione del sistema produttivo mondiale.

In questi giorni ho avuto la ventura di imbattermi in un caso veramente esemplare della catena causale che ho appena finito di illustrare.

– il fatto

Il fenomeno da cui si parte è costituito dall’erosione della linea di costa, in particolare delle spiagge. Il fenomeno è reale ed ha molte cause. In primo luogo il mare tende per sua natura a erodere le coste: sin dalla scuola elementare (oltre mezzo secolo fa, purtroppo) mi hanno insegnato che gli agenti che modellano la crosta terrestre sono molteplici e, tra i principali, possiamo annoverare il vento, le acque, il gelo ed il disgelo, il moto ondoso ed i ghiacciai. A quei tempi l’uomo non era considerato in grado di competere con l’azione di questi agenti, ma oggi l’azione umana è considerata addirittura superiore alle forze naturali che hanno modificato e modificano la faccia della terra. Non per niente alcuni parlano di era dell’uomo o antropocene (io non sono tra questi, ma ciò conta poco ai fini del nostro ragionamento).

La linea di costa è uno degli ambienti più mutevoli che esistono, in quanto esposta alla furia degli elementi (vento, acqua, onde marine), per cui è normale che essa venga erosa e cambi nel corso del tempo. Qualche settimana fa mi sono occupato del processo dinamico che determina la stabilità degli atolli corallini. In quella sede esaminai il sottile equilibrio che consente a queste strutture di sopravvivere nel corso dei millenni. Per le coste vale lo stesso discorso: esse sono il frutto di un sottile equilibrio tra quantità di materiale asportato e quantità di materiale apportato dagli elementi naturali. Nel caso delle spiagge sabbiose il moto ondoso, le tempeste e le correnti marine tendono a muovere la sabbia spostandola da un luogo all’altro. Se il processo di asportazione prevale su quello di apporto, si ha l’erosione della linea di costa, in caso contrario la linea di costa cresce. Questo processo già abbastanza complicato, diventa ancora più complesso se si prende in considerazione l’innalzamento del livello del mare, i movimenti della crosta terrestre, l’attività antropica e via cantando. Nel caso delle spiagge l’uomo gioca un ruolo estremamente importante: modificando il regime delle acque interne e lo stato del suolo, modifica la quantità dei sedimenti che i fiumi convogliano verso il mare e che, ridistribuiti dalle correnti marine e dalle onde, vanno a formare le spiagge. Modificando, inoltre, l’immediato entroterra della linea di costa, altera il naturale processo di variazione della profondità della spiaggia: una strada o ferrovia litoranee, l’edificazione a ridosso della spiaggia e via cantando, rendono impossibile il naturale “respiro” della spiaggia che, in caso di erosione, dopo un po’ di tempo sparirà. Non sarà possibile, infatti, che essa venga ricostituita a spese del suolo retrostante a causa degli insediamenti umani che impediscono, almeno temporaneamente, l’espansione della spiaggia.

Ho semplificato molto la questione, ma sul processo di erosione delle coste e delle spiagge in modo particolare, potremmo scrivere centinaia di pagine. Gli esperti della questione potrebbero sollevare miriadi di obiezioni a quanto ho scritto, ma la necessità di sintesi è tiranna, per cui mi scuso sin da adesso, per il modo sbrigativo in cui ho trattato una questione molto complessa: si tenga presente che lo scopo di questo articolo è un altro.

– lo studio scientifico

Sulla base di quanto ho scritto, appare ovvio che gli agenti climatici sono fondamentali nella salvaguardia della linea di costa. L’innalzamento del livello del mare favorisce l’arretramento della linea di costa; la variazione della frequenza ed intensità delle tempeste può alterare l’equilibrio dinamico che caratterizza la spiaggia; la variazione delle precipitazioni può alterare il processo di apporto di sedimenti al mare. Come si vede, stiamo discutendo di un fenomeno che dipende anche da fattori climatici. Abbiamo individuato, pertanto, il primo elemento della catena fattuale. Chi per professione si occupa di conservazione della linea di costa, non può fare a meno di cercare di capire come evolverà la situazione in futuro, visto che il clima cambia e lo fa per definizione.

E proprio questo hanno fatto alcuni ricercatori: hanno cercato di capire come evolveranno nel futuro le linee di costa in funzione delle variabili climatiche.

Lo scorso mese di  marzo è stata pubblicata su Nature Climate Change una lettera

Sandy coastlines under threat of erosion

a firma di  M. I. Vousdoukas, R. Ranasinghe, L. Mentaschi, T. A. Plomaritis, P. Athanasiou, A. Luijendijk e L. Feyen (da ora Vousdoukas et al., 2020), in cui si analizza l’evoluzione del processo di erosione delle coste nel corso dei prossimi decenni (tra oggi ed il 2050 e, infine, tra oggi ed il 2100). Potrebbe sembrare una pignoleria, ma la presenza della parola “threat” nel titolo, la dice lunga sull’esito dello studio.

Vousdoukas et al., 2020 è uno studio molto simile a tanti altri che ho letto e commentato. Il punto di partenza è sensato: l’erosione delle coste, in particolare delle spiagge sabbiose, è dovuto a fattori ambientali (antropici e geologici, principalmente) e climatici. Gli stessi che ho indicato in premessa. I ricercatori hanno quantificato i fattori ambientali che determinano il cambiamento della linea di costa sulla base dell’evoluzione “storica” delle spiagge: hanno estrapolato di diversi decenni i dati accumulati nel corso degli anni trascorsi. Personalmente non so da quanto tempo le spiagge sono tenute sotto stretta osservazione per seguirne l’evoluzione, ma non credo che avvenga da molti anni. Sulla base di qualche ricerca speditiva che ho compiuto, credo che qualche spiaggia sia stata osservata per diversi decenni, ma non credo che il periodo di osservazione arrivi al secolo se non in qualche caso eccezionale. Eppure gli autori dello studio estrapolano i dati a disposizione da un minimo di trent’anni ad ottanta anni. Personalmente reputo molto rischioso il processo di estrapolazione e me ne astengo volentieri, ma non tutti la pensano come me. Per quel che riguarda i fattori  climatici, Vousdoukas et al., 2020  individua nel moto ondoso conseguente alle tempeste e nella variazione del livello del mare, le due principali cause dell’erosione costiera di matrice climatica. L’assunto di base non è sbagliato: se il livello del mare sale e le tempeste diventano più violente, il processo di erosione delle spiagge aumenta di intensità. Il problema sta nel quantificare l’incremento del livello del mare di qui al 2050 o al 2100 e di quanto varierà la forza delle tempeste. Altro problema riguarda l’incidenza di questi fenomeni climatici sulle dinamiche di regressione delle spiagge e come esso sia stato modellato per ottenere risultati quantitativi.

Le prime due questioni sono state risolte ricorrendo alle previsioni dell’andamento del livello del mare e delle intensità delle tempeste, delineate dall’IPCC sulla base degli scenari di emissione RCP 8.5 e RCP 4.5. Per non appesantire la trattazione, mi limito a ricordare che si tratta di due scenari che quantificano l’incremento del forzante radiativo dovuto ai gas serra nel l 2100 rispetto al 1850. Lo scenario RCP 8.5 è quello erroneamente definito “business and usual” ovvero quello che si verificherebbe qualora non si prendesse alcun provvedimento per ridurre le emissioni. Lo scenario RCP 4.5 è relativo all’ipotesi in cui si realizzi una moderata azione di mitigazione climatica (riduzione delle emissioni).

E’ ormai accertato che lo scenario RCP 8.5 è del tutto irrealistico: presuppone che la popolazione mondiale al 2100 raggiunga i 12 miliardi di individui (al massimo 10 miliardi,  ma forse anche meno), che l’incidenza dell’uso del carbone nel mix energetico aumenti in modo più che lineare (ciò non è vero in quanto sia la produzione che il consumo di carbone negli ultimi anni e, presumibilmente anche per il futuro, sono attesi addirittura in lieve diminuzione) e che non vi sia aumento dell’efficienza energetica (cosa non vera, come dimostra questo grafico). Come ha argutamente argomentato qualche scettico, questo scenario ha l’unico scopo di delineare un “mondo da incubo” che praticamente non esiste e non esisterà mai. Eppure esso viene utilizzato, dai ricercatori per simulare ciò che accadrà nel 2100. Vousdoukas et al., 2020 non fa eccezione e, difatti, quantifica l’incremento del livello del mare al 2100 in circa 80 centimetri, in linea con le previsioni più fosche dell’IPCC AR5. Per dimostrare l’efficacia delle azioni di mitigazione climatica, lo studio esamina l’evoluzione dell’erosione delle spiagge sabbiose anche nell’ipotesi si verifichino le proiezioni dello scenario RCP 4.5 (incremento del livello del mare di circa 40 centimetri).

Supposto, comunque, che tutte le ipotesi anzidette siano vere,  Vousdoukas et al., 2020 hanno applicato dei modelli matematici che simulano il comportamento delle spiagge sabbiose in dipendenza della variazione del livello del mare, dell’intensità del moto ondoso e dei fattori ambientali, in ognuna delle 26 zone, in cui IPCC ha suddiviso il globo terracqueo (SREX). Supposto che il modello matematico utilizzato per valutare l’impatto dei fattori climatici sull’evoluzione delle coste sabbiose, sia efficace, lo studio ha consentito di calcolare l’arretramento medio delle spiagge sabbiose nelle varie sub-regioni planetarie e quello globale.

I risultati ottenuti possono essere così sintetizzati:

– l’arretramento delle spiagge sabbiose è guidato essenzialmente dalla variazione del livello del mare. A livello globale e nell’ipotesi di validità dello scenario RCP 8.5, l’82% dell’arretramento delle spiagge è imputabile all’aumento del livello del mare ed il 18% a fattori ambientali (proiezione al 2100). Peraltro sembra che il moto ondoso influisca poco sull’erosione costiera a lungo termine, in quanto la lunghezza degli intervalli temporali tra un evento estremo e l’altro, consentirebbero alle spiagge di recuperare la deprivazione di sabbia prodotta da violente mareggiate.

– in termini assoluti l’arretramento medio a livello globale delle spiagge sabbiose nel 2100 può essere quantificato in circa 86,4 metri (fascia di incertezza 14,8-164,2 metri) sotto lo scenario di emissioni RCP 4.5 ed in circa 128,1 metri (fascia di incertezza 35,3-240,0 metri) sotto lo scenario di emissioni RCP 8.5.

– la riduzione delle emissioni determina una diminuzione dell’erosione delle spiagge compresa tra il 30% ed il 40% (gli autori parlano del 40%, ma io propendo per il 30%).

Lo studio mi lascia piuttosto perplesso in quanto i risultati presentano margini di incertezza piuttosto ampi. Detto in altri termini ogni valore compreso tra gli estremi dell’intervallo di incertezza può essere plausibile. Esso non tiene conto, inoltre, della presenza di ostacoli naturali e/o artificiali che possano ridurre o accentuare l’erosione delle spiagge, né delle modifiche dei regimi di afflusso dei sedimenti trasportati dai fiumi e veicolati dalle correnti marine. Come esplicitamente affermano i ricercatori, infine, la mancanza di un archivio dati aggiornato e sufficientemente esteso di tutte le spiagge sabbiose prese in esame, aumenta in modo considerevole il margine di incertezza dei risultati per molte aree del globo. Tutto ciò senza tener conto dell’aleatorietà insita nelle modellazioni matematiche dell’azione dei fattori climatici sulle spiagge e quelle altrettanto importanti connesse agli scenari di emissione.

Considerando che le spiagge sono elementi importanti nell’economia globale, a causa dell’attrazione che esse esercitano su moltissime attività umane, Vousdoukas et al., 2020  si conclude con l’auspicio che i suoi risultati possano costituire una guida per i decisori politici e per i portatori di interesse che li aiuti a porre in essere le necessarie politiche di adattamento e mitigazione, in grado di limitare i danni alle spiagge sabbiose.

– la cassa di risonanza mediatica

Una volta pubblicato l’articolo, iniziano a circolare i comunicati stampa e cominciano ad essere pubblicati articoli divulgativi che commentano l’articolo scientifico. Nel caso in specie il “lavoro sporco” è stato svolto da testate giornalistiche “indipendenti” che “producono e promuovono la copertura di notizie a partire da dati relativi ad argomenti europei“, come si legge nel manifesto di una di esse.

In un articolo dal titolo inequivocabile: “L’erosione delle spiagge mette a rischio le vacanze al mare degli europei“, pubblicato da European Data Journalism Network (EDJN), si parte dai risultati di Vousdoukas et al., 2020 e, senza far minimamente cenno alle fasce di incertezza che li caratterizzano e si calcola l’arretramento teorico nel 2100 di ben 2876 spiagge europee. Gli esiti di questa operazione di cui non sono indicati i metodi utilizzati, i margini di errore e le criticità, si decreta la morte di ben 854 di esse. Delle restanti, circa 1600 si troveranno in una situazione di criticità e solo 400 spiagge europee delle 2876 prese in considerazione, si possono considerare al sicuro, ma solo perché si prevedono forti interventi antropici di “ripascimento” degli arenili.

In Vousdoukas et al., 2020 non è scritto niente di tutto ciò. Pur con i limiti che ho indicato, esso è un normale lavoro scientifico in cui gli autori illustrano metodi di analisi dei dati e margini di incertezza, con tanto di referenze. In alcune tavole sono indicate alcune spiagge e per ognuna di esse è indicato un colore che fa riferimento ad una scala cromatica che quantifica le variazioni di estensione dell’arenile con i suoi bravi margini di incertezza. Probabilmente gli autori dell’articolo di EDJN avranno avuto accesso a dati più dettagliati che, però, non sono riportati in Vousdoukas et al., 2020. Diciamo che l’articolo “divulgativo” dice cose diverse dall’articolo scientifico e, ammesso e non concesso che i dati siano corretti, li presenta in modo tale da rendere la situazione ancora più drammatica di quanto sia. In ogni caso è del tutto sparita l’incertezza del dato scientifico che pure era ben presente in Vousdoukas et al., 2020 ed i risultati vengono presentati con cifre significative al livello del metro: neanche in farmacia si riesce ad essere così precisi!

– l’intervento dei gruppi di pressione sociali, economici e politici

A questo punto entrano in gioco i gruppi di pressione sociali, economici e politici. L’articolo “divulgativo” viene ripreso da un blog in apparenza innocuo che, però, è pieno zeppo di collegamenti a siti squisitamente politici. Facendo leva sulla drammaticità della situazione emergente da dati privi di senso scientifico, si chiamano a raccolta gli uomini e le donne di buona volontà e li si invita ad imbarcarsi nell’ennesima crociata “salvamondo”. Nella fattispecie si rimanda ad una raccolta di firme per sottoporre al Parlamento Europeo una proposta di legge tesa a introdurre una tassazione aggiuntiva delle emissioni di carbonio che dovrebbe gravare in testa a tutti i cittadini europei, in aggiunta a tutti i balzelli che già ci rendono la vita impossibile e ci costringono a lavorare per quasi la metà dell’anno per poterne coprire il costo. Mi viene da chiedere, visto che dovremo comunque morire arrostiti, di permetterci almeno di farlo in pace, ma temo che questo suoni un po’ troppo “negazionista”.

– il cortocircuito politico-scientifico-economico-mediatico

Credo che il lettore che ha avuto la pazienza di arrivare a questo punto dell’articolo, abbia individuato chiaramente il cortocircuito che ho voluto esemplificare con questo scritto. Vousdoukas et al., 2020 è stato promosso e, quindi, finanziato dal Joint Research Centre della Commissione Europea, divulgato da strutture mediatiche che fanno chiaramente riferimento all’Europa ed utilizzato per promuovere una raccolta di firme, il cui scopo è quello di premere sulle strutture politiche e decisionali europee, per inasprire le politiche a favore della lotta ai cambiamenti climatici: il cane che si morde la coda. e per finire la ciliegina sulla torta: l’idea di far pagare tutti per le emissioni di diossido di carbonio è di 27 premi Nobel non meglio identificati. Come si vede, la scienza non è neutra.

Sono troppo mal pensante? Forse. Qualcuno ha affermato, comunque, che a pensar male si fa peccato, però….

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L’ANS(i)A e la catastrofe prossima ventura

Posted by on 13:36 in Attualità, Climatologia, Media Monitor | 8 comments

L’ANS(i)A e la catastrofe prossima ventura

L’11 settembre 2020 è uscito sulla rivista Science un articolo (Westerhold et al., 2020) che, in una vasta collaborazione internazionale, ha prodotto due serie, di δ18O e di δ13C calibrate astronomicamente, usando i cicli di Milankovic (per l’eccentricità, anche il ciclo a 405 Kyr oltre a quello a 100 Kyr), ad una risoluzione mai ottenuta prima da dati eterogenei (degli autori e dalla letteratura). L’articolo, di 6 pagine, è indisponibile; in compenso le 75 pagine del materiale supplementare e la totalità dei dati sono liberamente accessibili.

Lo scopo principale del lavoro è quello di mettere in luce fluttuazioni ritmiche sovrapposte ad un andamento generale di lungo periodo (“The main contribution of the current study is to reveal the general patterns of rhythmic fluctuations as superposed on the long-term trends”) e, a mio parere, gli autori assolvono egregiamente allo scopo che si sono prefissi.

Le serie originali sono molte e combinarle insieme ha richiesto molto lavoro e attenzione ma anche filtraggi e smussamenti che in casi simili sono quasi indispensabili (anche se, in generale, io non sono molto favorevole a queste tecniche e all’uso dei dati da esse derivati). La serie finale è composta da 23632 dati da 0 a 65 milioni di anni fa (Ma), ad un passo costante di 2000 anni e mostra, in figura 1, una generale tendenza alla diminuzione della temperatura a partire da 3 milioni da anni fa.

Fig.1: Riproduzione della figura 1 di Westerhold et al., 2020.

La tendenza alla diminuzione non deve ingannare: tra 3 Ma ed oggi sono apparsi diversi periodi sia glaciali che interglaciali che, per ora, sono terminati con la glaciazione di Wurm (tra Eemiano e Olocene) e con l’attuale Olocene. L’articolo mostra anche diverse analisi spettrali wavelets che mettono in evidenza la presenza (a volte frammentaria) dei cicli di Milankovic (di periodo 21, 41, 100 e 405 Kyr) un esempio dei quali è illustrato in figura 2.

Fig.2: Spettro wavelets delle serie di figura 1, ricampionata alla risoluzione di 2.5 kyr, detrended e normalizzata. Sull’asse di destra sono riportati i periodi dei cicli di Milankovic.

Questo lavoro è davvero interessante e di sicuro valore scientifico, e va approfondito (ed eventualmente criticato) in modo accurato e senza pregiudizi. Anche il mio parere, dopo un giorno dall’uscita dell’articolo, è sicuramente parziale e deve essere integrato da una più attenta lettura e pesando i metodi usati per ottenere le serie composite ad una notevole risoluzione temporale. Ma è indiscutibile il fatto che vale la pena di studiarlo.

E vengo ora alla sua trasposizione giornalistica: come penultima figura, a pagina 50 del materiale supplementare (nell’articolo non c’è), gli autori producono la figura S34 (la successiva figura 3) in cui ampliano la scala orizzontale della parte finale di figura 1 (la scala verticale è in anomalia di temperatura) e aggiungono le serie antartiche di temperatura e, ad una scala ulteriormente ampliata, le temperature globali HadCRUT4. Ai dati osservati aggiungono poi le proiezioni future (i modelli) per gli RCP 8.5, 4.5, 2.6.

Fig.3: Confronto fra le anomalie di temperatura della serie composita, calibrata astronomicamente, alcune serie antartiche, HadCRUT4 e i modelli al 2300 CE con tre differenti RCP. Nel grafico in basso il corrispondente livello di CO2.

Nella sua parte finale (quella dei modelli) questo grafico lascia il tempo che trova: è stato abbondantemente dimostrato che i modelli producono temperature troppo elevate e che sono sintonizzati sulle brevi serie dei dati osservati (mi piacerebbe vedere come i modelli, con gli stessi parametri usati per la parte finale del grafico, riproducono i dati fino a 25 mila anni fa o fino a 5 milioni di anni fa). Quindi le loro proiezioni sono fortemente distorte dalle assunzioni iniziali e dalla palesemente falsa convinzione che, in pratica, funzionino solo i feedback positivi: dico palesemente falsa perché i 4 miliardi di anni della storia della Terra dimostrano che le retroazioni negative esistono e funzionano benissimo.

Però l’agenzia ANSA pubblica questo articolo e “spara” il titolo: Dai gas serra temperature mai viste negli ultimi 50 milioni anni, in pratica buttando alle ortiche il grande lavoro presentato nell’articolo e concentrandosi su un aspetto marginale (anche per gli autori) di nessun significato se non per chi vuole in ogni modo alimentare l’ansia (appunto …) e la paura, in modo del tutto gratuito e senza basi oggettive.

Bibliografia

 

 

 

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Le Previsioni di CM -14/20 Settembre 2020

Posted by on 06:48 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM -14/20 Settembre 2020

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Una cellula anticiclonica ben strutturata interessa l’Europa centrale, dove piazza valori importanti del geopotenziale per effetto della risposta dinamica alla persistenza di una ondulazione sul vicino Atlantico. Sul confine meridionale dell’anticiclone europeo persiste un debole minimo chiuso di geopotenziale centrato sul Canale di Sicilia. Alle latitudini più settentrionali scorre indisturbato il flusso principale. Anticiclone termico stagionale sulla Groenlandia dove le temperature si collocano diffusamente su valori tra -30 e -40 gradi (Fig.1).

L’evoluzione sinottica nel corso della settimana appare al momento piuttosto caotica. La saccatura sull’Atlantico sarà rinvigorita da un contributo di aria fresca in discesa dal Labrador, e nel contempo la lacuna barica sul Mediterraneo centro-orientale tenderà ad approfondirsi per l’avvezione di aria fresca di recente origine polare. Nel contempo si indebolirà il campo di massa della cellula europea, che tuttavia tenderà a permanere e a giovarsi di un contributo nordafricano che passerà proprio attraverso la penisola italiana, in una classica struttura ad Omega.

Nonostante la complessità dell’evoluzione sinottica, ulteriormente complicata dall’avvicinarsi di quel che resta dell’uragano Paulette, la settimana sull’Italia trascorrerà all’insegna di prevalenti condizioni di tempo stabile e soleggiato, salvo i soliti addensamenti a ridosso dei rilievi. Condizioni meteorologiche nel complesso assolutamente piacevoli come il mese di Settembre è abituato ad offrire.

Consigli per il Rescue Team

I ghiacci artici paiono aver raggiunto il minimo stagionale (diamoci un’altra settimana per annunciarlo con certezza), che come previsto non dovrebbe essere un minimo assoluto, con il record del 2012 che rimarrà molto probabilmente imbattuto. È comunque un secondo posto, e questo sicuramente può fare notizia, magari tralasciando opportunamente il fatto che in Antartide la stagione si è rivelata più generosa del solito e il massimo di estensione annuale si colloca al di sopra della media.

Visto che non sta piovendo granché, prepariamoci alla solita litania sulla siccità autunnale, che come al solito sarà risolta dalle piogge…autunnali. Di cui però non si parlerà, per cui rimarrà solo memoria della presunta siccità tardo-estiva. Niente di originale, ma si sa, se il canovaccio funziona perché cambiarlo?

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì nuvolosità irregolare sulla Sicilia con qualche rovescio, specie lungo il Canale di Sicilia. Qualche addensamento pomeridiano sull’Appennino meridionale associato a isolati piovaschi. Altrove generalmente sereno o poco nuvoloso.

Temperature stazionarie o in lieve diminuzione. Maestrale debole sull’Adriatico, grecale sostenuto sullo Ionio.

Martedì ancora nuvolosità irregolare sulla Sicilia con sporadiche precipitazioni. Spiccata instabilità pomeridiana sull’Appennino centro-meridionale con rovesci e temporali diffusi. Sereno o poco nuvoloso altrove, salvo qualche temporale pomeridiano sulle Alpi centrali.

Temperature stazionarie. Ancora qualche rinforzo di maestrale sulla Puglia.

Mercoledì e Giovedì persiste la nuvolosità sulla Sicilia con qualche rovescio sparso, specie sui versanti tirrenici dell’isola. Instabilità pomeridiana sulle Alpi e su tutto l’arco appenninico con rovesci e temporali associati. Altrove generali condizioni di tempo soleggiato.

Temperature stazionarie. Mastrale vivace su Adriatico e Ionio.

Da Venerdì a Domenica si attenua l’instabilità su gran parte dell’Appennino, salvo quello calabro dove si manifesterà fino alla fine della settimana. Qualche temporale pomeridiano anche sulle Alpi. Altrove generalmente sereno o poco nuvoloso.

 

Temperature in aumento sulla Sardegna, in estensione ai versanti tirrenici centro-settentrionali. Si attenua il maestrale su Adriatico e Ionio, entra lo scirocco sui mari prospicenti alla Sardegna.

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Palle Eoliche

Posted by on 05:52 in Attualità | 28 comments

Palle Eoliche

Continua il nostro avvincente viaggio nelle “ridicole sorti, e regressive” della politica energetica italiana.

E cominciamo per una volta con una buona notizia: la società italiana Saipem ha annunciato la sua partecipazione allo sviluppo di un parco eolico offshore in Italia. Finite le buone notizie, occupiamoci adesso del resto.

Il parco eolico in oggetto consiste nella installazione di 56 turbine al largo di Ravenna, ad una distanza tra le 8 e le 12 miglia nautiche, per una potenza totale installata pari a 450 MW. Chi frequenta la costa romagnola sa che non si tratta di una zona particolarmente ventosa: d’inverno sono frequenti le nebbie che si spingono anche al largo della costa, e in generale il vento si fa notare solo in occasione delle rare incursioni della bora, oppure quando il garbino preannuncia l’arrivo di perturbazioni atlantiche. Persino le brezze sono poco accentuate rispetto ad altri litorali italiani, complice la bassa profondità del mare, a cui corrisponde una minore inerzia termica.

Che non si tratti solo di impressioni, lo confermano i numeri reperibili  dalla fonte più comunemente utilizzata in questi casi: l’Atlante Eolico. Scopriamo, infatti, che alla quota di 100 metri slm la velocità media annua del vento al largo di Ravenna si aggira tra 4 e 5 m/s. Da cui si può facilmente concludere, dati (e cartina) alla mano, che l’alto Adriatico è di gran lunga il tratto costiero meno ventoso d’Italia: parliamo di valori di velocità talmente bassi che per scendere al di sotto di questi bisogna addentrarsi nel cuore della Valpadana (Fig.1).

La cosa diventa ancor più rilevante in quanto la soglia minima di velocità media del vento che viene comunemente considerata per sviluppi eolici commerciali, è di 6 m/s. Non servirebbero altri commenti per sospettare la temerarietà dell’iniziativa in questione. E forse proprio per questo, si trovano in rete raffinatissimi esercizi di alta oratoria in cui si sostiene che, sì, il vento non sarà poi così forte…ma almeno ha il pregio di essere “costante”, e quindi commercialmente remunerativo.

E i profitti?

Sarà pure “costante” come dicono, questa dolce brezza ravennate: del resto non c’e niente di più costante… della calma di vento. Ma quanto a remuneratività, i freddi numeri paiono suggerire una storia diversa. Per l’offshore romagnolo, la  producibilità specifica (ovvero il parametro che traduce la potenza nominale dell’impianto in potenza effettivamente generata nell’anno) si colloca tra i 1000 e i 1500 MWh per MW installato. Molto più vicino ai 1000 MWh/MW, se si considera che sotto costa si scende al di sotto di quel valore, e che anche offshore all’altezza di 75 metri quei 1000 MWh/MW proprio non si raggiungono. Inutile dirlo, quei 1000 MWh/MW sono un valore assolutamente infimo, che vede l’offshore di Ravenna collocarsi solo dietro la laguna veneta nella speciale classifica delle aree più disgraziate in Italia per le installazioni eoliche offshore. Una producibilità pari ad appena la metà rispetto alla media nazionale dei progetti eolici autorizzati.

Quel numero in apparenza così misterioso vuol dire una cosa in realtà piuttosto semplice, ovvero che quella foresta di pale eoliche gigantesche piazzata in mezzo al mare produrrà in un anno l’equivalente di un banale generatore in continuo da 50 MW alimentato a gas naturale, come il compatto generatore LM6000 di GE o un SGT-800 di Siemens. O per dirla diversamente, quelle pale eoliche produrranno l’equivalente in energia di un funzionamento a potenza nominale per circa 3 ore al giorno, rimanendo ferme per le restanti 21 ore. Il grafico del Gestore Servizi Energetici (GSE) relativo alla distribuzione degli impianti eolici in italia, la dice lunga, sulla singolarità di questa iniziativa (Fig.2)

Non è certo necessario avventurarsi in raffinatissime condiderazioni economiche per capire che quelle 56 turbine eoliche, in un contesto di libero mercato deregolamentato, difficilmente genererebbero l’ombra di un profitto. Ma se ancora una volta si vuole parlare di numeri, possiamo riferirci a quelli del GSE che ad impianti di questa taglia, con questi valori producibilità, assegna un costo di produzione pari a circa 160 €/MWh, praticamente il doppio rispetto al prezzo medio (pre-tax) dell’energia industriale in italia. Con l’ulteriore aggravante che si tratta di un impianto offshore, e quindi si porta dietro costi di investimento (e quindi di produzione) presumibilmente ben più alti di quei 160 €/MWh stimati dal GSE.

Delle due una: o l’investimento in questione non è redditizio e si tratta di soldi buttati alle ortiche, oppure quell’investimento diventa comunque profittevole grazie ai meccanismi di incentivazione e all’obbligo imposto dall’Europa alle compagnie energetiche di produrre quote via via crescenti di energia rinnovabile, costringendole a costosissimi esborsi di denaro per comprare energia “verde” prodotta da altri a costi siderali. Una cosa è certa: quei costi saranno scaricati tutti sulla bolletta energetica dei cittadini e delle imprese italiane, già cara come il fuoco e causa di un gap di competitività ormai incolmabile con la stragrande maggioranza dei rivali europei.

Silenzio

Viene da chiedersi come abbia reagito, il numerosissimo esercito di quei “difensori del mare” che da mezzo secolo combattono battaglie furiose contro le piattaforme che producono metano davanti al litorale di Ravenna, per altro senza aver mai causato incidenti di rilievo. Piattaforme accusate l’altro ieri di deturpare il paesaggio, ieri di affondare le aree costiere con la subsidenza (falso clamoroso smentito persino nei tribunali) e oggi di produrre troppo cibo per le piante (leggi CO2).

Beh, prevedibilmente l’esercito in questione ha reagito con un silenzio tombale. Anzi, ha rilanciato con giaculatorie climatiste che esaltano la sostituzione di un modello “dannoso per l’ambiente” (la piattaforma) con uno virtuoso (la pala). Eppure sulla virtuosità ambientale di una orribile selva di mulini alti 150 metri, fermi per buona parte del tempo, e quando in moto vere e proprie armi di distruzione di massa dell’avifauna, ci sarebbe in effetti molto da discutere.

Certo la vista di quella foresta di mulini nuovi di pacca, accanto alle vetuste strutture di piattaforme petrolifere a fine vita, qualche spunto di riflessione lo offrirà. Quelli che sono nel giusto per definizione, lo additeranno come un segno di progresso e di sviluppo “sostenibile”. Qualcun altro, invece, osserverà a bassa voce che quelle vecchie piattaforme ci hanno sollevato da una condizione di miseria e sottosviluppo, regalandoci l’energia a basso costo indispensabile per trasformarci in quella che 30 anni fa era ancora la quarta potenza industriale del mondo.

E se l’Italia continua a rotolare rovinosamente fuori dal club dei paesi più ricchi e industrializzati, forse sarebbe il caso di chiederci se un ruolo determinante in questo processo non l’abbia avuto una politica energetica scellerata. Quella che 35 anni fa ci ha fatto rottamare centrali nucleari appena avviate, gioielli della tecnologia che avrebbero regalato energia per decenni a costi irrisori. E quella di oggi, che ci fa lasciare inutilizzate sul fondo del mare ingentissime risorse di gas mentre tappezza terreni fertili di pannelli neri di silicio, e sparge orribili mulini a vento su un territorio di valore e bellezza inestimabile, col solo effetto di regalarci una bolletta energetica ancora più cara.

Solo il tempo ci dirà, se quelle gigantesche pale eoliche saranno un monumento simbolico del passaggio ad un modello energetico “virtuoso”. O se, piuttosto, rimarranno la muta (e immobile) testimonianza della nostra imperdonabile stupidità.

 

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Il Clima sottoterra – Le variazioni di Carbonio e Ossigeno in una grotta portoghese

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Il Clima sottoterra – Le variazioni di Carbonio e Ossigeno in una grotta portoghese

In un post precedente ho usato dati di Torio e Uranio e dei loro rapporti, provenienti anche da una grotta del Portogallo centro-occidentale (la Buraca Gloriosa, vicino alla città di Alvados) descritti in Tatcher et al., 2020. e disponibili nel sito NOAA dei paleo dati.

Qui uso il δ13C (d13C) e il δ18O (d18O) provenienti dalla stessa grotta per valutarne l’andamento nel tempo e il rapporto con eventi climatici (tipo eventi di Bond, qui per una spiegazione sommaria) e con situazioni storiche e preistoriche della società umana.

Intanto fisso alcuni parametri climatici, caratterizzati dall’evoluzione temporale dei due rapporti isotopici considerati (nelle grotte, Thatcher et al., 2020)

  • δ13C: valori più bassi significano più umidità (più vegetazione, più CO2 del suolo, minori tempi di infiltrazione, minore precipitazione della calcite per la formazione delle stalagmiti).
  • δ18O: valori più bassi indicano maggiore umidità (più piogge in superficie) mentre più alti indicano maggiore aridità.

Da parte degli autori si sottolinea che l’andamento crescente di questi rapporti isotopici (aridità) traccia anche la diminuzione del soleggiamento estivo dell’emisfero nord e si affianca alla diminuzione della SST del margine iberico; è anche consistente con cambiamenti nella circolazione di Hadley e con una migrazione verso sud della zona di convergenza intertropicale (ITCZ).

Io non mi addentro in connessioni che non conosco bene ma noto, e cercherò di mostrare in questo caso, che il d18O è un indicatore della variazione di temperatura che nelle grotte è costante per brevi periodi ma che senz’altro risente della temperatura generale (esterna) su tempi dell’ordine delle migliaia di anni.

Gli autori pubblicano dati ad alta risoluzione ma rendono disponibili solo le medie su 100 anni, raccolte in intervalli (bin) della stessa larghezza (anni da 1 a 100; da 101 a 200, ecc). Ho utilizzato qui, come anno, l’anno iniziale di ogni bin. Uso anche la notazione Ka=Kyr BP per indicare le migliaia di anni fa (BP= Before Present, con il presente fissato al 2013 in questo lavoro).
I dati relativi a d13C sono mostrati in figura 1 insieme al loro spettro MEM. Nella stessa figura sono visibili anche i fit lineari di due sezioni del dataset che producono pendenze statisticamente incompatibili ed evidenziano un comportamento diverso del rapporto isotopico in due periodi distinti. Il punto di separazione (3.5-2.0 Kyr=1.5 BCE) corrisponde quasi esattamente (circa 1.1-1.2 BCE) al passaggio tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro e vorrei poter dire che la coincidenza è casuale; il passaggio da una situazione ambientale arida (d13C crescente) ad una più umida è però troppo importante per escludere a priori conseguenze dirette. Questo è ovviamente riferito al Portogallo (a 30 km dall’Oceano), ma vedremo che qualcosa di molto simile è accaduto anche in Grecia, nel Peloponneso.

Fig.1: Serie di d13C e suo spettro MEM. Il quadro superiore mostr i dati osservati (non disponibili), organizzati dagli autori come valori medi su intervalli di 100 anni (da 1 a 100; da 101 a 200 anni, ecc) e scaricabili via rete. Si vedono chiaramente gli eventi a 4.2 e 8.2 Kyr. Da 3.2 Ka ad oggi l’andamento si stabilizza, mostrando una parallela stabilizzazione dell’aridità. Negli spettri, il massimo principale corrisponde al periodo degli eventi di Heinrich.

La figura 1 permette anche di confutare un’affermazione degli autori che all’inizio del post ho considerato valida, e cioè:

The long-term trend in carbon and oxygen isotopic variability suggests drier conditions in the middle to late Holocene in Portugal as evidenced by increasing δ13C and δ18O values throughout the time period 9.0 ka to present.

La supposta crescita continua di entrambi i rapporti isotopici, da 9000 anni fa ad oggi, non c’è stata perché è stata interrotta da un netto cambiamento attorno a 3500 anni fa.

Le considerazioni appena espresse sono valide anche per la serie del d18O dove le fluttuazioni sono accentuate e la diminuzione dell’aridità (e, aggiungo io, della temperatura) dopo 3.5 Ka è indiscutibile.

Fig.2: Serie di d18O e suo spettro MEM. I dati sono organizzati (dagli autori) come quelli di figura 1. Oltre a quanto detto per la figura precedente, qui si nota la presenza della PEG (0.7-0.2 Ka o 1300-1813 CE) e la risalita successiva, identificabile come la crescita attuale della temperatura, che facilmente può essere configurata come uscita dal periodo freddo.

Qui si vede (come, in modo meno evidente, nella figura 1) la netta diminuzione dell’aridità-temperatura che inizia attorno a 0.7 Ka (1300 CE) e termina a circa 0.2 Ka (1813 CE), proprio in corrispondenza della Piccola Era Glaciale (PEG). L’ultimo tratto in crescita giustifica l’affermazione di molti che in realtà con il riscaldamento attuale stiamo assistendo al recupero dalla PEG e non a qualche fenomeno di “cattiveria climatica” umana.

Non l’ho fatto finora, ma è il caso di sottolineare come i due fit lineari delle figure precedenti dipendano dalla scelta dei punti iniziale e finale dei periodi interessati e siano quindi arbitrari. Per questo in figura 2 ho calcolato anche il fit parabolico su tutti i dati disponibili (linea verde) che mostra il suo massimo, e quindi gli adiacenti cambiamenti di pendenza, in corrispondenza del punto di separazione usato per i fit lineari e giustifica a posteriori la scelta fatta.

Certamente le due serie possono essere considerate indicative di condizioni aride o umide e dipendono dalle piogge filtrate all’interno della grotta e dal ritmo del filtraggio, ma entrambe sono indicative anche della temperatura, come si vede da questi due grafici in cui le stelle identificano la PEG e gli eventi a 4.2 e 8.2 Ka, dei quali almeno il primo (PEG) e il terzo (evento di Bond #5) indicano variazioni di temperatura. Probabilmente anche il secondo (evento di Bond #3), alla latitudine del Portogallo, indica una situazione calda (oltre che arida). C’è anche l’evento a 2.8 Ka (evento di Bond #2) che qui non tratto.

Gli spettri delle due serie mostrano massimi netti tra i quali risaltano quelli con periodo 6.8-6.9 Kyr (eventi di Heinrich) e 4.7 Kyr; poi sono presenti alcuni massimi tra 2 e 3 Kyr. I miei spettri MEM sono limitati dalla frequenza di Nyquist pari a 0.5 che qui si traduce in un periodo minimo di 2 Kyr.

Confronto con δ13C e δ18O della grotta Hermes (Grecia)

Kluge et al., 2020 pubblicano un interessante lavoro sulla grotta di Hermes (nel Peloponneso) e costruiscono i confronti con altre numerose grotte. Qui uso le serie d13C e d18O digitalizzate dalla loro figura 5, particolarmente chiara e facile da maneggiare. Il risultato è nelle due figure successive.

Fig.3: Serie del d13C e suo spettro Lomb. I valori numerici derivano dalla digitalizzazione della figura 5, 1.o quadro. La serie mostra un cambiamento improvviso a 1 Ka (~1000 CE) mentre prima di questa data l’andamento è lineare, debolmente crescente.

Questa serie mostra un improvviso aumento del d13C a partire da 1 Ka (circa l’anno 1000 CE) mentre prima è praticamente costante o debolmente crescente su tutto l’intervallo considerato.
Se quanto detto in precedenza è valido anche in questo caso, dall’anno 1000 CE si osserva un improvviso aumento delle piogge (dell’umidità), forse l’inizio della PEG in Grecia, alla quale sarebbe associata una temperatura non particolarmente rigida, tale da non far ricordare i fiumi e le lagune ghiacciate di altre parti dell’Europa.

L’andamento del d18O è più simile a quello portoghese, con un aumento e una successiva diminuzione dell’umidità-temperatura. Come messo in evidenza dal fit del 3.o ordine mostrato come una linea viola, il punto di svolta (il massimo) è attorno al 700-800 BCE (grosso modo l’inizio della tradizione scritta greca che identifichiamo con Omero) ma il passaggio dalla salita alla discesa è molto smussato (molto più che nel caso portoghese), al punto che la “non salita”, o plateau, potrebbe iniziare a 3.1 Ka, o 1100 BCE e quasi coincidere con quanto osservato nella Buraca Gloriosa. In ogni caso non ci si aspetta che i tempi e i ritmi siano gli stessi vicino all’Oceano Atlantico e all’interno del Mediterraneo Orientale. In particolare si nota che l’evento a 4.2 Ka qui sembra avvenire poco prima, a 4.1 Ka.

Fig.4: Serie temporale di d18O e il suo spettro Lomb. I valori numerici sono la digitalizzazione della figura 5, secondo pannello, di Kluge et al., 2020. La linea rossa è il fit lineare da cui è stato calcolato lo spettro mentre la linea viola è il fit con un polinomio del terzo ordine usato per definire l’inizio della discesa. L’inserto a fondo giallo è un ingrandimento della parte iniziale sinistra dello spettro.

Gli spettri mostrano un’estesa struttura il cui massimo principale ha un periodo variabile tra 3 e 5 Kyr e numerosi massimi secondari con periodi da 700 a 10 anni, senza trascurare un accenno di massimo a 1.5-1.6 Kyr (periodo degli eventi di Bond)

Commenti conclusivi

  1. Tramite le serie dei rapporti isotopici del carbonio e dell’ossigeno, in due grotte, si è osservato un punto di cambiamento climatico corrispondente all’incirca al passaggio dall’Età del Bronzo all’Età del Ferro (1000-1200 BCE), sia in Portogallo che, con le immaginabili e osservabili differenze, in Grecia.
  2. Nelle stesse serie compaiono gli eventi di Bond 2, 3 e 5, dei quali uno (il #3, a 4.2 Ka) era visibile anche nelle serie del Torio e dell’Uranio derivate per la grotta portoghese.
  3. È nettamente visibile il periodo corrispondente alla PEG e la successiva salita, riferita al riscaldamento globale attuale che quindi appare come un naturale recupero dal periodo freddo e non come un evento eccezionale dovuto a cause esogene (attività umane).
  4. Gli spettri mettono in evidenza i periodi caratteristici di forti e rapidi cambiamenti climatici (eventi di Bond e di Einrich), ma anche, debolmente in queste serie, i periodi dei cicli solari (sia da 1000 a 150 anni -da Eddy a Jose- che a 10 e 20 anni -Hale e Schwabe).

Bibliografia

 

  • Andy Baker, Andreas Hartmann, Wuhui Duan, Stuart Hankin, Laia Comas-Bru, Mark O. Cuthbert, Pauline C. Treble, Jay Banner, Dominique Genty, Lisa M. Baldini, Miguel Bartolomé, Ana Moreno, Carlos Pérez-Mejías & Martin Werner: Global analysis reveals climatic controls on the oxygen isotope composition of cave drip water, Nature Communications, 10, 2984, 2019. https://doi.org/10.1038/s41467-019-11027-w
  • Tobias Kluge, Tatjana S. Münster, Norbert Frank, Elisabeth Eiche, Regina Mertz-Kraus, Denis Scholz, Martin Finné, Ingmar Unkel: A 4000-year long Late Holocene climate record from Hermes Cave (Peloponnese, Greece) , Climate of the Past , May 2020. https://doi.org/10.5194/cp-2020-47
  • Diana L Thatcher, Alan D Wanamaker, Rhawn F Denniston, Yemane Asmerom, Victor J Polyak, Daniel Fullick, Caroline C Ummenhofer, David P Gillikin and Jonathan A Haws. Hydroclimate variability from western Iberia (Portugal) during the Holocene: Insights from a composite stalagmite isotope record. The Holocene, 30 (7), 966-981, 2020. https://doi.org/10.1177/0959683620908648
    Tutti i dati e i grafici sono disponibi nel sito di supporto

 

 

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Le Previsioni di CM – 7/13 Settembre 2020

Posted by on 04:44 in Attualità, Meteorologia | 0 comments

Le Previsioni di CM – 7/13 Settembre 2020

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Una vasta ondulazione in quota interessa il Mediterraneo centro-occidentale, in seno alla quale agisce un minimo chiuso di geopotenziale centrato sul Golfo del Leone. La cellula atlantica si estende più a ovest, incalzata da un minimo sulle Baleari che favorisce a sua volta l’avvezione stabilizzante di aria calda in quota dal Marocco. Alle alte latitudini è già autunno, con depressioni in movimento dal Canada verso la Scandinavia, che si approfondiscono all’altezza dell’Islanda in vortici sempre più profondi in presenza di valori del geopotenziale sempre più bassi (Fig.1).

La saccatura mediterranea evolverà rapidamente in minimo chiuso di geopotenziale per l’espansione verso levante della cellula atlantica con formazione di un ponte anticiclonico sull’Europa centrale. Per quanto attenuata, la goccia fredda sarà tuttavia rialimentata da nuovi contributi atlantici, in un contesto caratterizzato da valori comunque piuttosto bassi del campo in quota. Questo favorirà la persistenza di instabilità diffusa sull’Italia per tutta la settimana, in modo particolare sulle isole maggiori e sulle zone interne e montuose.

La ripresa del flusso zonale alle alte latitudini, fisiologicamente associata alla ritrovata vivacità del getto, favorisce la prevalenza del flusso secondario alle latitudini inferiori. Tuttavia il campo di massa non pare in grado di offrire garanzie di stabilità duratura, il che, unitamente alla diminuzione dell’irraggiamento solare e all’associata diminuzione del campo termico, significa semplicemente una cosa: l’autunno è alle porte.

Consigli per il Rescue Team

L’instabilità pomeridiana, persistente per tutta la settimana, potrà offrire i soliti spunti per la narrativa sui “fenomeni estremi”, mentre il campo termico non offrirà particolari soddisfazioni. Pochi spunti anche alle latitudini superiori. È il solito problema della stagione intermedia: non fa nè troppo caldo, nè troppo freddo su entrambi gli emisferi. Prevedibile che in mancanza di precipitazioni significative per le prossime 2-3 settimane ricomincerà la solita litania delle “precipitazioni autunnali in ritardo”, perché “non è più l’autunno di una volta”.

Ma in mancanza di spunti meteorologici, l’info-immondizia nostrana potrà continuare a trovare ricche soddisfazioni nel terrorismo sanitario. Del resto, se c’è una lezione che abbiamo imparato in questi mesi, è che lo stesso qualunquismo terrorista e cialtrone che domina la narrativa climatica da anni a questa parte, viene applicato facilmente anche in altri ambiti, come in quello della “scienza medica”. Ecco, da questo punto di vista, chi scrive su questo blog, da qualche mese a questa parte si sente probabilmente molto meno solo.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì condizioni di instabilità al Nord e sulla Sicilia con rovesci e temporali sparsi, più insistenti sulla regione alpina e sulla Sicilia orientale. Altrove tempo generalmente soleggiato con annuvolamenti pomeridiani nelle zone interne e appenniniche.

Temperature in leggera dimimuzione. Venti deboli.

Martedì condizioni di instabilità sulle isole maggiori con qualche fenomeno sparso. Altrove generali condizioni di tempo stabile e soleggiato.

Temperature stazionarie o in lieve aumento. Venti deboli, maestrale teso sul basso Adriatico.

Mercoledì nuvolosità irregolare sulla Sardegna con qualche precipitazione lungo la costa occidentale e possibile ulteriore peggioramento in serata. Altrove generalmente sereno o poco nuvoloso.

Temperature stazionarie. Venti deboli, maestrale teso sul basso Adriatico.

Giovedì condizioni generali di maltempo sulla Sardegna con piogge, rovesci e temporali anche di forte intensità. Sul resto del Paese incremento dell’instabilità pomeridiana con rovesci e temporali nelle zone interne e appenniniche, in modo particolare dell’Italia centrale.

Temperature stazionarie. Venti deboli, maestrale teso sul basso Adriatico.

Venerdì spiccata instabilità sulle isole maggiori con rovesci e temporali sparsi. Ancora instabilità pomeridiana su Alpi e Appennino, con fenomeni anche intensi sull’Appennino centrale, in frequente sconfinamento sulle zone pianeggianti.

Temperature in diminuzione al Centro-Sud. Venti deboli.

Sabato l’instabilità tende a interessare in modo più diretto il Meridione, con attenuazione di nuvolosità e fenomeni al Centro-Nord. Domenica generali condizioni di bel tempo ovunque.

Temperature stazionarie. Venti deboli.

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