Aspetti Tecnologici

Teoria AGW e modelli previsionali

Uno dei pilastri della teoria dell’Anthropogenic global warming è costituito dalla simulazione delle temperature future basate su modelli matematici, soprattutto i modelli di tipo GCM, e che sono divulgate attraverso i report dell’IPCC.

Tali previsioni si sono rivelate fin qui molto deboli essendo risultate affette da rilevanti sovrastime. Più in particolare se si confrontano le previsioni al 2012 con i dati osservativi raccolti dal dataset globale GISS – Nasa, la sovrastima è del 53% per le previsioni del report IPCC del 1990  e si riduce al 9% per quelle del report IPCC del 1995 per poi risalire al 20% nei report IPCC del 2002 e del 2007 (Pielke, 2008; Pielke, 2013). Le cause di tali sovrastime sono state analizzate e discusse da Fyfe et al (2013).

Si ravvisa inoltre l’opportunità che nei modelli GCM si introduca l’effetto iride adattivo (Lindsen et al., 2001) come feedback negativo in grado di diminuire l’elevata sensitività dei modelli stessi, secondo quanto evidenziato da Mauritzen e Stevens i quali operando sul modello ECHAM4 hanno evidenziato la maggiore efficacia di un GCM in cui tale meccanismo è stato inserito.

Stato delle reti osservative

Se il monitoraggio da satellite viene progressivamente potenziato, lo stato delle reti osservative al suolo è preoccupante in quanto molte stazioni tendono a ricadere in aree influenzate dall’effetto delle isole di calore urbano e inoltre vaste aree del pianeta sono tutt’ora non monitorate. Un esempio lampante di quest’ultimo fenomeno è offerto da un’area del Sahel con superficie di 4 milioni di km2 (oltre 13 volte l’Italia)  in riferimento alla quale Dai et al. scrissero nel 2003 per l’International Journal of Climatology un articolo scientifico dedicato alla siccità. In tale area nel 2003 risultavano operative solo 35 stazioni pluviometriche contro le 102 del 1991 e le 188 del 1971. In proposito si noti che con i dati di sole 35 stazioni è difficile descrivere la pluviometria di una delle regioni italiane, altro che quella di un’area così vasta come quella indagata. Questo per inciso la dice lunga anche sull’attenzione che la comunità internazionale sta in realtà dedicando a tali problemi.

Importante sarebbe allora che sul modello della rete di boe ARGO con le quali si misurano la temperatura e lo stato energetico degli oceani, si potesse realizzare una rete di stazioni al suolo omogenea ed estesa all’intero pianeta. Ciò richiederebbe uno sforzo internazionale che sarebbe sicuramente ripagato dal guadagno in termini di conoscenza che se ne avrebbe.

Le Previsioni di CM – 15/21 Ottobre 2018

Posted by on 23:35 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 15/21 Ottobre 2018

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Il ciclone Leslie è stato agganciato finalmente dal flusso principale dopo tanto girovagare a spasso per l’Atlantico, ed ha toccato terra sulle coste portoghesi col suo corredo di venti tempestosi e precipitazioni intense. Lascia in eredità una vasta ferita nel geopotenziale tra il golfo di Biscaglia e il Mediterraneo occidentale, ostacolata nel suo movimento zonale dalla persistenza di un solido anticiclone tra l’Europa orientale e la Russia. Il flusso principale continua ad approfondire nuove depressioni sull’Atlantico settentrionale per la persistenza dell’alimentazione fredda in discesa dallo stretto di Davis pilotata da un getto sostenuto come da norma del periodo (Fig.1).

Da segnalare, a livello emisferico, il cambio della circolazione sul bacino dell’Artico dove la circolazione di blocco associata alla pulsazione della cellula sul Pacifico ha lasciato il posto ad una prevalenza di condizioni depressionarie che hanno messo fine al lungo periodo di stasi nella crescita dei ghiacci artici, pur in presenza di temperature ancora decisamente superiori alla media del periodo.

La settimana mostrerà poche variazioni sul tema sinottico attuale: un nuovo impulso atlantico seguirà le orme del precedente, approfittando della debolezza del campo sull’Iberia per andare a ri-alimentare la lacuna di geopotenziale sul Mediterraneo occidentale, impossibilitata a evolvere verso levante per l’opposizione della cellula anticiclonica sull’Europa orientale (Fig.2).

Con queste premesse, la previsione è più o meno fatta: cieli spesso chiusi sui versanti tirrenici e in particolare sulle isole maggiori con precipitazioni frequenti e abbondanti, specie nella prima parte della settimana. Più secco altrove, ma con cieli spesso nuvolosi stanti i valori piuttosto bassi del geopotenziale e il richiamo nei bassi strati di correnti sciroccali cariche di umidità.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì cieli diffusamente nuvolosi su tutto il Paese, in particolare sui versanti ionici di Sicilia, Calabria e Lucania dove le precipitazioni saranno abbondanti e persistenti. Cieli chiusi anche sulle regioni centrali adriatiche con precipitazioni persistenti. Qualche schiarita in più sulla Puglia e sulla Valpadana centro-occidentale dove i cieli saranno per lo più parzialmente nuvolosi. Dal pomeriggio peggiora sulla Sardegna con precipitazioni diffuse e localmente intense e abbondanti.

Temperature stazionarie. Venti ovunque sciroccali con qualche rinforzo su Adriatico e Ionio.

Martedì maltempo sulla Sardegna con piogge e rovesci frequenti, anche di forte intensità. Cieli chiusi sulle centrali tirreniche con precipitazioni diffuse. Ancora precipitazioni sullo Ionio meridionale, in attenuazione. Schiarite più ampie su Puglia e Valpadana in un contesto di cieli per lo più parzialmente nuvolosi.

Temperature in lieve aumento al Centro-Sud. Venti sciroccali ovunque.

Mercoledì persiste il maltempo sulla Sardegna, in estensione anche alla Sicilia col passare delle ore. Cieli chiusi su tutto il Tirreno centro-meridionale, ma con precipitazioni prevalentemente sparse e più probabili nelle ore centrali della giornata. Cieli generalmente parzialmente nuvolosi sulle rimanenti regioni, con schiarite più ampie sulla Valpadana.

Temperature stazionarie, venti sciroccali.

Giovedì persiste l’instabilità su Sicilia e Sardegna con precipitazioni frequenti. Ampie schiarite altrove.

Temperature stazionarie o in lieve aumento. Ventilazione orientale, vivace sui bacini occidentali.

Venerdì si attenuano nuvolosità e fenomeni sulle isole maggiori, ampie schiarite sul resto del Paese.

Temperature stazionarie, venti deboli.

Sabato e Domenica possibile nuovo peggioramento al Meridione per infiltrazioni di aria fresca dai quadranti orientali. Previsione al momento scarsamente attendibile.

Temperature in diminuzione, ventilazione vivace dai quadranti settentrionali al Centro-Sud.

PS: allego l’immagine da satellite dell’aggancio di Leslie da parte della saccatura atlantica. Una istantanea che trovo bellissima, al netto dei danni e del disagio che questi fenomeni comportano nella vita reale di chi li subisce sulla propria testa…

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Spread Warming

Posted by on 23:56 in Attualità | 24 comments

Spread Warming

In questi giorni l’informazione mainstream è monopolizzata quasi esclusivamente da due temi: lo Spread e il Global Warming. Le circostanze contingenti aiutano, visto che in Italia c’è da varare una manovra economica e in Polonia fa tappa il circo itinerante delle COP climatiche. I due temi, per quanto apparentemente lontani, sono in realtà vicinissimi. Praticamente gemelli.

Falsi pericoli

Se il Global Warming è il principe dei falsi pericoli ambientali, lo Spread è il re dei falsi pericoli economici. Si tratta, infatti, di un parametro puramente finanziario: una misura del costo relativo di indebitamento dello Stato. Un parametro che ha una incidenza del tutto marginale sulla vita del signor Rossi, al cospetto di problemi economici veri come il carico fiscale, la disoccupazione, il precariato, la perdita di diritti acquisiti, la mancanza di crescita o la cessione della sovranità monetaria.

…ma ci salvano gli Esperti

Come per il Global Warming, anche la narrativa sullo Spread pretende che a salvare il volgo ignorante e suicida ci pensino gli “esperti”. O i “tecnici”, se si preferisce. Se dal primo ti salva la NASA, dal secondo la Bocconi. Per entrambi, in ogni caso, si spendono fior di organismi sovranazionali, tutti ovviamente composti da illuminati e disinteressati salvamondo. Se il Global Warming vanta l’IPCC (ONU), lo Spread si fregia di BCE, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale: il trio delle meraviglie che ha “salvato” la Grecia.

Tolgono ai poveri per dare ai ricchi

Se del tutto incidentalmente il feticcio del Global Warming fa esplodere la bolletta energetica, fa aumentare le tasse, distrugge le industrie e spazza via posti di lavoro, la narrativa sullo Spread…fa esattamente la stessa cosa. La minaccia di un differenziale dei tassi “troppo alto” è usata infatti per imporre l’austerity, ovvero per incrementare il carico fiscale, tagliare servizi ai cittadini e impedire il finanziamento di investimenti pubblici che creino occupazione. In ultima analisi, per generare decrescita e povertà.

Casualmente, all’impoverimento personale del Sig. Rossi corrisponde l’arricchimento delle solite élites. Se col Global Warming si ingrassano fondi di investimento trilionari, mega-corporations high-tech e grandi speculatori che rastrellano incentivi miliardari grazie alla facilità di accesso al credito, con lo Spread si ingrassano le banche e gli stessi fondi di investimento. Si specula contro il debito di un paese, si fa schizzare il rendimento dei titoli di stato alle stelle, le banche comprano a prezzi di saldo il debito-spazzatura e infine il solito “imprevedibile salvataggio” trasforma quella spazzatura in pepite d’oro. La Grecia insegna, e le banche francesi e tedesche ancora (non) ringraziano.

Armi di distruzione economica

Non solo pistole puntate alla testa del cittadino medio, ma anche missili balistici puntati contro paesi rivali, Global Warming e Spread sono usati come vere e proprie armi di distruzione economica di massa. Col pretesto del Climate Change si intende impedire ai paesi in via di sviluppo di produrre energia a basso costo, condannandoli alla povertà eterna. E la clava delle emissioni di CO2 è usata per indebolire la competitività delle economie sviluppate rivali, gravandole di costi energetici insostenibili.

La narrativa sullo Spread, allo stesso modo, permette alla Germania di imporre decrescita alle economie periferiche per poi schiacciarle sotto il peso insostenibile del surplus-monstre della sua stessa bilancia commerciale, grazie all’assist inestimabile offerto dalla moneta unica e dal controllo di fatto della politica monetaria “comune”.

Fake News

Se le fake news sono il pane quotidiano dell’infotainment climatico del mainstream, la stessa cosa si può dire dello Spread. In questo periodo se ne sentono di tutti i colori, da ambo le parti. Se alle fake climatiche il cittadino medio è ormai abituato, rassegnato e abbondantemente immunizzato, quelle economiche trovano terreno più fertile: il caldo e il freddo fanno parte dell’esperienza quotidiana del signor Rossi, mentre le alchimie finanziarie decisamente no.

E quindi, spazio alle bufale economiche, indispensabili per trasformare un parametro finanziario senza appeal in una minaccia credibile anche per il volgo. Una su tutte: “lo spread fa aumentare le rate del mutuo”, falsità e bestialità assoluta e ridicola per chi ha una infarinatura minima di cultura economica.

Il passato non conta

Come per il Global Warming, anche per lo Spread il passato non conta nulla. Sarà pur vero che ha fatto più caldo in passato, che le Alpi erano senza ghiacciai, che l’Artico si scioglieva completamente in estate etc. etc. ma “stavolta è diverso”. Allo stesso modo, lo Spread in passato era molto più alto di oggi, ma “stavolta è diverso”.

Come per il Global Warming, anche per lo Spread si è trovato conveniente ridurre la scala temporale a tempi più brevi per far sparire la memoria del passato, e presentare come anomala e mortifera una cosa del tutto normale e fisiologica. Basta dare un’occhiata al grafico di seguito che mostra l’evoluzione dello Spread negli ultimi 50 anni (fonte Goofynomics). Oggi si grida alla fine del mondo per 300 punti di Spread, ma dal 1975 e per i 20 anni succcessivi i valori erano sistematicamente più alti di oggi, con picchi superiori ai 1000 punti. Per non parlare del costo del debito, tutt’ora a livelli bassissimi al cospetto dell’intera serie storica.

…e i fatti scompaiono

L’impatto dell’aumento acquisito di CO2 sull’incidenza e intensità dei fenomeni meteorologici estremi non è scientificamente provato, nemmeno dai custodi dell’ortodossia climatica dell’IPCC. Una cosa si sa con certezza, tuttavia: ovvero che l’incremento di CO2 nell’atmosfera ha incrementato notevolmente la produzione agricola mondiale e ha fatto aumentare in modo evidente la vegetazione a livello planetario (Global Greening). Nessuno ne parla.

Allo stesso modo, a fronte di un debito pubblico elevato, l’Italia è tra i paesi sviluppati più virtuosi per quanto riguarda il debito privato, il debito delle imprese e l’avanzo primario: indici fondamentali della solidità e della sostenibilità economica di un paese. Nessuno ne parla.

Le élites, commosse, ringraziano.

 

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Energie astrali e forze cosmiche al Politecnico di Milano

Posted by on 13:38 in Ambiente, Attualità | 16 comments

Energie astrali e forze cosmiche al Politecnico di Milano

Alcune riflessioni sull’ospitalità offerta da un’istituzione prestigiosa al convegno internazionale dei biodinamici.

Dal 15 al 17 novembre 2018 il Politecnico di Milano ospiterà il convegno internazionale di biodinamica (qui) il cui programma “scientifico” è disponibile (qui ).
Abbiamo messo lo “scientifico” fra virgolette perché trattasi di una disciplina agronomica a base magica e nella quale la totale assenza di basi scientifiche si associa ad un altissimo tasso di strampalataggine, descritto in modo magistrale da Dario Bressanini su Le scienze (Biodinamica®: cominciamo da Rudolf Steiner) e a più riprese stigmatizzato anche qui, su Agrarian Sciences:

Ora ci domandiamo in nome di cosa (la fama, il denaro o cos’altro) un’istituzione scientifica prestigiosa possa arrivare ad ospitare una kermesse di personaggi che propugnano come apoditticamente “buone”, “etiche” e “salutistiche” pratiche destituite da qualsiasi fondamento scientifico.

Analogamente troviamo discutibile (anche se probabilmente giustificato dal ritorno di immagine che ne deriva, specie in certi ambienti “radical-chic” dell’alta società milanese) il patrocinio offerto dal Comune di Milano con il Sindaco Sala che interverrà di persona. A ben guardare peraltro quest’ultimo patrocinio non è più di tanto stupefacente se pensiamo allo spazio che tali ideologie “agricole” hanno avuto in ambito Expo. Sconcertante qualora confermato (noi l’abbiamo trovato indicato qui): sarebbe il patrocinio dato dal Consiglio Nazionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali paragonabile, se ci è consentita la battuta, al patrocino dell’Ordine dei Medici a un convegno di pranoterapeuti.

Certo, Milano non è nuova a queste cadute di stile e di credibilità scientifica, se pensiamo che nel 2015 un convegno dei biodinamici fu ospitato in Bocconi, e questo dovrebbe indurci a riflettere sulle criticità che minano nel profondo alcune delle nostre istituzioni accademiche più prestigiose. D’altro canto non sono mancati negli ultimi anni i casi di enti ed autorità pubbliche che hanno elargito con generosa sollecitudine patrocini, premi, riconoscimenti e…sponsorizzazioni a figure perlomeno controverse, quali assertori di metodi colturali sedicenti “naturali”, di diete o protocolli terapeutici dalle presunte proprietà “miracolistiche”, spesso rivelatisi insostenibili (quando non truffaldini) sul piano scientifico. E forse val la pena osservare il “parterre de rois” di rappresentanti politico-istituzionali di cui è prevista la presenza al convegno di biodinamica in contrapposizione all’infastidito disinteresse che spesso le istituzioni riservano alle iniziative di carattere autenticamente scientifico applicate al campo agricolo. E riflettere se anche questo non sia un ulteriore segno di un processo di ineluttabile declino di una cultura occidentale che pare ormai gaiamente avviata a verso una “decrescita” che non potrà essere felice.

Abbiamo sognato che un docente di fisica del Politecnico di Milano teneva una lezione sulle energie cosmiche che sono alla base dell’agricoltura biodinamica, grazie alle quali le piante si nutrono (in palese violazione della legge degli equilibri di reazione di Lavoisier) ed in virtù delle quali le vacche hanno le corna, antenne con cui scrutano il cosmo intercettandone le energie. Certo, è solo un sogno ma in un domani prossimo potrebbe divenire realtà. Con infinita tristezza rileviamo infatti i molti segnali (non cosmici ma molto più terrestri) che ci indicano che il mondo accademico universitario italiano è ahinoi pronto ad ospitare corsi di laurea in biodinamica. Speriamo che i docenti siano all’altezza di cotanta “scienza”!

NB: questo post è uscito in origine su Agrarian Sciences

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Tutto per tutto

Posted by on 06:00 in Attualità | 6 comments

Tutto per tutto

In principio furono l’exfuturopresidente USA AL Gore e il panel ONU sui cambiamenti climatici ad aprire la strada dei premi Nobel alla questione climatica. All’epoca fu un Nobel per la pace, non per discipline di scienza quindi, perché il documentario con cui il politico USA aveva aperto la strada della produzione di climafiction era davvero troppo lontano dalla scienza e perché l’IPCC di per se di scienza non ne fa ma, semmai, ne consulta al fine di produrre raccomandazioni politiche, essendo un organismo politico.

Oggi, quando l’ennesima Conferenza delle Parti o summit sul clima che dir si voglia è imminente, quando l’IPCC ha appena partorito l’ennesimo report ad hoc per gli scopi del summit – letteralmente quello di guadagnare tempo e poter continuare a vedersi in amene località almeno una volta all’anno – ecco che arriva anche il Nobel per l’economia, ovviamente rigorosamente green. Decisamente più meritato del precedente in quanto almeno afferente alla materia oggetto del premio, pare sia merito dei due ricercatori cui è andato il riconoscimento quello di aver “introdotto nella ricerca economica l’ambiente e la tecnologia” e di aver “condotto l’economia nel pieno della ricerca sui sistemi complessi“, trovandovi una convergenza con l’ecologia. Così almeno leggiamo dalle pagine de IlSole24Ore che come molti altri media ha riportato la notizia.

Come molti altri premi Nobel – tecnicamente questo si chiama Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences in Memory of Alfred Nobel – anche questo è in coabitazione tra due scienziati. Il primo,  William D. Nordhaus, negli anni 90 ha creato un modello che descrive l’interazione tra clima e economia a livello globale, da cui discendono molti degli scenari di co-evoluzione del clima e dell’economia a loro volta largamente impiegati per quantificare gli effetti delle decisioni quale, ad esempio ed ahinoi, l’introduzione di una carbon tax. Tutte cose, nei fatti, ancora da vedere. Il secondo Paul M. Romer, ha dimostrato come la conoscenza – ricerca e sviluppo – possano fungere da volano per la crescita economica di lungo periodo. Questo da un lato fornisce ossigeno alle policy climatiche che si vorrebbero introdurre e implementare, perché molte si basano su tecnologie ancora immature ove proprio non esistenti, e dall’altro sottolinea una mancanza grave delle policy stesse per come sono state sin qui discusse, quella appunto di non tener conto del progresso e dei processi che di fatto sono già in atto grazie ad esso.

Comunque, non possedendo gli strumenti per valutare, mi limito a riportare la notizia, ma non si può fare a meno di pensare che quello cui stiamo assistendo sia un bel concerto – IPCC alla batteria e premi Nobel ai fiati – la cui melodia ci accompagnerà fino alla prossima COP, poi si comincerà a lavorare alla successiva.

 

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Clima: animo che non tutto è perduto, specie la possibilità di continuare a discutere

Posted by on 06:00 in Attualità | 41 comments

Clima: animo che non tutto è perduto, specie la possibilità di continuare a discutere

Era atteso da mesi ma non poteva tardare il nuovo Special Report dell’IPCC. Il Summary for Policy Makers è infatti appena stato dato in pasto alla stampa dopo l’approvazione del board del panel ONU di sabato scorso. Del resto, sebbene fosse stato chiesto alla fine della Conferenza delle Parti di Parigi, doveva arrivare prima del nuovo summit climatico previsto per dicembre, come spiegato qualche giorno fa anche su CM.

Il format è sempre lo stesso, un corposo report che leggeranno in pochissimi, è un ben più breve sommario ad uso dei decisori, che comunque non lo leggeranno, se non per gli highlights che questo o quell’organo di informazione vorrà tirar fuori, lasciando il compito di documentarsi a sherpa, delegati ed attivisti di vario genere.

Ad esempio il Financial Times ha messo l’accento su quello che si sapeva già: l’obbiettivo dell’accordo di Parigi di contenere il riscaldamento del pianeta ben sotto 1,5°C oltre il livello pre-industriale sarà mancato abbondantemente:

World to miss Paris climate targets by wide margin, says UN panel

Il materiale, compreso ovviamente l’SPM è sul sito dell’IPCC e questa che segue ne è l’introduzione.

This report responds to the invitation for IPCC ‘… to provide a Special Report in 2018 on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways’ contained in the Decision of the 21st Conference of Parties of the United Nations Framework Convention on Climate Change to adopt the Paris Agreement.

The IPCC accepted the invitation in April 2016, deciding to prepare this Special Report on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate poverty.

This Summary for Policy Makers (SPM) presents the key findings of the Special Report, based on the assessment of the available scientific, technical and socio-economic literature2 relevant to global warming of 1.5°C and for the comparison between global warming of 1.5°C and 2°C above preindustrial levels. The level of confidence associated with each key finding is reported using the IPCC calibrated language.3 The underlying scientific basis of each key finding is indicated by references provided to chapter elements. In the SPM, knowledge gaps are identified associated with the underlying chapters of the report.

Il Report non presenta novità scientifiche di rilievo, perché non era questo lo scopo. Si tratta piuttosto di un approfondimento tarato sugli obbiettivi che si vorrebbero raggiungere in chiave diplomatica, in teoria evidenziando cosa succederebbe se questi fossero raggiunti totalmente, parzialmente o, per nulla.

Però questo vuol dire che anche questo report parte dall’assunto abbastanza azzardato che tutto il riscaldamento occorso dall’inizio dell’era industriale ad oggi sia da attribuire alla forzante antropica, escludendo quindi anche un solo parziale concorso di forzanti endogene che pure hanno sempre regolato le dinamiche del sistema. Per non meglio specificate ragioni, negli ultimi quasi due secoli il clima avrebbe dovuto essere immoto, questo nonostante l’inizio dell’era industriale coincida con la fine di un periodo di accertato raffreddamento.

Ad ogni modo, proprio perché nei prossimi giorni saranno disponibili opinioni in tutte le salse, è preferibile che ognuno si faccia la propria leggendo almeno l’SPM, che si trova qui.

PS: curiosamente, ma anche in questo c’è del chiaro tempismo, appena ieri sono stati resi disponibili i risultati di un’audit compiuta su una delle serie storiche della temperatura media superficiale su cui si basa gran parte della conoscenza attuale dell’andamento dello stato termico del pianeta. Le notizie non sono incoraggianti: sembra proprio che il controllo qualità non sia una pratica molto di moda tra chi si occupa di queste cose. Leggere per credere.

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Le previsioni di CM – 8/14 Ottobre 2018

Posted by on 23:03 in Attualità | 0 comments

Le previsioni di CM – 8/14 Ottobre 2018

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Il flusso principale scorre indisturbato alle alte latitudini, con il fronte polare leggermente inclinato verso NE per l’opposizione di un debole ponte anticiclonico che si protende dal vicino Atlantico all’Europa centrale. Più a sud, tra la penisola iberica e la Francia meridionale, è in azione una goccia fredda mentre sul medio Atlantico continua a stazionare ormai da molti giorni la tempesta tropicale Leslie, che fino a questo momento è riuscita a sfuggire all’aggancio da parte del flusso principale. Sulla Groenlandia, il solito anticiclone termico (Fig.1).

La settimana sarà caratterizzata da un confronto sempre più serrato tra due figure sinottiche principali: una vasta ondulazione atlantica che si insedierà sul vicino Atlantico, e una altrettando estesa figura anticiclonica più a est. Quest’ultima, tuttavia, posizionerà i suoi massimi tra le repubbliche baltiche e la Bielorussia, lasciando il fianco scoperto ad ovest dove le correnti atlantiche riusciranno ad avanzare a fasi alterne portando nuvolosità e piogge sull’Europa occidentale.

L’Italia risentirà a fasi alterne delle infiltrazioni atlantiche, specialmente sui settori nord-occidentali. Nonostante la pressione livellata al suolo su valori piuttosto alti, tuttavia, la Penisola resterà esposta anche a infiltrazioni di aria fresca continentale, soprattutto con riferimento alle regioni meridionali. La previsione resta comunque piuttosto complicata, sia per l’interazione tra masse d’aria di estrazione molto diversa tra loro, sia per il ruolo della tempesta/ciclone Leslie, che nel suo movimento erratico potrebbe essere agganciata dal flusso principale con conseguenze tutte da valutare.

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì generali condizioni di stabilità al Nord e al Centro, con nuvolosità stratiforme sulla Sardegna e qualche addensamento più intenso sulla dorsale appenninica. Condizioni di nuvolosità irregolare al Meridione con qualche precipitazione sparsa.

Temperature stazionarie.

Venti generalmente deboli di levante.

Martedì iniziali condizioni di cielo sereno o poco nuvoloso ovunque, con prevalenza di nuvolosità stratiforme sulle isole maggiori. Tendenza ad aumento della nuvolosità col passare delle ore nelle zone interne e montuose del Centro-Sud, con precipitazioni sparse anche a carattere di rovescio o temporale.

Temperature stazionarie.

Venti deboli orientali con rinforzi sul Canale di Sardegna.

Mercoledì aumento della nuvolosità fin dalle prime ore del mattino sulle regioni nord-occidentali, Sardegna e alta Toscana con precipitazioni in progressiva intensificazione, anche persistenti e abbondanti. Nuvolosità in aumento anche sulle centrali tirreniche con la prime precipitazioni in nottata. Generalmente sereno o parzialmente nuvoloso altrove, con nuvolosità stratiforme in intensificazione sulla Sicilia e ampie schiarite sulle regioni ioniche.

Temperature in diminuzione al Nord.

Venti deboli sciroccali con rinforzi sui canali di Sardegna e Sicilia.

Giovedì le precipitazioni si estendono alle regioni centrali peninsulari mentre si attenuano fino a cessare su Nord e Sardegna. In serata peggiora anche al Meridione con precipitazioni più probabili sui versanti tirrenici, mentre le precipitazioni cessano anche sulle regioni centrali peninsulari.

Temperature stazionarie, in lieve aumento sulle isole maggiori specie nei valori minimi.

Venti deboli.

Venerdì si attardano nuvolosità e fenomeni sulle regioni meridionali tirreniche e in particolare sulla Sicilia, in lento miglioramento col passare delle ore. Al Nord e al Centro condizioni di stabilità con ampie schiarite.

Temperature stazionarie.

Venti deboli con qualche rinforzo di scirocco sul Canale di Sicilia.

Sabato e Domenica nuvolosità e precipitazioni sparse potrebbero presistere sulla Sicilia con possibile coinvolgimento delle restanti regioni meridionali. Al Nord e al Centro generalmente poco o parzialmente nuvoloso con possibile aumento della nuvolosità sul quadrante nordoccidentale dalla serata.

Temperature stazionarie, venti deboli.

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Ghiacci artici: Minimo 2018

Posted by on 22:05 in Attualità | 4 comments

Ghiacci artici: Minimo 2018

Come da norma stagionale, i ghiacci artici hanno raggiunto il loro valore minimo di estensione in prossimità della metà di settembre, segnatamente il 21 settembre 2018 secondo l’Agenzia Aerospaziale Giapponese (JAXA). Di seguito i principali highlights:

  • 6° minimo di estensione più basso dall’inizio delle misurazioni satellitari
  • 6° minimo di volume più basso dall’inizio delle misurazioni satellitari
  • Stabilizzazione del minimo di estensione e volume negli ultimi 10 anni
  • Temperature nella media
  • La ricerca non serve

Estensione

Come anticipato, la stagione del disgelo 2018 si chiude con un minimo di estensione che si colloca al sestultimo posto della serie quarantennale di dati satellitari. Concordano in questo senso i due principali centri di ricerca: JAXA e NSIDC, i cui valori differiscono di circa il 3% (4.46 vs. 4.59 milioni di kmq rispettivamente) e sono stati registrati nello stesso fazzoletto di giorni, ovvero tra il 19 e il 23 di settembre.

Il minimo 2018 si colloca perfettamente nella media degli ultimi 10 anni (Fig.1, fonte ASIF), a conferma di una sostanziale stabilizzazione nel trend di discesa evidenziato dalla serie di dati satellitari, e con il minimo assoluto del 2012 (3.2 milioni di kmq) rimasto a distanza di sicurezza. È altresí interessante notare come il minimo del 2018 faccia seguito ad un massimo invernale estremamente basso. In altri termini, per il secondo anno consecutivo si è potuto apprezzare come ad un massimo basso non corrisponda necessariamente un minimo altrettanto estremo.

Volume

In modo assolutamente sovrapponibile all’estensione, anche il volume minimo dei ghiacci artici si colloca al sestultimo posto della serie (fonte: PIOMAS). Anche per i volumi, come per le estensioni, si nota una certa stabilizzazione negli ultimi anni, con il record negativo del 2012 che resta molto lontano e il 2018 che alla fine di agosto mostrava volumi superiori a quelli dei tre anni precedenti.

In Fig.2 si possono apprezzare le anomalie di spessore dei ghiacci calcolate da PIOMAS per il mese di Luglio: negative in prossimità del bacino centrale dell’Artico, e positive in corrispondenza del Mare della Siberia Orientale e dei passaggi a Nord-ovest, a confermare le difficoltà di transito dei rompighiaccio di cui abbiamo riferito, e la mancata apertura dei passaggi stessi.

 

Temperature

Le temperature sull’Artico si sono mantenute su valori leggermente inferiori alla media durante l’estate, e questo rappresenta una importante chiave di lettura della stagione di disgelo appena conclusa. Due fattori, in particolare, possono spiegare l’assenza di temperature particolarmente elevate: la persistenza di nuvolosità diffusa sul bacino artico, in particolare nei mesi di luglio e agosto, e la generosa stagione invernale che ha regalato accumuli nevosi da record nell’emisfero Nord (Figs 4,5).

 

Configurazioni sinottiche

Tra i fattori che hanno contribuito a ridurre il rateo di scioglimento dei ghiacci artici all’apice della stagione estiva va citata la prevalenza di aree depressionarie in particolare a nord dell’arcipelago canadese. Questo ha avuto l’effetto di ridurre la perdita di ghiaccio per trasporto attraverso lo Stretto di Fram, oltre a favorire la persistenza di una diffusa copertura nuvolosa. Nel mese di settembre, tuttavia, la situazione è cambiata, e una tenace cellula anticiclonica tra il Mare di Beaufort e il bacino centrale ha favorito la compattazione del pack e la compressione dello stesso a ridosso della Groenlandia e dell’arcipelago canadese. Questa dinamica ha contribuito a posticipare il raggiungimento del minimo di estensione, anche quando i volumi già risalivano per via del calo termico e per l’effetto positivo della compattazione sulla preservazione del ghiaccio residuo (Fig. 6, fonte ASIF – cliccare sull’immagine).

Chiamalo ancora Hiatus

Una serie di dati giovanissima, di appena 40 anni, ha sempre qualcosa da insegnare. A meno che non si ritenga di non avere nulla da imparare, naturalmente. Ma non è questo il nostro caso.

Ormai sono circa dieci anni che volumi ed estensioni mostrano segnali di stabilizzazione. Su livelli  molto bassi, certamente. Ma ancora lontani da quella “spirale di morte” che i soliti noti strombazzano da molti anni ai quattro venti con le giustificazioni più fantasiose, dalla mazza di Mann al rilascio catastrofico di metano di Wadhams, il Profeta.

Se 40 anni sono troppo pochi per consolidare un trend immune dall’influenza di cicli cimatici multidecadali, figuriamoci 10 anni: non è quindi il caso di parlare di inversioni di trend, tanto più che rimaniamo in prossimità dei valori minimi della serie. Tuttavia sarebbe interessante provare a capire cosa sta succedendo. Forse i ghiacci artici risentono dello hiatus già noto nel trend di aumento delle temperature globali? Oppure esistono dei feedback negativi che si rafforzano al diminuire dell’estensione dei ghiacci stessi?

Sarebbe bello fare ricerca climatica per comprendere le ragioni di questo “hiatus artico”. Sarebbe bello, ma è inutile, perché le fanfare del mainstream non ne hanno bisogno. Quest’anno, per esempio, a fronte della chiusura dei passaggi a Nord-ovest e delle gasiere russe intrappolate dal ghiaccio di fronte allo Yamal, di cosa parlavano i media? Del fatto che per qualche giorno i ghiacci a nord della Groenlandia si sono allontanati di qualche chilometro dalla costa. Tanto è bastato per riesumare proprio lui: il profeta Wadhams, pronto a discettare di orsi affamati a causa della rottura del ghiaccio in questione. Come se gli orsi non fossero capaci di nuotare per una manciata di chilometri, quando necessario.

Solo per la cronaca, alle spalle di quella micro-frattura nel pack ci sono circa 2 milioni di kmq di superficie ghiacciata. In ottima salute, per altro, dopo l’ennesimo anno di accumuli record di neve e ghiaccio sulla Groenlandia (Fig.7, fonte DMI). Ma che non si sappia in giro, mi raccomando.

 

 

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Un nuovo indice per valutare gli effetti sull’atmosfera del ciclo solare

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Un nuovo indice per valutare gli effetti sull’atmosfera del ciclo solare

Non è un mistero che su queste pagine si guardi al Sole come uno degli attori principali del cambiamento climatico,  probabilmente anche di quello in atto. E non è un mistero che tra i sostenitori dell’AGW il ruolo del Sole tenda ad essere sminuito, in qualche caso annullato.

Alcuni eventi climatici particolarmente interessanti si sono verificati in corrispondenza di minimi dell’attività solare molto profondi. Uno degli eventi più vicini a noi è la cosiddetta Piccola Era Glaciale (PEG), caratterizzata da un brusco calo delle temperature che determinò fenomeni oggi inusuali: i fiumi ghiacciavano durante il periodo invernale alle latitudini di Londra, i ghiacciai terrestri registrarono un’avanzata generalizzata e si verificarono periodi di carestia che sono registrati negli annali. La PEG ebbe inizio nel quattordicesimo secolo e terminò verso la metà del diciannovesimo secolo.

Il periodo climatico noto come PEG, fu caratterizzato da una bassa attività solare, ebbe inizio appena dopo un lungo intervallo temporale caratterizzato da bassa attività solare noto come minimo di Wolf e durante il periodo freddo si verificarono altri tre minimi solari: Sporer, Maunder, e Dalton. La comunità scientifica non è concorde circa questo periodo freddo. Secondo alcuni esso non si è mai verificato e le documentazioni iconografiche e testuali sono  considerate fatti aneddotici che non dimostrerebbero l’esistenza di un periodo freddo prolungato e, soprattutto,  globale. Secondo altri la PEG riveste carattere globale e fu caratterizzata da una diminuzione molto accentuata delle temperature globali come testimoniano le fonti iconografiche, i testi scritti e i dati di prossimità (dendrocronologici, sedimenti lacustri etc). In mezzo tutta una gamma di posizioni che oscillano tra i due estremi. Personalmente solo dell’avviso che la PEG fu un periodo caratterizzato da forti oscillazioni climatiche: a periodi freddi si alternavano periodi caldi in un quadro di estrema variabilità che rese molto più difficile la vita degli esseri umani e che coincise con un avanzamento dei ghiacciai terrestri. Sono dell’avviso, inoltre, che essa fu un fenomeno globale e non locale.

Nel corso del 2018 il Sole è entrato in un nuovo minimo sorprendendo un poco i fisici solari: il minimo era atteso tra un anno circa. Il ciclo 24 è stato dichiarato completato all’inizio del 2018 e quello in cui ci troviamo ora è il ciclo 25. Il ciclo 24 è stato caratterizzato da un picco di attività molto più basso di quelli che lo hanno preceduto e paragonabile ai cicli solari dell’inizio del secolo scorso. Il ciclo 25 non dovrebbe essere molto diverso dal 24, ma trattandosi di fenomeni naturali, è meglio andarci con i piedi di piombo. La cosa rilevante è che il minimo in cui ci troviamo, sembra piuttosto fuori dell’ordinario: da gennaio a settembre il 58% delle giornate è stato privo di macchie solari.

Cosa comporta il minimo solare per la nostra atmosfera? Gli scienziati sanno che durante il minimo solare, diminuisce la quantità di radiazione ultravioletta e di raggi x che raggiungono la termosfera (lo strato atmosferico più esterno che si sviluppa tra 100 e 500 km dalla superficie terrestre). La riduzione della radiazione che raggiunge la termosfera, determina un raffreddamento della stessa che è massimo nella parte più esterna e si riduce man mano che ci avviciniamo alla mesosfera. Nella figura seguente, elaborata dalla NASA, viene visualizzato quanto ho cercato di descrivere.


Qualche giorno fa sul Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics è stato pubblicato un l’articolo

Thermosphere climate indexes: Percentile ranges and adjectival descriptors di M.G. Mlynczak, L.A. Hunt, J. M. Russel e B. T. Marshall (da ora Mlynczak et al., 2018).

I ricercatori hanno utilizzato i dati trasmessi a terra dallo strumento SABRE, posto a bordo del satellite TIMED della NASA. Lo strumento è in grado di misurare le emissioni nell’infrarosso del diossido di carbonio (CO2) e dell’ossido nitrico (NO), due sostanze che svolgono un ruolo chiave nel bilancio energetico dell’atmosfera tra 100 e 300 chilometri sopra la superficie del nostro pianeta. Analizzando le emissioni nell’infrarosso di queste molecole misurate da SABRE,  Mlynczak et al., 2018 sono stati in grado di valutare lo stato termico del gas nella termosfera.

L’aspetto importante del lavoro dei ricercatori della NASA è stata l’introduzione di un nuovo indice:  il “Thermosphere Climate Index” (TCI) che rappresenta il flusso di calore irradiato nello spazio dalle molecole di ossido nitrico. L’articolo non è liberamente accessibile, per cui mi sono limitato a leggere l’abstract e diverse recensioni. Non sono in grado, pertanto, di descrivere nei dettagli le metodologie che i ricercatori hanno utilizzato per determinare l’indice TCI, ma sulla base di quanto ho potuto capire, esso rappresenta la media calcolata su sessanta giorni della potenza termica irradiata nello spazio dalla termosfera. I diagrammi calcolati da Mlynczak et al., 2018 sono riferiti a cinque cicli solari completi e, quindi, coprono l’ultimo mezzo secolo. Il satellite TIMED è operativo da circa 17 anni, per cui l’indice TCI relativo agli anni precedenti, è stato ricostruito sulla base della relazione che lega il flusso termico misurato da SABRE con indici solari  e geomagnetici che vengono misurati da decenni. Una volta calcolato l’indice TCI, i ricercatori hanno attribuito allo stesso degli aggettivi (“calda” o “fredda”), riferiti allo stato termico della termosfera. Il valore del TCI calcolato per il massimo del ciclo solare 24, ha fatto registrare una fase calda estremamente ridotta, per cui i ricercatori hanno definito il ciclo 24 come il più freddo degli ultimi cicli solari. Tornando al minimo attuale, Mlynczak et al., 2018 sono dell’avviso che esso quasi sicuramente sarà un minimo da record: la termosfera raggiungerà un livello freddo mai registrato durante le osservazioni spaziali. Ciò non significa, ovviamente, che nel resto della storia del nostro pianeta non si siano potuti verificare minimi ancora più freddi.

Per chi dov esse essere interessato, il grafico può essere visualizzato del TCI  qui.

Questo nuovo indice ha valenza climatica? Personalmente non credo, in quanto ciò che determina il clima terrestre accade molti chilometri più in basso, nella troposfera e nella stratosfera ma, allo stato delle nostre conoscenze scientifiche circa l’interazione Sole-clima terrestre, non siamo in grado di stabilire con certezza se l’interazione esiste o meno. Questo è il parere, per esempio, del prof. Mauro Messerotti, dell’Osservatorio di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’università di Trieste. In un lancio dell’ANSA un virgolettato attribuito al ricercatore, non lascia adito a dubbi. Secondo Messerotti l’alta atmosfera potrebbe influenzare il clima terrestre pur tenendo conto che la troposfera è lontana e che il livello di conoscenza scientifica dell’influenza della radiazione solare sul clima terrestre è scarso (l’enfasi è mia).

Personalmente sono del tutto d’accordo con il prof. Messerotti e la cosa mi conforta non poco. Soprattutto in considerazione del fatto che, anche su queste pagine, non sono mai mancati sapientoni che hanno liquidato come fantasie (per usare un eufemismo) i tentativi di far notare che il clima terrestre non può prescindere dai cambiamenti nel flusso della radiazione solare.

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La strada per Katowice è lastricata di buone intenzioni

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La strada per Katowice è lastricata di buone intenzioni

Tra poco più di due mesi aprirà i battenti la COP 24 che si terrà in Polonia, a Katowice, nel bel mezzo della regione dove si produce la stragrande maggioranza del carbone polacco.

Quella di quest’anno dovrebbe essere una COP decisiva: i principi enunciati nell’Accordo di Parigi, dovrebbero diventare norme cogenti, cui i vari Paesi dovrebbero uniformarsi. La COP 22  e la successiva, sono state interlocutorie: dovevano far decantare la situazione, in modo da giungere alla COP 24 con le idee chiare circa le azioni concrete che ogni Paese doveva intraprendere, per poter contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, possibilmente entro 1,5°C, al 2100.

La COP 23 dello scorso anno si concluse con un nulla di fatto ed un rinvio alla kermesse successiva. Nel frattempo sarebbe stato necessario incontrarsi a più riprese, nello spirito del “talanoa” introdotto dal Presidente delle Isole Fiji. Alla chiusura della COP 23 risultava chiaro che il lavoro da fare sarebbe stato tanto, ma si mostrava fiducia perché si aveva a disposizione un intero anno. Oggi che quell’anno è quasi trascorso, mi sembra il caso di vedere come stanno andando le cose. Non bene, purtroppo.

I leader politici non sono riusciti a “parlarsi con il cuore” e quasi nulla è cambiato rispetto allo scorso anno. Agli inizi di questo mese si è tenuta a Bangkok, in Tailandia, una riunione urgente dei rappresentanti dei 200 Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi, per varare una bozza di risoluzione da ratificare durante la COP 24 e, quindi, far partire quelle benedette misure che, secondo i funzionari delle Nazioni Unite, dovrebbero consentire di implementare i percorsi individuati nel documento finale della COP 21. La sede della conferenza è stata scelta perché la città tailandese, secondo gli studi circa l’evoluzione del clima futuro, rischia di andare a finire completamente ammollo con tutti i suoi milioni di abitanti. Si sperava che ciò avrebbe contribuito ad ammorbidire i cuori ed a favorire il “talanoa”.

Stando al risultato del vertice, però, sembra che le cose siano andate storte, anzi molto storte. Le dichiarazioni ufficiali sono, come al solito, piuttosto evasive e infarcite di auspici passati per risultati. Nonostante l’ottimismo di facciata, la Segretaria Generale dell’UNFCC, P. Espinosa, ha dichiarato che su alcuni temi si sono fatti pochi progressi. Per capire, però, come sono andate veramente le cose, ho imparato a vedere cosa pensano i rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo, dei Paesi più piccoli e le ONG. Le loro reazioni e le loro “esternazioni” danno sempre il “polso della situazione”.

Partiamo da A. Abdulla che rappresenta una quarantina di piccole nazioni. Il suo giudizio è senza appello: “I paesi sviluppati sono responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni storiche di CO2 e molti di loro si sono considerevolmente arricchiti bruciando combustibili fossili” Essi si rifiutano, però, di assumersi l’onere della decarbonizzazione, non vogliono, cioè, sborsare i 100 miliardi di dollari annui che dovrebbero andare ai Paesi in via di sviluppo. Egli se la prende, in particolare, con USA, Australia e, udite udite, una parte dell’UE, Gran Bretagna in testa che, caparbiamente, si ostinano a rifiutarsi di onorare gli impegni presi sin dal lontano 2009 a Copenaghen e ribaditi in tutte le COP successive. Dopo essersi scrupolosamente accertati, ovviamente, che le risoluzioni in cui essi ribadivano gli impegni, fossero assolutamente non vincolanti per loro. Secondo una fonte di alto livello in seno al gruppo dei Paesi africani, ovviamente anonima, riportata da Afp lo stallo è tale che si è vicini alla rottura totale.

Chi e avvezzo a seguire le COP sa che questo è lo scoglio contro cui si sono arenati tutti i tentativi per implementare un cammino virtuoso verso un’effettiva riduzione delle emissioni di gas serra. Come si vede anche la COP 24 si avvia a fare la stessa fine.

Per accertarsene, basta vedere cosa ne pensano le ONG. Una di esse, ActionAid, rappresentata da H. Singh, non usa mezzi termini: l’Accordo di Parigi è sull’orlo di un precipizio.

Quello economico è l’ostacolo principale, ma non è il solo. Un altro grosso ostacolo sulla strada dell’implementazione degli accordi di Parigi, è quello finanziario, ovvero il mercato del carbonio. Come si sa, infatti, le emissioni di gas serra sono fonte di un lucroso scambio finanziario. I Paesi emettitori, ad esempio l’Italia, sovvenzionano i progetti “verdi” nei Paesi in via di sviluppo come, ad esempio, un parco eolico o solare in India. Questo fatto consente loro, di scomputare dalle emissioni la quantità di CO2 corrispondente. La stessa quantità di CO2 viene scomputata, però, anche dalle emissioni dell’India, per cui il conto totale non torna. Questo a giudizio delle ONG e dei funzionari ONU, ma i Paesi contraenti non sono d’accordo: con una sola fava prendono due piccioni e difficilmente rinunceranno a questo meccanismo di contabilità delle emissioni che risale al Protocollo di Kyoto e che ha consentito a Paesi come il Brasile, di lucrare lauti guadagni.

Né sorte migliore sembra abbia avuto il recentissimo meeting dell’One Planet Summit, svoltosi a New York a margine della recente Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed a cui hanno partecipato una trentina di Capi di Stato capitanati dal presidente Macron (molti di meno di quelli che presero parte al primo meeting di Parigi nel 2017). In un paio d’ore di incontri hanno fatto il punto sullo stato d’attuazione degli impegni presi lo scorso anno a Parigi ed hanno riconosciuto che in  occasione della prossima COP 24, sarà necessario trovare i famigerati cento miliardi di dollari, il che significa che oggi questi soldi ancora non ci sono.

Per quel che riguarda gli esiti del bilancio effettuato, sembra che qualche piccolo progresso si sia fatto: alla Carbon neutrality coalition hanno aderito sedici nazioni, trenta partner internazionali si sono uniti per sostenere il programma di osservazione climatica dallo spazio, mentre l’Alleanza solare internazionale conta oggi 68 paesi membri e punta a formare diecimila giovani ingegneri sulle tecnologie fotovoltaiche. Piccoli passi, ovviamente.

Per il futuro i partecipanti  si sono impegnati su sette punti di cui riporto qualche esempio e che rappresentano le solite buone intenzioni:

  • creare il Wall Street Network on Sustainable Finance, presieduto da M. Bloomberg con l’obiettivo di orientare la finanza in senso eco-compatibile
  • investire, da parte della Banca Mondiale, un miliardo di dollari per lo sviluppo di sistemi di stoccaggio dell’energia nei paesi in via di sviluppo
  • creare un partenariato tra il fondo d’investimento Blackrock (uno dei più grandi al mondo) e alcune agenzie pubbliche per finanziare la costruzione di infrastrutture in America Latina, Asia e Africa
  • creare una collaborazione tra Google, Bloomberg Philanthropies e la Convenzione mondiale dei sindaci per il clima e l’energia (Global Covenant of Mayors) per rendere più “smart” le città e migliorare trasporti, emissioni del settore immobiliare e qualità dell’aria.

Concludendo, oggi come oggi, possiamo dire che a due mesi dal cruciale summit polacco, siamo ancora al livello delle buone intenzioni, di fatti concreti non se ne parla molto e ciò può avere un unico risultato: il fallimento della COP 24 e la fine delle illusioni create dall’Accordo di Parigi. Del resto di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno!

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Le Previsioni di CM – 1/6 Ottobre 2018

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Le Previsioni di CM – 1/6 Ottobre 2018

Queste previsioni sono a cura di Flavio _______________________________________________________

Situazione sinottica

Una ondulazione atlantica piuttosto stretta convoglia in queste ore aria fredda di recente origine polare marittima in direzione della Francia e, in seconda battuta, del Mediterraneo centro-occidentale. Si associano condizioni del tempo in rapido peggioramento sulle regioni centro-settentrionali italiane con precipitazioni diffuse, nevose sull’arco alpino a quote piuttosto basse per la stagione.

La cellula atlantica si mantiene a latitudini piuttosto elevate, agendo in fase con quel che resta dell’anticiclone termico groenlandese, sotto attacco da parte di un vortice centrato sullo Stretto di Davis. Un sistema depressionario piuttosto vasto è in azione anche tra la Scandinavia e il Mare di Kara con associate condizioni di diffuso maltempo e nevicate a quote molto basse sulle Svalbard e lungo la costa norvegese (Fig.1).

Nel corso della settimana l’ondulazione atlantica si evolverà in minimo chiuso di geopotenziale che molto lentamente muoverà dal Tirreno in direzione della Tunisia, influenzando in modo significativo le condizioni del tempo sulle regioni meridionali. La cellula atlantica muoverà verso levante in direzione dell’Europa centrale sotto la spinta di un getto sempre più vivace, mentre in Atlantico si andrà consolidando una nuova cellula, questa volta con caratteristiche termiche, a causa della discesa di aria gelida pilotata lungo il bordo orientale dell’anticiclone termico groenlandese.

Conseguirà un diffuso calo del geopotenziale anche a latitudini inferiori, sia in Atlantico che sul continente europeo e in seconda battuta sul Mediterraneo, con conseguente più facile ingresso di infiltrazioni di aria umida atlantica che sul finire della settimana potrebbero rinvigorire la goccia fredda mediterranea rinnovando condizioni di maltempo (Fig.2).

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì condizioni di maltempo al Nord, Toscana, Umbria e Marche con precipitazioni diffuse a prevalente carattere di rovescio o temporale, localmente abbondanti e nevose sulle Alpi a partire dai 2000 metri e con quota neve in calo fino a 1500 metri in serata sui settori centro-orientali. Schiarite al Nordovest dal pomeriggio. Sulle restanti regioni centrali e Sardegna condizioni generali di instabilità con annuvolamenti intensi alternati a brevi schiarite e rovesci a carattere sparso. Sulla Campania cieli chiusi con precipitazioni diffuse e persistenti. Sulle restanti regioni meridionali aumento della nuvolosità stratiforme, ampie schiarite sulle regioni ioniche.

Temperature in forte diminuzione al Nord e al Centro.

Venti a circolazione ciclonica attorno al minimo in approfondimento sull’alto Tirreno. Forte maestrale sul Canale di Sardegna.

Martedì rapido miglioramento al Nord in estensione alle regioni centrali peninsulari, salvo addensamenti più persistenti e precipitazioni sulle centrali adriatiche. Sulle regioni meridionali e isole maggiori condizioni di spiccata instabilità con precipitazioni diffuse a carattere di rovescio o temporale, più intense e persistenti sulle isole maggiori e sulla Campania.

Temperature in diminuzione al Sud.

Venti tesi a circolazione ciclonica attorno al minimo sul basso Tirreno.

Mercoledì e Giovedì ampie schiarite al Nord e centrali peninsulari. Spiccata instabilità al Sud e isole maggiori con precipitazioni frequenti alternate a schiarite.

Temperature in graduale aumento a partire dalle regioni centro-settentrionali.

Venti generalmente sciroccali, deboli con qualche rinforzo sui bacini meridionali.

Venerdì possibile recrudescenza dell’instabilità al Meridione con fenomeni diffusi, localmente intensi.

Temperature stazionarie o in ulteriore lieve aumento al Nord. Venti sciroccali in rinforzo sui bacini meridionali.

Sabato e Domenica grande incertezza previsionale. Possibile ulteriore rinvigorimento del vortice mediterraneo con nuovo coinvolgimento delle regioni centrali e settentrionali.

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