Aspetti Tecnologici

Teoria AGW e modelli previsionali

Uno dei pilastri della teoria dell’Anthropogenic global warming è costituito dalla simulazione delle temperature future basate su modelli matematici, soprattutto i modelli di tipo GCM, e che sono divulgate attraverso i report dell’IPCC.

Tali previsioni si sono rivelate fin qui molto deboli essendo risultate affette da rilevanti sovrastime. Più in particolare se si confrontano le previsioni al 2012 con i dati osservativi raccolti dal dataset globale GISS – Nasa, la sovrastima è del 53% per le previsioni del report IPCC del 1990  e si riduce al 9% per quelle del report IPCC del 1995 per poi risalire al 20% nei report IPCC del 2002 e del 2007 (Pielke, 2008; Pielke, 2013). Le cause di tali sovrastime sono state analizzate e discusse da Fyfe et al (2013).

Si ravvisa inoltre l’opportunità che nei modelli GCM si introduca l’effetto iride adattivo (Lindsen et al., 2001) come feedback negativo in grado di diminuire l’elevata sensitività dei modelli stessi, secondo quanto evidenziato da Mauritzen e Stevens i quali operando sul modello ECHAM4 hanno evidenziato la maggiore efficacia di un GCM in cui tale meccanismo è stato inserito.

Stato delle reti osservative

Se il monitoraggio da satellite viene progressivamente potenziato, lo stato delle reti osservative al suolo è preoccupante in quanto molte stazioni tendono a ricadere in aree influenzate dall’effetto delle isole di calore urbano e inoltre vaste aree del pianeta sono tutt’ora non monitorate. Un esempio lampante di quest’ultimo fenomeno è offerto da un’area del Sahel con superficie di 4 milioni di km2 (oltre 13 volte l’Italia)  in riferimento alla quale Dai et al. scrissero nel 2003 per l’International Journal of Climatology un articolo scientifico dedicato alla siccità. In tale area nel 2003 risultavano operative solo 35 stazioni pluviometriche contro le 102 del 1991 e le 188 del 1971. In proposito si noti che con i dati di sole 35 stazioni è difficile descrivere la pluviometria di una delle regioni italiane, altro che quella di un’area così vasta come quella indagata. Questo per inciso la dice lunga anche sull’attenzione che la comunità internazionale sta in realtà dedicando a tali problemi.

Importante sarebbe allora che sul modello della rete di boe ARGO con le quali si misurano la temperatura e lo stato energetico degli oceani, si potesse realizzare una rete di stazioni al suolo omogenea ed estesa all’intero pianeta. Ciò richiederebbe uno sforzo internazionale che sarebbe sicuramente ripagato dal guadagno in termini di conoscenza che se ne avrebbe.

Le Previsioni di CM – 24 Settembre / 1 Ottobre 2017

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Le Previsioni di CM – 24 Settembre / 1 Ottobre 2017

Queste previsioni sono a cura di Flavio_______________________________

Situazione ed evoluzione sinottica

Situazione sinottica molto interessante e dai tratti non comuni sullo scacchiere europeo in queste ore: alle alte latitudini si nota la contrapposizione tra una saccatura in azione sul Nord Atlantico e un possente anticiclone scandinavo che piazza i suoi massimi tra la Finlandia e la Carelia, con valori di pressione al suolo e geopotenziale assolutamente notevoli. Correnti continentali fresche e instabili si muovono retrograde lungo il margine meridionale della cellula scandinava, entrando in fase con le infiltrazioni di aria umida atlantica, costretta a sua volta a cercare una via di fuga a latitudini inferiori proprio per l’azione di blocco in questione.

Sul Mediterraneo la pressione al suolo è livellata e a gradiente lasco, mentre la debolezza del geopotenziale favorisce diffusi fenomeni di instabilità in particolare sui meridiani centrali, dove è marcato il contrasto tra l’aria fresca di origine continentale e l’aria calda e umida preesistente.

Fig. 1: GFS, Lunedì 25 Settembre 2017: geopotenziale e pressione al suolo. Fonte: www.wetterzentrale.de

È interessante anche dare un’occhiata all’Artico, dove è in azione una vasta depressione che porta in dote nevicate abbondanti e un diffuso abbassamento delle temperature a coronamento di una stagione di scioglimento dei ghiacci che è stata assolutamente benevola e generosa a dispetto delle solite profezie completamente sballate da parte dei soliti climatologi “settled” (se c’è qualcosa di “settled”, nelle loro previsioni sullo scioglimento dei ghiacci artici, è il fatto che siano sempre e puntualmente sbagliate).

È comunque il caso di notare che proprio l’interazione tra le tre figure sinottiche citate: le due di blocco nord-europee, e il vasto vortice artico, è la causa dell’afflusso di aria insolitamente fresca per la stagione nel cuore del Mediterraneo. Si tratta di aria che muove da molto lontano, fin dal Taymir russo, scende lungo gli Urali e infine muove retrograda per 2-3000 chilometri prima di tuffarsi in un Mediterraneo molto tiepido come è lecito attendersi a estate appena finita.

Una configurazione sinottica molto più consona ad un autunno inoltrato che alla fine di Settembre, e che contribuirà ad accentuare ulteriormente l’anomalia termica negativa sul Mediterraneo centro-occidentale. Perché, vedete, dopo che ci hanno ammorbati per mesi promettendo cicloni mediterranei simil-Katrina e altre catastrofi a causa del “mare troppo caldo”, oggi ci ritroviamo con un Mediterraneo centro-occidentale più freddo della media (Fig.3). La cosa non sorprende chi mastica di meteorologia e di clima, in quanto le anomalie termiche della superficie marina si limitano a spessori talmente ridotti da poter essere risolte a seguito di qualche giornata di tramontana. Ma siccome va di moda il meteo-terrorismo, anche una anomalia termica marina positiva deve essere vista come un segnale di olocausto imminente, e quando l’anomalia diventa negativa… Beh, basta non parlarne più.

Per fortuna il tempo atmosferico se ne frega della stupidità umana, dell’ottusità dei cantori della scienza “settled” e dei loro patetici megafoni mediatici, e ci regala configurazioni sinottiche, colori, sensazioni e sapori che l’appassionato di meteorologia può solo amare per quelli che sono. E come non amare queste giornate di insolito inizio autunno: i lampi sul mare ancora caldo, i funghi, i colori dei boschi, il fresco del mattino, l’aria tersa e limpida che porta con sè il grecale…

La penseranno un po’ diversamente al Sud Italia, dove i cieli saranno chiusi per quasi tutta la settimana, e le precipitazioni abbondanti, diffuse e talvolta anche di forte intensità. C’è bisogno di quell’acqua, e al netto dei dovuti scongiuri per il dissesto idrogeologico endemico nel nostro Paese, anche queste piogge sono un gradito regalo dell’autunno.

Buon autunno a tutti.

Fig. 2. GFS, Lunedì 25 Settembre: geopotenziale e pressione al suolo. Fonte: www.cci-reanalyzer.org

Fig. 3. Anomalie termiche della superficie marina. Fonte: NOAA.

Previsioni del tempo sull’Italia

Lunedì ampie schiarite in mattinata al Nord e sulle regioni tirreniche centro-settentrionali, in estensione al resto delle regioni tirreniche. Nuvolosità irregolare altrove, con addensamenti più frequenti e intensi sulle regioni adriatiche e meridionali peninsulari dove i fenomeni saranno diffusi, anche a carattere di rovescio o temporale. Dalla serata nuovo aumento della nuvolosità a partire dalle regioni nord-occidentali, con qualche precipitazione associata su Piemonte, Liguria e Sardegna nord-occidentale. Temperature: in ulteriore lieve diminuzione su tutte le regioni. Venti generalmente deboli dai quadranti orientali, deboli di maestrale sul basso Tirreno.

Martedì nuvolosità irregolare su tutte le regioni con opportunità per schiarite più ampie sulle regioni centro-settentrionali e cieli più chiusi sulle regioni meridionali peninsulari e sulla Sardegna dove le precipitazioni saranno frequenti, anche a carattere di rovescio o temporale, in particolare sulle zone interne e montuose. Temperature stazionarie o in lieve aumento nei valori massimi al Nord. Venti generalmente deboli dai quadranti settentrionali.

Mercoledì prevalenza di schiarite al Nord. Nuvolosità variabile sulle regioni centrali, in accentuazione nelle ore pomeridiane con qualche rovescio sparso e in miglioramento graduale dalla serata. Condizioni di spiccata instabilità sulle restanti regioni, con precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale e localmente di forte intensità, specie nelle zone interne e montuose. Temperature in diminuzione al Sud. Venti ovunque deboli settentrionali.

Giovedì ampie schiarite al Nord e al Centro, in graduale estensione alla Sardegna. Insistono nubi e precipitazioni al Sud, a prevalente carattere di rovescio o temporale, anche di forte intensità. Temperature in lieve aumento su Nordovest e alto Tirreno. Venti ovunque di grecale, con rinforzi su Adriatico e Tirreno meridionale.

Venerdì ampie schiarite al Nord e al Centro, ancora nuvolosità al Sud, che andrà concentrandosi sulle estreme regioni meridionali dove i fenomeni potranno ancora essere persistenti o di forte intensità. Temperature stazionarie. Venti settentrionali ovunque con rinforzi sui bacini meridionali. Possibile richiamo di correnti orientali sullo Jonio.

Sabato le precipitazioni lasciano le estreme regioni meridionali, bel tempo altrove.

Domenica possibile peggioramento del tempo a partire dalle regioni settentrionali con precipitazioni diffuse e calo delle temperature per irruzione di correnti nord-atlantiche. Attendibilità della previsione al momento ancora molto bassa.

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Per fortuna ci sono già stato

Posted by on 16:04 in Attualità | 35 comments

Per fortuna ci sono già stato

Di tutte le scempiaggini con cui ci tormentano gli attivisti climatici, questa è davvero la più assurda. E, a pensarci bene, anche la più triste.

Da non crederci, il Canadian Competition Bureau, equivalente della nostra Commissione Antitrust e quindi ente governativo ancorché indipendente, ha passato gli ultimi diciotto mesi ad indagare su tre associazioni, Friends of Science, Climate Science Coalition e Heartland Institute perché una lobby climatica, Ecojustice, ne aveva segnalato le attività criminose, consistenti nel fatto di sostenere il negazionismo climatico.

Dopo molta fatica e molti soldi dei contribuenti spesi, nulla di fatto. Ma dal Bureau fanno sapere di essere disponibili a riaprire il caso se dovesse saltar fuori qualche nuova prova.

Allora, senza ombra di dubbio c’è qualcuno che non sta bene. Del resto già qualcuno che fonda un gruppo che si chiama Ecojustice dovrebbe chiarire il fatto che più che del giudice ci sarebbe bisogno del TSO. E passi. Che però trovino anche chi gli dà retta è assurdo. Il Canada deve essere davvero un Paese in cui si vive alla grande se hanno tempo e soldi da buttare in queste puttanate.

Comunque, non si sa mai facessero sul serio, io in Canada ci sono già stato e non correrò il rischio di tornarci ;-). Un momento, bussano alla porta, vuoi vedere che è l’Antitrust?

PS: qui i particolari della vicenda; grazie a Fabrizio per la segnalazione.

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Sillogismi Pericolosi

Posted by on 06:00 in Ambiente, Attualità, Media Monitor | 11 comments

Sillogismi Pericolosi

Qualche mese fa avevamo dedicato un articolo alla resurrezione dell’agricoltura russa seguita alle sanzioni imposte dall’Europa a seguito della rivoluzione ucraina del Febbraio 2014. Una equazione, quella tra l’imposizione delle sanzioni e il rilancio della produzione agricola russa, che aveva trovato spazio anche su testate non propriamente complottiste o russofile, come il Financial Times. A distanza di tempo la stessa notizia viene trattata, finalmente, anche dalla carta stampata nostrana, ma a modo suo naturalmente. È La Stampa ad informarci, con un mirabile articolo, che l’incremento della produzione agricola russa è dovuto, sorpresa delle sorprese al… (rullo di tamburi) Global Warming!!!

Ma andiamo a guardare nel merito, che l’articolo è particolarmente ricco di spunti…

Questione di Sillogismi

La Stampa, dopo essersi distinta recentemente per una doppietta imbarazzante di articoli in cui si sostiene (in soldoni) che il presunto disastro climatico dell’Artico fa felice la Russia perché può mandare le “petroliere” a insozzare il Polo Nord e per giunta senza rompighiaccio, adesso ci informa che il global warming fa felice la Russia perché fa aumentare magicamente la produzione di cereali. In soldoni, questo global warming fa proprio schifo, è la causa di ogni male e ad approfittarsene, in modo vile e subdolo, pare di capire sia solo la Russia, per altro artefice dello stesso climate change perché produce tanto gas naturale.

Sicuramente mi sbaglio, probabilmente perché ho letto troppo Orwell e ho guardato troppi B-movie come Essi Vivono di Carpenter, ma a me questo modo di presentare certe informazioni fa venire in mente una forma sottile quanto elementare di influenza esercitata sul lettore: l’uso di un sillogismo implicito che con riferimento ad articoli come questo si può riassumere volgarmente in questi termini:

  • Il Global Warming fa schifo.
  • La Russia beneficia del Global Warming (solo lei).
  • La Russia fa schifo.

Di certo ognuno deve essere libero di proporre (o di intravedere) i sillogismi che vuole. Quello che però mi interessa sottolineare in questa sede è il modo in cui la tematica del Global Warming viene ficcata in qualsiasi questione in modo talvolta assolutamente pretestuoso e con esiti francamente grotteschi.

Cosa c’entra il Global Warming?

L’articolo in questione sgombra il campo da fraintendimenti fin nel titolo, come è giusto che sia quando un fatto è evidente in tutta la sua essenza: “Il riscaldamento globale trasforma la Russia in superpotenza agricola” – Sottotitolo: “Clima più mite, le terre del Nord diventano campi di grano”.

L’articolo, nello snocciolare dati sui recentissimi record di produzione cerealicola russa, si fa una domanda e si da una risposta, alla Marzullo: “Ma cosa ha provocato questo boom delle esportazioni di frumento russo? Innanzitutto il riscaldamento globale”. Affermazione che lascia francamente increduli per la sua enormità, tanto più che per corroborarla si fa riferimento ad un non meglio precisato aumento di temperatura di quasi 2 gradi delle aree coltivate in questione rispetto al 1980 e addirittura a 3.9 gradi di aumento previsti per il 2050 (tutti a nuotare nel delta dell’Ob). Si danno i numeri, come al solito, sulla base di quegli stessi modelli climatici che non ne hanno azzeccata una nemmeno per sbaglio, al netto delle famigerate “omogeneizzazioni” a babbo morto.

Ma anche volendo far finta di credere a quei numeri, facciamo un esercizio banale che qualsiasi giornalista dovrebbe fare, a fronte di dichiarazioni così perentorie: prendiamo uno straccio di grafico e proviamo a commentarlo. In Fig. 1 (Fonte) si mostra la produzione totale russa di cereali e quella di grano. Particolarmente significativa la produzione totale, che mostra un andamento sostanzialmente costante negli ultimi 25 anni. Ché l’informazione più interessante che ci dà questo grafico è proprio che la produzione cerealicola odierna si è appena riportata agli stessi livelli del picco di 25 anni fa. Come questo si concili con la narrativa che “la produzione aumenta per colpa del Global Warming” lo sa solo il Padreterno. E La Stampa, naturalmente.

Eppure esistono spiegazioni assolutamente ovvie al grafico in Fig.1. Tra il 1991 e il 1992 Eltsin prende il potere sulle rovine fumanti del fu impero sovietico, e lo trascina in una crisi catastrofica che trova la sua conclusione nel default finanziario del 1998 e nel defenestramento dello stesso presidente. Non a caso il 1998 è proprio l’anno in cui si raggiunge la produzione minima di cereali: quei 50 milioni scarsi di tonnellate che rappresentano meno della metà della produzione di 8 anni prima. E di quella di oggi.

Fig. 1. Produzione di cereali e di grano in Russia.

 

Un trend appena più significativo si può invece riscontrare con riferimento alla sola produzione di grano, e con un aumento che nella sua quasi totalità si è concentrato negli ultimi 5 anni (Fig.2). Anni di global warming feroce? Ipotesi evidentemente ridicola, anche perché specularmente bisognerebbe concludere che tra il 2008 e il 2013 si è avuta una mini-era glaciale. Forse varrebbe la pena invece puntare l’attenzione sulle recenti politiche agricole di rinnovamento tecnologico e sull’accesso facilitato alla terra per la piccola proprietà privata, ma si rischierebbe di far passare il messaggio pericolosissimo ed eversivo che ci sia la mano del governo russo dietro a questa “rinascita”, non sia mai. Così come potrebbe avere un senso citare l’effetto-volano seguito all’introduzione delle sanzioni UE nel 2014, ma anche questo è assolutamente disfunzionale alla narrativa.

Fig. 2. Produzione, domanda ed export di grano (Fonte)

Affermazioni opinabili

L’articolo in questione, tra l’altro, contiene una sequenza di affermazioni alcune delle quali assolutamente condivisibili: che il crollo del rublo, per esempio, abbia favorito le esportazioni russe è del tutto ovvio, specularmente al fatto che la forza dell’euro sta contribuendo a distruggere la manifattura italiana, per esempio. Molto meno ovvia, invece, la tesi che l’inflazione sia stata causata proprio dalle sanzioni europee: una tesi a dir poco spericolata visto che l’aumento di produzione interna e il ricorso a prodotti meno pregiati ha un effetto deflattivo, e non inflattivo. E soprattutto in considerazione del fatto che il crollo di una valuta è causa diretta e immediata di inflazione, ben più del divieto di importare Camembert.

Altra affermazione incomprensibile è che il Climate Change stia favorendo la Russia sui produttori americani e australiani che “soffrono sempre di più la mancanza d’acqua”. In realtà la mancanza d’acqua è uno dei problemi maggiori proprio per l’agricoltura russa, e non mi pare che gli scenari prospettati dai modelli climatici ultra-fallimentari a cui si fa riferimento nell’articolo parlino di grande abbondanza di precipitazioni nei prossimi decenni sulle steppe asiatiche, anzi.

Benedette fonti

È interessante notare come l’articolo de La Stampa si ispiri (eufemismo) ad un altro pezzo uscito pochi giorni prima su Bloomberg (leggere per credere). Un articolo dai toni violentemente russofobi, al punto da meritare un disclaimer con cui lo stesso Bloomberg, colonna portante dell’informazione liberal mondiale, prende le distanze dai contenuti del pezzo in questione, a nome della redazione e della proprietà stessa. La cosa non sorprenderebbe, se si facesse il grande sforzo di leggere il nome dell’autore, in calce allo stesso articolo: quel Leonid Bershidsky che ama caratterizzarsi come militante anti-putiniano, esule per sua scelta in polemica con il governo russo e attivissimo nel settore dell’informazione… in Ucraina. Non propriamente il profilo del giornalista obbiettivo quando si parla di Russia, diciamo.

Una cosa sia ben chiara: che un giornale abbia una linea editoriale filorussa o russofoba piuttosto che francofila è perfettamente legittimo, anzi sacrosanto laddove esiste la libertà di informazione e di opinione. Il giudizio finale, del resto, spetta solo al lettore, e se la linea editoriale di un giornale è gradita ai suoi lettori i risultati verranno di conseguenza, come è nelle regole del mercato. È però altrettanto lecito chiedersi che valore giornalistico abbia un pezzo che pesca a piene mani da un articolo evidentemente “op-ed”, a firma di un militante politico dichiarato, che a sua volta spiattella numeri e sentenze non supportati da nulla, e dal quale la testata stessa che lo ospita prende a sua volta elegantemente le distanze.

Una vera ossessione

Quello che comunque fa veramente specie è l’ossessione che certa stampa mainstream nutre per il Global Warming. Viene da chiedersi da dove venga questa esigenza improrogabile e invincibile di associare qualsiasi evento più o meno infausto o sgradito alla narrativa del Climate Change. Il risultato di questa ossessione è in larga parte controproducente, nel momento in cui basta mettere quattro numeri in fila o quattro pensieri in ordine per ricondurlo al suo rango di pura e semplice fake news, e anche di basso livello.

Anche perché chi di sillogismo ferisce, di sillogismo rischia di perire. Per esempio, a puro titolo accademico e senza riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti, avrebbe un senso guardarsi da sillogismi di ritorno come questo:

  • Il Global Warming è una gigantesca bufala nel modo in cui viene raccontato.
  • Il giornale XYZ parla di Global Warming dalla mattina alla sera, quasi sempre a sproposito.
  • Il giornale XYZ è un bufalaro.

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Ah, dimenticavo, un disclaimer ce l’avrei anche io. Non faccio che sostenere di non leggere stampa mainstream e poi mi ritrovo a commentare continuamente perle come questa. A mia discolpa va detto che questo articolo l’ho raccattato attraverso Sputnik. Come a dire che per quanto uno provi a prendere le distanze da certa informazione, è comunque al mainstream che tocca tornare. Non sarà per caso, che si chiama Mainstream…

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Segnalazioni e riflessioni

Posted by on 10:21 in Attualità, Climatologia, Energia | 9 comments

Segnalazioni e riflessioni

Da alcuni giorni le nostre pagine sono occupate da un’accesa discussione in tema di energia nucleare. In realtà, come sempre accade, l’autore del post che ha dato origine al dibattito lo aveva spiegato bene e anche ribadito nei commenti: l’intento era quello di parlare del reale potenziale delle risorse rinnovabili di far fronte alla domanda di energia attuale e futura nel contesto di un mondo che vorrebbe abbassare la propria intensità di carbonio, ove non abbatterla del tutto. Il confronto non può che essere con l’energia nucleare, l’unica davvero “pulita” in termini di emissioni, ma notoriamente problematica per tante altre ragioni. Così siamo finiti nel solito ginepraio di nucleare sí, nucleare no che caratterizza le discussioni su questo tema.

Il punto è che nel nostro Paese, dove più che mai gli argomenti che richiederebbero atteggiamenti razionali e ragionati finiscono per essere dei campi di battaglia tra opposte fazioni ideologiche, la discussione sull’energia nucleare è quanto di più inutile e sterile si possa immaginare, semplicemente perché le scelte fatte a suo tempo e ribadite (già inutilmente) di recente, hanno chiuso definitivamente il capitolo.

Ce lo ha ricordato appena ieri IlSole24Ore, pubblicando un interessante articolo sui costi e sul percorso da compiere, ancora dopo soli trent’anni, per smantellare le centrali che abbiamo deciso di smettere di utilizzare, perdendo tempo, know how e capacità produttiva, appunto chiudendo il capitolo. Costi che sono aumentati, arrivando alla bella cifra di 7,2 mld di Euro, percorrendo però una roadmap che, almeno sulla carta, l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia derivata dall’Atomo) considera virtuosa, ovvero da esempio per quanti volessero intraprendere il cammino per liberarsi dal “problema”.

Ex centrali atomiche, smantellamento più caro – Il Sole24Ore, 20 settembre 2017.

Ma perché decarbonizzare il pianeta? Ormai non più perché le risorse fossili sono in esaurimento, dal momento che in barba all’incubo del picco del petrolio con cui siamo cresciuti, ora tra nuove tecniche di estrazione e nuovi giacimenti il petrolio non si sa più dove metterlo. Per non parlare del carbone, che ancora abbonda ben oltre l’orizzonte di utilizzo. Il mondo, dicono, va decarbonizzato per aggiustare il clima, il giocattolo con cui ormai tutti vogliono giocare che però le perfide attività in cui ci cimentiamo per stare al mondo avrebbero rotto.

Allora torna utile un’altra segnalazione, un nuovo paper che sta avendo, per dirla in gergo, parecchia stampa a fargli da eco. In Italia lo ha ripreso solo Il Foglio, unico media che ancora pubblica notizie non allineate al pensiero unico in tema di clima.

Modelli sbagliati, clima giusto – Il Foglio, 20 settembre 2017.

Ebbene sì, su Nature Geoscience è uscito un lavoro, per una volta, spiega che le cose vanno meglio del previsto. Il mondo si è scaldato meno di quanto si pensava avrebbe fatto, per cui abbiamo ancora qualche possibilità di raggiungere gli obbiettivi dell’accordo di Parigi, ovvero di limitare il riscaldamento a quei famosi 1,5 gradi centigradi che sono piaciuti tanto alla politica, specie quella degli annunci.

Il problema è che il pianeta se ne frega di tutto. Della CO2 supposta in eccesso – ove con questo si intenda qualcosa di esclusivamente dannoso – degli 1,5 gradi, degli annunci, delle proiezioni climatiche, dei modelli, dei dibattiti e di tutto il circo che ruota attorno a questo tema. E questo paper lo dimostra, chiarendo per esempio il fatto che i conti con cui sono stati stabiliti i limiti della sopportabilità e dei tempi del riscaldamento erano sbagliati. Il che vuol dire che, forse, non abbiamo capito proprio bene come funzionano le cose, con buona pace di chi vorrebbe convincerci del contrario.

Emission budgets and pathways consistent with limiting warming to 1.5 °C

Della serie, non avevamo capito, ma visto che le cose non vanno proprio male ce la possiamo ancora fare. Per cortesia continuate a credere nelle nostre “certezze” 😂😂😂

Buona giornata.

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Un Mese di Meteo – Agosto 2017

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia, Commenti mensili, Meteorologia | 2 comments

Un Mese di Meteo – Agosto 2017

IL MESE DI AGOSTO 2017[1]

Piovosità inferiore alla norma sulla maggior parte del territorio con significative eccezioni al Nord e anomalie termiche positive in prevalenza moderate

La carta media mensile del livello di pressione di 850 hPa (figura 5a) mostra l’anticiclone delle Azzorre in posizione arretrata, in pieno Atlantico, mentre sull’Italia domina un promontorio dell’anticiclone africano, struttura meteorologica che si è riproposta con frequenza in questa estate 2017 e che è all’origine della principale andata di caldo di agosto e dell’intero 2017, quella dell’1-10 agosto. Fra i due anticicloni subtropicali (Azzorre e Africano) e il ciclone d’Islanda (lettera B in alto in figura 1) si mantiene un regime di veloci correnti occidentali che nel loro flusso da ovest verso est trasportano le perturbazioni atlantiche, più attive a nord delle Alpi. Il settore ionico infine è interessato da un regime di correnti settentrionali (mMeltemi) che fluiscono fra l’anticiclone africano e la depressione anatolica, quest’anno particolarmente attiva.

Da tale regime circolatorio è conseguito un totale di solo 3 perturbazioni transitate rispettivamente fra il 5 e il 6, fra l’8 e il 12 e fra il 20 e il 22 e in coincidenza delle quali  le temperature sono temporaneamente scese al di sotto della norma.

La piovosità è risultata generalmente al di sotto della norma con le significative  eccezioni del Trentino-Alto Adige, della Lombardia Nord orientale e di alcune limitate aree di Puglia, Basilicata, Sicilia e Toscana. A ciò si è associato il prevalere di anomalie termiche positive nelle temperature minime e massime.

Per quanto riguarda poi la distribuzione delle anomalie termiche positive nel corso del mese, si osserva che le stesse si sono concentrate intorno ai giorni 1-6, 17-18 e 27-28.

Tabella 1 – Sintesi delle strutture circolatorie del mese a 850 hPa (il termine perturbazione sta ad indicare saccature atlantiche o depressioni mediterranee (minimi di cut-off) o ancora fasi in cui la nostra area è interessata da regimi che determinano  variabilità perturbata (es. flusso ondulato occidentale). 

Giorni del mese Fenomeno
1-4 agosto Un promontorio anticiclonico africano interessa la nostra area determinando tempo stabile e soleggiato.
5-6 agosto L’arretramento del promontorio espone le regioni settentrionali al transito di una saccatura atlantica con variabilità perturbata e attività temporalesca localmente intesa (perturbazione n. 1).
7 agosto Campo di pressioni livellate con tempo stabile salvo attività temporalesca a carattere locale limitata al settore tirrenico del meridione
8-12 agosto Transito una saccatura atlantica da ovest che interessa in modo più diretto le regioni centro-settentrionali. (perturbazione n. 2).
13-15 agosto Si afferma un promontorio anticiclonico mobile da sudovest che martedì 15 mostra segni di cedimento sulle Alpi ove si assiste ad una vivace attività temporalesca pomeridiana e serale.
16-17 Agosto mercoledì 16 e giovedì 17 agosto l’Italia è stata in gran parte interessata da un campo di pressione alta e livellata garantito da una sella che raccorda l’anticiclone delle Azzorre e l’anticiclone presente sulla Russia. Una certa variabilità si osserva sul settore ionico per effetto di una saccatura da sudest associata alla depressione anatolica.

 

18-19 agosto Dalla serata di venerdì 18 cedimento della sella con transito di una saccatura che interessa dapprima il settentrione e poi le regioni centrali del settore adriatico (perturbazione n. 3).
20-22 agosto Sul settentrione si afferma un promontorio anticiclonico da ovest mentre un regime di correnti da Nordest interessa il meridione con condizioni di variabilità.
Agosto 23-31 Periodo dominato da un anticiclone africano rafforzato da una depressione stazionaria con centro ad ovest della penisola iberica che si presenta giovedì 24 in forma di saccatura per poi isolarsi dal flusso perturbato atlantico da sabato 26 agosto. Attività temporalesca locale è registrata in ambito alpino nei giorni 23, 24, 30 e 31 agosto.

Andamento termo-pluviometrico

Le temperature mensili (figure 1 e 2) manifestano anomalie positive più spiccate nelle massime, più sensibili al forcing sinottico, che nelle minime, che dipendono maggiormente  da fattori attivi a scala locale. La tabella delle temperature decadali (tabella 2) evidenzia che l’anomalia positiva delle massime è più spiccata al centro-nord nelle prime due decadi e al centro-sud nella terza, il che è sintomatico del regime circolatorio sopra descritto. Si noti inoltre la forte anomalia delle massime riscontrata al nord nella seconda decade.

Il raccordo fra l’anomalia termica mensile sull’Italia e l’anomalia globale non ci è a momento possibile in quanto la carta del mese di agosto prodotta dall’Università dell’Alabama – Huntsville non è tutt’oggi disponibile. I lettori interessati sono pregati di verificarne l’uscita attesa per i prossimi giorni al sito http://nsstc.uah.edu/climate/.

Figura 1 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 2 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

 

Tabella 2 – Analisi decadale e mensile di sintesi per macroaree – Temperature e precipitazioni al Nord, Centro e Sud Italia con valori medi e anomalie (*).

La carta delle anomalie pluviometriche (figura 4) evidenzia anomalie negative su Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna centro-orientale, Mantovano, Friuli Venezia Giulia, regioni centro meridionali e Sicilia. Prevalgono le anomalie positive sulle restanti aree del Paese con massimi su Lombardia nord orientale e Trentino Alto Adige Occidentale.

Figura 3 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 4 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

Figura 5a – 850 hPa – Topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Figura 5b – 850 hPa – carta delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

[1]             Questo commento è stato condotto con riferimento alla  normale climatica 1988-2015 ottenuta analizzando i dati del dataset internazionale NOAA-GSOD  (http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/). Da tale banca dati sono stati attinti anche i dati del periodo in esame. L’analisi circolatoria è riferita a dati NOAA NCEP (http://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/). Come carte circolatorie di riferimento si sono utilizzate le topografie del livello barico di 850 hPa in quanto tale livello è molto efficace nell’esprimere l’effetto orografico di Alpi e Appennini sulla circolazione sinottica. L’attività temporalesca sull’areale euro-mediterraneo è seguita con il sistema di Blitzortung.org (http://it.blitzortung.org/live_lightning_maps.php).

 

 

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Un Mese di Meteo – Luglio 2017

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia, Commenti mensili, Meteorologia | 1 comment

Un Mese di Meteo – Luglio 2017

IL MESE DI LUGLIO 2017[1]

Prevale un regime circolatorio tipicamente estivo con temperature in prevalenza nella norma. Piovosità inferiore alla norma sulla maggior parte del territorio

La carta media mensile del livello di pressione di 850 hPa (figura 5a) mostra una struttura circolatoria tipicamente estiva, con l’Anticiclone delle Azzorre che espande un proprio promontorio longitudinalmente verso la penisola iberica e l’Italia. Al contempo le perturbazioni atlantiche corrono a Nord delle Alpi spingendosi temporaneamente verso sud a lambire le regioni settentrionali, come mostra la caratteristica curvatura a valle dell’arco alpino presente nell’isoipsa di 1530 m che è evidenziata in blu sulla carta di figura 5a. Sull’Europa centro settentrionale domina invece un regime di veloci correnti atlantiche che fluiscono fra una depressione d’Islanda molto ben strutturata (figura 5b) e l’anticiclone della Azzorre. Il meridione è invece esposto a un regime di deboli correnti settentrionali (Meltemi) che fluiscono fra la parte distale del promontorio anticiclonico atlantico e la depressione anatolica. Nel corso del mese sono transitate un totale di 6 perturbazioni.

Figura 5a – 850 hPa – Topografia media mensile del livello di pressione di 850 hPa (in media 1.5 km di quota). Le frecce inserire danno un’idea orientativa della direzione e del verso del flusso, di cui considerano la sola componente geostrofica. Le eventuali linee rosse sono gli assi di saccature e di promontori anticiclonici.

Figura 5b – 850 hPa – carta delle isoanomale del livello di pressione di 850 hPa.

Tabella 1 – Sintesi delle strutture circolatorie del mese a 850 hPa (il termine perturbazione sta ad indicare saccature atlantiche o depressioni mediterranee (minimi di cut-off) o ancora fasi in cui la nostra area è interessata da regimi che determinano  variabilità perturbata (es. flusso ondulato occidentale).

 

Giorni del mese Fenomeno
1luglio Una depressione inizialmente centrata sulle isole britanniche e in graduale moto verso il Baltico influenza la nostra area dando luogo a un regime perturbato con precipitazioni a prevalente carattere temporalesco (perturbazione n. 1)
2 luglio Promontorio anticiclonico in espansione da Ovest verso la nostra area determina una progressiva stabilizzazione, con lieve episodio di foehn alpino al settentrione e instabilità residua su Abruzzo, Campania, Basilicata e Puglia.
3-9 luglio L’Italia è soggetta all’influsso di un promontorio anticiclonico subtropicale da sud che mantiene condizioni di tempo stabile e soleggiato salvo attività temporalesca sparsa registrata su Alpi, Prealpi e fascia pedemontana alpina.
10-11 luglio L’anticiclone arretra temporaneamente verso sud esponendo le regioni centro-settentrionali a un regime di correnti atlantiche con condizioni di variabilità a tratti perturbata (perturbazione n. 2).
12-14 luglio Regime di correnti atlantiche da ovest con transito di una saccatura da Nordest nella nottata fra il 13 e il 14 luglio. Ne consegue attività temporalesca che dall’areale padano-alpino si estende rapidamente all’Italia centro meridionale peninsulare (perturbazione n. 3).
15-18 luglio Un promontorio da Ovest dell’Anticiclone delle Azzorre si afferma sul centro-nord mentre un regime di correnti Nord Orientali interessa il meridione con lieve variabilità residua.
19-22 luglio Un debole promontorio anticiclonico subtropicale da sudovest interessa l’area italiana dando luogo a prevalenti condizioni di tempo stabile salvo attività temporalesca sparsa su Alpi e Prealpi.
23-25 luglio Il cedimento dell’anticiclone espone le regioni del cento nord e del meridione peninsulare al flusso perturbato atlantico al cui seguito transita una perturbazione fra lunedì 24 e martedì 25 (perturbazione n. 4).
26-28 luglio Sull’Italia flusso di correnti nordoccidentali con apporto di masse d’aria più fresche ed instabili di origine nord-atlantica. Ne consegue attività temporalesca sparsa sull’intera penisola (perturbazione n. 5).
29 luglio Transito di una debole perturbazione sul settentrione (perturbazione n. 6).
30-31 luglio Un promontorio anticiclonico da sudovest determina tempo stabile e soleggiato sull’intera area italiana, salvo instabilità residua sui settori alpini e prealpini.

Andamento termo-pluviometrico

Le temperature mensili (figure 1 e 2) evidenziano massime in prevalenza nella norma o lievemente al di sotto della stessa mentre anomalie positive da deboli a moderate si colgono sul versante adriatico centro-meridionale. Anomalie positive da deboli a moderate prevalgono invece nelle minime, specie al centro-sud e in Emilia Romagna.

Figura 1 – TX_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle massime del mese

Figura 2 – TN_anom – Carta dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media delle minime del mese

La tabella delle temperature decadali (tabella 2) evidenzia massime in prevalenza nella norma, salvo deboli anomalie positive nella prima decade al Nord, nelle prima e nella seconda decade al centro e nella seconda decade al sud. Anche le minime sono in prevalenza nella norma salvo deboli anomalie positive al centro nelle tre decadi e al sud nella prima decade.

Tabella 2 – Analisi decadale e mensile di sintesi per macroaree – Temperature e precipitazioni al Nord, Centro e Sud Italia con valori medi e anomalie (*).

Le lievi anomalie positive segnalate in particolare al centro-sud risultano coerenti con la carta globale dell’anomalia mensile per la bassa troposfera prodotta dall’Università dell’Alabama – Huntsville (figura 6). In particolare tale carta mostra che l’anomalia del nostro centro-sud si raccorda con un più vasto campo a debole anomalia positiva che interessa il mediterraneo Centro-Orientale.

Figura 6 – UAH Global anomaly – Carta globale dell’anomalia (scostamento rispetto alla norma espresso in °C) della temperatura media mensile della bassa troposfera. Dati da sensore MSU UAH [fonte Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama in Huntsville – prof. John Christy (http://nsstc.uah.edu/climate/)]

La carta delle anomalie pluviometriche (figura 4) indica una piovosità in prevalenza al di sotto della norma, pur in presenza di aree relativamente ampie con piovosità nella norma o al di sopra della stessa, reperibili ad esempio in Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Lombardia centro-orientale, Liguria, Lazio settentrionale, Calabria meridionale e Puglia settentrionale. Per quanto concerne le anomalie decadali (tabella 2) nelle prime due decade prevalgono anomalie negative ovunque moderate salvo con l’eccezione del centro che nella seconda decade appare soggetto a un’anomalia forte. Si noti infine la moderata anomalia positiva cui è esposto il Settentrione nella terza decade del mese.

Figura 3 – RR_mese – Carta delle precipitazioni totali del mese (mm)

Figura 4 – RR_anom – Carta dell’anomalia (scostamento percentuale rispetto alla norma) delle precipitazioni totali del mese (es: 100% indica che le precipitazioni sono il doppio rispetto alla norma).

 

[1]             Questo commento è stato condotto con riferimento alla  normale climatica 1988-2015 ottenuta analizzando i dati del dataset internazionale NOAA-GSOD  (http://www1.ncdc.noaa.gov/pub/data/gsod/). Da tale banca dati sono stati attinti anche i dati del periodo in esame. L’analisi circolatoria è riferita a dati NOAA NCEP (http://www.esrl.noaa.gov/psd/data/histdata/). Come carte circolatorie di riferimento si sono utilizzate le topografie del livello barico di 850 hPa in quanto tale livello è molto efficace nell’esprimere l’effetto orografico di Alpi e Appennini sulla circolazione sinottica. L’attività temporalesca sull’areale euro-mediterraneo è seguita con il sistema di Blitzortung.org (http://it.blitzortung.org/live_lightning_maps.php).

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Le Previsioni di CM – 18 / 24 Settembre 2017

Posted by on 06:00 in Attualità | 3 comments

Le Previsioni di CM – 18 / 24 Settembre 2017

Le Previsioni di questa settimana sono a cura di Alessandro__________________

Situazione ed evoluzione sinottica

Una profonda saccatura con minimo sulla Groenlandia è protesa fino alle medie latitudini atlantiche e spinge  aria subtropicale verso l’Atlantico settentrionale, mentre una seconda saccatura presente sulle aree artiche russe estende la sua influenza sino al bacino del Mediterraneo con l’isolamento di una goccia fredda in quota su centro Europa.

La predetta risalita di aria stabile atlantica subtropicale permetterà la formazione in quota di una cella di alta pressione su Mar di Barents che eroderà il campo ciclonico artico dando origine alla discesa verso l’Europa centro meridionale di nuova aria fredda in quota nelle giornate di lunedì  e martedì.

Il nucleo di aria fredda si sposterebbe più ad est stazionando nei gg successivi tra Balcani ed Europa orientale, tuttavia nella giornata di sabato i modelli matematici a 300 mb prevedono che una parte del flusso umido atlantico dal Mare del Nord possa tuffarsi sulla valle del Rodano determinando una retrogressione ad ovest della circolazione depressionaria dall’Europa orientale  e quindi apportando nuova instabilità nel bacino del Mediterraneo centrale proprio nel prossimo fine settimana. Il prestigioso modello europeo ECMWF ipotizza per domenica 24 settembre una sinottica particolare (Ponte di Voejkov) ovvero una vasta figura di alta pressione che si instaura dall’unione dell’anticiclone delle Azzorre e dell’anticiclone russo-scandinavo:

Previsioni del tempo sull’Italia

Lunedì  18 settembre 2017

Nuvolosità compatta su tutto il centro nord con piogge e rovesci sparsi in intensificazione nel pomeriggio; poco nuvoloso sul resto d’Italia. In serata si avrà un’intensificazione dell’attività temporalesca su Liguria, Toscana, Piemonte meridionale e alto Lazio. Temperature minime in diminuzione, in particolare al sud. Venti dai quadranti occidentali forti su Levante ligure, Toscana ed Appennino tosco-emiliano .
Martedì 19 settembre 2017

Al mattino ancora locale nuvolosità sulle aree costiere adriatiche settentrionali, Marche, Umbria, medio e basso Lazio, Campania ed aree tirreniche di Basilicata, Calabria e Sicilia, con rovesci sparsi. Velato sul resto d’Italia. Temperature sotto la media stagionale. Venti dai quadranti occidentali forti sulla Sardegna e moderati sulle coste tirreniche; orientali al nord-est, forti sulle coste adriatiche settentrionali, deboli settentrionali sul resto del Nord.

Mercoledì’ 20 settembre 2017

Ancora molte nubi sull’arco alpino, sulle regioni centrali adriatiche, basso Lazio, Molise, Gargano, Campania e coste tirreniche di Basilicata e Calabria, con rovesci sparsi; poco nuvoloso sulle regioni nord occidentali. Velato sul resto d’Italia. Dalla tarda mattinata aumento della nuvolosità al sud e sulle regioni adriatiche centrali con rovesci in graduale attenuazione nel pomeriggio. In serata parzialmente nuvoloso al sud con deboli locali piovaschi specie sulle coste, poco nuvoloso sul resto d’Italia. Temperature ancora sotto l norma, ma stazionarie.

Giovedì’ 21 settembre 2017

Generalmente sereno o poco nuvoloso, salvo addensamenti al centro sud e sul triveneto nelle ore centrali della giornata, ma senza piogge. Temperature stazionarie.

Venerdì 22 settembre 2017

Poco nuvoloso su gran parte d’Italia, salvo annuvolamenti durante la giornata su tutte le regioni occidentali. Temperature stazionarie.

Sabato 23 settembre 2017

Deciso aumento della nuvolosità sulle regioni nord occidentali con rovesci e temporali sparsi. Estese velature sul resto d’Italia. Temperature stazionarie.

Domenica 24 settembre 2017

Condizioni di instabilità con probabile circolazione ciclonica sull’Italia. Temperature in lieve diminuzione al Nord est, stazionarie sul resto d’Italia.

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Lettura serale

Posted by on 18:22 in Attualità | 0 comments

Lettura serale

Harvey e Irma sono Storia, Jose continua a fare l’indeciso, mentre Maria galoppa verso i Caraibi, con una traiettoria un po’ più bassa di quella seguita da Irma. Quest’anno la stagione degli uragani sta spuntando il calendario.

Sventura per chi da quelle parti ci vive, manna dal cielo per il catastrofista generico medio, che nelle evoluzioni dei Cicloni Tropicali in Atlantico è convinto di trovare la prova schiacciante delle nostre colpe climatiche.

Uragani e Climate Change… Se volete sapere come stanno davvero le cose su questa non-relazione spacciata per consolidata, leggete questo post sul blog di Fabius Maximus. Ah, una raccomandazione, la rassegna stampa che fa nell’introduzione al post, è da voltastomaco… resistete e andate avanti.

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Equivoci Verdi

Posted by on 07:26 in Ambiente, Attualità, Energia | 52 comments

Equivoci Verdi

Care lettrici e cari lettori del blog di Climatemonitor,

spesso sulla stampa, dai media mainstream alle pubblicazioni più piccole e di nicchia (a volte con ambizioni tecniche o scientifiche, a volte semplici fogli di parte), si leggono le promesse di un futuro green nel campo dell’energia, promesse a dir poco mirabolanti. In realtà, esse si basano su alcuni grossi equivoci, per usare un eufemismo, che qui andremo a vedere.

Il primo equivoco è che il kW di potenza installata rinnovabile valga il kW fossile/nucleare (prendo il kW, e non il W o il MW, per semplicità). Sembrerà strano che la stessa unità di misura sia diversa, anzi sembrerà proprio un’eresia: infatti c’è il trucco. Il kW della potenza installata, come appunto dice il nome, si riferisce alla potenza dell’impianto; in quell’istante, è capace di produrre la stessa energia, da cui i mirabolanti record di ore o anche giorni a 100% energia rinnovabile in qualche località. Ma per l’energia dobbiamo passare ad un’altra unità di misura, il kWh, cioè quanti kW vengono prodotti in un’ora: e l’energia rinnovabile, funziona per le stesse ore di quella “convenzionale”? Direi proprio di no, vediamo come va negli il fattore di capacità, cioè quanta parte dell’anno le centrali elettriche producano realmente energia, fonte EIA per gli USA:

Come ben si vede, in realtà ci vogliono es. da 3kW a 7kW rinnovabili installati, per pareggiare ogni 1kW nucleare installato. Per il solare, inoltre, con picchi massimi estivi comunque non comparabili, e picchi minimi invernali anche prossimi allo 0%.

Il secondo equivoco che ne deriva, è appunto quello dei costi. Essi possono abbassarsi ad libitum, ma siccome le energie rinnovabili dipendono da variabili esterne – principalmente meteorologiche ed astronomiche – non controllabili, allora il costo è in realtà un fattore secondario: per assurdo non ha nessun senso avere un costo nullo, se non si produce nulla. Anzi il costo reale viene quasi sempre taciuto, dato che non è il solo costo dell’impianto, col pannello solare o la pala eolica sempre più economici, ma pure i tre costi:

  • degli interventi necessari sulla rete elettrica, ora sottoposta a stress per i (troppo) frequenti picchi minimi e massimi di potenza immessa in rete, a volte anche con altri problemi connessi (es. le piccole variazioni di frequenza elettrica dei generatori eolici);
  • degli annessi impianti a gas e a batteria, necessari a compensare e a coprire i picchi minimi di energia, ovvero ad immagazzinarla durante i picchi massimi;
  • ripetendo quanto detto sopra, il kW installato in sé potrà costare quanto gli altri o anche meno, ma ce ne vogliono comunque di più a parità di energia.

Se siete scettici sul tema, ed è giusto che lo siate, guardate il famoso grafico dei prezzi dell’elettricità in Europa, e chiedetevi chi ha l’Energiewende (Germania) e chi invece oltre i due terzi di nucleare (Francia), fonte Eurostat:

Qualche media nei giorni scorsi ha provato a convincerci che, passando al 100% di rinnovabili, avremmo diminuito sensibilmente i costi energetici all’utenza(1). Peccato che invece, leggendo l’articolo fino in fondo, si scopra che tale risparmio sia dovuto esclusivamente al quasi dimezzamento dei consumi: a quel punto, conta pure poco come si produce l’energia. Anche sui posti di lavoro ci sarebbe molto da ridire, visto che pare che nessuno lavori con le altre fonti di energia (vi assicuro che, per alcuni, l’uscita dell’Italia dal nucleare a fine anni ’80 fu un evento tragico). La realtà è che invece alcuni mega-progetti rinnovabili si stanno dimostrando dei clamorosi fallimenti, anche se su di essi è calato il silenzio dei principali quotidiani: non un disastro mentre li si costruisce (ritardi e aumenti dei costi appartengono a tutti i grandi progetti), ma un disastro finanziario mentre sono operativi, con energia che dovrebbe essere praticamente gratis. Vedere Ivanpah(2)(3), la mega-centrale solare (termica) californiana. Disastro ampiamente coperto dai soldi dei contribuenti di tutti gli USA.

Il terzo equivoco è quello della sostenibilità ambientale e umana. Sorvolo sul trattamento sia dell’ambiente che dei lavoratori nelle miniere di terre rare ed altri materiali indispensabili alle rinnovabili, assumendo che in molte miniere di carbone od uranio le condizioni siano simili (anche se non è proprio vero). Sicuramente invece il carbone è più inquinante, ma contrariamente a quanto si pensi, non lo è il nucleare (scorie incluse – anche le rinnovabili andranno smaltite). Voglio invece concentrarmi sul consumo di suolo, tanto giustamente esecrato quando si parla di poco utili nuovi “capannoni” o case, quanto ingiustamente dimenticato quando si parla di impianti solari, eolici ed idroelettrici. Faccio un solo esempio, dalla lontana California. L’unica centrale nucleare rimasta nello stato, Diablo Canyon(4), ha una potenza installata di 2200MW ed occupa una superficie di 900 acri, cioè circa 3km2 e mezzo. La già attiva centrale solare (fotovoltaica) di Topaz(5) ha un fattore di capacità del 23% annuo, con 550MW installati su 25km2: avete letto bene, facendo i calcoli produce ogni anno ca. 1100GWh contro i ca. 4200GWh annui di un equivalente reattore nucleare, cioè praticamente un quarto dell’energia e occupando 27 volte la sua superficie! Se non vi basta, nel centro dello stato americano è progettata la costruzione della più grande centrale solare (fotovoltaica) del mondo, Westlands(6), da 2700MW su 24.000 acri: quasi 100km2. Avete letto bene: cento chilometri quadrati. E nonostante la potenza installata sia superiore, come già detto produrrà molta meno energia ogni anno (solo un terzo) della centrale nucleare di Diablo Canyon, ma occupandone una superficie 27 volte maggiore! Perdonate i punti esclamativi.

Veniamo ora al quarto equivoco, quello per cui la gran parte delle rinnovabili sembra essere solare ed eolico. In realtà non è affatto così: anche idroelettrico e biomassa mantengono un impatto rilevante, anzi il primo rimane la prima fonte rinnovabile. Per la seconda, sì, esatto, bruciamo legna e rifiuti per produrre elettricità, e la consideriamo pure una fonte rinnovabile (che in effetti è):

Il quinto equivoco è infine quello legato alla mobilità elettrica, su ben tre punti. Ben venga l’elettrificazione dei trasporti, se significa meno inquinamento ad esempio: ma è davvero così? Non sempre, infatti dipende da come viene prodotta l’energia, in molti casi la situazione rimane quasi costante, in qualcuno peggiora pure almeno per la CO2:

Si dirà che si può produrre l’energia con fonti rinnovabili: molto semplice a dirsi, quanto molto difficile a farsi, per non dire quasi impossibile. Sostituire il parco veicoli odierni con veicoli elettrici infatti implicherebbe quasi il raddoppio della produzione di energia elettrica, con uno sforzo finanziario ed industriale senza precedenti in pochi decenni; e probabilmente inutile, se il nucleare (a bassissimo impatto di CO2) non sarà la parte principale della soluzione. Infine una constatazione più terra-terra: le auto elettriche non solo hanno scarsa autonomia e lunghi tempi di ricarica (pur in miglioramento), ma hanno anche sollevato grossi problemi di sicurezza legati agli incendi(7). Questo per una buona ragione: l’energia in forma “fossile”, cioè petrolio e carbone, è anche altamente stabile e facilmente maneggiabile. Gli accumulatori elettrici, non solo non raggiungono la stessa densità di potenza, ma sono anche meno stabili; inoltre la ricarica veloce dei veicoli, con gli alti amperaggi implicati, aumenta il rischio di sovraccarichi termici o elettrici. La mobilità elettrica a batteria (fuori quindi da treni, tram e filobus) rimane la grande promessa del futuro, non ancora la realtà del presente, in attesa di grandi miglioramenti su questi punti.

In conclusione, se il nostro obiettivo è quello di decarbonizzare l’economia, è meglio farlo con criterio, utilizzando tutto il mix energetico senza puntare troppo su soluzioni ancora troppo incerte e sperimentali, escludendone altre di ormai rodate e ampiamente sicure; anche i tempi devono essere congrui alle tecnologie ed alle risorse finanziarie disponibili, senza “balzi in avanti” di tragica memoria. L’ambientalismo radicale ha dimostrato di essere inapplicabile in ogni campo; ma anche le derive populiste di certi governi sul tema, cavalcando paure poco razionali e progettando scenari tecnicamente e finanziariamente improbabili, hanno creato notevoli danni nel breve e nel medio periodo (sul lungo ancora non sappiamo, ma, come diceva un noto politico, saremo tutti morti). La storia della generazione elettrica in Italia nell’ultimo trentennio ed in Germania nell’ultimo lustro è lì a dimostrarlo: alti costi, grossi problemi, riduzione delle emissioni molto blanda se non inesistente al netto delle crisi economiche. Le soluzioni alternative ci sono, anche a livello europeo es. con grandi e nuove interconnessioni tra stati; basta non gettarle alle ortiche in nome di un cultismo neo-pagano ed irrazionale.

autore: Ing. Filippo Turturici, MBA

  1. http://www.repubblica.it/economia/2017/09/06/news/un_italia_a_energia_rinnovabile_farebbe_risparmiare_6_500_euro_a_testa_e_creerebbe_mezzo_milione_di_posti_di_lavoro-174683185/
  2. https://www.fool.com/investing/general/2016/04/02/how-a-22-billion-solar-plant-became-a-money-pit.aspx
  3. https://en.wikipedia.org/wiki/Ivanpah_Solar_Power_Facility#Fossil_fuel_consumption
  4. https://en.wikipedia.org/wiki/Diablo_Canyon_Power_Plant
  5. https://en.wikipedia.org/wiki/Topaz_Solar_Farm
  6. https://en.wikipedia.org/wiki/Westlands_Solar_Park
  7. https://www.technologyreview.com/s/521976/are-electric-vehicles-a-fire-hazard/
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Già fatto?

Posted by on 05:59 in Attualità | 14 comments

Già fatto?

È una di quelle frasi che nessun uomo vorrebbe mai sentirsi dire, in certe occasioni. Figuriamoci se l’uomo in questione è eletto a grande esploratore contemporaneo, addirittura emulo del mitico Shackleton. Il fatto è che il confronto tra i due è davvero tutto lì: nelle quattro settimane di Pen Hadow rispetto ai 24 mesi di Shackleton. E il fatto che la nave di Sir Ernest e dei suoi coraggiosi compagni di viaggio si chiamasse Endurance (“Resistenza”) deve suonare davvero come l’ultima beffa per questi campioni di precocità che, partiti con squilli di tromba alla conquista del Polo Nord all’insegna del celodurismo salvamondista, tornano frettolosamente con le pive nel sacco, inseguiti dai ghiacci che si richiudono al loro passaggio, e da temperature abbondantemente sotto lo zero.

Prologo

Ne avevamo parlato pochi giorni fa: nel clamore dei media che inneggiavano allo scioglimento ormai imminente del ghiaccio artico, Pen Hadow & Friends erano partiti con le loro barchette a vela alla conquista del Polo Nord. Si erano espresse nell’articolo precedente tutte le perplessità legate all’ottimo stato di salute dei ghiacci artici dopo una estate insolitamente fresca, e alla luce di una configurazione sinottica non propriamente favorevole. Insomma, non c’erano gli ingredienti ideali per una riuscita dell’impresa. E in effetti avevamo anche sottolineato come i toni del Blog fossero molto meno pomposi e celebrativi di quelli di certa stampa di regime climatista…

Ma tant’è, certe missioni si organizzano molto tempo prima, gli sponsor i soldi li hanno già tirati fuori in buona parte, e quindi non resta che indossare le tute griffate, scattare le foto di rito, recitare accigliati i  soliti discorsi salvamondisti di circostanza e infine mollare gli ormeggi per una sveltina tra i ghiacci e gli orsi bianchi cercando di non farsi troppo male.

La cronaca

La cronaca della “impresa” è proporzionale alla sua durata: bastano poche righe, quindi.

  • 16 Agosto: si parte!
  • 24 Agosto: Wow! Orsi bianchi!
  • 26-28 Agosto: si prelevano campioni di acqua e si fanno selfie con lo zooplankton. Ma la vita è dura: tocca scrostare le cime dal ghiaccio al mattino perché, inopinatamente, la notte fa più freddo e le temperature scendono di parecchi gradi sotto lo zero.
  • 31 Agosto: dietro-front. C’è troppo ghiaccio e non si riesce ad andare avanti. Ci si ferma all’80o Nord, e a circa 1000 km di distanza dall’obbiettivo dichiarato della missione.
  • 15 Settembre: navi ancorate in porto. Se ne riparla un’altra volta (finché qualcuno ci mette i soldi).

Grande Giornalismo

Mi sono sentito un po’ in imbarazzo a seguire le evoluzioni delle barchette di Hadow & Friends, in quanto vittima anche io dei miei confirmation bias, ovvero del mio intimo convincimento che l’impresa fosse semplicemente impossibile. Con una certa malcelata perfidia ho seguito il rallentare e l’annaspare impacciato e disperato della barchetta a fronte di un pack compatto, spesso e rinvigorito da temperature costantemente inferiori allo zero. Con la stessa perfidia ridevo sotto i baffi nel leggere sul Blog commenti del tipo: “aspettiamo un po’, così il ghiaccio si scioglie”, quando le carte sinottiche suggerivano che il tempo faceva solo il gioco del pack e degli orsi, e non certo quello di Hadow.

Mi sono chiesto in quanti seguissero real-time l’umiliante esibizione di chi, dovendo conquistare il Polo Nord, si era poi ritrovato a fare selfie con il plankton “nel nome della scienza” e a scrostare alberi e cime ghiacciate in fuga precipitosa dall’assalto del pack e dalla minaccia di orsi bianchi apparentemente in ottima salute.

La risposta me l’ha data Delingpole in un godibilissimo articolo in cui il giornalista americano fa notare, tra altre cose, che a seguire realmente le “imprese” più o meno ridicole di quelle che lui chiama “Le Navi dei Cretini” sono poche persone, in gran parte scettiche. Perché lo scettico è l’unico interessato a scoprire come va a finire davvero la storia, mentre il mainstream e i suoi megafoni sciocchi e/o in mala fede, non hanno bisogno di conoscere l’epilogo, perché  la notizia è nell’annuncio stesso: “Pen Hadow alla conquista del Polo Nord ormai libero dai ghiacci con la barchetta a vela!”. Se poi la conquista in questione si risolve in farsa, basta non parlarne, e rimarrà il messaggio originario, ovvero che il Polo Nord è libero dai ghiacci e quindi si presume che l’impresa sia riuscita.

Sono i metodi di quel “grande giornalismo” che nei suoi nobili intendimenti ci dovrebbe difendere dalle fake news, e invece le bufale le produce in prima persona, laddove la mancanza di una smentita rumorosa al pari dell’annuncio diventa conferma implicita (e falsa) del successo dell’impresa. E la narrativa è salva. Anche perché magari nel frattempo arriva provvidenziale un ciclone a distogliere l’attenzione dall’Artico che non si squaglia come si vorrebbe.

Le Navi dei Salvamondo

Rubo (ed edulcoro opportunamente) l’espressione di Delingpole per un’ultima riflessione. Nel guardare l’annaspare triste e insieme ridicolo della nave di Hadow a 1000 km dall’ambiziosa meta ho pensato tra me e me: “ma tanto valeva andarci in kayak, se dovevi fermarti così presto, no?” Salvo scoprire poco dopo che in effetti qualcuno ci aveva già provato nel 2008 a raggiungere il Polo in kayak: anch’egli partito tra squilli di tromba salvamondisti, e fermatosi, curiosamente, più o meno alla stessa distanza di 1000 km dalla meta dichiarata.

La verità è che di queste navi ce n’è ogni anno un numero non meglio quantificato: circumnavigazioni in barca a vela, passaggi a Nordovest in barca a vela, kayak, gare di velocità tra rompighiaccio e chi più ne ha più ne metta. Del resto, finché c’è uno sponsor che paga per ripulirsi l’immagine o per speculare sul terrorismo climatico, perché gli skipper in questione dovrebbero rinunciare ad una crociera tra i ghiacci artici, gratis e all-inclusive?

In questo stranissimo periodo storico in cui si pretende di “salvare” il Pianeta con i soldi altrui arricchendosi in prima persona, non può essere certo scandaloso che si butti via il denaro in inutili crociere tra gli orsi bianchi per dimostrare che (non) moriremo tutti di caldo. Al cospetto dei trilioni che si bruciano nel camino ogni anno con l’intento di “de-carbonizzare” (ovvero di affamare le piante e far pagare l’elettricità il doppio agli utenti), i soldi buttati nelle crociere dei salvamondo sono proprio, è il caso di dirlo, solamente la punta dell’iceberg. Ma rappresentano un ottimo investimento pubblicitario, in quanto sostengono proprio la narrativa della de-carbonizzazione dietro alla quale si sperperano i soldi veri.

PS: giusto per alzare il tono nel finale, mi permetto di consigliare una lettura: un grande classico sull’incredibile avventura di Shackleton e dei suoi compagni: “Endurance: Shackleton’s Incredible Voyage” di Alfred Lansing. Per non dimenticarci di che pasta fossero fatti i veri esploratori, quelli che un secolo fa partivano alla volta di missioni impossibili armati solo di carte nautiche, bussola, sestante, binocolo, macchina fotografica e tanto, tantissimo coraggio.

La differenza di statura morale, umana, culturale e scientifica tra gli esploratori di allora e i velisti salvamondisti di oggi è tutta nel confronto, impietoso, tra l’Impresa per eccellenza di Shackleton e la farsa del viaggio di Pen Hadow. A confermare, se davvero ce ne fosse bisogno, il vecchio adagio secondo cui ogni periodo storico ha gli “eroi” che si merita.

 

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